Manuel de Falla: La Voce e la Chitarra tra Tradizione e Innovazione

Il teatro, nella sua essenza più profonda, possiede una rara capacità: quella di saper tacere. Sa lasciare spazio al silenzio tra una nota e l'altra, tra una parola e la successiva, permettendo a quell'emozione vera, non costruita, di sedimentare nell'animo dello spettatore. Questo è il potere che emerge da spettacoli come "Blue & Rose - Feu enchanté", presentato di recente nella Sala del Buonumore Pietro Grossi del Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze, con il supporto dell'Associazione Amici del Conservatorio, il contributo della Fondazione CR Firenze e in collaborazione con Il Foyer - Amici della Lirica. Scritto e interpretato dalla mezzosoprano Eufemia Tufano, affiancata dall'attrice Serra Yilmaz, questo racconto per musica e parole si è presentato nella sua forma più essenziale: due donne, un pianoforte, una voce narrante e nessuna scenografia. Eppure, la potenza di ciò che è accaduto sul palco è stata tale da rendere evidente, fin dalle prime battute, la presenza di qualcosa di non ordinario.

Manuel de Falla

La storia di Blue e Rose è un viaggio affascinante attraverso quattro città e altrettante epoche: Madrid nel 1915, Berlino negli anni Trenta, Parigi del dopoguerra e la New York di Broadway. I due uomini che danno il nome a questo percorso sono Manuel de Falla e Kurt Weill. La scelta di questi artisti non è casuale: entrambi hanno attraversato la prima metà del Novecento come figure di resistenza artistica, opponendosi ai totalitarismi che devastavano l'Europa con la loro stessa vita, prima ancora che con la loro musica. De Falla, compositore andaluso di straordinaria sensibilità, rifiutò il franchismo e scelse l'esilio volontario in Argentina, dove morì nel 1946 senza mai più rivedere la sua Spagna. Weill, tedesco di origine ebraica, fu costretto a fuggire dalla Germania nazista nel 1933, approdando infine a New York, dove reinventò la sua identità artistica nel linguaggio del musical americano. Due artisti in fuga, proprio come le protagoniste del racconto. Questo costituisce il cuore concettuale più originale e potente dello spettacolo: la musica non si limita ad accompagnare la storia, ma la incarna. Quando Blue ricorda Manuel - "Manuel non ci sei più… che cosa pagherei per rivivere quel momento insieme a te" - non sta parlando di un uomo qualunque, ma del compositore, della sua musica.

La narrazione prende avvio nel 1915, al Café Gijón di Madrid. Blue, un'attrice di successo appena rientrata dopo anni di assenza, incontra Rose, la cantante di punta del locale. Rose interpreta la "Canción del fuego fatuo" di de Falla, e Blue riconosce in quella musica il proprio dolore: "Come il fuoco fatuo, proprio così è l’amare. Lo fuggi e ti insegue, lo chiami e si mette a correre". Successivamente, risuona la "Nana" di de Falla, eseguita da una sola arpa, come una ninna nanna sospesa nel buio. Blue si abbandona al ricordo di una maternità vissuta in solitudine: "Come una bimba mi sono abbandonata al suono di una ninna nanna e ho tuo figlio tra le braccia". In questo momento, Tufano inserisce la poesia di Federico García Lorca, un'altra scelta non decorativa, dato che Lorca era amico personale di de Falla. Condividevano un'idea del folklore spagnolo come forma di verità profonda, non di mero pittoresco. Lorca fu ucciso dai franchisti nel 1936, un evento che de Falla non riuscì mai a perdonarsi. La poesia recita: "È vero. / Ahi, quanto mi costa amarti come ti amo! / Per amor tuo mi duole l’aria, il cuore e il cappello. / Chi comprerebbe da me questo nastrino che ho / e questa tristezza di filo bianco, per fare fazzoletti?".

Federico García Lorca

Il secondo quadro trasporta le due amiche a Berlino, attratte da una città che, agli occhi di un'artista degli anni Trenta, sembrava non avere confini. Qui incontrano Kurt Weill. La sua musica, con le sue canzoni da cabaret che mescolano jazz, ballata, melodia popolare e straniamento brechtiano, riflette perfettamente il clima di quella Berlino crepuscolare, dove la leggerezza stessa era una forma di resistenza. Il dialogo tra Blue e Rose in questa sezione è tra i più riusciti dello spettacolo. Rose sorride delle scarpe col tacco che Lulú ha ricevuto dal marito al fronte, mentre Blue risponde con la visione di una donna destinata all'ultima doccia. Due temperamenti opposti: l'ironia vitale di Rose e il pessimismo lucido di Blue, che si bilanciano e si completano come due strumenti in contrappunto.

