La nascita di un bambino è un evento complesso e profondamente personale, la cui gestione richiede un'attenzione meticolosa alla sicurezza della madre e del feto, l'applicazione di linee guida consolidate e un approccio di assistenza altamente personalizzato. In un contesto che evolve costantemente, l'obiettivo primario rimane garantire un'esperienza di parto positiva e sicura per tutte le donne. Questo articolo esplora le diverse fasi del travaglio e del parto vaginale, sia spontaneo che assistito, dettagliando le procedure mediche, le opzioni disponibili per il controllo del dolore, le cure immediate post-parto e le importanti considerazioni relative all'ambiente e al supporto emotivo, comprese le attuali disposizioni che riguardano la presenza di persone di fiducia. Le procedure descritte si applicano alle donne incinte che, in assenza di sintomi o indicazioni specifiche di rischio infettivo, affrontano il parto secondo le linee guida standard, evidenziando che per la donna in travaglio il focus primario è la cura ostetrica. La presenza di un partner o di una persona di supporto, tuttavia, è soggetta a specifiche misure precauzionali per la sicurezza di tutti.
La Preparazione al Parto e il Supporto alla Donna: Un Approccio Integrato
La gestione del parto vaginale spontaneo è intrinsecamente legata al monitoraggio continuo della sicurezza materna e fetale, una priorità assoluta fin dalle prime fasi del travaglio. Per assicurare questa sicurezza, è fondamentale che siano sempre disponibili personale clinico altamente qualificato e attrezzature adeguate, pronte a intervenire in qualsiasi momento.
Monitoraggio e Sicurezza Costanti
Il processo del parto è un equilibrio dinamico che richiede un'osservazione costante. Questo include la valutazione dei parametri vitali della madre, come la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca e la respirazione, oltre al monitoraggio del benessere fetale attraverso la cardiotocografia, che registra la frequenza cardiaca del feto e le contrazioni uterine. L'obiettivo è identificare tempestivamente qualsiasi variazione che possa richiedere un intervento, garantendo così la massima protezione per entrambi.
L'Importanza del Supporto Emotivo e la Questione del Tampone
Il travaglio e il parto sono esperienze che traggono grande beneficio dal supporto emotivo e pratico. Le pazienti possono essere accompagnate dal loro partner o da un'altra persona di supporto o da una doula. Questa vicinanza è un fattore chiave per il benessere psicologico della donna, aiutandola a gestire il dolore e l'ansia. Per quanto riguarda la presenza del partner o di una persona di fiducia da lei scelta, questa è pienamente consentita e incoraggiata. Tuttavia, per tutelare la salute di tutti e conformemente alle linee guida sanitarie, il papà o la persona di fiducia potrà stare al fianco della partoriente previa esecuzione di un tampone antigenico rapido, il cui esito si ottiene in circa 15 minuti. Questa misura non si applica direttamente alla donna in travaglio, per la quale la priorità è l'assistenza ostetrica al parto in corso, ma garantisce un ambiente più sicuro per tutti i presenti, in particolare in relazione alla diffusione di agenti patogeni.
Libertà di Movimento e il Ruolo Essenziale dell'Ostetrica
Durante il travaglio e il parto, assumere posizioni libere è una pratica fortemente incoraggiata, in quanto favorisce la progressione del travaglio e aiuta significativamente nella gestione del dolore. L'ostetrica, figura centrale e insostituibile in questo percorso, affiancherà la donna per tutta la durata del travaglio e del parto. Sarà lei a poter consigliare varie posizioni da assumere, ma sarà sempre la donna a scegliere quella più confortevole e che le permetterà di trovare maggior giovamento, compatibilmente con l'andamento del travaglio e il benessere fetale. Questo approccio basato sulla libertà di movimento e sul supporto professionale evidenzia l'importanza di un'assistenza incentrata sulla donna e sulle sue esigenze individuali.

L'Induzione Medica del Travaglio
L'induzione medica al travaglio è una procedura che viene eseguita strettamente per indicazioni cliniche, ovvero quando è necessario anticipare la nascita per motivi di salute della madre o del feto. Questa decisione è sempre presa da un team medico dopo un'attenta valutazione, bilanciando i benefici dell'induzione con i potenziali rischi, per garantire l'esito più sicuro possibile.
La Fase Espulsiva del Feto: Il Cuore del Parto
La seconda fase del travaglio, nota come fase espulsiva, rappresenta il momento culminante in cui il feto viene al mondo. Questa fase richiede un'attenta gestione per garantire la sicurezza sia della madre che del bambino.
