Sorpresa! Non è a Betlemme! Alcuni potrebbero pensare che la “Sacra Culla” si trovi a Betlemme, e invece è a Roma, nella basilica di Santa Maria Maggiore. Questa affermazione, che può sorprendere molti, introduce al cuore di una storia millenaria di fede, devozione e arte che si intreccia indissolubilmente tra la Terra Santa e la Città Eterna. La reliquia della Culla di Gesù Bambino, oggetto di venerazione profonda e ininterrotta da secoli, è custodita in uno dei luoghi più significativi della cristianità romana, la Basilica di Santa Maria Maggiore, un santuario che può essere considerato la cattedrale della catechesi mariana primitiva e medievale. La sua storia non è solo un racconto di oggetti sacri, ma un viaggio attraverso epoche, culture e la fede di innumerevoli pellegrini che hanno cercato di connettersi con le origini stesse del cristianesimo, toccando, attraverso questi frammenti lignei, il mistero dell'Incarnazione.

Il percorso di questa preziosa reliquia inizia, simbolicamente e storicamente, nella terra dove nacque Gesù. Già Origene nel III secolo e poi san Girolamo - l’autore della Vulgata, la traduzione latina della Bibbia - scrivevano di aver visto a Betlemme la culla che contenne il corpo del Bambino. Queste testimonianze antiche confermano l'esistenza e la venerazione di tale oggetto sacro sin dai primi secoli del cristianesimo. L'arrivo della reliquia a Roma, un evento di straordinaria importanza per la cristianità occidentale, risale probabilmente all’epoca di Papa Teodoro I (642-649). Questo pontefice, figlio di un vescovo di Gerusalemme e profondamente legato alla Terra Santa, ricevette la reliquia in dono dal patriarca San Sofronio. La motivazione di questo trasferimento era di vitale importanza: proteggere i sacri frammenti dall’invasione musulmana, garantendo la loro conservazione e la continuità della venerazione in un luogo sicuro e centrale per la Chiesa. Così, nell’Urbe, queste preziose assicelle trovarono una nuova casa, diventando un faro di spiritualità per l'intera Europa.
Santa Maria Maggiore: La "Betlemme dell'Occidente"
La Basilica di Santa Maria Maggiore, custode principale della Sacra Culla, è un luogo intriso di storia e significato teologico. Fu costruita nel 432 da Papa Sisto III come tempio dedicato alla Vergine dopo il Concilio di Efeso del 431, quando fu proclamato il dogma della maternità divina di Maria. Questo evento ecumenico, che riconobbe Maria come Theotókos, Madre di Dio, diede un impulso fondamentale alla costruzione di una basilica mariana di tale grandezza e importanza. Il prodigio a cui la tradizione attribuisce l’origine di Santa Maria Maggiore ebbe luogo la notte precedente la clamorosa scoperta, un evento miracoloso che si lega alla nevicata d'agosto, la cui memoria viene tuttora celebrata ogni anno. Col tempo la basilica cambiò nome, acquisendo diverse denominazioni che ne riflettevano la crescente importanza e i legami con eventi specifici.
Un'immagine profonda e universalmente toccante è quella di una madre premurosa, che adagia il corpo fragile del suo bambino appena nato all’interno di una culla di fortuna ricavata da una mangiatoia, un'immagine che dilata il cuore d’ogni persona. Da questa visione di materna tenerezza ne dovette rimanere particolarmente emozionato proprio Papa Sisto III, il quale, nel 432, decise di realizzare all’interno della primitiva basilica di Santa Maria Maggiore una “grotta della Natività” simile a quella di Betlemme. Questa "grotta" non era solo una riproduzione scenica, ma un tentativo di ricreare fisicamente e spiritualmente il luogo santo della Natività all'interno di Roma, rendendola accessibile ai fedeli che non potevano intraprendere il lungo e pericoloso pellegrinaggio in Terra Santa. A partire dal pontificato di Teodoro (642-649), oriundo di Gerusalemme, la basilica fu anche denominata Sancta Maria “ad Praesepem”, un titolo che sottolinea il suo ruolo di "Betlemme dell'Occidente" e basilica natalizia di Roma. Questo forte legame, di cui la Sacra Culla costituisce l’apoteosi, intercorre tra il presepe e Santa Maria Maggiore. Santa Maria ad praesepem, appunto.
