Donne Incinte e Inquinamento Atmosferico: Le Ripercussioni Nascoste Sulla Salute del Nascituro e Materna

Aspettare un bambino e portarlo in grembo per un periodo variabile che solitamente rientra nei 280 giorni è un’esperienza unica da ogni punto di vista. Spesso le parole non bastano per spiegare la relazione che si viene a creare tra futura madre e feto. D’altra parte, però, non serve condurre una gravidanza per essere a conoscenza di fenomeni comuni e piccoli vizi che spesso - anche se non necessariamente - caratterizzano i mesi di gestazione. Le nausee mattutine, l’ipersensibilità di gusto e olfatto, l’emotività alle stelle, i piedi che non stanno più dentro le scarpe di sempre e le famose voglie sono ormai fatti sdoganati anche per la nutrita comunità extra-materna. Ci sono però altre curiosità sulla gravidanza che in pochi sanno, essendo il frutto di recenti e specialistici studi scientifici.

Che l’inquinamento faccia male a uomo e ambiente è un dato di fatto. Ma che cosa succede al feto, solo apparentemente al sicuro nell’utero materno? Secondo una ricerca spagnola apparsa sulla rivista Environment International, per esempio, l’esposizione ad inquinanti presenti nell’aria quando si è in dolce attesa può avere concrete ripercussioni sulla salute del nascituro. Questo studio in oggetto avanza l’ipotesi di potenziali implicazioni nella crescita e danni all’apparato respiratorio.

Effetti dell'inquinamento atmosferico sul feto

Il Particolato Fine e i Ritardi di Crescita Fetale: Un Legame Preoccupante

Il team di ricerca dell’Istituto per la salute globale di Barcellona (LsGlobal) ha analizzato i dati riguardanti 1.700 coppie madre-figlio residenti in varie aree della Spagna nel primo trimestre di gravidanza. L’analisi si è riferita all’esposizione delle donne gravide al biossido di azoto e al particolato fine o Pm 2.5, quello causato dal traffico dei veicoli in città. In particolare, i ricercatori hanno confrontato l’indice di massa corporea dei bambini alla nascita e all’età di quattro anni, prendendo in considerazione anche altri fattori come peso e altezza. I risultati raccolti portano a pensare che un’esposizione significativa alle polveri Pm 2,5 nei primi tre mesi di gravidanza potrebbe essere associata a ritardi nella crescita fisica del bimbo nei primi anni di vita.

L’inquinamento è responsabile della nascita di bambini sottopeso? Purtroppo la risposta è sì. Un ampio studio, pubblicato on line su The Lancet Respiratory Medicine, è stato condotto tra il 1994 e il 2011 su 74.178 partorienti, in 12 Paesi europei. Si è puntato il dito, in particolare, sulle polveri sottili che provengono dal gas di scappamento degli automezzi, dagli impianti di riscaldamento e dalle attività industriali. E si è stimato che all’aumento delle polveri sottili nell’aria corrisponde un preciso tasso di rischio di una minore crescita del feto, anche se la percentuale di polveri era al di sotto dei valori-limite fissati dalle norme europee. Quindi, lo smog è associato al rischio di ipotrofia fetale: bambini che alla nascita pesano meno di 2 chili e mezzo e hanno il cranio con un perimetro ridotto rispetto alla media. I ricercatori hanno stimato che se i livelli fossero stati ridotti a 10 microgrammi, vale a dire il valore-limite definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ci sarebbe stato un calo del 22% nelle nascite di bimbi sottopeso.

Anche l’incremento dei livelli della proproteina convertasi subtilisina/kexina di tipo 9 (PCSK9), uno dei principali regolatori della colesterolemia LDL (quello che comunemente chiamiamo “colesterolo cattivo”), è stato correlato all'inquinamento. La ricerca, coordinata dalla ricercatrice Chiara Macchi e pubblicata nella rivista scientifica Environment International, ha dimostrato che non si tratta soltanto di un valore ematico sbagliato, perché le conseguenze sono tangibili. L’età gestazionale del bambino alla nascita, infatti, si riduce di circa una settimana per ogni incremento di 100ng/mL dei livelli circolanti di PCSK9; un impatto che è ancora maggiore quando la neomamma ha respirato livelli particolarmente elevati di PM2.5. Precedenti studi dell’Università di Milano dimostravano una possibile correlazione tra l’inquinamento ambientale e il colesterolo materno, necessario per la crescita fetale, che ha dato il via a ulteriori esplorazioni da parte dei ricercatori dell’Ateneo milanese.

