Lutto nel mondo del cinema italiano: Francesco Nuti, attore, regista e showman fiorentino, si è spento all'età di 68 anni, lasciando un vuoto incolmabile nel panorama artistico nazionale. La sua parabola, segnata da un folgorante successo negli anni '80 e da una dolorosa malattia che lo ha tenuto lontano dalle scene per anni, rappresenta una delle storie più toccanti e significative del cinema contemporaneo. Con una comicità raffinata e a tratti surreale, capace di esplodere in sfoghi nevrotici pur mantenendo una delicatezza di fondo, Nuti ha saputo esplorare le dinamiche umane, in particolare il rapporto uomo-donna, con uno stile unico e una marcata "toscanità" che lo ha reso amato da milioni di spettatori. Questa retrospettiva ripercorre le tappe fondamentali della sua esistenza, dalle origini umili ai trionfi cinematografici, fino agli anni difficili della malattia e al commosso ricordo che oggi ne fanno colleghi e amici.
Le Radici e i Primi Anni: Una Toscana nell'Anima
Francesco Nuti nasce a Firenze, in via Ottavio Rinuccini 14, il 17 maggio del 1955. Figlio di Renzo Nuti, un barbiere originario del Mugello, e di Anna Giglio, proveniente da Crotone, in Calabria, Francesco trascorre i suoi primi anni di vita nel capoluogo toscano. La sua famiglia include un fratello maggiore, Giovanni, che diventerà medico, musicista e compositore, figura che avrà un ruolo cruciale nella vita di Francesco, soprattutto negli anni della malattia. Successivamente, a causa del lavoro del padre, la famiglia Nuti si trasferisce a Narnali, una frazione di Prato. Questo legame con Prato e con la Toscana sarà una costante nella sua carriera artistica, permeando i suoi personaggi e la sua stessa comicità.
Fin da studente, Francesco Nuti mostra una spiccata inclinazione per la recitazione. Muove i suoi primi passi nel mondo dello spettacolo, seppur amatorialmente, portando in scena diversi monologhi scritti di suo pugno. La sua passione persiste con una certa assiduità anche dopo essere stato assunto come operaio presso un'impresa tessile di Prato, dimostrando una tenacia e un amore innato per l'arte performativa. Questo periodo formativo, caratterizzato dall'auto-produzione e dalla sperimentazione sul palco, getta le basi per la sua futura carriera, rivelando subito il suo naturale talento comico e la capacità di creare personaggi unici e riconoscibili.

L'Esplosione Comica con i Giancattivi: Dalla TV al Grande Schermo
Sul finire degli anni settanta, Francesco Nuti diviene un membro del trio cabarettistico dei Giancattivi. Questo gruppo, già noto e composto da Alessandro Benvenuti e Athina Cenci, accoglie Nuti in sostituzione di Antonio Catalano, il quale era a sua volta subentrato a Franco Di Francescantonio, che aveva preso il posto dell'originario componente Paolo Nativi. L'ingresso di Nuti segna un periodo di grande successo per il trio, che grazie alla sua verve e al suo inconfondibile stile, conquista il pubblico italiano.
In quegli anni, i Giancattivi partecipano a trasmissioni di grande successo, come la radiofonica Black Out e la televisiva Non stop. Quest'ultima, in particolare, si rivela una fucina di talenti, firmata da Enzo Trapani e con il talent scout Bruno Voglino, dove Nuti, Benvenuti e Cenci conoscono la popolarità. La loro comicità, caratterizzata da sketch surreali e da una marcata impronta toscana, li rende celebri in tutta Italia. La partecipazione a "Non stop" getta le basi per il loro debutto cinematografico. Nel 1981, il trio esordisce al cinema con il film "Ad ovest di Paperino", diretto da Alessandro Benvenuti. La pellicola ripropone parte del loro repertorio comico e consolida ulteriormente la loro fama, portando la comicità dei Giancattivi anche sul grande schermo. Questa esperienza, seppur breve, è fondamentale per Francesco Nuti, che inizia così a esplorare il mondo del cinema.
