Le cause dei falsi positivi nei test DNA fetale su sangue materno (NIPT)

Il test di screening prenatale non invasivo, comunemente noto come NIPT (Non-Invasive Prenatal Testing), rappresenta oggi una pietra miliare nella diagnostica prenatale. Grazie al progresso delle tecniche di sequenziamento del DNA, è possibile valutare il rischio di aneuploidie cromosomiche - ovvero variazioni nel numero dei cromosomi - a partire da un semplice prelievo di sangue materno. Tuttavia, la natura stessa di questo esame, che si basa sull'analisi del DNA fetale libero circolante (cffDNA), comporta limitazioni tecniche e biologiche che possono condurre a risultati discordanti, tra cui i cosiddetti "falsi positivi".

rappresentazione schematica del DNA fetale circolante nel sangue materno

Il funzionamento del NIPT e il ruolo del cffDNA

I test NIPT, come BIOKARYO, KARYON o MICROBIOKARYO, si basano sull'analisi del DNA fetale libero circolante (cffDNA) nel torrente ematico della gestante. Questo DNA si presenta sotto forma di frammenti derivanti dall'apoptosi degli epiteli materni e, in misura significativa, della placenta. È importante sottolineare che la frazione di cffDNA di origine placentare rappresenta solitamente tra il 3% e il 6% del DNA totale circolante durante la gravidanza.

Il primo parametro rilevato dal software di analisi è proprio la concentrazione di questo DNA fetale. Per poter eseguire l'analisi, il valore deve essere superiore a un "cut-off" prefissato, generalmente fissato al 4%. Se la concentrazione è inferiore, il test non può essere refertato in modo attendibile. La concentrazione dipende da fattori materni e dall'epoca gestazionale: studi come quelli di Wapner (2015) indicano che la 12esima settimana rappresenta un momento ottimale per il prelievo, poiché la frazione fetale raggiunge livelli soddisfacenti, intorno al 10%.

Fattori biologici che influenzano l'accuratezza

L'accuratezza del test, sebbene molto elevata, non è assoluta. Un risultato di "Basso Rischio" indica che la probabilità di aneuploidia è ridotta, mentre un risultato di "Alto Rischio" segnala la necessità di approfondimenti diagnostici invasivi, come l'amniocentesi o la villocentesi. Tuttavia, l'analisi del rischio non permette di escludere con certezza assoluta le anomalie, a causa di variabili legate alla fisiologia placentare e materna.

Tra le cause principali di mancanza di risultato o di esito ambiguo troviamo:

  • Epoca gestazionale troppo precoce: una bassa concentrazione di DNA fetale ne impedisce l'analisi.
  • Condizioni materne: l'obesità materna, l'assunzione di alcuni farmaci (come l'eparina, che riduce l'apoptosi dei trofoblasti placentari, secondo Ma GC et al, 2018), malattie autoimmunitarie, deficit di vitamina B12 o la presenza di leiomiomi uterini possono influenzare la frazione libera del DNA fetale.
  • Discrepanze feto-placentari: il DNA analizzato proviene dalla placenta, non direttamente dal feto.

Test del DNA fetale - Tutto quello che c'è da sapere

Il fenomeno dei falsi positivi: oltre l'errore tecnico

Un risultato "falso positivo" si verifica quando il test indica un rischio elevato per una determinata anomalia, nonostante il feto sia sano. Le cause di tale discrepanza sono diverse e spesso legate alla biologia cellulare:

Mosaicismo confinato alla placenta

Questa è una delle cause principali. Il test analizza frammenti provenienti dal trofoblasto (placenta). Se in questo tessuto è presente un'anomalia cromosomica che non è invece presente nel feto - una condizione chiamata mosaicismo confinato alla placenta - il NIPT rileverà l'anomalia, ma l'analisi del cariotipo fetale (eseguita tramite amniocentesi) risulterà normale.

Il fenomeno del "Vanishing Twin"

Nelle gravidanze iniziate come gemellari o plurime, in cui uno degli embrioni è stato riassorbito precocemente (vanishing twin), il DNA libero circolante del feto non più vitale può rimanere presente nel circolo materno per diverse settimane. Se il feto riassorbito presentava un'aneuploidia, questa può interferire con l'analisi del DNA del feto sano, generando un falso positivo.

Presenza di tumori materni silenti

Studi recenti hanno evidenziato una correlazione inaspettata: in alcuni casi, risultati NIPT anomali che non trovano riscontro nel feto possono essere riconducibili alla presenza di neoplasie asintomatiche nella madre. Poiché il 90% del DNA libero circolante nel sangue materno appartiene alla madre stessa, un tumore può rilasciare frammenti di DNA alterato che il software, tarato per analizzare il DNA fetale, interpreta erroneamente come anomalie cromosomiche del feto. Alterazioni che coinvolgono più di tre cromosomi, rilevate tramite il sequenziamento completo, sono segnali che richiedono, in sede di consulenza clinica, una valutazione attenta dello stato di salute materno.

schema delle cause principali di discordanza tra test NIPT e cariotipo fetale

Limiti tecnici e interpretazione delle microdelezioni

Un capitolo a parte meritano le microdelezioni. Queste anomalie, caratterizzate dalla perdita di piccole porzioni di cromosomi, presentano in genere un valore predittivo positivo più basso e una percentuale di falsi positivi più alta. L'accuratezza in questo ambito è influenzata in modo critico dall'algoritmo di analisi e dalla presenza di eventuali variazioni del numero di copie (CNV) materne.

Inoltre, tecniche diagnostiche successive come la FISH potrebbero non coprire l'intera estensione di una delezione o fallire nell'individuazione di cromosomi derivativi, rendendo necessario il ricorso ad analisi di livello superiore come l'Array CGH. È fondamentale considerare che il NIPT non è in grado di rilevare traslocazioni bilanciate, cromosomi ad anello, disomie uniparentali, malattie monogeniche o poliploidie, sottolineando ancora una volta che si tratta di uno strumento di screening e non di un test diagnostico definitivo.

L'importanza della consulenza pre-test

Proprio per la complessità dei fattori sopra elencati, è necessaria una consulenza informativa prima di effettuare il prelievo. Durante questo incontro, la gestante deve essere messa al corrente di tutte le eventualità, inclusa la possibilità di risultati non conclusivi o discordanti. La raccolta accurata delle informazioni anamnestiche (precedenti gravidanze, aborti, malattie autoimmuni, terapie farmacologiche) è essenziale per una corretta interpretazione dei dati.

Un risultato "positivo" indica solo una maggiore probabilità statistica di anomalia e non equivale a una diagnosi. Il ricorso a tecniche invasive tradizionali, come la villocentesi o l'amniocentesi, rimane l'unico standard aureo per confermare o escludere in modo definitivo le anomalie cromosomiche segnalate dal test di screening. La gestione clinica deve quindi sempre prevedere un approccio multidisciplinare, che coinvolga genetisti e ostetrici in grado di integrare i risultati del NIPT con l'ecografia morfologica e il contesto clinico della paziente.

tags: #dna #fetale #falsi #positivi