Vaccini e Linee Cellulari di Origine Fetale: Scienza, Etica e Disinformazione

La questione della produzione, della diffusione e dell'uso di vaccini la cui produzione è connessa con atti di aborto procurato è un tema complesso e spesso oggetto di accesi dibattiti. Questa discussione si radica nella considerazione del fatto che in alcune parti del mondo, malattie come la rosolia sono ancora epidemiche, e l'infezione di queste malattie contratta da donne gravide causa gravi danni e può portare addirittura alla morte del feto. In questo contesto, la vaccinazione su larga scala rappresenta un mezzo irrinunciabile nella lotta contro queste malattie infettive. Tuttavia, alcuni vaccini di ampia diffusione contro malattie come la rosolia e la varicella, e anche alcuni vaccini contro il COVID-19, sono stati sviluppati utilizzando ceppi di virus ottenuti da feti umani volontariamente abortiti decenni fa. Questo ha sollevato profonde riflessioni etiche tra medici impegnati nelle campagne di vaccinazione e coloro che necessitano dei vaccini, soprattutto dai genitori che devono vaccinare i propri figli, i quali si chiedono se l'uso di tali vaccini non sia in contraddizione con il rifiuto etico di ogni forma di aborto volontario.

Le Origini Scientifiche e l'Utilizzo delle Linee Cellulari di Derivazione Fetale

Per comprendere appieno la dinamica di questo dibattito, è fondamentale chiarire l'aspetto scientifico. Non è vero che ci sono cellule di feti abortiti nei vaccini, né tanto meno che esista un sistema per prelevare feti vivi da donne appositamente messe incinta. Come spesso accade, nelle bufale scientifiche un fondo di verità c'è, ma appunto un fondo. Linee cellulari derivate da feti abortiti, decenni fa, sono ancora oggi utilizzate per la produzione di alcuni vaccini, anche contro Covid-19, ma per la loro produzione, non come ingredienti dei vaccini.

La questione feti e vaccini è così ricorrente che non è difficile trovare pagine dedicate al tema, tanto in siti istituzionali che si occupano di ricerca e salute quanto in siti afferenti a credo religiosi, che cercano di dare risposte anche etiche alla questione. Dal punto di vista scientifico, la questione è che alcuni vaccini utilizzano cellule derivati da feti abortiti durante la loro produzione. Ma perché?

Diagramma di come un virus usa una cellula per replicarsi

I virus, in quanto parassiti intracellulari obbligati, non sono capaci di replicazione autonoma. Per riprodursi, cercano sostanzialmente delle "macchine da riproduzione", ovvero delle cellule ospiti. Per la loro replicazione, vengono scelte cellule il più possibile simili a quelle di destinazione finale, come le cellule umane. Le linee cellulari umane, soprattutto quelle derivate da tessuti embrionali o fetali, presentano un vantaggio significativo: possono dividersi a lungo e, una volta "immortalizzate" o "trasformate", possono essere mantenute per decenni grazie alla possibilità di congelamento in azoto liquido, rendendole ideali per la produzione di vaccini.

Tra le linee cellulari più note e discusse vi sono la HEK 293 e la PER.C6. Le cellule HEK 293 (Human Embryonic Kidney 293), ottenute nel 1973 da Frank Graham nel laboratorio del prof. Alex van der Eb presso l'Università di Leiden, in Olanda, sono cellule renali embrionali umane recuperate post-aborto e modificate geneticamente, in gergo tecnico si dice “trasformate”, affinché possano crescere tendenzialmente indefinitamente in laboratorio. Solo alcuni mesi dopo l'isolamento, a seguito di numerosi tentativi, queste cellule hanno iniziato a crescere in modo indefinito, dando origine alla prima linea cellulare nota come cellule HEK 293 o 293 (numero di accesso ATCC CRL -1573). Oggi esistono molte linee cellulari derivate da quest'ultima che sono realmente impiegate in esperimenti che vanno dalla trasduzione del segnale e dagli studi di interazione proteica sull'imballaggio virale, all'espressione proteica rapida su piccola scala, sino alla produzione biofarmaceutica, come nel caso specifico dei vaccini anti-Covid.

