Roberto Gervaso è stato una figura poliedrica e riconoscibile nel panorama culturale italiano, distinguendosi come giornalista, scrittore, aforista e popolare personaggio televisivo. La sua carriera, estesa per decenni, ha attraversato diverse epoche del giornalismo e della divulgazione storica, lasciando un'impronta indelebile grazie alla sua erudizione e al suo stile inconfondibile. Attraverso una vasta produzione letteraria e una presenza costante nei media, ha saputo raccontare la storia d'Italia e i suoi protagonisti, così come osservare e commentare la società contemporanea con acume e spesso con un tocco di ironia.
Le Origini a Roma e i Primi Passi verso il Giornalismo
Roberto Gervaso è nato a Roma il 9 luglio 1937, un dato fondamentale che segna l'inizio di un percorso esistenziale e professionale straordinariamente ricco. Sebbene la capitale abbia visto i suoi natali, trascorse l'infanzia a Torino con la famiglia, un periodo che probabilmente ha contribuito a modellare le sue prime esperienze e percezioni. Questa doppia radice geografica, tra la vibrante Roma e la più contenuta Torino, potrebbe aver influito sulla sua formazione e sulla sua visione del mondo. Fin dalla giovane età, Gervaso dimostrò una precoce inclinazione verso la lettura e il mondo dell'informazione. Da giovane lettore del Corriere della Sera, scoprì di avere una predilezione profonda e inequivocabile per gli articoli di Indro Montanelli, una figura che avrebbe poi giocato un ruolo cruciale nel suo destino professionale. Questa ammirazione giovanile non rimase confinata alla mera lettura, ma si trasformò in una spinta decisiva che avrebbe aperto le porte del suo futuro.
La Formazione Accademica e l'Incontro Illuminante con Montanelli
La sete di conoscenza di Roberto Gervaso lo portò a intraprendere un percorso accademico significativo. Ha studiato in Italia e negli Stati Uniti, un'esperienza internazionale che ha senza dubbio arricchito il suo bagaglio culturale e ampliato le sue prospettive. Il culmine della sua formazione universitaria fu il conseguimento della laurea in Lettere moderne, con una tesi su Tommaso Campanella. Questo studio approfondito su un filosofo complesso come Campanella rivela la sua propensione per l'analisi critica e la ricerca storica, elementi che sarebbero diventati pilastri della sua futura carriera.
Nel 1956, dopo aver conseguito la maturità liceale, il giovane Gervaso, spinto dalla sua ammirazione per Montanelli, gli chiese un incontro. Questo gesto audace si rivelò un momento cardine: Montanelli gli aprì le porte della sua casa romana in piazza Navona, un ambiente intriso di storia e cultura che accolse l'aspirante giornalista. Non fu solo un incontro di cortesia; Montanelli, riconoscendo il talento e la passione del giovane Gervaso, successivamente favorì la sua assunzione come cronista al Corriere d'Informazione nel 1960. Il Corriere d'Informazione era l’edizione del pomeriggio del Corriere della Sera, una testata prestigiosa che fornì a Gervaso il suo primo importante trampolino di lancio nel mondo del giornalismo professionistico. Così, l'attività giornalistica di Gervaso ebbe inizio nel 1960 al «Corriere della Sera», presentato proprio da Montanelli, consolidando un sodalizio intellettuale e professionale che avrebbe segnato profondamente entrambi.

Dalle Pagine del Corriere d'Informazione alla Storica Collaborazione
L'ingresso di Roberto Gervaso nel mondo del giornalismo, avvenuto nel 1960 al «Corriere della Sera» grazie alla presentazione di Indro Montanelli, segnò l'inizio di una carriera luminosa e profondamente legata alla divulgazione storica. La sua assunzione come cronista al Corriere d'Informazione, l’edizione del pomeriggio del prestigioso quotidiano, gli permise di affinare le sue abilità e di immergersi nella dinamica quotidiana dell'informazione. Questo periodo iniziale fu fondamentale per lo sviluppo di quel suo stile narrativo che avrebbe presto catturato l'attenzione di un vasto pubblico.
Il vero trampolino di lancio per la sua notorietà, tuttavia, fu la straordinaria collaborazione con Montanelli. Tra gli anni sessanta e settanta, Gervaso e Montanelli firmarono insieme i sei volumi dal 3º all'8º della monumentale "Storia d'Italia". Questa impresa editoriale, edita da Rizzoli, gli permise di acquisire grande notorietà e di affermarsi come storico divulgatore. È stato un lavoro meticoloso e di grande successo, che ha introdotto un nuovo modo di raccontare la storia, rendendola accessibile e coinvolgente per il grande pubblico. Il contributo di Gervaso fu essenziale in questa titanica opera, dove curò con dettagliata precisione la scansione cronologica dell'Italia. Dalle intricate vicende dei «secoli bui» del Medioevo fino all'illuminismo e al riformismo del Settecento, Gervaso ha delineato un affresco storico di grande profondità.
