Debora Bedino: Percorso e Visione nel Misterioso Mondo del Paranormale

Nel vasto e spesso incompreso panorama dell'investigazione paranormale, Debora Bedino emerge come una figura centrale e determinata. Insieme a Paolo Dematteis, è co-fondatrice del PIT, acronimo di Paranormal Investigation Team, un gruppo che ha saputo trasformare una passione per l'ignoto in un'attività riconosciuta e seguita, con una metodologia ben definita e un approccio che mira tanto all'intrattenimento quanto alla ricerca di risposte. La loro storia è un percorso che parte da umili inizi amatoriali, senza telecamere né macchine fotografiche, e si evolve fino a diventare un'impresa professionale che attrae l'attenzione di media tradizionali e di un vasto pubblico online.

Ritratto di Debora Bedino e Paolo Dematteis

I "P.I.T." sono cuneesi e, nonostante i loro frequenti impegni in giro per l'Italia e oltre, continuano ad avere come base fissa Cuneo, la città dove hanno radici familiari e lavorative. Questo legame con il territorio non ha impedito loro di esplorare luoghi abbandonati, chiese sconsacrate, ex manicomi e luoghi infestati in diverse regioni, sempre con l'obiettivo di svelare un mondo oscuro e misterioso. La biografia di Debora Bedino si intreccia indissolubilmente con quella del team, testimoniando un impegno costante nella ricerca di quelle "belle emozioni" che, come amano spesso ricordare, "si sentono e non si vedono", attraverso l'individuazione di "entità".

Le Origini e la Nascita del PIT: Da una Passione Amatoriale alla Professionalità

Il Paranormal Investigation Team, conosciuto ai più semplicemente come PIT, è nato dall'iniziativa e dalla visione di Paolo e Debora, due youtuber e cercatori di fantasmi che hanno saputo canalizzare il loro interesse per il mistero in un progetto strutturato e professionalmente gestito. Youtuber e cercatori di fantasmi, Paolo Dematteis e Debora Bedino, rispettivamente di 33 e 32 anni, originari di Cuneo, sono i fondatori del P.I.T. (Paranormal Investigation Team). La loro formazione, come spesso accade per chi intraprende percorsi non convenzionali, è avvenuta sul campo. “Inizialmente si andava senza telecamera e nemmeno una macchina fotografica, eravamo proprio a livello amatoriale”, raccontano, ripercorrendo i primi passi di un'avventura che allora sembrava solo un hobby.

Con il passare del tempo e l'accumulo di esperienze, il team ha affinato le proprie tecniche, elevando progressivamente il livello delle proprie indagini. Questo processo di crescita ha portato alla formazione di un gruppo stabile, al cui nucleo originale si sono aggiunti altri membri. "Man mano che si andava avanti abbiamo affinato le tecniche e il gruppo ha cominciato a formarsi, anche con Cristian che è arrivato dopo, mentre qualcun altro ha deciso di prendere altre strade", spiegano. La struttura del team, che oggi vede oltre a Paolo e Debora anche i cameramen Giacomo e Marco ed il fotografo Simone, consente di coprire ogni aspetto delle complesse investigazioni che portano avanti.

Il loro percorso è stato segnato anche da un continuo aggiornamento tecnologico. "Siamo partiti con le macchine fotografiche a fare video con vecchie telecamere. Ora logicamente quegli strumenti sarebbero obsoleti", affermano, riconoscendo l'importanza di rimanere al passo con i tempi. "La tecnologia va avanti e noi la dobbiamo seguire". Questa attenzione alla strumentazione, unita a un profondo background nella produzione video - “Il nostra vecchio lavoro come produttori di video, ci permette di confezionare i racconti delle nostre indagini anche se in tre non è facile” - ha garantito al PIT la capacità di presentare i risultati delle proprie ricerche con una qualità elevata, rendendo i loro racconti avvincenti e visivamente impattanti. La fusione di più passioni li ha sicuramente avvantaggiati, permettendo loro di creare contenuti che sono sia informativi che esteticamente curati. Attraverso le loro indagini, sempre riprese con un'attrezzatura di primo livello, sono costantemente a caccia di emozioni, di “belle emozioni”, che rappresentano il vero motore della loro ricerca.

