Il Significato di Ciò che è Concepito dai Marciapiedi: Dalle Vie d'Esodo Funzionali all'Impatto Architettonico e Urbano

Il tessuto urbano è intessuto di elementi che, pur rispondendo a precise funzioni pratiche e normative, celano un significato più profondo, spesso "concepito dai marciapiedi", ovvero scaturito dalla necessità di regolare e agevolare il flusso pedonale, garantire la sicurezza e plasmare l'esperienza di chi vive e attraversa la città. Dalle infrastrutture vitali per l'esodo in emergenza alle imponenti opere di collegamento che ridisegnano i paesaggi, ogni struttura porta con sé un messaggio intrinseco che va oltre la sua mera utilità. Questo articolo esplora come il concetto di "marciapiedi" - inteso come la superficie di calpestio e il regno del movimento pedonale - influenzi la concezione, la regolamentazione e il significato ultimo di tali elementi nell'ambiente costruito.

Visione concettuale delle infrastrutture urbane interconnesse

La Progettazione delle Vie d'Esodo: Funzione e Regolamentazione a Partire dalla "Superficie di Calpestio"

La sicurezza degli edifici pubblici e privati è una preoccupazione fondamentale, specialmente in contesti di emergenza. Le scale sono tra le possibili vie di uscita da un edificio, e rappresentano l’unica via di fuga possibile, in caso d’incendio, per l’esodo delle persone dai piani sopra o sotto terra. È essenziale che la progettazione di queste vie d'esodo sia accurata, tenendo conto delle "superfici di calpestio" e del modo in cui le persone le percorreranno sotto stress. Se sei incaricato di adeguare e/o verificare un edificio pubblico alla normativa antincendio o hai necessità di progettare scale antincendio per rispettare la normativa vigente e mettere in sicurezza l’edificio, è cruciale comprendere a fondo le tipologie e le prescrizioni.

In alcuni casi, tuttavia, per poter essere considerate idonee anche come vie di emergenza, le scale devono possedere particolari caratteristiche di sicurezza. Infatti le scale ordinarie, quali componenti di collegamento verticale interni all’edificio, sono elementi della costruzione che, purtroppo, si prestano facilmente ad una rapida propagazione di fumo, calore e fiamme ai piani superiori. Se non idoneamente compartimentate, si comportano come camini in cui si determina un ‘tiraggio dei fumi’ a causa del dislivello tra base e sommità, divengono rapidamente impercorribili e, quindi, non utilizzabili come vie di esodo. La loro concezione, quindi, deve elevare il loro ruolo da semplice connessione verticale a percorso salvavita.

Rappresentazione di una scala antincendio come via d'esodo sicura

Tipologie di Scale Antincendio e il Loro Contesto

Anche se la normativa italiana non parla esplicitamente di scale antincendio, con questo termine nel linguaggio comune ci si riferisce solitamente a tre tipologie di scale ciascuna utilizzabile, in caso di necessità, come via di fuga. Le relative definizioni sono contenute nel D.M. 30 novembre 1983, che funge da pilastro normativo per la loro corretta identificazione e progettazione.

Scale di Sicurezza Esterne

Le scale di sicurezza esterne sono generalmente realizzate con elementi metallici prefabbricati saldamente ancorati alle murature perimetrali (o al più in cemento armato) e non possono essere utilizzate nella normale fruizione dell’edificio. Queste strutture rappresentano una soluzione specifica, concepita per intervenire quando le opzioni interne sono impraticabili. Costituiscono la soluzione più idonea quando non è possibile realizzare un’altra tipologia di scala, ad esempio, all’interno di edifici storici sedi di scuole, ospedali, musei e uffici pubblici. La loro natura esterna, sebbene vantaggiosa per la compartimentazione, presenta anche delle sfide. Essendo aperta, in caso di avverse condizioni meteorologiche, la scala può diventare sdrucciolevole per la presenza di ghiaccio o neve e, in quelle realizzate in grigliato metallico, è opportuno adottare accorgimenti per evitare la paura dei vuoto, visibile per trasparenza. Contrariamente a quanto si ritiene comunemente, questo tipo di scala può presentare diversi inconvenienti ed il suo grado di sicurezza può considerarsi paragonabile a quello della scala protetta. Particolare attenzione deve essere posta affinché la scala non passi in vicinanza di finestre o altre aperture sulla parete dell’edificio; infatti, in caso d’incendio, la scala esterna potrebbe divenire impercorribile per la possibile fuoriuscita di fiamme da tali aperture e per l’irraggiamento termico dell’incendio, che può indurre temperature dell’ordine di diverse centinaia di gradi anche a considerevole distanza.

