Il Dottor Di Giovanni a Mirano: Un Caso Emblematico tra Tutela della Maternità, Interruzione di Gravidanza e Responsabilità Medica in Italia

La gestione della maternità, l'accesso ai servizi di interruzione di gravidanza e la complessa rete della responsabilità medica rappresentano aspetti cruciali del sistema sanitario italiano, regolati da normative specifiche come la Legge 194. Questi ambiti sono spesso al centro di dibattiti e, talvolta, di vicende personali dolorose che mettono in luce le sfide e le complessità del sistema. La storia della famiglia di Mirano, che ha coinvolto il Dottor Francesco Di Giovanni, offre uno spaccato significativo di queste dinamiche, intrecciandosi con questioni più ampie relative alla qualità delle cure, alla trasparenza dei dati e all'applicazione effettiva delle leggi. Questo articolo esplora tali tematiche, partendo da casi specifici per poi allargare la prospettiva al contesto nazionale dell'assistenza ginecologica e ostetrica.

Complesso rapporto medico paziente

La Tragedia di Mirano e la Ricerca di Giustizia: Il Caso del Dottor Francesco Di Giovanni

La vicenda che ha coinvolto una famiglia di Mirano e il Dottor Francesco Di Giovanni è un esempio doloroso delle complessità che possono emergere nell'ambito dell'assistenza ostetrica e della responsabilità medica. La famiglia di Mirano non ha voluto fermarsi di fronte a una tragedia inimmaginabile, chiedendo che siano accertate le responsabilità per la nascita della loro figlia, avvenuta purtroppo senza vita. Il dolore è ancora grande, ma la loro ricerca di giustizia li ha portati a chiedere quasi un milione di euro di risarcimento a un ginecologo dell'ospedale di Cittadella, all'azienda sanitaria Ulss 6 Euganea e a una struttura privata di Mirano dove lo stesso medico ha effettuato le proprie visite. La tragedia risale al 2015.

Il Contenzioso Legale e le Accuse di Negligenza

I protagonisti di questa triste storia sono un uomo di Mirano e una donna originaria di Piove di Sacco. All'epoca dei fatti, l'uomo aveva 51 anni e la donna 39. Restata incinta nel novembre del 2014, e consapevole che la propria sorella aveva avuto due parti prematuri, la donna aveva deciso di rivolgersi a uno specialista in gravidanze a rischio. Aveva così contattato il Dottor Francesco Di Giovanni, residente a Padova e in servizio all'ospedale di Cittadella, che esercitava la professione anche al Punto Medico Mirano.

La prima visita venne effettuata alla struttura privata miranese il 19 gennaio 2015. Le accuse della famiglia si sono concentrate su presunte negligenze che avrebbero penalizzato fatalmente la gravidanza. In primis, è stato sostenuto che "il dottore non dava alcuna indicazione alla paziente su come comportarsi durante la gravidanza e gestire eventuali abitudini alimentari".

Tutto precipitò la notte del 30 luglio, quando la gravidanza era alla trentasettesima settimana. La donna si svegliò avvertendo lancinanti dolori addominali. La coppia corse al reparto di Cittadella e la signora venne ricoverata. Il racconto delle ore successive è drammatico: "Durante il monitoraggio la donna nota sul monitor una linea continua, che segna l'assenza di battito". L'infermiera paventò l'ipotesi che il feto fosse morto da più giorni, e si procedette al parto indotto.

I genitori non si sono mai convinti dell'ipotesi del soffocamento e, interpellando un consulente legale, il dottor Paolo Melloni, emerse che, secondo quest'ultimo, ci sarebbero state "due condotte omissive" del medico. Melloni scrisse che "già nell'ecografia del secondo trimestre si evidenziava una gravidanza a rischio" e che "in casi come questi è raccomandabile una sorveglianza stretta della gravidanza con monitoraggi frequenti".

La coppia presentò querela nei confronti del Dottor Di Giovanni per omicidio colposo. Il PM della Procura di Venezia, Paola Mossa, incaricò un nuovo consulente tecnico ma a maggio 2017 chiese l'archiviazione, sostenendo che il reato non sussisteva perché mancava il nesso causale. La donna e il proprio compagno, però, non si arresero e a luglio 2017 avviarono una causa civile. Chiedono 932.593 euro, una somma che comprende le spese per le visite e per il funerale della bambina, il danno biologico, il danno morale e il danno per la cosiddetta perdita di chance. La coppia è difesa dagli avvocati Piero Coluccio e Stefano Tigani, i quali commentano: "Le consulenze tecniche saranno affidate a super esperti della materia. Speriamo sia accertata la verità legata a questa immane tragedia." Al momento, il processo per la causa civile è entrato nel vivo.

