Tra Storia e Scienza: Il Parto Post Mortem, la Nascita Difficile e l'Evoluzione dell'Ostetricia

Il percorso dell'esistenza umana, dalla nascita alla morte, è costellato di eventi che hanno affascinato e sfidato la comprensione dell'uomo. Tra questi, alcuni episodi, seppur rari, rivelano fenomeni straordinari che intersecano la biologia, la storia e la medicina. Uno di questi è il "parto nella bara" o parto post mortem, una circostanza documentata fin dall'antichità che continua a suscitare interesse e interrogativi. La sua analisi, unita all'evoluzione delle pratiche ostetriche e alla testimonianza di donne che hanno affrontato gravidanze complesse, offre uno spaccato profondo sulla fragilità e la resilienza della vita.

Il Mistero della Sepoltura di Imola: Un Caso di Parto Post Mortem

Nel 2010, durante alcuni scavi archeologici a Imola, è emersa una scoperta di particolare rilevanza scientifica e storica. In una tomba di epoca medievale, risalente al settimo e ottavo secolo dopo Cristo (periodo longobardo), sono state rinvenute le ossa di una giovane donna. Accanto al suo bacino, in una posizione insolita, giacevano ossa minuscole, apparentemente di un neonato.

Ricostruzione della sepoltura di Imola

Un gruppo di ricercatori delle Università di Bologna e di Ferrara ha condotto uno studio approfondito, pubblicato sulla rivista "World Neurosurgery", per ricostruire e interpretare le circostanze di questa morte e della singolare sepoltura. La loro ipotesi è che i resti ossei situati appena sotto il bacino della donna siano quelli di un bambino, espulso dopo che la giovane era già deceduta ed era stata sepolta. Questo fenomeno è noto come "parto nella bara" o parto post mortem. L'espulsione del feto dall'utero sarebbe stata causata dalla pressione dei gas formatisi nell'addome della donna dopo la morte. Sebbene rari, questi casi sono ben documentati e trovano riscontro in testimonianze storiche e recenti. In epoca rinascimentale sono state registrate storie simili, non solo per eventi avvenuti prima della sepoltura, ma anche per resti ritrovati in tombe. Un episodio più recente, riportato dai giornali pochi mesi fa, narra di una giovane donna incinta in Sudafrica che, deceduta per un malore, ha espulso il feto circa dieci giorni dopo la sua morte.

Come nasce un essere umano: l'incredibile percorso dalla fecondazione al parto

La Ferita Enigmatica e la Neurochirurgia Antica

Oltre al fenomeno del parto post mortem, la sepoltura di Imola ha rivelato un altro dettaglio sorprendente: una ferita alla testa della donna. Si trattava di un foro circolare di circa mezzo centimetro, caratterizzato da margini molto regolari e precisi. Gli esperti hanno escluso che potesse essere stato causato da un'arma o da un trauma inferto con intento omicida, poiché intorno al foro sono stati riscontrati segni di guarigione dell’osso. Ciò suggerisce che la donna sia sopravvissuta per circa una settimana dopo aver subito questa estrema procedura. Un altro segno, diritto e sottile, di pochi millimetri, vicino al foro, indica il punto in cui la pelle del cranio era stata tagliata o sollevata per l'operazione. Questa scoperta offre una singolare interpretazione delle pratiche neurochirurgiche del passato, dimostrando tentativi di intervento medico sul cranio anche in epoche remote.

L'Evoluzione dell'Ostetricia: Dalle Antiche Pratiche alla Medicina Moderna

La storia del parto è profondamente intrecciata con lo sviluppo della medicina e della società. Dalle pratiche più rudimentali e superstiziose alle moderne tecniche scientifiche, il percorso dell'ostetricia è stato lungo e complesso.

Le Radici Antiche e l'Influenza di Ippocrate

Presso i Sumeri, già nel 2000 a.C., vi erano pratiche legate al parto. Tuttavia, è con i Greci che si assiste a una maggiore strutturazione delle conoscenze. Erano i medici a occuparsi di ostetricia, e la loro esperienza fu raccolta da Ippocrate (460 a.C.-377 a.C. ca.). Per Ippocrate, l'uomo era al centro della medicina, e vi era la negazione dell'intervento divino nella malattia. Le nozioni ostetriche furono tramandate nel "Corpus Hippocraticum", un'opera fondamentale che ha influenzato la medicina per secoli.