PIT e il Contatto con il Mondo Televisivo: L'Esperienza a "Mistero"

La popolarità e la metodologia del PIT non sono passate inosservate. Prima di raggiungere la notorietà con un seguitissimo canale YouTube, Paolo e Debora sono stati protagonisti in passato del programma televisivo "Mistero", un trampolino di lancio significativo per la loro attività. Questo contatto con la televisione non è stato immediato, ma ha rappresentato una tappa fondamentale nel loro sviluppo. “Siamo partiti da “16 millimetri”, un progetto che è nato proprio da Mistero”, raccontano, rievocando le prime fasi di questo rapporto. Inizialmente, come spesso accade con nuove proposte, non fu un successo immediato. “Abbiamo inviato video di una nostra indagine, ma siamo stati scartati subito”, ricordano.

Tuttavia, il destino aveva in serbo altri piani per il duo cuneese. Successivamente, Ade Capone, storico autore del programma televisivo "Mistero", li ha contattati per una collaborazione. Inizialmente, le richieste erano per "inchieste che poco avevano a che vedere con il mondo del paranormale". Questa fase, sebbene non direttamente legata alle loro specialità, si è rivelata una prova cruciale. "È stata una prova per ciò che poi è avvenuto dopo", spiegano, sottolineando come queste esperienze abbiano preparato il terreno per impegni più significativi.

Un esempio lampante di questa collaborazione è stato il loro contributo a un servizio televisivo sulle morti sospette di Saluzzo. In quell'occasione, il PIT ha dimostrato la propria capacità di investigazione e di recupero di informazioni vitali. “Era in programma il servizio sulle morti sospette di Saluzzo, noi abbiamo collaborato attivamente anche perché siamo riusciti a rimediare interviste e informazioni utili alla perfetta conclusione della puntata”, affermano. Questa esperienza ha messo in luce non solo la loro abilità nel reperire fonti e testimonianze, ma anche la loro professionalità nel contesto di un'indagine complessa e delicata, sebbene al di fuori del loro campo d'elezione primario. Questa fase ha contribuito a forgiare il loro approccio metodologico e a consolidare la loro reputazione, ponendo le basi per il successo che avrebbero poi ottenuto nel mondo digitale e televisivo.

La Metodologia di Indagine del PIT: Tra Permessi, Tecnologia e Ricerca Approfondita

Le indagini del Paranormal Investigation Team non sono frutto di improvvisazione, ma seguono una metodologia rigorosa e ben strutturata. Il loro approccio si basa su una preparazione meticolosa, l'uso di tecnologie avanzate e un'analisi approfondita di ogni elemento raccolto. "Come preparate le vostre indagini?", viene chiesto loro, e la risposta svela un processo articolato che inizia ben prima di mettere piede in un luogo.

Il primo passo fondamentale riguarda l'ottenimento dei permessi necessari. "Si comincia con i permessi", affermano, riconoscendo l'importanza della legalità e del rispetto delle proprietà private e pubbliche. Questo aspetto può essere particolarmente complesso, soprattutto quando si tratta di interagire con le amministrazioni. "Beh, finché si tratta di privati è più facile, anche se qualcuno considera questo argomento ancora come un tabù e quindi preferisce non esporsi e non parlarne; per quanto riguarda le amministrazioni comunali ci sono tempi burocratici che dipendono molto dal comune". Questa complessità burocratica sottolinea una delle sfide che il team deve affrontare prima ancora di iniziare un'indagine sul campo.