La Percezione Professionale: Voci dai Pazienti del Dottor Di Giovanni

La professione medica, specialmente in ambiti delicati come l'ostetricia, è caratterizzata da un profondo legame con la fiducia dei pazienti. Nonostante il contenzioso legale descritto, il Dottor Di Giovanni ha ricevuto nel tempo numerose testimonianze positive da parte di pazienti che ne hanno apprezzato la professionalità e l'approccio umano. Recensioni evidenziano un'immagine di un medico "Bravissimo come sempre", con pazienti che lo conoscono "ormai da anni" e lo consigliano "sempre alle mie amiche", descrivendolo come un "Grande professionista". Altri lo definiscono un "Dottore molto gentile, disponibile e competente", con alcune pazienti che lo hanno conosciuto "per caso durante la translucenza del mio primo figlio e da quel momento lo scelgo e lo consiglio sempre!". La sua attenzione al dettaglio e la sua scrupolosità sono spesso lodate: "Puntuale, attento, scrupoloso, professionale. Mi sono trovata davvero bene." Queste testimonianze riflettono una percezione generalmente positiva e un apprezzamento per le sue qualità professionali e relazionali da parte di una parte della sua utenza, offrendo una prospettiva diversificata sulla sua figura.

Gravidanze a rischio. Quando difficoltà e pericoli sono una professione

Altri Contesti di Complicanza Ostetrica: Il Precedente di Piove di Sacco

Le complicanze in gravidanza, talvolta, possono avere esiti tragici nonostante l'intervento del personale medico, portando a contenziosi legali che cercano di stabilire le responsabilità. Un altro caso, avvenuto a Piove di Sacco, ha visto assolti medici e infermiere, delineando un contesto diverso ma altrettanto doloroso.

Morte Fetale e l'Assoluzione per Patologia Rara

La notte tra il 2 e il 3 settembre 2010, una donna, alla ventinovesima settimana di gestazione, si era recata all'ospedale di Piove di Sacco lamentando dei forti dolori. L'infermiere le avrebbe assegnato un "codice verde", cui avrebbe fatto seguito una visita ecografica. Successivamente, la giovane mamma e il marito avrebbero deciso di recarsi al nosocomio di Padova, ma, al loro arrivo, il bambino era già morto.

La sentenza, pronunciata dal giudice padovano Tecla Cesaro, ha portato all'assoluzione dei medici e delle infermiere coinvolte. Le consulenze degli esperti sono state concordi nell'asserire che la patologia che si è verificata fosse di tipo raro e asintomatica. Questo elemento è stato cruciale per la decisione, indicando che la morte fetale fosse riconducibile a circostanze imprevedibili e non a negligenze del personale sanitario. La paziente, in seguito all'accaduto, si era già ritirata dal processo dopo essere stata risarcita dall'Usl 16, evidenziando come, in alcuni casi, il risarcimento possa concludere la vicenda legale anche senza l'accertamento di una colpa diretta da parte del personale. Questo episodio sottolinea la complessità delle diagnosi in gravidanza e le difficoltà che i professionisti sanitari possono incontrare di fronte a patologie inusuali e silenti.

Dilemma medico etico

L'Interruzione di Gravidanza in Italia: Quadro Normativo e Metodologie Mediche

Le interruzioni di gravidanza, sia volontarie che terapeutiche, sono regolate in Italia da una normativa specifica, la Legge 194. Questa legge stabilisce le condizioni, le procedure e le garanzie per le donne che si trovano di fronte a una decisione così difficile, assicurando che l'intervento avvenga in contesti di privacy e sicurezza.