Dall'Esplorazione Vaginale al "Crowning"
Durante la seconda fase del travaglio, l'ostetrica o il medico esegue un'esplorazione vaginale per determinare la posizione e il livello della testa del feto; la testa è solitamente la parte presentata. Questo passaggio è cruciale per comprendere l'andamento della discesa e orientare le successive azioni. La paziente è invitata a spingere fino a quando si vede la "corona" del feto, un termine che indica che la testa del feto (o l'altra parte presentata) appare all'introito vaginale e non si ritrae tra le contrazioni, applicandosi saldamente. Questo è un segno che il parto è imminente.
Tecniche per Minimizzare il Danno Perineale
Per ridurre al minimo il danno perineale della madre durante il parto, i medici (o altri assistenti per la nascita) controllano quanto rapidamente il capo viene partorito. Questo controllo viene attuato comunicando con la paziente su quando spingere e quando fare una pausa, guidandola attraverso le contrazioni. I medici pongono le mani sulla testa del feto e sul perineo della madre per fornire supporto e per guidare il parto, un gesto fondamentale per proteggere i tessuti materni e facilitare una nascita dolce.
Gestione di Situazioni Specifiche: Il Cordone Ombelicale e le Spalle
Quando la testa del neonato emerge, il medico determina se il cordone ombelicale è avvolto intorno al collo. Se lo è, il medico deve cercare di far scivolare il cordone dal collo e sopra la testa. Se il cordone non può essere rimosso rapidamente in questo modo, può essere clampato e tagliato. Subito dopo l'espulsione della testa, il corpo del feto ruota, cosicché le spalle si portano in una posizione antero-posteriore. Una delicata pressione verso il basso esercitata sulla testa del feto fa disimpegnare la spalla anteriore al di sotto della sinfisi pubica. A questo punto la testa viene delicatamente sollevata affinché la spalla posteriore scivoli al di sopra del perineo, seguita senza difficoltà dal resto del corpo del bambino. Se la trazione e la spinta materna appropriate non espongono la spalla anteriore, il medico deve spiegare alla donna che cosa deve essere fatto dopo e iniziare la gestione di un feto con distocia delle spalle, una complicanza che richiede manovre specifiche e tempestive.

Cura Immediata del Neonato: Aspirazione e Clampaggio del Cordone
Immediatamente dopo la nascita, il naso, la bocca e la faringe del neonato devono essere aspirati con una siringa a bulbo per rimuovere il muco e i liquidi, un'azione che aiuta l'inizio della respirazione. Successivamente, il cordone deve essere serrato con due pinze e tagliato tra le pinze, e una clip di plastica deve essere applicata a circa 2-3 cm di distanza dall'inserzione del cordone sul neonato. Se si sospetta una compromissione fetale o neonatale, un segmento di cordone ombelicale va clampato con due pinze per eseguire l'emogasanalisi sul sangue arterioso. Un pH arterioso superiore a 7,15 a 7,20 è considerato normale, indicando un buon equilibrio acido-base.
Per tutti i bambini, e in particolare per i neonati prematuri, si consiglia di ritardare il serraggio del cordone ombelicale per 30-60 secondi. Questa pratica aumenta le riserve di ferro, che forniscono possibili benefici per lo sviluppo a lungo termine per tutti i bambini e, per i neonati prematuri, un miglioramento della circolazione transitoria e una riduzione del rischio di enterocolite necrotizzante ed emorragia intraventricolare. È importante notare che un lieve aumento del rischio di necessitare fototerapia è un possibile effetto collaterale. Un'alternativa al clampaggio ritardato nei bambini prematuri è la mungitura del cordone ombelicale, che comporta la spinta del sangue verso il bambino afferrando e stringendo (mungendo) il cordone prima che venga clampato. Tuttavia, le evidenze scientifiche a favore o contro la mungitura del cordone ombelicale sono ancora insufficienti per una raccomandazione universale. Il neonato è asciugato con cura, poi posto sull'addome della madre per favorire il contatto pelle a pelle o, se è necessaria la rianimazione, in un incubatore riscaldato.
Parto Operativo Vaginale: Strumenti a Supporto della Nascita
In alcune circostanze, il progresso del travaglio può richiedere un intervento per facilitare il parto vaginale. Il parto operativo vaginale (POV) è una procedura ostetrica che prevede l'applicazione alla testa del feto del forcipe o della ventosa.