La Parigi di Blue e Rose è quella della rinascita. Le due donne approdano sull'Île Saint-Louis in primavera, con vista sul ponte, e qualcosa in loro si scioglie definitivamente. "Senza accorgermene ero guarita", dice Blue. È qui che Tufano inserisce Jacques Prévert, con la sua poesia "Mazzo di fiori", ancora una volta con una scelta precisa, non ornamentale. Prévert era il poeta della semplicità che nasconde l'abisso, del quotidiano attraversato dalla morte e dalla bellezza insieme. La poesia evoca: "Che fai laggì bambina con quei fiori appena colti. / Che fai laggì ragazza con quei fiori, quei fiori seccati. / Che fai laggì bella donna con quei fiori che appassiscono. / Che fai laggì già vecchia con quei fiori che muoiono". Rose canta "Je ne t’aime pas" e poi lo "Youkali tango" di Weill, un brano che è insieme nostalgia e ironia, il sogno di un'isola che non esiste, la felicità sempre rimandata. Il cabaret parigino diventa il luogo dove le due donne si trasformano finalmente in artiste compiute, riconosciute, libere.

L'America rappresenta la meta e la risoluzione. Blue e Rose approdano a Broadway e il loro spettacolo, intitolato proprio "Blue & Rose - Feu enchanté", diventa un successo. Weill le attendeva anche qui: "My Ship", scritto per il musical "Lady in the Dark" con testo di Ira Gershwin, è il brano che Rose canta come approdo finale, una nave che entra in porto dopo anni di mare aperto. Blue e Rose hanno portato con sé, dall'Europa all'America, tutto il fuoco da cui erano fuggite. Ma quel fuoco, nel tempo, si è trasformato: non brucia più, illumina. "L’amore si trasforma in leggerezza e luce", dice Blue. Il finale è affidato a poche parole, sussurrate, quasi a non voler rompere l'incantesimo. Rose muore nella sua America, il volto come quello di una bambina, un sorriso appena accennato. Blue, rimasta sola, torna all'inizio: al Café Gijón, ai ricordi, alla musica che non ha mai smesso di risuonare. Ciò che ha reso straordinaria questa prima fiorentina non è stata la perfezione della messa in scena, che in una forma così essenziale, per definizione, non poteva essere l'obiettivo, ma la capacità di far intuire allo spettatore la profondità dell'architettura sottostante. Serra Yilmaz offre una presenza scenica straordinaria: la sua Blue è una donna che porta il peso del passato con una fisicità trattenuta, quasi immobile, che rende ogni piccolo gesto una rivelazione. Tufano abita Rose con una voce che sa essere canto e racconto insieme, mai separati, sempre l'uno al servizio dell'altro. "Blue & Rose - Feu enchanté", nella sua versione completa, con l'intera compagine strumentale, la scenografia e la regia dispiegata nello spazio, ha tutti i presupposti per diventare uno spettacolo di grande respiro europeo. Il materiale c'è. La visione c'è.

Manuel De Falla, Suite popolare spagnola

Parallelamente a queste esplorazioni teatrali e musicali, il repertorio vocale e strumentale di Manuel de Falla continua a risuonare in diverse contesti. La sua opera, pur non numerosa, ha sempre riscosso un buon riscontro discografico, arricchito da trascrizioni per chitarra o pianoforte eseguite da interpreti d'eccezione. Manuel (de) Falla y Matheu, nato a Cadice nel 1876, fu avviato allo studio del pianoforte dalla madre e da Eloísa Galluzzo. Oltre ai "classici" e alla musica strumentale, il giovane compositore fu attratto dal genere della "zarzuela", tipica del teatro ottocentesco spagnolo. A fine secolo, si trasferì a Madrid, dove approfondì gli studi di pianoforte con José Tragó. Premiato per le sue capacità strumentali, nel 1902 scrisse la zarzuela "Los amores de la Inés". Parallelamente, iniziò a studiare con Felipe Pedrell, un profondo conoscitore del repertorio popolare spagnolo. Su testo di Carlos Fernández, nel 1904, Falla iniziò a comporre "La Vida Breve", rappresentata per la prima volta nel 1913 a Nizza. Quest'opera in due atti include spesso le sole danze eseguite in forma di concerto, tra cui la celebre "Danza spagnola". L'ambientazione è tipicamente iberica, con la protagonista Salud, una giovane gitana innamorata di Paco, che però decide di sposare una donna della propria classe sociale.