Vista prospettica di una scala di sicurezza esterna in acciaio

Scale Protette

Le scale protette sono costruite in una vano dedicato che costituisce un compartimento antincendio, hanno almeno un accesso diretto da ogni piano e sono dotate di porte REI tagliafuoco con congegno di autochiusura. Queste scale sono spesso integrate nella normale circolazione dell'edificio, essendo quasi sempre utilizzate anche come normali scale di accesso. La scala protetta è la più semplice delle scale antincendio, è efficace ai fini della compartimentazione di un edificio ed offre un primo livello di sicurezza, ai fini dell’esodo, per affollamenti limitati. Tuttavia, la sua efficacia può essere compromessa in determinate circostanze. Di contro non sempre impedisce che il fumo presente nella zona dell’incendio invada la scala, a causa dell’apertura delle porte REI durante l’ingresso di gruppi di persone nel vano scale. Per tale ragione la scala protetta, normalmente, non è considerata ‘luogo sicuro’.

Inoltre, la progettazione delle scale protette deve seguire rigide prescrizioni. Bisogna tenere presente che:

  • i vani delle scale interne devono essere provvisti in alto di aperture di aerazione, con superficie non inferiore a 1 mq; tali vani di aerazione devono essere sempre aperti, o con infissi ad apertura automatica in caso di incendio;
  • le scale interne devono essere dotate di impianto di illuminazione di sicurezza e devono immettere direttamente su spazio scoperto o in luogo sicuro;
  • nel vano scale è vietata la presenza di impianti od installazioni pericolose (quali contatori, tubazioni di gas, linee elettriche, etc.), nonché la presenza di materiali comunque combustibili;
  • le porte che immettono nelle scale devono essere dotate di congegno di autochiusura, devono aprirsi nel verso dell’esodo e la loro apertura non deve ostacolare in alcun modo il deflusso delle persone in salita o in discesa;
  • per edifici con più di due piani fuori terra, la larghezza della scala deve essere dimensionata sommando gli affollamenti dei due piani consecutivi con maggiore affollamento.

Scale a Prova di Fumo

Le scale a prova di fumo sono quelle più sicure ed efficienti perché, ricevendo una costante ventilazione dall’esterno, impediscono l’ingresso di fumo e rimangono percorribili facilmente anche durante l’incendio. La loro concezione deve essere un elemento fondante del progetto complessivo dell'edificio. Devono tuttavia essere già previste nel progetto dell’edificio, in quanto risulta molto costoso e tecnicamente difficile inserirle in un edificio esistente. Il D.M. 30 novembre 1983 le definisce come "scale comprese in un vano costituente compartimento antincendio, avente accesso per ogni piano mediante porte con resistenza al fuoco almeno RE predeterminata e dotate di congegno di auto-chiusura, da spazio scoperto o da disimpegno aperto per almeno un lato su spazio scoperto dotato di parapetto a giorno". Quindi l’accesso alla scala avviene ad ogni piano attraverso un disimpegno che impedisce che il fumo, presente nella zona dell’incendio, invada la scala. La scala a prova di fumo rappresenta il massimo livello possibile di sicurezza contro i rischi d’incendio, ma a causa dell’ingombro e delle caratteristiche di aerazione necessarie, difficilmente può essere realizzata in fase di adeguamento di un edificio, se non è stata prevista inizialmente in fase di progetto. Questo tipo di scala può essere considerata luogo sicuro dinamico e l’accesso alla scala coincide con l’uscita dal compartimento (uscita di sicurezza).

