La depressione è una sensazione di tristezza, vuoto o irritabilità che diventa un disturbo quando è sufficientemente intensa da interferire con il funzionamento. Non si tratta semplicemente di un momento di tristezza passeggera, ma di una condizione di salute mentale complessa che va ben oltre la semplice tristezza temporanea. Caratterizzata da un umore persistentemente basso e dalla perdita di interesse nelle attività quotidiane, questa condizione può influenzare profondamente ogni aspetto della vita di una persona. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) valuta la depressione maggiore come uno dei disturbi più invalidanti al mondo con un costo sociale elevatissimo. È una delle principali cause di disabilità e colpisce circa il 5% degli adulti nel mondo.
È fondamentale distinguere la depressione clinica dal comune stato d'animo triste o scoraggiato. Il termine “depressione” viene spesso utilizzato per descrivere lo stato d’umore triste o scoraggiato che deriva da eventi emotivamente angoscianti, come un disastro naturale, una grave malattia o la morte di una persona cara. Le persone possono anche dire di sentirsi “depresse” in alcuni momenti, ad esempio durante le festività (malinconia delle feste) o nell’anniversario della morte di una persona cara. Tuttavia, tale stato d’animo non rappresenta solitamente un disturbo. In genere questa sensazione di lutto, demoralizzazione e delusione è di carattere temporaneo, dura alcuni giorni piuttosto che settimane o mesi e si presenta in ondate che tendono a essere legate a pensieri o a ricordi dell’evento angosciante. Inoltre, non interferisce in modo sostanziale con le funzioni vitali, indipendentemente dalla durata nel tempo. Avere un umore depresso non vuol dire essere necessariamente affetti da un disturbo depressivo. Si può parlare di depressione in senso clinico quando sono presenti sintomi consistenti in un abbassamento del tono dell’umore. In questi casi, il depresso sente se stesso, la propria vita, la realtà circostante in maniera spiacevole e dolorosa. L'esistenza del depresso si svuota di significato e di interesse.
La depressione è il secondo disturbo mentale più comune (dopo l’ansia). Circa il 13% delle persone che si recano da un medico di base soddisfa i criteri per una diagnosi di depressione maggiore. In genere la depressione si sviluppa a metà dell‘adolescenza, nei ventenni o nei trentenni, sebbene possa iniziare praticamente a qualsiasi età, compresa l’infanzia. La depressione rende le persone tristi e apatiche, facendo loro perdere tutto l’interesse e il piacere nelle attività precedentemente apprezzate. La depressione maggiore è infatti uno tra i disturbi psichiatrici con il più alto tasso di suicidi, determinando degli effetti non solo sulla salute psichica, ma anche su quella fisica.

I Diversi Volti della Depressione: Tipologie e Classificazioni
Con il termine "depressione" non si indica una sola tipologia di malattia, difatti, esistono diverse forme depressive, ognuna con caratteristiche peculiari. Il termine 'depressione' è un ombrello che accoglie diverse condizioni. Oltre al disturbo depressivo maggiore, è importante conoscere altre forme comuni di disturbi depressivi per poterle distinguere. Capire queste differenze è il primo passo per dare un nome più preciso al proprio malessere. I disturbi depressivi più frequenti sono il disturbo depressivo maggiore, il disturbo depressivo persistente (distimia) e il disturbo disforico premestruale.
Disturbo Depressivo Maggiore (Depressione Unipolare)
Il disturbo depressivo maggiore, chiamato in passato anche disturbo depressivo unipolare o depressione endogena, è una forma specifica di disturbo depressivo, caratterizzata dalla presenza di almeno 5 sintomi per un periodo di almeno due settimane. Chi soffre di disturbo depressivo maggiore è depresso quasi tutti i giorni per almeno 2 settimane. In questo quadro, il soggetto può sentirsi inutile e avere sensi di colpa, perdere interesse in ciò che normalmente provoca piacere, presentare problemi del sonno oppure perdere peso o aumentare di peso. La depressione maggiore è un disturbo dell’umore caratterizzato da sintomi come: profonda tristezza, calo della spinta vitale, perdita di interesse verso le normali attività, pensieri negativi e pessimistici, disturbi nelle funzioni cognitive e sintomi vegetativi come alterazione del sonno e dell’appetito. La depressione maggiore è un disturbo psichiatrico debilitante che è caratterizzato dalla presenza di almeno un episodio depressivo della durata minima di due settimane. Si caratterizza con un importante calo del tono dell’umore, una riduzione di interessi e di attività piacevoli, cambiamenti nel contenuto del pensiero e alterazioni della cognizione, oltre a problematiche vegetative, come alterazioni del sonno e dell’appetito.
