La parola "culla" evoca immediatamente immagini di inizio, protezione e cura, un luogo da cui prende avvio lo sviluppo. Questa metafora, apparentemente semplice, si estende con sorprendente ricchezza attraverso campi diversissimi come la storia della stampa, la pedagogia, la didattica della lettura e la spiritualità. Esplorare il concetto di "culla" in relazione al "disegno" e al "testo" significa intraprendere un viaggio attraverso le fondamenta della conoscenza, dell'arte e della formazione umana, rivelando come elementi visivi e contenuti scritti si siano intrecciati per plasmare la nostra comprensione del mondo.

La Culla della Parola Stampata: Incunaboli e il Lessico dell'Edizione
Il concetto di "culla" assume un significato storico e tecnico ben preciso nel mondo del libro antico, riferendosi agli Incunaboli: i testi stampati fra il 1450 circa, con l'invenzione della Bibbia di Gutenberg, e il 1500. Questo periodo rappresenta i primi passi dell'arte tipografica, la sua vera e propria nascita, il momento in cui la stampa muoveva i suoi primi passi, "nella culla" (dal latino in cuna). Gli incunaboli, e in generale il libro a stampa, sono il frutto di una complessa interazione tra "testo" e "disegno", tra il contenuto intellettuale e la sua veste estetica e materiale.
Per comprendere appieno la genesi e la struttura di un libro in questa "culla" della stampa, è fondamentale familiarizzare con una terminologia specifica che ne descrive ogni componente e fase produttiva. La carta stessa è uno degli elementi che costituisce un fascicolo in un codice o libro a stampa, ricavato soprattutto in quest'ultimo, dalla piegatura di un foglio più grande. Essa è costituita da un recto - il lato superiore - e un verso, quello inferiore. Vi si possono distinguere, compatibilmente al numero di piegature, filoni e vergelle, e la filigrana. La filigrana è un disegno ottenuto grazie alla presenza di un filo metallico inserito nel telaio usato per la realizzazione dei fogli di carta, su cui la pasta si deposita in uno strato più sottile: a foglio asciutto è possibile vederne così in controluce la trama che può essere utile per identificare produttori e tipologie di carta prodotte. I filoni sono l'insieme dei fili metallici paralleli al lato corto del telaio su cui si stende la pasta che andrà a costituire il foglio di carta, mentre le vergelle sono l'insieme dei fili metallici paralleli al lato lungo del telaio, incrociandosi con i filoni.
Il foglio, pezzo di carta di formato, spessore, dimensioni, materia e colore variabili per usi diversi, veniva piegato per ottenere i fascicoli, il prodotto della piegatura del foglio già stampato su entrambi i lati, che unito agli altri in base alle segnature andrà a formare il libro. Le segnature sono lettere e/o numerali o segni stampati a piè di pagina sulla prima e di solito su alcune carte successive di ciascun fascicolo della pubblicazione per consentire di stampare, piegare il foglio e riunire i fascicoli correttamente. L'insieme di tutte le segnature puntualmente indicato nella descrizione bibliografica prende il nome di formula collazionale che permette di capire come il libro fu prodotto e assemblato.

La composizione tipografica è l'insieme delle operazioni che portano alla realizzazione della forma tipografica, la matrice che inchiostrata e pressata sul foglio grazie ad un torchio, darà vita al foglio stampato. Le forme venivano disfatte una volta tirato il numero di copie ritenuto utile, per la limitata disponibilità di caratteri tipografici; quindi terminata un'impressione, se c'era bisogno di altre copie bisognava rifare le forme e procedere a una seconda impressione che dava vita a emissioni successive considerate come nuove edizioni, che necessitano di descrizioni diverse. Convenzionalmente si considera nuova emissione quella prodotta dalla ricomposizione di più della metà delle forme.