Ad Ovest di Paperino - I Giancattivi (Francesco Nuti) - Trailer
La Carriera Solista e l'Apice del Successo: Un Regista e Attore Poliedrico
Dopo l'esperienza con i Giancattivi e i primi lavori televisivi e cinematografici, Francesco Nuti decide di intraprendere una brillante carriera solista, che lo consacra come uno degli attori e registi più amati del cinema italiano degli anni Ottanta. Abbandona il trio nel 1981 per dedicarsi completamente al cinema, intraprendendo una lunga e fruttuosa collaborazione con il regista Maurizio Ponzi.
Il suo debutto da protagonista avviene nel 1982 con "Madonna che silenzio c’è stasera", diretto da Maurizio Ponzi. In questo film, Nuti interpreta un giovane toscano disilluso, immerso in una provincia sospesa tra comicità e amarezza. La pellicola, venata di demenziale surrealismo e al contempo di un imponente e doloroso realismo sulla condizione sociale di un qualsiasi dropout di periferia, lo vede barcamenarsi tra una madre ingombrante, il possibile ritorno dell'ex fidanzata e la casuale vittoria a "Dilettanti alla ribalta" suonando uno stornello memorabile come "Pupp’a pera". Grazie al duo magico Maurizio Ponzi alla regia e Gianfranco Piccioli come produttore ombra, Nuti si fa conoscere e centra il colpaccio con "Io, Chiara e lo scuro", una sorta di parodia de "Lo spaccone", autentica perla umoristica con il vero campione del biliardo Marcello Lotti, che finisce pure al Certain Regard di Cannes.
Nel 1983, Nuti torna a collaborare con Ponzi in "Son contento", nel quale interpreta un attore teatrale alle prese con una profonda crisi personale. Anche per questa prova ottiene il David di Donatello come miglior attore protagonista, un riconoscimento che ne sottolinea il talento e la versatilità. Nuti si distingue per una marcata cadenza dialettale e per la capacità di dare vita a personaggi che giocano sul tentativo di riappropriarsi del ruolo dominante all'interno della coppia, interpretando commedie brillanti dai toni vagamente surreali.
Forte del successo ottenuto come attore, Nuti esordisce alla regia nel 1985 con "Casablanca, Casablanca". Il film, liberamente ispirato al classico "Casablanca" (1942) di Michael Curtiz, prosegue la storia di "Io, Chiara e lo Scuro", ironizzando sui litigi di una coppia in crisi. La pellicola, ancora accanto a Giuliana De Sio, riscuote ampio consenso di pubblico e critica, aprendo un nuovo capitolo della sua carriera dove Nuti non è solo interprete, ma anche autore della sceneggiatura e regista dei suoi film. Con questo film conferma i toni agrodolci della sua vena comica.

Negli anni successivi, Francesco Nuti firma alcuni dei suoi lavori più celebri, consolidando il suo status di artista a tutto tondo. Nel 1985, il film "Tutta colpa del Paradiso" lo consacra ulteriormente al successo. Segue "Stregati" (1986), ambientato in una suggestiva Genova notturna e condiviso sullo schermo con Ornella Muti, con cui Nuti instaurerà un binomio cinematografico molto apprezzato e, come notato da alcuni, una fugace liaison che li unirà anche nella vita. Il loro sodalizio porta a quindici miliardi di incasso per "Caruso Pascoski di padre polacco" (1988), una commedia dall’umorismo surreale e introspettivo, scritta con il sodale Giovanni Veronesi e con il fratello Giovanni Nuti alle musiche. Con la sua fossetta sul mento e lo sguardo languido da cucciolo, Nuti rapisce il pubblico italiano, come i coevi Verdone, Benigni e Troisi, parlando all’intero paese con la sua ruvida e genuina cattiveria toscana.
Chiude il decennio con "Willy Signori e vengo da lontano" (1989), una commedia dai toni più drammatici incentrata sui temi della perdita e della rinascita, che vede Isabella Ferrari come protagonista femminile. Nel 1991, dirige e interpreta "Donne con le gonne", un film che continua l'esplorazione del rapporto uomo-donna, a tratti con una certa misoginia evidenziata da alcune scene, come quella in cui Carole Bouquet è legata alla catena. Tutti questi film sono successi di critica e di pubblico, che lo mantengono fedele a una comicità delicata, ma capace di esplodere in sfoghi nevrotici, analizzando costantemente il rapporto uomo-donna in diversi contesti.