Definizioni Legali: IVG e ITG Secondo la Legge 194

L’IVG è l’interruzione volontaria della gravidanza che si esegue nelle strutture ospedaliere o ambulatoriali convenzionate da personale medico non obiettore, sulle donne incinte che non abbiano superato i 90 giorni dall’inizio della gestazione stessa. Questa procedura deve avvenire in totale privacy e sicurezza. L'obiettivo è fornire un servizio accessibile e rispettoso delle esigenze della donna, garantendo al contempo il supporto necessario, anche psicologico. I servizi per l’interruzione volontaria della gravidanza si rivolgono, quindi, alle donne che per motivi personali non intendano proseguire una gravidanza e desiderino affidarsi, per questo intervento, al personale medico formato per prestare tale servizio in condizioni di sicurezza, privacy e sostegno. Questo è ciò che la Legge 194 che regola “Le norme per la tutela della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” prevede.

L’ITG è invece l’interruzione terapeutica della gravidanza, una pratica che viene generalmente consigliata dagli stessi medici. Le indicazioni per un'ITG emergono quando esami strumentali o di screening neonatale abbiano evidenziato gravi malformazioni fetali o malattie congenite incurabili. Un altro scenario in cui l'ITG è considerata necessaria è quando il prosieguo della gravidanza possa mettere a rischio la vita della madre. In questi casi, la decisione è guidata da considerazioni mediche volte a tutelare la salute della donna o a prevenire la nascita di un bambino con condizioni di salute estremamente gravi.

Per la richiesta di un'IVG, la donna maggiorenne dovrà recarsi presso il consultorio più vicino o dal proprio ginecologo di fiducia, a patto che questi non sia obiettore. Lì richiederà il certificato apposito. Con tale certificato, potrà poi rivolgersi ad una struttura sanitaria pubblica o convenzionata e prenotare il servizio gratuitamente. In caso di minorenne, la Legge 194 prevede una procedura specifica: se entro i 90 giorni utili per presentare il certificato il genitore o il tutore legale non siano disponibili o rintracciabili per la firma del consenso, si può ricorrere ad un giudice tutelare, il quale valuterà la situazione e potrà autorizzare l'intervento.

Le Diverse Tecniche di Intervento Medico

L'interruzione di gravidanza può essere effettuata con diverse metodologie, a seconda dell'età gestazionale e delle circostanze cliniche. Le tecniche disponibili sono principalmente due per l'IVG, a cui si aggiunge una procedura più complessa per l'ITG in fase avanzata.

L’IVG farmacologica si può praticare quando la gravidanza non abbia superato le sette settimane, ovvero 49 giorni. Si tratta sempre di una pratica medica che si basa sull’assunzione di due farmaci diversi nell’arco delle 48 ore. I principi attivi su cui questo tipo di IVG precoce si basa sono il mifepristone, più conosciuto con la sigla RU486, e una prostaglandina. In prima istanza, la donna assume il mifepristone, il cui scopo è inibire la produzione di progesterone, ovvero l’ormone che permette l’attecchimento dell’embrione nel tessuto uterino. In questo modo, la gravidanza si interrompe. A seguire, è necessario applicare delle candelette di prostaglandina per permettere l’espulsione del materiale embrionale. Per la preparazione all'IVG per via farmacologica, la paziente dovrà seguire scrupolosamente le indicazioni del ginecologo sui tempi e le modalità di assunzione della pillola e delle prostaglandine, in quanto l'efficacia e la sicurezza del metodo dipendono strettamente da tale aderenza.

L’IVG chirurgica si effettua previa sedazione endovenosa, che è diversa dall’anestesia vera e propria e non è necessaria in questo caso. L'intervento è solitamente eseguito in day hospital. Questa tecnica prevede un allargamento del collo uterino al fine di poter inserire una cannula per l’isterosuzione, che in pratica "aspira" l’embrione. Si completa l’operazione, in sé molto rapida, con la tecnica del courettage, che consiste nel "raschiare" le pareti dell’utero con una sorta di cucchiaio metallico per eliminare ogni traccia di tessuto placentare. Per l'IVG per via chirurgica, la paziente deve presentarsi a digiuno.

Quando si rende necessaria un'ITG dopo i 90 giorni, la normativa italiana consente l’interruzione volontaria terapeutica fino alle 22 settimane di gestazione. Quando la gravidanza sia così avanzata, per praticare l’aborto non basta usare la cannula per l’isterosuzione. In questi casi, la donna viene ricoverata e si induce il parto fino al travaglio. A tal fine si utilizzano fiale di prostaglandine, somministrate per avviare le contrazioni uterine. L'intera procedura avviene sotto sedazione, ma lo stato di vigilanza permane in ogni fase, rendendo l'esperienza psicologicamente molto impegnativa. Si tratta di una procedura estremamente traumatica, ma in molti casi necessaria per le ragioni mediche di cui sopra. Un aspetto importante da considerare è che in seguito a un'interruzione di gravidanza, la donna può concepire nuovamente, a testimonianza della reversibilità degli effetti sul piano della fertilità.