Un episodio di depressione dura solitamente per circa 6 mesi, se non trattato, ma talvolta persiste per 2 o più anni. Gli episodi tendono a ripresentarsi più volte durante la vita. La durata è variabile: un episodio non trattato può durare da diversi mesi a oltre un anno. Il corso di sviluppo della depressione maggiore differisce significativamente da caso a caso. In alcuni casi infatti la remissione è completa, in altri il disturbo tende a cronicizzare. Dopo la remissione del disturbo depressivo è possibile che alcuni sintomi e difficoltà nella vita quotidiana si mantengano in maniera residuale, riducendo la qualità di vita dei pazienti. Inoltre la probabilità di una ricaduta è alta. Ogni episodio di depressione maggiore aumenta il rischio di avere nuovi episodi. Circa il 50% delle persone che hanno avuto un primo episodio di depressione ne avranno un secondo, mentre dopo tre episodi, la probabilità di avere un quarto episodio è del 90%.
Disturbo Depressivo Persistente (Distimia)
La distimia, o disturbo depressivo persistente (PDD), si distingue dalla depressione maggiore principalmente per la sua durata e intensità. I sintomi sono simili ma meno acuti, e si protraggono per un tempo molto più lungo, almeno due anni. Il soggetto con disturbo depressivo persistente è depresso quasi tutti i giorni da almeno 2 anni. I sintomi compaiono in modo graduale, spesso durante l’adolescenza, e possono durare anni o decenni. Chi soffre di una depressione persistente è depresso quasi tutti i giorni da almeno due anni con sintomi a volte meno gravi di quelli della depressione maggiore. Questi sintomi includono umore depresso, affaticamento, variazioni dell’appetito, disturbi del sonno, movimenti agitati o rallentati, bassa autostima, sensazione di disperazione e difficoltà di pensiero. I soggetti con questo disturbo possono essere cupi, pessimisti, scettici, privi di umorismo e ipercritici; alcuni sono passivi, privi di energie e molto riservati. Alcuni si lamentano costantemente e sono pronti a criticare gli altri e a biasimare se stessi; sono preoccupati di essere inadeguati, del fallimento e degli eventi negativi, talvolta fino al punto da trovare morbosamente gratificanti i propri fallimenti.
Disturbo Disforico Premestruale
Il disturbo disforico premestruale è una forma specifica di disturbo depressivo che può verificarsi dopo l'ovulazione e risolversi entro pochi giorni dal ciclo mestruale, influenzando significativamente il funzionamento quotidiano. Dei sintomi gravi si verificano prima del ciclo mestruale e scompaiono al suo termine, causando notevole malessere e/o pesante compromissione funzionale. I sintomi assomigliano a quelli della sindrome premestruale ma sono più gravi, e provocano grave sofferenza e compromissione funzionale sul posto di lavoro e nei rapporti sociali. Ne soffre circa l’1-6% delle donne che hanno il ciclo mestruale. Una donna affetta dal disturbo disforico premestruale ha sbalzi di umore e diventa improvvisamente triste e incline al pianto; è irritabile e si arrabbia facilmente. Si sente molto depressa, senza speranza, ansiosa e sull’orlo della crisi di nervi; può sentirsi sopraffatta e fuori controllo. Come con gli altri tipi di depressione, la donna con questo disturbo può perdere interesse nelle attività abituali, avere difficoltà di concentrazione, sentirsi stanca e senza energie. Può mangiare troppo e avere desiderio di certi cibi, dormire poco oppure troppo. Possono essere presenti anche sintomi fisici come dolore articolare, sensazione di gonfiore, sensibilità mammaria o aumento di peso. Il disturbo disforico premestruale può comparire per la prima volta in qualunque momento dopo il primo ciclo mestruale; può peggiorare quando la donna si avvicina alla menopausa ma scompare al suo termine.
Disturbo Affettivo Stagionale
I disturbi dell’umore possono anche essere associati a cambiamenti stagionali. Per esempio, molte persone riferiscono di sentirsi più tristi nel tardo autunno e in inverno, attribuendo questa tendenza alle giornate più corte e alle temperature più fredde. Tuttavia, in alcune persone tale tristezza è abbastanza grave da essere considerata un tipo di depressione, noto come disturbo affettivo stagionale (SAD). Questo disturbo emerge tipicamente con l'arrivo dell'autunno e dell'inverno, quando la luce solare diminuisce. Si pensa che questo calo di luce possa alterare i ritmi circadiani e influenzare neurotrasmettitori chiave come la serotonina e la melatonina, portando a un calo dell'umore che tende a risolversi con l'arrivo della primavera.
