La Fecondazione Assistita e la Maternità Surrogata: Un Panorama Globale tra Etica, Leggi e Mercati

La riproduzione umana, da sempre al centro delle dinamiche sociali e culturali, ha subito profonde trasformazioni grazie ai progressi della medicina e delle biotecnologie. In questo contesto, la fecondazione assistita e, in particolare, la maternità surrogata - o Gestazione Per Altri (GPA) - emergono come questioni di straordinaria complessità, che toccano aspetti antropologici, etici, legali ed economici. L'utero in affitto, come viene spesso definito, non è più un fenomeno isolato, ma si è evoluto in un vero e proprio mercato globale senza sosta, con dinamiche di domanda e offerta che attraversano i confini nazionali e generano dibattiti accesi in ogni angolo del mondo. Questo articolo si propone di esplorare le diverse sfaccettature di questa pratica, analizzando le normative vigenti, le implicazioni sociali e le prospettive future in un contesto internazionale sempre più interconnesso.

Una Premessa Antropologica e le Complessità del Mercato Globale

La maternità surrogata, benché spesso percepita come una pratica moderna, affonda le sue radici in desideri umani universali: quello di procreare e di formare una famiglia. Tuttavia, l'attuale configurazione della GPA la proietta in una dimensione del tutto nuova, in cui la capacità riproduttiva di una donna viene "affittata" o messa a disposizione per altri. Questo scenario ha dato vita a quello che è stato definito un mercato globale senza sosta, un sistema complesso che coinvolge individui, coppie, agenzie di intermediazione, cliniche mediche e quadri giuridici di diverse nazioni. La domanda di maternità surrogata è alimentata da molteplici fattori, tra cui l'aumento dell'infertilità, l'innalzamento dell'età media in cui si cerca di avere figli e la legittimazione di nuove forme familiari che desiderano accedere alla genitorialità, come le coppie omosessuali.

Gli Stati Uniti si sono affermati come pionieri in questo campo, stabilendo modelli e standard che, in varia misura, hanno influenzato il resto del mondo. Il mercato della GPA, in costante espansione, vede una crescente interazione tra clienti, spesso provenienti da Paesi con normative restrittive o proibizioniste, e donne disposte a intraprendere il percorso della gestazione per altri, situate in nazioni con leggi più permissive o dove il costo della vita e le opportunità economiche possono rendere tale scelta più attraente. Si crea così un intricato tessuto di relazioni transnazionali, che solleva interrogativi fondamentali sulla dignità umana, sui diritti delle donne e dei bambini, e sulla mercificazione della vita.

Infografica sulla crescita del mercato della maternità surrogata

La Distinzione Ambiguo tra GPA Altruistica e Commerciale

Un aspetto cruciale nel dibattito sulla maternità surrogata riguarda la distinzione, spesso labile, tra la GPA altruistica e quella commerciale. L'idea che la differenza tra GPA altruistica e GPA commerciale, in realtà, non esista, è una prospettiva critica che merita un'attenta considerazione. In teoria, la maternità surrogata altruistica prevede che la madre surrogata non riceva alcun compenso economico oltre il rimborso delle spese mediche e di quelle strettamente legate alla gravidanza. Al contrario, la GPA commerciale implica un pagamento diretto alla surrogata per la sua prestazione gestazionale. Tuttavia, questa distinzione si rivela spesso sfumata nella pratica. Anche nelle forme cosiddette altruistiche, il "rimborso delle spese" può assumere connotazioni che vanno ben oltre la mera copertura dei costi, includendo indennizzi per il disagio, la perdita di opportunità lavorative o il sacrificio personale, rendendo difficile tracciare un confine netto con una forma di compenso mascherato. Questa ambiguità evidenzia la complessità delle motivazioni e delle implicazioni economiche sottese a ogni forma di maternità surrogata, ponendo continue sfide etiche e legislative a livello globale.

