Durante la gravidanza, la salute della madre e del feto è una priorità assoluta. Il percorso verso la maternità richiede un approccio multidisciplinare che combina il monitoraggio clinico costante, l'uso mirato di terapie farmacologiche e una valutazione accurata delle condizioni fisiche della gestante, specialmente in contesti che richiedono procedure chirurgiche o di procreazione assistita.

Il monitoraggio della gravidanza e i Piani Sanitari
I Piani Sanitari erogati dal Fondo Sanimoda prevedono il pagamento delle “Analisi del sangue per il monitoraggio della gravidanza”, nell’ambito del cosiddetto “Pacchetto Maternità”. La prima cosa da fare è, banalmente, accertarsi dell’avvenuto concepimento e dell’effettivo inizio della gravidanza. Pertanto, un test hCG positivo indica generalmente una gravidanza in corso. L’esame può anche essere utilizzato per determinare la datazione della gravidanza.
Oltre ai dosaggi ormonali, rientra nei controlli di routine la curva glicemica, nota anche come test di tolleranza al glucosio: valuta la capacità del corpo di regolare i livelli di zucchero nel sangue dopo aver assunto una dose di glucosio. È importante sottolineare che il calendario esatto degli esami del sangue può variare in base alle indicazioni specifiche del medico e alle circostanze personali.
La preeclampsia: prevenzione e diagnosi precoce
La patologia della gravidanza chiamata preeclampsia (o gestosi) è caratterizzata da pressione alta e presenza di proteine nelle urine. Diversi sono i fattori che predispongono allo sviluppo della pre-eclampsia, come l’età, il diabete, l’obesità, o malattie autoimmuni. Nella preeclampsia la placenta funziona male, e questo porta a serie conseguenze sia per la circolazione sanguigna della mamma sia per quella del feto, che soffre perché non riceve più in modo ottimale l’ossigeno e i nutrienti di cui ha bisogno. Se non trattata, questa malattia può avere conseguenze anche gravi, comprese la nascita prematura, ritardi o arresto della crescita del feto, fino al rischio di morte per la madre e il bimbo.
Grazie a un test eseguibile intorno alla 12a settimana di gestazione e che permette di combinare questi fattori tra di loro, aggiungendo parametri rilevabili mediante l’ecografia ostetrica e dosaggi biochimici sul sangue materno, è possibile identificare già nel primo trimestre di gravidanza circa il 75% delle gravidanze che svilupperanno la pre-eclampsia. Questi i risultati di uno studio internazionale, pubblicato sul New England journal of medicine, guidato da Kypros Nicolaides, specialista del King’s College di Londra, e che ha visto il Policlinico di Milano come unico centro italiano coinvolto.
Il ruolo della cardioaspirina in gravidanza
La tendenza è quella di cercare di prescrivere la cardioaspirina in gravidanza solo in casi davvero necessari e non come prevenzione generica. L’effetto anticoagulante inibisce l’aggregazione delle piastrine. Agisce sulla circolazione rendendo il sangue più fluido ed evitando che si formino dei coaguli. Si ritiene che all’origine di queste condizioni siano implicati problemi della coagulazione o fattori che spingono verso l’infiammazione.
Indicazioni e studi scientifici
La cardioaspirina (detta anche aspirinetta) previene la formazione di trombi all’interno dei vasi sanguigni. Viene prescritta nelle donne che, dopo aver eseguito il test di screening del primo trimestre (test combinato), risultino ad aumentato rischio di sviluppare preeclampsia e restrizione della crescita fetale. Le donne che l’anno precedente avevano abortito spontaneamente prima delle 20 settimane di gravidanza avevano il 9,2% in più di probabilità di portare a termine con successo una seconda gravidanza quando facevano uso di dosi ridotte di aspirina nel periodo in cui stavano tentando di concepire.
Una ricerca condotta al King’s College Hospital di Londra e pubblicata sul New England Journal of Medicine ha coinvolto 1.620 donne predisposte alla preeclampsia. Nel gruppo sottoposto alla terapia con aspirina, i casi di preeclampsia sono stati 13 (1,6%), mentre nel gruppo di controllo 35 (4,3%). L’indicazione è di attenersi a ciò che il proprio medico specialista definisce.
Funzionamento aspirina e FANS
Rischi e precauzioni
L’aspirina e i farmaci antinfiammatori non steroidei devono essere assunti con molta cautela in gravidanza e generalmente sono controindicati nel terzo trimestre per il rischio di chiusura del dotto di Botallo, un vaso importante per la circolazione sanguigna fetale. L’aspirina in gravidanza può essere assunta a basso dosaggio, quello prescritto dal medico, solo per il periodo di tempo indicato. A queste condizioni non ci sono rischi per il feto.