Rappresentazione di Ippocrate e le sue teorie mediche

Il Medioevo e il Rinascimento: Tra Superstizione e Prime Osservazioni Scientifiche

Nonostante i progressi dell'antichità, è solo a partire dal XIII secolo che si assiste a un vero e proprio interesse per l'anatomia e la fisiologia umana in relazione al parto. Nel XV secolo e, in modo più marcato, nel XVI secolo, questo processo si completa. Nel 1513 compare il primo libro di argomento esclusivamente ostetrico: "De Swangern Frawen und Hebammen Rosengarten" di Eucharius Roesslin (?-1526).

Andrea Vesalio (1514-1564) infrange il dogma galenico, affermando l'anatomia come scienza basata sull'osservazione diretta. Per attuare tale progetto, si realizzano i primi teatri anatomici per la dissezione di cadaveri, inclusi quelli femminili. Nel XVI secolo, la Francia acquisirà il primato nell'assistenza ostetrica. Si ricordano figure come Ambroise Parè (1517-1590), famoso barbiere-chirurgo, e Louyse Bourgeois (1563-1666), allieva di Parè e levatrice di Maria de’ Medici, formata non solo nella pratica ma anche nella scienza dell'assistenza ai parti.

Il Settecento: L'Uomo Entra nella Sala Parto e la Nascita dell'Ostetricia Scientifica

A Parigi, con l'affermarsi dell'ostetricia grazie a Francoise Moriceau (1637-1709), primo chirurgo a esercitare esclusivamente l'ostetricia all'Hotel Dieu nel XVII secolo e per tutto il '700, questa disciplina passa sempre più nelle mani dei chirurghi ostetrici. L'uomo entra nella pratica professionale, provvedendo a inventare e collaudare strumenti chirurgici, come il forcipe, per aiutare le donne nei parti difficili, superando con il tecnicismo l'abilità pratica della levatrice.

Esempi di forcipi ostetrici antichi

In Europa, con il '700, il parto, che fino ad allora era stato un problema prevalentemente femminile, divenne, per le mutate esigenze politiche che richiedevano una migliore tutela della salute, oggetto di interessamento dei governanti. Nel 1745 a Parigi, per diretta richiesta di un gruppo di levatrici, fu istituito il primo corso d'istruzione aperto anche ai medici, e titolare della cattedra di ostetricia fu Jean Astruc (1684-1766). A Berlino, nel 1751, sorse una scuola di ostetricia con G.F. Verso la metà del XVIII secolo, l'istruzione delle levatrici fu migliorata anche in Inghilterra; nel 1745 fu fondata a Londra una sezione maternità per l'insegnamento alle ostetriche con Thomas Denman (1733-1815), mentre risale al 1739 l'inaugurazione della prima clinica ostetrica con R.

In Italia, già nel 1580, Lucrezia d'Este aveva fatto erigere a Ferrara la Casa di S. Maria del Soccorso per le donne in stato di gravidanza illegittima da "riportare sulla retta via". A Firenze, nel XVII secolo, un impulso all'istruzione si ebbe nel 1728 a Torino, con l'apertura presso l'ospedale S. Nel 1768 a Padova si dispose di istituire una privata scuola d'Arte Ostetricia con il Calza a dirigerla, ma alterne vicende ritarderanno l'apertura della Scola d'ostetricia, presso l'Ospedale di S. Altre scuole seguirono per tutto il XVIII secolo. L'insegnamento dell'ostetricia era dato specialmente alle levatrici ed era pratico nelle province Lombardo-Venete e nella Toscana, per le relazioni con l'Austria, e a Torino per le relazioni con la Francia e l'Inghilterra. Negli stati soggetti al Pontefice l'insegnamento era dimostrativo e fatto per mezzo di macchine.

Come nasce un essere umano: l'incredibile percorso dalla fecondazione al parto

Le Levatrici: Ruolo e Requisiti

Il ruolo della levatrice, o "mammana", è stato centrale nella storia del parto per secoli. I requisiti per una levatrice erano ben definiti. T. Lovati, nel suo "Manuale di Ostetricia Minore" (Milano, 1868), descrive la levatrice ideale come "di età non troppo avanzata, robusta di corpo, ambidestra, ben conformata nelle mani, prudente, paziente, disinteressata, decente negli abiti, moderata e dolce nel parlare, e fornita di tutte quelle cognizioni che costituiscono la scienza ostetricia".