Depressione Reattiva
La depressione reattiva, o situazionale, è una forma di depressione che insorge in reazione a un evento di vita specifico, stressante o traumatico. Si manifesta quando le normali capacità di una persona di far fronte al dolore o allo stress vengono sopraffatte, portando a sintomi depressivi che vanno oltre una normale reazione di tristezza. A differenza di altre forme che possono cronicizzare, la depressione reattiva tende ad avere una durata più limitata, spesso di pochi mesi, legata all'elaborazione dell'evento scatenante. Ciò non toglie che, durante questo periodo, i sintomi possano essere altrettanto intensi e dolorosi di altre forme di depressione.
Disturbo Bipolare
Il sintomo principale del disturbo bipolare è l'alterazione dell'umore che passa da uno stato depressivo ad uno stato di esagerata euforia (stato maniacale). Questi disturbi sono caratterizzati dall'alternarsi di stati depressivi a stati maniacali o ipomaniacali. La persona non vive solo episodi di profondo calo dell'umore, tipici della depressione, ma anche fasi di energia e attività eccessive, chiamate episodi maniacali o ipomaniacali. Questi ultimi sono l'altra faccia della medaglia: autostima esagerata, ridotto bisogno di sonno, pensieri accelerati e comportamenti impulsivi, come spese folli o decisioni rischiose.
Disturbo da Lutto Prolungato
Il disturbo da lutto prolungato è una tristezza persistente in seguito alla perdita di una persona cara. È diverso dalla depressione, in quanto la tristezza è specificamente correlata alla perdita piuttosto che alle sensazioni di tristezza e fallimento più generali associate alla depressione. Il disturbo da lutto prolungato è considerato presente quando la sofferenza per la perdita… (il testo si interrompe qui)
Altre Specificazioni dei Disturbi Depressivi
Tra i disturbi depressivi del DSM-5-TR troviamo anche il disturbo da disregolazione dell’umore dirompente, specifico per l’età evolutiva. Esistono poi categorie come il disturbo depressivo dovuto ad altra condizione medica presente, che indica un periodo prolungato e costante di umore triste o una significativa perdita di interesse o piacere in molte o nella maggior parte delle attività, a causa degli effetti fisiologici derivanti da una specifica condizione medica. Inoltre, il disturbo depressivo con altra specificazione si applica quando i sintomi tipici di un disturbo depressivo causano un disagio clinico significativo o compromettono la vita sociale, lavorativa o altre aree importanti, ma non rispecchiano completamente i criteri dei vari disturbi depressivi. Infine, il disturbo depressivo senza specificazione è una diagnosi che si applica quando i sintomi tipici di un disturbo depressivo causano un notevole disagio clinico o compromettono il funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti, ma non soddisfano completamente i criteri per un qualsiasi disturbo depressivo specifico.
Una sola Depressione oppure molte Depressioni diverse?
Sintomi della Depressione: Come Riconoscerla
Riconoscere i sintomi della depressione maggiore è il primo passo per comprendere cosa sta succedendo. I sintomi di depressione in genere si sviluppano gradualmente, nell’arco di giorni o settimane, e possono variare notevolmente. Ad esempio, un soggetto che soffre di depressione può apparire apatico e triste oppure irritabile e ansioso. I sintomi di depressione si manifestano attraverso una gamma di manifestazioni che coinvolgono sia l'aspetto fisico che emotivo della persona colpita.
Il sintomo più riconoscibile della depressione maggiore è un umore cupo e persistente, una tristezza profonda o un senso di vuoto che non sembra andarsene. Molti soggetti depressi non riescono a provare emozioni, tra cui dolore, gioia e piacere, in modo normale e il mondo per loro sembra diventato incolore e senza vita. Perdono interesse o piacere nelle attività precedentemente apprezzate, un fenomeno noto come anedonia. Le persone depresse possono mostrarsi preoccupate a causa di intensi sentimenti di senso di colpa e di auto-denigrazione e possono non riuscire a concentrarsi. Possono manifestare sensazioni di disperazione, solitudine e inutilità. Spesso sono indecisi e riservati, si sentono indifesi e senza speranza, e pensano alla morte e al suicidio. La storia personale del depresso si carica di negatività, il passato non ha più esperienze piacevoli, il futuro è inaccessibile, sbarrato, non c'è più progettualità, il presente si contrae, diventa immodificabile.