Il libro, una volta stampato, veniva assemblato e protetto attraverso la legatura, l'arte e la tecnica di riunire insieme i diversi fascicoli di un'opera per costituire il volume e dargli una veste più elegante e duratura. Questo viene realizzato grazie a due piatti e a un dorso, rivestiti con delle coperte, tenuti insieme da delle cerniere, e collegati ai fascicoli, dai fogli di guardia e dalle controguardie, chiusi talora con delle bindelle e protetti da borchie. Le carte di guardia sono uno o più fogli solidali alle controguardie e posti fra le coperte della legatura e il libro stampato, per proteggerlo e garantirne una migliore conservazione. Talora sono decorati e colorati. La controguardia, detta anche sguardia, risguardia, risguardo, è quella pagina, solidale alla carta di guardia, ma incollata all’interno del piatto (anteriore e posteriore) della legatura del libro. Spesso reca note di possesso manoscritte, prove di penna, appunti, antiche collocazioni. I fascicoli vengono a loro volta uniti e rinforzati con nervature attorno a cui passano i fili della cucitura e vengono protetti alla testa e alla base da un capitello rivestito di una cuffia. Il labbro è la sottile superficie dello spessore dei piatti; può essere ripiegata, dipinta, dorata, goffrata come la legatura. I materiali delle legature possono essere diversi e storicamente si passa dalle assi di legno alla pergamena al cartone. I rivestimenti possono essere in pelle, carta decorata, stoffa. Sul dorso un tassello impresso in oro reca in genere il nome dell'Autore dell'opera e/o il titolo. Un tipo di legatura parziale è la mezzapelle/mezzapergamena, che ha solo il dorso ricoperto in pelle (o pergamena, tela, ecc.).
Il "disegno" nel libro antico non era solo ornamentale, ma spesso funzionale. La pagina figurata che precede il frontespizio e in genere contiene un'illustrazione e/o un altro titolo è chiamata antipora. Il capolettera è la lettera iniziale di un capitolo e di un paragrafo particolarmente decorata con elementi floreali, vegetali, animali o scenette e paesaggi, xilografata prima e poi incisa e derivata dalla pratica in uso nei codici manoscritti, dove l'"iniziale" era di solito più grande e miniata. Una cornice è un fregio decorativo, aperto o intero che inquadra del testo, spesso presente nei frontespizi e variamente decorato con immagini simboliche, stemmi, personaggi del mito. Il finalino è un fregio o una figura (talvolta una vera e propria illustrazione) che orna la fine di un capitolo o dell'opera, spesso è lo stesso fregio usato per le testatine, fregi decorativi che si trovano all'inizio di un testo o di una parte di questo (ad esempio all'inizio dei vari capitoli, o anche dei paragrafi ecc.). Una vignetta è un fregio con elementi floreali, inciso, utilizzato al principio od al fine dei libri, dei capitoli o delle pagine come elemento decorativo. Le tavole sono pagine semplici interamente illustrate, nel testo quando la loro numerazione segue quella del testo e fuori testo quando hanno una numerazione autonoma rispetto al testo, oppure non ce l'hanno del tutto. Un fregio è un ornamento, sia riferito alla legatura, sia riferito all'apparato illustrativo del testo (xilografico o inciso).
Le tecniche di realizzazione delle immagini erano diverse. La xilografia è una tecnica di realizzazione delle immagini attraverso matrici realizzate su legno, mentre la calcografia è una tecnica di realizzazione delle immagini attraverso matrici incise su lastra metallica. L'incisione raggruppa tecniche di realizzazione delle illustrazioni destinate anche ai libri a stampa, realizzate su lastra metallica, e si distinguono in base alle metodologie e materiali usati, come l'acquaforte, l'acquatinta, il bulino e la puntasecca.
Il frontespizio, pagina normalmente posta all'inizio del testo, presenta le informazioni più complete sulla pubblicazione e sulle opere in essa contenute e di solito reca il titolo più completo, una indicazione di responsabilità (Autore), nonché per intero o in parte l'indicazione di pubblicazione (note tipografiche). Può essere inciso, se realizzato attraverso un'unica tavola incisa e decorata (stemmi, figura mitologiche, architetture) che riporta le informazioni essenziali. Le note tipografiche sono l'insieme di quegli elementi che forniscono informazioni sul luogo e la data di stampa di un testo e sul suo editore e/o stampatore; talora anche su chi ne ha sostenuto le spese oltre ad altre informazioni accessorie. In origine, su esempio dei codici, si trovano al termine del libro, nel colophon, o sottoscrizione, ossia la pagina o parte di pagina posta alla fine della pubblicazione che fornisce informazioni sulla pubblicazione e la stampa, oltre più raramente ad altre informazioni bibliografiche. Successivamente, con lo svilupparsi del frontespizio, ne diventano una parte essenziale, posti in genere sul margine inferiore della pagina, mentre in bella mostra compare il "logo" del tipografo, la marca tipografica, il segno commerciale dell'editore o del tipografo; si trova generalmente sul frontespizio e/o alla fine del libro. L'occhietto è il recto della carta che precede generalmente il frontespizio o può sostituirlo, contenente il titolo, anche abbreviato, della pubblicazione. Il titolo corrente è il titolo, spesso abbreviato, della pubblicazione o di una sua parte, stampato in testa alle pagine.