Pianta di un piano tipo con indicazione della scala a prova di fumo

Normativa e Regolamentazione delle Scale Antincendio

Al fine di assicurare il sicuro esodo delle persone in caso di incendio o calamità, le normative attuali regolamentano la realizzazione di scale antincendio secondo prescrizioni molto precise. La realizzazione di scale antincendio è obbligatoria negli:

  • edifici pubblici o aperti al pubblico come, ad esempio, scuole, uffici, musei, centri commerciali e ospedali;
  • alberghi e negli alloggi collettivi come caserme e collegi;
  • edifici residenziali con altezza antincendio di almeno 12 metri, una superficie di competenza per ogni scala di almeno 600 metri quadrati e per i quali non sia possibile accostare le autoscale dei Vigili del Fuoco almeno a una finestra o balcone per piano (come nel caso dei grattacieli e dei grandi caseggiati con molti piani, frequenti soprattutto nelle periferie delle grandi città).

L’altezza antincendio è l’altezza massima misurata dal livello inferiore dell’apertura più alta dell’ultimo piano abitabile, al livello del piano esterno più basso. Un’altezza antincendio di 12 metri corrisponde quindi a un edificio di quattro piani. Di riferimento per vie e scale d’esodo sono le indicazioni contenute nel D.M. 3 agosto 2015, il Codice di Prevenzione Incendi.

Indicazioni per le Vie d'Esodo (D.M. 3 agosto 2015 - S.4.5.3)

Le vie d'esodo, intese come percorsi sicuri dal punto di vista della "superficie di calpestio", devono aderire a requisiti specifici. L’altezza minima delle vie di esodo è pari a 2 m. Sono ammesse altezze inferiori per brevi tratti segnalati lungo le vie d’esodo da locali ove vi sia esclusiva presenza occasionale e di breve durata di personale addetto (es. locali impianti, …). Non devono essere considerati ai fini del calcolo delle vie d’esodo i seguenti percorsi:

  • scale portatili ed alla marinara;
  • ascensori;
  • rampe con pendenza superiore all’8%;
  • scale e marciapiedi mobili non progettati secondo le indicazioni del paragrafo S.4.5.4.

È ammesso l’uso di scale alla marinara a servizio di locali ove vi sia esclusiva presenza occasionale e di breve durata di personale addetto (es. locali impianti, …). Per quanto possibile, il sistema d’esodo deve essere concepito tenendo conto che, in caso di emergenza, gli occupanti che non hanno familiarità con l’attività tendono solitamente ad uscire percorrendo in senso inverso la via che hanno impiegato per entrare. Tutte le superfici di calpestio delle vie d’esodo devono essere non sdrucciolevoli, un requisito fondamentale per la sicurezza del movimento pedonale. Il fumo ed il calore dell’incendio smaltiti o evacuati dall’attività non devono interferire con il sistema delle vie d’esodo.

CODICE E SOLUZIONI ALTERNATIVE-PROGETTAZIONE ESODO TRAMITE FSE CON CENNI DI APPLICAZIONE PRATICA:

Vie d'Esodo Protette (S.4.5.3.1)Le scale d’esodo protette ed i percorsi protetti devono essere inseriti in vani protetti ad essi esclusivamente dedicati. In tali vani è generalmente ammessa la presenza di impianti tecnologici e di servizio ausiliari al funzionamento dell’attività, nel rispetto dei vincoli imposti nei capitoli S.10 e V.1. Le scale d’esodo protette devono condurre in luogo sicuro direttamente o almeno tramite percorso protetto.

Vie d'Esodo a Prova di Fumo (S.4.5.3.2)Le scale d’esodo a prova di fumo ed i percorsi a prova di fumo devono essere inseriti in vani a prova di fumo ad essi esclusivamente dedicati. In tali vani è generalmente ammessa la presenza di impianti tecnologici e di servizio ausiliari al funzionamento dell’attività, nel rispetto dei vincoli imposti nei capitoli S.10 e V.1. Le scale d’esodo a prova di fumo devono condurre in luogo sicuro direttamente o tramite percorso a prova di fumo.