La linea cellulare PER.C6, anch'essa di derivazione fetale, è stata originariamente ottenuta da cellule retiniche embrionali umane, prelevate dal tessuto retinico di un feto di 18 settimane abortito nel 1985 e "trasformato" in modo simile a ciò che ha prodotto le odierne HEK 293. Queste linee cellulari sono state selezionate per la loro capacità di produrre virus in grandi quantità e in modo efficiente, una caratteristica essenziale per la produzione su vasta scala di vaccini.

Il Ruolo delle Linee Cellulari nella Produzione e nel Test dei Vaccini

L'utilizzo delle cellule (originariamente) fetali avviene in diverse fasi della produzione dei vaccini. Ad esempio, alcuni vaccini, come quelli ad adenovirus (tra cui quelli di AstraZeneca e Johnson & Johnson per il COVID-19), utilizzano adenovirus modificati in laboratorio per trasportare sequenze genetiche che codificano per la produzione degli antigeni contro cui deve essere indirizzata la risposta immunitaria. Per produrre gli adenovirus che verranno poi utilizzati nei vaccini, sono necessarie cellule ospiti in cui questi virus possano replicarsi. Le linee cellulari HEK 293 e PER.C6 sono appunto usate a questo scopo.

Come funziona il vaccino contro il Covid di AstraZeneca

I vaccini a mRNA, come quelli di Pfizer e Moderna, non utilizzano linee di cellule fetali nella loro progettazione e produzione diretta. Tuttavia, la linea HEK-293 è stata impiegata nei test di conferma in laboratorio, per verificare ad esempio l'efficacia degli anticorpi prodotti. Quindi, anche se non usate nella produzione primaria, un legame con queste linee cellulari può esistere in fasi di ricerca e sviluppo. L'utilizzo di cellule embrionali derivate da feti abortiti è abbastanza comune nella produzione di vaccini (e non solo per la produzione di adenovirus), e la Speidel cita altri nomi di linee cellulari usate e relativi vaccini, come quello contro la varicella, la rosolia e l'epatite A. Liste simili - di vaccini che fanno uso di linee fetali nel processo produttivo - si trovano anche su siti di organizzazioni religiose, con proposte laddove disponibili di alternative moralmente più accettabili (per esempio che utilizzino cellule animali invece che fetali).

Infografica sulla produzione dei vaccini e l'uso delle linee cellulari

È importante sottolineare che l'uso delle cellule di origine fetale è solo uno degli aspetti legati alla produzione dei vaccini. Un altro aspetto cruciale riguarda l'eventuale presenza di derivati di queste cellule nei vaccini. La risposta è categorica: no. Dopo la produzione, i virus usati per i vaccini vengono purificati, separati da detriti cellulari e reagenti, e il DNA di origine cellulare viene distrutto. Tali vaccini sono estremamente purificati e sono sottoposti a centinaia di controlli lungo tutta la filiera produttiva: di conseguenza non è plausibile che impurità di questo tipo rimangano nel prodotto immesso in commercio, tanto meno si è mai verificato. L'uso di queste linee cellulari nella produzione dei vaccini è dichiarato nelle documentazioni ufficiali. Ad esempio, nel foglietto illustrativo del prodotto di AstraZeneca, Vaxzevria, si legge: “Prodotto in cellule renali embrionali umane geneticamente modificate (Hek) 293 e mediante tecnologia del dna ricombinante”. Analogamente, per il vaccino di J&J si legge: “Prodotto nella linea cellulare PER.C6 TetR e mediante tecnologia del dna ricombinante”. Non c'è alcuna traccia di cellule embrionali all’interno dei vaccini e nessun commercio di embrioni abortiti in atto.