Stati Uniti: I Pionieri della Maternità Surrogata

Gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo cruciale nello sviluppo e nella diffusione della maternità surrogata, agendo come pionieri sia sul fronte medico che su quello legale. All'interno degli Stati Uniti, la legislazione varia significativamente da stato a stato, riflettendo la diversità di approcci culturali e legali alla questione. La California, in particolare, si distingue come lo stato americano più favorevole alla maternità surrogata. Questa apertura è il risultato di un quadro giuridico progressista che offre solide tutele legali sia per i genitori committenti che per le madri surrogate, rendendola una destinazione privilegiata per coppie e individui da tutto il mondo che cercano di realizzare il proprio desiderio di genitorialità. La chiarezza normativa, la consolidata giurisprudenza e la presenza di cliniche di eccellenza contribuiscono a fare della California un punto di riferimento globale.

Un altro esempio di flessibilità normativa si riscontra nell'Oregon, dove la legge consente di modificare facilmente un certificato di nascita. Questa facilità nelle procedure burocratiche relative al riconoscimento della genitorialità è un ulteriore elemento che attira i clienti della GPA, semplificando il processo di attribuzione legale del bambino ai genitori committenti. Questi esempi statunitensi dimostrano come un ambiente legale favorevole e procedure snelle possano incentivare lo sviluppo del mercato della maternità surrogata, evidenziando al contempo le implicazioni di tale approccio sulla definizione e sul riconoscimento dei legami familiari.

Il Caso India: Dall'Avanguardia del Mercato Low Cost al Rigore Legislativo

L'India è stata per decenni il Paese più all'avanguardia nel mercato low cost della GPA, diventando un epicentro globale per la maternità surrogata commerciale. La combinazione di un'ampia disponibilità di donne disposte a intraprendere la gestazione per altri, costi medici relativamente bassi e un'iniziale assenza di una regolamentazione stringente, ha attratto un numero enorme di clienti internazionali. Questo ha generato un'industria fiorente, ma anche sollevato gravi preoccupazioni etiche riguardo allo sfruttamento delle donne e alla commercializzazione della vita umana.

Di fronte a queste problematiche, il Governo indiano ha iniziato a introdurre leggi restrittive a partire dal 2013, attuando una vera e propria inversione di tendenza rispetto alla politica di apertura dei vent'anni precedenti. Inizialmente, è stata vietata la GPA agli stranieri, limitando l'accesso solo ai cittadini indiani. Successivamente, le restrizioni si sono ulteriormente inasprite, proibendo la maternità surrogata anche ai cittadini, a meno che non venga fatta tra parenti stretti e in forma gratuita.

Il quadro normativo attuale è delineato principalmente da due atti legislativi: il Surrogacy Regulation Act e l'Assisted Reproductive Technology (Regulation) Act. Il Surrogacy Regulation Act proibisce esplicitamente la maternità surrogata commerciale e punisce qualunque persona cerchi di procurarsi una donna per questo fine. Consente la maternità surrogata altruistica - ovvero quella che in teoria non prevede scambio di denaro o cure pagate - solo una volta da una donna che ha già avuto un proprio figlio biologico, che non userà il proprio ovulo e che si trovi nella fascia di età appropriata dai 25 ai 35 anni. Queste condizioni estremamente rigide mirano a prevenire abusi e a tutelare la madre surrogata, garantendo che la sua scelta sia pienamente consapevole e non dettata da necessità economiche estreme. L'Assisted Reproductive Technology (Regulation) Act, invece, riconosce e tiene conto dell’aspetto bioetico che bisogna necessariamente trattare quando si parla di riproduzione umana artificiale/assistita, sia essa maternità surrogata o vendita di sperma e ovuli. L'intervento legislativo indiano rappresenta un esempio significativo di come un Paese possa, in breve tempo, passare da una situazione di quasi totale liberalizzazione a una di rigorosa regolamentazione, nel tentativo di affrontare le complesse questioni etiche e sociali generate dalla maternità surrogata.

