L'Elaborazione Emotiva dopo un Aborto: Comprendere, Accettare e Superare il Dolore

L'esperienza dell'aborto, sia esso spontaneo o volontario, rappresenta un evento che può toccare corde emotive, affettive e identitarie profonde nella vita di una donna e della coppia. Vivere un aborto può essere un'esperienza molto complessa e dolorosa, non solo a livello fisico ma soprattutto sul piano emotivo. È normale provare sentimenti contrastanti come tristezza, senso di colpa, vuoto o rabbia: ognuno elabora questo lutto in modo diverso e con tempi propri. È importante poter riconoscere la fatica emotiva come normale reazione a un evento di vita improvviso e molto intenso dal punto di vista psicologico, che interrompe un progetto di coppia oltre che individuale. Questo articolo si propone di esplorare le molteplici sfaccettature dell'elaborazione del distacco emotivo dopo un aborto, analizzando le diverse risposte, i fattori che le influenzano e le strategie per affrontare questo percorso.

Le Diverse Reazioni Emotive all'Aborto: Un Mosaico di Sentimenti

Ogni donna prova sensazioni e sentimenti diversi dopo l'aborto. La maggior parte delle donne riferisce di provare un senso di sollievo nel ritenere che abbiano preso la decisione migliore date le circostanze. In effetti, la risposta emotiva più comune dopo l'aborto è il sollievo. La maggior parte delle donne non ha bisogno di aiuto psicologico dopo un aborto. Sentimenti transitori di senso di colpa, tristezza o perdita sono comuni ma la maggior parte delle donne supera questi momenti. È normale sentirsi emotive dopo un aborto. Potresti provare tristezza o dolore, ma questi sentimenti di solito scompaiono dopo pochi giorni.

Tuttavia, per alcune donne, l'aborto può sollevare una serie di risposte emotive, tra cui tristezza, senso di colpa, rabbia, vergogna e rimpianto. I sentimenti di rimpianto dopo l'aborto sono rari. Alcune donne si sentono in colpa proprio perché non si sentono in colpa di aver abortito. In generale, capire che sentimenti si stanno provando può aiutare a superare un eventuale dolore, senso di colpa, rabbia o la vergogna che si potrebbe provare. Non si è una persona cattiva perché si è abortito. Non si è la sola ad aver scelto di abortire.

Un aspetto da considerare è il cambiamento ormonale che avviene dopo un aborto, poiché gli ormoni stanno tornando al loro stato pre-gravidanza. Questo cambiamento ormonale può causare sentimenti di tristezza e pianto. In rari casi, le donne possono diventare clinicamente depresse dopo aver abortito. Se i sentimenti sono schiaccianti e non sembrano risolversi o si stanno soffrendo i sintomi della depressione, si dovrebbe consultare un professionista. Ci sono alcuni fattori che sono noti nel contribuire al rischio di depressione dopo l'aborto, tra cui avere una storia di depressione, ansia o panico. La depressione è una malattia molto seria.

Nella comunità medica e scientifica è stato raggiunto un consenso generale sul fatto che la maggior parte delle donne che hanno abortito subiscano danni psicologici minimi o nulli. Studi affidabili e imparziali hanno dimostrato che, sebbene i disturbi psicologici si possano verificare dopo l'aborto, sono rari e generalmente lievi e di breve durata.

Tavola delle emozioni

Distinzione tra Aborto Spontaneo e Volontario: Implicazioni Emotive

L'aborto, l'interruzione prematura di una gravidanza, può accadere per cause naturali (aborto spontaneo) oppure essere provocato in modo artificiale (aborto provocato o IVG - interruzione volontaria di gravidanza). Le conseguenze psicologiche di un'interruzione naturale o una provocata possono essere molteplici e diverse nei due casi. Mentre l'aborto spontaneo è un evento non controllabile, improvviso e senza nessuna volontà da parte della madre, l'aborto indotto prevede una responsabilità consapevole. Generalmente si è convinti che una tale consapevolezza della propria decisione non provochi sentimenti di lutto e perdita, tuttavia ciò non preclude una ferita profonda, un dolore viscerale che può tornare vivido anche dopo tempo. Rispetto a ciò, Galimberti (1994) afferma: "è frequente che il ricordo di aborti provocati in epoca lontana e superati apparentemente senza difficoltà, ricompaia carico di sensi di colpa in occasione di episodi depressivi".

