Molte future mamme si interrogano sulla sicurezza e l'opportunità di vaccinarsi contro la pertosse in gravidanza, un interrogativo legittimo e sempre più diffuso. La pertosse è infatti di nuovo in circolazione e per i neonati è molto molto pericolosa. Questa pratica, pur essendo una cosa che viene fatta da poco in Italia, circa un anno, e venendo proposta poco, è invece di prassi già da qualche anno in altri paesi europei. La vaccinazione antipertosse in gravidanza rappresenta oggi una delle strategie di prevenzione più efficaci per proteggere il neonato nei primi mesi di vita, quando è ancora troppo piccolo per ricevere le prime vaccinazioni e resta quindi particolarmente esposto.

La Pertosse: Un Nemico Silenzioso e Pericoloso, Specialmente per i Neonati
La pertosse è una malattia altamente infettiva e grave che può portare a polmonite e danni cerebrali, soprattutto nei neonati e nei bambini più piccoli, sotto un anno di vita. Questa patologia è provocata dal batterio Bordetella pertussis, che colpisce le vie respiratorie. I violenti attacchi di tosse, caratteristici della pertosse, possono persistere per settimane e impedire al bambino di respirare bene, di dormire e di alimentarsi, compromettendo seriamente la sua salute e il suo sviluppo.
Nel lattante, la pertosse può provocare delle pause respiratorie o addirittura un arresto della respirazione, eventi che possono avere conseguenze drammatiche. Gli esiti mortali della pertosse riguardano soprattutto i lattanti in circa 1 caso su 100-200, numeri che evidenziano la gravità della minaccia. Senza le vaccinazioni, diverse decine di bambini morirebbero di pertosse ogni anno in Svizzera, e si è registrato un aumento significativo dei ricoveri per pertosse anche a causa della maggiore circolazione del batterio in molte aree. Questo rende la protezione dei neonati una priorità assoluta di sanità pubblica.
VACCINI - "Si possono proteggere i neonati dalla pertosse?"
Il Vaccino dTpa: Un Presidio Sicuro ed Efficace anche in Gravidanza
Per contrastare la pertosse, la scienza medica ha sviluppato vaccini specifici. Poiché non esiste un vaccino solo per la pertosse, il vaccino è combinato con l’antitetanico e l’antidifterico, una formulazione nota come dTpa. Questo vaccino è acellulare, il che significa che contiene solo alcune proteine (2-3) della superficie del batterio Bordetella pertussis, e ha molto pochi effetti collaterali. Il vaccino dTpa è quindi molto sicuro anche durante la gravidanza, rappresentando una scelta raccomandata per le future mamme.
Il vaccino contro la pertosse protegge circa 9 persone su 10 dalle forme gravi della malattia e circa 1 persona su 7 da tutte le altre forme, offrendo una copertura significativa contro le manifestazioni più pericolose della patologia. È fondamentale sottolineare che in Svizzera non è disponibile un vaccino che protegga unicamente dalla pertosse, il che rende il vaccino combinato dTpa la soluzione standard per l'immunizzazione degli adulti e delle donne in gravidanza. Per i lattanti, invece, sono stati sviluppati vaccini combinati contro difterite-tetano-pertosse-polio-meningite da Hib (con o senza epatite B), spesso somministrati come parte del vaccino esavalente che protegge anche da epatite B ed Haemophilus influenzae tipo b.
Il ciclo vaccinale pediatrico prevede più dosi a intervalli prestabiliti, seguite da richiami nel corso della vita, inclusi adolescenti e adulti, che dovrebbero sottoporsi ai richiami per ridurre la circolazione del batterio nella popolazione e prevenire contagi nei soggetti più fragili. Il vaccino pertosse è un presidio essenziale di sanità pubblica e rientra nei programmi di immunizzazione obbligatori e raccomandati in gran parte del mondo.

