Tutti hanno anticorpi nel sangue. Si tratta di speciali proteine che il corpo produce per combattere le infezioni e mantenerci in salute. Quando un bambino nasce dopo una gravidanza di 9 mesi, riceve molti di questi anticorpi dalla madre nelle ultime settimane prima della nascita. Tuttavia, quando un bambino nasce pretermine, non riceve tanti anticorpi dalla madre. Questo significa che ha meno protezione e può ammalarsi più facilmente. Per questo motivo, se il tuo bambino è nato pretermine o è malato, è particolarmente importante che tu sappia quali sono le vaccinazioni di cui ha bisogno e quando possono essere somministrate.

La gravidanza è un periodo di grandi cambiamenti biologici innescati dai complessi processi di crescita e di sviluppo del prodotto del concepimento. Durante la gestazione il sistema immunitario mostra talora una minore capacità di contrastare le infezioni. La gravida e il neonato possono essere particolarmente vulnerabili ad alcune infezioni, con alti indici di morbilità e mortalità. Alcune infezioni contratte dalla gestante possono inoltre trasmettersi verticalmente dalla madre al figlio, in relazione ad un passaggio transplacentare che è generalmente più significativo nel corso del II e del III trimestre.
La somministrazione di alcuni vaccini in età fertile e durante la gravidanza offre l’opportunità di proteggere la donna e il neonato dal rischio legato a infezioni che possono essere contratte durante la gestazione, nel periodo del travaglio e del parto e nei primi mesi di vita. In particolare, una vaccinazione effettuata in gravidanza è in grado di fornire protezione sia alla donna che al feto e al neonato, attraverso il trasferimento di anticorpi materni per via transplacentare e attraverso l’allattamento al seno. L’efficacia protettiva degli anticorpi materni ha una durata variabile, che dipende principalmente dalla entità della trasmissione diaplacentare e dal tasso di decadimento degli anticorpi acquisiti passivamente dal feto.
La gestione vaccinale nel nato pretermine
Mio figlio è nato prematuro, alla 37esima settimana. Devo posticipare l’inizio delle vaccinazioni? Questa è una domanda frequente posta dai genitori. Gli studi sulle vaccinazioni condotti nei neonati pretermine hanno dimostrato come, sebbene in alcuni casi i livelli di anticorpi risultino lievemente inferiori rispetto al neonato a termine, la risposta al vaccino appaia sufficiente per assicurare la protezione: sia nel breve sia nel lungo termine. Motivo per cui questi bambini devono essere immunizzati seguendo il calendario vaccinale, utilizzando dosi piene del vaccino e secondo l'età cronologica, oppure al momento della dimissione dall'ospedale in caso di ricovero prolungato.
Purtroppo, però, ciò non sempre accade. È infatti di comune riscontro il ritardo dell’epoca d’inizio delle vaccinazioni, come confermato da studi italiani ed esteri. Il rischio di effetti collaterali è contenuto, ma va conosciuto, come pure vanno accuratamente e individualmente valutate le possibili controindicazioni transitorie o permanenti. Le malattie respiratorie, infettive o neurologiche più comuni nei neonati pretermine non controindicano le vaccinazioni. Anzi, al contrario, le rendono particolarmente raccomandate. In questi bambini l’incidenza di effetti avversi - reazioni febbrili o infiammatorie locali, irritabilità, pianto inconsolabile - risulta più bassa, verosimilmente per una ridotta capacità di risposta infiammatoria generale e locale.
Le vaccinazioni per i bambini prematuri - Intervista al dott. Castelli Gattinara
Tuttavia nei più piccoli, particolarmente se vaccinati durante il ricovero, prima dei settanta giorni di vita, sono più frequenti gli episodi di apnea, bradicardia e desaturazione. Risulta pertanto prudente assicurare un periodo di osservazione, con eventuale monitoraggio, di almeno 48 ore dopo la somministrazione di una dose vaccinale. In alcuni casi, come per il vaccino anti-epatite B, può rivelarsi opportuna una dose aggiuntiva di richiamo rispetto alle tre previste: al terzo, al quinto e all’undicesimo mese di vita. Per quanto riguarda poi la vaccinazione anti-tubercolare, in particolare nel neonato pretermine affetto da malattia cronica, questa va procrastinata al momento della dimissione. Quella anti-influenzale, invece, va somministrata dopo i sei mesi di vita, pur sapendo che potrebbe non evocare una sufficiente protezione.
Strategie di prevenzione contro il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV)
In inverno, l’RSV è il principale motivo di ricovero in ospedale nei lattanti. La vaccinazione e l’immunizzazione al momento giusto offrono una buona protezione dalle bronchioliti da RSV. Si può scegliere tra la vaccinazione materna contro l’RSV (trasferimento di anticorpi in gravidanza) o la somministrazione di anticorpi monoclonali dopo la nascita e ai lattanti < 6 mesi in ottobre.
Opzioni di immunizzazione
Di norma, i genitori possono scegliere se proteggere il neonato indirettamente tramite una vaccinazione materna contro l’RSV in gravidanza o direttamente con un anticorpo monoclonale contro l’RSV dopo la nascita. Questa protezione è importante durante il semestre invernale in particolare per i bambini sotto i 6 mesi.
a) Vaccinazione materna: Il vaccino anti-RSV bivalente non adiuvato (Abrysvo®) è somministrato alle donne incinte per proteggere il nascituro, attraverso gli anticorpi materni. Va offerto e somministrato tra la 32a e la 36a settimana di gravidanza, se il termine per il parto è previsto tra l'inizio di ottobre e la fine di marzo. La vaccinazione va pianificata ed effettuata almeno 14 giorni prima del parto.
b) Immunizzazione con anticorpi monoclonali: In alternativa, sono disponibili anticorpi monoclonali a lunga durata. Si raccomanda di somministrare a tutti i lattanti nel primo anno di vita una dose unica di un anticorpo monoclonale (mAB) come immunizzazione di base per la profilassi delle infezioni da RSV. I neonati nati tra ottobre e marzo ricevono una dose unica nella prima settimana di vita, idealmente prima della dimissione. I lattanti nati tra aprile e settembre la ricevono in ottobre.