Vie d'Esodo Esterne (S.4.5.3.3)Le scale d’esodo esterne ed i percorsi esterni devono essere completamente esterni all’attività. Inoltre, durante l’esodo degli occupanti, non devono essere soggetti ad irraggiamento dovuto all’incendio superiore a 2,5 kW/m2 (capitolo S.3) e non devono essere investiti dagli effluenti dell’incendio. In prossimità è generalmente ammessa la presenza di impianti tecnologici e di servizio ausiliari al funzionamento dell’attività, nel rispetto dei vincoli imposti nei capitoli S.10 e V.1. Si ritengono soddisfatte le condizioni del comma 1 applicando almeno uno dei seguenti criteri: la parete esterna dell’edificio su cui sono collocate le vie di esodo esterne, compresi gli eventuali infissi, deve possedere caratteristiche di resistenza al fuoco non inferiori a EI 30 per una larghezza pari alla proiezione della via d’esodo incrementata di 1,8 m per ogni lato; oppure devono essere distaccate di 2,5 m dalle pareti dell’opera da costruzione e collegate alle porte di piano tramite passerelle o rivestimenti incombustibili. Le scale d’esodo esterne devono condurre in luogo sicuro direttamente o tramite percorso esterno. Ai fini delle prestazioni, una scala esterna o un percorso esterno sono considerati almeno equivalenti rispettivamente ad una scala a prova di fumo o ad un percorso a prova di fumo.

Vie d'Esodo Aperte (S.4.5.3.4)Le scale d’esodo aperte ed i percorsi aperti sono tutti quelli che non possono essere classificati come protetti, a prova di fumo o esterni.

Indicazioni per le Scale d'Esodo (D.M. 3 agosto 2015 - S.4.5.4)

La progettazione specifica delle scale d'esodo deve seguire ulteriori direttive per garantire la massima funzionalità e sicurezza. Nelle attività con massima quota dei piani superiore a 54 m almeno una scala d’esodo deve addurre anche al piano di copertura dell’edificio, qualora praticabile. Quando un pavimento inclinato immette in una scala d’esodo, la pendenza deve interrompersi almeno ad una distanza dalla scala pari alla larghezza della stessa. Le scale d’esodo devono essere dotate di corrimano laterale. Le scale d’esodo di larghezza maggiore di 2400 mm dovrebbero essere dotate di corrimano centrale. Le scale d’esodo devono consentire l’esodo senza inciampo degli occupanti. A tal fine: i gradini devono avere alzata e pedata costanti; e devono essere interrotte da pianerottoli di sosta. Dovrebbero essere evitate scale d’esodo composte da un solo gradino in quanto fonte d’inciampo. Se il gradino singolo non è eliminabile, deve essere opportunamente segnalato.

Le scale ed i marciapiedi mobili possono essere considerate ai fini del calcolo delle vie di esodo alle condizioni indicate nei punti che seguono:

  • L’attività deve essere sorvegliata da IRAI (Capitolo S.7) con livello di prestazione IV;
  • Le scale e i marciapiedi mobili, in caso di emergenza, devono essere fermate e mantenute in tale posizione. La modalità di fermata deve garantire l’incolumità delle persone;
  • L’attività deve avere un livello di prestazione III per la gestione della sicurezza antincendio (Capitolo S.5).La gestione delle scale e dei marciapiedi mobili deve essere inserita nel piano di emergenza dell’attività. Questo dimostra come anche elementi di trasporto come i "marciapiedi mobili", inizialmente concepiti per la comodità, debbano essere ripensati in termini di sicurezza e significato in contesti di emergenza.

Diagramma che illustra la pendenza e i pianerottoli delle scale d'esodo

Prescrizioni Specifiche per le Scale di Sicurezza (D.M. 19 marzo 2015)

Il D.M. 19 marzo 2015 al paragrafo “scale di sicurezza” integra ulteriormente le normative per queste strutture fondamentali. Così recita il D.M. 19 marzo 2015:

  • tutte le scale devono essere almeno di tipo protetto, e resistenti al fuoco secondo quanto recita la normativa;
  • per edifici fino a due piani è consentita la presenza di scale non protette purché la lunghezza complessiva delle vie di uscita fino a luogo sicuro posto all’esterno dell’edificio non sia superiore a 40 m;
  • le scale a servizio di edifici di altezza antincendio superiore a 24 m devono essere a prova di fumo. Le scale, sia protette che a prova di fumo, devono immettere, in modo diretto o attraverso un percorso orizzontale protetto, in un luogo sicuro fuori dall’edificio. Sono consentite scale di sicurezza esterne in alternativa alle scale a prova di fumo;
  • in presenza di una scala avente larghezza non inferiore a 1,20 m, sono ammesse scale di larghezza non inferiore a 0,90 m ai fini del calcolo del deflusso. Sono ammessi restringimenti puntuali, a condizione che la larghezza minima netta, tolleranze comprese, non sia inferiore a 0,80 m e ammesso che lungo la scala siano presenti soltanto materiali incombustibili;
  • sono consentite rampe non rettilinee, a condizione che vi siano pianerottoli di riposo almeno ogni quindici gradini e che la pedata del gradino sia di almeno 30 cm, misurata a 40 cm dal montante centrale o dal parapetto interno. Nel caso non risulti possibile realizzare pianerottoli di riposo ogni quindici gradini, è ammesso il ricorso alla installazione di un corrimano su ambo i lati della scala;
  • i vani scala senza aperture di aerazione su parete esterna devono essere provvisti di aperture di aerazione in sommità di superficie non inferiore ad 1 mq, con sistema di apertura degli infissi comandato sia automaticamente da rivelatori di incendio, che in modo manuale attraverso dispositivo posto in prossimità dell’entrata alle scale, in posizione segnalata.

Questa meticolosa regolamentazione delle "superfici di calpestio" e dei percorsi verticali dimostra come il "significato" di ciò che è concepito dai marciapiedi in termini di sicurezza sia una questione di vita o di morte, richiedendo un'attenzione ingegneristica e normativa estrema.

Segnaletica per le Vie d'Esodo

La chiarezza nella segnaletica è un aspetto cruciale per l'efficacia delle vie d'esodo. Le vie e le scale d’esodo sono segnalate da un’apposita simbologia su sfondo verde, mentre la scala antincendio è solitamente rappresentata su un cartello con fondo rosso. La segnaletica utile per la progettazione di scale antincendio è disponibile nella libreria di oggetti BIM del software Edificius, facilitando l'integrazione e la conformità.

Oltre la Funzione: Il Contesto Urbano e il "Significato" di Strutture di Connessione

Mentre le scale antincendio rappresentano la concretizzazione del "concepito dai marciapiedi" in termini di sicurezza e funzionalità vitale, altre opere civili, anch'esse nate dalla necessità di gestire il movimento e la connessione nel territorio, assumono un significato più ampio e talvolta più filosofico.

Chi costruisce le opere che emergono maestose nei nostri paesaggi agricoli e urbani? Chi stabilisce i tracciati e l’aspetto fisico delle vie di comunicazione che fissano nuovi limiti territoriali incisivi? Chi si occupa di scavare porzioni della nostra città sotterranea? Questo fatto conferisce agli ingegneri civili di oggi una missione civilizzatrice ben più importante che nel passato. Pur essendo ancora fondamentalmente formati per realizzare opere tecnicamente ad alte prestazioni e al miglior prezzo, sono pochi quelli che si mettono ancora in gioco per discutere le conseguenze urbanistiche/territoriali del loro mandato. In questo contesto più ampio, il "significato di ciò che è concepito dai marciapiedi" si espande per includere l'impatto di tutte le infrastrutture che toccano il suolo e influenzano l'esperienza pedonale e urbana.

Ingegneri al lavoro sulla progettazione di una grande infrastruttura

La Natura Intrinseca e il Simbolismo del Ponte

Per quanto riguarda i ponti, strutture assai visibili nel territorio, l’ingegnere solitamente si trova a affrontare problematiche che vanno oltre la semplice funzione. È evidente che il ponte debba resistere a carichi statici e dinamici, alle intemperie, all’invecchiamento, ai sismi, ecc. Ma la natura intrinseca di un ponte è in primo luogo quella di rendere più agevole la comunicazione fra delle regioni dello spazio, dei luoghi divisi da ostacoli di natura topografica o altro.