La storia di una madre surrogata - USA surrogacy for Italians

La Thailandia: Anche la Nazione del Sorriso Dice No

Anche la Thailandia, per un certo periodo, si era affermata come una delle principali destinazioni per la maternità surrogata internazionale, attirando numerosi clienti da ogni parte del mondo. Tuttavia, come nel caso dell'India, la crescente notorietà ha portato alla luce situazioni complesse e controverse, che hanno spinto le autorità a riconsiderare l'approccio normativo. Il Paese è stato oggetto di attenzione per alcuni casi particolarmente delicati, come ad esempio quello di una coppia australiana che rifiutò il bambino perché nato con sindrome di Down. La coppia aveva commissionato una gravidanza ad una donna thailandese, la quale partorì due gemelli, di cui uno con la sindrome di Down. Questo episodio, insieme ad altri simili, ha sollevato un'ondata di indignazione e ha acceso i riflettori sulle vulnerabilità dei bambini nati tramite GPA e delle madri surrogate.

In risposta a queste problematiche, il Parlamento thailandese nel 2015 ha adottato una nuova legge sulla maternità surrogata, che ha drasticamente limitato l’accesso alla pratica. Le nuove disposizioni prevedono che una coppia thailandese può rivolgersi ai servizi di maternità surrogata soltanto in caso di sterilità accertata e solamente dopo tre anni di matrimonio. Queste restrizioni sono state introdotte con l'intento di tutelare i diritti dei minori e di prevenire lo sfruttamento delle donne, ponendo fine alla fiorente industria della maternità surrogata commerciale internazionale che si era sviluppata nel Paese. L'esempio thailandese, così come quello indiano, illustra la tendenza di molti Paesi a intervenire con normative più severe di fronte agli abusi e alle implicazioni etiche della maternità surrogata senza controllo.

I Nuovi Mercati Emergenti nell'Est Europeo

Con il restringimento delle normative in Asia, l'Est europeo è emerso come una delle nuove frontiere per la maternità surrogata, attirando un crescente numero di clienti internazionali. Questa regione presenta una varietà di approcci legislativi, che vanno dalla regolamentazione favorevole a proibizioni esplicite.

Ucraina: Un Hub Favorito Dalla Legge

L’Ucraina è uno dei pochi Stati al mondo in cui la maternità surrogata viene esplicitamente favorita e regolata dalla legge, rendendola una delle destinazioni più popolari per i clienti internazionali. La legislazione ucraina è considerata relativamente chiara e protettiva per i genitori committenti, garantendo loro la piena genitorialità sin dalla nascita del bambino. Persino il conflitto con la Russia, pur avendo causato immense difficoltà e instabilità, non ha fermato l’erogazione del servizio di maternità surrogata, sebbene abbia complicato le procedure logistiche e burocratiche. I coniugi che si rivolgono ai servizi di maternità surrogata in Ucraina ricevono informazioni dettagliate su tutte le particolarità del programma, sui risultati del controllo medico e, aspetto non meno importante, sui rischi connessi al processo. Questa trasparenza, combinata con un quadro giuridico favorevole, contribuisce a mantenere l'Ucraina un attore chiave nel panorama globale della GPA.

Russia: Legalità con Specificità Giuridiche

In Russia, la maternità surrogata è legale ed è regolamentata dalla legge, ma presenta alcune peculiarità significative. La maternità surrogata commerciale è attualmente consentita dalla legge, esclusivamente per le coppie eterosessuali e possono accedervi anche stranieri. Tuttavia, un aspetto critico della legislazione russa riguarda la tutela dei diritti dei genitori biologici. Qualunque sia il contratto stipulato tra una coppia e una madre surrogata, la legge non protegge i diritti dei genitori biologici del bambino se la madre surrogata, dopo il parto, cambia idea sulla consegna del neonato ai genitori. Questa clausola pone un rischio considerevole per i genitori committenti, introducendo un elemento di incertezza legale e psicologica che è assente in altre giurisdizioni più favorevoli.