Una volta ottenuti i permessi, l'attenzione si sposta sulla pianificazione logistica e strategica. "Poi ci si mette d’accordo con l’itinerario all’interno dello stabile o della zona di interesse e quanto tempo andare prima per approfondire e recepire informazioni sulla zona", spiegano. Questa fase di ricerca preliminare è cruciale per comprendere la storia del luogo, le leggende, le testimonianze e ogni altro dettaglio che possa orientare l'indagine. "Tutti sappiamo riprendere, registrare e installare le attrezzature", evidenziano, mostrando una competenza tecnica diffusa all'interno del team. Questa capacità collettiva è fondamentale quando si passa alla fase operativa sul campo.

Le riprese, che costituiscono il cuore dell'indagine, possono durare anche diversi giorni, a testimonianza dell'impegno e della dedizione richiesti. Durante queste sessioni, il team impiega un'ampia gamma di strumenti, che si sono evoluti nel tempo parallelamente all'avanzamento tecnologico. "Siamo partiti con le macchine fotografiche a fare video con vecchie telecamere. Ora logicamente quegli strumenti sarebbero obsoleti", sottolineano. L'aggiornamento costante della strumentazione è una priorità, perché "la tecnologia va avanti e noi la dobbiamo seguire". Questo garantisce non solo la qualità delle riprese, ma anche l'efficacia nella cattura di eventuali fenomeni non convenzionali.

Attrezzatura tecnica per indagini paranormali

Ma il lavoro del PIT non si conclude con la fine delle riprese. Anzi, la fase più dispendiosa in termini di tempo ed energie è l'analisi post-indagine. "Il 60% della giornata è occupato dal montaggio e soprattutto dall’analisi del materiale che raccogliamo durante le nostre indagini", rivela il team. Questo processo include la revisione di ore di filmati e registrazioni audio, l'identificazione di anomalie, l'incrocio di dati e la ricerca di possibili spiegazioni razionali. L'obiettivo è presentare prove "inoppugnabili", sebbene con la consapevolezza che, come dicono, "prendere il materiale originale e farlo analizzare, anche se comunque qualcuno potrebbe sempre dubitare". La fusione di più passioni, tra cui quella per la produzione video, ha sicuramente avvantaggiato il team, permettendo loro di "confezionare i racconti delle nostre indagini" in modo professionale e accattivante, trasformando il materiale grezzo in narrazioni complete e coinvolgenti per il loro pubblico.

"La Casa del Pazzo": Un'Indagine Torbida e le Rivelazioni Inattese

Tra le numerose indagini condotte dal PIT, "La casa del pazzo" si distingue come una delle più "torbide e terrificanti", capace di tenere "a lungo i fan con il fiato sospeso". Questa vicenda rappresenta un caso emblematico del loro lavoro, un intreccio di leggende locali, segnalazioni concrete e un'investigazione che ha superato ogni aspettativa. La storia inizia con una segnalazione giunta a Paolo e Debora nel 2018, riguardante una casa abbandonata vicino al cimitero.

La leggenda che avvolgeva l'abitazione era già di per sé inquietante: "si mormora in paese, viveva un pazzo che odiava i bambini". Nonostante siano "passati anni dalla sua morte, quasi nessuno ricorda più quell'uomo", il luogo manteneva una reputazione sinistra. "Chi osa entrare sente ancora qualcuno che fischia e viene scacciato a sassate. Eppure l'abitazione è vuota", si diceva. Questa atmosfera di mistero e presenze inspiegabili ha spinto Paolo e Debora, i fondatori del PIT, a decidere di investigare.

L'indagine, che ha dato il via a "La casa del pazzo", si è subito rivelata complessa e sorprendente. "Nulla era come sembrava. Neanche la conclusione", confessano i membri del team. La particolarità di questa ricerca risiede nel fatto che Paolo e Debora "avvertivano che qualcosa stava sfuggendo", percependo che la verità celata dietro le apparenze fosse ben più profonda e complessa. Questa intuizione li ha spinti a non fermarsi alla prima soluzione, ma a portare avanti "un'ulteriore ricerca".