Chiarire la Disinformazione e Demolire i Miti sui Vaccini

La notizia sui vaccini che contengono feti abortiti è una bufala che imperversa nel web e non solo. In realtà si tratta di una fake news ormai datata, che è tornata alla ribalta, insinuandosi tra le polemiche più o meno costruttive sulla campagna vaccinale anti COVID-19 in corso. Che ci siano donne che vengono ingravidate appositamente per poi "rubare" loro il feto, abortito ma vivo (procedura tra l’altro scientificamente impossibile) e usato per sviluppare i vaccini, è assolutamente falso e inverosimile.

Come in quasi tutte le fake news, un fondo di verità c’è. Ovvero: per sviluppare i vaccini nei laboratori vengono usate delle linee cellulari umane, che per riprodursi praticamente all’infinito devono essere di origine embrionale, e quindi programmate per replicarsi fino a produrre tutti i tessuti dell’organismo. I virus che servono per produrre alcuni vaccini sono dunque coltivati su cellule che derivano, attraverso innumerevoli generazioni, dai tessuti donati alla ricerca da due donne che negli anni Sessanta si erano sottoposte ad un’interruzione volontaria della gravidanza. Si tratta quindi di linee cellulari prodotte su scala industriale e comprate dai laboratori da decenni. Tutto è riconducibile a questi due feti donati ormai 60 anni fa.

Il fatto di utilizzare e modificare e poi nel tempo di acquistare per scopi di ricerca le linee cellulari derivanti da quelle prime cellule renali embrionali non implica affatto alcuna cooperazione con coloro che perpetrarono quell’aborto iniziale. Come ben evidenzia l’antropologo e bioeticista Ramón Lucas Lucas, «allo stesso modo, il prelievo di un organo da una persona assassinata e il suo trapianto in un’altra persona non implica di per sé la cooperazione con l’autore dell’omicidio». Inoltre, comprare HEK 293 o PER.C6 non implica che avvengano più aborti per la richiesta d’acquisto. La separazione è temporale, intenzionale e fattuale. Una persona che è vaccinata oggi non sarebbe responsabile di una conoscenza dettagliata delle circostanze di un quarto e mezzo di secolo fa, prima ancora che molti dei vaccinati fossero nati.

Il Dibattito Etico e la Posizione del Magistero Cattolico

La questione della liceità morale dell’utilizzo dei vaccini anti-COVID-19, in particolare quelli che in qualche modo sono connessi a linee cellulari di origine fetale, è stata affrontata anche dal Magistero della Chiesa Cattolica. Già da importanti e autorevoli pronunciamenti della Pontificia Accademia per la Vita (come le "Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule prevenienti da feti umani abortiti" del 5 giugno 2005 e la Nota del 2017) e della Congregazione della Dottrina della Fede (con l'Istruzione "Dignitas Personae" dell’8 settembre 2008 e la Nota del 21 dicembre 2020), è emersa una posizione chiara e articolata.

Il Sommo Pontefice Francesco ha approvato la pubblicazione della Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-COVID-19, confermando la linea guida etica. Il problema etico si riflette sulle diverse modalità e i vari gradi della cooperazione al male.

Immagine che simboleggia il dilemma etico

La Nota del 21 dicembre 2020 specifica la gradualità di responsabilità differenziate di cooperazione al male. In ordine cronologico, l'aborto procurato nel 1973 fu oggettivamente un atto moralmente cattivo; mentre coloro che cooperarono a tale atto, a seconda del loro ruolo ed intenzione, saranno incorsi nella cooperazione formale e/o materiale. Tuttavia, l'utilizzo e la successiva modifica e acquisto per scopi di ricerca delle linee cellulari derivanti da quelle prime cellule renali embrionali non implica alcuna cooperazione con coloro che perpetrarono quell’aborto iniziale. Questa conclusione è in sintonia con quanto ribadito dalla Pontificia Accademia per la Vita nel 2017, la quale ha escluso una cooperazione moralmente rilevante tra coloro che oggi utilizzano questi vaccini e la pratica dell’aborto volontario.