Diagramma PCSK9 e inquinamento

I risultati per esposizione ad inquinanti e basso peso alla nascita, o diminuzione del peso alla nascita negli esposti al confronto con i non esposti sono simili a quelli per nascita pretermine: un’associazione è stata riscontrata soprattutto per PM 2.5 che del resto è il più frequente inquinante studiato e, in un minor numero di studi, per biossido di zolfo (SO2). Un’associazione con basso peso per età gestazionale è stata studiata solamente in due degli studi considerati: uno pubblicato nel 2012 non ha riscontrato alcuna associazione, mentre l’altro pubblicato nel 2015 ha trovato un’associazione per esposizione a PM2.5.

Inquinamento e Apparato Respiratorio del Nascituro: Un Rischio D'Asma

Lo smog respirato dalle mamme durante la gravidanza provoca un aumento del rischio di asma per il futuro nascituro. Per arrivare a questa conclusione i ricercatori hanno seguito i primi 10 anni di vita di oltre 65mila bambini canadesi. In particolare, ne hanno valutato l’esposizione ad alcune sostanze inquinanti come il particolato fine, il monossido di carbonio, il monossido d’azoto, mettendole in relazione al rischio di asma per i nascituri. «Che la presenza di aria inquinata influisca sullo scatenamento e sull’amplificazione delle manifestazioni cliniche dell’asma è ormai da tempo risaputo - sottolinea il dottor Lamberto Maggi, responsabile dell’Unità Operativa di Pneumologia di Humanitas Gavazzeni Bergamo -. A conclusioni simili era giunta una ricerca presentata alla conferenza dell’American Thoracic Society del 2014. Anche secondo questo precedente studio l’esposizione all’inquinamento di donne incinte al secondo trimestre di gravidanza rappresentava un fattore di rischio di asma per i bambini. «Ovviamente ci vorranno ulteriori conferme a quanto sostenuto dai ricercatori canadesi - conclude il dottor Maggi -, ma questi risultati sono comunque importanti perché ci spingono a mantenere la giusta attenzione per la salute dell’ambiente.»

Se una donna incinta soffre già di asma, respirare aria inquinata peggiora drasticamente i sintomi e dunque incrementa le probabilità di preeclampsia, una condizione che può risultare pericolosa e richiede quindi una stretta sorveglianza medica. Tutti rischi che, chiaramente, possono essere limitati assumendo le terapie appropriate.

La Placenta: Una Barriera Non Più Invalicabile

Le sostanze inquinanti presenti nell’aria possono arrivare fino al bambino nel pancione della mamma. La placenta costituisce una barriera tra la madre e il feto, e se una volta era ritenuta in grado di “schermare” molte delle sostanze potenzialmente tossiche, ora si sa che non è così. L’alcol e alcuni farmaci, per esempio, possono attraversarla. Che lo stesso potesse avvenire anche per le nanoparticelle non si sapeva. In uno studio (v. Nature) condotto su una ventina di donne dopo la gravidanza, un gruppo di ricercatori belgi ha individuato particelle di particolato fine (black carbon) nella placenta, nella parte rivolta al feto. Il cosiddetto black carbon (carbonio nero, nero di carbone) è il particolato fine, sottoprodotto della combustione dei motori diesel, delle attività industriali, degli incendi.

I ricercatori hanno esaminato campioni della placenta di 23 donne, 10 che avevano partorito a termine e le altre prima del termine. Con una tecnica particolare, che prevede di illuminare il tessuto con il laser e rendere fluorescenti le sostanze con una particolare lunghezza d’onda, hanno individuato le particelle composte da carbone in tutti i campioni di tessuto esaminate. Le piccole frecce bianche indicano le nanoparticelle di particolato fine rinvenute nella placenta. Il risultato dimostra per ora semplicemente che particelle di questa natura possono essere trasportate attraverso la circolazione sanguigna e che sono in grado di attraversare la placenta e raggiungere il lato rivolto verso il feto.

