Il mito di Priapo affonda le sue radici nel mondo greco e prosegue con forza in quello romano, dove il dio diviene una figura emblematica della forza vitale, della fertilità e della prosperità. Questa divinità, il cui aspetto è spesso caratterizzato da un enorme fallo, simbolo della potenza generatrice e apotropaica, ha lasciato un'impronta indelebile nella cultura antica, e in nessun luogo questa eredità è più vivida e tangibile che nelle rovine di Pompei, dove affreschi e testimonianze archeologiche raccontano la sua storia millenaria. A Pompei, Priapo non era solo una divinità venerata nelle pratiche private, ma un vero e proprio nume tutelare delle case, un guardiano che, con la sua immagine, prometteva abbondanza, ricchezza e protezione dal malocchio. Le recenti scoperte archeologiche, in particolare quelle che hanno interessato la Regio V, hanno ulteriormente arricchito la nostra comprensione del suo ruolo e della sua pervasiva presenza nella vita quotidiana dei pompeiani, rivelando un mondo dove il sacro e il profano si intrecciavano in una celebrazione della vita e della fecondità.
Il Mito di Priapo: Dalle Origini Divine all'Esclusione dall'Olimpo
Priapo è il dio dell’istinto, della forza sessuale maschile e della fertilità, una divinità che incarna la potenza generatrice della natura in ogni sua espressione. Si racconta, nel mito greco come poi in quello approdato nella cultura romana, che Priapo fosse figlio di Afrodite e Dioniso, un'unione che combinava la bellezza e l'amore con l'ebbrezza e la vitalità sfrenata. Tuttavia, leggende minori lo vogliono invece figlio di Afrodite e di Ermes o Ares, o Adone o Zeus, dimostrando la varietà delle narrazioni che circondavano questa figura complessa.
La sua peculiarità più evidente, l'aspetto grottesco con enormi organi genitali, in particolare un pene e un glande di dimensioni spropositate, ritenuti nell'antichità l'origine della vita, è legata a un'interessante vicenda mitologica. Era, la gelosa moglie di Zeus, si vendicò su Priapo, di cui Afrodite era incinta, a causa del rapporto adulterino di Zeus con Afrodite, o, secondo un'altra versione riportata da uno scholium alle Argonautiche di Apollonio Rodio, perché Paride l'aveva giudicata meno bella di Afrodite. La dea, furiosa, gli diede quell'inconfondibile aspetto.
Il culto di Priapo ha un certo legame con il suo essere più terreno che divino. Oltretutto il mito narra che mai ascese o fu accolto nell’Olimpo. Questa esclusione non fu casuale, bensì una diretta conseguenza del suo comportamento istintivo e sregolato. La tradizione vuole che Priapo tentò, ubriaco, di abusare nel sonno di Estia, la tranquilla dea della casa e del focolare. Per questa ragione, Priapo venne espulso senza rimpianti né esitazioni dal consesso degli dei olimpici. In questa cacciata prende un ruolo anche l’asino, spesso poi iconograficamente associato a questo mito, anche per le dimensioni dei genitali, che, seppur simbolo della lussuria, gli raglia contro perché se ne vada, sottolineando il suo intento criminoso. Ad espiazione dell'accaduto, il dio pretese il sacrificio annuale di un asino, una creatura che lui odiò per sempre, ma che in fondo ne è diventato l’alter ego in terra, vista l’analogia che lega i loro falli. Priapo, che si vuole proveniente dall'Ellesponto o dalla Propontide, dominava l'istinto, la forza sessuale maschile e la fertilità della natura, ma la sua essenza era più ancorata alla terra e ai suoi cicli vitali che alle eteree dimore celesti.

Il Culto di Priapo: Tra Riti Antichi e Simbolismo Apotropaico
La figura di Priapo viene richiamata nel tempo come portatore di forza e fertilità soprattutto in connessione alla terra, all’agricoltura e quindi alla ricchezza da essa derivata per le società primordiali. Il culto di Priapo, infatti, risale ai tempi di Alessandro Magno e fu largamente ripreso anche dai Romani, soprattutto collegato ai riti dionisiaci e alle orge dionisiache. Questo legame con Dioniso o Bacco è fondamentale, poiché le celebrazioni del dio della fertilità spesso si risolvevano in processioni solenni con lunghi cortei. Una nota merita il komos o corteo rituale, durante il quale i partecipanti portavano simboli fallici e danzavano in uno stato di ebbrezza e liberazione dai freni sociali.
