La protezione della vita fin dai suoi primi istanti rappresenta una delle sfide più nobili della medicina moderna e della solidarietà sociale. In un panorama in cui il progresso tecnologico corre parallelo alla riscoperta di valori antichi di accoglienza, strumenti come la culla termica - intesa sia come presidio ospedaliero di alta tecnologia per la terapia intensiva, sia come presidio di protezione sociale noto come "Culla per la vita" - svolgono un ruolo fondamentale. La narrazione di Pistoia, con la storica transizione dall’antico Spedale del Ceppo al moderno San Jacopo, offre lo scenario ideale per comprendere come l'assistenza neonatale si sia trasformata in un sistema capillare di sicurezza, trasporti protetti e accoglienza incondizionata.

Dallo Spedale del Ceppo al moderno scenario del San Jacopo: una transizione tecnologica
Passano già dieci anni da quella notte del 20 luglio 2013, quando scattò l’ora "X" e il primo a partire con l’ambulanza fu un neonato nella culla termica, per un’impresa imponente e complicata: trasferire un intero ospedale in un altro, con tutto quello che c’è dentro, a partire dai ricoverati. Andò tutto bene, grazie alla capillare organizzazione preparatoria e poi all’enorme impegno e alla collaborazione del personale medico e infermieristico, e di tutti i volontari di Anpas, Croce Rossa, Misericordie. Un’impresa che oggi, a un decennio di distanza, è possibile ripercorrere nei racconti di alcuni protagonisti e alle oltre 140 fotografie che la documentano, nel volume "Un ospedale in cammino. Dal Ceppo al San Jacopo".
L'evento è stato presentato nella sala dei ferri chirurgici dell’antico e suggestivo Museo dello Spedale del Ceppo in piazza Giovanni XXIII a Pistoia. Non è un caso che l’evento sia stato organizzato proprio al Ceppo, storico Spedale fondato nel 1277 nel cuore della città, che ha visto nascere, soffrire, guarire, morire, centinaia di migliaia di persone: l’obiettivo del volume è conservare la memoria dell’ultima sua fase come sede di reparti ospedalieri, e la sua chiusura, quando, per dirla con le parole di Nannini: "In un campo è nato un ospedale che ha sostituito un altro che era nel cuore della città".
Le immagini del libro fanno parte del corposo archivio dell’associazione 9Cento, nell’intento di un gruppo di lavoro di conservare e testimoniare anche con un racconto emozionale la realtà di quei giorni e la fase finale di un percorso. La culla termica, utilizzata in quella notte di luglio, non è stata solo uno strumento tecnico, ma il simbolo di un passaggio epocale che ha ridefinito la gestione clinica del neonato in una città che si modernizzava.
Il Trasporto Protetto Neonatale (TPN): un’eccellenza in movimento
Il Trasporto Protetto Neonatale (TPN), o semplicemente “Neonatale” o “Neo”, è un servizio all’avanguardia offerto dalla Regione Toscana che vede il suo punto di riferimento nell’Ospedale Pediatrico “Anna Meyer”, uno tra i più illustri a livello europeo. La struttura è dotata di un moderno reparto di Rianimazione e di Terapia Intensiva Neonatale, in grado di accogliere e fornire le prime, fondamentali, cure ai neonati gravemente pretermine (età gestazionale inferiore alle 32 settimane o peso alla nascita inferiore o uguale a 1500 grammi) o ai piccoli nati con patologie tali da richiedere un monitoraggio costante e un ambiente adatto per poter superare senza ulteriori complicazioni i primi giorni di vita.
STEN Trasporto Neonatale di Emergenza dell'Istituto Giannina Gaslini UNA STORIA LUNGA 20 ANNI
Le condizioni dei bimbi sono tali da necessitare di essere trasportati con particolare cura dai reparti degli ospedali in cui sono nati verso l’Ospedale Meyer su ambulanze dotate di una particolare attrezzatura, assistiti da personale medico e infermieristico dedicato. Il servizio assicura inoltre il trasferimento assistito dei neonati degenti presso la Terapia Intensiva Neonatale del Meyer verso altri Istituti di Cura per particolari esigenze diagnostiche o terapeutiche (trasporti interterziari, dei quali possiamo citare il reparto di cardiochirurgia pediatrica dell’Ospedale di Massa). Inoltre, viene favorito il riavvicinamento del neonato alla famiglia, una volta terminate le cure intensive, attraverso il ritrasferimento del neonato al punto nascita (back-transports).