Parto assistito dal vuoto: comprendere la procedura, i benefici e i rischi
Quando è Necessario un Intervento Strumentale
Un forcipe o una ventosa vengono utilizzati per facilitare il parto vaginale quando il secondo stadio del travaglio potrebbe prolungarsi, ad esempio, perché la madre è troppo esausta per spingere in modo adeguato o a causa di un'anestesia regionale epidurale che inibisce le spinte vigorose. Un altro scenario in cui l'intervento è necessario è quando il bambino deve essere partorito rapidamente a causa di una sofferenza fetale. Infine, la donna potrebbe avere un disturbo, come una disfunzione cardiaca, che richiede di evitare di spingere durante la seconda fase del travaglio. È importante sottolineare che, se le condizioni materno-fetali lo permettono e ci sono evidenze di progressione della testa fetale, possono essere consentite fino a 2 ore di spinte attive nelle pluripare e 3 ore di spinte attive nelle nullipare prima di considerare un intervento. Le indicazioni per il forcipe e la ventosa ostetrica sono sostanzialmente le stesse.
Forcipe e Ventosa Ostetrica: Indicazioni e Rischi
Sebbene siano strumenti preziosi in situazioni specifiche, entrambe le procedure presentano dei rischi. Lacerazioni perineali di terzo e quarto grado e lesioni dello sfintere anale tendono a essere più comuni dopo un parto con forcipe rispetto a quello con ventosa. Altri rischi fetali derivanti dall'uso del forcipe includono lacerazioni facciali e paralisi del nervo facciale, abrasioni corneali, traumi oculari esterni, frattura del cranio ed emorragia intracranica. Per quanto riguarda il parto assistito con la ventosa, i rischi fetali comprendono lacerazione del cuoio capelluto, formazione di cefaloematoma ed emorragia subgaleale o endocranica; sono state anche riportate emorragie retiniche e un aumento dei tassi di iperbilirubinemia. L'importanza dell'uso appropriato, corretto e sicuro di questi strumenti non può essere sottovalutata per ridurne le eventuali complicanze.
L'Episiotomia: Quando e Come
L'episiotomia, un'incisione chirurgica del perineo, non viene eseguita di routine per la maggior parte dei parti vaginali. È una procedura che si riserva a situazioni specifiche, tipicamente per evitare lesioni dello sfintere anale se si anticipa una lacerazione di terzo o quarto grado (p. es., parto con forcipe, macrosomia fetale) o se il parto deve essere accelerato (p. es., distocia di spalla, bradicardia fetale).
I rischi dell'episiotomia comprendono il sanguinamento, una scarsa guarigione delle ferite, lesioni ripetute durante i parti successivi, disfunzione del pavimento pelvico, dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali, che colpisce circa il 35% delle donne dopo l'episiotomia) e formazione di fistole. Una potenziale complicanza dell'episiotomia è l'estensione dell'incisione in una lacerazione dello sfintere o del retto.
Esistono due tipi principali di episiotomia:
- Episiotomia mediolaterale: Un'incisione eseguita dal punto medio della commissura posteriore delle labia minora con un angolo di 45-60° lateralmente su entrambi i lati. Questa comporta meno rischi di estendersi e causare lesioni allo sfintere anale (lesione perineale di terzo o quarto grado), ma è più difficile da riparare rispetto a un'episiotomia mediana.
- Episiotomia mediana: Un'incisione eseguita dal punto mediano della commissura posteriore delle labia minora direttamente verso il retto.
Dopo l'esecuzione di un'episiotomia, l'integrità dello sfintere deve essere valutata mediante esame rettale. L'episioproctotomia, che consiste in un'incisione prolungata intenzionalmente verso il retto, non è raccomandata a causa dell'elevato rischio di fistola rettovaginale.
Il Secondamento: L'Espulsione della Placenta
La terza fase del travaglio, o secondamento, è il periodo che intercorre tra l'espulsione del feto e l'espulsione della placenta. Sebbene spesso sottovalutata, la gestione attiva di questa fase è cruciale per la salute materna.
Gestione Attiva per Prevenire l'Emorragia Post-Partum
La gestione attiva della terza fase del travaglio è una pratica consolidata e universalmente riconosciuta per ridurre significativamente il rischio di emorragia postpartum, che rappresenta una delle principali cause di morbilità e mortalità materna a livello globale. Questa strategia proattiva mira a ottimizzare il processo di distacco ed espulsione della placenta e a favorire una contrazione uterina efficace.