Alessandro Benedetti (1460-1525), medico veronese, riassumeva i compiti della levatrice: "L’ostetrica deve essere robusta, giovane, prudente, provvista d’una disposizione naturale a questo esercizio e alquanto audace. Cerchi tener sollevato l’animo della primipara, non dimostri eccessiva avidità di denaro, sia faceta ed ilare e sempre pronta a rimuovere in modo adeguato e rapido ogni difficoltà ed ostacolo al normale procedere del parto. Sia intelligente ed anziché perdersi in chiacchiere, non si dimostri lenta nell’operare come nel legare il cordone al neonato. È necessario che sia religiosa perché spesso il feto nasce come morto ed in tal caso se prima di legare il cordone viene respinto il sangue dentro, il bambino che altrimenti sarebbe morto può sopravvivere, come se avesse avuto un nutrimento."

Tuttavia, la categoria delle "mammane" includeva anche persone di varia e a volte discutibile provenienza e cultura. Vi si trovavano donne esperte di parto per averne assistiti molti, ma anche anziane prostitute che per guadagnarsi da vivere aiutavano le donne a partorire o praticavano aborti, avendo sperimentato queste pratiche su se stesse. Alcune assistevano al parto di figli illegittimi o addirittura commettevano infanticidi per conto di coloro che volevano tenere occultati questi eventi.

Il Corpo Femminile tra Arte e Scienza: I Modelli Anatomici in Cera

Parallelamente allo sviluppo dell'ostetricia, si assiste a una trasformazione nella rappresentazione e nello studio del corpo femminile. Si passa dalla figura stereotipata delle dame medievali a una donna più umana, madre. Lo studio anatomo-fisiologico, sempre più preciso e dettagliato, viene inserito in una nuova immagine nel tentativo di rappresentare un nuovo modello di femminilità e di maternità. La "carne per credenti" delle cere votive diventa a poco a poco la "carne per artisti" dei modelli.

Già durante il '500 si cominciarono a usare modelli anatomici in cera o avorio per l'osservazione diretta dei fenomeni con impostazione scientifica. Questo contribuì ad allontanare credenze e pregiudizi imperanti fino ad allora in ambito medico. Lo stretto rapporto fra ceroplastica e anatomia è duplice, didattico e scientifico. Deriva dalla necessità di sopperire al deterioramento dei pezzi anatomici e alla difficoltà di reperire cadaveri per studio, visto il divieto assoluto della Chiesa, tra la fine del '600 e tutto il '700, di studiare e sezionare i corpi umani.

Ma non solo: le cere anatomiche erano un mezzo visuale per insegnare e diffondere l'anatomia, che era ancora patrimonio dei medici dotti, fra coloro che medici non erano, come i chirurghi e le levatrici, persone prive di studi classici e conoscenza del latino per avvicinarsi ai trattati scientifici.

A Bologna, Ercole Lelli (1702-1766) diede un ulteriore impulso all'arte ceroplastica nella prima metà del '700. Il Calza, bolognese e allievo del Galli, già nel 1750 si era fatto costruire dei modelli anatomici in cera, la famosa "Suppellex Obstetricia", a sue spese per il suo insegnamento privato. Il Calza provvide inoltre a realizzare 22 preparati in creta di grandezza naturale.

Modello anatomico in cera del Settecento

Al Manfredini furono commissionate le circa 60 cere ostetriche per l'insegnamento dell'ostetrico Luigi Calza allo studio patavino. Nel 1783, per il Gabinetto bolognese, egli eseguì alcuni preparati a grandezza naturale che dimostravano il sistema dei visceri, vasi e nervi. Queste cere erano parte di un programma pluriennale che prevedeva la realizzazione di varie preparazioni di tronchi umani, ognuno dei quali corredato da quattro tavole esplicative.

Il Manfredini aveva collaborato con l'anatomico Carlo Mondini. Il Malacarne e il Selvatico descrivono i feti come mobili all'interno dell'utero che li contiene per favorire lo studio del meccanismo del parto eutocico e distocico, mentre oggi appaiono ben fissati alla matrice e non più mobili. Le crete assolvevano una funzione più pratica delle cere: minor costo e materia più facilmente manipolabile senza troppi riguardi, più resistente.