Studi precedenti avevano fatto emergere alcuni collegamenti tra esposizione e parto prematuro, basso peso alla nascita, problemi respiratori infantili. I ricercatori della Queen Mary University di Londra hanno esaminato le placente di cinque donne incinte che vivevano nella città britannica, non fumatrici. Il team ha studiato un totale di 3'500 cellule macrofagiche placentari e le ha esaminate con un microscopio ad alta potenza, trovando minuscole particelle di carbonio, create dalla combustione di combustibili fossili. "La maggior parte delle particelle fuligginose - spiegano i ricercatori - dovrebbe essere inghiottita dai macrofagi all'interno delle vie aeree materne."

Placenta e nanoparticelle di carbonio

Oltre il Respiro: Malformazioni, Nascita Pretermine e Morte Fetale

Da tempo le indagini epidemiologiche hanno evidenziato che l'aria sporca è associata a effetti negativi in gravidanza, dal parto prematuro al basso peso dei bambini alla nascita. Però non è affatto chiaro come l’inquinamento possa indurre queste conseguenze, se ci sia un’azione diretta sul feto, oppure se il particolato fine provochi dei cambiamenti nell’organismo della madre, per esempio un aumento dell’infiammazione, che a sua volta produce effetti sul corso della gravidanza e sul bambino. Di sicuro si sa ormai che l'inquinamento danneggia la salute in modi meno ovvi di quanto si tenda a pensare. Bronchi e polmoni non sono infatti gli unici organi a essere colpiti. Lo ha rivelato una ricerca presentata al Congresso Internazionale della Società Respiratoria Europea, che suggerisce un possibile meccanismo di come i feti vengano influenzati dall'inquinamento.

Le cause principali di esiti riproduttivi avversi non sono ancora completamente chiarite, ma oltre al grande gruppo delle malattie materne in gravidanza e delle patologie legate al parto, vi sono evidenze sul fatto che le cause ambientali possano giocare un ruolo importante. Come spiegato nella sessione sul fumo, una delle cause più ampiamente e da tempo studiate è l’effetto dell’esposizione a fumo passivo soprattutto materno durante la gravidanza. Tuttavia, negli ultimi anni si sono accumulate evidenze anche sugli effetti negativi sulla salute riproduttiva dell’inquinamento atmosferico e più in generale ambientale.

Una revisione della letteratura ha preso in considerazione vari esiti avversi fetali e neonatali della gravidanza, tra cui la morte fetale in utero, definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come morte a una età gestazionale superiore a 28 settimane o a un peso pari o superiore a 1000 grammi. La nascita pretermine, ossia la nascita prima delle 37 settimane di gestazione, è una causa importante di mortalità non solo in epoca neonatale ma anche nei primi 5 anni di vita e di morbilità anche in epoche successive. Il basso peso alla nascita (inferiore a 2500 grammi) o un minore peso alla nascita negli esposti rispetto ai non esposti o un basso peso alla nascita rispetto all’età gestazionale (SGA), sono tutti importanti indicatori di minore crescita fetale, e anch’essi associati - come la prematurità - a un eccesso di mortalità precoce e di morbilità anche a lungo termine. Infine, le malformazioni congenite, un’altra importante causa di mortalità soprattutto neonatale e infantile, seconde solo, nei paesi ad altro reddito, alla nascita pretermine. È importante disporre di dati quantitativi e riassuntivi che indichino quanto l’inquinamento atmosferico giochi un ruolo in questi esiti che sono comunque multifattoriali.

I criteri di eleggibilità per questi studi hanno incluso l'esposizione ad inquinanti atmosferici compresi particolato (PM5, PM10), idrocarburi policiclici aromatici (IPA), monossido di carbonio (CO), anidride solforosa (SO2), monossido di azoto (NO), biossido di azoto (NO2), ozono (O3), benzene, considerando l'intera gravidanza come finestra di esposizione.

Per quanto riguarda la nascita pretermine, gli studi di revisione considerati coprono un periodo dal 2012 al 2018. Gli inquinanti maggiormente studiati sono i particolati, in particolare il PM2.5 e, meno frequentemente, il PM10; per ambedue gli inquinanti le metanalisi considerate sono concordi per un’associazione con nascita pretermine. Solo due revisioni sistematiche con metanalisi hanno preso in considerazione anche altri inquinanti: un’associazione significativa è stata trovata per esposizione a CO, mentre per esposizione a NO2 e O3 non vi sono dati consistenti. Alcune revisioni sistematiche senza metanalisi hanno invece considerato studi di esposizione a SO2 e hanno riportato un’associazione anche per questo inquinante.

