Congedo Parentale: Una Guida Dettagliata alla Maternità Facoltativa e Oltre

Il congedo parentale rappresenta un pilastro fondamentale per il sostegno alla genitorialità in Italia, offrendo ai lavoratori la possibilità di assentarsi dal lavoro per prendersi cura dei propri figli. Questo periodo di astensione, noto anche come "maternità facoltativa", è un diritto che si estende fino ai primi 12 anni di vita del bambino, rispondendo a bisogni affettivi e relazionali cruciali per la crescita. La normativa italiana ha subito diverse evoluzioni per adattarsi alle mutevoli esigenze delle famiglie, introducendo tutele specifiche e indennità economiche per supportare i genitori durante questa fase delicata.

Cos'è il Congedo Parentale e Come Funziona

Il congedo parentale è un periodo di astensione facoltativa dal lavoro che spetta ai genitori per prendersi cura del bambino nei primi 12 anni di vita e soddisfare i suoi bisogni affettivi e relazionali. La durata complessiva del congedo, tuttavia, non è illimitata e varia in base alla situazione familiare. In presenza di entrambi i genitori, il periodo massimo di assenza è soggetto a specifici limiti: prendiamo il caso della famiglia Rossi, dove il padre Mario e la madre Tiziana si assentano in congedo parentale facoltativo. In presenza invece di un genitore solo, il limite massimo di assenza è fissato in 10 mesi. Qualora un genitore solo inizi il congedo e successivamente vi sia l'ingresso dell'altro genitore, il limite complessivo rimane di 10 mesi. Questo limite viene elevato a 11 mesi se il padre si assenta per almeno 3 mesi.

genitori che si prendono cura di un bambino

Un caso particolare riguarda i parti gemellari: in questa evenienza, i limiti di durata del congedo parentale appena citati raddoppiano, riconoscendo la maggiore complessità e necessità di cure.

Fruizione a Ore del Congedo Parentale

In assenza di disposizioni contrattuali specifiche, la legge consente la fruizione del congedo parentale anche su base oraria. Questo significa che il genitore può assentarsi per alcune ore durante la giornata lavorativa. Il godimento a ore è consentito nei limiti della metà dell’orario medio giornaliero applicato nel periodo mensile precedente quello in cui si fruisce del congedo. Ad esempio, se Mario si assenta ad Agosto 2020 in virtù del congedo parentale a ore, e a Luglio 2020 il suo orario giornaliero è sempre stato di 8 ore distribuite su 5 settimane (al lordo di eventuali assenze per ferie, malattia, ecc.), il calcolo delle ore fruibili sarà basato su questo orario.

Indennità Economica e Calcolo

Il periodo di congedo parentale non comporta una totale assenza di retribuzione. L’INPS riconosce un’indennità economica per una parte di questo periodo, a patto che vengano rispettati determinati requisiti. Il periodo indennizzato dall’INPS è pari a 6 mesi da fruire entro i 6 anni dall’ingresso del figlio in famiglia. Ulteriori giorni di congedo sono economicamente coperti se i genitori rispettano i limiti di reddito previsti dalla legge.

L’indennità INPS viene solitamente anticipata dal datore di lavoro in busta paga e da questi recuperata in sede di versamento mensile dei contributi all’Istituto di previdenza. Entro determinati limiti di età del bambino e di reddito dei genitori, le ore di assenza per congedo parentale sono coperte dall’INPS con un apposito trattamento economico, che va a colmare la mancanza di retribuzione a carico dell’azienda trattandosi di periodi in cui il dipendente non lavora.

Fino al sesto anno di età del bambino (compreso il giorno del compimento del sesto compleanno) spetta l’indennità INPS per un periodo di 6 mesi, da calcolarsi con riferimento a entrambi i genitori. Non è richiesta alcuna ulteriore condizione specifica per questi primi 6 mesi indennizzati.

Limiti di Reddito per l’Indennità

Per accedere a periodi di congedo parentale indennizzati oltre i primi 6 mesi (o per il periodo rimanente fino ai limiti previsti), esistono dei limiti di reddito individuali. Il reddito individuale annuo dell’interessato non deve essere superiore a 2,5 volte l’importo della pensione minima a carico dell’Assicurazione generale obbligatoria dell’INPS. Per il 2021, questo valore era pari a 515,58 euro mensili per tredici mensilità, per un totale di 6.702,54 euro annui. L’interessato, in sede di presentazione della domanda all’INPS, dichiara sotto la propria responsabilità che i redditi presunti dell’anno in corso saranno inferiori alla soglia di 16.756,35 euro.