Il filosofo Martin Heidegger ha espresso la natura del ponte scrivendo: «Il ponte si slancia leggero e possente al di sopra del fiume. Esso non solo collega due rive già esistenti. Il collegamento stabilito dal ponte - anzitutto - fa sì che le due rive appaiano come rive. È il ponte che le oppone propriamente l’una all’altra. L’una riva si distacca e si contrappone all’altra in virtù del ponte. Le rive, poi, non costeggiano semplicemente il fiume come indifferenziati bordi di terra ferma. Con le rive, il ponte porta di volta in volta al fiume l’una e l’altra distesa del paesaggio retrostante». Pertanto, benché ci siano delle rive, non è solo a causa del notevole costo per la comunità, ma soprattutto per la sua capacità di essere in grado di collegare delle terre finora separate, che il ponte è oggetto di inaugurazioni solenni. In questo senso, il ponte è un grande dono.

Il "Calice Avvelenato": La Perdita di Significato nelle Infrastrutture Moderne

Accade troppo spesso, tuttavia, che il ponte risulti un «calice avvelenato». In genere la maggior parte dei ponti, viadotti, ferrovie, autostrade e altre bretelle di accesso, non sono più soggetti alle inaugurazioni ufficiali. In assenza di un progetto, gli spazi al di sotto dei viadotti stradali diventano spesso terra di nessuno. Obiettivo primario dei tracciati delle vie di comunicazione è di garantire la continuità, la fluidità del trasporto. Qual è la relazione con il viaggiatore che attraversa l’ostacolo? La maggior parte dei ponti contemporanei trattano l’ostacolo come se non esistesse più, oppure come se non esistesse il ponte stesso. È vero che le strutture odierne, ponti, viadotti, si sono moltiplicati a tal punto che hanno perso il loro significato speciale lungo un percorso. Il fruitore che li attraversa spesso non li nota nemmeno più.

Prendiamo un esempio del passato, in Ticino, forse dimenticato: la sostituzione del vecchio ponte sradicato dalle piene del Melazza a Golino. La proposta per il nuovo ponte nel 1976 era il progetto razionale di un ingegnere, nello spirito di concepire una struttura che facilitasse meccanicamente la circolazione viaria, una sorta di «macchina da trasporto» che in qualche modo occultava l’evento della traversata. Oggigiorno l’approccio della costruzione a nastro continuo sarebbe probabilmente ancora più radicale, e il ponte si ridurrebbe a un’ampia curva, incrementando la velocità, senza «gomiti» in ingresso e in uscita. Luigi Snozzi, probabilmente uno degli architetti, pensatori e critici più importanti in Ticino nel XX secolo, pronto a mettere in discussione le «abitudini troppo consolidate» allora in adozione, propose un contro-progetto (rifiutato) con l’idea di mantenere il significato e l’esperienza della traversata. Il principio di Snozzi è semplice e fondamentale: un vero ponte ha bisogno delle sue «teste di ponte».

Rappresentazione concettuale di un ponte che si integra nel paesaggio

Un altro esempio eloquente è il Canale di Corinto che accorcia il viaggio per mare di 400km per le navi fino a 10.000 tonnellate (ne è previsto l’allargamento). Oltre a questa funzione, il Canale sottolinea, attraverso il suo profondo squarcio, la distinzione geografica del Peloponneso rispetto alla Grecia continentale con una storia diversa appartenente ai due territori. Mettere in scena questo importante evento è quasi un’imposizione per evidenziarne le specificità! Passare da un «subcontinente» a un altro, non è cosa ovvia e banale.

Esaminiamo i «potenziali eventi» di cinque ponti che attraversano il canale: il vecchio ponte in disuso della ferrovia, il ponte stradale, il nuovo ponte ferroviario, il nuovo ponte autostradale e il ponte che scompare sotto l’acqua per cedere il passo alle navi in transito. Nessun ponte sul Canale di Corinto è particolarmente «elegante». La loro triste storia è di essere stati distrutti durante le guerre. Nel 1941 gli inglesi distrussero tutti i ponti per rallentare l’avanzata dell’esercito tedesco, che peraltro ripristinò questi passaggi con gran rapidità. Nel 1944 durante la ritirata tedesca i ponti furono ancora una volta distrutti e il Canale venne reso impraticabile ribaltandovi i vagoni ferroviari. Ecco la sorte toccata alla povera Grecia!

