Guida Completa alla Maternità in Giappone: Dall'Organizzazione alla Nascita

Affrontare una gravidanza in un paese straniero può essere un’esperienza faticosa e complessa, specialmente quando le abitudini culturali e i protocolli medici divergono profondamente da quelli del proprio paese d'origine. Il Giappone, in particolare, presenta uno scenario unico per le future mamme, caratterizzato da un sistema sanitario rigido, tradizioni consolidate e una gestione del percorso nascita che spesso lascia le straniere con molti interrogativi.

paesaggio urbano giapponese con simboli di maternità

Il primo scoglio: la ricerca di un ospedale

Il primo aspetto da affrontare è la ricerca di una struttura ospedaliera. Un momento! Il parto ha un costo non indifferente, specialmente se lo paragoniamo agli standard italiani. Non resta che cercare di adattarsi: si comincia a chiamare le cliniche che si trovano più vicine a casa con un po’ di timore. All’inizio ci si chiede se il problema non sia legato alla scarsa padronanza della lingua giapponese: forse ci si sta spiegando male e chi ascolta non capisce?

In molti casi, la ricerca si scontra con l'indisponibilità delle cliniche. In un caso emblematico, dopo aver accertato la gravidanza, è stata negata la possibilità di diventare pazienti, fornendo però una lettera di presentazione per un ospedale della zona. Non è vicinissimo, ma è necessario trovare un medico in grado di seguire la gestazione e regolare il dosaggio delle medicine per condizioni preesistenti, come la tiroidite. È fondamentale capire come agire quando, all’estero, ci si ritrova ad aver bisogno di una mano e non si sa a chi chiedere: fortunatamente, spesso si riesce a trovare un ospedale pronto a prendersi carico del caso.

La cultura della maternità: tra tradizione e modernità

La cultura della maternità in Giappone sta lentamente diventando più simile a quella degli altri paesi ricchi, ma sono molte le pratiche diverse rispetto al resto del mondo. Il centro per le nascite di Mejiro, nella zona nord di Tokyo, offre uno spaccato di questa transizione: il numero di parti naturali è in calo poiché le donne preferiscono affidarsi ai medici in ospedale.

Una distinzione netta riguarda la gestione del dolore. Le donne, in gravidanza, sono spesso trattate come esseri fragili, ma al momento del travaglio ci si aspetta che soffrano molto. Gli antidolorifici sono somministrati con parsimonia. Sebbene molti medici sostengano che un numero crescente di donne sia favorevole all’anestesia epidurale, pochi centri ostetrici o ospedali offrono questo trattamento, e quasi mai al di fuori dell’orario di lavoro. L’epidurale, inoltre, non è inclusa nella somma di 420mila yen (circa 3.600 euro) prevista dal piano di assicurazione sanitaria nazionale.

Secondo la tradizione buddista, le donne dovrebbero accettare il dolore del parto naturale, un'esperienza che, secondo la credenza, le prepara alle sfide della maternità e incoraggia il legame con il bambino. Nonostante le critiche dei familiari più tradizionalisti, il desiderio di ricorrere all'anestesia sta guadagnando terreno.

Un'impressione di Tokyo

L'approccio medico e il confronto con l'Occidente

In Giappone, il medico non è sempre incline alla spiegazione e spesso capita di entrare in studio con molte domande e uscirne con ancor più confusione. La comunicazione è spesso sbrigativa. È emblematico il caso in cui, interrogando un medico sulla dieta da seguire, la risposta sia stata che "si può mangiare tutto", includendo il pesce crudo, considerato un ottimo nutriente. Molte donne straniere scelgono di attenersi al senso comune europeo o mondiale, evitando il pesce crudo, nonostante le rassicurazioni locali.