Un elemento visivo spesso presente è lo stemma, o arma, insegne riportate sulla legatura e/o sui frontespizi dei volumi, e stanno a significare l'appartenenza dei volumi a casati nobiliari o ordini ecclesiastici o la dedica e il patronato attribuito a personaggi potenti e di spicco. La dedicatoria è infatti la dedica di un libro a una persona, generalmente di alto rango sia laica che religiosa, con l'intento di porre l'opera sotto la sua protezione e soprattutto sotto la sua tutela economica. Si trova di solito, all'inizio di un'opera. Talvolta si trovava anche la manicula, dal latino: piccola mano con le dita chiuse a pugno e l'indice levato a indicare un passo particolarmente importante, sia stampate che manoscritte.
L'impaginazione è l'attività di ordinare i vari elementi di uno stampato formando le pagine, svolta dal tipografo. Il testo può essere disposto a pagina intera, in colonne oppure come nelle opere giuridiche (Glossa) in combinazioni diverse per formato e posizione. La cartulazione è l'operazione di numerare progressivamente (con una cifra romana, araba etc. posta nell'angolo superiore o inferiore o nel margine superiore o inferiore) del solo recto, tutte le carte di un libro a stampa o un manoscritto. Il numero delle carte è la metà del numero delle pagine. La paginazione è l'operazione di numerare progressivamente (con una cifra romana, araba etc. posto nell'angolo superiore o inferiore o nel margine superiore o inferiore) del recto e del verso, tutte le carte di un libro a stampa o un manoscritto. Il numero delle pagine è il doppio del numero delle carte. Il recto è la parte superiore di una carta; corrisponde in genere alle pagine dispari. Il verso è la parte inferiore di una carta, corrisponde in genere alle pagine pari. I richiami sono le prime lettere iniziali della riga alla pagina seguente, riportate sotto l'ultima riga finale di ogni pagina.
Le edizioni sono pubblicazioni a stampa di un'opera nuova, che riproducono il manoscritto o un testo comunque approvato dall'autore (editio princeps). Tutte le copie, gli esemplari, che derivano dalla stessa composizione tipografica appartengono alla stessa edizione. Si possono poi distinguere diverse tipologie:
- Anonima: priva del nome dichiarato dell'autore.
- Critica: edizione che, attraverso un lavoro di ricostruzione documentato dall'apparato critico, intende presentare il testo di un'opera nella forma più simile a quella originaria pensata e scritta dall'autore.
- Di lusso: per formato (grande), materiali (grana, peso e colore della carta), illustrazioni, e particolarmente curata in tutto il suo apparato tipografico (limitato numero di refusi, caratteri particolarmente raffinati).
- Limitata: in un ristretto numero di esemplari (anche numerati).
- Mutila: priva di parte del testo (per motivi diversi).
- Numerata: edizione limitata le cui copie sono numerate progressivamente.
- Pirata: testo stampato, pubblicato e diffuso clandestinamente, violando i privilegi di stampa, spesso sfruttando altre edizioni già uscite, talora con l'indicazione di false note tipografiche per evitare la censura.
- Postuma: edizione pubblicata dopo la scomparsa dell'autore.
- Purgata: quella su cui la censura - civile o religiosa - ha cancellato alcune parti del testo.
- Rinfrescata: edizione spesso rimasta invenduta, cui viene cambiato di solito il frontespizio, e talora modificata una piccola parte del testo, o per volontà dell'autore o più facilmente per intervento dell'editore, per essere poi rimessa in circolazione.
- Senza note tipografiche: priva dell'indicazione del luogo di stampa, del nome di stampatore o editore e di una data; spesso una versione di prova, stampata per verificarne la correttezza, o talora un'edizione pirata.I cinquecentine sono i testi stampati nel periodo compreso fra il 1501 e il 1600.