Santa Maria Maggiore, Roma
Nel corso dei secoli, la venerazione delle reliquie della Culla divenne sempre più strutturata e solenne. Nel 1590, la cappella chiamata “sistina” soppiantò la cappella del Presepe, ma la sua funzione primaria rimase quella di custodire preziosamente i segni tangibili dell'Incarnazione. La cappella “sistina” (da Sisto V) ha avuto l’obiettivo di custodire il Santissimo Sacramento, e nella cripta sotto l’altare, le reliquie del Presepe. Sotto il tabernacolo, nella cripta appositamente allestita, venne collocato il presepe di Arnolfo di Cambio costruito nel 1198-1216 per ordine di Innocenzo III. Quest'opera scultorea, tra le più antiche rappresentazioni della Natività, fu dovuta alla scomparsa, nel XVI secolo, di alcune figure del presepe primitivo, rendendo necessaria una nuova realizzazione che potesse continuare a narrare visivamente il mistero del Natale. Attualmente all’interno del museo della Basilica è conservato infatti il presepe più antico tuttora visibile, realizzato nel 1288 da Arnolfo di Cambio su commissione di papa Niccolò IV. Il tabernacolo monumentale, che riproduce il modello della cappella, è il fulcro visivo di questa sacra area, invitando alla contemplazione e alla preghiera.
Su commissione di Papa Pio IX (1846-78), l’architetto romano Virginio Vespignani realizzò la Confessio (1861-64) collocata davanti all’Altare Papale. Questa struttura magnifica rinvia all’importanza di Santa Maria Maggiore quale Betlemme dell’Occidente e Basilica natalizia di Roma, ponendo la reliquia al centro della venerazione e della liturgia della Basilica, rendendola accessibile alla devozione dei fedeli.
I Reliquiari: Custodi di un Mistero
Le reliquie della Sacra Culla, ovvero i frammenti lignei della mangiatoia, sono state conservate in diversi preziosi reliquiari nel corso della storia, testimoniando la continua devozione e l'attenzione della Chiesa per questi oggetti. L’idea di collocare queste lignee reliquie in un tabernacolo venne dapprima a Gregorio XI (1370-78), ad oltre un secolo dal diffondersi dell’usanza lanciata a Greccio da San Francesco d’Assisi di realizzare il presepe nelle case. Questo primo reliquiario di Gregorio XI, tuttavia, venne distrutto nel Settecento, durante i lavori di ristrutturazione in cui fu eseguita la facciata principale della Basilica, perdendosi così una testimonianza storica preziosa.
Un altro esempio di tale cura si ebbe nel 1606, quando la regina di Spagna Margherita d’Austria offrì un reliquiario d’argento, che purtroppo scomparve nei disordini del 1797, un periodo di grande turbolenza politica e sociale che vide anche l'occupazione napoleonica di Roma. Questa perdita richiese un nuovo intervento per la realizzazione di un degno contenitore. Il reliquiario attuale, che è quello che oggi custodisce la maggior parte delle reliquie, fu realizzato da Giuseppe Valadier nei primi anni del 1800, per sostituire il precedente del 1600 trafugato dalle truppe napoleoniche. Quest'opera fu possibile grazie alla donazione della duchessa Maria Emanuela Pignatelli, ambasciatrice del Portogallo, la quale con il suo gesto di generosità permise la creazione di un manufatto di straordinaria bellezza e significato.