I sintomi specifici del disturbo depressivo maggiore includono umore depresso, perdita o aumento di peso, affaticamento, disturbi del sonno, movimenti agitati o rallentati, sensazione di inutilità o senso di colpa, difficoltà di pensiero e ideazione o comportamento suicidari. Gli occhi possono essere pieni di lacrime, le sopracciglia aggrottate e gli angoli della bocca rivolti verso il basso. Il soggetto può stare accasciato ed evitare il contatto visivo, muoversi a malapena e mostrare scarsa espressività facciale, parlare in tono monocorde.
A livello somatico, la maggior parte dei soggetti depressi presenta difficoltà ad addormentarsi e si sveglia ripetutamente, soprattutto nelle prime ore del mattino. Alcuni soggetti con depressione dormono più del solito (ipersonnia). L’inappetenza e la perdita di peso possono portare al deperimento e, nelle donne, si può verificare l’interruzione del ciclo mestruale. Tuttavia, il consumo eccessivo di cibo e l’aumento di peso sono frequenti nei casi di depressione lieve. Alcuni pazienti possono somatizzare la tristezza manifestando maggiormente sintomi somatici, come stanchezza cronica, dolori diffusi e problemi gastro-intestinali. Un disturbo depressivo può manifestarsi anche attraverso un’alterazione del ritmo sonno-veglia, l’aumento o la diminuzione del sonno notturno, variazioni nelle abitudini alimentari (con aumento o diminuzione dell’appetito), riduzione del desiderio sessuale e altre problematiche relative alla sfera sessuale.
Alcuni soggetti depressi non curano l’igiene personale o persino quella dei figli, delle persone care o degli animali domestici. Alcuni pensano di essere affetti da una patologia fisica e lamentano dolori e sofferenze varie. Chi soffre di questo disturbo trova, in genere, penoso prendersi cura del proprio aspetto fisico e della propria igiene personale. Chi soffre di depressione maggiore può mostrare difficoltà nei processi cognitivi. Tra i sintomi comportamentali più evidenti troviamo la riduzione delle attività quotidiane. La riduzione progressiva e costante delle attività quotidiane porta a disabilità percepita (“non sono più in grado di fare le mie cose”) e reale.
È molto comune, inoltre, che le persone con depressione maggiore sperimentino anche sintomi di ansia o sviluppino una maggiore vulnerabilità all'abuso di alcol o altre sostanze, come tentativo di automedicazione dal dolore emotivo. Anche quando una persona risponde bene al trattamento e sembra 'guarita', è possibile che alcuni sintomi residui persistano. Questi sintomi, sebbene meno intensi, possono comunque interferire con la vita quotidiana e aumentare il rischio di una futura ricaduta. Tra i sintomi residui più comuni troviamo l'affaticamento, i disturbi del sonno, difficoltà cognitive (la cosiddetta 'nebbia mentale'), astenia e ansia.
Criteri Diagnostici del DSM-5 per la Depressione Maggiore
Per poter formulare una diagnosi di depressione maggiore, i professionisti della salute mentale si basano sui criteri diagnostici definiti nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5). Questo manuale stabilisce che una persona deve presentare cinque o più dei seguenti sintomi per un periodo di almeno due settimane. È fondamentale che almeno uno dei due sintomi principali (umore depresso o perdita di interesse/piacere) sia presente. Ecco i criteri specifici elencati nel DSM-5:
- Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni.
- Marcata diminuzione dell'interesse o del piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni.
- Significativa perdita di peso non dovuta a dieta, o aumento di peso, oppure diminuzione o aumento dell'appetito quasi tutti i giorni.
- Insonnia o ipersonnia quasi tutti i giorni.
- Agitazione o rallentamento psicomotorio quasi tutti i giorni.
- Faticabilità o perdita di energia quasi tutti i giorni.
- Sentimenti di svalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati quasi tutti i giorni.
- Ridotta capacità di pensare o concentrarsi, o indecisione, quasi tutti i giorni.
- Pensieri ricorrenti di morte, ricorrente ideazione suicidaria senza un piano specifico o un tentativo di suicidio o un piano specifico per commettere suicidio.
