La fertilità rappresenta un aspetto centrale della salute riproduttiva, un tema che oggi assume una rilevanza sociale e clinica senza precedenti. La tendenza a posticipare la ricerca di una gravidanza è dettata da molteplici fattori: carriera, stabilità finanziaria o, più semplicemente, la ricerca del momento di vita più opportuno. Tuttavia, questo scenario si scontra con una realtà biologica precisa: l'età è il fattore determinante nella capacità di concepimento. Comprendere come cambiano le dinamiche riproduttive con il passare degli anni non è solo un atto di informazione, ma una necessità per poter effettuare scelte consapevoli.

L'evoluzione dei tempi: il fenomeno del menarca precoce
Un ampio studio statunitense ha evidenziato come l’età della prima mestruazione sia passata da 12,5 anni, per le donne nate tra il 1950 e il 1969, a 11,9 anni per quelle nate dopo il 2000. Secondo la ricerca, inoltre, il tempo medio necessario affinché il ciclo mestruale diventi regolare è aumentato. I risultati evidenziano come nelle donne nate dal 1950 al 1969 i tassi di menarca precoce e molto precoce fossero, rispettivamente, dell’8,6% e dello 0,6%, mentre per quelle nate nel 2000-2005 15,5% e 1,4%. Nei due gruppi, infine, la percentuale delle partecipanti che hanno raggiunto la regolarità del ciclo mestruale entro due anni dal menarca è scesa dal 76% al 56%.
Questi dati pongono una sfida per il futuro. È quindi fondamentale per la salute riproduttiva avere una corretta alimentazione, fare sport, essere normopeso, evitare fumo e limitare l’esposizione a inquinanti, metalli e interferenti endocrini (diffusi soprattutto in alcuni alimenti e confezioni plastiche). In questo scenario, può essere utile per le giovani donne considerare la possibilità di crioconservare gli ovociti prima dei 35 anni, durante la finestra di maggiore fertilità femminile, ricorrendo al cosiddetto “social freezing”, una tecnica che permette di preservare la fertilità e ricercare una gravidanza più avanti nel tempo.
La finestra di fertilità femminile e la riserva ovarica
Una donna entra nella sua fase fertile dal momento della prima mestruazione fino all’inizio della menopausa. La finestra di fertilità femminile è quindi compresa tra i 14 e i 45 anni, per un periodo di circa 30 anni. Il periodo più fertile nella vita di una donna è di solito intorno ai 20 anni, con un progressivo declino della fertilità dai 30 anni in poi, che si accentua dopo i 35 anni.
La perdita della capacità riproduttiva è legata in modo indissolubile alla riserva ovarica. Al momento della nascita, le donne sono già dotate di un determinato numero di ovociti, che si esauriscono gradualmente con gli anni, fino a terminare completamente, senza alcuna possibilità di rigenerarsi. La perdita dei follicoli primordiali è un processo incessante che inizia già nella vita fetale: alla nascita il patrimonio ovocitario è ridotto a 1-2 milioni (dai circa 6 milioni di partenza), fino ad arrivare a 300-500.000 follicoli all'inizio della pubertà. Durante la vita riproduttiva, solo 300-400 follicoli raggiungeranno la maturità, mentre tutti gli altri verranno perduti.

Il declino biologico dopo i 35 anni
A partire dai 35 anni, la fertilità della donna peggiora e questo implica la considerazione di diversi rischi. Una donna fertile di 30 anni ha circa il 20% di possibilità di concepire ogni mese. All’età di 40 anni, questa probabilità scende a meno del 5% per ciclo, il che significa che meno di 5 donne su 100 di questa età otterranno una gravidanza ogni mese.
La riduzione della fertilità nella donna oltre i 35 anni dipende da fattori legati all'ovocita e altri "ovocita indipendenti" (come la fibromatosi uterina o problemi di salute generale). L'ovaio è il fattore più critico: con il crescere dell’età della donna si verificano infatti una riduzione dei follicoli primordiali, una diminuzione del potenziale di sviluppo dell'ovocita e una conseguente maggiore proporzione di ovociti di scarsa qualità. Con il passare del tempo, molti ovuli avranno cromosomi in più o in meno, aumentando il rischio di anomalie come la sindrome di Down.
Dinamiche della fertilità maschile
La fertilità maschile, a differenza di quella femminile, non subisce un brusco arresto come la menopausa, ma diminuisce con l’età. Gli uomini sono in grado di concepire oltre i 40 o 50 anni, ma diversi fattori legati all’età possono influenzare la loro fertilità. L'orologio biologico dell’uomo è destinato a cambiare con il tempo, riducendo innanzitutto il volume dell’eiaculato e la mobilità degli spermatozoi, che diminuisce per una percentuale che varia dal 4 al 18%.
L’eiaculato, invece, si riduce dal 3 al 22%, proprio perché il suo volume è direttamente collegato all’invecchiamento delle vescicole seminali. Anche il rischio di alterazioni genetiche nello sperma aumenta, il che potrebbe influenzare la salute del futuro bambino. Sebbene l’età avanzata negli uomini non impedisca del tutto il concepimento, può ridurre le probabilità di una gravidanza sana e di successo.
Rischi associati alla gravidanza in età avanzata
Oggi sono sempre di più le donne che cercano una gravidanza in tarda età. A prescindere dalle motivazioni, è bene che sappiano che più la gravidanza è tardiva, più aumenta il rischio di complicazioni. Tra queste figurano le gravidanze multiple, l'aumento della probabilità di avere gemelli a causa dei cambiamenti ormonali, il diabete gestazionale, che richiede un rigoroso controllo del glucosio, e l’ipertensione arteriosa.
Vi è inoltre una maggiore probabilità di parto pretermine, basso peso alla nascita e un aumento del rischio di complicazioni che possono richiedere un parto cesareo. Infine, la perdita della gravidanza, con un aumento del rischio di aborto spontaneo e di nati morti, è strettamente associato alla qualità degli ovuli e a condizioni croniche pregresse.
Speciale Nutrizione e PMA "Nutrizione e riserva ovarica: modulare l'invecchiamento ovarico"
Tecniche di riproduzione assistita e prospettive future
La medicina moderna ha fatto passi importanti nel settore della procreazione. Sebbene la legge spagnola, ad esempio, non stabilisca un’età massima, presso cliniche specializzate si effettuano trattamenti di riproduzione assistita solitamente fino ai 50 anni, per motivi medici ed etici. I trattamenti più comuni includono la fecondazione in vitro (FIVET), in cui gli ovuli vengono fecondati in laboratorio, e l'iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI), ideale in caso di problemi di qualità spermatica.
Nei casi in cui la qualità o la quantità degli ovuli è un problema, la donazione di ovuli da una donatrice più giovane può essere un’opzione, così come la donazione di embrioni. La diagnostica genetica preimpianto (DGP) consente di esaminare gli embrioni per verificare la presenza di anomalie cromosomiche prima del trasferimento, un passaggio fondamentale per le pazienti più mature. Ogni caso deve essere valutato individualmente, considerando lo stato di salute generale e la qualità dei gameti.
La ricerca scientifica continua a esplorare nuove frontiere: i ricercatori dell’Università di Harvard hanno dimostrato, nell’animale da esperimento, che cellule germinali staminali prodotte nel midollo osseo possono arrivare fino all’ovaio, attraverso il circolo sanguigno, rivitalizzandolo. Questi studi aprono la strada a ipotetiche future terapie di rigenerazione ovarica, sebbene al momento la diagnosi precoce e la pianificazione consapevole rimangano gli strumenti più efficaci per proteggere il progetto di genitorialità.