Le malformazioni congenite sono state analizzate in articoli di revisione che hanno esaminato come esiti le malformazioni cardiache e oro-facciali. In ambedue gli articoli è stata riscontrata un’associazione tra esposizione a NO2 e coartazione dell’aorta e in uno dei due articoli anche per la stessa esposizione con tetralogia di Fallot. Per ambedue gli esiti è stata anche trovata un’associazione per esposizione a SO2. Infine, uno dei due articoli ha trovato anche un’associazione tra esposizione a PM10 e difetto del setto interatriale. Un articolo primario pubblicato successivamente al 2014 effettuato in Cina su una larga casistica ha confermato un’associazione tra esposizione a particolati (PM2.5) con un effetto dose risposta.

È disponibile un’unica revisione sistematica con metanalisi sulla morte fetale pubblicata nel 2016 che ha trovato un’associazione con esposizione a PM 2.5. Uno studio caso controllo più recente su un’ampia casistica ha confermato l’associazione.

Mappa delle emissioni di SO2

Disordini Ipertensivi e Rischio di Taglio Cesareo

Un altro aspetto indagato è quello dei disordini ipertensivi in gravidanza e la pre-eclampsia (una particolare e più grave forma di ipertensione), che hanno una prevalenza rispettivamente intorno al 10 e al 2%, con tassi più elevati nei paesi a basso reddito, e sono a loro volta responsabili, per ciò che riguarda gli esiti sul neonato, di scarsa crescita in utero e basso peso alla nascita. Sono disponibili due sole revisioni sistematiche con metanalisi pubblicate entrambe nel 2014. Entrambe riportano un’associazione tra esposizione a NO2 durante tutta la gravidanza e disordini ipertensivi e pre-eclampsia e una delle due per gli stessi esiti ed esposizione a particolato (PM5 e PM10).

Non solo: all’incremento dei livelli della proteina PCSK9, aumentano anche le probabilità di dover fare ricorso a un taglio cesareo d’emergenza. Questo è associato, per esempio, a un peso più basso del neonato alla nascita: è molto indicativa in questo senso una ricerca condotta a Pechino durante le Olimpiadi del 2008, un bimestre in cui le autorità hanno dovuto intraprendere misure drastiche per rendere più pulita un’aria altrimenti irrespirabile. L'aumento del rischio di parto pretermine è suffragato dai dati scientifici. Studi internazionali sembrano, infatti, osservare che respirare aria inquinata da PM2.5 da parte della mamma sia causa di peso più basso alla nascita o di parto pretermine, dove il particolato fine sarebbe “colpevole” di oltre 2,7 milioni di nascite anticipate nel mondo, pari al 18% del totale, secondo uno studio dello Stockholm Environment Institute dell’Università di York.

L'Inquinamento e lo Sviluppo Neurologico: Il Rischio di Disturbi dello Spettro Autistico

Un’altra meta-analisi dell’Università di Harvard mette in guardia da un pericolo che, al di fuori dell’ambiente scientifico, sarebbe stato difficile addirittura da immaginare. Sembra infatti che, se la futura madre respira livelli particolarmente elevati di particolato fine (PM2.5) durante il terzo trimestre di gravidanza, il figlio abbia maggiori probabilità di presentare un disturbo dello spettro autistico. Un’eventualità che, come le altre, sarà sicuramente oggetto di ulteriori approfondimenti. Non ultimo, l’autismo: una metanalisi del 2021, suggerisce un’associazione tra esposizione e livelli di PM2.5 particolarmente elevati, specificatamente durante il terzo trimestre di gravidanza, e probabilità superiori per il feto di sviluppare disturbo dello spettro autistico.