Affiancati dal loro team, composto anche dai cameramen Giacomo e Marco e dal fotografo Simone, hanno esteso la loro perlustrazione ben oltre la casa iniziale. "Perlustrando caserme abbandonate, ruderi, vecchie chiese e manicomi", hanno cercato indizi e collegamenti che potessero svelare "l'agghiacciante rivelazione finale". Questa ricerca instancabile ha dimostrato la loro dedizione a non lasciare nulla di intentato quando si tratta di far luce su un mistero.

Il frutto di questa complessa indagine è stato raccolto in un libro, anch'esso intitolato "La casa del pazzo" (pubblicato da Sperling & Kupfer). In questo volume, Paolo e Debora ripercorrono "l'intera storia, svelano particolari inediti, forniscono foto, testimonianze e prove inoppugnabili, e raccontano l'ultimo, angosciante segreto". Il mistero che teneva "un'inquietante presenza legata alla casa, incapace di trovare riposo" è stato finalmente decifrato. Il libro si presenta come "una sorta di inchiesta giornalistica con tratti da romanzo", offrendo al lettore una narrazione dettagliata e avvincente di una delle esperienze più intense e significative del Paranormal Investigation Team. La vicenda ruota attorno al contatto che il team ha avuto con un uomo di nome Matteo, il quale, vittima di un pregiudizio, "vide cose durante il servizio militare che non avrebbe dovuto vedere" nel periodo della Seconda guerra mondiale. Seguire le tracce di Matteo in varie località del Piemonte ha permesso al team di scoprire "verità inconfessabili" e di portare alla luce un'oscura presenza che tormentava la casa.

Paolo Bonolis e la sua esperienza paranormale in casa

Oltre il Mistero: La Filosofia di Debora Bedino e Paolo Dematteis

L'approccio di Debora Bedino e Paolo Dematteis al mondo del paranormale è tutt'altro che semplicistico o credulone. Anzi, una delle loro caratteristiche distintive è un profondo scetticismo iniziale, che funge da punto di partenza per ogni indagine. "Noi cerchiamo qualcosa partendo da storie, segnalazioni, racconti popolari", affermano, ma i primi a essere scettici sono proprio loro. Questo scetticismo non è una negazione aprioristica, ma piuttosto un metodo per affrontare ogni fenomeno con mente aperta ma critica, cercando sempre una spiegazione razionale prima di considerare l'ipotesi paranormale. La loro visione è riassunta perfettamente nell'adagio: "vale sempre il vecchio adagio bisogna aver paura dei vivi non dei morti".

Nonostante lo scetticismo, c'è un'apertura alla possibilità del contatto e dell'esperienza. Il segreto del loro metodo "sta nel non crederci al 100%". Essi considerano le loro indagini come "dei modi per sperimentare dei contatti", dei veri e propri "esperimenti". Questo approccio li porta a esplorare il mistero non con l'intento di provare l'esistenza dei fantasmi, ma di vivere e documentare esperienze che sfidano la comprensione comune. L'obiettivo primario non è convincere gli altri dell'esistenza di fenomeni soprannaturali, ma piuttosto "intrattenere" e "far passare allo spettatore quei 15 minuti di svago".

La missione del PIT, come dichiarata da Debora e Paolo, è focalizzata sul "regalare emozioni attraverso le nostre storie". Questo implica un'attenzione non tanto alla dimostrazione scientifica del paranormale, quanto alla capacità di generare stupore, curiosità e, talvolta, anche un sano senso di paura nel pubblico. "Con i nostri video non vogliamo convincere nessuno dell’esistenza dei fantasmi", dichiarano esplicitamente. Il loro lavoro si concentra sulla narrazione, sull'esplorazione delle percezioni umane di fronte all'ignoto e sull'impatto emotivo che tali esperienze possono avere.