Bielorussia: Regole Strette e Focalizzate sulla Famiglia Tradizionale

La maternità surrogata è diventata legale in Bielorussia nel 2016, con l’introduzione di una nuova sezione nel “Codice su matrimonio e famiglia”. Le normative bielorusse sono piuttosto restrittive e riflettono un approccio conservatore alla famiglia. I servizi di una madre surrogata possono essere prestati solo alle coppie sposate che, per motivi di salute documentati, non possono avere figli propri. Inoltre, la madre surrogata non ha alcun diritto nei confronti del bambino e deve soddisfare alcuni requisiti molto rigorosi: deve essere sposata, avere già avuto un proprio bambino, avere il consenso esplicito del marito, non essere in cura da uno psichiatra o da un tossicologo e avere un’età compresa fra i 20 e i 35 anni. L’utero in affitto non commerciale è consentito solo se la donna è una parente stretta della coppia committente. Questi requisiti stringenti mirano a garantire la salute e la stabilità psicologica della surrogata e a mantenere la pratica all'interno di un contesto familiare e non commerciale.

Mappa delle normative sulla GPA nell'Europa dell'Est

La GPA Altruistica in Grecia, Australia, Canada e Regno Unito

Diversi Paesi hanno adottato modelli che tendono a promuovere una forma di maternità surrogata "altruistica", in cui la compensazione economica per la madre surrogata è limitata al rimborso delle spese vive. Questi approcci mirano a evitare la commercializzazione del corpo femminile e del processo riproduttivo, pur riconoscendo la legittimità del desiderio di genitorialità.

Grecia: Apertura ai Non Residenti con Rigide Condizioni

In Grecia, la maternità surrogata è stata approvata dalla legge (art. 1458 della G.U. 3089/2002) e, dal luglio 2014, è diventata accessibile anche ai residenti all’estero (L. 4272 dell'11 luglio 2014). Questa modifica normativa ha consentito la legale richiesta di autorizzazione giudiziaria alla maternità surrogata anche a cittadini stranieri che non risiedono stabilmente in Grecia, i quali possono dichiarare un domicilio temporaneo nel Paese. L’autorizzazione deve essere concessa dal tribunale, che acconsentirà ed emetterà una sentenza solo dopo un'attenta valutazione. La donna che desidera avere un figlio con il metodo della maternità surrogata - e che fino al 2014 doveva essere domiciliata in Grecia, condizione ora non più necessaria - deve rivolgersi al tribunale. La sentenza a favore viene rilasciata laddove vengano soddisfatte precise condizioni: deve essere certificata l'impossibilità, dal punto di vista medico, di avere una gravidanza fisiologica; la donna (madre surrogata) che si offre di portare in grembo il bambino deve essere sana e capace di concepire e deve sottoporsi a una valutazione psicologica approfondita. Inoltre, è fondamentale che gli ovuli che saranno impiantati alla madre surrogata non appartengano a lei, ma devono essere prelevati dalla donna che desidera avere un figlio oppure da una donatrice. Questo meccanismo legislativo mira esplicitamente a escludere la condizione di piena sostituzione nella maternità, vale a dire che la madre surrogata non sia la madre genetica e biologica del bambino. Infine, tutte le persone coinvolte (inclusi il partner della madre surrogata, sia esso marito o convivente) devono accettare mediante atto scritto di intraprendere il processo senza compenso o dazione di denaro, limitandosi al rimborso delle spese. Solo dopo il rilascio dell’autorizzazione da parte del Tribunale, il medico può procedere alla relativa pratica medica, ovvero al processo di fecondazione in vitro.