Le attribuzioni delle opere in cera sono complesse e spesso oggetto di dibattito. L'attribuzione al Manfredini per omogeneità tecnico-stilistica è data dallo stesso tipo di vassoio in legno, dalle rappresentazioni entro pesanti drappi di cera colorata, dalle sostanze coloranti presenti all'interno dell'impasto o applicate all'esterno, e dalla mancanza di intelaiatura o matrici in ferro, tela o ossee, come rinvenute all'interno di altre cere. Per dare volume al modello e renderlo meno fragile, il Manfredini usava della stoppa, come si è potuto vedere all'interno di alcune cere danneggiate che si presentavano cave e riempite di questo materiale. Ogni ceroplasta aveva tecniche proprie che, come tutti gli artigiani-artisti, preferiva non divulgare ed era seguito in tutti i passaggi dell'opera da un anatomico-dissettore, che preparava i pezzi da riprodurre prelevati dal cadavere. Del pezzo veniva fatta una copia esatta in creta e su questa un calco in gesso che costituiva la matrice da poter riutilizzare per riprodurre più volte lo stesso modello.

Le collezioni di cere anatomiche fiorirono in Italia e all'estero, e spesso il nome del ceroplasta era lo stesso in diverse sedi, vista la fama raggiunta da alcuni di loro per la bravura e la perfezione dei loro lavori. Tra le più importanti, si ricordano:

  • Firenze: La Specola, con collezioni ceroplastiche di G. Zumbo (XVII sec.) e C.
  • Bologna: Museo delle cere anatomiche, con E. Lelli, i coniugi Manzolini, C.
  • Padova: Collezione ostetrica del Dip. di Scienze Ginecologiche dell'Università, con G.B.
  • Modena: Museo di Storia Naturale e della Strumentazione Scientifica dell'Università di Modena e Reggio Emilia, con G.B.
  • Roma: Museo Storico Nazionale dell'Arte Sanitaria, con G.B.
  • Vienna: Il Museo dell'Accademia Militare di Sanità Josephinum, con C.
  • Cagliari: Le cere anatomiche dell'Istituto di Anatomia Umana Normale dell'Università, di C.

La Controversia sulla Priorità delle Scuole Ostetriche Italiane

La fondazione delle prime scuole ostetriche in Italia è stata oggetto di dibattito. "La confusione che regnava sulla data della sua istituzione era arrivata fino al punto di far dichiarare ad alcuni storici dell'ostetricia che la scuola fiorentina era stata fondata prima di quella bolognese. […] Dopo le notizie e i documenti raccolti mi sembra però definitivamente stabilito che nessuna scuola ostetrica italiana, compresa quella fiorentina, possa permettersi di accampare diritti di primogenitura sulla scuola ostetrica bolognese." Così si legge in un articolo di M.G. Nardi sulla "Riv. It. Ginecol." (XXXVIII, II, 1955).

I "Rotuli Artistarum, Pars Altera (1740-1800)", n. 243, c.206, conservati nell'Archivio antico dell'Università degli Studi di Padova e citati da L. Premuda ("Personaggi e vicende dell’ostetricia e della ginecologia nello studio di Padova", Padova,1958), riportano: "Aloysius Calza Bononiensis: tradet artem ostetriciam … diebus extraordinariis (1767-1768)". Ciò conferma l'importanza e la precoce istituzione della scuola ostetrica bolognese.

Parto e Patologia: Sfide e Trionfi della Medicina Moderna

Oltre ai fenomeni storici e alle antiche pratiche, la medicina moderna continua a confrontarsi con sfide legate alla gravidanza e al parto, dimostrando l'importanza della collaborazione e dell'innovazione.

La Storia di Chiara: Un Tumore Cerebrale in Gravidanza

La medicina odierna offre speranze e soluzioni impensabili in passato, anche di fronte a diagnosi complesse durante la gravidanza. Una testimonianza di questa eccellenza è la storia di Chiara, una fisioterapista piemontese di 38 anni. Durante la ventiduesima settimana di gestazione del piccolo Mattia, Chiara ha scoperto di avere un tumore al cervello, a seguito di improvvise crisi epilettiche.