Tipi di interruzione di gravidanza

L'Obiezione di Coscienza: Un Nodo Cruciale nell'Applicazione della Legge 194

Uno degli aspetti più dibattuti e complessi dell'applicazione della Legge 194 in Italia è la clausola sull'obiezione di coscienza, che consente al personale medico di rifiutarsi di praticare l'interruzione di gravidanza per motivi etici o religiosi. Sebbene la legge garantisca questo diritto individuale, la sua ampia diffusione ha sollevato interrogativi sulla reale accessibilità del servizio per le donne in diverse parti del Paese.

La Diffusione del Fenomeno e le Sue Implicazioni

La realtà italiana mostra una percentuale significativa di ginecologi che si avvalgono dell'obiezione di coscienza. Ad esempio, tre quarti dei ginecologi in servizio negli ospedali dell'Ulss 3 Serenissima sono obiettori di coscienza. Nonostante ciò, la direzione dell'Ulss afferma che il diritto delle donne all’interruzione volontaria di gravidanza è pienamente garantito, spiegando che "in nessun'area e in nessuna nostra struttura si evidenziano criticità o difficoltà a garantire l'accoglimento delle richieste di interruzione di gravidanza". Il dato veneziano-metropolitano, con il 75% di obiettori, è in perfetta linea con quello veneto, che secondo la relazione ministeriale del 2015 effettuata su rilevazioni del 2013 si attestava al 76% di medici contrari all'aborto. Per la precisione, i camici bianchi disponibili all’intervento nell'Ulss 3 sono 13 su 54, distribuiti nei cinque ospedali di Mestre, Venezia, Dolo, Mirano e Chioggia, accorpati nella maxi-azienda sanitaria da gennaio. Questi 13 ginecologi hanno eseguito le 912 interruzioni registrate nel 2016, in media 70 per ciascuno. Tali numeri sono risultati in diminuzione rispetto al 2015, quando superavano quota mille, di cui la metà in conto tra l'Angelo e i Santi Giovanni e Paolo. Secondo l'Ulss, non c'è alcun conflitto tra i due diritti riconosciuti dalla 194: quello del medico di rifiutarsi e quello della donna di abortire.

Questo quadro locale riflette una situazione più ampia che ha generato polemiche a livello nazionale. Un caso significativo è stato il concorso bandito dal San Camillo di Roma, riservato a ginecologi non obiettori, iniziativa che ha scatenato la reazione del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, la quale ha dichiarato: "Non è prevista questa forma di selezione". Contro tale posizione si sono espresse figure politiche come la segretaria del Pd Maria Teresa Menotto e la consigliera comunale Dem Monica Sambo, che in una nota congiunta hanno affermato: "È noto come negli ultimi anni si sia registrato un aumento dei casi di aborto clandestino legato anche all'aumento dei medici obiettori che in alcune zone del Paese raggiungono la totalità rendendo in concreto inapplicabile la 194. Lo stesso ministero più volte in passato ha rilevato come non venga garantito nei fatti in modo omogeneo su tutto il territorio italiano il diritto alla salute delle donne". L'auspicio, concludono, "è che il modello laziale possa essere preso subito ad esempio nel Veneto e nelle diverse Ulss". La legge prevede che il ginecologo obiettore debba dichiarare al direttore sanitario dell’ospedale dove lavora la propria scelta entro un mese dall’assunzione, fermo restando che in seguito può sempre decidere di tornare a praticare l’aborto, e viceversa.

La Critica ai Dati Ufficiali e la Ricerca di Trasparenza

La questione dell'obiezione di coscienza è stata oggetto di un'indagine approfondita, denominata "Mai dati!", presentata a cura di Chiara Lalli, docente di Storia della Medicina, e Sonia Montegiove, informatica e giornalista, durante il Congresso Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni. L’inchiesta nasce con l’obiettivo di appurare se la Legge 194/78 sia effettivamente applicata nel nostro Paese, evidenziando gravi lacune nella trasparenza dei dati.