Canada: Altruismo Controllato e le Sue Conseguenze

In Canada, fatta eccezione per la provincia del Québec, la maternità surrogata è legale dal 2007, ma con una specificità fondamentale: non è prevista retribuzione per le madri surrogate. Questo modello, pur essendo basato sul principio dell'altruismo, ha avuto diverse implicazioni. Negli ultimi anni, il Paese ha visto arrivare molti stranieri interessati ai servizi di surrogazione, al punto che circa la metà delle gravidanze surrogate sono commissionate da non residenti. La legge canadese è molto chiara: se si paga una madre surrogata, si rischiano fino a dieci anni di carcere e cinquecentomila dollari di multa. Questo divieto, tuttavia, non vale per i committenti stranieri, creando una disuguaglianza che ha portato i committenti canadesi a spostarsi fuori dal Paese per accedere alla GPA commerciale, in Paesi dove è consentita. Questa dinamica evidenzia le sfide di un modello puramente altruistico in un contesto globale dove la GPA commerciale è diffusa.

Regno Unito: Un Precursore con Vincoli e Proposte di Riforma

Il Regno Unito fu tra i primi Paesi ad introdurre il concetto di maternità surrogata nella legislazione, e per molto tempo l’uso dei servizi di surrogazione della maternità fu proibito. Oggi, la situazione è cambiata, ma la pratica è strettamente regolamentata. I richiedenti possono essere persone sposate o conviventi (incluse coppie dello stesso sesso) o possono essere single, e devono avere un legame biologico con il bambino. La gestante non può dare il consenso al trasferimento del bambino sino ad almeno sei settimane dopo il parto, offrendo un periodo di riflessione e protezione. La legge britannica prevede il divieto di intermediazione di soggetti terzi con scopo di lucro, nonché l’inesigibilità dei contratti di surrogazione tra privati. Essa sottopone, inoltre, al sindacato di merito del giudice l’entità di qualsiasi trasferimento economico tra le due parti, che deve essere limitato a un “ragionevole rimborso” delle spese sostenute dalla madre surrogata. Lo Human Fertilisation and Embryology Act del 2008 ha stabilito che la “piena titolarità” dei diritti del bambino in capo ai committenti deve essere disposta dal giudice con un'ordinanza, a sottolineare la necessità di un controllo giudiziario sul processo. La Commissione legislativa britannica (Law Commission) sta valutando la possibilità di creare un registro nazionale delle madri surrogate, in modo che i bambini, se necessario, abbiano l’opportunità di ricevere informazioni sulla loro nascita in futuro, tutelando il loro diritto di conoscere le proprie origini. La legge britannica proibisce anche la pubblicità della maternità surrogata, pur consentendo le attività di organizzazioni senza scopo di lucro che promuovono la diffusione di informazioni su di essa.

Australia: La Prevenzione del Commercio di Bambini

In Australia, è consentito solo l’utero in affitto non commerciale, cioè senza fine di lucro, ed è severamente vietato pagare ricompense alle madri surrogate. Questa politica riflette una ferma volontà di evitare l’istituzione di un commercio di bambini, come è già avvenuto in altri Paesi. La maternità surrogata è disponibile per le coppie omosessuali in quasi tutti gli stati australiani, tranne nell’Australia occidentale, dove è accessibile solo per le coppie eterosessuali. Le regole restrittive mirano a proteggere sia i bambini che le madri surrogate da potenziali sfruttamenti economici, mantenendo la pratica entro confini etici ben definiti.

Olanda e Israele: Varianti dei Sistemi di Supporto

Il quadro internazionale della maternità surrogata include anche altri modelli interessanti, sebbene talvolta meno dettagliati nella loro esposizione normativa. In Olanda, il sistema prevede che anche le spese sostenute dalla madre surrogata siano rimborsate. Questo approccio, sebbene rientri nella categoria della GPA non commerciale, riconosce la necessità di coprire i costi effettivi legati alla gravidanza, pur senza prevedere un compenso per la prestazione in sé. In Israele, al contrario, il sistema è caratterizzato da una notevole apertura, con la dichiarazione che non vi siano restrizioni specifiche alla maternità surrogata. Questo posizionamento di Israele come Paese senza apparenti restrizioni suggerisce un modello che permette una maggiore libertà nella gestione di queste pratiche, sebbene la complessità etica e sociale del tema sia intrinseca.