L'aborto spontaneo avviene quando la gravidanza si interrompe naturalmente prima delle 20 settimane. Molto spesso, l'aborto si verifica nelle prime 12 settimane, ed è più comune di quanto si pensi: circa il 25% delle gravidanze si conclude in questo modo. Le cause possono essere varie e includono problemi genetici, anomalie nello sviluppo embrionale, problemi ormonali o di salute della madre, infezioni e fattori ambientali. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, la causa esatta non viene mai identificata. In molte situazioni, l'aborto spontaneo si verifica così precocemente che molte coppie non hanno neanche avuto il tempo di annunciare la gravidanza. Questo rende il lutto ancora più silenzioso, poiché spesso manca un riconoscimento pubblico della perdita.

L'impatto psicologico di un aborto spontaneo può essere devastante, sia per la donna che per il partner. Il lutto per la perdita di un figlio durante la gravidanza è un'esperienza unica, che si distingue dagli altri tipi di lutto per la sua invisibilità. Non c'è un corpo da piangere, non ci sono ricordi tangibili da condividere, ma il dolore è reale e profondo. Per molte donne, l'aborto spontaneo mette in discussione la propria identità e capacità di procreare. Possono emergere sentimenti di colpa, inadeguatezza e fallimento. Frasi spesso benintenzionate come "Ne farete un altro" o "Meglio che sia successo ora" non solo non confortano, ma tendono a minimizzare il dolore vissuto, creando una sensazione di incomprensione e isolamento. Il lutto precoce è un lutto difficile da elaborare in quanto si vive la perdita di una persona unica, scomparsa prima di essere conosciuta ma già presente nelle fantasie dei futuri genitori.

Quando il legame si spezza in modo violento e drammatico, viene a mancare quell'essere con il quale si è creato giorno dopo giorno un rapporto di continuità e scoperte. La diagnosi precoce della gravidanza (che sempre più spesso è espressamente ricercata dalla coppia) fa sì che il bambino entri a far parte subito dell'immaginario della coppia. Di fronte ad un aborto precoce la tendenza più diffusa è quella di minimizzare, incoraggiando la coppia a "riprovare subito"; l'assenza o la scarsità di ricordi condivisi con il bambino morto rendono il lutto nell'aborto precoce un lutto poco condivisibile all'esterno e poco riconosciuto. Per la madre il bimbo è parte di sé, quindi la sua perdita è come se comportasse la perdita di una parte di se stessa ed è pertanto accompagnata da un forte senso di vuoto.

Fattori che Influenzano la Risposta Emotiva e il Processo di Lutto

Diversi elementi possono rendere l'elaborazione emotiva dopo un aborto particolarmente complessa o dolorosa. Qualcun altro potrebbe averti fatto pressioni per convincerti ad abortire, piuttosto che lasciarti prendere la decisione da sola. Potresti non avere molto sostegno dai tuoi amici o familiari. L'isolamento è una delle ragioni principali per cui le donne possono trovarsi in difficoltà dopo un aborto. Potresti sentirti molto indecisa sulla decisione che hai preso. Potresti non essere convinta che l'aborto sia stata la decisione giusta nelle tue circostanze.

Potresti sentirti abbandonata e sola. Forse speravi che l'uomo che ti ha messo incinta avrebbe voluto avere il bambino con te. Forse non era disposto a farlo, contribuendo al tuo malessere. Forse hai una bassa autostima e spesso ti senti male. Altre situazioni della tua vita possono essere stressanti: scuola, lavoro, figli ecc. Tutti questi fattori possono aggravare il carico emotivo.

Potresti temere che non sarai mai più in grado di rimanere incinta. Se questa è una preoccupazione che senti, stai certa che un aborto farmacologico sicuro non causerà infertilità in futuro. Ogni volta che prendi una decisione difficile, è naturale preoccuparsi pensando "e se avessi fatto una scelta diversa?" più e più volte. Questo rimuginare può ostacolare il processo di accettazione.