Nello stesso periodo, Nuti si dedica anche alla musica, calcando il palco di Sanremo con la sua canzone "Sarà per te" nel 1988 e arricchendo la sua discografia che fa da controcanto alle sue regie, dimostrando una versatilità artistica che andava oltre il cinema. Tra le prime storie importanti della sua vita privata c'è quella con l'attrice Clarissa Burt tra il 1987 e il 1988. Più tardi si avvicina all’attrice Annamaria Malipiero, con la quale si unisce in matrimonio e dalla quale avrà la figlia Ginevra.

L'Ombra della Crisi: Declino e Problemi Personali
Negli anni '90, la carriera di Francesco Nuti comincia a subire una battuta d'arresto. I suoi lavori seguenti non incontrano lo stesso favore di pubblico e critica, nonostante Nuti provi a riproporre i suoi personaggi più benvoluti. Il rovello d’artista è tutto in quella battuta dello psicologo Caruso, di fronte al maresciallo Novello Novelli che lo sta arrestando, quella richiesta di un “bacino” che non sembra mai bastare, ripetuto di continuo come fosse un bimbo insaziabile e incontentabile. Il sogno del comico pratese si infrange in un amen.
Nel 1994, dopo una lunga e travagliata produzione, Nuti realizza l’ambizioso "OcchioPinocchio", una originale e contemporanea versione del racconto di Collodi, inclinata drammaturgicamente tra oppressione classista e anarchica libertà del singolo. Tuttavia, il film non incontra i favori del pubblico e della critica, rivelandosi un cocente flop. Per questa pellicola, Nuti brucia venti miliardi di budget e due anni di set, registrando un disastro al botteghino. Con questo film scopre definitivamente le carte di una sua chiara deriva narcisistica e megalomane, simile al percorso inverso di Celentano con "Joan Lui", e dopo nemmeno un decennio di ribalta si infila con la testa nel tunnel della fine.
Meno felici e poco sorretti da una volontà di rinnovamento sono i successivi film: "Il Signor Quindicipalle" (1998), "Io amo Andrea" (2000), una commedia delicata e simpatica con Francesca Neri, e "Caruso, zero in condotta" (2001). Questi titoli sono tutti flop di incassi, che lo conducono progressivamente alla depressione e a gravi problemi di alcolismo. Da allora, sul talento, l'avrebbero avuta vinta, sempre più spesso, la depressione e l'alcol. In questo periodo difficile, Nuti tenta anche il suicidio, un segno della profonda crisi personale che stava attraversando.
È del 2003 un suo primo ricovero, in un episodio in cui è lui stesso a chiamare i pompieri perché si sente male; lo portano in ospedale dopo essere entrati in casa. Questo segna l'inizio di anni di depressione, cure e annunci di suicidio, un calvario che anticipa eventi ancora più gravi.
L'Ultimo Ruolo e il Tragico Incidente: L'Inizio di un Lungo Calvario
Nel 2005, Francesco Nuti torna sul grande schermo come protagonista del film "Concorso di colpa", un poliziesco diretto da Claudio Fragasso. Nel film, Nuti veste i panni dell'ispettore Francesco De Bernardi, impegnato in un intricato delitto legato al caso Moro. Questo ruolo, l'ultimo della sua carriera cinematografica, lo vede per l'ultima volta sullo schermo, in un film troppo poco visto che non riesce a riportarlo al successo sperato. A quel punto, l'appuntamento col destino è già dietro l'angolo.
Alla vigilia del suo ritorno sui set e con la prospettiva di nuovi progetti, il 3 settembre 2006, la vita di Francesco Nuti viene drammaticamente sconvolta. Entra in coma a causa di un ematoma cranico dovuto a un incidente domestico: una violenta caduta dalle scale della propria abitazione a Roma. Viene ricoverato e operato d'urgenza alla testa presso il Policlinico Umberto I di Roma. Si dice che fosse violentemente precipitato dalle scale, e le sue condizioni sono subito gravissime. L'incidente segna una svolta irreparabile nella sua vita.
Il successivo 24 novembre, dopo quasi tre mesi di coma, Francesco Nuti esce dal coma. Viene trasferito nell'ospedale Versilia di Lido di Camaiore, un centro specializzato nella riabilitazione neuromotoria, per un lungo e complesso percorso di recupero. Le conseguenze della caduta e dell'ematoma cranico sono devastanti: gravi danni neurologici che gli causano l'invalidità permanente e la perdita della parola e della capacità di muoversi. Dopo tre anni di cure intense per tentare di farlo tornare a camminare e parlare, l'invalidità permanente si manifesta. Nuti non recupererà più la parola e la capacità di muoversi autonomamente, costretto su una sedia a rotelle e muto dal giorno dell'incidente, come rivelato in un documentario anni dopo.