Di riflesso, compresa questa dinamica diacronica nella genesi di questa linea cellulare di origine embrionale, si evince che i ricercatori di AstraZeneca e Johnson & Johnson che nel 2020 hanno acquistato le HEC 293 (o le PER.C 6 in modo analogo) non hanno contribuito alla legittimazione dell’aborto, nemmeno indirettamente. Comprare HEC 293 non implica che avvengano più aborti per la richiesta d’acquisto. Come raffigurato dal professor Richard K. Zimmerman, esperto di vaccini anti-influenzali e membro del CDC (Centers for Disease Control and Prevention), l’associazione indiretta con un’azione passata conclusa può essere inevitabile. Gli aborti risultanti in queste linee cellulari avvenuti negli anni Settanta e Ottanta sono separati nel tempo, nell’intento e nell’atto dalla vaccinazione di oggi.

La conclusione del Magistero è che esiste il dovere grave di usare i vaccini alternativi, laddove esistano, e di invocare l'obiezione di coscienza riguardo a quelli il cui uso presenta dei problemi morali. Per quanto riguarda i vaccini senza alternative, si dovrebbe ribadire sia il dovere di lottare perché ne vengano approntati altri che non sollevino problemi morali, sia la liceità del loro uso nella misura in cui ciò è necessario per evitare un pericolo grave per le condizioni sanitarie della popolazione. La liceità di tale uso, in ogni caso, va interpretata come una cooperazione materiale passiva remota, moralmente giustificata come extrema ratio dal dovere di provvedere al bene dei propri figli (nel caso dei genitori) e della popolazione in generale, e mai come una dichiarazione di liceità della loro produzione. Ciò significa che l'utilizzo di tali vaccini è accettabile quando non vi sono alternative disponibili e quando è in gioco un bene superiore, come la salute pubblica, senza che questo implichi un'approvazione delle pratiche abortive da cui le linee cellulari hanno avuto origine.

Alcune associazioni, come Pro Vita e Famiglia onlus, pur riconoscendo la posizione della Chiesa, sottolineano la necessità di condannare fermamente un sistema che sfrutta tali linee cellulari nella ricerca, produzione o sperimentazione. Hanno dichiarato: «È inaccettabile che quasi nessuno lo denunci: per questo abbiamo lanciato una petizione alle autorità sanitarie». Ritengono che l'uso di queste linee cellulari rischia, almeno nel lungo periodo, di incentivare ulteriori aborti o il ricorso a nuove cellule di feti abortiti, e costituisce uno scandalo in quanto tende a normalizzare l'idea che l'embrione umano sia un oggetto sacrificabile e disponibile. Sollecitano le case farmaceutiche e chi si dedica alla sperimentazione e alla ricerca a cercare mezzi alternativi e a cessare lo sfruttamento di "materiale biologico" di origine immorale, chiedendo ai produttori di segnalare chiaramente l'uso di questo tipo di cellule e al legislatore di obbligare i produttori e distributori a fornire informazioni pubblicamente accessibili in merito.

La Sicurezza e l'Efficacia dei Vaccini COVID-19 in Gravidanza e Allattamento

Al di là del dibattito etico sull'origine delle linee cellulari, un'altra area di fondamentale importanza riguarda la sicurezza e l'efficacia dei vaccini, in particolare quelli contro il COVID-19, per le donne in gravidanza e durante l'allattamento, nonché per i neonati. Questi dati sono cruciali per la protezione della salute pubblica e individuale, e si connettono direttamente all'imperativo etico di evitare pericoli gravi per la popolazione.

Studi recenti hanno fornito evidenze significative. Ad esempio, uno studio pubblicato su Nat Commun il 28 febbraio 2023 ha esaminato l'efficacia della vaccinazione materna contro l'infezione da SARS-CoV-2 in 30.311 bambini nati al Kaiser Permanente Northern California. L'efficacia di ≥2 dosi di vaccino COVID-19 ricevute durante la gravidanza è stata dell'84% durante i mesi 0-2 nel periodo della variante Delta. Nel periodo della variante Omicron, l'efficacia era del 21% per lo stesso intervallo di età. Sebbene la protezione diminuisse con la crescita dei bambini e fosse inferiore contro Omicron rispetto a Delta, l'incidenza di ospedalizzazione per COVID-19 è risultata inferiore tra i bambini di madri vaccinate.