L'atto finale delle falloforie, le feste dedicate a Priapo, era il lancio di un liquido misto di acqua, miele e succo d’uva sulla terra, una sorta di eiaculazione propiziatoria che avrebbe assicurato fertilità e abbondanza. Come detto, il richiamo alla fertilità, alla capacità indefessa di seminare, lega la figura di Priapo alla terra e alla produzione agricola. Nel mondo agricolo, infatti, dove ancora le tradizioni sono rimaste vivide, erano in uso i cippi fallici. Spesso, infatti, cippi di forma fallica o erme con in aggiunta simboli fallici nella parte inferiore venivano usati a delimitare gli agri di terra coltivabile, fungendo da veri e propri protettori del raccolto e della proprietà. Il suo culto era anche fortemente associato alla protezione delle greggi, dei pesci e delle api, tutti elementi essenziali per la prosperità delle comunità agricole.
Queste abitudini, nate nel mondo classico, sono andate perse nel tempo anche perché furono aspramente ostacolate e demonizzate durante il Medioevo, soprattutto ad opera del monachesimo. Tuttavia, la loro persistenza nel corso dei secoli dimostra la profondità di queste credenze.
Antica Roma: L' Agricoltura nell'Impero Romano...
Nell'arte romana, Priapo veniva spesso raffigurato in affreschi e mosaici, generalmente posti anche all'ingresso di ville ed abitazioni patrizie. Il suo enorme membro era infatti considerato un amuleto contro invidia e malocchio (fascinus), un potente simbolo apotropaico. Inoltre, il culto del membro virile eretto, nella Roma antica, era molto diffuso tra le matrone di estrazione patrizia per propiziare la loro fecondità e capacità di generare la continuità della gens. Per questo, il fallo veniva usato anche come monile da portare al collo o al braccio, a testimonianza di una mentalità che vedeva nella forza generatrice non un tabù, ma una benedizione da onorare e ostentare. Il fallo, così spesso raffigurato in affreschi e mosaici dell’epoca, era ritenuto origine della vita, e per gli antichi romani un simbolo apotropaico, utilizzato contro il malocchio o per auspicare fertilità, benessere, buon commercio e ricchezza.
Il mito di Priapo si diffuse a macchia d'olio, arrivando a Napoli e in Campania attraverso i Greci, con tutto il loro bagaglio di miti, leggende, divinità, eroi e tradizioni orali. In Campania nacquero ad esempio le baccanali per celebrare Bacco, che inesorabilmente si trasformarono in occasioni frequenti per darsi a smodate manifestazioni di libertinaggio estremo, tanto che queste vere e proprie orge vennero abolite ufficialmente a partire dal 186 a.C. La vera e propria devozione nei confronti di Priapo può essere ancora ammirata in forma pittorica in quanto resta di Pompei. Pitture e sculture, sopravvissute alla furia del Vesuvio nel 79 d.C., testimoniano ancora oggi quanto quotidiana fosse la presenza di Priapo nelle case dei cittadini campani.

Una delle forme più caratteristiche dell’arte (o dell’artigianato) legato al culto di Priapo era il fallo volante, una sorta di animale mitologico con zampe posteriori, ali, e pene in luogo del collo e della testa e della coda, un'immagine fantasiosa che racchiudeva il potere simbolico della divinità. Non era insolito ritrovarsi, durante i Carnevali napoletani, al centro delle Falloforie. Si trattava di cortei organizzati in periferia, in cui la tematica sessuale di ispirazione priapesca era il fulcro della festa, dimostrando una persistenza di riti arcaici ben oltre l'epoca romana.
Curiosamente, nelle catacombe di San Gennaro a Napoli, fu rinvenuta una stele di marmo con un’evidente forma fallica e una chiara "verticalità". Venne conservata in una saletta per lunghi periodi dichiarata inagibile, in realtà chiusa al pubblico per questioni di decenza (il luogo era sacro). Ma le scritte sulla stele riportavano chiaramente il nome “Priapo”, il dio più odiato nel ventaglio del paganesimo greco dalla Chiesa Cattolica. Come spiegare la sua presenza in un luogo così sacro? In realtà, potrebbe trattarsi di una delle funzioni meno note di Priapo nell’antichità: quella di custode di sepolcri. Priapo e la sua potenza generatrice, Priapo e la sua prepotente fertilità, è anche alla base del sistema di creazione del Cosmo, e quindi al confine tra la morte e la vita, un guardiano della soglia tra i mondi.