Confronto grafico tra i modelli di surrogacy altruistica

Paesi con Leggi Restrittive o Proibizioniste

Molti Paesi hanno scelto di adottare leggi molto restrittive o di proibire del tutto la maternità surrogata, a causa di profonde preoccupazioni etiche, morali e sociali legate alla dignità umana, allo sfruttamento delle donne e al benessere dei bambini.

Danimarca: Eccellenza nella FIVET, ma Silenzio sulla Surrogata?

La Danimarca è un Paese leader per il numero dei bambini nati a seguito delle tecnologie di riproduzione assistita (circa il 10% del numero totale dei bambini). È al secondo posto dopo Israele per numero di protocolli di fecondazione in vitro (FIVET), e i programmi di FIVET sono finanziati con fondi statali. Sebbene il testo non specifichi esplicitamente la sua posizione sulla maternità surrogata, l'enfasi sull'eccellenza nelle tecniche di riproduzione assistita tradizionali, senza menzionare la GPA, potrebbe suggerire un approccio più cauto o restrittivo verso quest'ultima. Tipicamente, i Paesi con forti sistemi di welfare e attenzione ai diritti sociali tendono a essere più cauti sulla maternità surrogata commerciale.

Svezia: Il Divieto per Proteggere le Donne

In Svezia, la maternità surrogata, sia quella commerciale che quella cosiddetta “altruistica”, è vietata dalla legge. La legislazione svedese proibisce lo sfruttamento delle donne e, in questa prospettiva, la maternità surrogata è considerata alla stregua di “traffico di minori”. Questa posizione ferma riflette una chiara priorità etica: proteggere la dignità e l'autonomia delle donne e dei bambini sopra ogni altra considerazione. Nonostante il divieto, le coppie svedesi che desiderano accedere ai servizi di maternità surrogata si recano dunque all’estero, in uno dei Paesi dove questa pratica è legale (spesso l'Ucraina). Tuttavia, la Svezia ha una peculiarità: malgrado il divieto di maternità surrogata, è possibile poi ottenere facilmente il riconoscimento del bambino come figlio della coppia di committenti una volta rientrati nel Paese, creando una sorta di paradosso giuridico. In Svezia, la fecondazione in vitro viene effettuata solo con gli ovuli propri della coppia, un ulteriore segno della preferenza per una riproduzione che mantenga un legame genetico diretto con i genitori intenzionali.

Polonia: Solo Riproduzione Assistita Tradizionale

La maternità surrogata è vietata in Polonia, dove, tuttavia, sono consentiti altri metodi di riproduzione assistita, quali la FIVET. La legge polacca stabilisce in maniera categorica che la madre del bambino è la donna che l’ha partorito. Questa impostazione giuridica attribuisce la genitorialità basandosi sul criterio biologico del parto, escludendo la possibilità di riconoscere i genitori intenzionali come genitori legali in caso di GPA.

Spagna: Proibizione Senza Sanzioni Dirette e la Violazione dei Diritti

La maternità surrogata in Spagna è vietata dalla legge, ma non sono previste sanzioni dirette per chi la pratica all'estero o per i genitori committenti che tornano con un bambino nato da GPA. La legge spagnola ammette la donazione di ovuli e spermatozoi, ma non fra parenti, dimostrando una regolamentazione attenta della riproduzione assistita in generale. Un documento significativo in materia è la circolare della DGRN del 18 febbraio 2019, la quale sottolinea che «la maternità surrogata costituisce un fenomeno in cui c’è una grave violazione dei diritti dei minori e delle madri surrogate». La circolare enfatizza che l’interesse preferenziale del minore deve essere salvaguardato in ogni caso, e allo stesso tempo l’azione dei poteri pubblici deve garantire alle donne una protezione adeguata contro il pericolo di abuso delle situazioni di vulnerabilità, un rischio considerato totalmente inaccettabile. Si evidenzia, inoltre, che l’attività lucrativa degli intermediari che operano in questo campo non può essere considerata legale. Per contrastare efficacemente questa pratica, la circolare auspica un’azione internazionale coordinata, riconoscendo la natura transnazionale del fenomeno e la necessità di una risposta globale.