Oltre alla presenza di questi sintomi, per una diagnosi formale è necessario che il malessere causi un disagio clinicamente significativo o una compromissione del funzionamento in aree importanti della vita (sociale, lavorativa, familiare). Infine, è essenziale escludere che i sintomi siano attribuibili agli effetti di sostanze o a un'altra condizione medica. Il medico formula la diagnosi in base a segni e sintomi.
Manifestazioni della Depressione nelle Diverse Età
La depressione può variare leggermente nelle sue manifestazioni in base all'età della persona che ne soffre. Le suddivisioni principali si basano generalmente su tre fasce d'età: l'infanzia, l'adolescenza e l'età adulta.
Depressione Infantile
La depressione infantile è una forma di depressione che si verifica nei bambini. Può manifestarsi in modi diversi rispetto agli adulti. I sintomi tipici possono includere irritabilità, cambiamenti nel comportamento alimentare o nel sonno, problemi di concentrazione, pianto eccessivo, ritiro sociale, e difficoltà nell'esprimere le proprie emozioni. I bambini possono avere difficoltà a comunicare i loro sentimenti, il che rende la diagnosi più complessa.
Depressione nell'Adolescenza
Gli adolescenti possono sperimentare sintomi simili a quelli degli adulti, ma possono anche mostrare irritabilità e comportamenti ribelli più marcati. I sintomi depressivi nell'adolescenza possono includere isolamento sociale, calo delle prestazioni scolastiche, perdita di interesse per le attività quotidiane, disturbi del sonno, aumento o diminuzione dell'appetito e pensieri di morte o suicidio. Gli adolescenti possono essere più vulnerabili agli stress legati alle pressioni accademiche e sociali.
Depressione nell'Età Adulta
La depressione negli adulti può manifestarsi in modo più classico, con sintomi come tristezza persistente, perdita di interesse o piacere nelle attività, cambiamenti nell'appetito o nel peso, difficoltà di concentrazione, stanchezza e sensazioni di colpa o inutilità.
Depressione negli Anziani
La depressione colpisce molti anziani. Alcuni anziani hanno sofferto di depressione in momenti precedenti della loro vita, altri ne soffrono per la prima volta in tarda età. Negli anziani la depressione può causare sintomi che assomigliano a quelli della demenza, quali rallentamento del pensiero, diminuzione della concentrazione, stato confusionale e difficoltà di memoria, piuttosto che la tristezza che si tende ad associare alla depressione. Tuttavia, i medici sono in grado di distinguere la depressione dalla demenza, perché quando la depressione viene trattata, le persone riacquistano le proprie funzioni mentali. Nelle persone che soffrono di demenza ciò non accade. Inoltre, le persone che soffrono di depressione possono lamentarsi in modo più amaro della loro perdita di memoria e raramente dimenticano gli eventi attuali importanti o le questioni personali. Al contrario, le persone che soffrono di demenza spesso negano la perdita di memoria.
La depressione è spesso difficile da diagnosticare negli anziani, per vari motivi. I sintomi possono essere meno evidenti, perché gli anziani possono non lavorare o possono avere meno interazioni sociali. Alcuni anziani ritengono che la depressione sia una debolezza e hanno difficoltà a riferire ad altri che si sentono tristi o accusano altri sintomi. L’assenza di emotività può essere interpretata come indifferenza piuttosto che depressione. I familiari e gli amici possono considerare i sintomi di una persona depressa semplicemente come qualcosa che ci si aspetta con l’invecchiamento. I sintomi possono essere attribuiti a un altro disturbo, come la demenza. Poiché la depressione può essere difficile da identificare, molti medici chiedono regolarmente agli anziani quale sia il loro stato d’animo. I famigliari devono prestare attenzione ai piccoli cambiamenti della personalità, specialmente alla mancanza di entusiasmo e spontaneità, alla perdita del senso dell’umorismo e a eventuali nuove dimenticanze.
Le Cause e i Fattori di Rischio della Depressione
La causa esatta della depressione non è chiara, ma una serie di fattori può favorire l’insorgenza della depressione. Non esiste una singola causa per la depressione maggiore. Piuttosto, si tratta di una complessa interazione di diversi fattori di rischio, che possono variare da persona a persona. Tra i principali troviamo fattori genetici (ereditarietà), eventi emotivamente stressanti, il sesso femminile, certi disturbi medici generali ed effetti collaterali di certi farmaci.