Inoltre, l'aborto può far tornare alla luce vecchie esperienze o sentimenti che stai reprimendo. Ad esempio, se l'abuso sessuale fa parte del tuo passato, potresti ritrovarti a vivere sentimenti legati al tuo abuso. Queste riemersioni di traumi preesistenti possono rendere il percorso di elaborazione del lutto particolarmente gravoso. Il predittore più importante che espone le persone verso un lutto traumatico è, secondo i teorici dell'attaccamento, aver sviluppato uno stile di attaccamento problematico disorganizzato, avendo così una probabilità maggiore nell'incorrere in un Disturbo Post-Traumatico.

Fattori di stress

La "Sindrome Post-Aborto" e il Dibattito nella Comunità Scientifica

Nella comunità medica e scientifica è stato raggiunto un consenso generale sul fatto che la maggior parte delle donne che hanno abortito subiscano danni psicologici minimi o nulli. Tuttavia, molte persone che si oppongono all'aborto sostengono che le donne che hanno subito aborti soffriranno di un tipo di disturbo da stress post-traumatico chiamato "sindrome post-aborto" (SPA). Studi affidabili e imparziali hanno dimostrato che, sebbene i disturbi psicologici si possano verificare dopo l'aborto, sono rari e generalmente lievi e di breve durata.

La Sindrome Post-Abortiva (SPA) si riferisce ad una serie di disagi che possono insorgere subito dopo l'interruzione oppure dopo anni e può rimanere quindi latente per molto tempo. Essa viene fatta rientrare in linea teorica all'interno dei disturbi post-traumatici da stress, essendo l'IVG un evento traumatico in grado di creare un marcato stress e disagio. I sintomi della SPA possono interessare varie aree del funzionamento e comprendono: disturbi emozionali (ansia, depressione, ecc.); disturbi della comunicazione, del pensiero; disturbi dell'alimentazione; disturbi della relazione affettiva e della sfera sessuale; disturbi neurovegetativi; disturbi del sonno; disturbi fobico-ansiosi; flashback dell'aborto.

I sintomi principali che fanno rientrare la SPA nella categoria della sindrome post-traumatica da stress sono, invece: esposizione o partecipazione ad un'esperienza di aborto, percepita come uccisione volontaria di un bambino ancora non nato; rivivere in modo intrusivo l'evento dell'aborto; sforzi per evitare di riportare alla memoria i ricordi legati all'interruzione di gravidanza; altri sintomi associati all'evento come senso di colpa e sensazione di essere sopravvissuti che non erano presenti prima del trauma. Fattori scatenanti, anche dopo anni, possono essere l'anniversario dell'interruzione, l'ipotetica data di nascita e tutta una serie di scadenze legate ad anniversari e ricorrenze. Anche se l'esistenza e la morte del bambino non sono riconosciute da nessuno intorno a lei, il legame tra la madre e il bambino che non c'è più è spesso totalizzante, anche se in modo inconsapevole.

I fattori di rischio per sviluppare una sindrome post traumatica da stress legata all'aborto sono lo scarso supporto sociale, la pressione di un amico, compagno, marito o parenti circa l'aborto e sentimenti quali vergogna e sensi di colpa. Nel lungo termine le manifestazioni possono presentarsi fino a 15 anni dopo l'evento con emozioni disturbanti e pensieri ricorrenti ed intrusivi.

Il Processo di Lutto Perinatale: Fasi e Caratteristiche

L'aborto innanzitutto è un lutto, dove con lutto intendiamo la risposta emotiva fisiologica dopo una perdita. Nel caso di un aborto, sia spontaneo, sia procurato, si tratta di un lutto particolare, complicato, in quanto non riconosciuto, negato, proibito. È un lutto non riconosciuto a volte neanche dalle persone stesse che lo vivono, che spesso ne avvertono tutti i sintomi, il dolore, il senso di vuoto e di depressione, la difficoltà ad andare avanti nella vita, ma questo non viene sempre collegato all'aborto, e alle volte viene fatto di tutto per mantenere seppellite le emozioni collegate con l'aborto. Questo avviene non senza un costo psichico, infatti impedendosi di vivere le emozioni negative, cioè mettendo in atto meccanismi di difesa, ci si chiude, non potendo neanche più vivere quelle positive e precludendosi in questo modo molte delle esperienze più significative della vita.