In tutti gli anni di attività, il team ha maturato una prospettiva unica sulle proprie esperienze. "In tanti anni non abbiamo mai avuto un’esperienza negativa, anzi, abbiamo imparato tanto durante queste indagini", rivelano. Ogni indagine, anche la più inquietante, è stata un'occasione di crescita e riflessione. "Abbiamo avuto l’occasione di riflettere su temi del quotidiano, che però in quelle occasioni venivano visti sotto un’altro punto di vista". Questo dimostra come per Debora e Paolo l'investigazione paranormale non sia solo la ricerca di "entità", ma anche un cammino di introspezione e comprensione più profonda della condizione umana, delle sue paure e delle sue credenze. La loro caccia è soprattutto di "emozioni", di "belle emozioni", che li spinge costantemente alla scoperta e all'analisi di ciò che si nasconde oltre la superficie del visibile.

Le Esperienze Più Memorabili: Dalla Cella di Volterra alla Foresta Nera

Nel corso delle loro numerose indagini, Debora Bedino e Paolo Dematteis hanno accumulato un repertorio di esperienze che li hanno segnati profondamente, alcune delle quali sono diventate pietre miliari nel loro percorso. Queste esperienze, cariche di intensità emotiva, hanno offerto loro spunti di riflessione unici e hanno contribuito a modellare la loro visione del paranormale. Quando viene chiesto loro quale sia stata tra tutte "l’esperienza che vi ha lasciato a bocca aperta?", le risposte si differenziano, mostrando le diverse sfaccettature delle loro percezioni.

Per Debora, l'esperienza più sconvolgente è stata senza dubbio l'indagine presso il manicomio di Volterra. "Sicuramente l’indagine presso il manicomio di Volterra", dice Debby, con un tono che ancora oggi trasmette l'impatto di quel momento. Il ricordo è vivido e inquietante: "Sono stata chiusa tutta sola in una cella dove prima rinchiudevano i pazienti. Ho sentito dei versi spaventosi, solo a ripensarci mi vengono i brividi”. Questa esperienza di isolamento in un luogo carico di sofferenza passata ha evidentemente toccato corde profonde, lasciando un'impressione indelebile sulla sua sensibilità.

Paolo, invece, ricorda un'altra esperienza altrettanto intensa, sebbene con sfumature diverse: l'indagine nella Foresta Nera in Germania. "L’indagine nella Foresta Nera in Germania", aggiunge Paolo. La sua reazione al luogo è stata di un tipo quasi trascendentale, meno legata alla paura diretta ma più a una percezione alterata della realtà. "Mentre stavo lì non ero terrorizzato, era come se mi trovassi in un’altra dimensione", racconta. Questa sensazione di essere trasportato fuori dalla dimensione ordinaria sottolinea la natura soggettiva e spesso inspiegabile delle esperienze che il PIT si trova ad affrontare, dove la mente umana può percepire e interpretare l'ambiente in modi sorprendenti e talvolta profondamente inquietanti.

Queste esperienze testimoniano non solo la loro audacia nell'affrontare luoghi notoriamente carichi di energie negative o storie tragiche, ma anche la loro capacità di lasciarsi coinvolgere emotivamente. Sebbene partano da una posizione di scetticismo, queste immersioni profonde nel mistero generano in loro sensazioni e percezioni che vanno oltre la semplice osservazione, diventando parte integrante della loro crescita personale e professionale. Ogni luogo, da un antico manicomio a una remota foresta, offre una lezione e un'emozione diversa, contribuendo a un bagaglio di esperienze che alimentano la loro ricerca continua di ciò che si nasconde al confine della nostra comprensione.

Manicomio di Volterra: interni

La Visibilità Pubblica e le Collaborazioni: Il Canale YouTube e i Media Tradizionali

Il successo e la crescente notorietà del Paranormal Investigation Team, e di Debora Bedino in particolare, sono strettamente legati alla loro presenza nel mondo digitale e alla loro capacità di interagire con i media tradizionali. Hanno aperto un seguitissimo canale YouTube dove raccontano un mondo oscuro e misterioso, un vero e proprio palcoscenico per le loro indagini in case abbandonate, chiese sconsacrate, ex manicomi e luoghi infestati. Questo canale non è solo una vetrina per il loro lavoro, ma un mezzo attraverso cui costruiscono una comunità di fan e appassionati.