L'opera di Valadier è assai pregiata e di notevole impatto visivo. Su di uno zoccolo di legno dipinto a mano, vi è un basamento parallelepipedo in argento con quattro bassorilievi che narrano scene fondamentali della vita di Gesù. Nel lato anteriore è rappresentato il presepe, rievocando l'evento della Natività che le reliquie stesse evocano. In quello posteriore è raffigurata l’Ultima Cena, un richiamo alla Pasqua e al mistero eucaristico, sottolineando la continuità tra la nascita e la morte redentrice di Cristo. Nei lati minori sono illustrate la fuga in Egitto e l’adorazione dei Magi, episodi che completano il ciclo iniziale della vita terrena di Gesù, evidenziando la sua regalità e la sua fragile umanità. Sopra questo elegante basamento poggia quindi il reliquiario in cristallo a forma di culla, un design che richiama direttamente la funzione delle reliquie contenute, sorretto da quattro putti dorati, figure angeliche che aggiungono un tocco di grazia e sacralità. La teca si trova sotto l’altare maggiore, nella nicchia di fondo della confessione, un luogo di profonda venerazione. Sull’urna c’è anche un Bambino Gesù d’oro che benedice, completando l'iconografia del reliquiario. In passato, durante le feste natalizie, la Sacra Culla veniva spostata nella navata centrale, per consentire ai tanti fedeli di poterla venerare più agevolmente e con maggiore partecipazione.
Attualmente nell’urna della Culla si conservano cinque listoni di legno, in posizione orizzontale, uno dei quali non è autentico, ma è stato aggiunto per completare il set. Dai cristalli lucenti del reliquiario si intravedono alcune assicelle, la cui esatta natura botanica è stata oggetto di diverse descrizioni. Alcune fonti le identificano come legno di acero rosso, tipico della zona di Betlemme, mentre altre si riferiscono a esse come asticelle in legno di sicomoro (ficus sycomorus), parte della mangiatoia. Le indagini scientifiche, al di là di queste specificazioni, hanno stabilito che il legno è compatibile con quello di un albero cresciuto duemila anni fa nella terra dove nacque Gesù, confermando l'antichità e l'origine geografica delle reliquie. La sua esistenza è attestata da san Luca nel capitolo II del suo Vangelo: “Lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo” (Lc 2,7), un versetto che rappresenta la base scritturale della devozione per questa preziosa reliquia.
Un Ritorno Speciale: Un Frammento a Betlemme
Dopo secoli di ininterrotta custodia a Roma, un evento straordinario ha segnato la storia della Sacra Culla negli ultimi anni: il ritorno di un frammento a Betlemme. Questo gesto di profonda importanza spirituale e simbolica è stato voluto da Papa Francesco, che ha desiderato fare un dono speciale ai cristiani di Terra Santa. Ha fatto il suo ritorno a Betlemme proprio all’inizio dell’Avvento. Proveniente da Roma - dove da secoli è venerata nella cappella ipogea della Basilica di Santa Maria Maggiore - un frammento della Santa Culla dove secondo la tradizione sarebbe stato deposto Gesù Bambino è arrivato nella città della Natività. È stato infatti questo dono speciale di papa Francesco ai cristiani della Terra Santa il centro del corteo che ogni anno a Betlemme alla vigilia della prima domenica d’Avvento vede l’ingresso solenne del Custode di Terra Santa aprire il cammino verso il Natale.

Fra Francesco Patton, Custode di Terra Santa, portava nelle mani il reliquiario nel quale qualche giorno prima - in un rito presieduto a Roma dal cardinale Stanislaw Rylko, arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore - è stato posto un frammento di una delle antichissime assi custodite nella basilica liberiana. Questo evento è stato il culmine di una devozione molto antica, che vede nel frammento della Culla un legame tangibile con la Natività. Il reliquiario, nella sua nuova forma, è un ostensorio risalente al XVII o XVIII secolo, scelto da Papa Francesco per la sua solennità. Non si tratta del primo reliquiario nelle collezioni del Terra Sancta Museum: la Custodia di Terra Santa, infatti, ne possiede un gran numero ed il solo convento di San Salvatore ne conserva più di 1300, oggetto di una recente ed intensa catalogazione da parte dell’Ufficio dei Beni Culturali, testimoniando la ricchezza del patrimonio spirituale e artistico custodito in Terra Santa.