Beppe Severgnini dagli esordi al giornalismo con Indro Montanelli - La Confessione 08/02/2025
La "Storia d'Italia": Un Monumento Letterario a Quattro Mani
La "Storia d'Italia" di Indro Montanelli, co-firmata da Roberto Gervaso, rappresenta uno dei progetti editoriali di maggior successo e impatto culturale del secondo dopoguerra italiano. Tra il 1965 e il 1970, Gervaso e Montanelli completarono i primi sei volumi di questa serie, che coprivano un vastissimo arco temporale della storia italiana. Questi volumi sono diventati un punto di riferimento per generazioni di lettori desiderosi di comprendere le radici della propria nazione, grazie a una prosa chiara, appassionante e ricca di aneddoti.
La serie include opere fondamentali come "L'Italia dei secoli bui", che esplora il periodo alto-medievale, e "L'Italia dei Comuni. Il Medio Evo dal 1000 al 1250", un testo cruciale che nel 1967 valse a Gervaso e Montanelli la vittoria del prestigioso Premio Bancarella. Altri titoli significativi di questa collaborazione sono "L'Italia dei secoli d'oro", che illumina il Rinascimento, "L'Italia della Controriforma", che analizza un'epoca di profondi cambiamenti religiosi e sociali, "L'Italia del Seicento" e "L'Italia del Settecento", che narrano i complessi sviluppi politici e culturali di quei secoli. L'approccio di Gervaso alla divulgazione storica, unito alla capacità narrativa di Montanelli, ha creato un'opera che ha saputo coniugare rigore e fruibilità, rendendo la storia accessibile a tutti senza sacrificarne la profondità. I volumi della "Storia d'Italia" sono stati un pilastro per l'educazione storica di molti italiani, dimostrando la straordinaria efficacia di una narrazione storica che va oltre il mero elenco di fatti e date. Questa collaborazione non solo consolidò la fama di Gervaso, ma lo posizionò come uno dei maggiori divulgatori storici del Paese, un ruolo che avrebbe continuato a ricoprire con successo per il resto della sua carriera.
Una Carriera Poliedrica: Dalla Carta Stampata alla Televisione
Dopo il periodo intensamente collaborativo con Indro Montanelli e l'affermazione nel campo della divulgazione storica, Roberto Gervaso intraprese un percorso professionale sempre più autonomo e diversificato. Negli anni settanta, infatti, lasciò il Corriere della Sera per mettersi in proprio, una decisione che gli permise di esplorare nuove sfide e di estendere la sua influenza ben oltre le colonne dei quotidiani. Questa fase della sua carriera fu caratterizzata da una notevole espansione dei suoi orizzonti professionali, che lo vide attivo su molteplici fronti mediatici.
L'Affermazione Indipendente e il Commento Politico
Dopo aver lasciato il Corriere della Sera, Roberto Gervaso non si fermò. Scrisse su altri giornali, consolidando la sua reputazione di opinionista e commentatore acuto. La sua penna fu richiesta da importanti testate nazionali, tra cui Il Mattino, Il Messaggero, Il Gazzettino, il Giornale e Libero. In particolare, sul Giornale, tenne una rubrica di aforismi ogni lunedì, diventando un appuntamento fisso per molti lettori e rafforzando la sua immagine di intellettuale dalla battuta pronta e dalla riflessione concisa. Fu collaboratore non solo di quotidiani, ma anche di periodici, affermandosi come opinionista e commentatore politico e di costume. La sua analisi era spesso pungente, capace di cogliere le sfumature della politica italiana e le trasformazioni sociali, rendendolo una voce autorevole e ricercata. Ha collaborato per molti anni con Il Mattino, curando diverse e seguitissime rubriche, dimostrando una versatilità e una capacità di comunicazione che lo rendevano prezioso per ogni tipo di testata.

