Dolcificanti sui ciucci dei neonati: rischi e controindicazioni nell'età evolutiva

L'uso di dolcificanti, anche detti edulcoranti, è diventato sempre più diffuso negli ultimi anni, trovando spazio non solo nella dieta degli adulti ma anche in quella dei bambini, spesso attraverso prodotti industriali, bevande e persino farmaci. Questa crescente presenza solleva interrogativi sulla loro sicurezza ed efficacia a lungo termine, specialmente quando si tratta di neonati e bambini in età evolutiva. L'American Academy of Pediatrics (AAP) ha sottolineato la necessità di maggiore cautela e di ulteriori studi, evidenziando come l'impiego di dolcificanti non nutritivi (NNS) nella dieta pediatrica avvenga in assenza di prove certe sulla loro sicurezza ed efficacia a lungo termine.

La diffusione dei dolcificanti nella catena alimentare pediatrica

I dolcificanti non nutritivi sono composti, naturali o artificiali, con un potere dolcificante notevolmente superiore a quello dello zucchero da tavola (saccarosio), ma con un apporto calorico ridotto, trascurabile o nullo. La loro presenza è sempre più riscontrabile in una vasta gamma di prodotti destinati ai più piccoli. Una revisione ha rilevato che una percentuale significativa di bambini consuma bevande artificialmente dolcificate, e a causa delle loro dimensioni ridotte e dell'elevato consumo di liquidi, tendono ad assumere quantità proporzionalmente maggiori di dolcificanti rispetto al loro peso corporeo.

bambini che bevono bevande

L'ubiquità dei dolcificanti è tale che, secondo stime basate sui dati del National Health and Nutrition Examination Survey 2009-2012 negli Stati Uniti, circa un quarto dei bambini ne consuma abitualmente, con l'80% di questi che lo fa quotidianamente. Questo dato è particolarmente preoccupante considerando che molti genitori non sono pienamente consapevoli della presenza di questi additivi nei prodotti che offrono ai propri figli. Uno studio ha infatti dimostrato che solo il 23% dei genitori riesce a identificare correttamente un dolcificante tra gli ingredienti degli alimenti dati ai propri figli, mentre il 53% cerca sempre prodotti a ridotto tenore di zucchero, ignorando che il gusto dolce sia assicurato da un dolcificante.

Dubbi sulla sicurezza e impatto sul metabolismo

Le evidenze scientifiche sull'impatto a lungo termine dei dolcificanti non nutritivi nei bambini sono ancora eterogenee e oggetto di dibattito. Alcuni studi osservazionali hanno evidenziato un'associazione tra l'uso regolare di NNS e un indice di massa corporea (BMI) più elevato, mentre altri studi suggeriscono una possibile riduzione del BMI, soprattutto se i dolcificanti sostituiscono lo zucchero in bambini già in sovrappeso. Una metanalisi più recente ha associato l'assunzione di NNS a un modesto calo del BMI rispetto ai gruppi di controllo (media -0,20 kg/m²).

Tuttavia, è importante sottolineare che i dolcificanti non agiscono in modo omogeneo sul metabolismo. I loro effetti possono variare in base alla composizione chimica, alla biodisponibilità intestinale e all'interazione con il microbiota intestinale. Ad esempio, dolcificanti come il sucralosio e l'aspartame sono stati associati a modifiche del metabolismo glucidico, con possibili aumenti della glicemia e alterazioni della composizione batterica intestinale, che potrebbero a loro volta aumentare la permeabilità epiteliale e il rischio infiammatorio.

schema del metabolismo dei carboidrati

L'influenza sul microbiota intestinale e le preferenze gustative

Una revisione narrativa ha messo in luce una possibile correlazione tra l'uso di NNS, la disbiosi intestinale, l'obesità e l'alterazione dell'omeostasi glucidica, un'ipotesi precedentemente formulata su modelli animali. Studi più recenti su modelli animali suggeriscono che il consumo di aspartame e stevia da parte delle madri durante la gravidanza possa influenzare la prole, portando ad alterazioni del profilo batterico intestinale e predisponendo allo sviluppo di obesità. Nello specifico, questi studi hanno osservato un arricchimento di batteri associati alla produzione di propionato e butirrato in prole esposta a dolcificanti, con una correlazione positiva con l'aumento di peso corporeo e del fegato, e una correlazione negativa con la densità ossea. Al contrario, i batteri coinvolti nella produzione di lattato dal lattosio hanno mostrato una correlazione negativa con l'aumento ponderale e del fegato. Questi risultati, sebbene preliminari e basati su modelli animali, sollevano preoccupazioni riguardo all'impatto dei dolcificanti sullo sviluppo metabolico e intestinale dei nascituri.

Inoltre, dolcificanti come aspartame, sucralosio, stevia e acesulfame K, essendo molto più dolci del saccarosio, potrebbero creare nei bambini una marcata preferenza per il gusto dolce, ostacolando lo sviluppo di abitudini alimentari sane e equilibrate.