L'impressione è l'insieme delle copie di una edizione stampate in una sola volta (nell'epoca della stampa manuale spesso edizione e impressione coincidono). L'emissione è l'insieme degli esemplari di un'edizione (o impressione) messi in vendita in una sola volta. Se restavano per lungo tempo invenduti, potevano anche ricevere un nuovo frontespizio con nuove note tipografiche ed essere rimessi in circolo come "nuova" edizione (emissioni successive; edizioni rinfrescate). Sono considerate emissioni diverse anche le emissioni simultanee, cioè che escono nello stesso anno con frontespizi differenziati, spesso perché condivise per la vendita fra due o più editori o librai che partecipano alle spese e sottoscrivono ciascuno una parte delle copie, apponendo il proprio nome accompagnato o no dalla marca che li distingue.
Un esemplare è il testo di un autore, stampato su carta e rilegato. Può essere:
- Interfoliato: esemplare dove tra due fogli stampati sono state inserite due carte bianche.
- Intonso: esemplare ancora non rifilato al margine dei fogli, dunque mai letto.
- Marginoso: esemplare che ha larghi margini bianchi intorno al testo stampato ancora da rifilare, spesso con le "barbe" di carta ancora visibili.
- Membranaceo: esemplare scritto o stampato su pergamena.
- Mutilo: privo di parte del testo originale (spesso per cattiva conservazione).
- Rifilato: quando a seguito di una nuova legatura, i margini vengono parificati e rinnovati tagliandoli, talora con perdita di postille e altre note manoscritte o di possesso.
Il formato per i libri antichi è basato sul numero di volte in cui il foglio stampato veniva piegato per ottenere i fascicoli che compongono il libro: in folio (nessuna piegatura o una sola, oltre 38 cm), in 4° (due piegature, tra i 28 e i 38 cm), in 8° (tre piegature, tra i 20 e i 28 cm), in 16° (quattro piegature, tra i 15 e i 20 cm), in 24° (piegature parallele, tra i 10 e i 15 cm), e così via (in 32°, in 64°, in 128°).
Infine, lo stato è una variazione casuale all’interno di una pubblicazione che la distingue da altre copie nell'ambito della stessa impressione o emissione ma che non ha, nell’intenzione dell’editore, lo scopo di identificare le copie come un’unità discreta ed è causato dall'aggiunta di una dedica, di un fascicolo, di un colophon, da una variazione di data senza ricomposizione del frontespizio, da correzioni di errori rimasti dopo la correzione delle bozze, da errori di imposizione. Una variante è una o più copie che presentano variazioni bibliograficamente rilevanti rispetto ad altre copie della stessa edizione sia volute che involontarie. Il termine può riferirsi a impressione, emissione o stato. L'Imprimatur, dal latino, col significato italiano "Si Stampi", è la formula della licenza di stampare un libro sottoposto all'autorità del censore religioso. L'impronta è un sistema di identificazione nato a livello internazionale che consiste in una stringa alfanumerica formata da 16 caratteri (4 gruppi di 4 caratteri) formata dal prelievo di lettere e segni grafici da alcuni punti codificati del libro.
Legatoria - La legatura in pergamena
La Culla dello Sviluppo Umano: La Pedagogia Waldorf e l'Educazione Olistica
La "culla" non è solo un riferimento storico all'origine della stampa, ma si manifesta potentemente anche come metafora di un ambiente educativo che accoglie e nutre la crescita integrale dell'individuo. La pedagogia steineriana, o Waldorf, ne è un esempio lampante, ponendo al centro l'idea che l'uomo sia collegato in vari modi col mondo, tramite le sue attività fisiche, spirituali e intellettuali. Rudolf Steiner ha sottolineato questo triplice rapporto, rappresentando nel contempo l'interdipendenza tra le tre attività. Un sano sviluppo di corpo e anima è il presupposto indispensabile perché l’individualità intellettuale possa servirsi degli strumenti a disposizione, cioè divenga attiva. Testa, cuore e mano hanno pari dignità e importanza nello sviluppo di un bambino. Per questo nella pedagogia Waldorf viene favorito in egual modo lo sviluppo delle capacità cognitive, morali e pratico-artigianali. Il suo essere invisibile che abbraccia la parte intellettiva e quella spirituale, va tenuto in considerazione alla stessa stregua del suo sviluppo fisico.
