L'Istituto di Bioscienze e Biorisorse (IBBR) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) rappresenta, dal 1971, una delle roccaforti mondiali per la salvaguardia del patrimonio genetico vegetale. Situato nel campus universitario di Bari, in via Amendola 165/a, l'Istituto funge da custode per oltre 56.000 campioni di semi, un tesoro inestimabile che racchiude la storia evolutiva delle piante agrarie e dei loro parenti selvatici. Questo impegno non è solo un esercizio di memoria storica, ma una necessità strategica per la sopravvivenza del genere umano e la sicurezza alimentare globale.

Genesi e missione di una banca del germoplasma
Le radici dell’Istituto affondano nella Conferenza tecnica della FAO tenutasi a Roma nel 1967. In quell'occasione, la comunità scientifica internazionale propose la creazione di tre poli strategici per la conservazione dei semi: uno per l'Europa del Nord (Svezia), uno per l'Europa centrale (Germania) e il terzo, destinato alla regione del Mediterraneo, in Italia, a Bari. Nel 1969, il comitato per le Scienze Agrarie del CNR, su proposta del Prof. G.T. Scarascia Mugnozza, approvò la costituzione del Laboratorio del Germoplasma a Bari, che divenne operativo nel 1970.
L'Istituto ha subito negli anni diverse evoluzioni strutturali. Nel 2002, il Laboratorio venne raggruppato con altre istituzioni nell'Istituto di Genetica Vegetale (IGV). Successivamente, nel novembre del 2013, nell'ambito del riordino della rete scientifica del CNR, nacque l'Istituto di Bioscienze e BioRisorse (IBBR) dalla confluenza di tutto il personale del precedente IGV con parte del personale dell'Istituto di Genetica e Biochimica e dell'Istituto di Biochimica delle Proteine. Nonostante i cambiamenti di denominazione, la missione fondamentale è rimasta costante: il reperimento, la caratterizzazione, la salvaguardia e la conservazione delle risorse genetiche vegetali di interesse per l'agricoltura italiana e del Bacino del Mediterraneo, includendo sia specie erbacee che arboree da frutto.
Il cuore tecnologico: le strategie di conservazione
Immergersi nel mondo della Banca del Germoplasma di Bari significa toccare con mano l'importanza del freddo come strumento primario di conservazione. La struttura gestisce circa 56.000 accessioni provenienti da oltre 40 anni di attività di campionamento in tutto il mondo, coprendo 33 famiglie, 179 generi e 831 specie.
La conservazione del materiale avviene in camere climatizzate differenziate a seconda degli obiettivi temporali:
- Conservazione a breve termine: operata a 0 °C con un'umidità relativa del 35%, ideale per il materiale di frequente utilizzo.
- Conservazione a lungo termine: effettuata a -20 °C in barattoli ermetici, garantendo la vitalità del seme per decenni.
I semi, infatti, possiedono una capacità innata di resistere a temperature molto basse, mentre il fattore di rischio principale è rappresentato dall'umidità. Oltre alle graminacee, come il grano (Triticum), che costituiscono la maggior parte dei campioni, l'Istituto conserva una vasta gamma di leguminose e specie orticole. Per alcune specie, come il carciofo, la conservazione avviene direttamente in campo, affiancata da pratiche di conservazione on farm per incentivare il mantenimento attivo delle varietà locali.

Attività scientifica: dall'esplorazione al miglioramento genetico
L'IBBR non si limita alla semplice custodia. La banca è impegnata in numerose attività, tra cui la raccolta, la conservazione e la distribuzione delle risorse genetiche vegetali, la valutazione e la caratterizzazione di alcuni segmenti delle collezioni, la selezione, il pre-breeding e l'analisi molecolare su geni di interesse.
Le azioni di esplorazione e reperimento hanno portato, a partire dal 1971, oltre 13.000 campioni raccolti direttamente dagli esploratori dell'Istituto, specialmente in Africa ed Europa meridionale. Questo materiale, insieme a quello acquisito tramite scambi internazionali, è meticolosamente documentato nel Mediterranean Germplasm Database. L'Istituto svolge inoltre un ruolo cruciale nella valorizzazione del territorio, contribuendo al successo di prodotti come il fagiolo di Sarconi e il peperone IGP di Senise in Basilicata, oltre ad aver brevettato varietà di frumento duro come la "Norba" e linee di farro come "Farvento" e "Triventina".
Ricerca multidisciplinare e tecnologie "omiche"
Accanto alle attività tradizionali, l'IBBR ha sviluppato linee di ricerca all'avanguardia nei campi della genetica e delle biotecnologie agrarie. L'uso di approcci consolidati di biochimica e biologia molecolare si affianca oggi a metodologie innovative di genotipizzazione e fenotipizzazione. Le tecnologie "omiche" - genomica, trascrittomica e proteomica - permettono di studiare l'evoluzione delle specie, la qualità degli alimenti e i parametri fisiologici fondamentali per la vitalità del seme, posizionando Bari come punto di riferimento mondiale.
A DUE PASSI DALLA BIODIVERSITA' - DOCUMENTARIO SUL GERMOPLASMA SICILIANO
Sinergie e prospettive future per la biodiversità
L'esperienza pluriennale ha favorito la nascita di collaborazioni strategiche, sia in ambito pubblico che privato. Un esempio significativo è il progetto "SAVEGRAINPUGLIA", che ha consentito il recupero di numerose varietà locali di leguminose, cereali e foraggere.
Recentemente, a inizio 2023, è stato siglato un accordo di ricerca tra il CREA Centro di Ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali di Foggia e la Banca del Germoplasma del CNR IBBR di Bari. Questa cooperazione, a firma dei direttori Giovanni Giuseppe Vendramin e Nicola Pecchioni, mira a unire le competenze per la tutela della biodiversità del genere Triticum. Mentre l'IBBR si concentra sulla conservazione e caratterizzazione, il centro CREA di Foggia opera sulla moltiplicazione e lo studio specifico del grano duro e dei frumenti tetraploidi ed esaploidi. Questa rete di competenze, supportata anche dal PSR Puglia 2014-2022 (misura 10.2), rappresenta il modello operativo necessario per affrontare le sfide dell'erosione genetica e del cambiamento climatico, garantendo che le risorse genetiche restino una base viva e dinamica per l'innovazione agricola futura.
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