I meccanismi di difesa sono la migliore soluzione trovata dalla nostra mente per permetterci di vivere e integrare nella nostra vita eventi e vissuti altrimenti intollerabili, ma allo stesso tempo mettere in atto tali meccanismi significa impedirsi di provare una gamma di emozioni anche positive, e non poter affrontare il problema da cui scaturiscono. I meccanismi di difesa inoltre non sempre sono destinati a durare a lungo. Basta qualcosa che faccia scaturire quel ricordo lasciato da parte, ad esempio una gravidanza successiva, propria o di una persona vicina, o un lutto successivo, o, spesso, l'arrivo della menopausa, che è per molte un tempo di bilancio della propria vita, e il dolore che si pensava rimosso si ripresenta ancora più forte.

Secondo John Bowlby (1980), con la sua teoria etologica dell'attaccamento, le reazioni che compaiono dopo la perdita di una figura significativa attivano un sistema motivazionale innato che spinge l'individuo alla ricerca della persona assente. L'elaborazione del lutto, sia per aborto spontaneo che volontario, si manifesta attraverso diverse fasi.

Le Fasi Generali del Lutto:

  • Fase dello shock: può durare tra qualche ora e le due settimane. Inconsciamente la perdita non viene accettata. La fase di shock nell'aborto precoce è direttamente proporzionale all'imprevedibilità dell'evento e al desiderio di gravidanza. Non avendo ricordi oggettivi della perdita è più difficile creare una costruzione mentale in quanto c'è incredulità; nell'aborto precoce bisogna attenersi ai pensieri costruiti in quel periodo.
  • Fase della ricerca: episodi acuti di dolore, stress, svenimenti, diminuiscono gradualmente. Si cerca ora una spiegazione all'accaduto. Tutto ciò è seguito da un desiderio persistente e invadente di ciò che si è perso ed è molto forte perché, unito alla collera rivolta verso se stessa, determina un senso di colpevolizzazione che la madre rivolge verso di sé in quanto sente di avere contribuito direttamente alla perdita del proprio bambino. In questa fase di protesta, l'emozione principale è la rabbia, accompagnata da sentimenti di ingiustizia, rammarico, rancore ("Perché proprio a me?"), ricerca delle colpe e contrattazione (accordi, voti col soprannaturale: "Se il bimbo sopravvivrà io farò…"). La rabbia può intensificarsi per la sensazione di perdita di controllo, per il fatto di non aver avuto possibilità di scelta o per non aver capito cosa stesse accadendo e può indirizzarsi verso una persona o un operatore. Altri sintomi ricorrenti in questa fase sono insonnia, incubi, flash back dei momenti più traumatici.
  • Fase della disorganizzazione: viene ripresa la routine, accompagnata da tristezza, mancanza di autostima ed indifferenza. Questa fase può durare dai 6 ai 12 mesi. La ricerca della persona cara pone in luce la sua definitiva assenza, vissuta con una generalizzata tristezza ed un persistente umore depresso. Lo stato di vigilanza della precedente fase lascia il posto ad un minore arousal e un apparente disattenzione e disinteresse verso tutto ciò che accade, rafforzata in questo tipo di lutto dall'evitamento del mondo esterno il quale viene visto come fonte di doppio disagio; in primis perché la donna può sentirsi dire sempre le stesse cose e quindi non sentirsi accudita ma solo responsabile della sua perdita, pertanto ciò andrà a rafforzare la sua credenza di non capacità di generare, poi per l'invidia nel vedere gli altri bambini.
  • Fase di riorganizzazione: accettare la perdita del feto. Può subentrare uno stato melanconico nel ricordarlo. In questa fase si realizza il distacco dalla persona scomparsa ed un progressivo riadattamento alla realtà, con il graduale recupero di interessi e relazioni sociali. Questa "ridefinizione" comporta un atto cognitivo, non solo emotivo, di costruzione di nuovi schemi rappresentativi interni di sé e della persona persa, con la definitiva consapevolezza dell'irreversibilità della morte. La solitudine e il rammarico lasciano il posto al disgelo emotivo, alla ricerca di supporto e alla sofferenza senza angoscia. Il tempo di elaborazione è molto più lungo in quanto un aborto precoce è un lutto non riconosciuto dal mondo esterno e pertanto ci vuole più tempo per elaborarlo.