L'Importanza della Vaccinazione in Gravidanza: Un Trasferimento di Immunità Fondamentale
La raccomandazione di effettuare il vaccino contro la pertosse nel terzo trimestre di gravidanza ha un obiettivo preciso e cruciale: passare gli anticorpi al feto in modo che, quando nascerà, il bambino sarà protetto finché non farà i suoi vaccini. Questo processo, noto come “immunizzazione passiva”, conferisce al neonato una protezione immediata, coprendo l’intervallo di tempo più critico fino all’inizio del ciclo vaccinale pediatrico. In Italia si consiglia la vaccinazione dalla 28a alla 36a settimana di gestazione, e il momento ideale è compreso tra la 27ª e la 36ª settimana di gestazione, con una preferenza per il periodo tra la 28ª e la 32ª settimana, così da garantire la massima trasmissione degli anticorpi dalla madre al feto attraverso la placenta. Questo intervallo ottimizza la produzione di anticorpi e il loro trasferimento al feto, offrendo protezione anche in caso di parto prematuro, quando il neonato è più vulnerabile alle complicanze della malattia.
La vaccinazione in gravidanza non solo protegge i neonati nel periodo di maggiore vulnerabilità, ma si inserisce anche negli obiettivi più ampi di salute pubblica, contribuendo a ridurre la trasmissione della malattia. Ripetere il vaccino a ogni gravidanza non rappresenta alcun problema né per le mamme né per i bambini, anche se il richiamo è stato fatto di recente o se le gravidanze sono ravvicinate, è comunque consigliato ripetere la vaccinazione antipertosse. Se per qualche motivo non si riesce a ricevere la vaccinazione entro la 32sima settimana di gravidanza, si può comunque fare il vaccino fino al momento del parto, garantendo così la possibilità di offrire questa protezione fondamentale.
Molte testimonianze di mamme sul nostro forum confermano questa pratica. Una futura mamma ha condiviso: "Io l’ho fatto sia per il primo bimbo che adesso. È consigliato per passare gli anticorpi al piccolo, perché la pertosse presa da neonati è molto pericolosa." Un'altra ha aggiunto: "Io l’ho fatto perché fortemente consigliato dal Prof e dalla sua equipe. La pertosse è molto pericolosa se presa nei primi mesi di vita."

Evidenze Scientifiche e Contesto Internazionale: La Sicurezza Confermata
La sicurezza e l'efficacia della vaccinazione contro la pertosse durante la gravidanza sono state ampiamente confermate da studi rigorosi. Uno studio appena pubblicato su Clinical Microbiology and Infection ha fornito nuove e solide evidenze a favore di questa pratica. Il team di ricerca, grazie all’analisi di oltre 215.000 nascite avvenute in 4 anni, ha riconfermato che la vaccinazione materna riduce del 72% il rischio di pertosse nei neonati di età inferiore ai tre mesi. Questo studio danese, condotto su un'ampia coorte nazionale utilizzando registri sanitari completi, ha analizzato i dati delle nascite fra il 2019 e il 2023 di 215.974 nati vivi, di cui 108.350 (50,2%) sono stati esposti prenatalmente alla vaccinazione. Lo studio ha incluso gravidanze che hanno raggiunto almeno la 24ª settimana di gestazione e ha seguito i neonati fino ai tre mesi di vita. Per garantire l’affidabilità dei risultati, i ricercatori hanno confrontato 50.851 donne vaccinate in gravidanza con un numero equivalente di donne non vaccinate e l’analisi ha tenuto conto di vari fattori demografici, socioeconomici e medici, inclusa la somministrazione di vaccini contro l’influenza e la COVID-19.
I neonati di madri vaccinate hanno mostrato una riduzione del 72,1% dei casi di pertosse confermati in laboratorio rispetto ai neonati di madri non vaccinate: sono stati registrati 9 casi di pertosse tra i neonati del gruppo vaccinato (0,01%), rispetto ai 32 casi del gruppo non vaccinato (0,03%). Inoltre, lo studio ha evidenziato una riduzione del 66% dei contatti ospedalieri legati alla pertosse nei neonati le cui madri erano state vaccinate durante la gravidanza.
Il vaccino non è stato associato a esiti avversi né per le madri né per i neonati, dissipando i timori legati a possibili rischi o eventi avversi. Nello specifico, non è stato riscontrato alcun aumento del rischio di complicanze materne, come ipertensione, preeclampsia o morte intrauterina. Gli autori dello studio scrivono che “pochi studi hanno esaminato gli esiti sulla sicurezza dei neonati dopo la vaccinazione materna con vaccino trivalente tetano/difterite/pertosse. Questo studio si aggiunge alle evidenze di una riduzione del rischio di mortalità neonatale, di ricoveri in terapia intensiva neonatale e di infezioni neonatali”, confermando ulteriormente il profilo di sicurezza del vaccino. Questi risultati sottolineano il ruolo cruciale dell’immunizzazione materna nella protezione dei neonati, facendo emergere anche un ulteriore elemento, cioè il tempismo della vaccinazione. La maggior parte delle donne ha ricevuto il vaccino contro la pertosse intorno alla 32ª settimana di gestazione, un periodo che garantisce il trasferimento ottimale degli anticorpi protettivi al feto. Questo dato sottolinea l’importanza di rispettare i calendari vaccinali raccomandati per massimizzare i benefici sia per la madre che per il bambino. Studi condotti su centinaia di migliaia di donne in tutto il mondo hanno confermato che non aumenta il rischio di complicanze né per la madre né per il bambino.