Calcolo dell’Indennità al 30%

L’indennità INPS riconosciuta per i periodi di congedo parentale è pari al 30% della cosiddetta “retribuzione media giornaliera”. Questa viene calcolata prendendo a riferimento il periodo mensile o quadrisettimanale concluso e precedente quello in cui il dipendente si deve assentare. Ad esempio, se Mario si assenta in congedo parentale nel mese di Settembre 2020, per il calcolo della retribuzione media giornaliera si dovrà considerare la retribuzione di Agosto 2020. A questo valore si dovrà dividere per un coefficiente fisso pari a 26 per gli operai e 30 per gli impiegati. Ipotizzando che Mario si sia assentato dall’1 al 20 Settembre, questo intervallo di tempo sarà considerato ai fini del calcolo dell’indennità. È opportuno aggiungere che i trenta giorni sono complessivi per entrambi i genitori.

Congedo Parentale Straordinario COVID-19

La pandemia di COVID-19 ha introdotto una specifica forma di congedo parentale straordinario. Questo congedo è stato riconosciuto tra il 5 Marzo e il 31 Agosto per i genitori di figli di età non superiore a 12 anni, prevedendo un massimo di 30 giorni complessivi. Durante questo periodo, è stata riconosciuta un’indennità INPS pari al 50% della retribuzione.

Il congedo parentale straordinario è un periodo di 30 giorni, continuativi o frazionati, in cui il soggetto può assentarsi dal lavoro. I lavoratori dipendenti del settore privato, genitori di figli di età non superiore a 12 anni (senza limiti di età invece per i figli con handicap grave), possono assentarsi dal lavoro ed essere comunque retribuiti da parte dell’INPS. Tuttavia, il compenso per i giorni di assenza non è pari alla normale retribuzione, ma al 50% della stessa, calcolato prendendo a riferimento la busta paga del mese precedente a quello in cui si fruisce del congedo.

Per il calcolo di questa indennità, è necessario individuare la “retribuzione lorda mensile” (l’importo della paga senza le trattenute per contributi INPS e tasse) indicata in un apposito riquadro del cedolino in alto a destra, di norma identificato con “retribuzione mensile” o “retribuzione lorda mensile”. Rispetto alla regola generale sulla compatibilità con il bonus baby sitter, l’INPS ha recentemente consentito di chiedere metà congedo (15 giorni) e in un secondo tempo metà bonus.

Compatibilità con la Cassa Integrazione

Un aspetto importante riguarda la compatibilità tra congedo parentale straordinario e Cassa Integrazione (CIG). L’INPS ha chiarito che l’incompatibilità tra i due eventi sussiste solo con riferimento alla CIG a zero ore, ovvero quando il dipendente non presta alcuna ora di lavoro nella settimana o nel mese interessato. È invece possibile richiedere il congedo mentre si è in Cassa Integrazione a orario ridotto, quando si alternano giorni di ammortizzatore a periodi lavorati.

grafico che mostra la compatibilità tra CIG e congedo parentale

Congedo Parentale Straordinario e Domande Precedenti

Per coloro che avevano già presentato all’INPS domanda per il congedo parentale “ordinario”, la circolare n. 45 del 25 Marzo 2020 ha chiarito che i giorni di astensione facoltativa goduti nel periodo di chiusura delle scuole vengono considerati d’ufficio come congedo straordinario COVID-19. In questo caso, l’interessato non deve ripresentare una nuova richiesta. Potranno altresì accedere al congedo COVID-19 i genitori che abbiano già esaurito i giorni di maternità facoltativa.

Congedo Parentale per Lavoratori Agricoli

Le lavoratrici e i lavoratori agricoli con un contratto a tempo determinato possono fare richiesta di congedo parentale nel primo anno di vita del bambino. La condizione è aver prestato almeno 51 giornate di lavoro in agricoltura nell’anno precedente l’evento. In questo caso, il congedo sarà indennizzabile anche per le astensioni che si protraggono nell’anno successivo.

Maternità Obbligatoria e Congedo di Maternità

Oltre al congedo parentale, la normativa italiana prevede una tutela specifica per la maternità obbligatoria. Il congedo di maternità obbligatoria ha una durata complessiva di 5 mesi. Dal 2019, la neomamma ha la possibilità di lavorare fino al nono mese di gravidanza. In questo scenario, il congedo inizia subito dopo il parto e l’indennità viene erogata per i cinque mesi successivi alla nascita del bambino.