La cardioaspirina in gravidanza è pur sempre un farmaco, che dunque può avere complicazioni: bisogna subito interrompere l’assunzione di aspirinetta se si verificano reazioni allergiche come orticaria, sanguinamenti vaginali ripetuti o perdita di sangue dal naso e nel caso in cui ci sia placenta previa, cioè una placenta inserita nella parte bassa dell’utero. Nelle donne con una particolare ipersensibilità, le reazioni allergiche all’acido acetilsalicilico sono piuttosto comuni e si presentano con i seguenti segni e sintomi: asma, rinite, gonfiore del volto e delle mucose, prurito, orticaria. L’importante, lo ricordiamo, è assumere la cardioaspirina in gravidanza sempre e solo sotto consiglio e controllo medico.
Procreazione medicalmente assistita e complessità clinica
Presso centri specializzati come Equipo Juana Crespo, le pazienti raggiungono la gravidanza con una media di soli 1,2 trasferimenti. Offriamo la visita diagnostica iniziale per la fertilità più completa, a partire dalla quale viene elaborata l'intera strategia. La fecondazione in vitro è la tecnica di riproduzione assistita che permette la fecondazione dell'ovulo al di fuori del corpo femminile. La donazione di ovuli è una tecnica di procreazione assistita in cui la fecondazione in vitro viene effettuata con gli ovuli di una donatrice.
Il trasferimento embrionale è, senza dubbio, la fase più delicata di un trattamento di procreazione assistita. Consiste nel preparare e condizionare l'interno dell'utero per facilitare l'impianto dell'embrione. È possibile ripristinare la fertilità del nostro apparato riproduttivo tramite trattamento chirurgico. Il fattore maschile è direttamente coinvolto nel 47% dei casi di sterilità e nel 30% dei casi di infertilità.

La classificazione ASA nel contesto chirurgico
La classe ASA è un sistema di classificazione redatto dalla American Society of Anesthesiologists per valutare i pazienti da sottoporre ad intervento chirurgico, in uso da oltre 60 anni. Nel tentativo di standardizzare e definire ciò che è stato finora considerato "rischio operatorio", si è riscontrato che il termine non poteva essere utilizzato. Se l'intervento è di emergenza, la classificazione dello stato fisico è seguita da "E". La classe "6E" non esiste, poiché tutti i prelievi di organi nei pazienti con morte cerebrale vengono eseguiti con urgenza, ed è semplicemente registrata come classe "6".
La valutazione include condizioni quali infarto miocardico o accidente cerebrovascolare o TIA o coronaropatia/stent da meno di 3 mesi, o infarto miocardio in corso; grave disfunzione valvolare, grave riduzione della frazione di eiezione, shock, sepsi, CID, patologia respiratoria acuta o insufficienza renale in stadio terminale non sottoposta a dialisi programmata. La classificazione ASA si articola in sei classi numerate che riflettono lo stato di salute generale del paziente, permettendo all'equipe medica di prevedere meglio la risposta del corpo allo stress dell'intervento chirurgico o alla somministrazione di anestesia.
Gestione dei rischi tromboembolici e farmacologici
Tutte le donne che affrontano una gravidanza dovrebbero essere sottoposte ad una attenta valutazione dei fattori di rischio di tromboembolismo venoso (TEV) nelle prime settimane di gestazione o prima della gravidanza. Anticoagulanti orali, i dicumarolici attraversano la placenta e hanno un’azione teratogena o, se utilizzata tra la sesta e la dodicesima settimana di gestazione, possono determinare “l’embriopatia da warfarin”.
Mentre nel secondo e nel terzo trimestre di gravidanza sembra essere ragionevolmente sicura, rimane consigliata passare alla terapia eparinica 4 settimane prima della data presunta del parto, per ridurre il rischio di complicanze emorragiche materne o neonatali. Eparina non frazionata (ENF) ed eparine a basso peso molecolare (EBPM), non attraversano la placenta. Fondaparinux, il suo uso in gravidanza è suggerito esclusivamente in caso di allergia all’eparina. Aspirina a basso dosaggio: non esistono studi controllati sull’uso dell’aspirina per la profilassi del TEV in gravidanza.
La terapia con EBPM sarebbe da evitare, sospendere o post-porre nelle donne a rischio di sanguinamento, ma solo dopo adeguata valutazione del rapporto dei rischi trombotici ed emorragici. Nelle donne con fattori rischio sia di TEV che emorragici o nelle allergiche la gestione andrebbe condivisa con un esperto in disturbi della coagulazione in gravidanza. L'approccio clinico deve quindi restare altamente personalizzato, adattato ai profili ormonali e clinici di ciascun paziente, garantendo che ogni intervento sia ponderato in base alle necessità specifiche della madre e dello sviluppo fetale.