Il Modello di Kubler-Ross (1969) applicato alla perdita perinatale:

  • Rifiuto: "Non può essere vero, magari il dottore si sbaglia". È una fase in cui si fatica ad accettare la realtà dei fatti e si cercano spiegazioni o errori medici.
  • Rabbia: "Perché è successo proprio a noi?" È il momento in cui emerge la rabbia verso sé stessi, gli altri o il destino.
  • Contrattazione: "Forse se avessi fatto qualcosa di diverso…". In questa fase si cerca di trovare delle cause razionali, spesso auto-colpevolizzandosi.
  • Disperazione: "Non saremo mai genitori". La disperazione si accompagna a pensieri negativi sul futuro e sulla possibilità di riprovarci.
  • Accettazione: "Questa gravidanza è andata male, ma possiamo andare avanti".

La difficoltà di riconoscere e dare un nome al lutto per un bambino abortito si può ricondurre a diverse cause, legate da una parte alla natura stessa dell'esperienza traumatica, che innesta meccanismi psichici volti al suo superamento, e dall'altra al clima culturale in cui viviamo, che non favorisce il riconoscimento della necessità di un lutto per chi non ha mai visto la luce. Ammettere che possa esserci una forte sofferenza psicologica e spirituale dopo un aborto volontario, sarebbe come andare a minare le fondamenta di tutte le argomentazioni che propongono l'aborto come un diritto e la soluzione a un problema. Tali argomentazioni hanno ragioni politiche ed economiche e sono diventate parte integrante della cultura dominante, al punto che l'aborto è proposto sempre più spesso alla prima difficoltà, anche superabile, durante la gravidanza.

Emblematici di questo sono i casi di aborto del secondo trimestre, cosiddetti aborti "terapeutici", dove anche questo stesso nome è indice di una menzogna culturale; cosa c'è infatti di terapeutico, cioè di curativo, in un aborto? In tali casi comunque è sempre più frequente che senza neanche troppi accertamenti sulla trattabilità della patologia fetale, venga proposto l'aborto, come quasi unico sbocco dopo che esami sempre più invasivi hanno riscontrato qualcosa di anomalo. E questi sono tra i casi più delicati dal punto di vista psicologico. Non richiede troppo sforzo d'immaginazione, penso, riuscire ad immedesimarsi con lo stato d'animo di angoscia e di confusione di una mamma o di un genitore, quando di fronte a una gravidanza spesso cercata, desiderata, si sente dire della malformazione del bambino e proposto l'aborto come prospettiva. È una notizia che viene a scuotere tutte le certezze, tutti i progetti, e la coppia che forse più avrebbe bisogno in quel momento di trovare qualcuno che sappia ascoltare, comprendere, rassicurare, si trova invece davanti a medici, e spesso anche a familiari che, nella migliore delle ipotesi, con un democratico "decidete voi", li lascia soli. Theresa Burke parla in questi casi di un doppio lutto, del figlio sano immaginato, desiderato e del figlio reale, malato. Per cui la sofferenza dopo questo tipo di aborto è particolarmente acuta.

Un altro aspetto che rende difficile, proibito, il lutto dopo un aborto è legato all'impossibilità di avere un rito, un luogo, in cui ricordare questi bambini persi. "Non c'è stato alcun funerale, niente fiori, niente musica, niente belle parole, nessuna pietra porta il tuo nome, non c'è nulla che onori la tua vita strappata per vergogna, tolta nella segretezza con una violenza impronunciabile, però il pianto c'è, prezioso bimbo mio, c'è un vuoto, un dolore, un lutto impronunciabile, ti posso allattare solo con le mie lacrime, per favore, lasciami allattarti con le mie lacrime." È molto prezioso, in questo senso, il seppellimento dei bambini non nati, che non solo restituisce la dovuta dignità a questi bambini, ma offre una ritualizzazione, uno spazio di espressione al dolore di una madre, di un padre, che la maggior parte della volte, invece, non può essere espresso e non viene accolto, e le donne è come se non si sentissero in diritto di sentire questo dolore, di cui non si può parlare.

