La Placenta Umana: Anatomia, Funzioni e i Cotiledoni Placentari

L’evoluzione del corpo di una donna a seguito del concepimento è un processo tanto complesso quanto affascinante. Tra i primi cambiamenti significativi vi è la formazione della placenta, un organo temporaneo che si origina nelle primissime fasi della gravidanza, a distanza di pochi giorni dalla fecondazione. La placenta rappresenta l'organo deputato agli scambi metabolici tra la madre e il feto, collegando quest'ultimo alla parete uterina per consentire l'assorbimento dei nutrienti, la regolazione termica, l'eliminazione dei rifiuti e lo scambio di gas attraverso la circolazione materna.

rappresentazione schematica della placenta e del cordone ombelicale

La struttura e la formazione della placenta

La placenta è un organo vascolare temporaneo e uno dei principali annessi embrio-fetali, insieme al sacco vitellino, all'amnios, al cordone ombelicale, all'allantoide e al corion. Essa deriva da una struttura embrionale chiamata blastocisti. Con l'impianto della blastocisti, l'endometrio uterino subisce un processo di decidualizzazione, durante il quale trattiene glicogeno e lipidi essenziali per la nutrizione embrionale.

Dal punto di vista morfologico, la placenta presenta due facce distinte. La superficie rivolta verso il feto è generalmente più liscia, mentre la faccia materna, o basale, è caratterizzata da solchi che la dividono in segmenti specifici. Questa separazione è garantita dalla presenza di setti connettivali che si dipartono dalla decidua basale.

immagine di scansione ecografica di una placenta umana

Cosa sono i cotiledoni placentari

I cotiledoni sono le porzioni in cui è suddivisa la superficie materna della placenta. Queste aree sono delimitate esternamente dai solchi intercotiledonali e internamente dai setti. Il numero di cotiledoni è variabile: generalmente, sulla superficie materna se ne contano tra i 16 e i 20. È interessante notare come ogni cotiledone contenga a sua volta circa 20 cotiledoni fetali.

La letteratura scientifica, inclusi i dati riportati dall'Università degli Studi di Ferrara, suggerisce che un peso maggiore alla nascita sembrerebbe essere associato a un numero più elevato di cotiledoni. Esistono inoltre correlazioni biologiche complesse: in alcuni studi è emerso che un numero superiore di queste strutture nei feti maschi potrebbe essere associato a una pressione sistolica e diastolica più elevata in età adulta, pur mantenendo normale la frequenza cardiaca.

Funzioni dei cotiledoni e della placenta

La funzione della placenta non si limita al solo scambio di nutrienti e ossigeno. Essa funge da barriera selettiva: sebbene sia un potente filtro per molti parassiti del sangue, la sua efficacia è ridotta contro virus, batteri e alcune sostanze tossiche, come ad esempio il treponema della sifilide o agenti patogeni della setticemia. Inoltre, la placenta sostituisce temporaneamente le funzioni di organi ancora immaturi nel feto, come i polmoni e i reni.

Un aspetto fondamentale è la regolazione ormonale. La placenta produce ormoni cruciali per il mantenimento della gravidanza, come la gonadotropina corionica umana (hCG). Questo ormone impedisce la regressione del corpo luteo a livello ovarico, permettendo la secrezione di progesterone fino alla settima settimana circa. Successivamente, la placenta coopera con le ghiandole surrenali materne e fetali per la produzione di estrogeni, necessari per la crescita dell'utero e la differenziazione delle ghiandole mammarie.

Placenta (animazione 3D)

Anomalie: il cotiledone succenturiato

Tra le possibili variazioni anatomiche, si riscontra il cosiddetto cotiledone succenturiato. Si tratta di un'appendice della placenta che risulta separata fisicamente dal corpo principale dell'organo, pur rimanendo connessa ad esso attraverso vasi sanguigni. Questa condizione può essere talvolta associata a pregresse cicatrici uterine, come nel caso di un precedente taglio cesareo, dove la placenta potrebbe essersi impiantata in prossimità della cicatrice.

Sebbene la presenza di un cotiledone succenturiato possa generare ansia nella gestante, generalmente non comporta complicazioni cliniche significative se correttamente individuata durante gli esami ecografici. Il rischio principale è legato alla fase del secondamento: qualora il medico o l'ostetrica non siano a conoscenza della presenza di questo lobo accessorio, esiste il rischio che esso non venga espulso completamente dopo il parto, rimanendo all'interno dell'utero.

Il ruolo dell'utero e il secondamento

Il distacco e l'espulsione della placenta avvengono subito dopo il parto in una fase definita secondamento. In condizioni fisiologiche, l'utero attua un meccanismo di contrazione tetanica, noto come "globo di sicurezza", che comprime i vasi sanguigni nel punto in cui era attaccata la placenta, bloccando l'emorragia.

Se l'organismo interpreta erroneamente che una parte della placenta (come un cotiledone residuo) sia ancora funzionale, l'utero potrebbe non contrarsi efficacemente, facilitando il perdurare di un'emorragia. Per favorire l'espulsione completa degli annessi, una pratica raccomandata è l'allattamento al seno precoce: la suzione del neonato stimola il rilascio di ossitocina, che induce le contrazioni uterine necessarie per il corretto completamento del secondamento.

infografica sulle fasi del secondamento

Considerazioni cliniche e gestione

La localizzazione della placenta, definita tramite ecografia, è fondamentale per monitorare l'andamento della gravidanza. Se la placenta si impianta vicino all'orifizio uterino interno, si parla di placenta previa, una condizione che richiede un monitoraggio stretto per prevenire emorragie antepartum.

È bene ricordare che la diagnosi di anomalie, come la presenza di cotiledoni succenturiati, non deve necessariamente indurre allarmismo. La medicina moderna, attraverso l'ecografia morfologica e transvaginale, permette di identificare tali condizioni con precisione, consentendo all'equipe medica di pianificare il parto in sicurezza. Il parere del medico curante resta, in ogni caso, l'unico riferimento autorevole per gestire i dubbi o le paure che possono insorgere durante il percorso della maternità.

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