La scuola di via Clericetti, a Milano, è stata la prima struttura in Italia a comprendere il ciclo completo dell’insegnamento secondo il metodo steineriano, dalla scuola dell’infanzia fino alle superiori. Essa accoglie le classi dalla I alla XIII, corrispondenti alla scuola primaria, alla media inferiore e a due sezioni di superiore: il Liceo Scientifico Sperimentale e l’Istituto d’Arte. Oltre alle aule ospita una mensa, una molteplicità di laboratori e un ampio teatro, cuore della vita della scuola, utilizzato anche per convegni e conferenze. La presenza del teatro e di un così alto numero di laboratori è motivata dal fatto che la pedagogia steineriana riconosce pari dignità alle materie intellettuali, artistiche e manuali, legate tra loro all’interno di una visione unitaria.
Nei primi sette anni di vita del bambino, che corrispondono all’età in cui viene educata la volontà e l’organismo sensorio, l'ambiente è cruciale. L’asilo Waldorf è uno spazio costruito in modo artistico, in cui c’è il minor numero possibile di cose finite e il maggior numero possibile di cose ‘create’ dagli educatori, dai genitori e dai bambini stessi. La sistemazione della classe comprende uno spazio per il gioco simbolico - allestito con cavalletti - e angoli dove sono offerti materiali per la manipolazione e per i travestimenti. Particolare è la scelta di arredi e giocattoli: semplici, di buona qualità, e spesso creati artigianalmente con sostanze di origine naturale. Un’altra scelta fondamentale è quella di impiegare sempre materiali naturali, che con le loro forme imprecise, gli odori, le sfumature di colore, offrono l’occasione di affinare la sensibilità. I sensi del bambino sono aperti a tutto ciò che agisce su di lui dall’esterno, dall’ambiente, dal mondo degli adulti. Per questo motivo i materiali più adatti allo sviluppo dei sensi sono quelli non finiti. L’essenziale è non dare ai bambini troppe cose, e soprattutto non sempre e solo oggetti ‘finiti’.

Nel secondo settennio il bambino ricerca il rapporto con il mondo e con chi lo abita; acquista quindi importanza l’educazione dei sentimenti attraverso l’esperienza del bello. Poiché il bambino a questa età trasforma ciò che vive e incontra in immagini interiori, la dimensione artistica è presente in primo luogo come necessità pedagogica di dialogare con questo bisogno, oltre che come risposta nei confronti dell’istintivo desiderio di bellezza del bambino. L’aspetto estetico ha una profonda influenza sulla personalità e dovrebbe quindi diventare parte della vita scolastica. Tutte le aule sono contraddistinte da pitture e decorazioni diverse, eseguite periodicamente dai ragazzi. L'educazione privilegia sempre l’esperienza, come momento di sintesi e di elaborazione delle molteplici dimensioni vitali. L’attività manuale ha influssi profondi su molti livelli vitali: è anche educazione della volontà e educazione al bello. Queste attività non hanno l’intento di creare piccoli artisti o artigiani, ma di contribuire allo sviluppo armonico della personalità.
A partire dalla prima classe compaiono gli strumenti per la scrittura e per lo sviluppo del pensiero logico. A questa età l’educazione del pensiero, che dovrà condurre ad un sano pensare in età più adulta, viene impostata attraverso l’insegnamento per immagini: ciò che ha natura di immagine, infatti, è suscettibile di modifica e può crescere insieme al bambino. Questo porta ad evitare tutte le definizioni, gli assiomi ed in generale le teorizzazioni tendenzialmente rigide e chiuse. Nelle prime classi per scrivere e disegnare vengono usati pastelli e quadrotti composti di una speciale cera che non macchia le mani e consente sia la scrittura sia il disegno. Il passaggio all’inchiostro nero è graduato da strumenti diversi: dapprima la penna d’oca - con relativo pennino e calamaio - poi la stilografica, per continuare la cura e l’attenzione verso il gesto.