Prima dell’inizio del congedo di maternità obbligatoria, la lavoratrice deve recapitare all’INPS il certificato medico di gravidanza.

Anticipo del Congedo di Maternità

In determinate circostanze, è possibile anticipare il congedo di maternità. Questo diritto sussiste in caso di gravi complicazioni della gravidanza o persistenza di condizioni di salute che potrebbero essere aggravate dalla stessa. Inoltre, se il lavoro svolto rappresenta un pericolo per la salute della donna incinta e del nascituro, è possibile anticipare il periodo di astensione.

Per alcune lavoratrici iscritte alla Gestione Separata, l’indennità durante il congedo anticipato corrisponde all’80% di 1/365 del reddito. Ove previsto dai CCNL, il datore di lavoro integra l’indennità erogata dall’INPS. Questa integrazione viene calcolata in modo da garantire alla lavoratrice una retribuzione netta pari a quella di un lavoratore in forza, attraverso un meccanismo di “lordizzazione” dell’indennità INPS.

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Misure di Supporto per le Famiglie: Novità Legislative

La normativa italiana è in continua evoluzione per offrire un supporto sempre maggiore alle famiglie. A partire dal 2025, la Legge di Bilancio 2025 introduce nuove misure per i congedi parentali, apportando modifiche significative all’articolo 34, comma 1, del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità (d.lgs. 26.03.2001 n. 151).

La norma introduce una misura strutturale che prevede l’elevazione all’80% della retribuzione dell’indennità di congedo. Questa modifica riguarda il secondo mese di congedo entro il sesto anno di vita del bambino, sostituendo la precedente elevazione al 60% fissata a regime. È importante notare che il personale scolastico gode già di una norma contrattuale di miglior favore, che prevede il primo mese di congedo parentale retribuito per intero.

Aumento dei Periodi Indennizzabili e Genitore Solo

Le recenti modifiche normative, in particolare il Decreto Legislativo del 30 giugno 2022, n. 105, hanno apportato ulteriori precisazioni e ampliamenti. A ciascun genitore spetta un periodo indennizzabile pari a 3 mesi, non trasferibile all’altro genitore.

Per il genitore solo, sono ora riconosciuti 11 mesi (e non più 10 mesi) continuativi o frazionati di congedo parentale. Di questi, 9 mesi (e non più 6 mesi) sono indennizzabili al 30 per cento della retribuzione. La novella normativa precisa che per genitore solo deve intendersi anche il genitore nei confronti del quale sia stato disposto, ai sensi dell’articolo 337-quater del codice civile, l’affidamento esclusivo del figlio.

Per i periodi di congedo parentale ulteriori ai 9 mesi indennizzabili per entrambi i genitori o per il genitore solo, è dovuta, fino al dodicesimo anno (e non più fino all’ottavo anno) di vita del bambino (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento), un’indennità pari al 30 per cento della retribuzione. Questa indennità è a condizione che il reddito individuale dell’interessato sia inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria. L’indennità è calcolata secondo quanto previsto all’articolo 23 del T.U.

Richiesta del Congedo Parentale

La richiesta di congedo parentale può essere inoltrata all’INPS attraverso diverse modalità. I lavoratori dipendenti privati che fruiscono del congedo non retribuito perché genitori di figli tra i 12 e i 16 anni non devono presentare domanda all’INPS; per questi è sufficiente inoltrare richiesta al datore di lavoro.

Coloro che possiedono una delle credenziali necessarie (come SPID, CIE o CNS) possono inoltrare la richiesta tramite il portale INPS. Una volta effettuato l’accesso, si dovrà selezionare nel menù a sinistra “acquisizione domanda” e successivamente “congedo parentale”. In alternativa, è possibile inoltrare richiesta chiamando il contact center INPS ai numeri 803 164 (da rete fissa) e 06 164 164 (da rete mobile).

Per quanto riguarda la richiesta al datore di lavoro, si applica la normativa sul congedo parentale ordinario, la quale prevede un preavviso di almeno 5 giorni, eccezion fatta per i casi di oggettiva impossibilità nel rispettarlo. Tuttavia, è sempre consigliabile informarsi e leggere cosa prevede il contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) applicato, dal momento che quest’ultimo può disporre un termine di preavviso superiore ai 5 giorni.

Divieto di Licenziamento e Tutela della Lavoratrice Madre

La legge italiana prevede una tutela rafforzata per le lavoratrici madri. Ai sensi dell’art. 54 del D.Lgs. 151/2001, vige il divieto di licenziare la lavoratrice dall’inizio della gravidanza e fino al compimento di 1 anno di età del bambino. Questo periodo è noto come “periodo protetto”.