Il Lutto Complicato

L'Impatto dell'Aborto sui Legami Familiari e di Coppia

La necessità di riconoscere ed elaborare il lutto di un aborto non riguarda soltanto le donne che lo subiscono direttamente, ma, in modi diversi, tutto il nucleo familiare. Tante coppie raccontano che l'aborto aveva creato una distanza tra di loro, anche perché i tempi di elaborazione del lutto sono molto diversi per ognuno, e possono non coincidere, creando delle incomprensioni semplicemente perché l'altro sta attraversando una fase diversa, o non è ancora pronto a vedere, a riconoscere il proprio dolore, e ci si accusa, reciprocamente, di non essere stati capaci di fermarsi. All'interno della coppia che vive l'esperienza di un aborto, ciascuno sente ed esprime il dolore in modo soggettivo; una comunicazione aperta e sincera con la persona partner è un aspetto essenziale per il benessere psicologico.

Anche gli uomini, al pari delle donne, vivono un lutto dopo l'aborto; anche loro hanno bisogno di uno spazio e di un tempo per elaborare, accogliere questo lutto. Ci sono uomini che spingono all'aborto, per paura, per inesperienza, altri che lasciano scegliere le donne, pensando di lasciarle libere e fare il loro bene, e altri ancora che non vorrebbero che la compagna abortisca e sperimentano tutta l'impotenza di non poter fare niente per la vita del loro figlio. In ogni caso anche gli uomini si possono trovare a sperimentare tutti i sintomi del lutto post abortivo, magari con dei tempi diversi da quelli della loro donna, anche a seconda del ruolo che hanno avuto nell'aborto. Le reazioni sono ben diverse da madre a padre in quanto da un punto di vista evoluzionistico le femmine dei mammiferi dedicano molto più tempo al processo riproduttivo di quanto lo facciano i maschi. Le reazioni dei padri sono poco conosciute poiché nella nostra cultura il manifestarsi dei sentimenti nell'uomo viene criticato. Molti uomini non sono abituati a esprimere il dolore, a piangere liberamente, nella maggioranza dei casi le loro reazioni si traducono quindi in nervosismo e in una fuga nel lavoro. Proprio per questo motivo il loro dolore tende ad essere poco riconosciuto e supportato e spesso vengono visti solo come mezzo attraverso cui chiedere notizie della madre, ignorando che anch'essi possono essere profondamente prostrati dalla perdita del figlio.

Quando la coppia si ritrova insieme ad elaborare questo lutto, attraversando tutte le emozioni correlate, e potendosi ritrovare e perdonandosi reciprocamente, è un momento particolarmente forte e ricco della vita della coppia, che ritrova una possibile unità, spesso perduta dopo l'aborto e la possibilità di andare avanti e ritrovare una speranza. Lo stesso vale per le relazioni tra madre e figlio, l'aborto ha un effetto anche sui fratelli dei bambini abortiti. Quando un lutto di questo tipo colpisce una famiglia, inevitabilmente vengono coinvolte tutte le figure che gravitano attorno alla coppia genitoriale, come amici e parenti, che spesso non sanno come affrontare la situazione e come essere da supporto.

Dinamiche di coppia dopo l'aborto

Strategie di Auto-Aiuto per l'Elaborazione Emotiva

Dopo un aborto, ci sono cose concrete che puoi fare per aiutarti a venire a patti con la tua decisione. I seguenti suggerimenti possono aiutarti ad accettare e gestire i tuoi sentimenti, diminuire la tristezza e aiutarti a "chiudere" la tua esperienza di aborto.