Illustrazione di un cervello con un tumore benigno

Grazie alla prontezza dei medici dell'Ospedale Molinette di Torino, come raccontato da Fanpage.it, è stata eseguita un'operazione complessa ma riuscita. Il tumore, benigno, comprimeva entrambi i lobi frontali, ma è stato completamente asportato. La diagnosi è stata rapidissima dopo il ricovero al Pronto Soccorso. La decisione di operare, pur considerando lo stato di gravidanza della donna, è stata presa congiuntamente da un'equipe multidisciplinare composta da neurochirurgia, anestesia e rianimazione, e ginecologia e ostetricia. L'intervento, altamente delicato, ha richiesto la massima precisione e perdite ematiche minime per preservare il feto. Il tumore è stato asportato in meno di tre ore e l'operazione si è conclusa con successo, permettendo a Chiara di portare avanti la gravidanza.

Il piccolo Mattia è nato alla 36esima settimana con un parto cesareo ed è attualmente ricoverato nella terapia neonatale intensiva della Città della Salute e della Scienza di Torino per i controlli necessari. Sua madre Chiara è stata dimessa. I medici coinvolti hanno sottolineato come questa storia rappresenti l'eccellenza della medicina multidisciplinare e il valore della collaborazione tra professionisti.

La Prevenzione del Cancro del Collo dell'Utero a Ferrara

La città di Ferrara ha giocato un ruolo significativo nell'evoluzione delle pratiche sanitarie legate alla gravidanza e alla nascita. La città ha partecipato attivamente, sin dall'epoca del Ducato Estense, a questa trasformazione culturale, sia nell'evoluzione in ambito scientifico ed organizzativo-assistenziale che in quella di carattere antropologico e sociale.

A Ferrara, prima città europea, è stato implementato lo screening per la prevenzione del cancro del collo dell'utero. Questo traguardo è stato celebrato in convegni come quello tenutosi il 10 maggio 2014 presso la Sala Estense, intitolato "Nascere. Storie di donne, di madri, di ostetriche e di medici fra Ferrara e Ginevra". L'evento, patrocinato da FIDAPA Sezione di Ferrara, Arcispedale Sant’Anna, Università degli Studi di Ferrara e altre associazioni culturali ferraresi, ha visto la partecipazione di scienziati e medici che hanno contribuito a determinare la storia della sanità ferrarese.

Immagine di un laboratorio di screening medico

I relatori, tra cui il Prof. Jean Marie Wenger e la Prof.ssa Daniela Fratti, hanno focalizzato l'attenzione sugli aspetti salienti delle loro discipline di studio. Particolarmente apprezzata è stata la lectio magistralis del Prof. Jean Marie Wenger sul trattamento chirurgico dell'endometriosi, definita una "vera e propria malattia sociale". Interessante anche la disamina, in prospettiva storico-antropologica, dell'evoluzione che ha attraversato il processo della nascita, il cui sfondo, un tempo legato a un sapere diffuso, è divenuto sempre più nel tempo quello dello spazio sintetico della clinica.

Come nasce un essere umano: l'incredibile percorso dalla fecondazione al parto

La Resilienza di Dafne: Maternità e Percorso Universitario

La gravidanza e la maternità, sebbene esperienze naturali, possono presentare sfide significative, soprattutto quando si intrecciano con percorsi di vita impegnativi come gli studi universitari. La storia di Dafne, madre di un bambino di due anni e studentessa di Medicina, è una testimonianza di resilienza e determinazione.

Dafne ha scoperto di essere incinta durante il primo anno di università, appena entrata a Medicina. Molti le dicevano che avrebbe dovuto scegliere tra lo studio e il bambino. Ricorda il momento della scoperta: "Era gennaio, mi trovavo al primo anno di università e davanti a quel test positivo ho visto letteralmente volatizzarsi il camice, credevo che si stesse sgretolando il sogno di una vita." Aveva già affrontato il fallimento di non essere entrata subito a Medicina, e questa nuova sfida sembrava insormontabile, soprattutto perché l'università era in una città a due ore da casa e il percorso di studi richiedeva anni di intenso lavoro.

Tuttavia, il supporto di una cara amica di Bologna, particolarmente credente e generosa, è stato fondamentale. L'amica le ha proposto di ospitarla gratuitamente quando necessario, permettendole di non pagare un affitto, una spesa significativa con un bambino da mantenere. Dafne le chiama "gli angeli di Bologna", che hanno ricavato una stanzetta per lei.