Il ritmo della memoria e dell’oblio diventa un’impostazione metodologica fondamentale per la formazione delle capacità. La pedagogia Waldorf sostiene questi processi non solo con il ritmo dei movimenti, ma anche con metodi di insegnamento attenti alla natura ritmica dell’apprendimento. Ciò che si impara può venir dimenticato, perché si evolve in capacità. In tutte le attività si ritrova una particolare attenzione verso la sfera sensoriale: dalla scelta di impiegare noci e conchiglie per le operazioni di matematica, alla preparazione di cibi regionali che accompagna lo studio della geografia. I bambini sono immersi in un’atmosfera ricca di materiali naturali: legno, lana, cera, la voce come strumento al posto dell’oggetto che riproduce i suoni. Il carattere artigianale dei materiali presenti nella scuola permette di controllarne la forma e di selezionare la provenienza dei componenti.
La tessitura rappresenta un esercizio che educando la mano educa anche il pensiero. Il modellaggio è un’attività didattica fondamentale, ricca di effetti su molti livelli di esperienza: allena alla concentrazione e alla destrezza, e mette in gioco l’energia più profonda. La cera vergine d’api utilizzata nei primi anni è colorata con pigmenti naturali di tinte vivaci, profumata e luminosa. È facilmente malleabile e morbida e calda al tatto. La lana colorata è offerta ai bambini dei primi anni. Le sostanze utilizzate per il modellaggio cambiano nel tempo perché è diversa la qualità dell’energia investita. Nei primi anni i bambini vengono messi a confronto con sostanze calde e colorate come lana e cera, morbide e facili da lavorare. Verso i 9 anni si affronta la creta che, al contrario, non ha colore, è fredda e umida al tatto, si rompe facilmente e si lavora con fatica. Più avanti le caratteristiche dei materiali con cui i ragazzi si misurano cambiano ancora: diventano più duri e difficili da lavorare e richiedono più impegno e concentrazione. Alla semplice manipolazione propria delle prime attività si affianca a partire dai 12 anni l’attività di scultura del legno e falegnameria, svolta nell’apposito laboratorio. Le mani non sono più sufficienti, il materiale richiede ora l’uso di strumenti via via più complessi per essere lavorato: riga e compasso per tagli e montaggi di precisione e sgorbie per intaglio e scultura. Nelle ultime classi - in un apposito laboratorio - il modellaggio diventa battitura del rame o scultura del marmo. I materiali, duri e ostici, sono adatti al confronto con l’energia di questa età. La pedagogia di questi anni sostiene il principio della ‘comprensione attraverso l’azione’. I compiti pratico-concreti che vengono assegnati sono perciò da collegare, come progetti di laboratorio, con altre materie di insegnamento in modo che la costruzione e la configurazione di un oggetto da produrre risultino chiaramente dalla sua funzione e dalle leggi che ne hanno guidato la realizzazione. L'utilità pratica degli oggetti è un motivo di gratificazione ma non il fine del lavoro, che è quello di sviluppare una mente aperta e un pensiero mobile, agile e creativo.
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La Culla della Fede: Iconografia e Percorsi Catechistici
La "culla" trova una delle sue espressioni più profonde e sentite nell'ambito della spiritualità e della catechesi, specialmente in vista del Natale. Qui, la culla non è solo un oggetto, ma un simbolo potente del mistero dell'Incarnazione, il luogo fisico e metaforico dove il Divino si fa umano. Maria stessa è vista come la "prima culla della Parola ineffabile", il "primo abbraccio della luce veniente", colei che non possiede altro tesoro che la sua umiltà e che incarna la "culla del verbo che si è fatto carne". Questa immagine ricca di significato diventa il fulcro per molteplici attività didattiche e riflessioni.
Per i bambini del catechismo, il "disegno" e il "testo" si fondono per rendere concreto il cammino spirituale. Una proposta di attività per l'Avvento per i bambini prevede che su un cartoncino ogni settimana si aggiunga un personaggio dell'Avvento che porta un pezzo di culla e alla fine, a Natale, si collocherà nella culla il bambino Gesù. Questo è un modo tangibile per costruire l'attesa. Esiste anche un album con 20 disegni da colorare per i bambini del catechismo, un viaggio che li conduce fino alla culla, accompagnati da 4 angeli che dettano il tema e invitano alla preghiera. Tali risorse rendono accessibile e partecipativo il messaggio evangelico.