La cerimonia di consegna del dono del Papa alla Custodia di Terra Santa è avvenuta a Gerusalemme, al Centro Notre Dame, con la presenza di autorità ecclesiastiche. Il nunzio apostolico monsignor Leopoldo Girelli, durante la cerimonia, ha sottolineato un aspetto fondamentale del significato di queste reliquie. «Il ritorno a Betlemme di questo legno sacro - aveva detto monsignor Girelli - possa suscitare in noi il desiderio profondo di essere portatori di Dio. Ora è il nostro cuore ad essere mangiatoia: Culla Sacra del Dio fatto uomo». Le sue parole hanno evidenziato che al di là delle ricostruzioni storiche, è lo sguardo della fede a dare valore alle reliquie, trasformando l'oggetto materiale in un catalizzatore per un rinnovamento spirituale. A lui il Custode fra Francesco Patton aveva risposto dicendo: «Assicuri papa Francesco che non ci limiteremo a custodire questa reliquia, ma faremo in modo che rappresenti la Chiesa in uscita e che essa porti la gioia del Vangelo, pellegrinando tra le varie comunità cristiane di Terra Santa per ravvivare la fede in Gesù». Questa promessa sottolinea l'intenzione di rendere la reliquia un simbolo dinamico, uno strumento di evangelizzazione e di unità per le comunità cristiane locali. Da lì la reliquia della Sacra Culla era stata poi portata nella chiesa di San Salvatore, nel cuore della Città Vecchia, dove era stata accolta dalla comunità francescana.
La reliquia troverà la sua collocazione definitiva nella chiesa di Santa Caterina, la parrocchia di rito latino di Betlemme che sorge proprio a fianco alla Basilica della Natività. Lì sarà esposta alla venerazione dei pellegrini che si attendono in occasione di questo Natale e di quelli futuri. «Questo frammento della Sacra Culla - aveva aggiunto ancora fra Patton rivolgendosi ai suoi confratelli - potrà diventare un richiamo per noi, per i nostri cristiani e per milioni di pellegrini a piegare le nostre ginocchia davanti al Figlio di Dio che si è umiliato e fatto piccolo per amore nostro». L'importanza di questo ritorno è tale che, anche per questo, nei giorni scorsi era stato già annunciato che durante il periodo dell’Avvento e del Natale a Betlemme la Basilica della Natività prolungherà di tre ore il suo orario d’apertura, restando accessibile dalle 5 del mattino fino alle 20, per permettere a un maggior numero di fedeli e pellegrini di accedere e venerare questo sacro frammento. Subito la reliquia ed il suo reliquiario sono state inserite all’interno del database del Terra Sancta Museum, garantendo la documentazione e la conservazione futura.
La Devozione Continua: Tra Roma e Betlemme
La storia della Sacra Culla è un esempio lampante di come la fede possa trasformare semplici oggetti in potenti simboli di devozione, in grado di connettere i credenti a eventi millenari. La presenza delle reliquie a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, ha per secoli reso la Città Eterna un punto di riferimento per la devozione natalizia, quasi una "Betlemme spirituale" per l'Occidente. Nello stesso tempo, il recente ritorno di un frammento nella Terra Santa riafferma il legame indissolubile con il luogo della Natività, rafforzando la fede e la speranza delle comunità cristiane che ancora oggi vivono in quei luoghi sacri. La devozione per la reliquia della Sacra Culla è attestata fin dal XIII secolo, e la sua profonda risonanza è visibile nella capacità di ispirare artisti e architetti, come testimonia il presepe di Arnolfo di Cambio e la stessa Confessio di Vespignani, che con la loro arte hanno cercato di catturare e trasmettere il mistero della nascita di Gesù.
Santa Maria Maggiore, Roma
La venerazione di questi frammenti lignei non è solo un atto di ricordo storico, ma un invito a contemplare il mistero dell'Incarnazione, a meditare sull'umiltà e la piccolezza del Dio fatto uomo. Come l'immagine di una madre che adagia il suo bambino in una mangiatoia dilata il cuore di ogni persona, così la Sacra Culla continua a parlare al cuore dei fedeli, ricordando loro l'amore infinito di Dio che ha scelto di farsi carne e abitare in mezzo a noi. La sua storia, i suoi viaggi, i suoi reliquiari, e la sua riscoperta continua in eventi come il recente ritorno a Betlemme, sono tutti fili di una trama complessa e affascinante che continua a tessere il legame tra la storia della salvezza e la vita spirituale dei cristiani di tutto il mondo.