L'arrivo del piccolo è stato una benedizione. Il bambino, che ora ha due anni e mezzo, è diventato la mascotte del gruppo universitario. Dafne lo portava a lezione quando era piccolissimo e doveva allattare, trovando i professori disponibilissimi. "E soprattutto ringrazio i miei amici, che non mi hanno mai fatto sentire diversa o in difetto. So di università di medicina dove tra studenti c'è molta competizione, si scelgono le amicizie in base ai voti. In altri luoghi sarei stata forse presa a bersaglio, quasi volessi fare la wonder woman, che pensa di studiare e intanto essere anche madre. Tra noi non è così. Ci vogliamo bene, ci diamo una mano. Ognuno con la vita, con i tempi, con i voti che ha."

Fondamentale è stata anche la sorella di Dafne, madrina di Battesimo del bambino, che spesso, soprattutto all'inizio, l'accompagnava a Bologna con il neonato, poiché i genitori erano ancora al lavoro. Oggi, Dafne è costretta a lasciare il figlio a casa dai nonni, cosa che le pesa. Tuttavia, fa di tutto per essere una mamma presente: "Al nido abbiamo trovato un accordo." Quando ci sono le lezioni, sta sul treno quattro ore al giorno, tra andata e ritorno. "Se non fossi diventata mamma, ora starei in una stanza in affitto, come facevo il primo anno. La vita da pendolare a volte mi stanca, ma non cambierei nulla. Mio figlio è il dono più prezioso che ho ricevuto… Che poi, ‘dono di Dio’ è anche il significato del suo nome."

In primis, però, c'è il supporto del suo compagno, Samuele. "Samuele mi ripete spesso: ‘Dimmi come posso aiutarti. Ci organizziamo!’". Quando Dafne è via per i tirocini, lui si dà molto da fare. "La mia laurea è diventata anche il suo sogno." A volte, mancando per giorni, ha imparato persino a cucinare per cavarsela con il piccolo. Quando Dafne è in sessione d'esami, nel fine settimana, Samuele e il figlio giocano tanto insieme, a volte lui lo porta fuori per permettere a Dafne di studiare.

Oggi, Dafne ha il volto sereno e vuole incoraggiare tutte le ragazze che si sentono combattute, che hanno paura di dire "sì" alla vita, perché temono che saranno infelici. "Un figlio non ti toglie nulla. - testimonia - Anzi, nel mio caso, mi ha dato tanti stimoli, mi aiuta a ottimizzare i tempi e le energie, mi ha cambiata in meglio. Non ho rimorsi, non mi sono pentita di nulla."

Le Difficoltà Inattese: Il Caso di Preeclampsia

Il percorso della gravidanza, anche se desiderato e atteso, può riservare imprevisti e gravi complicazioni. La testimonianza di una donna che ha affrontato la preeclampsia in gravidanza evidenzia la fragilità e l'importanza di un'assistenza medica tempestiva e competente. Dopo essersi sposata a giugno 2014 e aver concepito in viaggio di nozze, la gravidanza non è andata come previsto, e ha dovuto subire un raschiamento, esperienza che l'ha segnata profondamente.

Successivamente, un'altra gravidanza ha portato a gravi complicazioni. Una cugina le consigliò un medico, ma tra una visita e l'altra, la donna cominciò a gonfiarsi, prima i piedi, poi le gambe, fino a sembrare "un elefante". Le fu dato del magnesio, ma solo in seguito scoprì che quel particolare tipo di magnesio era deleterio nelle sue condizioni.

Quando arrivò in ospedale, in pochi minuti fu circondata da medici e infermieri che le fecero esami su esami. Riscontrando una pressione ancora più alta, fu trasportata d'urgenza al Santa Maria di Terni. Arrivò lì in blocco renale e talmente poco lucida da non ricordare chi era venuto a trovarla. Solo dopo seppe che se avesse subito un cesareo d'urgenza, sarebbe morta lei; aspettando, avevano rischiato la vita della figlia.

Non le fu possibile vedere immediatamente la bambina, e quando chiedeva delle sue condizioni, nessuno le rispondeva. Solo un'ostetrica, alla quale era stata raccomandata, si avvicinò dicendole che la bambina aveva provato a piangere, il che era un buon segno. La figlia era in terapia intensiva, dove poteva vederla solo tre volte al giorno. La neonata aveva aghi e tubicini ovunque e respirava grazie al CPAP, ma era "una guerriera". Questa esperienza sottolinea l'importanza di una diagnosi e un trattamento precoci delle patologie gravi in gravidanza, e la dedizione dei professionisti sanitari.

tags: #donna #cadavere #incinta #sezionata