Al termine dei periodi di congedo, la lavoratrice ha il diritto di rientrare al lavoro senza subire penalizzazioni. La normativa non stabilisce una scadenza rigida per la comunicazione della gravidanza, ma nella prassi molte donne scelgono di condividere la notizia dopo il terzo mese di gestazione, superata la fase iniziale più delicata. Le modalità di comunicazione prevedono generalmente una comunicazione verbale seguita da una dichiarazione scritta.

Riposi Giornalieri e Permessi per Allattamento

Durante il primo anno di vita del bambino, la lavoratrice madre ha diritto a periodi di riposo giornalieri retribuiti, comunemente noti come permessi per allattamento. Questi permessi consentono alla madre di uscire dall’azienda per prendersi cura del neonato. La loro durata varia a seconda dell’orario di lavoro giornaliero, con la possibilità di usufruire di due periodi di riposo di mezz’ora ciascuno, o di un’ora unica, a seconda dell’organizzazione del lavoro e delle disposizioni contrattuali.

Le ore di permesso sono retribuite con un’indennità a carico esclusivo dell’INPS, pari alla retribuzione percepita nel periodo divisa per il divisore orario previsto dal CCNL. La quota oraria deve essere maggiorata con i ratei orari delle mensilità aggiuntive. I permessi giornalieri sono considerati utili ai fini dell’anzianità di servizio a tutti gli effetti, mentre sono esclusi dalla maturazione della tredicesima mensilità.

Congedo Parentale e Figli tra i 12 e i 16 Anni

È opportuno ricordare che, nel caso di dipendente genitore di figlio di età compresa tra i 12 e i 16 anni di età, i giorni di congedo non sono retribuiti. Per questi periodi, è sufficiente inoltrare richiesta al datore di lavoro.

Integrazione del Datore di Lavoro e Lordizzazione

Di norma, l’indennità di congedo viene anticipata in busta paga dal datore di lavoro per conto dell’INPS. Fanno eccezione i casi di pagamento diretto da parte dell’INPS, che riguardano, tra gli altri, gli operai agricoli o i dipendenti di aziende in fallimento o soggette a procedure concorsuali.

Ove previsto dai CCNL, il datore di lavoro integra l’indennità erogata dall’INPS. L’integrazione viene calcolata in modo da evitare che la lavoratrice percepisca una retribuzione netta superiore a quella che avrebbe ricevuto se fosse stata in servizio. Questo si ottiene tramite la c.d. “lordizzazione” dell’indennità INPS, un calcolo che tiene conto dei contributi a carico del lavoratore.

Normativa di Riferimento

La tutela della maternità e della paternità in Italia è disciplinata principalmente dal D.lgs. 151/2001 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità) e dalla Legge n. 53 del 2000. Un primo riferimento normativo fu la Legge n. 1204 del 1971. Il Decreto Legislativo n. 151 del 26 marzo 2001 stabilisce, tra le altre cose, il divieto di adibire le lavoratrici in gravidanza a lavori pericolosi, faticosi ed insalubri. Ulteriori disposizioni sono contenute nel D.Lgs. 80 del 15 giugno 2015 e nella Legge di bilancio 2019. Le recenti modifiche sono state introdotte dal D.Lgs. 105 del 30 giugno 2022.

È importante consultare anche i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL), che possono prevedere diritti e tutele aggiuntive rispetto alla normativa di legge.

Adempimenti e Comunicazioni

Per godere del congedo parentale, è necessario rispettare alcuni adempimenti. La richiesta al datore di lavoro deve essere inoltrata con un preavviso di almeno 5 giorni, salvo impossibilità oggettiva. Per le richieste all’INPS, è possibile utilizzare i canali telematici, il contact center o recarsi presso un patronato.

Il calcolo dei giorni di congedo goduti, specialmente in periodi frazionati, segue regole specifiche che tengono conto dei giorni lavorativi e dei fine settimana o festivi. In caso di alternanza tra giorni di congedo e giorni lavorati, i fine settimana e i festivi sono considerati solo se non vi è una ripresa effettiva del lavoro.

Il congedo parentale straordinario, introdotto dal Decreto “Cura Italia” e poi modificato dal Decreto “Rilancio”, è passato da 15 a 30 giorni complessivi, dimostrando la volontà del legislatore di fornire un supporto concreto alle famiglie in periodi di emergenza.

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