Donne incinte e devozione a Sant’Aniello: tra tradizione, mistero e folklore popolare

La figura di Sant’Aniello (o Sant’Agnello) Abate occupa un posto di rilievo nel panorama delle credenze popolari, specialmente nell’area del Napoletano e della Penisola Sorrentina. La sua figura è indissolubilmente legata alla protezione delle partorienti e al delicato equilibrio tra fede, rito e superstizione che accompagna la gestazione. Comprendere cosa debba sapere una donna incinta riguardo a questo culto significa addentrarsi in un mondo di precetti antichi, dove ogni gesto quotidiano assume un peso simbolico capace, secondo la tradizione, di influire sulla sorte del nascituro.

rappresentazione iconografica di Sant'Aniello Abate

Il legame storico tra il Santo e la maternità

Il profondo legame tra Sant’Aniello e la protezione delle future mamme affonda le sue radici nella biografia agiografica del Santo. Le nonne narrano che la madre di Sant’Aniello, Giovanna, fosse sterile e che pregasse costantemente la Vergine Maria affinché le fosse concessa la gioia di diventare madre. Da questa storia, intrisa di sofferenza e speranza, nacque il legame tra il culto del santo e la protezione delle future mamme. Ancora oggi, in Penisola Sorrentina, a Sant’Agnello, è viva la tradizione del pellegrinaggio delle future mamme col pancione. Si tratta di un momento di devozione collettiva che segna il percorso spirituale della donna durante il periodo dell’attesa.

La devozione e l'ira del Santo

Il mancato atto di omaggio a Sant’Agnello, nel giorno della sua festa, non sempre provoca la vendetta del Santo. Condizione indispensabile perché essa si manifesti è, innanzitutto, il coinvolgimento, spontaneo e coatto, della coppia genitrice: solo chi è pienamente partecipe del culto ne è soggetto e, nello stesso tempo, possibile oggetto. Chi, infatti, non conosce la tradizione legata a S. Agnello è, in qualche modo, al riparo.

Per la donna incinta che si sente “coinvolta” nel misterioso rapporto Santo-gestante la quale non può in alcun modo, e non vuole, recarsi al Santuario per il pellegrinaggio d’obbligo c’è una sola via di scampo: ella deve praticamente “fingere” di non conoscere il Santo e quindi di non sentirsi obbligata a “visitarlo”. Questa specie di farsa superstiziosa può tuttavia essere bruscamente interrotta da una qualsiasi persona che, constatando lo stato interessante della donna, le domandi inopportunamente se ha compiuto la rituale visita a S. Agnello. A questo punto la finzione è rotta: la donna non può più fingere di non sapere ed è completamente esposta all’ira del Santo. Infatti, nella maggior parte delle “vendette” raccolte sul campo della viva voce dei fedeli, compare un personaggio che chiede alla gestante se è andata “a guardare” Sant’Agnello oppure esorta il suo sposo ad astenersi dal lavoro.

pellegrinaggio tradizionale verso il santuario di Sant'Aniello

Tabù e precauzioni quotidiane: "né forbice né coltello"

La tradizione popolare impone regole ferree per proteggere il nascituro. Il detto "A Santa Lucia e a Sant’Aniello né forbice né coltello" riassume la necessità di evitare il contatto con oggetti taglienti nei giorni del 13 e 14 dicembre. Secondo la tradizione che ci tramandano le nonne, in queste date le donne incinte devono tenersi lontane da oggetti affilati, perché, nel caso in cui dovessero farsi male, il figlio che portano in grembo potrebbe nascere senza un arto.

A Sant’Aniello, infatti, si dice: “A Sant’Aniello nun tucca’ né forbice né curtiello”. Parallelamente, esistono altre scansioni temporali che regolano i movimenti della gestante: “A Santa Lucia nu passe é gallina, a Sant’Aniello nu passe é pucuriello”. Nel giorno di Santa Lucia, le donne che aspettano un bambino non devono fare alcun lavoro di casa, nemmeno prepararsi da mangiare; saranno i parenti che prepareranno il cibo e faranno le faccende. Nel proteggere le donne incinte e gli animali gravidi, il Santo - raccontano - pretende devozione assoluta.