Il Successo Radiofonico e Televisivo: Da "Domenica In" a "Peste e Corna"
L'ingegno e la capacità comunicativa di Roberto Gervaso non si limitarono alla carta stampata. Cominciò a lavorare anche in radio e in televisione, settori in cui avrebbe raggiunto una popolarità ancora più ampia. La Rai gli affidò una rubrica di interviste, un format che si adattava perfettamente al suo stile. Questa rubrica fece la sua comparsa prima in Domenica in di Pippo Baudo, durante la stagione televisiva 1980-81, e successivamente in Buona Domenica di Corrado, dal 13 gennaio al 16 giugno 1985. In queste trasmissioni, Gervaso portò la sua pacatezza, la sua cultura e la sua inconfondibile eleganza, conquistando un vasto pubblico televisivo.
La sua presenza non si limitò alla Rai; Gervaso fu tra i primi commentatori della nascente tv commerciale di Silvio Berlusconi. Qui, il pubblico imparò subito a conoscerlo per il papillon che indossava quotidianamente e per l'eloquio brillante e pungente che lo caratterizzava. A partire dal 1996 e ininterrottamente fino al 2006, condusse il programma "Peste e Corna e… Gocce di storia". Questo programma andava in onda dal lunedì al venerdì alle 7:30 su Rete 4, divenendo un appuntamento fisso per molti italiani che iniziavano la giornata con le sue pillole di storia e commenti di attualità. Dal 1996 fino al 1999, "Peste e Corna" su Retequattro ottenne share del 10-15%, un successo notevole per una trasmissione di approfondimento. Dal 2000 al 2005, la rubrica si trasformò in "Peste e corna…", mantenendo la sua popolarità e confermando Gervaso come un volto familiare e apprezzato della televisione italiana.
Non solo televisione, ma anche radio. Gervaso condusse dal 3 al 28 settembre 1979 il contenitore pomeridiano Radiodue estate, che divenne poi Radiodue autunno nell'ultima settimana. Questa esperienza radiofonica testimonia ulteriormente la sua versatilità e la sua capacità di catturare l'attenzione del pubblico attraverso diversi mezzi di comunicazione.
Il "Gervasetto" di Drive In e l'Impronta Televisiva
Durante il suo periodo di maggiore visibilità televisiva, Roberto Gervaso divenne un vero e proprio fenomeno di costume. La sua immagine elegante, il suo modo di parlare posato ma incisivo, e il suo immancabile papillon, lo resero un personaggio facilmente riconoscibile e, per questo, suscettibile di imitazioni. Fu proprio durante questo periodo che divenne celebre la sua imitazione da parte di Gianfranco D'Angelo come "Gervasetto" nel programma televisivo "Drive In". Questa parodia, affettuosa ma allo stesso tempo incisiva, contribuì a cementare la sua popolarità e a renderlo noto anche a un pubblico più giovane o meno avvezzo ai programmi di approfondimento culturale. L'imitazione di "Gervasetto" divenne un tormentone, dimostrando come Gervaso fosse riuscito a penetrare nell'immaginario collettivo italiano, trasformandosi da intellettuale e giornalista rispettato a icona popolare. Questo aspetto della sua carriera sottolinea la sua capacità di essere non solo un erudito, ma anche un comunicatore di massa, capace di interagire con diversi strati della società italiana.

La Controversia della P2 e il Pensiero di Gervaso
La lunga e variegata carriera di Roberto Gervaso non fu esente da momenti di controversia. Uno degli episodi più significativi fu la scoperta della sua appartenenza alla loggia massonica P2, un fatto che venne alla luce nel maggio 1981. La P2 (Propaganda Due) fu una loggia massonica irregolare che emerse al centro di uno degli scandali politici e finanziari più gravi della storia repubblicana italiana. L'associazione a questa loggia destò grande scalpore e mise in discussione la reputazione di molte personalità pubbliche.
Di fronte a questa rivelazione, Roberto Gervaso non si sottrasse al dibattito pubblico e fornì una sua spiegazione della sua adesione. Al riguardo dichiarò: «Mi ero iscritto perché mi piaceva la massoneria e volevo scriverci un libro, come poi ho fatto». Questa affermazione, tipica del suo approccio intellettuale e della sua curiosità insaziabile, rivela un lato del suo carattere: la sua costante ricerca di conoscenza e la volontà di approfondire ogni fenomeno culturale o sociale, anche quelli più oscuri o controversi. La sua spiegazione suggerisce che l'appartenenza alla P2 non fosse motivata da scopi illeciti o di potere, ma piuttosto da un interesse di studio e di ricerca, che si concretizzò poi in una delle sue opere. Questa dichiarazione, sebbene non abbia placato tutte le polemiche, fornisce un insight sul modo in cui Gervaso affrontava la realtà, sempre con l'occhio del narratore e del ricercatore.