A tal fine il Meyer dispone di speciali incubatrici da trasporto dotate delle moderne attrezzature per il monitoraggio, la respirazione assistita e la somministrazione di terapie d’urgenza al neonato. La Misericordia di Campi Bisenzio, per citare un esempio di rete operativa, assicura per tale servizio l’impiego di un’ambulanza dedicata, appositamente progettata e costantemente revisionata, dotata della più sofisticata strumentazione per garantire il corretto svolgimento del servizio, con equipaggi formati per poter manovrare correttamente e in sicurezza la culla termica, del peso di circa 100 kg.
Le Culle per la Vita: protezione sociale e anonimato
Oltre all'impiego clinico intensivo, il termine "culla termica" si intreccia spesso con il progetto "Culla per la vita". A Pisa, ad esempio, le volontarie del Centro di Aiuto alla Vita hanno sottolineato come, sebbene anticamente esistessero gli "ospizi dei trovatelli" o i "tamburi rotanti", oggi le esigenze di protezione e riservatezza richiedano strumenti aggiornati. Sono 54 le culle per la vita presenti in Italia, da Aosta a Palermo, che offrono una risposta concreta alle criticità sociali legate all'abbandono neonatale.
Il funzionamento di queste strutture, come quella del Progetto “Ninna ho” a Careggi (Firenze), riflette un equilibrio tra tecnologia e umanità:
- Sicurezza: La struttura è collocata in una zona protetta e riservata, dotata di telecamere e sensori che rilevano la presenza del bambino in tempo reale.
- Tecnologia: Una tapparella automatica termoisolata si chiude proteggendo il piccolo, mentre un allarme acustico avvisa il personale medico che interviene immediatamente con un'incubatrice da trasporto.
- Anonimato: Queste culle permettono di esercitare il diritto di partorire in anonimato, garantito dalla legge italiana, evitando il riconoscimento della maternità e assicurando al contempo assistenza medica immediata.
La capillare diffusione di questi punti di accoglienza, che vedono collaborare realtà come il Movimento per la Vita, le Arcidiocesi, i comuni e le associazioni locali, trasforma il territorio in un presidio diffuso di tutela del diritto alla vita.
Innovazione tecnologica nei reparti di pediatria
Non sono solo le culle per il trasporto o per l'abbandono a definire la qualità della cura neonatale. L'innovazione tecnologica investe direttamente le strutture ospedaliere ordinarie, come dimostrato a Empoli presso l’ospedale San Giuseppe. Qui, la collaborazione tra fondazioni private e presidi ospedalieri - come le donazioni di ecografi, ventilatori e culle termiche di ultima generazione - permette di elevare costantemente gli standard assistenziali.

Una culla termica di ultima generazione offre al neonato che ha difficoltà ad adattarsi all’esterno e necessita di essere riscaldato, un ambiente adeguato in isolamento e sicurezza. La Patologia Neonatale, collocata all’interno del reparto di Pediatria, dispone di apparecchiature per l’assistenza respiratoria del neonato pretermine e a termine, garantendo assistenza a tutti i nati con peso superiore a 1500 grammi ed età gestazionale superiore alle 32 settimane. Queste dotazioni non sono semplici ausili tecnici, ma veri e propri presidi di sopravvivenza che permettono di stabilizzare il piccolo prima di eventuali trasferimenti verso centri di alta specializzazione o, nel caso di neonati sani, di garantire un accoglimento ottimale nei primi giorni di vita.
L’integrazione tra le diverse realtà - il Meyer per l'alta specializzazione, gli ospedali periferici per l'assistenza di primo livello e le associazioni per la tutela sociale - crea un sistema in cui la tecnologia (la culla termica, il ventilatore, il sistema di monitoraggio) è sempre al servizio della persona, garantendo che ogni bambino possa contare su una protezione costante, sia essa legata a fragilità cliniche o a vulnerabilità sociali. La memoria storica della chiusura del Ceppo e il successo del trasferimento dei piccoli pazienti al San Jacopo restano, a distanza di un decennio, la testimonianza più vivida di come una comunità possa evolvere mantenendo al centro, sempre, il valore della cura.