Gli studi a Madrid furono fondamentali per la formazione di Falla, che nel 1907 proseguì la sua crescita a Parigi, all'epoca principale centro europeo delle avanguardie artistico-musicali. Qui frequentò compositori come Paul Dukas, Claude Debussy, Maurice Ravel, Isaac Albéniz e Joaquín Turina. Negli anni parigini conobbe anche Igor Stravinsky, che nel 1957 ricordò il compositore spagnolo come un uomo "modesto e chiuso in se stesso come un’ostrica", definendolo "la meno sensibile a manifestazioni di umorismo". L'influenza di Debussy fu importante nella formazione di Falla, anche in rapporto alla sua idea di folklore e alla conseguente rielaborazione creativa. I "Cuatro Piezas Españolas" ("Aragonesa", "Cubana", "Montanesa" e "Andaluza"), iniziati a Madrid, furono completati a Parigi nel 1909. Queste composizioni sono indicative del suo orientamento volto a trovare una sintesi tra la musica tonale pianistica ottocentesca e la modalità tipica di alcune forme della musica popolare spagnola.

Nel 1915, Falla completò "El amor brujo", balletto in un atto su soggetto di Gregorio Martínez Sierra, la cui protagonista è Pastora Imperio. Anche in questo caso, il personaggio principale è una donna gitana, Candelas, che si innamora di Carmelo, ma lo spettro dell'ex amante interviene magicamente a ogni loro incontro. La sceneggiatura si ispira a una leggenda gitana, raccontata agli autori dalla madre di Pastora Imperio. Falla caratterizzò la composizione ispirandosi liberamente alle forme più primitive delle musiche popolari andaluse. La "Danza del fuego" è una delle pagine più apprezzate della tradizione colta iberica, caratterizzata da distinti motivi ritmici.

Noches en los Jardines de España

Nel 1916, "Noches en los Jardines de España" attirò l'attenzione del prestigioso produttore russo Sergej Diaghilev, che chiese a Falla una trasposizione per balletto, stimolandolo inoltre a completare la pantomima "El Corregidor y la Molinera" (1917). Parallelamente all'attività teatrale, Falla scrisse per pianoforte, su richiesta di Arthur Rubinstein, completando nel 1919 la "Fantasía bética", che include numerosi temi ispirati alla musica popolare spagnola. Sempre nel 1919, a seguito di un adattamento de "El Corregidor y la Molinera", compose il balletto "El Sombrero de Tres Picos", al quale parteciparono Pablo Picasso e Leonid Massine. "El Sombrero de Tres Picos" è considerato un capolavoro del balletto novecentesco, in stile picaresco.

Nel 1919, Falla si trasferì a Granada, dove compose per chitarra l'"Homenaje" a Claude Debussy. In questa città entrò in contatto con il poeta Federico García Lorca, il quale provava profonda stima per il maestro di Cadice. Nel 1922, entrambi furono tra i promotori del primo Concorso di "cante jondo", ideato per sensibilizzare e recuperare la forma più originale del canto primitivo andaluso. Lorca scrisse il "Poema del cante jondo" e per la Conferenza legata al Concorso redasse il saggio "Importancia histórica y artística del primitivo canto andaluz llamado cante jondo". Falla, nel saggio "Il cante jondo. Sue origini, suoi valori, sua influenza sull’arte europea", scrisse del "canto come espressione dello spirito dei popoli", evidenziando le caratteristiche musicali di quello gitano: componenti ritmiche in rapporto alle danze del flamenco, uso dell'improvvisazione, scale modali, ambito melodico di una sesta, enarmonismo "modulante", iterazione monofonica, uso di appoggiature e ornamentazioni arabeggianti, uso delle grida, accompagnamento con la chitarra. Numerose sono le analogie riscontrate con la musica indiana, bizantina e dei popoli "orientali". Falla concepiva il cante jondo come "…peculiare dell’Andalusia, benché coincida nei suoi elementi essenziali con quello di popoli tanto lontani geograficamente dal nostro, manifesta un carattere intimo così personale e nazionale, da renderlo inconfondibile".