Germania

La Germania è un altro Paese europeo che applica leggi restrittive sulla maternità surrogata. In linea con molte altre nazioni del continente, la pratica è vietata, riflettendo un forte consenso su questioni etiche e la protezione della dignità della donna e del bambino.

La storia di una madre surrogata - USA surrogacy for Italians

Analisi di Casi Specifici e Dimensioni Transnazionali

La maternità surrogata non è solo una questione di legislazione interna, ma si intreccia con il diritto internazionale e le dinamiche socio-economiche globali, generando casi complessi e dibattiti che vanno oltre i confini nazionali.

Francia: La Maternità Surrogata tra Ordine Pubblico e Diritto Internazionale

La Francia rappresenta un caso emblematico di come un Paese, pur vietando la maternità surrogata sul proprio territorio, si trovi a confrontarsi con le sue implicazioni transnazionali. Il dibattito francese sulla GPA ha avuto inizio nel 2011, quando la Corte di Cassazione ha statuito in più cause, tra le quali la famosa causa “Menesson”, la correttezza del rifiuto da parte delle Corti d’Appello di trascrivere sui registri di stato civile francese i certificati di nascita stranieri di bambini nati da una GPA. La motivazione principale era che questi atti erano contrari all’ordine pubblico internazionale francese, un principio fondamentale del diritto francese. Due anni più tardi, il Tribunale si è pronunciato nello stesso modo, questa volta trattandosi di GPA effettuate in India, ma su una base diversa: quella della frode alla legge. Questo significa che le coppie francesi che si recavano all'estero per una GPA erano considerate in violazione dello spirito della legge francese, anche se non della sua lettera.

Nonostante queste sentenze, i bambini nati da GPA all'estero vivevano in Francia con i genitori “committenti”, ottenendo il titolo di soggiorno e un certificato di nazionalità, documenti con cui potevano essere iscritti a scuola ed avere accesso a tutti gli altri servizi necessari, un esempio della difficile convivenza tra il divieto e la realtà delle situazioni familiari. Sulla base di questi elementi, la Corte di Cassazione francese ribadiva che la sua giurisprudenza in materia di maternità surrogata non incideva sul diritto alla vita privata e familiare ai sensi dell’articolo 8 della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo, né sull’interesse del minore quale protetto dall’articolo 3, paragrafo 1 della Convenzione sui Diritti del Fanciullo. Questa posizione ha cercato di bilanciare il principio dell'ordine pubblico con la tutela dei diritti fondamentali del bambino già nato. In questo contesto, alcuni osservatori hanno parlato di un "nuovo tipo di colonialismo", alludendo alla dinamica in cui coppie da Paesi ricchi e con normative stringenti si rivolgono a donne di Paesi più poveri, creando una dipendenza e uno sfruttamento che ricordano le dinamiche coloniali.

Cina: Un Mercato in Crescita Sotto un Quadro Normativo Ambiguo

In Cina, la maternità surrogata sta acquisendo dimensioni significative, non solo in linea con il considerevole numero della popolazione, ma anche con le sue valenze commerciali e l’interesse mediatico che genera. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le donne cinesi che si rendono disponibili a portare avanti una gravidanza per altri non provengono necessariamente da aree o situazioni disagiate, un aspetto che complica le narrazioni stereotipate sulla maternità surrogata.

Il quadro normativo cinese è particolarmente ambiguo: se dal 2001 è illegale per i medici essere coinvolti nella maternità surrogata, nessuna legge la proibisce tuttavia apertamente. Questa lacuna legislativa legittima l'esistenza e la prosperità di imprese private che, anche in collegamento con strutture pubbliche o loro operatori, portano avanti la commercializzazione della pratica. Come sottolineato negli ambienti medici, le leggi attuali sono solo destinate a regolare la vita professionale del personale medico, non le attività di cui si occupa la maternità surrogata in sé. Si stima che siano forse diecimila ogni anno in Cina le nascite da surrogata.