  • Esprimere la tristezza e il dolore: Poter raccontare la propria storia e poter esprimere queste emozioni molto forti collegate all'aborto, di dolore, rabbia, confusione, colpa, solitudine, vuoto, è un passo fondamentale. Esprimere tutta la tristezza e il dolore che provi, potrebbe aiutarti a star meglio. Non ti sentirai così per sempre.
  • Non essere dura con te stessa: Parla a te stessa in modo affermativo. Sei una brava persona. Una persona con una morale. Ricorda a te stessa che sei coraggiosa: hai preso una decisione difficile.
  • Ricorda le ragioni della tua decisione: Ricorda a te stessa perché hai preso la decisione di abortire. Ricorda che hai preso la decisione migliore che avresti mai potuto, date le circostanze. Chiediti, se speri di avere una gravidanza programmata in futuro, che differenza ci sarebbe rispetto alla situazione che hai appena vissuto?
  • Scrivere i propri sentimenti: Scrivi i tuoi sentimenti su un diario o su un quaderno che nessun altro possa vedere. Questo può essere un modo catartico per elaborare le emozioni.
  • Prendersi cura di sé: Pensa a cose che puoi fare e che ti faranno sentire bene. Scrivile e prova a farle ogni giorno.
  • Guardare al futuro: Ricordati del futuro. Fai una lista di cose che non vedi l'ora di fare.
  • Rituali di chiusura: Prendi in considerazione la possibilità di "chiudere" la tua esperienza di aborto scrivendo una lettera di addio e conservandola in un luogo sicuro o bruciandola.
  • Tecniche di rilassamento: Pratica esercizi di rilassamento per aiutare a gestire lo stress. Imparare a rilassarsi e a pensare positivamente, imparare tecniche di respirazione o eliminare pensieri negativi ricorrenti e sostituirli con immagini gradevoli e rilassanti. Imparare a ridurre l'ansia, quando una persona non sa come reagire davanti a una situazione o si chiede se avrà fatto la scelta giusta.
  • Condivisione di esperienze: Leggi di altre esperienze di donne nella sezione "Ho abortito" di siti o forum dedicati. Questo può essere rassicurante e rendere più chiari i tuoi sentimenti.

Esercizi di rilassamento

Quando Cercare Aiuto Professionale: Il Ruolo dello Specialista

Dare spazio alle proprie emozioni, parlarne con persone fidate e concedersi il tempo per elaborare quanto accaduto è un passo importante. Tuttavia, quando il dolore diventa troppo forte o sembra non passare, può trasformarsi in una vera e propria depressione. Se i tuoi sentimenti sono schiaccianti e non sembrano risolversi o stai soffrendo i sintomi della depressione, dovresti consultare un professionista.

Un aiuto professionale, possibilmente specializzato sul tema della perinatalità, è fondamentale per trovare uno spazio sicuro in cui portare la tua esperienza, riconoscere e dare valore alle tue emozioni e prenderti il tempo adeguato per poterle rielaborare. Il percorso di supporto psicologico o psicoterapia può essere individuale e/o di coppia. È comprensibile che dopo un aborto volontario possano emergere sentimenti contrastanti - sollievo, colpa, tristezza, vuoto - e che questi possano accompagnarsi a una vera e propria depressione. Superare un lutto non significa dimenticare, ma integrare ciò che è accaduto nella propria storia, trovando un modo per riconoscere il dolore senza che esso schiacci completamente la vita quotidiana. Un percorso psicoterapeutico può offrire proprio questo: uno spazio in cui il dolore non viene minimizzato ma accolto, e in cui è possibile ritrovare poco a poco significati nuovi e più leggeri.

Prendi in considerazione che potrebbe essere necessario un supporto farmacologico, qualora le emozioni provate siano estremamente dolorose e intense e condizionino in maniera significativa la tua vita, nei vari ambiti. Un medico o uno psichiatra possono essere coinvolti se i sintomi depressivi persistono o si aggravano.

Approcci Terapeutici Specifici:

  • Terapia EMDR: Il trattamento EMDR è un metodo psicologico efficace nella risoluzione adattiva di un lutto prenatale sia fisiologico che complicato. In particolare, con il metodo EMDR i genitori e lo psicoterapeuta lavorano insieme sugli aspetti più traumatici della perdita del figlio o della figlia avvenuta durante la gravidanza, al parto o dopo la nascita (la comunicazione della diagnosi e della morte, immagini dell'ospedalizzazione, ricovero, intervento chirurgico, parto, degenza, rientro a casa).
  • Terapia Sensomotoria: La Terapia Sensomotoria è una terapia basata sul colloquio, orientata al corpo, sviluppata negli anni '80 da Pat Ogden, con il contributo di Ron Kurtz (1990) e del metodo Rolf di Integrazione Strutturale (Rolf 1987), arricchita da contributi dei campi dell'attaccamento, delle neuroscienze e della dissociazione. Unisce approcci cognitivi ed emotivi, dialogo e interventi fisici che affrontano direttamente i ricordi impliciti e gli effetti neurobiologici del trauma.
  • Gruppi di Supporto: Spesso anche la partecipazione a dei gruppi di supporto sostiene e dà il giusto supporto per elaborare la perdita. Il gruppo veicola significati ed emozioni importanti per raggiungere questo obiettivo.