La Situazione in Italia: Sfide e Opportunità per una Maggiore Adesione
Nonostante le solide evidenze scientifiche e le raccomandazioni internazionali, la pertosse rappresenta ancora oggi una sfida per la salute pubblica in Italia, soprattutto per i neonati, troppo piccoli per ricevere le prime vaccinazioni. La copertura vaccinale tra le donne in gravidanza nella Penisola è bassa. A questo si aggiunge che “In Italia mancano dati epidemiologici precisi sulla pertosse, a causa di una non ottimale sorveglianza e notifica da parte degli operatori sanitari, e per i frequenti casi in donne o non diagnosticati, oppure rilevati ma non notificati”, si legge da un documento congiunto redatto dal gruppo di lavoro SIGO, SIMP, AOGOI, AGUI, SITI, SIN, FNOPO, Rete Interaziendale Milano Materna Infantile (RIMMI), Vivere Onlus e Cittadinanzattiva.
Queste carenze informative rendono più difficile monitorare l'andamento della malattia e intervenire efficacemente. Sommato al fatto che è stata registrata una maggiore diffusione del patogeno e della malattia anche fra i giovani adulti e gli adulti, nonché la recrudescenza dei casi di pertosse in Europa, lo studio danese rappresenta un forte endorsement che potrebbe incentivare una maggiore adesione alla vaccinazione materna in Italia, con potenziali benefici in termini di vite salvate e riduzione del carico sanitario. La conferma della sicurezza del vaccino dovrebbe incoraggiare i medici a promuovere con maggiore convinzione l’immunizzazione materna. Affrontando le esitazioni vaccinali e informando le pazienti sui benefici, i medici possono svolgere un ruolo cruciale nel migliorare i tassi di vaccinazione e nel proteggere la salute dei neonati.

Effetti Collaterali e Gestione delle Preoccupazioni: Trasparenza e Fiducia
Parlare di vaccino pertosse effetti collaterali è fondamentale per fornire ai pazienti un’informazione chiara, basata su evidenze scientifiche, e contrastare dubbi o timori che potrebbero ridurre l’adesione vaccinale. Molte future mamme, come testimoniano i messaggi nel nostro forum, esprimono preoccupazioni: "Sono in pensiero che crei qualcosa al bimbo…", oppure "ho paura… ho le paranoie possa far male alla piccola… ho il terrore". Questi sono interrogativi legittimi che meritano risposte basate sulla scienza e sull'esperienza.
Le reazioni più comuni, che si manifestano nel 5-15% dei casi, sono una reazione locale (arrossamento, gonfiore, dolore nel punto d’iniezione) o una reazione generalizzata (per esempio febbre, generalmente inferiore ai 39°C). Queste reazioni appaiono in genere 24 a 48 ore dopo la vaccinazione e scompaiono molto rapidamente. Nello specifico, le più comuni sono dolore, arrossamento o gonfiore nella sede dell’iniezione, modesto rialzo febbrile, senso di stanchezza o malessere generale. In genere, gli effetti collaterali, quando presenti, sono lievi e transitori, limitati a reazioni locali nella sede di iniezione o a un modesto rialzo febbrile. Alcune mamme hanno confermato questa esperienza: "Fallo tranquillamente nessun effetto collaterale, solo un po di fastidio/dolore al braccio per 2/ 3 gg." Un'altra ha raccontato: "Quello dove ho fatto per la pertosse ne ho sentito un po di dolore però i giorni dopo."