In situazioni di disponibilità limitata di anticorpi monoclonali, questi ultimi vanno somministrati prioritariamente ai bambini che presentano un maggior rischio di ricovero in ospedale a causa dell’RSV, inclusi nati pretermine con età gestazionale < 33 settimane o bambini con displasia broncopolmonare.
Efficacia e sicurezza delle strategie protettive
La ricerca scientifica continua a compiere enormi passi avanti nell’ambito delle malattie infettive. Per quanto riguarda l'RSV, l'efficacia contro le infezioni gravi o i ricoveri ospedalieri nei primi 90 giorni di vita si aggira sull’82% per la vaccinazione materna e tra il 77 e il 79% per il nirsevimab (anticorpo monoclonale). Non sono state riscontrate differenze significative tra nati prematuri, nati a termine e bambini con malattie preesistenti.
Per quanto riguarda gli effetti indesiderati, sia la vaccinazione in gravidanza che l'immunizzazione con anticorpi monoclonali presentano profili di sicurezza molto favorevoli. Gli eventi avversi sistemici sono rari e paragonabili a quelli osservati con il placebo. La notifica di eventuali sospetti effetti indesiderati deve avvenire attraverso le piattaforme di sorveglianza ufficiali.
È fondamentale comprendere che la gravidanza rappresenta un periodo di profonda trasformazione fisiologica. Una ricerca sulla prevenzione primaria e le vaccinazioni in gravidanza, presentata da Fondazione Onda Ets in collaborazione con la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo), evidenzia come l’adesione ai vaccini raccomandati rimanga ancora limitata. Tra le cause della mancata adesione emergono il timore di rischi per il bambino o la madre e una percezione sfavorevole del rapporto rischio-beneficio. Tuttavia, il consenso scientifico internazionale riconosce che contrarre alcune infezioni virali o batteriche durante la gravidanza comporta rischi significativi sia per la madre che per il feto.
Vaccinazioni dTpa e antinfluenzale in gravidanza
Come previsto dal vigente Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV), nel corso di ogni gravidanza sono raccomandate le vaccinazioni contro difterite-tetano-pertosse (dTpa) e influenza.
La pertosse, prima dell’età di 6 mesi del neonato, si può manifestare con difficoltà respiratorie talvolta gravi che possono provocare un arresto respiratorio. Poiché la fonte di infezione è frequentemente rappresentata dalla madre e la protezione conferita passivamente da madri infettate dal bacillo della pertosse o vaccinate molti anni prima è labile e incostante, la vaccinazione dTpa durante ogni gravidanza assume un grande rilievo. Il periodo raccomandato va dalla 27a alla 36a settimana di gestazione.
Per quanto riguarda l'influenza, nelle gravide l’infezione aumenta il rischio di ospedalizzazione, aborto, parto cesareo, prematurità e basso peso alla nascita. Anche nei lattanti al di sotto dei sei mesi di vita, l’influenza aumenta il rischio di manifestazioni cliniche gravi. Vaccinare la donna in gravidanza ha un effetto protettivo sul neonato grazie al passaggio di anticorpi materni che inizia dopo circa due settimane dalla vaccinazione. È stata dimostrata una riduzione significativa del rischio di contrarre l’infezione e del rischio di ospedalizzazione, ma anche un rischio significativamente ridotto di prematurità.
Controindicazioni e precauzioni durante la gestazione
Alcune vaccinazioni non sono raccomandate in gravidanza per motivi precauzionali o per l’assenza di un rischio consistente di infezione. In particolare, sono controindicati i vaccini con virus vivi attenuati, come il vaccino antimorbillo-parotite-rosolia (MPR) e antivaricella. Nel caso in cui la gestante non sia immune nei confronti di queste patologie, è importante che venga vaccinata entro le prime settimane dal parto.
Se contratto in gravidanza, il morbillo si associa a un maggior rischio di complicanze materne, aborto spontaneo, morte intrauterina e parto pretermine. La rosolia è pericolosa soprattutto quando viene contratta nel primo trimestre, comportando gravi rischi di malformazioni fetali. Anche la parotite, se contratta durante le prime 12 settimane, è associata a un maggior rischio di aborto spontaneo.
A scopo cautelativo, sono inoltre controindicate in gravidanza la vaccinazione anti-rotavirus, la vaccinazione BCG (antitubercolare) e quella orale antitifica. La donna deve effettuare la sua scelta in modo consapevole, informandosi sui rischi derivati dall’infezione e sull'efficacia della protezione vaccinale. Le attuali schedule dei vaccini anti-Covid-19 a mRNA prevedono in modo esplicito la compatibilità della vaccinazione con la gravidanza e con l’allattamento al seno, ritenendo tali vaccini sufficientemente sicuri.

Il ginecologo e l’ostetrica rappresentano i principali referenti per la salute della donna. La loro funzione è cruciale nel trasformare un’informazione generica in un consiglio clinico personalizzato. Una corretta comunicazione deve chiarire che la vaccinazione non è un optional, ma una componente integrante delle cure prenatali, essenziale per garantire la protezione del nascituro, specialmente nei casi in cui una nascita prematura limiti il naturale trasferimento di difese immunitarie materne.