Alla “corsa” verso la surrogata “made in China” contribuisce l’età sempre più alta dei genitori committenti, in parte perché arrivati tardi al matrimonio e alla decisione di avere figli, e in parte per la pubblicità fatta dalle organizzazioni che gestiscono la surrogata commerciale. Contribuisce però anche il rischio di un irrigidimento ufficiale in materia, che spinge le coppie a cercare soluzioni interne prima che il quadro normativo diventi proibitivo. Si è così ammessa la possibilità per i cinesi di utilizzare donne connazionali per soddisfare il desiderio di maternità e paternità, alimentando un mercato interno che bypassa le restrizioni internazionali e le complessità etiche della GPA transnazionale.

La Situazione nel Mondo Latino Americano: Tra Apertura Giudiziaria e Vuoti Legislativi

Il mondo latino americano presenta un panorama variegato e in evoluzione per quanto riguarda la maternità surrogata, con situazioni che vanno dall'assenza di leggi specifiche all'intervento giudiziario per colmare i vuoti normativi.

Argentina: Avanguardia Tecnologica e Banche di Donatori

In Argentina, la medicina nel campo delle tecnologie riproduttive è ben sviluppata, con molte cliniche per il trattamento dell’infertilità che offrono servizi avanzati. Il Ministero della Salute ha creato un registro speciale per le istituzioni mediche che forniscono servizi nel campo dell’inseminazione artificiale e dispone anche di banche di donatori di sperma e database delle donatrici di ovociti. Questa infrastruttura avanzata supporta un settore della riproduzione assistita dinamico, anche se la legislazione specifica sulla maternità surrogata potrebbe non essere altrettanto definita quanto le altre tecniche riproduttive.

Colombia: Una Sentenza Pionieristica per la Non-Lucro

In Colombia, dove inizialmente non esistevano né leggi né regolamenti in materia di maternità surrogata, la pratica è diventata legale nel 2009 con una sorprendente sentenza della Corte Costituzionale. Questa sentenza ha ammesso il contratto con cessione obbligatoria del neonato se il motivo della donna che vi si presta non è il lucro. La Corte ha considerato la GPA una «tecnica di riproduzione assistita». Secondo la sentenza n. 968 del 2009, la messa a disposizione del proprio utero per soddisfare il desiderio di genitorialità di terzi è definita come: «l’atto riproduttivo che genera la nascita di un bambino da parte di una donna che è soggetta a un contratto o impegno attraverso il quale deve cedere tutti i diritti sul neonato». In questa procedura, la donna che partorisce non fornisce i suoi ovuli, garantendo che non vi sia un legame genetico diretto tra la surrogata e il bambino. Le madri surrogate che accettano di portare a termine una gravidanza, una volta avvenuto il parto, consegnano il bambino alle persone che lo hanno commissionato e che si sono fatte carico del pagamento di una certa somma di denaro e delle spese relative alla gravidanza e al parto. Questo modello colombiano cerca di bilanciare la legalizzazione della pratica con la prevenzione della commercializzazione esplicita.

Messico: La Frammentazione Legislativa Statale

In Messico, la maternità surrogata è stata ed è tuttora regolata dai singoli stati, piuttosto che da una legge federale unificata. Attualmente non esiste una legge federale che vieti la maternità surrogata, e questa pratica è stata disciplinata dalla legge solo in 2 dei 31 stati messicani. Per anni, l’unico stato messicano ad avere una legge sulla maternità surrogata è stato Tabasco, che ha disciplinato la materia mostrando un favor verso questa pratica, almeno fino al gennaio 2016, quando è cambiato il quadro normativo. Questa frammentazione legislativa crea un mosaico complesso di diritti e divieti, con implicazioni significative per i clienti e le madri surrogate, che devono navigare tra le diverse normative locali. La mancanza di una legge federale chiara e coerente spesso lascia spazio a incertezze legali e può esporre le parti coinvolte a rischi.

Mappa delle normative sulla maternità surrogata in America Latina

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