Fondamentale è il supporto che viene dato alla coppia dal personale sanitario, che riconoscendo in maniera adeguata la sofferenza, può contribuire già dalle primissime fasi al processo di elaborazione del lutto. Il sostegno psicologico ed il supporto empatico ai genitori dovrebbero iniziare contestualmente all'evento di perdita e divenire parte integrante dell'assistenza ginecologica ed ostetrica, che occupandosi esclusivamente degli aspetti organici e medici minimizza o evita completamente la cura del dolore "psichico" intrinseco alla morte prenatale. Sempre chi affianca i genitori in questo periodo difficile dovrebbe evitare, come invece spessissimo accade, di incentivare subito una nuova gravidanza.

Supporto psicologico

La Gravidanza Successiva: Speranze, Paure e la Costruzione di un Nuovo Legame

L'elaborazione del lutto nel caso di un aborto precoce è un percorso che ognuno affronta con le proprie risorse e secondo i propri tempi. L'esperienza del lutto, se non elaborata e metabolizzata nel modo corretto, può avere ripercussioni significative. La gravidanza successiva a un aborto precoce è spesso condizionata dall'esperienza precedente. Si gioisce ma si ha paura, si spera e si inizia a costruire il legame di attaccamento ma allo stesso tempo ci si sente distaccati, insomma si vive quella che è una vera e propria alternanza di emozioni contrastanti. Soprattutto i primi mesi possono essere vissuti con forti sentimenti di incertezza, con ansia e stress.

Vi è infatti il rischio che la madre, in caso di una successiva gravidanza, sviluppi un legame inadeguato con il nuovo figlio, dove il bambino morto può venire idealizzato o "sostituito" a quello della gravidanza attuale. Questa idealizzazione porterebbe ad una proiezione di una perfezione che non esiste e il bambino nato non sarebbe mai all'altezza del precedente, crescendo così svalutato e svalorizzato agli occhi del genitore.

Dato che le madri non vivono solo l'esperienza del lutto ma anche una profonda ferita esistenziale, che può far generare pensieri di incapacità a generare una nuova vita e di incuria nel non essere state in grado di proteggere il proprio bambino. Tale rimuginio depressivo e di colpa è maggiore nelle madri che hanno investito una carica cognitiva ed emotiva maggiore. Molte donne hanno sensi di colpa, rimproverano se stesse e si chiedono se la perdita del loro bambino sia imputabile a qualcosa di preciso che avrebbero dovuto o non dovuto fare. "Perché è accaduto proprio a me?" Soprattutto nei primi mesi dopo la perdita il senso di colpa entra a fare parte quasi quotidianamente dei pensieri della persona in lutto, che potrebbe avere bisogno di ripetute rassicurazioni al riguardo.

Quando finalmente si realizza la gravidanza e il bambino è reale e presente nel ventre materno, fin dalle prime ecografie, intraprendono il percorso della genitorialità e prende forma un primo legame di attaccamento, che è specifico di quella relazione con quel bambino in quel momento. Immaginare il nuovo bambino nella propria realtà quotidiana, ristrutturare ed adattare la coppia - famiglia all'ingresso del figlio ha una precisa funzione evolutiva. Divenire madre, divenire padre, contrariamente a quanto si possa pensare, non avviene al momento del parto, ma, fisiologicamente, spesso in modo impercettibile e inconscio durante tutto il percorso di genitorialità. Ogni futuro genitore durante l'attesa del bambino fantastica sul nascituro, su come sarà, il nome, il genere, a chi somiglierà, quanto sarà grande, se avrà i capelli, se sarà sano ecc. e in questo modo entrambi i genitori cominciano a fargli spazio, non solo nell'esterno, ma soprattutto nella propria mente e ci si prepara psicologicamente a quello che verrà dopo il parto. Si parla in questo caso di "bambino ideale" fantasticato atteso durante la gravidanza. Se è vero che ogni bambino perduto merita di essere ricordato, è anche vero che ogni bambino in arrivo merita di essere accolto al meglio per la sua unicità e dovrebbe poter godere di una madre e un padre liberi di lasciarsi andare all'amore, e non impietriti dal dolore e dalla paura.

Ciclo emozionale

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