La denuncia è chiara: in Italia ci sono ospedali dove l’aborto è praticamente impossibile. Almeno 15 strutture ospedaliere a livello nazionale, infatti, contano il 100% di ginecologi obiettori di coscienza. Il problema principale, secondo le autrici, è che aggregando i dati per regione, come vengono resi pubblici, non vengono rese pubbliche le percentuali di obiettori sulle singole strutture. La Relazione di attuazione del Ministero della Salute, ad esempio, fornisce solo dati nazionali e regionali in formato PDF, cioè "dati chiusi, aggregati solo per regione e aggiornati al 2019". Questo non permette una visione chiara della situazione a livello locale. Secondo la Relazione, ad esempio, il numero massimo di obiettori che risulta è dell’85,8% in Sicilia, un dato che, pur essendo elevato, non rivela le criticità puntuali.

Le autrici, Chiara Lalli e Sonia Montegiove, affermano con forza: "Ci servono invece i dati aperti e per ogni struttura ospedaliera. Solo se i dati sono aperti sono utili e ci offrono informazione e conoscenza". Definiscono "i dati chiusi del ministero" una "fotografia sfocata". Per illustrare il loro punto, citano il caso del Molise, spesso finito in cronaca in questi ultimi anni senza essere il caso più grave di non applicazione della Legge 194: nella relazione c’è scritto che l’82,8% è obiettore. Ma che significa? "L’82,8% di 24, che è il numero totale dei ginecologi, è di 4. Però non è così: in tutto il Molise c’è un solo ginecologo a tempo pieno (è quello che sta andando in pensione da molto tempo) più una ginecologa a tempo parziale." Queste discrepanze rendono i dati aggregati ingannevoli.

Per questo motivo, le ricercatrici hanno mandato una richiesta di accesso civico generalizzato a tutte le ASL e ai presidi ospedalieri censiti dal ministero della Salute, chiedendo i numeri specifici per struttura. A tale richiesta ha risposto circa il 60% delle strutture al 30 settembre 2021. Le Regioni che presentano ospedali con il 100% di ginecologi obiettori di coscienza sono Lombardia, Liguria, Piemonte, Veneto, Toscana, Umbria, Marche, Basilicata, Campania, Puglia. Le autrici concludono sottolineando che "solo se sono aperti, i dati hanno davvero un significato e permettono alle donne di scegliere in quale ospedale andare, sapendo prima qual è la percentuale di obiettori nella struttura scelta. Non tutte possono scegliere perché vivono in una città dove c’è un solo ospedale oppure in una regione dove c’è un unico non obiettore. Un servizio medico non dovrebbe essere applicato in modo tanto diverso e non omogeneo”. L'indagine evidenzia, quindi, una disparità nell'accesso al servizio di IVG che compromette il diritto delle donne su base geografica.

Mappa percentuale obiettori IVG Italia

La Prevenzione e la Cura della Salute Femminile: Oltre l'Emergenza

Oltre alle delicate procedure legate all'interruzione di gravidanza, il campo della ginecologia e dell'ostetricia si dedica ampiamente alla prevenzione, al monitoraggio e alla cura della salute femminile a 360 gradi. Questi servizi sono fondamentali per garantire il benessere delle donne in ogni fase della vita, dalla pubertà alla menopausa, con un'attenzione particolare alla gravidanza.

Diagnostica Prenatale e Monitoraggio della Gravidanza

Durante il periodo della gravidanza, una serie di esami diagnostici e controlli specialistici sono essenziali per monitorare la salute della madre e lo sviluppo del feto. L’ecografia del primo trimestre è una prestazione diagnostica non invasiva che utilizza gli ultrasuoni per valutare la salute del feto e della madre nelle fasi iniziali della gestazione. Proseguendo, la translucenza nucale è un esame di screening che viene effettuato in gravidanza per valutare il rischio di anomalia cromosomica nel feto, offrendo informazioni importanti per eventuali approfondimenti.

L’ecografia morfologica o del 2° trimestre è una prestazione diagnostica cruciale che permette di valutare lo sviluppo del feto e identificare eventuali anomalie strutturali, fornendo un quadro dettagliato della sua anatomia. Parallelamente, l’ecografia pre-morfologica è un esame diagnostico non invasivo che utilizza gli ultrasuoni per valutare lo stato di salute del feto e rilevare eventuali anomalie, preparatorie alla morfologica o come controllo intermedio. Successivamente, l’ecografia di accrescimento fetale o del 3° trimestre è un esame che consente di valutare la crescita del feto, la quantità di liquido amniotico e la salute della placenta, aspetti vitali per l'esito della gravidanza.

