Analisi critica: tra rappresentazione storica e natura biologica

La complessità del reale spesso si scontra con la semplificazione mediatica. Quando la narrazione storica viene sacrificata sull'altare di prodotti audiovisivi privi di rigore, il risultato è una distorsione che non solo offende la memoria collettiva, ma tradisce il compito educativo del servizio pubblico. Parallelamente, nel mondo naturale, la banana rappresenta un caso di studio affascinante: un frutto che, pur essendo onnipresente sulle nostre tavole, nasconde una storia evolutiva, biologica e commerciale ricca di sfumature, spesso ignorate quanto la complessità dei fatti storici che tentiamo di studiare.

rappresentazione stilizzata del contrasto tra narrazione storica distorta e complessità biologica

Lo scempio della narrazione storica televisiva

Ieri sera su Rai Uno è andato in onda uno scempio, di cui la Rai dovrebbe chiedere scusa, e i politici o chiunque approvi sul servizio pubblico operazioni di questo tipo dovrebbe chiedere il conto. Insegno storia da cinque anni nei licei, e tutto il lavoro che io, come centinaia di migliaia di insegnanti di liceo e università, faccio per cercare di raccontare, far conoscere, semplificare, provare a condividere e indagare insieme, gli anni Settanta viene smerdato da una roba coma la trilogia-fiction intitolata “Anni spezzati”. Uno dei prodotti peggiori realizzati in Italia negli ultimi anni: un film non solo pessimo da un punto visto artistico e anche tecnico, ma risibile da quello documentario e storico.

Chi l’ha scritto, Graziano Diana (anche regista) con due autori alle prime armi - Stefano Marcocci e Domenico Tomassetti - ha evidentemente ritenuto opportuno prescindere da qualunque serietà di documentazione storica, appoggiandosi a riduzioni da sussidiario copiato male. Nei titoli d’apertura non dichiara nemmeno un nome di un consulente storico, nei titoli di coda ne cita tre, nessuno dei quali storico di professione. Nelle interviste Diana dice che ha ascoltato le voci dei parenti delle vittime della violenza politica anni ’70: non so chi abbia ascoltato né come l’abbia fatto, ma quello che ne ha tratto sono degli sloganucci stereotipati che farebbero passare un bignami per un saggio storico complesso.

L’idea di Alessandro Jacchia di raccontare attraverso lo sguardo di un poliziotto romano le vicende complicate che girano intorno a Piazza Fontana, l’autunno del ’69, e la vicenda di Calabresi e Pinelli non è nemmeno revisionista: non è un’idea. La voce off nasale, i riassunti della macrostoria in cui non una sola parola si sottrae dai luoghi comuni, i personaggi ridotti a figurine da vignette della Settimana Enigmistica, le discussioni politiche che sembrano parodie di uno sketch: tutto concorre a un appiattimento della memoria. Le ragioni delle proteste sono state azzerate a una forma di iperattività giovanile - gli anarchici sembrano gente affetta da sindrome da deficit di attenzione da curare col Ritalin - e attori anche bravi sono stati costretti a pronunciare battute che sembrano verbali di polizia.

La confusione narrativa è costante, il montaggio è artificioso e la scelta estetica, con un’eterna luce laterale che taglia le facce degli attori in un’ombra plumbea, denuncia un’ostentata misconoscenza di qualunque modello filmico che si sia confrontato seriamente con la storia della contestazione. Anche la musica, onnipresente e sempre enfatica, viene intervallata da pezzi dell’epoca scelti con il criterio di un jukebox andato in corto. È uno scempio storico, artistico, cinematografico e narrativo.

La botanica del banano: origini e classificazione

Se la narrazione storica di "Anni spezzati" fallisce nel restituire la verità, la scienza ci offre invece una classificazione rigorosa per comprendere meglio la natura. La banana è la bacca della pianta del banano, originario dei paesi con clima tropicale nel Sud-est asiatico (Malesia, Indonesia e Filippine), appartenente alla famiglia delle Musaceae. Tale frutto si sviluppa in una serie di grappoli. Quasi tutte le moderne banane partenocarpiche utilizzate a scopo alimentare provengono dalle specie Musa acuminata e Musa balbisiana.

Il nome scientifico Musa deriva probabilmente dal termine arabo mawz (موز), che indica precisamente la banana. La pianta di banana è la più grande pianta erbacea dotata di fiore. Le piante sono spesso scambiate per alberi, ma il loro fusto principale è in effetti uno pseudofusto che cresce fino a 6-7 metri a partire da un bulbo-tubero. Ogni pseudofusto può produrre un singolo casco di banane. L'infiorescenza contiene molte brattee tra le proprie file di fiori. I fiori femminili appaiono in file più in alto sul fusto, rispetto a dove spunteranno i fiori maschili. I frutti di banana si sviluppano dal cuore di banana, in una grande massa pendula, fatta di file di frutti chiamate mani, con fino a 20 frutti per fila. La massa dei frutti è nota come casco e può pesare 30-50 kg.