Il Ruolo Cruciale dell'Ossitocina
La gestione attiva include la somministrazione alla donna di un farmaco uterotonico, come l'ossitocina, non appena il feto viene partorito. I farmaci uterotonici svolgono un ruolo decisivo nel stimolare e mantenere le contrazioni dell'utero. Questo è fondamentale perché la causa più comune di emorragia postpartum è l'atonia uterina, ovvero l'incapacità dell'utero di contrarsi efficacemente dopo il parto per comprimere i vasi sanguigni aperti nella sede placentare. L'ossitocina può essere somministrata come 10 unità IM (intramuscolo) o come infusione di 20 unità/1000 mL di soluzione fisiologica a 125 mL/h. È di vitale importanza sottolineare che l'ossitocina non deve però essere somministrata sotto forma di un bolo endovenoso rapido (EV) perché può causare un'aritmia cardiaca, potenzialmente grave per la madre.
Procedure per l'Espulsione della Placenta
Dopo l'espulsione del nascituro e la somministrazione di ossitocina, il medico tira delicatamente il cordone ombelicale e appoggia delicatamente la mano sul fondo dell'utero per percepirne le contrazioni. Il distacco della placenta si verifica generalmente durante la prima o la seconda contrazione successiva alla nascita, spesso accompagnato dalla fuoriuscita del sangue che si raccoglie dietro la placenta in via di distacco. La madre può solitamente aiutare l'espulsione della placenta con una spinta.
Se la madre non è in grado di spingere efficacemente e si ha una perdita ematica abbondante, la placenta può essere espulsa (espressa) ponendo una mano sull'addome ed esercitando una decisa pressione verso il basso (caudale) sul fondo dell'utero. Questa procedura viene eseguita solo se l'utero è ben contratto, perché la pressione esercitata su un utero flaccido ne può provocare l'inversione, una condizione grave e potenzialmente pericolosa. Se questa manovra non dovesse essere sufficiente, il cordone ombelicale va tenuto teso mentre con una mano sull'addome si spinge sull'utero contratto verso l'alto (cefalico), allontanandolo dalla placenta. La trazione energica sul cordone ombelicale deve essere sempre evitata poiché, come detto, può invertire l'utero.
Riconoscere e Gestire una Placenta Anormalmente Aderente
Se la placenta non è stata espulsa entro 45-60 minuti dal parto, può essere necessario il secondamento manuale. Questa procedura richiede un'analgesia appropriata o l'anestesia, data la sua potenziale invasività. Per la rimozione manuale, il medico inserisce un'intera mano nella cavità uterina, distaccando la placenta dalla sua inserzione e infine estraendola con cautela. In tali casi, quando la placenta non si distacca spontaneamente o con le manovre standard, deve essere sempre sospettata una placenta abnormemente adesa (come la placenta accreta, increta o percreta), una condizione che richiede una gestione specializzata e a volte interventi più complessi.
Dopo l'espulsione, la placenta deve essere esaminata attentamente per verificare che sia completa, poiché eventuali frammenti lasciati all'interno dell'utero possono provocare emorragie o infezioni tardive, rappresentando un rischio significativo per la salute materna. Se l'esame rivela che la placenta non è stata rimossa completamente, la cavità uterina deve essere esplorata manualmente. Tuttavia, è importante notare che l'esplorazione manuale dell'utero è considerata fastidiosa per la donna e non è raccomandata di routine, ma solo in caso di sospetto di ritenzione di frammenti placentari.
Assistenza Immediata Post-Partum e Legame Famigliare
Il periodo immediatamente successivo al parto è cruciale per il recupero della madre e per l'instaurarsi del legame con il neonato. Questo lasso di tempo richiede attenzione e cura per entrambi.
Cura Materna Post-Parto: Monitoraggio e Riparazioni
Dopo l'espulsione della placenta, è essenziale massaggiare l'utero per assicurarsi che sia duro e ben contratto. Questa manovra aiuta a prevenire l'emorragia e a favorire l'involuzione uterina. Successivamente, la cervice e la vagina sono esaminate attentamente alla ricerca di lacerazioni che, se presenti, vengono riparate con la stessa cura e precisione di una qualsiasi episiotomia. Questo garantisce una buona guarigione e previene complicazioni future.