L’imbarazzante commistione tra festività religiose e resistenza priapesca è testimoniata anche nei racconti delle prime raffigurazioni della Natività a Napoli. Lo scrittore romano Petronio Arbitrio ambienta una scena del suo Satyricon (I sec. d.C.) in un piccolo tempio dedicato a Priapo, nei pressi della Crypta Neapolitana. Durante questi riti pagani, alcune vergini scelte da una sacerdotessa venivano portate all’interno di grotte sotterranee e svestite dei loro abiti in onore del dio. Quando la Chiesa, esasperata dalla persistenza di queste pratiche oscene, decise per la costruzione di un santuario mariano proprio in quei luoghi, le vecchie abitudini si fusero con le nuove istanze religiose. La fertilità di Priapo e la generosità della Madonna, in un improbabile connubio, divennero simboli di una profonda e sincretica spiritualità popolare, a dimostrazione che a Napoli tutto è possibile.
E non è finita qui. Priapo è presente in ogni corniciello e in ogni peperoncino vengano utilizzati per scacciare il malocchio. La forma allungata e non rettilinea di questi oggetti, che inondano ancora oggi i negozi di souvenir di tutta Napoli, richiama chiaramente la simbologia fallica del dio. Non possiamo mancare di citare anche il rituale del bacio al pesce di San Raffaele, ennesima dimostrazione di come sacro e profano a Napoli si danno del tu, senza mai offendersi. La statua dell’Arcangelo San Raffaele stringe un pesce in una mano. La Chiesa non ha potuto ostacolare questa tradizione, perché nella storia cristiana il pesce era utilizzato come simbolo di riconoscimento dei cristiani perseguitati, oltre che un acrostico che stava per Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore. Ma ogni napoletano conosce fin troppo bene il significato popolare attribuito alla parola “pesce”, rafforzando l'idea di una continuità simbolica tra l'antico e il moderno.
Priapo a Pompei: Testimonianze Affrescate di un Dio Protettore
La vera eredità di Priapo oggi sopravvive nella magica Pompei con due affreschi che lo ritraggono, testimonianze eccezionali di quanto fosse radicata la sua presenza nella vita domestica della città. Queste opere pittoriche non sono solo rappresentazioni artistiche, ma veri e propri amuleti visuali, posti all'ingresso delle dimore per invocarne la protezione e la benedizione.
Il Priapo della Casa dei Vettii: Simbolo di Prosperità Commerciale
Il primo ritrovamento significativo che testimonia la presenza di Priapo a Pompei è datato 1894. L’affresco fu rinvenuto nella Casa dei Vettii, una casa signorile su via del Vesuvio, una tra le più ricche e famose di Pompei. Questo celebre dipinto, portato alla luce fra il 1894 e il 1895, raffigura il dio Priapo a destra della porta, nell’atto di pesare il proprio membro con una bilancia a due piatti, per alimenti, del tempo. Questa immagine fece scandalo all'epoca, data l’audace eloquenza del soggetto, e quando gli scavi vennero aperti al pubblico, questo particolare luogo veniva mostrato soltanto agli uomini.
La Casa dei Vettii era posta sotto la protezione di Priapo, dio della prosperità, e il suo affresco simboleggiava la prosperità economica dei proprietari, i fratelli Aulus Vettius Restitutus e Aulus Vettius Conviva. Questi due ex-liberti, divenuti ricchi grazie al commercio, erano due “uomini nuovi” di Pompei, entrati a far parte dell’oligarchia cittadina attraverso la nomina a importanti cariche pubbliche. La loro è una casa di vecchia costruzione, completamente ristrutturata in età augustea e ancora migliorata forse proprio quando i due fratelli l’hanno acquistata, prima del terremoto del 62 d.C. Amadeo Maiuri, ex-direttore degli scavi di Pompei, la considerava come quella “che meglio rappresenta, nella sua lussuosa decorazione parietale e nella graziosa composizione scenografica del giardino, il lusso mercantile degli ultimi decenni di vita della città”.