La classificazione delle banane è stata a lungo un problema per i tassonomi. I ricercatori Norman Simmonds e Ken Shepherd nel 1955 proposero il sistema nomenclaturale basato sul genoma, che elimina praticamente tutte le difficoltà e le incoerenze del sistema linneano basato su Musa sapientum e Musa paradisiaca. Mentre le banane originarie contenevano molti semi, varietà senza semi e triploidi sono state selezionate per il consumo umano. Queste si propagano asessualmente dai polloni della pianta.

infografica che illustra la classificazione genomica delle banane

Valori nutrizionali e proprietà del frutto

La banana contiene tra le 70 e le 79 kcal per 100 g a seconda della provenienza, della stagione e del grado di maturazione; la variabilità nel quantitativo di calorie dipende dalla quantità di carboidrati disponibili. È uno dei pochi frutti amidacei: buona parte dei suoi zuccheri (48%) sono composti da amido. Quando la banana è acerba, l’amido ha un’alta percentuale di amido resistente (si comporta come una fibra alimentare), che possiede anche diversi antinutrienti che celano le sostanze nutritive.

I benefici e gli effetti terapeutici millantati dalla banana sono diversi: utile nelle anemie, per le ansie, per la salute del cuore e delle ossa, per il senso di sazietà. Mangiare banane regolarmente potrebbe proteggere lo stomaco dalle ulcere e favorire la digestione. I nutrienti contenuti nella banana, tra cui la vitamina B6 che favorisce il metabolismo delle proteine, potrebbero avere un ruolo nella prevenzione del rischio ictus dopo la menopausa. La polpa della banana, essendo ricca di provitamina A, vitamina B1, vitamina B2, vitamina C, vitamina PP e, seppur in misura minore, di vitamina E, di sali minerali (calcio, fosforo, ferro e potassio), ha proprietà nutrienti, remineralizzanti e stimolanti per la pelle. Nonostante l'opinione comune che la banana sia un cibo particolarmente ricco di potassio, non ci sono importanti indicazioni sul quantitativo raccomandabile oltre le linee guida generali che indicano due porzioni di frutta al giorno.

La banana nel commercio e nella cultura globale

La storia commerciale della banana incomincia con la fondazione della United Fruit Company alla fine del XIX secolo. Per gran parte del XX secolo, le banane e il caffè hanno dominato le esportazioni dell'America centrale. La United Fruit Company basava i suoi affari quasi interamente sul commercio di banane, visto che il commercio di caffè era troppo difficile da controllare. Recenti prove archeologiche nelle paludi del Kuk, nella Provincia degli Altopiani Occidentali della Papua Nuova Guinea, suggeriscono che la coltivazione della banana risalga almeno al 5000 a.C. e forse anche all'8000 a.C., rendendo gli altopiani della Nuova Guinea il luogo in cui il banano fu domesticato.

La banana Cavendish, la più coltivata e consumata in tutto il pianeta, pecca di scarsa diversità genetica che la rende estremamente vulnerabile ad aggressive malattie che potrebbero portarla all'estinzione in breve tempo. Una nuova variante patogena, razza tropicale 4, affligge le coltivazioni di Cavendish nel Sud-est asiatico ed è per questo alla radice dei problemi riguardanti i commerci di esportazione. La varietà Gros Michel (Big Mike) è stata una delle prime a essere coltivata massicciamente, per poi essere cancellata dalla malattia di Panama negli anni cinquanta.

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Il commercio mondiale è oggi dominato dall'Ecuador, seguito da Costa Rica, Filippine e Colombia. Tuttavia, le pratiche di coltivazione sono spesso insostenibili. Nel 2019, Greenpeace ha pubblicato un "Eco Menù" consigliando di evitare il consumo di banane assieme ad avocado, ananas e quinoa in quanto coltivati a discapito di foreste e diritti umani. Queste pratiche sono state messe in evidenza anche dal programma "Indovina chi viene a cena" su Rai 3, che ha sottolineato il massiccio uso di pesticidi sia in fase di coltivazione sia prima del trasporto.

Leggende e metafore della banana

La rappresentazione di una persona che scivola su una buccia di banana è stata la materia prima della commedia per generazioni, specie di quella slapstick. Esistono inoltre numerose leggende metropolitane legate al frutto. Negli anni quaranta e cinquanta, si narrava di tarantole nascoste tra i caschi di banana, un riferimento presente anche nella canzone Day-O (Banana Boat Song). Un'altra leggenda metropolitana attribuisce proprietà allucinogene a un'ipotetica sostanza chiamata bananadina, che si otterrebbe essiccando le bucce di banana per fumarle. L'origine di quest'ultima è stata tracciata in un articolo del giornale studentesco Berkeley Barb del 1967.

Infine, nell'uso linguistico statunitense, "banana" è un termine dispregiativo per indicare una persona di origini asiatiche che ha assimilato interamente la cultura statunitense. Analogamente, la storia del confronto tra popoli e culture, così come il lavoro di studio e divulgazione storica, richiede una profondità di analisi che le fiction approssimative non possono offrire, esattamente come la comprensione della banana richiede di andare oltre il semplice gesto di consumarla, analizzando le filiere globali, i rischi di estinzione delle monoculture e la realtà biologica dietro un frutto tanto ordinario quanto complesso.

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