Il microbiota intestinale, una comunità di batteri per la nostra salute

La questione del ciuccio e la gestione delle abitudini alimentari

La problematica dei dolcificanti si estende anche a pratiche apparentemente innocue, come l'uso di dolcificanti sui ciucci dei neonati. Alcuni genitori, nel tentativo di far tenere il ciuccio ai propri figli, ricorrono all'uso di gocce di dolcificanti, come il Dulceril. Sebbene in alcuni contesti ospedalieri, come le unità di patologia neonatale, si utilizzi il dolcificante per calmare i neonati o favorire l'attaccamento al seno o alla tettarella, motivando la scelta con il fatto che non è calorico e che la sua nocività si manifesterebbe solo in quantità industriali, questa pratica solleva interrogativi.

La domanda fondamentale è se l'uso di dolcificanti, anche in piccole quantità, sia realmente innocuo per un sistema così delicato come quello di un neonato. L'idea che il problema dello zucchero sia prevalentemente legato alle calorie potrebbe essere un falso problema nell'ottica di un neonato o lattante. Piuttosto, l'abitudine precoce al gusto dolce, indotta dall'uso di dolcificanti, potrebbe avere conseguenze a lungo termine sullo sviluppo delle preferenze alimentari. Alcuni corsi di svezzamento consigliano di evitare l'aggiunta di zucchero o miele, in quanto zuccheri semplici che stimolano eccessivamente insulina e pancreas, suggerendo invece l'uso di malti di cereali come alternative per dolcificare.

L'American Academy of Pediatrics (AAP) raccomanda prudenza e auspica ulteriori studi sugli effetti a lungo termine dei dolcificanti, inclusi quelli sul peso, sul gusto, sul rischio di diabete e obesità, e sulla sicurezza generale. La loro posizione è che, sebbene i dolcificanti non nutritivi possano essere uno strumento per la gestione del peso in pazienti obesi, non possono essere considerati una soluzione autonoma. L'educazione a una dieta varia e salutare, che elimini bevande zuccherate o edulcorate con NNS, rimane la strategia più sicura per una crescita sana.

La Dose Giornaliera Accettabile (DGA) e la cautela necessaria

Le agenzie per la sicurezza alimentare stabiliscono una Dose Giornaliera Accettabile (DGA) per i dolcificanti, che rappresenta la quantità massima che si può consumare in sicurezza nel corso della vita senza rischi per la salute. Per l'aspartame, ad esempio, questa dose è di 40 mg per kg di peso corporeo. È importante sottolineare che per superare questa dose, un bambino dovrebbe consumare quantità considerevoli di prodotti light. Tuttavia, la lettura attenta delle etichette e la consapevolezza degli ingredienti rimangono fondamentali.

etichetta di un prodotto alimentare con lista ingredienti

L'Associazione Internazionale dei Dolcificanti (ISA) riconosce l'importanza di una dieta salutare e che i dolcificanti ipocalorici o senza calorie, se consumati nell'ambito di una dieta equilibrata e di uno stile di vita sano, possono aiutare a soddisfare il desiderio di dolcezza riducendo l'apporto di calorie e zucchero, contribuendo così alla gestione del peso corporeo. La AAP stessa riconosce che, quando sostituiti ad alimenti o bevande con dolcificanti calorici, i NNS possono ridurre l'aumento di peso o stimolare piccole perdite di peso. Studi controllati nei bambini hanno dimostrato che il consumo di bevande con dolcificanti a basso/zero contenuto calorico tende a ridurre, piuttosto che incrementare, l'assunzione di alimenti contenenti zucchero.

Ricerca scientifica e implicazioni future

Nonostante alcune posizioni rassicuranti, la comunità scientifica continua a sollevare interrogativi. Studi condotti dall'Istituto Ramazzini di Bologna hanno evidenziato, in esperimenti su ratti, un aumento significativo di linfomi e leucemie nei figli di madri gravide a cui era stato somministrato aspartame, suggerendo che l'inserimento di composti artificiali nella dieta possa comportare rischi per la salute. Fiorella Belpoggi, direttrice del Centro di ricerca sul cancro dell'Istituto, sottolinea che, sebbene i dolcificanti possano essere considerati un farmaco per i diabetici, per le donne in attesa e i bambini non vi è motivo di correre rischi inutili, suggerendo di educare i bambini ai sapori naturali.

La ricerca scientifica a riguardo è in continua evoluzione, e servono cautela, informazione e soprattutto ulteriori studi per comprendere appieno gli effetti a lungo termine dei dolcificanti, soprattutto nell'età pediatrica. La priorità dovrebbe rimanere l'educazione a una dieta varia e salutare, privilegiando alimenti naturali e limitando il consumo di zuccheri aggiunti e dolcificanti artificiali, per garantire una crescita sana e uno sviluppo ottimale dei bambini. La tendenza a sostituire lo zucchero con dolcificanti, sebbene miri a ridurre l'apporto calorico, potrebbe involontariamente indurre alterazioni metaboliche e preferenze gustative che contrastano con l'obiettivo di una sana alimentazione a lungo termine. La scelta di una dieta equilibrata, ricca di nutrienti e sapori naturali, rimane la strategia più solida per il benessere dei più piccoli.

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