Grafico sull'efficacia della vaccinazione materna nel tempo

Un altro studio pubblicato su BMJ l'8 febbraio 2023 ha analizzato 8809 neonati, dimostrando che la vaccinazione materna con due dosi durante la gravidanza era altamente efficace contro la variante Delta e moderatamente efficace contro l'infezione da Omicron e il ricovero ospedaliero dei neonati durante i primi sei mesi di vita. Una terza dose di vaccino ha rafforzato la protezione contro Omicron. L'efficacia delle due dosi è stata massima con la vaccinazione materna nel terzo trimestre ed è diminuita nei bambini oltre le otto settimane di età.

Inoltre, una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata su Front. Public Health il 30 gennaio 2023 ha associato la vaccinazione COVID-19 durante la gravidanza a rischi ridotti di natimortalità o morte neonatale. Questo effetto protettivo può essere dovuto all'effetto del vaccino contro l'infezione da SARS-CoV-2. Lo studio ha concluso che la vaccinazione COVID-19 durante la gravidanza non è stata associata a nessuno degli esiti avversi neonatali o materni di interesse, anche se le conclusioni sono limitate dai tipi e dai tempi della vaccinazione (principalmente vaccini a mRNA somministrati nel secondo e terzo trimestre). Un'ulteriore revisione sistematica e meta-analisi su Pediatr Res del 3 gennaio 2023 ha confermato che la vaccinazione COVID-19 nelle donne in gravidanza non genera effetti avversi significativi sugli esiti neonatali ed è correlata a un effetto protettivo su alcuni esiti neonatali. Questi risultati possono incoraggiare le donne incinte a vaccinarsi.

Per quanto riguarda la sicurezza materna, uno studio pubblicato su Front Immunol il 3 ottobre 2022, il "preg-co-vax study", ha analizzato 3.252 segnalazioni relative all'uso dei vaccini COVID-19 in gravidanza su 1.315.315 rapporti sulla sicurezza. Non è stata osservata alcuna forte presenza di eventi avversi sconosciuti associata alla vaccinazione COVID-19 nelle donne in gravidanza. L'analisi suggerisce che i benefici dei vaccini COVID-19 durante la gravidanza superano i possibili rischi, considerando l'alto rischio associato all'infezione da SARS-CoV-2. Tuttavia, è importante continuare a monitorare il profilo di sicurezza dei vaccini in questa sottopopolazione.

Un'analisi sulle reazioni vaccinali dopo il richiamo del vaccino COVID-19 in donne in gravidanza e allattamento, pubblicata su JAMA Netw Open l'8 settembre 2022, ha rivelato che le partecipanti in gravidanza avevano maggiori probabilità di segnalare una qualsiasi reazione locale ma minore probabilità di riportare qualsiasi reazione sistemica rispetto alle non gravide/allattanti. La maggior parte delle persone in gravidanza (97,6%) e in allattamento (96,0%) non ha riportato problemi ostetrici o di allattamento dopo la vaccinazione.

Altri studi hanno rafforzato queste conclusioni. Una revisione sistematica e meta-analisi su Int J Gynaecol Obstet del 10 luglio 2022 ha evidenziato che nelle donne in gravidanza vaccinate rispetto alle non vaccinate non vi è alcuna differenza nella probabilità di avere un feto piccolo per età gestazionale, mentre è stata osservata una ridotta probabilità di monitoraggio fetale non rassicurante e di parto prematuro. Uno studio sul NEJM del 22 giugno 2022 ha mostrato che la vaccinazione materna con un vaccino a mRNA durante la gravidanza era meno comune tra i bambini ricoverati in ospedale per COVID-19 rispetto ai controlli, con un'efficacia complessiva del 52% contro il ricovero.