Fattori Biologici e Genetici
I fattori genetici contribuiscono alla depressione in circa un terzo delle persone che ne soffrono. Per esempio, la depressione è più comune tra i fratelli, i genitori e i figli (soprattutto i gemelli identici) dei soggetti che soffrono di depressione. I fattori genetici sono in grado di influire sul funzionamento delle sostanze che intervengono nella comunicazione tra le cellule nervose (neurotrasmettitori). Serotonina, dopamina, noradrenalina (norepinefrina), glutammato e acetilcolina sono neurotrasmettitori che possono essere coinvolti nella depressione. Secondo l'ipotesi monoaminergica, la depressione sarebbe causata da un deficit di serotonina, noradrenalina e dopamina. L'ipotesi permissiva prende in considerazione l'importanza che riveste il bilancio reciproco di serotonina e noradrenalina nei processi regolatori dell'umore. Infatti, se il livello di serotonina è troppo basso, si perde la regolazione noradrenergica e ciò può generare alterazioni dei livelli di noradrenalina. Tali alterazioni possono condurre alla mania. Se, invece, è il livello di noradrenalina ad abbassarsi, si perde la regolazione serotoninergica con conseguente alterazione dei livelli di serotonina. Altri fattori includono i sistemi ormonali che regolano la tiroide, le ghiandole surrenali e l’ipofisi. Per quel che riguarda la depressione maggiore, l’influenza della familiarità è più modesta ma presente, rispetto alla vulnerabilità genetica, maggiore influenza sembrano riguardare eventi di vita avversi e caratteristiche psicologiche, non solo acquisite ma anche apprese durante lo sviluppo.
Fattori Psicologici, Ambientali e Sociali
Eventi emotivamente angoscianti, come la perdita di una persona cara e avversità croniche, come quelle causate da bullismo, problemi socioeconomici ed esperienze negative durante l’infanzia, possono talvolta scatenare la depressione. Tuttavia, la depressione di solito si osserva solo nei soggetti predisposti alla patologia, come quelli che possiedono familiari che soffrono di depressione. La depressione può insorgere o peggiorare in assenza di eventi stressanti evidenti o significativi. L’abuso infantile, la violenza da parte del partner e la comorbilità con altri disturbi fisici e mentali sono costantemente associati al disturbo depressivo maggiore. Traumi passati, come abusi fisici, sessuali o emotivi, sono un fattore di rischio significativo. Anche l’esposizione ripetuta a traumi infantili può attivare o disattivare alcuni geni.
Conflitti interpersonali, tensioni continue e problemi in famiglia, con il partner o con gli amici, possono contribuire all'insorgenza della depressione. Cambiamenti importanti nella vita, non solo eventi negativi come la perdita del lavoro, ma anche cambiamenti percepiti come positivi (laurearsi, andare a vivere all'estero, la nascita di un figlio, come nella depressione post partum) possono essere fonti di stress tali da innescare un disturbo depressivo maggiore. Condizioni socio-economiche svantaggiate, povertà e scarsa scolarizzazione sono considerati fattori di rischio. Anche l’essere cresciuti con un genitore depresso porta ad un aumentato rischio di sviluppare depressione. Più recentemente studi hanno evidenziato come eventi di vita avversi durante l’infanzia possano influenzare lo sviluppo di un disturbo depressivo in età adulta.

Fattori Demografici e Ormonali
Le donne hanno più probabilità di soffrire di depressione rispetto agli uomini, sebbene le ragioni di ciò non siano del tutto chiare. L'incidenza della depressione maggiore è doppia nel sesso femminile, con un rapporto di circa 2:1 rispetto al sesso maschile. Tra i fattori fisici, gli ormoni sono i più coinvolti. Le variazioni dei livelli ormonali possono indurre sbalzi d’umore poco prima delle mestruazioni (nell’ambito della sindrome premestruale), durante la gravidanza, dopo il parto e durante la menopausa. Nelle prime quattro settimane dopo il parto o durante la gravidanza alcune donne accusano depressione (malinconia da parto o, se la depressione è più grave, depressione post-partum). Un altro fattore, abbastanza comune tra le donne, è dato da alterazioni nella funzionalità tiroidea.
I soggetti transgender e non binari sembrano presentare tassi di depressione più elevati rispetto ai soggetti cisgender. Status sociale, razza e cultura non sembrano influire sulla possibilità di soffrire di depressione nell’arco della vita. L’età media di insorgenza del disturbo sono i 25 anni e il picco di incidenza si assesta tra la tarda adolescenza e i 40 anni. Nei paesi occidentalizzati si assiste inoltre, con l’avanzare dell’età, ad una modesta riduzione dell’intensità e dei sintomi depressivi.