L'Opera Letteraria e la Divulgazione Storica
La produzione letteraria di Roberto Gervaso è immensa e variegata, testimonianza di una curiosità intellettuale senza confini e di una straordinaria prolificità. La sua bibliografia conta oltre 60 titoli, che spaziano dalla saggistica storica alla biografia, dal romanzo giallo agli aforismi, dimostrando una capacità di spaziare tra generi diversi mantenendo sempre un alto livello di coinvolgimento per il lettore. Roberto Gervaso ha dedicato decenni alla divulgazione storica, sua grande passione, come testimoniano decine di libri pubblicati da case editrici prestigiose come Rizzoli, Bompiani e Mondadori. Ha pubblicato, tra l'altro, sette biografie, un grande giallo storico e diverse raccolte di storie d'amore e aforismi.
Vasto Catalogo di Opere tra Biografie e Saggi Storici
Al di là della celebre "Storia d'Italia" scritta con Montanelli, Gervaso ha firmato numerose altre opere che lo hanno consacrato come uno dei massimi divulgatori storici. Il suo interesse per le figure storiche complesse e spesso controverse lo ha portato a scrivere biografie avvincenti. Tra queste spicca "Cagliostro. Storia di Giuseppe Balsamo, mago e avventuriero", pubblicato a Milano da Rizzoli nel 1972, che gli valse il Premio Bancarella nel 1973. Di quest'opera è stata poi realizzata una Nuova edizione con il titolo "Il grande mago. Vita, morte e miracoli del conte di Cagliostro", sempre per Rizzoli nel 2002.
Dopo lo straordinario successo di vendite di «Cagliostro», Gervaso ha pubblicato altre sei biografie storiche che hanno esplorato figure da Nerone a Casanova, dai Borgia a Claretta Petacci, tutti volumi usciti tra gli anni '70 e '80 da Rizzoli. Tra queste, si annoverano "Claretta", dedicata a Claretta Petacci, e "La Monaca di Monza. Venere in convento", pubblicato da Bompiani nel 1984. Con "La bella Rosina. Amore e ragion di Stato in Casa Savoia", edito da Bompiani nel 1991, ha fatto conoscere a un vasto pubblico Rosa Vercellana, l'amante e in seguito la moglie morganatica del re d'Italia Vittorio Emanuele II di Savoia.
Il suo catalogo include anche saggi e raccolte che spaziano su vari temi storici e culturali: "L'Italia dei secoli bui", "L'Italia dei Comuni", "L'Italia dei secoli d'oro", "L'Italia della Controriforma", "L'Italia del Seicento", "L'Italia del Settecento" sono titoli che, anche al di fuori della collaborazione con Montanelli, hanno contribuito a delineare il suo percorso di narratore della storia. Ha anche esplorato generi diversi, come un grande giallo storico, "Scandalo a corte. La collana della regina", pubblicato da Bompiani nel 1987, e "La regina, l'alchimista e il cardinale" (Soveria Mannelli, Rubbettino, 2008). Altri suoi lavori includono "I fratelli maledetti", "Il tempo della tavola", "Lo stivale zoppo", "Il dito nell'occhio", "La pulce nell'orecchio", "La mosca al naso", "Dente per dente", "A tu per tu con il passato" e "Sotto a chi tocca".
Il Successo dei Premi Bancarella e la Risonanza Internazionale
La qualità e l'impatto delle opere di Roberto Gervaso sono stati riconosciuti da numerosi premi prestigiosi. Tra questi, spiccano i due Premi Bancarella. Il primo lo ha vinto nel 1967, insieme a Indro Montanelli, per il volume «L'Italia dei Comuni. Il Medio Evo dal 1000 al 1250», una parte della loro celebre "Storia d'Italia". Gervaso è poi tornato a vincere da solo il suo secondo Premio Bancarella nel 1973 con la biografia «Cagliostro» (Rizzoli), riconfermandosi come autore di grande successo e valore.
La fama di Gervaso non si è limitata ai confini nazionali. I suoi libri sono stati tradotti in numerose lingue, testimonianza della universalità dei temi trattati e della sua capacità di comunicare oltre le barriere linguistiche. Le sue opere sono state tradotte negli Stati Uniti, in Canada, in America Latina, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, Francia, Germania, Giappone, Bulgaria, Polonia e Romania. Questa vasta risonanza internazionale sottolinea la rilevanza del suo lavoro e il suo contributo alla divulgazione culturale ben oltre l'Italia.