Anche il numero di esami e il protocollo delle ecografie differiscono: spesso le ecografie vengono eseguite mensilmente, con una serie di misure misteriose che non sempre vengono spiegate alla paziente, trasformando l'incontro in un momento di gioia per la crescita del bambino, ma con poche delucidazioni cliniche. Anche la toxoplasmosi, spesso richiesta ripetutamente in Europa, in Giappone viene considerata un test da fare una sola volta.

Gestire la gravidanza e i viaggi nel paese

Viaggiare in Giappone durante la gravidanza è perfettamente fattibile, a patto di prendere le dovute precauzioni. Il secondo trimestre è il periodo ideale per visitare l'arcipelago (4°, 5° e inizio 6° mese), poiché si gode di una rinnovata energia e di una migliore mobilità.

Consigli per il benessere in viaggio

  • Alimentazione: È importante prestare attenzione a ciò che si consuma. Evitare alcol, carne cruda, pesce crudo, latticini non pastorizzati e verdure non lavate. Il sushi è possibile consumarlo scegliendo opzioni cotte, come il ramen, il sushi con pesce cotto o la tempura di verdure.
  • Tè: Il Giappone offre una grande varietà di tè. Mentre il Sobacha (grano saraceno) e il Kuromamecha (fagioli neri) sono privi di caffeina e consigliati, il Sencha, il Matcha e il Gyokuro andrebbero evitati per l'alto contenuto di teina.
  • Temperature: A differenza dell'Occidente, dove si consiglia di evitare il caldo eccessivo, in Giappone le donne sono incoraggiate a stare al caldo. Si consiglia di evitare le sorgenti termali (onsen) troppo calde, preferendo i sento (bagni pubblici) con temperature inferiori ai 37 gradi.

mappa delle principali attrazioni del Giappone accessibili

Sicurezza e spostamenti

Hiroshima e Fukushima sono oggi mete accessibili. Hiroshima non presenta alcun rischio di radiazioni da decenni, mentre le aree turistiche autorizzate di Fukushima sono sottoposte a rigidi controlli e sono perfettamente sicure per i visitatori.

Per quanto riguarda i trasporti, il contrassegno di maternità è un accessorio fondamentale. Può essere richiesto gratuitamente presso le stazioni JR e permette di accedere ai posti prioritari sui treni e sugli autobus. Sebbene non tutti i passeggeri reagiscano prontamente alla vista del badge, esso rappresenta un simbolo riconosciuto che facilita la vita quotidiana durante gli spostamenti urbani.

Considerazioni sul peso alla nascita e la salute del bambino

Un fenomeno che desta attenzione in Giappone è l'alta percentuale di neonati sottopeso, sotto i 2,5 chili. Secondo gli esperti, uno dei motivi risiede nel fatto che le donne giapponesi non aumentano di peso a sufficienza durante la gravidanza: i medici suggeriscono spesso di non superare i 6-10 chilogrammi di incremento, un range più restrittivo rispetto agli standard di molti paesi occidentali (11-16 kg). Questo dato è oggetto di dibattito nel contesto del calo demografico nazionale, poiché il governo mira a favorire una maternità più serena e meno onerosa fisicamente per invertire il trend negativo.

La degenza in ospedale: una prospettiva culturale

La degenza post-parto in Giappone è tipicamente di circa sette giorni, una durata che spesso stupisce le donne straniere, le quali tendono a voler tornare a casa dopo cinque giorni. L'organizzazione deve essere pianificata con largo anticipo: la registrazione all'ospedale prescelto deve avvenire molti mesi prima della data presunta del parto.

In conclusione, la sanità giapponese funziona con logiche differenti da quelle italiane o europee. Il medico si aspetta spesso un assenso silenzioso e le spiegazioni dettagliate non sempre fanno parte del colloquio clinico standard. Tuttavia, comprendendo queste dinamiche e pianificando con cura ogni passaggio, dal reperimento del ginecologo alla scelta della struttura, è possibile vivere un'esperienza di maternità sicura e ben supportata in un contesto culturale profondamente affascinante.

tags: #donne #nude #incinte #giapponesi