In generale, l’ecografia ostetrica è una procedura diagnostica che utilizza onde sonore ad alta frequenza per creare immagini del feto all’interno dell’utero, permettendo al medico di monitorarne costantemente lo sviluppo. La visita ostetrica è una prestazione ginecologica di controllo durante la gravidanza. Consiste in un esame medico che permette di verificare lo stato di salute della madre e del feto, prevenire eventuali complicazioni e monitorare la crescita del bambino. Un servizio fondamentale è la consulenza per diagnosi prenatale, un servizio medico che permette di valutare la salute del feto durante la gravidanza, fornendo supporto informativo e decisionale alle coppie. Infine, il certificato di prolungamento della maternità viene rilasciato alle donne che necessitano di un prolungamento del periodo di astensione obbligatoria dal lavoro per motivi di salute correlati alla gravidanza o al post-parto.

Controlli Ginecologici e Strumenti di Prevenzione

Oltre alla gravidanza, la salute femminile richiede controlli regolari e strumenti di prevenzione specifici. La visita ginecologica è un esame medico specialistico che consente di controllare lo stato di salute degli organi genitali femminili. Durante la visita, il ginecologo esegue una serie di controlli per verificare la presenza di eventuali patologie o anomalie.

Per una diagnosi più approfondita, l’ecografia transvaginale è una tecnica di imaging medico che utilizza onde sonore ad alta frequenza per creare immagini dettagliate del tratto genitale femminile interno, mentre l’ecografia transvaginale 3D ne offre una rappresentazione tridimensionale ancora più dettagliata. L’ecografia ovarica è un esame diagnostico che utilizza gli ultrasuoni per visualizzare le ovaie e i tessuti circostanti, utile per la diagnosi di cisti o altre alterazioni. Il monitoraggio follicolare è un esame ecografico che viene utilizzato per seguire lo sviluppo dei follicoli ovarici in una donna durante il ciclo mestruale, cruciale per la gestione della fertilità.

Per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e dei tumori, l’esame HPV-test è un prelievo citologico finalizzato a ricercare la presenza, all’interno delle cellule del collo dell’utero, del DNA di ceppi di HPV (Human Papilloma Virus) ad alto rischio. Il test viene eseguito in modo semplice e indolore prelevando un campione di cellule dall’area del collo dell’utero e inviandolo per l’analisi in laboratorio. La citologia su strato sottile, o Thin Prep, è un esame che permette di analizzare, dopo opportuna colorazione, le cellule del collo dell’utero al microscopio. Questa tecnica consente di individuare eventuali anomalie cellulari che possono indicare la presenza di lesioni precancerose o di tumori in fase iniziale. L’esame è rapido, indolore e non invasivo e si inserisce nel percorso di prevenzione del tumore del collo dell’utero (cervice). Il prelievo ginecologico è un esame diagnostico che consente di prelevare campioni di tessuto dall’utero e dalla cervice mediante l’utilizzo di uno speculum per ulteriori analisi.

Tra gli interventi specifici, la polipectomia endocervicale è una procedura in cui un piccolo polipo o escrescenza viene rimosso dalla parte interna del collo dell’utero. Il controllo dei livelli ormonali è un esame di laboratorio che permette di valutare le concentrazioni di diversi ormoni nel sangue, utile per diagnosticare squilibri che possono influenzare il ciclo mestruale, la fertilità o la menopausa. Per la contraccezione, l’IUD (o spirale), acronimo di Intrauterine Device, è un metodo contraccettivo di lunga durata. Il dispositivo può essere tenuto nell’utero per una durata di tempo che varia dai 3 ai 6 anni. L’inserimento è affidato a un ginecologo e viene eseguito preferibilmente nel periodo mestruale. Infine, il pessario è un dispositivo medico costituito da una struttura in silicone flessibile, utilizzato per il trattamento di alcune patologie ginecologiche, come il prolasso uterino o l'incontinenza urinaria. Tutti questi servizi, insieme a tecnologie avanzate come l'Ultrascreen (un esame diagnostico non invasivo che utilizza le onde sonore ad alta frequenza per creare immagini dettagliate dei tessuti interni del corpo), costituiscono un pilastro fondamentale per la tutela della salute femminile.

Strumenti ginecologici di diagnostica

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