Gli Anni della Malattia e la Rinascita Spirituale: Un Esempio di Resilienza
Dopo il lungo periodo di coma e riabilitazione, Francesco Nuti torna a casa nel 2009. Le sue condizioni di salute sono irreversibilmente compromesse, ma la sua volontà e lo spirito artistico non si spengono del tutto, grazie anche al sostegno incrollabile della sua famiglia, in particolare del fratello Giovanni e della figlia Ginevra.
Nel maggio del 2009, durante la presentazione del saggio di Matteo Norcini "Francesco Nuti. La vera storia di un grande talento", suo fratello Giovanni dichiarò che con Francesco aveva iniziato a scrivere una raccolta di versi, intitolata "Poesie raccolte". Questo progetto mostrava una "rinascita" creativa, un tentativo di ridare voce all'artista attraverso nuove forme espressive. Nell'occasione, il fratello affermò di sentire «un sentimento nuovo e forte: il compito di ridare voce a mio fratello, compito impossibile per il medico», sottolineando il profondo legame e la dedizione.
Nel giugno del 2009, la Cineteca Nazionale gli dedica una retrospettiva alla Sala Trevi di Roma, un omaggio al suo importante contributo al cinema italiano. Il 18 novembre 2010 Nuti riappare in pubblico, al cinema Eden di Prato, in occasione della presentazione del CD "Le note di Cecco", realizzato dal fratello Giovanni e Marco Baracchino, un altro momento di condivisione artistica che gli permette di riabbracciare il suo pubblico. Il seguente 29 novembre torna ad apparire in TV, dopo quattro anni di assenza, come ospite della trasmissione di Rai 2 "I fatti vostri". Questa apparizione, seppur difficile, è un segno della sua forza e del desiderio di mantenere un contatto con il mondo esterno, anche se la sua sofferenza fu a volte esibita con cinico voyeurismo da parte di alcuni show mediatici.
Un documentario a lui dedicato, intitolato "Francesco Nuti… e vengo da lontano", viene presentato al Festival Internazionale del Film di Roma 2010. Il film rivelava, tra le altre cose, lo stato di salute dell'attore e regista toscano, costretto su una sedia a rotelle e muto dal giorno dell'incidente, ma anche la sua resilienza. Nel 2011, la Rizzoli pubblica la sua biografia, "Sono un bravo ragazzo - Andata, caduta e ritorno", a cura del fratello Giovanni Nuti, con in copertina un autografo dell'attore: "Ciao Francesco Nuti". Il 17 maggio 2012, in occasione del 57º compleanno dell'attore e regista toscano, debutta la trasposizione teatrale del libro, "Sono un bravo ragazzo", diretta da Milo Vallone ed interpretata da Francesco Epifani, portando la sua storia anche sui palcoscenici.
Nel 2013 viene pubblicato sul web il video musicale "Olga tu mi fai morir", canzone scritta da suo fratello Giovanni ed ispirata a lui, cantata da Niki La Rosa e proposta, ma scartata, per la 63º edizione del Festival di Sanremo. L'11 maggio 2014, Francesco Nuti partecipa a una festa organizzata per il suo 59º compleanno dagli amici di sempre, quali Leonardo Pieraccioni, Carlo Conti, Giorgio Panariello e Marco Masini, al Mandela Forum di Firenze, alla quale partecipano circa 7.000 persone. Carlo Conti ricorda questo momento come la sua ultima uscita pubblica, dove «con forza incredibile si alzò in piedi, davanti a settemila persone, mentre Ginevra cantava "Sarà per te"». Fu un momento pazzesco e commovente, l'applauso infinito che si fa ad un Artista a cui si vuole davvero bene.
Il 5 agosto 2014, va in scena lo spettacolo teatral musicale "Francesco Nuti - Andata, caduta e ritorno", per la regia del romano Valerio Groppa. Lo spettacolo, tratto dalla sua biografia, è interpretato dall'attore e cantautore pratese Nicola Pecci, accompagnato da un'orchestra di cinque elementi, diretta dal chitarrista livornese Marco Baracchino, e prodotto da EcoFrames di Matteo Cichero.
