Innovazione nel trattamento del reflusso gastroesofageo: il dispositivo RefluxStop e la nuova frontiera della chirurgia mininvasiva

La gestione della malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE), nota internazionalmente come GERD o GORD, rappresenta una delle sfide cliniche di maggiore rilievo nell’ambito della gastroenterologia moderna. Secondo i dati forniti dall’ISS, in Italia una persona su tre soffre di reflusso gastroesofageo, una condizione clinica cronica che impatta significativamente sulla qualità della vita dei pazienti. La patologia è provocata da due meccanismi fisiopatologici che agiscono in sinergia: lo sfintere perde capacità di contenimento e si verifica una risalita dei succhi gastrici nell’esofago, con il concreto rischio di modificarne l’epitelio, il quale vive in un costante stato di infiammazione. In alcuni casi, la situazione viene ulteriormente peggiorata dall’esistenza di una ernia iatale.

rappresentazione schematica dello sfintere esofageo e del reflusso acido

Il quadro clinico e la necessità di nuove soluzioni terapeutiche

La sintomatologia specifica comporta, oltre alla risalita di acidi, un bruciore retrosternale persistente. La malattia da reflusso è un disturbo che in Campania, ad esempio, colpisce 1 milione e 300 mila persone, compromettendone seriamente la loro qualità della vita e portando, in casi estremi, a complicazioni gravi come ulcerazione, stenosi ed esofago di Barrett. Le manifestazioni cliniche, come pirosi e rigurgito, o i riscontri strumentali ottenuti tramite gastroscopia - quali lesioni infiammatorie dell’esofago (esofagite), ulcere o trasformazioni metaplastiche della mucosa - impongono un approccio terapeutico tempestivo e mirato.

Negli ultimi anni, si è osservato un crescente interesse verso l'ottimizzazione degli interventi correttivi. Accanto alla classica chirurgia mininvasiva antireflusso, che riconosce nella fundoplicatio secondo Nissen e nella plastica antireflusso secondo Toupet il gold standard di trattamento, negli ultimi anni si è sviluppato un filone di ricerca nell’ambito dei device impiantabili. L'obiettivo primario di questa evoluzione tecnologica è ottenere una standardizzazione della procedura chirurgica garantendo l’ottimizzazione dei risultati, riducendo al contempo gli effetti collaterali come disfagia, distensione addominale, difficoltà di eruttazione e vomito.

RefluxStop: un cambio di paradigma tecnologico

Un nuovo dispositivo medico, grande quanto una moneta da 1 euro e caratterizzato da una struttura a cuboide di silicone, si sta affermando come una soluzione promettente in grado di contrastare il reflusso gastroesofageo. Si chiama emblematicamente RefluxStop e si inserisce nella parte superiore dello stomaco tramite un intervento in laparoscopia. Questo trattamento innovativo ha il potenziale di rivoluzionare la chirurgia anti-reflusso, poiché il suo meccanismo d’azione unico lo distingue nettamente dallo standard di cura e dalle soluzioni chirurgiche attualmente disponibili.

Mentre le procedure e i dispositivi chirurgici tradizionali si concentrano sulla valvola inferiore dell’esofago (sfintere esofageo inferiore, LES), partendo dal presupposto che questa valvola sia debole o malfunzionante e cercando di stringere il passaggio del cibo per rafforzare il muscolo ad anello del LES, il meccanismo d’azione di RefluxStop segue una logica differente. Esso si basa sulla ricostruzione di tutti e tre i componenti della barriera anti-reflusso, la cui compromissione causa tipicamente il reflusso acido. Il dispositivo, realizzato in silicone biocompatibile con un diametro di circa due centimetri, riesce a ripristinare la normale funzione dello sfintere esofageo mantenendolo nella posizione e alla distanza corretta in addome.

illustrazione del funzionamento del dispositivo RefluxStop in sede gastrica

La procedura chirurgica: precisione e mininvasività

L’adozione di questa metodica richiede una formazione altamente specialistica. Il Prof. Adolfo Renzi, responsabile della U.O.S. di Chirurgia Laparoscopica e mini-invasiva e di alta specializzazione in patologie funzionali dell’esofago e del colon-retto, ha eseguito con successo le prime due procedure RefluxStop in Italia, dopo essersi formato a Berna, in Svizzera, con il Prof. Zehetner. Le prime procedure chirurgiche di tutta la regione Campania sono state effettuate all'ospedale "Buon Consiglio" Fatebenefratelli di Napoli, che è stato il primo ospedale in Italia a ricorrere a questa nuova metodica all'inizio dello scorso anno, trattando con successo i primi 25 pazienti.

La tecnica operatoria è rigorosa e strutturata: il paziente entra in sala operatoria sotto anestesia generale e, come prima cosa, gli viene insufflata anidride carbonica per gonfiare la pancia e vengono praticati 5 fori per l’inserimento dei dispositivi chirurgici laparoscopici. A questo punto, si isola l’esofago che viene riposizionato in addome, per poi chiudere i pilastri diaframmatici. Questa innovativa procedura agisce pertanto andando a ricostituire i meccanismi fisiologici di competenza del giunto esofagogastrico bloccando il reflusso di materiale acido. Procedendo in laparoscopia, non sono richiesti drenaggi e il paziente torna al domicilio dopo una sola notte di ricovero, potendo riprendere da subito le proprie abitudini quotidiane.

Video medico di educazione preoperatoria per il paziente dopo la chirurgia laparoscopica antirefl...

Vantaggi clinici e visione futura

Il principale valore aggiunto di RefluxStop risiede nella sua capacità di risolvere il reflusso nei pazienti senza indurre gli effetti collaterali comuni delle attuali procedure chirurgiche. Come sottolineato dal Prof. Renzi, rispetto ad altre pratiche chirurgiche, con questa tecnica l'esofago non subisce costrizioni. Ciò si traduce nella scomparsa di complicazioni come la disfagia - ovvero la difficoltà a deglutire - il gonfiore addominale e l’incapacità di ruttare o vomitare.

Inoltre, l'intervento si distingue per la sua natura reversibile: qualora il dispositivo non dovesse rispondere alle aspettative cliniche, esso può essere rimosso senza creare danni strutturali permanenti. Questo intervento amplia significativamente le possibilità di scelta a disposizione del chirurgo, nell’ottica di sviluppare una chirurgia sempre più "tailored", ovvero su misura per ogni singolo paziente. L'importanza di tale innovazione è supportata da una massiccia necessità medica urgente, dato che la malattia da reflusso acido colpisce ormai l'11% della popolazione nazionale. Molti importanti chirurghi del settore in Italia stanno valutando l'adozione di questa tecnologia, segnando l'inizio di una nuova era nella gestione delle patologie funzionali del tratto digerente superiore.

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