La loro visibilità va oltre la piattaforma online. Veri professionisti del settore, vengono spesso intervistati da giornali e tv, a dimostrazione della loro credibilità e del fascino che le loro storie esercitano sul pubblico più ampio. Di recente, ad esempio, sono stati ospiti di Antonella Clerici a Portobello, un'opportunità che ha permesso loro di raggiungere un pubblico ancora più vasto e diversificato. Questo equilibrio tra la dimensione digitale e quella mediatica tradizionale è un segno della loro capacità di adattarsi e di comunicare efficacemente il loro lavoro a diverse fasce di pubblico.

Un altro aspetto fondamentale della loro strategia di comunicazione e crescita è la collaborazione con altri creator digitali. Il canale del PIT ha beneficiato di importanti partnership, tra cui spicca quella con Gianmarco Zagato, ma anche con altri youtuber di successo come Matt&Bise, Sespo e Rosalba. Queste collaborazioni non sono semplici apparizioni, ma nascono da un approccio improntato al rispetto reciproco e alla costruzione di relazioni autentiche. "Abbiamo sempre cercato di instaurare un rapporto quasi di famiglia con gli altri creators durante le collaborazioni", spiegano. Questa filosofia ha portato a un ambiente collaborativo sano e produttivo: "Non ci sono mai stati scontri tra di noi, c’è sempre stato un rapporto di rispetto reciproco per il lavoro di ognuno".

Queste sinergie sono gestite con professionalità, garantendo che ognuno abbia il proprio spazio e ruolo. "Nell’organizzazione ognuno si prende il proprio spazio, siamo colleghi davanti le telecamere, ma a telecamere spente restiamo comunque amici", rivelano, evidenziando la profondità dei legami che si creano al di là del lavoro. Questo approccio umano e collaborativo non solo arricchisce i loro contenuti, ma rafforza anche la loro posizione all'interno della comunità online, dimostrando che il successo può nascere anche dalla cooperazione e dall'amicizia autentica. L'affetto delle persone, di "quelli che ti fanno sentire importante senza averti mai conosciuto", rappresenta inoltre uno dei lati positivi più gratificanti del loro impegno pubblico.

Sfide e Vulnerabilità: La Dimensione Umana del Lavoro di Debora

Il percorso nel mondo del paranormale, sebbene affascinante, non è esente da sfide, soprattutto per chi come Debora Bedino si espone pubblicamente. La visibilità porta con sé non solo l'affetto dei fan, ma anche l'esposizione a critiche, pregiudizi e la difficile gestione della propria immagine. Debora, con la sua sincerità, non esita a condividere gli aspetti più vulnerabili di questa esperienza.

Una delle sfide maggiori è la percezione che il pubblico ha di loro. "Io sì", dice Debby, riferendosi alla domanda se si sia mai pentita di aver condiviso troppo della propria vita privata o di come venga rappresentata. "Non mi vergogno di dirlo. A volte si viene descritti come ciò che in realtà non si è, e questo non fa affatto piacere". Questa discrepanza tra l'immagine pubblica e la realtà personale è una fonte di frustrazione, poiché "a volte vengono toccati tasti dolenti della vita di ognuno di noi, questo ci rende più fragili". L'esposizione mediatica può portare a interpretazioni errate o a giudizi affrettati che colpiscono la sfera più intima.