Nei bambini piccoli può verificarsi irritabilità o pianto prolungato, che in genere si risolve spontaneamente nel giro di poche ore. In situazioni molto rare, può avvenire una reazione allergica a certi componenti del vaccino, che in genere si manifesta con un rossore generalizzato della pelle e/o prurito. Le reazioni allergiche gravi (anafilassi) sono eventi eccezionali, stimati in meno di un caso su un milione di dosi somministrate. Talvolta sono segnalati altri problemi dopo una vaccinazione, ma sono estremamente rari (da 1 caso 100'000 o 1 su 1'000'000).
È importante sottolineare che i benefici del vaccino pertosse superano di gran lunga i rischi: prevenire una malattia potenzialmente letale, soprattutto nei neonati, giustifica ampiamente la gestione di effetti collaterali lievi e transitori. La decisione di vaccinarsi si basa su un'attenta valutazione dei rischi e dei benefici. Come ha spiegato una mamma: "Poi i rischi come qualsiasi vaccino ci sono, purtroppo quando vacciniamo i nostri figli andiamo in contro a tanti rischi di vari effetti collaterali che possono esserci è sempre un po un incognita a mio parere. Io metto tutto su una bilancia con le informazioni che mi è dato sapere e valuto quale secondo me è l’alternativa migliore x il mio bambino e quale porta meno rischi."
Molte future mamme trovano rassicurazione pensando all'evoluzione della medicina: "Mia sorella 40 anni fa da piccola stava per morire per la pertosse. Una volta purtroppo non c’erano tanti vaccini e infatti le morti infantili erano molto più frequenti." È vero che "non si possono fare tutti i vaccini in gravidanza, per esempio quello per la rosolia o lo fai mesi prima di rimanere incinta o non lo puoi fare durante la gravidanza. Come anche i farmaci, prima alle donne incinte si davano tante cose che facevano male ora fortunatamente la scienza ha fatto passi avanti e si è capito come molti farmaci fanno male al feto e quindi in gravidanza non si prendono più." Questo dimostra l'accuratezza con cui i vaccini raccomandati in gravidanza sono stati studiati e ritenuti sicuri. Informare adeguatamente le gestanti, rassicurandole sulla sicurezza e spiegando i benefici per il bambino, è fondamentale per aumentare l’adesione a questa pratica preventiva e creare fiducia, migliorando la compliance vaccinale.
Oltre la Gravidanza: La Vaccinazione come Strumento di Salute Pubblica
La strategia di vaccinazione contro la pertosse non si esaurisce con l'immunizzazione materna. Essa si inserisce in un quadro più ampio di salute pubblica che mira a proteggere la comunità nel suo complesso. Il vaccino contro la pertosse è un presidio essenziale di sanità pubblica e rientra nei programmi di immunizzazione obbligatori e raccomandati in gran parte del mondo. Il vaccino esiste in diverse formulazioni: nei bambini viene somministrato come parte del vaccino esavalente (che protegge anche da difterite, tetano, poliomielite, epatite B ed Haemophilus influenzae tipo b), mentre negli adulti e nelle donne in gravidanza viene utilizzato il vaccino dTpa, che associa difterite, tetano e pertosse.
Il ciclo vaccinale pediatrico prevede più dosi a intervalli prestabiliti, seguite da richiami nel corso della vita. Anche adolescenti e adulti, quindi, dovrebbero sottoporsi ai richiami per ridurre la circolazione del batterio nella popolazione e prevenire contagi nei soggetti più fragili. In età adulta è consigliato un richiamo ogni 10 anni. Questa continuità nella vaccinazione è cruciale per mantenere un elevato livello di immunità nella popolazione, il che non solo protegge gli individui vaccinati, ma crea anche una "immunità di gregge" che salvaguarda indirettamente coloro che non possono essere vaccinati, come i neonati troppo piccoli.
I dati epidemiologici dimostrano chiaramente che, grazie alla vaccinazione, l’incidenza della pertosse è drasticamente calata negli ultimi decenni. Tuttavia, nei Paesi dove la copertura vaccinale si è abbassata, si sono verificati nuovi focolai, confermando l’importanza di mantenere alta l’adesione. Per questo motivo, il vaccino contro la pertosse è considerato uno strumento chiave non solo per la salute individuale, ma anche per la protezione collettiva. La diffusione del patogeno e della malattia anche fra i giovani adulti e gli adulti, così come la recrudescenza dei casi di pertosse in Europa, ribadiscono l'urgenza di rafforzare le strategie vaccinali a tutti i livelli. Questo garantisce un livello molto elevato di controllo e trasparenza nell'implementazione dei programmi vaccinali.