Beppe Severgnini dagli esordi al giornalismo con Indro Montanelli - La Confessione 08/02/2025
Gli Aforismi e la Riflessione sulla Vita
Oltre alla sua vasta produzione storica e biografica, Roberto Gervaso è stato un apprezzato autore di aforismi, brevi ma incisive massime che condensano osservazioni sulla vita, l'amore, la politica e la società. La sua rubrica di aforismi sul Giornale era molto seguita, e le sue raccolte hanno avuto un notevole successo. Tra queste, "Aforismi", pubblicata nella Collana TEN da Newton Compton nel 1994, e "Pensierini e pensieracci" testimoniano la sua predilezione per la forma concisa e la riflessione profonda.
Anche in opere come "La vita è troppo bella per viverla in due. Breve corso di educazione cinica", edita da Arnoldo Mondadori Editore nel 2015, o "La volpe e l'uva" (Milano, Bompiani, 1989), Gervaso ha espresso la sua visione del mondo con arguzia e disincanto. Ha pubblicato anche raccolte di storie d'amore, come "Appassionate" e "Amanti", e volumi di confessioni, come "Di me, tutto. Lettera a mia madre" (Milano, Rizzoli, 1985), oltre a un volume di galateo erotico e uno sui sentimenti, "Voglia di cuore. Il ritorno dei sentimenti nella vita di ogni giorno" (Milano, Bompiani, 1993). Altri titoli come "Permette? Giovanni Rana", "Spiedi & spiedini", "I sinistri", "I destri", "A Se vuoi che t'ami…", "Parlami d'amore Mariù", "Dimensione magia", "Illusione dolce chimera" e "Come una coppa di champagne" evidenziano la sua curiosità per una miriade di argomenti, trattati sempre con la sua inconfondibile eleganza.
Tra i suoi libri più recenti figurano "Italiani pecore anarchiche" (2003), "Qualcosa non va" (2004), "Ve li racconto io" (2006) e "Io la penso così. Contro l'Italia dei disvalori" (2009). Questi titoli, insieme a opere come "Peste e corna. La seconda repubblica: due anni di politica-avanspettacolo" (Roma, Newton & Compton, 1996), "Si salvi chi può" (Milano, Sperling & Kupfer, 1999), "Salute! I consigli dei grandi medici" (Milano, Mondadori, 2001), "L'amore è eterno finché dura" (Milano, Oscar Mondadori, 2004), "Eros e coppia. Dalla mandragola al Cialis" (intervista a Vincenzo Mirone, Milano, Oscar Mondadori, 2005) e "Ho ucciso il cane nero. Le cose come stanno. Enciclopedia delle parole", riflettono la sua attitudine a commentare la società, la politica e le dinamiche umane con il suo stile unico.
Gli Ultimi Anni e la Scomparsa di un Maestro
La vita di Roberto Gervaso, ricca di successi professionali e di contributi significativi alla cultura italiana, fu segnata negli ultimi vent'anni da una lunga e coraggiosa battaglia contro la malattia. Morì il 2 giugno 2020 a Milano, all'età di 82 anni, dopo una battaglia durata vent'anni contro un tumore della prostata. La notizia della sua scomparsa fu ampiamente riportata, con i principali organi di stampa che ne sottolinearono la perdita per il mondo del giornalismo e della letteratura italiana. È morto Roberto Gervaso, giornalista, scrittore e aforista italiano, come annunciato da adnkronos.com. La sua fine giunse in ospedale a Milano, dopo una malattia che aveva affrontato con determinazione, come testimoniato anche da sue precedenti dichiarazioni, come quella riportata da Sara Ficocelli su Il Tirreno nel 2015: «La mia lunga battaglia contro il cancro».
Roberto Gervaso lascia la moglie Vittoria e la figlia Veronica, giornalista del Tg5, che prosegue la tradizione familiare nel campo dell'informazione. Oltre alla sua immensa produzione letteraria e alla sua presenza mediatica, Gervaso fu noto per alcuni tratti distintivi della sua personalità e del suo stile di vita. Fu vegetariano per oltre quarant'anni, una scelta che rifletteva forse una certa attenzione al benessere e a un approccio consapevole alla vita. La sua immagine pubblica fu sempre associata al suo immancabile papillon, un dettaglio che contribuiva a definirne l'eleganza e la raffinatezza. I suoi aforismi, spesso citati e ricordati, sono diventati un tratto distintivo del suo essere, esprimendo in poche parole la sua visione del mondo.
Il suo addio ha rappresentato la chiusura di un'epoca per la divulgazione storica e il giornalismo d'opinione in Italia. Gervaso riposa accanto a D'Annunzio, con le sue ceneri al Vittoriale, un luogo che simboleggia la grandeur culturale e storica italiana, a riprova del suo status di intellettuale di grande levatura.