Le commissioni diocesane pastorali, come quella di Fossano, propongono cammini per l'Avvento che mettono in luce il mistero della Misericordia, fonte di gioia, di serenità e di pace. Di settimana in settimana, accompagnati dai Vangeli domenicali e dalle riflessioni dei bambini del catechismo, si riscoprono insieme le sette opere di misericordia corporale che, attualizzate, suggeriscono quali buone azioni compiere per dare luce e colore al mondo, rendendolo una "culla accogliente per Gesù che nasce". I sussidi sono ricchi di spunti e suggerimenti e sono suddivisi in base a tre diverse fasce di età: 3-6 anni, 7-10 anni e 11-14 anni, garantendo un approccio mirato e comprensibile. Cammini di Avvento per ragazzi sui brani del Vangelo secondo Matteo, proposti nelle domeniche nell'Anno liturgico A, possono essere vissuti nel gruppo di catechesi, in parrocchia o in famiglia. Sono state elaborate anche schede settimanali per famiglie con bambini piccoli da leggere e colorare, utili anche per la scuola dell’Infanzia.
La rappresentazione fisica della culla assume forme creative e significative. Una composizione ideata per contenere la statua di Gesù Bambino, può essere fatta con un tronco d'albero, paglia, rami secchi, e rami di pinetto, rendendo la "culla" un'opera d'arte artigianale che richiama la semplicità e la naturalità del primo Natale. Anche la tradizionale corona di Avvento, con le 4 candele per le 4 domeniche, può essere arricchita da 4 preghiere ispirate alla tradizione francescana, nell'ottavo centenario del Presepio di Greccio. Come nella sacra rappresentazione del 1223 al centro Francesco volle la povera mangiatoia, "culla del farsi uomo del Figlio di Dio", così al centro della corona si può trovare una mangiatoia (costruita artigianalmente con le palette di legno da caffè) con un po' di paglia e il bambinello. Questi esempi dimostrano come il "disegno" e la manualità contribuiscano a una più profonda comprensione del "testo" sacro e della sua risonanza emotiva e spirituale.
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La Culla della Narrazione: Il "Testo" Letterario e la Didattica della Lettura
Nel contesto della didattica, la "culla" può rappresentare il primo incontro significativo con il "testo" letterario, un momento fondante per lo sviluppo delle capacità di lettura, comprensione e interpretazione. Insegnare a un gruppo di studenti di quinta elementare (prima classe) a diventare lettori attivi è una missione che richiede una scelta accurata del libro e un approccio pedagogico flessibile e coinvolgente.
La scelta del romanzo "Danny campione del mondo" di Roald Dahl come "culla" di questa esperienza di lettura ad alta voce risponde pienamente a diversi bisogni didattici. È un romanzo semplice, ma, giacché per Dahl la realtà non è mai ciò che sembra, vi si possono trovare molti significati nascosti. La storia è ricca e divertente, non ha pretese di insegnare; semplicemente racconta, ad altezza di bambino, inoltre lo stile è ricco e ricercato. L'intento è quello di un libro con cui passare delle ore belle, lievi e positive, un libro che celebri la vita e l’amore. La relazione tra Danny e suo papà, infatti, è il cuore di questo libro, come ci dice lo stesso Danny alla fine: “quello che ho cercato in tutte le maniere di dirvi durante questa storia è semplicemente che mio padre, senza il minimo dubbio, era il padre più meraviglioso e straordinario che un ragazzo abbia mai avuto”.
Il capitolo si apre con un incipit secco, asciutto e minimale, che non lascia spazio ad alcun sentimentalismo: "Quando avevo quattro mesi, mia madre morì all’improvviso, e mio padre dovette occuparsi di me tutto da solo". Fin da subito l’unicità del rapporto col padre è ribadita, si prenda la frase "Non ho né fratelli, né sorelle. Così per tutta la mia infanzia fummo solo noi due, mio padre ed io". Il rapporto straordinario tra Danny e suo padre è tale perché il padre non lo tratta come un bambino: lo fa giocare nell’officina, gli insegna ad essere un meccanico, gli affida compiti importanti, lo ascolta e mette in pratica i suoi suggerimenti. Però William è per Danny anche padre amorevole nei piccoli gesti: lo aspetta sempre per fare la strada insieme quando tornano da scuola, inventa per lui storie, lo protegge e difende davanti all’arroganza del signor Hazel e alla violenza del professor Lancaster. Della mamma non si parla quasi mai, tranne all’inizio e nel massimo acme della storia, quando Danny aiuta suo papà nella caccia di frodo. Questa è solo in parte un’investitura del ragazzo, che prende il posto della madre: Danny diventa un autonomo cacciatore di fagiani, non l’aiutante del padre (funzione svolta da sua madre), perché è Danny che inventa e scopre un nuovo metodo.