Il Momento del Bonding e dell'Allattamento
Una volta accertato che la madre e il neonato si stanno riprendendo normalmente, possono iniziare a creare un legame profondo. Molte madri desiderano iniziare ad allattare al seno immediatamente dopo il parto, e questa pratica deve essere fortemente incoraggiata, in quanto favorisce il bonding, stimola la contrazione uterina e fornisce al neonato il prezioso colostro. La madre, il neonato e il padre o il partner devono avere la possibilità di stare insieme in un ambiente caldo e riservato per un'ora o più per rafforzare il legame genitore-figlio. Successivamente, il neonato può essere portato al nido o lasciato con la madre, in base ai desideri e alle preferenze dei genitori, promuovendo un'assistenza incentrata sulla famiglia. Per la prima ora dopo il parto, la madre deve essere mantenuta in osservazione stretta per assicurarsi che l'utero si stia contraendo (rilevato alla palpazione durante l'esame dell'addome) e per controllare eventuali sanguinamenti, anomalie della pressione arteriosa e lo stato generale di salute.
Domande Frequenti e Consigli Pratici
Nel percorso verso il parto e nell'immediato post-partum, molte domande sorgono, e fornire risposte chiare e basate su evidenze è fondamentale.
- Devo portare ciucci e biberon? No, l'utilizzo di ciucci e biberon è sconsigliato per non interferire con l'avvio dell'allattamento al seno, promuovendo così una nutrizione naturale e il rafforzamento del legame madre-bambino.
- Viene eseguito il clampaggio tardivo del cordone ombelicale e il contatto pelle a pelle tra madre e bambino dopo la nascita? Sì, seguendo le Linee Guida italiane e le evidenze scientifiche più recenti, viene rispettato l'adattamento del neonato alla vita extrauterina, effettuando la recisione tardiva del cordone ombelicale. Viene garantita la completa sicurezza della mamma e del neonato con la presenza costante del neonatologo, che esegue anche il primo controllo e la valutazione immediata delle condizioni del neonato.
- C'è la possibilità di donare il sangue cordonale? Sì, la donazione solidaristica del cordone ombelicale è un servizio offerto da molti Punti Nascita. Per effettuarla, è necessario compilare in maniera adeguata l'apposita documentazione, che richiede dati sulla salute dei futuri genitori. Durante la gravidanza è possibile richiedere informazioni e, durante l'ultima visita, compilare insieme all'ostetrica la documentazione necessaria.
Il Parto Imprevisto Fuori Struttura Ospedaliera
Sebbene la maggior parte dei parti avvenga in ambiente ospedaliero, può capitare che un parto si verifichi inaspettatamente al di fuori di una struttura sanitaria. È importante sapere come agire in queste circostanze.
Gestione di un Parto Fisiologico al di Fuori della Sala Parto
Un parto fisiologico, anche se avviene al di fuori della sala parto, non rappresenta necessariamente un'emergenza se la progressione è normale e non ci sono complicanze evidenti. Tuttavia, è essenziale comunicare tempestivamente alla Centrale Operativa 118 l'anamnesi ostetrica della donna e decidere qual è la migliore assistenza per lei e per il feto, attivando i soccorsi necessari.
Procedure Immediata e Trasporto in Struttura
In attesa dell'arrivo del personale medico, è fondamentale far sdraiare la donna in una posizione confortevole. Se vi è il padre del bambino o una persona di fiducia, è utile farla posizionare (ove possibile) alle spalle della donna per poterle dare conforto e incoraggiamento. È necessario predisporre un campo sterile o pulito, sistemando teli o traverse sotto i glutei della donna. Bisogna essere pronti a sostenere il neonato già dalla fuoriuscita della testa. Una volta nato, il neonato deve essere adagiato immediatamente sulla pancia della mamma per favorire il contatto pelle a pelle e il calore. Per quanto riguarda il clampaggio del cordone ombelicale, si utilizzano 2 cord clam, applicandoli a circa 10 cm dal bambino. Durante il secondamento è normale la fuoriuscita di sangue dalla vagina: è sufficiente apporre una traversa pulita. Successivamente, madre e bambino devono essere portati in ospedale, fornendo nel frattempo supporto emotivo alla madre (e al neonato) e monitorando costantemente i parametri vitali di entrambi.
Controllo del Dolore: L'Analgesia Epidurale
Il dolore del travaglio è un'esperienza intensa e variabile, e la possibilità di gestirlo efficacemente è un diritto e una priorità nell'assistenza al parto.