La storia e il culto delle tradizioni

Le "voglie" e il potere dell'immaginazione

Il fenomeno in questione va probabilmente inquadrato fra quelli provocati dall’autosuggestione e dev’essere messo in rapporto con altre simili superstizioni, legate alle donne incinte, diffuse nel Napoletano. Guai, per esempio, se la gestante guarda un coniglio o una lepre! C’è il pericolo che suo figlio nasca con le orecchie lunghe e col labbro leporino. Se la donna, poi, ha qualche pur minimo desiderio, bisogna subito appagarlo altrimenti s’imprime nel feto l’immagine dell’oggetto vagheggiato, proprio nella parte del corpo in cui la madre si tocca mentre prova quel desiderio.

Nella mente della futura madre passano spesso anche gusti strani: frutta fuori stagione, cortecce secche d’alberi, gusci d’uova, limoni e simili. In sua presenza bisogna perciò evitare di nominare qualunque cosa possa destarle vaghezza. La donna che ha provato una voglia inappagata si dice golosa e si trovano impronte del "golio": una macchia di vino o di fragola, una fettina di fegato, uno schizzo di cioccolato sulla pelle del neonato. Quando la futura mamma ha il golio, le si devono far guardare le unghie; così non lascerà traccia sul neonato.

Lo Zito, nelle annotazioni, avverte che, trovandosi dove ci sono donne incinte, non bisogna “allecordanno certe cibbe, che po’ assediandole la prena, no’ le potesse avere, e con chesto doliresse; ovvero, che desiandole essa, e no’ ccercanno pe’ qualche rispetto, se toccasse qualche luoco, e tenesse segnata la creatura” e cita alcuni autori i quali sostengono che “la mmaggenazione ‘nchillo caso eje causa potentissima de fare, che la creatura esca co’ le qualetate de la cosa ‘mmaggenata”. Come si nota, anche nella mitologia superstiziosa relativa alle voglie è presente un personaggio che, con le sue parole, può innescare nella gestante un processo immaginativo tale da provocare dei segni sul corpo del feto.

illustrazione antica sui segni della nascita e le leggende popolari

Interpretazioni psicologiche e sociologiche

Indagare quali misteriosi rapporti leghino una madre al figlio che porta in grembo e alle superstizioni popolari è compito assai arduo. Resta tuttavia accertato che qualcuno o qualcosa possono destare nella donna un “complesso” di desiderio, nel caso delle voglie, o di colpa, nel caso di culto di Sant’Agnello. Tali complessi riescono a volte a lasciare un segno più o meno grave sul corpo del nascituro.

Una prima e facile spiegazione di questi misteriosi fenomeni può essere che la madre “autosuggestionata” finirà per convincersi talmente dell’inevitabile “segnatura” del figlio che, dopo il parto, cercherà accuratamente di trovarla e, inevitabilmente, ci riuscirà. La donna che non ha “guardato” Sant’Agnello attribuirà invece alla sua mancanza un eventuale difetto fisico, anche minimo, del figlio. Quella che, in una società più evoluta, sarebbe un’imperfezione scientificamente spiegabile, diviene così la risultanza di un errore o di una mancanza materna.

L’intreccio tra la figura di Santa Lucia, protettrice della vista che subì il martirio durante le persecuzioni di Diocleziano, e quella di Sant’Aniello, crea un solco temporale in cui la donna incinta è chiamata a una vigilanza costante. Mentre i bambini, in alcune parti d’Italia, scrivono e inviano una letterina a Santa Lucia, lasciando cibo per la santa la sera del 12 dicembre, le future madri vivono questi giorni con una solennità dettata da precetti che superano il tempo. La tradizione non è mai solo un gesto arcaico, ma una complessa rete di significati psicologici, in cui la colpa, il desiderio e la cura del nascituro vengono proiettati in una dimensione sacra, rendendo ogni "vizio" o "mancanza" un elemento tangibile nel corpo del bambino che verrà alla luce.

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