Nella scelta di un libro per la lettura ad alta voce sono tante le variabili che un docente deve considerare: questo libro tratta, sullo sfondo almeno, il tema del lutto e della perdita. Una volta scelto il libro lo si legge d'un fiato, come un lettore, gustandoselo proprio, senza indugiare su stile e analisi. Alla fine ci si domanda: cosa mi è rimasto? Quali scene mi hanno colpito? La risposta a queste domande dipende da ciascuno, ed è proprio questo il punto: non si legge un libro ad alta voce per spiegare la propria visione sul libro, ma per ascoltare quella degli studenti, per insegnare loro ad unire i punti, a interpretare, a scegliere, a andare in profondità.
Le attività proposte per accompagnare la lettura del "testo" mirano a stimolare una comprensione profonda e un coinvolgimento attivo. Come attività iniziale si può proporre un quick write sul taccuino: “Perché secondo voi Danny è un campione del mondo? Cosa ha fatto per guadagnare questo titolo?” Nel momento della condivisione si proveranno a raggruppare tutte le ipotesi, che torneranno utili alla fine della lettura. Poi si può mostrare loro la copertina del testo e discutere insieme partendo da alcune domande guida (la discussione può essere a coppie, a coppie prima e a gruppo ristretto poi, in classe): “Quali colori prevalgono nella copertina? Che sensazione ti danno? Prova a descrivere l’immagine, cosa vedi? Che cosa sta facendo la persona rappresentata?” Questa analisi del "disegno" della copertina funge da ponte verso l'immersione nella storia.
Si inizia dunque a leggere il primo capitolo. “E la cosa più bella era sapere che quando mi fossi addormentato, mio padre sarebbe rimasto lì, vicino a me.” Terminata la lettura è il momento delle domande che si pongono alla classe e che hanno come obiettivo quello di aiutarli a ricostruire il testo: “Quali informazioni scopriamo su Danny? Cosa pensa Danny di suo papà? Da cosa lo capisci? Quali oggetti vengono presentati?”
Un'altra attività che si può fare è il visualizza: “Chiudete gli occhi e ripensate al capitolo, provate a passare in rassegna nella vostra mente ciò che abbiamo letto: c’è un carrozzone, come lo immagini? Cosa ci dice Danny? Ora guardiamo gli oggetti che ci vengono presentati: il registratore di cassa, l’officina di mattoni rossi, il telefono, il tavolo, le sedie e le tinozze… Ora entriamo dentro al carrozzone: che mobili vedi? Come faceva Danny a fare il bagno? E alla sera dove dormiva?” Questo esercizio del "disegno mentale" aiuta a popolare il mondo del "testo" e a renderlo più vivido.
Un altro lavoro che si proporrà è far loro lasciare sul quaderno una pagina dedicata a Danny, una al papà e una al signor Hazel: man mano che si leggerà si chiederà loro di elencare lì le caratteristiche che incontreranno. A questo punto la lettura è avviata e sta al docente decidere quando e come interromperla con attività di comprensione. L'esperienza nei passati trienni suggerisce che la lettura non deve durare troppo tempo, ma essere immersiva, per questo si leggeranno circa quindici venti minuti al giorno e si dedicherà un giorno a settimana per fermarsi a riflettere. Il tutto però in modo molto flessibile, rispettando i ritmi della classe e non lasciando la lettura a metà, ma fermandosi quando l’episodio finisce o si ha una pausa, ad esempio alla fine dei capitoli, rispettando la suddivisione dell’autore. Le attività sulla lettura proposte sono solo un mezzo: non si fanno leggere per risolvere gli esercizi, ma per aiutare i ragazzi a diventare lettori, a unire i punti, a interpretare, a scegliere, a andare in profondità.