Era tutto pronto a Pompei, martedì 22 novembre 2022, per l’apertura, attesa da tempo, della Casa dei Vettii. Tuttavia, il giorno prima, lunedì 21 novembre 2022, era saltato tutto, a causa delle avverse condizioni meteorologiche, previste anche in Campania per quel giorno, rinviando l’inaugurazione col ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano a data da destinarsi. Sono passate tre settimane e il ministero ha annunciato la nuova data con un lancio di poche righe: giovedì 15 dicembre 2022, alle 11.45, il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, è stato al parco archeologico di Pompei per la riapertura della Casa dei Vettii, un evento che ha celebrato il ritorno alla fruizione pubblica di questo inestimabile tesoro archeologico.
Il Secondo Priapo della Regio V: Nuove Scoperte e Contesto Sensuale
Più recentemente, nell’agosto del 2018, un nuovo capitolo di lavori di scavo sul tesoro storico inestimabile che è Pompei ha portato alla luce un secondo affresco di Priapo, a distanza di 120 anni dal ritrovamento di quello della Casa dei Vettii. Questa volta la scoperta è stata fatta sulla via del Vesuvio durante i lavori di messa in sicurezza degli scavi, previsti dal Grande Progetto Pompei, nella Regio V. La preziosa raffigurazione è venuta alla luce durante gli scavi che stanno coinvolgendo i versanti della Regio V, nell’area che affaccia sulla via del Vesuvio. Si tratta di un’immagine simile a quella dei Vettii, con il dio Priapo dipinto nell’atto di pesare il proprio membro su una bilancia.
Questa nuova, emozionante sorpresa è affiorata dagli scavi della Regio V a Pompei. Questa volta è un Priapo affrescato, posto all’ingresso di una dimora di pregio su via del Vesuvio, con le sue stanze elegantemente decorate, a destare lo stupore degli addetti ai lavori e non solo. La figura è presente ancora nell’atto di misurare il peso del suo pene. Questo affresco, come il precedente, è un simbolo apotropaico, posto all’ingresso dell’abitazione contro il malocchio e per buon auspicio. A confermarlo sono anche gli altri oggetti dipinti accanto alla divinità: un sacchetto di monete, insieme ad un piatto con frutta e ortaggi deposti ai piedi del dio, elementi che rafforzano il messaggio di prosperità e abbondanza.

L’importante intervento di messa in sicurezza e di studio delle aree non ancora scavate, nell'ambito del più ampio intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo che delimitano i 22 ettari di area non scavata di Pompei, e che interesserà circa 3 km di fronti, sta portando alla luce nuovi tesori. Insieme all’affresco propiziatorio di Priapo, la domus che sta venendo alla luce lungo via del Vesuvio ha rivelato anche diversi ambienti dalla decorazione pregiata. Tra questi, una parete con un volto di donna entro un clipeo e una stanza da letto (cubicolo) decorata con una raffinata cornice superiore e con due quadretti (pinakes) nella parte mediana, a rappresentare un paesaggio marino e una natura morta, affiancati da animaletti miniaturistici.
Procedendo verso sud, sempre lungo la via del Vesuvio, si può apprezzare la parte superiore di una fontana-ninfeo, con la facciata rivolta verso l’interno dell’insula, dove probabilmente si apriva un giardino. La superficie finora esposta (parte superiore delle colonne, parte superiore della nicchia e frontone) è rivestita di tessere vitree e conchiglie, a comporre complessi motivi decorativi, mentre un uccello volteggia al di sopra di una delle colonne, creando una scena di grande raffinatezza.
Gli scavi della domus sono andati avanti restituendo non solo un’alcova sensuale e raffinata riemersa nella sua totale bellezza, come aveva già prospettato lo splendido quadretto di Leda e il cigno; ma alle spalle dell’ambiente è tornata in luce anche parte dell’atrio della dimora, con pareti dai vividi colori e l’affresco di Narciso, al centro di una di esse, che lo vede specchiarsi nell’acqua rapito dalla sua immagine, secondo l’iconografia classica. “Ancora straordinarie scoperte dal cantiere della Regio V”, ha dichiarato Massimo Osanna. “Si ripropone nell’atrio della casa la scena di un mito, quello di Narciso, ben noto e più volte ripetuto a Pompei. Tutto l’ambiente è pervaso dal tema della gioia di vivere, della bellezza e vanità, sottolineato anche dalle figure di menadi e satiri che, in una sorta di corteggio dionisiaco, accompagnavano i visitatori all’interno della parte pubblica della casa”.