Condizioni Mediche e Farmaci
La depressione può essere associata o essere causata da diverse patologie e fattori generali. Le malattie possono provocare la depressione direttamente (ad esempio quando una patologia della tiroide influenza i livelli ormonali) oppure indirettamente (come l’artrite reumatoide che causa dolore e invalidità). Spesso, una patologia causa depressione sia direttamente che indirettamente. Ad esempio, l’infezione da virus dell’immunodeficienza umana (HIV) in stadio avanzato può danneggiare il cervello e causare la depressione direttamente. Le forme meno avanzate di infezione da HIV possono causare depressione anche indirettamente, in conseguenza dell’effetto complessivamente negativo sulla vita del soggetto, dalla diagnosi fino all’infezione in stadio avanzato.
Negli anziani sono comuni le patologie che possono portare alla depressione, tra cui il cancro, l’attacco cardiaco, l’insufficienza cardiaca, i disturbi della tiroide, l’ictus, la demenza e il morbo di Parkinson. La depressione è infatti uno dei disturbi più comuni negli anziani, e può essere associata a diverse condizioni mediche. Il disturbo depressivo maggiore è associato ad un aumentato rischio di sviluppare diabete, disturbi cardiaci e ictus. La depressione non riflette una debolezza di carattere o una mancanza di volontà di sentirsi meglio. L'impatto della depressione non si limita alla sfera psicologica. È anche un fattore di rischio e un elemento che può peggiorare la prognosi di molti disturbi somatici cronici, come diabete, malattie cardiovascolari, ipertensione, problemi respiratori e artrite. Mente e corpo sono profondamente connessi. Nel 10% dei casi la depressione può essere causata da malattie come le anemie o l'ipotiroidismo, o da alcuni farmaci.
L’uso di alcuni farmaci su prescrizione, ad esempio alcuni beta-bloccanti (utilizzati per trattare l’ipertensione arteriosa) può causare depressione. Per ragioni sconosciute, gli steroidi (chiamati anche corticosteroidi o glucocorticoidi) causano spesso depressione quando l’organismo ne produce grandi quantità a causa di un disturbo (come avviene nella sindrome di Cushing); quando vengono invece somministrati come farmaci tendono a provocare ipomania (una forma meno grave di mania) o, raramente, mania. Talvolta, la sospensione di un farmaco può causare una depressione temporanea. L'uso di sostanze di abuso come l'alcol, le droghe illecite, i farmaci prescritti in modo improprio o in dosi eccessive può alterare il funzionamento del cervello e portare a sintomi depressivi.
Comorbilità con Altri Disturbi Mentali
Una serie di disturbi di salute mentale può predisporre un soggetto alla depressione. Tra queste vi sono alcuni disturbi d’ansia, il disturbo da uso di alcol o di altre sostanze, e la schizofrenia. La depressione maggiore raramente si presenta da sola. Spesso, infatti, esiste una forte interconnessione con altri disturbi mentali. Le indagini epidemiologiche mostrano come sia frequente la sua compresenza con disturbi d'ansia, disturbi alimentari (come anoressia e bulimia) e disturbi da uso di sostanze. Circa il 70% delle persone con depressione soffre anche di ansia, e circa il 50% delle persone con ansia soffre anche di depressione.
Una sola Depressione oppure molte Depressioni diverse?
Trattamenti per la Depressione: Un Percorso verso il Benessere
Affrontare la depressione richiede un approccio olistico e molte persone sono in grado di recuperare una buona qualità di vita con il giusto supporto e l'impegno nel proprio percorso di guarigione. I farmaci antidepressivi, la psicoterapia e talvolta la terapia elettroconvulsivante possono essere utili. La cura della depressione prevede interventi farmacologici e non farmacologici integrati. La chiave è chiedere aiuto e lavorare con professionisti della salute mentale per individuare il trattamento più adatto alle proprie esigenze. Il trattamento della depressione dipende da diversi fattori, quali la forma depressiva che colpisce il paziente e la sua gravità.