L'espressione precoce di ACE2 e TMPRSS2 negli embrioni umani, come discusso in Eur Rev Med Pharmacol Sci il 20 aprile 2022, determina una maggiore suscettibilità a SARS-CoV-2. I neonati pretermine nati da donne infette da SARS-CoV-2 hanno un rischio maggiore di necessità di cure neonatali specialistiche con ricovero prolungato. Inoltre, l'infiammazione degli embrioni in via di sviluppo potrebbe causare difetti a lungo termine, indipendentemente dalla trasmissione verticale di SARS-CoV-2. L'attivazione immunitaria materna (MIA) è associata a disturbi dello sviluppo neurologico, cognitivo e psichiatrico nella prole affetta. In questo contesto, i benefici della vaccinazione sono ulteriormente evidenziati.

Per quanto riguarda l'allattamento, una revisione sistematica della letteratura su Front Immunol dell'8 aprile 2022 ha indicato che i dati sulla sicurezza della vaccinazione COVID-19 durante l'allattamento non mostrano reazioni locali e sistemiche gravi correlate al vaccino, né nella madre che allatta né nel bambino. Nessuna quantità significativa di componenti del vaccino sembra apparire nel latte materno, sebbene i dati quantitativi siano limitati. Tutti gli studi prospettici di coorte hanno dimostrato la presenza di anticorpi specifici per SARS-CoV-2 nel latte materno di madri vaccinate.

Dati sulla diffusione del COVID-19 tra madri vaccinate e non vaccinate

Infine, la sicurezza per lo sviluppo fetale è stata affrontata. Uno studio su JAMA Pediatrics del 4 aprile 2022 ha suggerito che la vaccinazione COVID-19 durante la gravidanza iniziale non è associata ad un aumentato rischio di anomalie strutturali fetali identificate con l'ecografia. L'Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha aggiornato le indicazioni sulla vaccinazione contro il COVID-19 in gravidanza e allattamento, alla luce dei nuovi vaccini disponibili e dell’introduzione della seconda dose booster (quarta dose), sottolineando la sicurezza e l'importanza di tali vaccinazioni.

Nonostante queste evidenze, l'accettazione vaccinale contro COVID-19 è stata bassa tra le donne incinte degli Stati Uniti, come riportato su American Journal of Obstetrics & Gynecology MFM il 10 marzo 2022. L'etnia afroamericana, ispanica, l'età più giovane, la bassa istruzione, il rifiuto preventivo del vaccino antinfluenzale e la mancanza di consulenza da parte degli operatori sono stati associati a una bassa accettazione. Ciò evidenzia la necessità di strategie mirate e su misura per migliorare l'accettazione del vaccino, soprattutto tra le minoranze, e di continuare la ricerca con metodologie rigorose e popolazioni diverse per confermare i risultati attuali.

La vaccinazione materna completa con vaccino a mRNA a 2 dosi durante la gravidanza può aiutare a prevenire il ricovero in ospedale per COVID-19 nei bambini di età inferiore ai 6 mesi, come evidenziato da uno studio pubblicato su MMWR Morb Mortal Wkly Rep il 15 febbraio 2022. Un ampio studio di coorte basato sulla popolazione in Israele, pubblicato su JAMA il 10 febbraio 2022, ha esaminato l'associazione della vaccinazione BNT162b2 COVID-19 durante la gravidanza con esiti neonatali e infantili precoci, monitorando i nati vivi singoli da marzo a settembre 2021.

Queste informazioni confermano che, mentre il dibattito etico sulle origini delle linee cellulari continua, i benefici dei vaccini COVID-19 per la salute materna e infantile sono ampiamente supportati dalle evidenze scientifiche, fornendo un forte argomento di sanità pubblica per la vaccinazione, in linea con l'interpretazione di extrema ratio da parte di diverse autorità etiche.

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