Decori raffinati di IV stile caratterizzano l’intera stanza di Leda, con delicati ornamenti floreali, intervallati da grifoni con cornucopie, amorini volanti, nature morte e scene di lotte tra animali. Finanche sul soffitto, rovinosamente crollato sotto il peso dei lapilli, si estendeva l’armonia di questi pregiati disegni, i cui frammenti sono stati recuperati dai restauratori per ricomporne la trama. Interessante, nell’atrio di Narciso, è la traccia ancora visibile delle scale che conducevano al piano superiore, ma soprattutto il ritrovamento nello spazio del sottoscala, utilizzato come deposito, di una dozzina di contenitori in vetro, otto anfore e un imbuto in bronzo, che offrono preziose informazioni sulla vita quotidiana e le abitudini dei proprietari.
“La bellezza di queste stanze, evidente già dalle prime scoperte, ci ha indotto a modificare il progetto e a proseguire lo scavo per portare alla luce l’ambiente di Leda e l’atrio retrostante”, ha dichiarato la neo direttrice Alfonsina Russo. “Ciò ci consentirà in futuro di aprire alla fruizione del pubblico almeno una parte di questa domus. Lo scavo della stessa è stato possibile nell’ambito del più ampio intervento di messa in sicurezza e riprofilamento dei fronti di scavo, previsto dal Grande Progetto Pompei, che sta interessando gli oltre 3 km di perimetro che costeggia l’area non scavata di Pompei. Nel rimodulare la pendenza dei fronti che incombevano minacciosamente sulle strutture già in luce, sono venuti fuori questi eccezionali ritrovamenti.”
Antica Roma: L' Agricoltura nell'Impero Romano...
Pompei a luci rosse: dalla camera da letto della casa di via del Vesuvio l’eccezionale sensuale affresco con Leda, moglie del re di Sparta, ingravidata da Zeus, trasformatosi in cigno. È l’ultima scoperta dagli scavi nella Regio V. Dal loro talamo gli sposi o gli amanti di quella ricca casa, probabilmente di un facoltoso commerciante, potevano ammirare (o ispirarsi) alle imprese amatorie nientemeno che di Giove, il re degli dei. Sulla parete della camera da letto, infatti, ecco una sensuale, ammiccante, rappresentazione della bellissima Leda, moglie di Tindaro re di Sparta, mentre viene ingravidata da Giove che, pur di averla, si è trasformato in cigno. L’affresco con il mito di Leda e il cigno è l’ultima eccezionale scoperta fatta a Pompei, durante i lavori di riprofilamento dei fronti di scavo della Regio V a Pompei. Esplicito e sensualissimo, ricco di colori e sfumature che ne sottolineano l’altissima qualità esecutiva, l’affresco è stato ritrovato in via del Vesuvio, una via parallela alla via dei Balconi che nei mesi scorsi ha restituito reperti straordinari.
A Pompei l’episodio di Giove e Leda gode di una certa popolarità, come ricordano in soprintendenza, poiché è attestato in varie domus, con diverse iconografie (la donna è in genere stante, e non seduta come nell’affresco della domus di via del Vesuvio, e in alcuni casi non è raffigurato il momento del congiungimento carnale). Tra le varie rappresentazioni si ricordano quelle del Citarista, della Venere in conchiglia, della Regina Margherita, di Meleagro, dei Capitelli Colorati o di Arianna, della Caccia Antica, di Fabio Rufo, della Fontana d’Amore, e forse anche nelle case di L. Rapinasius Optatus e degli Amorini Dorati. Ancora un’immagine femminile dunque che riaffiora dai nuovi scavi della Regio V e si aggiunge ai raffinati volti di donna dipinti in medaglioni di alcuni ambienti lungo via del Vesuvio e alla figura di Venere e Adone dalla casa con giardino, già emersi.