Negli ultimi anni della sua vita, la figlia Ginevra (avuta con Anna Maria Malipero) assume un ruolo fondamentale nella sua assistenza. "Francesco è e sarà sempre il mio papà anche se non può più parlare, muovere le mani e camminare ed è giusto che mi occupi di lui", dirà la figlia Ginevra, che, divenuta maggiorenne, diventa la tutrice legale di suo padre nel 2017. Questo legame profondo e la cura amorevole hanno accompagnato Nuti fino all'ultimo giorno, mostrando un lato di forza e amore incondizionato che ha commosso il pubblico. Francesco Nuti era poi stato colpito da emorragia cerebrale nel 2016, aggiungendo un'ulteriore sfida al suo già difficile percorso di salute.
La Scomparsa e il Ricordo: L'Eredità di un Comico Poetico
Il 12 giugno 2023, Francesco Nuti si spegne a Roma, presso la clinica Villa Verde, all'età di 68 anni. La notizia della sua morte, resa nota dalla figlia Ginevra, ha suscitato profondo cordoglio in tutto il mondo dello spettacolo italiano. I funerali sono stati celebrati tre giorni dopo in forma privata, nella basilica di San Miniato al Monte di Firenze, da padre Bernardo Gianni, nel rispetto della sua privacy e del desiderio della famiglia. La figlia Ginevra e i famigliari, nel comunicare il decesso del compianto artista, ringraziano di cuore il personale sanitario e tutti coloro che hanno avuto in cura l'attore nel lungo periodo della malattia, in particolare il personale di Villa Verde di Roma.
La sua scomparsa ha riacceso i riflettori sulla sua straordinaria carriera e sulla sua vita travagliata, portando a un'ondata di commossi tributi sui social e sui media. Carlo Verdone, che con lui partecipò al programma televisivo "Non stop", ricorda: "Caro Francesco, compagno di lavoro generoso, affettuoso e pieno di talento sarai sempre nei miei migliori ricordi". Un forte abbraccio, aggiunge, va alla sua famiglia, al fratello Giovanni e ai suoi geniali 'Giancattivi' Athina Cenci e Alessandro Benvenuti.
Anche Carlo Conti e Leonardo Pieraccioni, "toscanacci" come lui, esprimono il loro dolore. "Ciao Francesco, continuerai a vivere nel cuore di chi ti ha voluto bene ma soprattutto nel cuore della tua Ginevra", si legge nel post del conduttore fiorentino. Pieraccioni, invece, condivide alcuni aneddoti personali: "Evviva Francesco! Artista fantastico, poetico, innovativo, quante risate mi hai fatto fare, quante volte son venuto a vedere i Giancattivi, quante volte ho guardato e riguardato i tuoi film o ascoltato 'Sarà per te'. Che regalo quando i primi giorni del mio primo film ti presentasti a sorpresa a salutarmi sul set".
Francesco Nuti ha attraversato il cinema come una luminosa meteora, sempre inclassificabile tra la passione per il biliardo - grande co-protagonista dei suoi film migliori in coppia col campione Marcello Lotti -, la musica (ha calcato il palco di Sanremo e la sua discografia fa da controcanto alle sue regie), gli amori e le delusioni private. La sua parabola assomiglia a quella di un altro sfortunato talento come è stato Rino Gaetano, a cui lo legava una strana assonanza caratteriale e una radice calabrese che, per parte di madre, Francesco affiancava allo spiritaccio toscano del Mugello da cui veniva suo padre.
La sua è stata l'esistenza naturale del "fool" shakespeariano, non tracotante come Falstaff, semmai simile ad Ariel nella "Tempesta", il fedele servo di Prospero che sa vedere oltre l'apparenza e condurre gli spettatori nel territorio del sogno. Ci lascia in eredità 10 film e 15 titoli da attore, un pugno di premi (l'ultimo dei quali alla memoria di Vincenzo Crocitti gli è stato consegnato nel 2019) e troppi sogni ancora da realizzare. Francesco Nuti è stato un grande che ha fatto la storia della commedia all'italiana, un punto di riferimento per le generazioni successive di comici e registi. Il suo ricordo, la sua poetica e la sua inconfondibile "toscanità" continueranno a vivere nel cuore di chi lo ha amato e nel vasto repertorio del cinema italiano.