Chitarra flamenca

Prendendo spunto da un episodio del "Don Quijote" di Cervantes, Falla compose nel 1923 "El Retablo de Maese Pedro", un'opera per il teatrino delle marionette. Ispirandosi alle tradizioni musicali castigliane medievali, previde a fianco dei cantanti l'accompagnamento di liuto, clavicembalo, percussioni, archi e fiati. In questi anni, Falla concentra le proprie attenzioni soprattutto su "Atlántida", un'opera assai complessa alla quale lavorerà per il resto dei suoi anni. Si tratta di una cantata scenica, su testo in lingua catalana scritto da Jacint Verdaguer. L'opera, per solisti, coro e orchestra, rimase incompiuta, ma fu successivamente terminata dall'allievo Ernest Halffter.

La guerra civile spagnola e l'assassinio dell'amico Federico García Lorca nel 1936 segnarono profondamente Falla. Decise di intraprendere un viaggio in Argentina, dove si stabilì con la sorella nel 1939. Qui visse modestamente, non potendo più riscuotere i diritti delle sue opere. Pochi giorni prima di compiere settant'anni, Manuel de Falla morì nel sonno il 14 novembre 1946.

La sua eredità musicale è immensa. A Falla sono stati dedicati teatri, musei, conservatori, scuole e centri di ricerca. La "Fundación Archivo Manuel de Falla" custodisce e promuove lo studio e la diffusione delle sue opere a livello internazionale. Numerose sono le incisioni discografiche, tra cui trascrizioni per chitarra eseguite da interpreti autorevoli come Andrés Segovia, Narciso Yepes, Julian Bream, John Williams, Oscar Ghiglia e Paco de Lucía. Il disco di Paco de Lucía del 1992, "Paco de Lucía interpreta a Manuel de Falla", ha avuto il merito di avvicinare molti giovani alla musica classica spagnola.

Falla è riuscito a imporre il flamenco sulle scene internazionali, componendo con originalità e traendo spunto dalla musica popolare. Tuttavia, ha sempre evitato un isolamento nazionalista, inserendo una rielaborazione personale di tale musica all'interno di una poetica colta e universale, stilisticamente connotata e relazionata alle avanguardie del primo Novecento. Falla era interessato ad ascoltare con attenzione e passione interiore le melodie popolari, cercando di cogliere lo spirito più profondo e primitivo del canto e delle danze spagnole, traendo stimolo per le proprie composizioni. La sua dichiarazione del 1917, secondo cui "nel canto popolare importa più lo “spirito” della “lettera”", è emblematica di questo approccio. Nel 1925 affermò: "…contrario alla musica che prende come base i documenti folclorici autentici. Di contro ritengo necessario partire dalle fonti naturali vive per utilizzare le sonorità e il ritmo nella loro sostanza, non per la loro apparenza esteriore".

Un esempio di come la musica popolare si intreccia con la composizione colta si ritrova in un recente concerto che vede protagonista il soprano italiano Debora Govoni e il chitarrista messicano Carlos Rivero Campero. La loro esecuzione esplora un intenso e intimo viaggio sonoro, celebrando la stagione più magica dell'anno attraverso le tradizioni del mondo. Il repertorio spazia dai Canti di Natale alle Ninna Nanne provenienti da ogni latitudine, includendo brani di compositori celebri come Maurice Ravel, Joaquín Rodrigo e, naturalmente, Manuel de Falla. Questo concerto, che offre un ingresso gratuito con donazione facoltativa, sottolinea come le ninne nanne, in particolare, pur essendo spesso di origine folklorica, abbiano attratto compositori di musica "colta" fin dal Cinquecento, che con trascrizioni, arrangiamenti e nuove creazioni hanno contribuito a questo repertorio con autentici capolavori.

Ninna nanna

Le "ninne nanne" costituiscono un repertorio di canti, in massima parte di origine folklorica, legato alla prima parte del cosiddetto "ciclo della vita". Esecutrici prevalenti di tale patrimonio etnofonico sono le madri, le nonne, le sorelle maggiori e le zie, che hanno avuto il compito di condurre i bambini al sonno. Nelle regioni italiane si sentono cantare "ninna nanna", "nanna bobò", mentre in portoghese si dice "nana nana", in spagnolo "nana", e in ebraico "nuomi nuomi". Queste melodie, spesso caratterizzate da forme strofiche e limitata estensione melodica, si trasmettono di generazione in generazione. La loro delicatezza ed estrema economia di mezzi hanno affascinato compositori come Franz Schubert, Johannes Brahms, Fryderyck Chopin, e, nel contesto della musica spagnola, Manuel de Falla, dimostrando la perenne vitalità di questo genere e la sua capacità di ispirare forme artistiche elevate.

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