Terapie Farmacologiche
La terapia farmacologica può essere una parte importante del piano di trattamento per la depressione. Gli antidepressivi sono farmaci che possono aiutare a stabilizzare l'umore e ridurre i sintomi depressivi. Le terapie farmacologiche che vengono utilizzate sono diverse, inoltre la corretta terapia farmacologica è sempre altamente personalizzata. Per questo è fondamentale essere seguiti da un medico psichiatra. Ognuno di essi ha differenti meccanismi di azione e tempi di azione, e differenti effetti collaterali. È importante consultare un medico prima di iniziare qualsiasi trattamento farmacologico, in quanto ci sono vari tipi di antidepressivi e il loro effetto può variare da persona a persona.
La terapia con antidepressivi è unicamente sintomatica e, agendo sui sintomi, è necessaria quando la loro gravità inibisce la vita sociale, professionale e relazionale. Prescritta in casi gravi con sintomi che compromettono le funzionalità del paziente, quando per esempio ha istinti suicidi o sintomi psicotici. Questo rende spesso necessario associare all’antidepressivo un farmaco ansiolitico o ipnotico che ha il compito di contrastare le manifestazioni della depressione, quali ansia, agitazione, insonnia. Nelle forme di depressione resistente possono essere utilizzati associazioni con stabilizzanti dell’umore. Se il quadro depressivo si presenta con sintomi psicotici è giustificata l’associazione degli antidepressivi con gli antipsicotici.
Psicoterapie
Nel campo della psicoterapia numerosi sono gli interventi volti a migliorare e curare la depressione attraverso strategie non farmacologiche. Il supporto psicologico è spesso un pilastro cruciale nel percorso di guarigione dalla depressione. Consultare uno psicologo o uno psichiatra esperto può aiutare a comprendere meglio i sintomi e le cause sottostanti della depressione. Questi professionisti sono in grado di fornire un ambiente sicuro in cui esplorare i propri sentimenti e imparare strategie per gestire il disagio emotivo.
La psicoterapia cognitivo comportamentale (TCC) focalizza la sua attenzione su pensieri, emozioni, situazioni e condizioni che stanno alla base e che hanno scatenato o che sostengono il disturbo depressivo. La TCC evidenzia abitudini e comportamenti che possono favorire lo sviluppo dei sintomi, esaminando i pensieri e la visione della realtà del depresso. Consiste nel cercare di modificare i pensieri negativi che possono sostenerla, aiutando la persona a sviluppare una modalità di pensiero più equilibrata e razionale.
Oltre alla TCC, ci sono molte altre terapie efficaci per trattare la depressione. La terapia focalizzata sull’attivazione comportamentale punta ad aumentare nel paziente la frequenza con cui si dedica ad attività piacevoli o significative per sé. La terapia psicodinamica aiuta i pazienti ad esplorare e comprendere come emozioni, pensieri ed esperienze precoci di vita abbiano creato dei pattern psicologici che hanno portato allo sviluppo del disturbo depressivo. Le terapie mindfulness-based sono anche definite psicoterapie di terza generazione, come l’Acceptance and Commitment Therapy, e utilizzano la mindfulness come strumento terapeutico. La terapia interpersonale (TIP), ad esempio, si concentra sul migliorare le relazioni interpersonali e la comunicazione. La terapia della mindfulness insegna a vivere nel presente e a gestire lo stress in modo più efficace.
Interventi Complementari e Supporto Ospedaliero
In alcuni casi, il ricovero per depressione può avvenire in reparti ospedalieri ed è indicato nei casi più gravi, o quando il disturbo appare resistente al trattamento ambulatoriale. Durante un ricovero ospedaliero il monitoraggio clinico e la quotidiana presenza di professionisti della salute mentale consente di programmare un intervento terapeutico-riabilitativo intensivo. L'Ospedale Maria Luigia è un ospedale privato accreditato specializzato nella diagnosi, cura e riabilitazione di patologie psichiatriche. Presso l'Ordine Ospedaliero Fatebenefratelli, ci impegniamo a fornire un'assistenza completa ai nostri pazienti nel momento del bisogno.
Lo stile di vita gioca un ruolo importante. L'esercizio fisico regolare, una dieta equilibrata e il riposo adeguato possono contribuire a migliorare l'umore e la salute mentale. Sarebbe utile mantenere gli interessi e le attività che vi hanno sempre accompagnato, come la lettura o un’attività sportiva, anche se sembrano impegni troppo pesanti: aiutano a non peggiorare la depressione e a sfuggire dalla solitudine. La creazione di una routine quotidiana strutturata può aiutare a ridurre il senso di sconforto e a ripristinare un senso di controllo sulla propria vita. Il paziente di tutto ha bisogno, tranne che di avere qualcuno che gli si rivolga dicendogli “basta fare questo o quello”.