Tuttavia, con il tempo e l'esperienza, Debora ha imparato a gestire queste difficoltà. "Con un po’ più di esperienza poi ci sono rimasta meno male", ammette. Questa crescita personale è fondamentale per chi vive sotto i riflettori, imparando a discernere le critiche costruttive da quelle ingiustificate. Malgrado le difficoltà, la trasparenza rimane un valore fondamentale per il team. "Non ci siamo mai pentiti di aver condiviso qualcosa di troppo, cerchiamo di essere molto trasparenti e i fan apprezzano molto questo nostro lato", afferma Debora. Questa apertura verso il pubblico, nonostante i rischi, è percepita come un punto di forza, creando un legame autentico con la loro community. La filosofia è chiara: "Rifarei tutto, errori compresi", un'affermazione che denota resilienza e accettazione del percorso fatto.

Nonostante la trasparenza, esistono degli aspetti della loro vita che rimangono privati. "Sicuramente non ci capita spesso di mostrare le nostre debolezze", rivela Debora. Ci sono momenti che vengono mantenuti al di fuori della sfera pubblica: "Non condividiamo quelli che sono i nostri momenti di sconforto, i nostri momenti più tristi". Questa riserva è comprensibile, poiché anche per personaggi pubblici è essenziale mantenere uno spazio intimo in cui elaborare le proprie emozioni e sfide personali. La dimensione umana del loro lavoro è quindi un equilibrio costante tra l'apertura necessaria per connettersi con il pubblico e la protezione della propria vulnerabilità.

Debora Bedino in un momento di riflessione

Prospettive Future: Nuove Indagini e Progetti Ambiziosi

Il dinamismo che contraddistingue Debora Bedino e il Paranormal Investigation Team si proietta con forza verso il futuro, con una moltitudine di idee e progetti ambiziosi già in cantiere. La loro sete di scoperta e la volontà di esplorare nuove frontiere del mistero non conoscono sosta, promettendo ai loro fan e al pubblico in generale nuove avventure e rivelazioni. "Abbiamo diverse idee e tante indagini da impostare", annunciano, indicando un'agenda fitta di impegni e luoghi da esplorare.

Un'attenzione particolare sarà rivolta alla loro terra d'origine, la provincia di Cuneo, che continuerà a essere protagonista delle loro ricerche. "Sarà protagonista anche la provincia di Cuneo come già lo è stata con il castello di Montemale e quello del Roccolo", spiegano, anticipando nuove esplorazioni in luoghi ricchi di storia e leggende. Questo impegno locale si arricchisce di una collaborazione affascinante e potenzialmente rivoluzionaria: "Stiamo collaborando con Cuneo Sotterranea per poter svolgere attività ancora da definire nei sotterranei che attraversano Cuneo". L'idea di indagare nelle profondità nascoste della loro città natale promette scenari inediti e misteri da svelare.

Ma le ambizioni del PIT non si limitano al Piemonte. Il team ha in programma di espandere le proprie indagini a livello nazionale e oltre, con progetti che li porteranno in luoghi di grande risonanza. "Poi andremo a Roma per un progetto importante che ci vedrà protagonisti, ma della quale al momento non possiamo svelare più di tanto", rivelano, alimentando la curiosità e l'attesa dei loro follower. L'espansione geografica riflette la loro volontà di affrontare misteri di varia natura e in contesti culturali differenti. In questo contesto, anche il Sud Italia, a partire da Napoli, è nei loro piani, con l'intenzione di far venire fuori anche lì le "entità" e le "belle emozioni" che cercano.

Un altro aspetto chiave del loro futuro riguarda le collaborazioni, che si sono rivelate un fattore di successo in passato. "Avete in mente nuove collaborazioni?", viene chiesto, e la risposta è affermativa e promettente. "Abbiamo in serbo un grosso progetto proprio con Gianmarco e questa volta non sarà una toccata e fuga", anticipano. Questa nuova partnership con Gianmarco Zagato sarà "una cosa più duratura", suggerendo un impegno a lungo termine e contenuti ancora più elaborati e complessi, che probabilmente andranno oltre le singole indagini per esplorare nuove narrazioni e format. Questo sguardo al futuro dimostra la continua evoluzione del PIT e la loro inesauribile passione per l'ignoto, guidati dalla curiosità e dalla determinazione di Debora Bedino e Paolo Dematteis.

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