La scena piena di sensualità rappresenta, come si diceva, il congiungimento tra Giove, trasformatosi in cigno, e Leda, moglie di Tindaro re di Sparta: “L’affresco - ha sottolineato Osanna - è ammiccante e piuttosto licenzioso con lo sguardo obliquo di Leda che sembra incrociare gli occhi di chi entra nella stanza”. L’ambiente che conserva il dipinto è posto accanto al corridoio di ingresso (fauces) dove già era stato individuato nell’agosto di quest’anno l’affresco del Priapo che si pesa il fallo. La figura di Priapo, a Pompei ben conosciuto per la raffigurazione che campeggia all’ingresso della casa dei Vettii, è apparso per la seconda volta in questa domus poco distante, confermando la sua diffusa presenza come protettore delle abitazioni.

Per esigenze di sicurezza del sito, gli altri ambienti di questa ricca dimora non potranno essere riportati alla luce. Tanto che per mettere in salvo e proteggere i due splendidi affreschi, ha anticipato il direttore, “si valuterà con i tecnici e con la direzione generale archeologia l’ipotesi di rimuoverli e di spostarli in un luogo dove potranno essere salvaguardati ed esposti al pubblico”. E ha continuato: “La tutela a Pompei, condotta correttamente e sistematicamente, porta a straordinari rinvenimenti. Ricerca, conoscenza (e dunque scavo), tutela e conservazione sono aspetti tutti strettamente connessi e non si possono portare avanti se non in maniera sistemica.”
Via del Vesuvio (da cui provengono i nuovi affreschi), via delle Nozze d’Argento e via dei Balconi, dove si stanno concentrando i lavori di messa in sicurezza, sono stati in passato oggetto di crolli ripetuti e perdita di materia archeologica (come il volto di Priapo). Interventi non sistematici fatti a posteriori, quando ormai il danno era avvenuto, hanno tamponato momentaneamente le criticità senza risolverle. Il progetto attuale è invece un imponente intervento caratterizzato da sistematicità e rigore metodologico che risolverà le criticità nel complesso, riprofilando i fronti di scavo per tutta la loro estensione. Le forze messe in campo annoverano per la prima volta a Pompei una nutrita équipe interdisciplinare di professionisti, che vede all’azione quotidianamente archeologi, architetti, ingegneri, geologi e vulcanologi, restauratori. Il team di archeologi inoltre è composto da specialisti nello scavo stratigrafico, paleobotanici, archeozoologi, antropologi fisici, insomma tutte le professionalità che permettono di portare avanti un cantiere di archeologia globale, garantendo una comprensione olistica e una salvaguardia efficace di questo patrimonio inestimabile.
L'Eredità Duratura di Priapo: Da Simbolo di Vita a Amuleto Quotidiano
Il dio Priapo, con il suo aspetto inconfondibile e la sua potenza generatrice, rappresenta molto più di una semplice divinità antica. Egli è il simbolo per eccellenza della forza vitale, della fertilità della terra e dell'uomo, e della prosperità che ne deriva. La sua storia, fatta di origini divine controverse, di esclusione dall'Olimpo per la sua natura sregolata, e di un culto profondamente radicato nelle pratiche agricole e nella vita quotidiana, ci offre uno spaccato unico della mentalità antica, dove la sessualità e la riproduzione erano viste non come qualcosa di scandaloso, ma come manifestazioni sacre della vita stessa.
Le testimonianze di Pompei, in particolare i due affreschi che lo ritraggono nell'atto di pesare il suo enorme membro, sono la prova tangibile di quanto Priapo fosse un nume tutelare, un protettore delle case e dei loro abitanti, garante di benessere, buona fortuna e ricchezza. La scoperta e la conservazione di queste opere, così come le complesse operazioni archeologiche che hanno portato alla luce intere sezioni della Regio V con i suoi tesori (Leda e il Cigno, Narciso), evidenziano l'importanza di un approccio sistematico e multidisciplinare per la tutela di Pompei.
L'eredità di Priapo non si esaurisce nelle rovine di Pompei o nei testi antichi. Essa ha permeato la cultura popolare, in particolare nel Sud Italia, dove la sua simbologia si è trasformata, fondendosi con nuove credenze e assumendo forme inaspettate. Dalle feste antiche alle pratiche apotropaiche moderne, dalla protezione dei campi all'uso del corniciello come amuleto contro il malocchio, il ricordo di Priapo e della sua forza generatrice continua a vivere, dimostrando la straordinaria capacità della cultura umana di adattare e reinventare i propri simboli più antichi. In questo senso, Priapo rimane una figura attuale, un ponte tra il passato e il presente, un monito alla perenne fascinazione dell'uomo per i misteri della vita e della fertilità.