Lo stress e l'esposizione all'inquinamento durante la gravidanza potrebbero modificare l'attività di alcuni geni con ripercussioni potenziali sul bebè. Lo suggerisce uno studio del Dipartimento di Scienze del Sistema Nervoso e del Comportamento dell'Università di Pavia e del Developmental Psychobiology Lab della Fondazione Mondino di Pavia pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry. Lo studio approfondisce la complessa relazione tra lo stress materno prenatale causato dalla pandemia e l'esposizione alle particelle fini con un diametro inferiore a 2,5 micrometri (PM2.5). La ricerca si è concentrata in particolare sulla regolazione dell'attività del gene del trasportatore della serotonina (SLC6A4, importante per la regolazione dell'umore) e sulle implicazioni per il benessere infantile. Gli effetti sono stati particolarmente evidenti quando l'esposizione a PM2.5 elevato è avvenuta durante il secondo trimestre di gravidanza. Questo suggerisce una possibile finestra temporale sensibile per gli impatti sullo sviluppo legati allo stress e alle esposizioni ambientali. "I nostri risultati sottolineano l'importanza di comprendere come i fattori ambientali, come l'inquinamento, interagiscono con gli eventi stressanti materni per influenzare lo sviluppo dei neonati - spiega l'autore principale Livio Provenzi - Questa ricerca mette in evidenza un periodo critico durante la gravidanza durante il quale gli effetti combinati dello stress e dell'esposizione all'inquinamento atmosferico dovrebbero essere non trascurati."

La Gravidanza Come Periodo Vulnerabile: Meccanismi e Sfide della Ricerca

La gravidanza è un periodo vulnerabile in cui diverse esposizioni possono portare ad una molteplicità di effetti sulla madre, sul feto e sul neonato. L’effetto degli inquinanti atmosferici che, anche in questo caso, è simile a quello del fumo, è difficile da investigare proprio perché si interseca con quello di altre esposizioni e, soprattutto, di patologie materne. Sono stati proposti molti meccanismi plausibili e non dissimili da quelli ipotizzati o provati in altre epoche della vita dell’individuo e per altri danni da inquinamento, quali stress ossidativo e infiammazione. Una particolarità è che il danno è per lo più mediato da un danno alla placenta, organo centrale per la salute del feto.

Mentre sono disponibili diverse revisioni sistematiche che confermano un’associazione tra esposizione a particolati e nascita pretermine, basso peso alla nascita e morte fetale, le evidenze per altri inquinanti sono meno sicure e/o si basano su un numero inferiore di studi. Fa eccezione per peso alla nascita ma anche - pur con meno evidenze - per prematurità l’esposizione a SO2. Egualmente sembra assodata un’associazione tra esposizione a inquinanti e malformazioni cardiache, in particolare per NO2 e particolato atmosferico. In diverse revisioni e articoli primari sono indagate le finestre di esposizione maggiormente dannose - in termini di trimestre di esposizione - senza arrivare a riscontri sicuri.

In accordo con la teoria della Developmental Origins of Health and Disease, gli esiti a cui abbiamo accennato e che sono oggetto della revisione possono giocare un ruolo non solo in età neonatale e infantile, ma per l’intera vita. È importante ricordare che i dati finora disponibili, almeno in termini di revisioni della letteratura, stanno arricchendosi di dati provenienti da recenti studi primari in paesi quali ad esempio Cina e India dove l’inquinamento atmosferico è molto alto e accompagnato da un alto inquinamento indoor e dove ci si aspettano ancora maggiori effetti sulla salute riproduttiva.

L'Urgenza di Agire: Tutela Ambientale per le Future Generazioni

Le evidenze emerse dalla letteratura sottolineano l’urgenza di azioni strategiche di tutela ambientali al fine di contenere il rischio sulla salute umana delle generazioni presenti e future. Quanto danni fa l’inquinamento atmosferico? Man mano che la comunità scientifica monitora e analizza i dati, la lista delle risposte si allunga sempre più. Se ormai appare quasi scontato che lo smog sia un fattore di rischio per l’asma infantile e per il cancro al polmone anche in persone che non hanno mai fumato, più raro è sentir parlare delle conseguenze in gravidanza.

Ciò ci dimostra, ancora una volta, quanto le misure per mantenere più pulita l’aria - dai limiti al traffico fino alla sostituzione delle caldaie - possano apparire impopolari, ma soltanto a uno sguardo superficiale. Agendo in questa direzione, non solo si tutela la salute delle donne in gravidanza e dei nascituri, ma si promuove un benessere più ampio per l'intera comunità. I governi hanno il dovere di agire. E aspettando che questo succeda, le mamme in attesa come possono difendere il loro bambino? La risposta definitiva è complessa, ma la consapevolezza e l'impegno collettivo per un ambiente più sano rappresentano il primo passo cruciale.

Qualità dell'aria e misure di prevenzione

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