Opzioni di Controllo del Dolore: Farmacologiche e Non
La sensazione dolorosa varia in base a molti fattori, tra cui la durata del travaglio, l'utilizzo di farmaci per indurre o stimolare le contrazioni, la posizione del bambino e la presenza del partner. Su di essa si può intervenire con metodi sia farmacologici che non farmacologici, offrendo alla donna un ampio spettro di scelte per gestire questa esperienza.
La Parto-Analgesia Epidurale: Benefici e Procedura
Sì, presso molte strutture è possibile usufruire della parto-analgesia. L'analgesia epidurale (o peridurale) è una tra le tecniche di controllo del dolore che la donna in travaglio può scegliere. Consiste nel posizionamento di un cateterino nella schiena (zona lombare) della donna, attraverso cui viene somministrata una combinazione a basso dosaggio di anestetico locale e oppioide. L'associazione di due farmaci consente di abbassare la quota di entrambi e aumentarne l'efficacia, riducendo la possibilità di effetti collaterali. Presso cliniche specializzate, è attiva una guardia anestesiologica dedicata all'assistenza delle donne ricoverate 24 ore su 24, occupandosi specificamente della parto-analgesia e dell'anestesia per il taglio cesareo.
Accesso e Preparazione alla Visita Anestesiologica
La visita per la parto-analgesia può essere eseguita su richiesta materna presso l'ambulatorio di anestesia, previa prenotazione alla segreteria della Clinica di Ginecologia Ostetricia. Non serve presentare impegnativa; è sufficiente portare la documentazione della gravidanza ed eventuale altra documentazione sanitaria che la donna ritiene importante per chiarire eventuali patologie croniche. La visita è gratuita se si partorisce presso il punto nascita di riferimento. Se la donna è seguita dall'ambulatorio delle gravidanze a rischio, la visita viene spesso indicata dal medico ginecologo per motivi di salute. In caso di taglio cesareo programmato, la visita verrà programmata all'interno del percorso dedicato. La visita anestesiologica è raccomandata per tutte le donne con patologie preesistenti o di nuova insorgenza (es. malattie cardiache, neurologiche, ecc.) per una valutazione completa del rischio.

Come Viene Eseguita la Procedura per la Parto-Analgesia?
Prima di posizionare il cateterino, il medico anestesista controlla la firma del consenso informato, i risultati degli esami (come l'emocromo) e l'eventuale somministrazione di farmaci anticoagulanti (come l'eparina). È previsto l'avvio di una flebo di liquidi in vena per la durata della procedura, e l'idratazione deve continuare con l'assunzione di liquidi chiari (es. non latte) per bocca.
La donna viene aiutata dall'ostetrica a mettersi seduta o distesa sul fianco sinistro, in posizione "fetale", in modo da esporre il più possibile la zona lombare della schiena. Durante la procedura è molto importante cercare di muoversi il meno possibile, anche durante la contrazione, per garantire la sicurezza e la precisione del posizionamento. L'anestesista esegue la procedura in modo sterile, disinfettando la cute e posizionando un telo, per cui la gravida non deve mettere le mani posteriormente nell'area di lavoro. Dopo aver effettuato l'anestesia locale, viene inserito il cateterino attraverso un ago, che poi viene rimosso. La procedura si conclude con il fissaggio del catetere alla schiena tramite cerotti e la sua durata complessiva può essere di 15-20 minuti.
Una volta somministrati i farmaci, il dolore inizia a ridursi progressivamente non prima di un altro quarto d'ora. Ottenuto un controllo soddisfacente e simmetrico del dolore, le somministrazioni successive di farmaco possono essere eseguite dall'anestesista oppure tramite una pompa controllata dalla donna stessa (PCA - Patient-Controlled Analgesia). È importante notare che non è previsto l'annullamento completo del dolore, soprattutto durante la fase espulsiva, quando la sensazione coinvolge la zona perineale, per permettere alla donna di avvertire e collaborare con le spinte.
Tra i potenziali effetti collaterali, raramente si assiste a una riduzione della pressione arteriosa della mamma, che viene prontamente trattata con farmaci e liquidi in vena. Un'altra complicanza rara ma possibile è la cefalea post puntura durale (nella casistica di alcune strutture, circa 1 caso su 200-300 parto-analgesie): si tratta di un mal di testa molto forte dovuto a una lesione della dura madre (una delle meningi) causata dall'ago durante il posizionamento del catetere, spesso a causa di movimenti non controllati della donna.