  1. Il ponte della ferrovia nel 1884, ricostruito nel 1947-1948, in disuso dal 2005. Un traliccio in acciaio.
  2. Ponte della strada nazionale del 1889, ricostruito nel 1947-1948, raddoppiato nel 1975. Ponti ordinari che hanno trovato comunque la loro ragion d’essere.
  3. Il nuovo ponte ferroviario 2003 - non c’è né alcun riconoscimento del passaggio nessun rallentamento, sensazioni uditive o vibrazioni, riconoscimento visivo di teste di ponte o della sovrastruttura. Unico obiettivo raggiunto: il nastro continuo.
  4. Il nuovo cavalcavia 1996 - non vi è il minimo riconoscimento di passaggio, né rallentamenti o fermate, sensazioni uditive vibrazioni. Unico obiettivo raggiunto: il nastro continuo.
  5. Il ponte sommergibile del 1987 all’ingresso del canale.

Questi esempi evidenziano come la semplice funzionalità possa oscurare il significato più profondo che una struttura, "concepita dai marciapiedi" - ovvero dalle esigenze di attraversamento e connessione del suolo urbano - potrebbe e dovrebbe esprimere.

CODICE E SOLUZIONI ALTERNATIVE-PROGETTAZIONE ESODO TRAMITE FSE CON CENNI DI APPLICAZIONE PRATICA:

Oltre la Bellezza: L'Eleganza e l'Ispirazione dalla Natura

Supponiamo che il termine «bellezza» sia legato alle convenzioni estetiche di un determinato periodo, mentre «eleganza» suggerisce un’emozione più intrinseca e senza tempo. Parlando di architettura anziché di strutture: perché mai dovremmo avere una fissazione per le cattedrali, anche se la loro estetica è francamente ai margini del nostro senso contemporaneo di bellezza? Il denominatore comune non si trova forse nell’eleganza di queste strutture slanciate, ove i fasci di pilastri e il rapporto con la forza di gravità cedono il passo alla penetrazione della luce? Allo stesso modo si potrebbero annoverare tra le strutture eleganti i ponti di Arta o di Christian Menn, i viadotti della Räthische Bahn e quello che si eleva sopra il Castello di Chillon (Paul Hofer), alcuni ponti sospesi (non tutti!) e molti ponti pedonali contemporanei.

Tra i fattori relativamente sicuri troviamo ispirazione dall’osservazione della natura: le strutture di piante, tra cui alberi - le foglie, i rami, il tronco, le radici - ma anche nelle ali spiegate degli uccelli ecc. Ciò che accomuna queste strutture è la loro scomposizione in parti operanti insieme per un unico scopo: gestire la gravità e la resistenza al vento e ad altri elementi. Per ragioni di economia queste piante o questi animali distribuiscono il flusso delle forze in elementi filiformi e leggeri: quest’approccio sfocia in forme che possono essere considerate eleganti, dandoci un senso di intendimento e di soddisfazione. Ne facciamo esperienza dalla nostra infanzia.

Questo principio di "eleganza" può e deve essere applicato anche a ciò che è "concepito dai marciapiedi" nel senso più ampio: non solo i ponti maestosi, ma anche le vie d'esodo, le rampe, i passaggi pedonali. L'eleganza, in questo contesto, diventa sinonimo di efficienza, chiarezza e armonia con l'esperienza umana.

Ponte vs. Viadotto: Una Distinzione Cruciale di Significato

Il ponte è un ponte e un ponte non è una trave. Il viadotto sovrappassa un paesaggio o una città, il ponte è un luogo specifico per l’attraversamento di un ostacolo. Per intenderci, deve essere compresa la distinzione tra i due. Il viadotto è «linea», il ponte è «attraversamento». I criteri di «evento» e di «eleganza» figurano troppo raramente nei bandi di concorso. Perché un tale pudore? Questa distinzione è fondamentale per comprendere il "significato di ciò che è concepito dai marciapiedi". Un viadotto può essere una "superficie di calpestio" funzionale, ma un ponte, con le sue "teste di ponte" e la sua capacità di rendere visibile un ostacolo, diventa un "evento" esperienziale per chi lo attraversa.

Il "significato di ciò che è concepito dai marciapiedi" si manifesta, dunque, sia nella precisione normativa e nella funzionalità vitale delle scale antincendio e delle vie d'esodo - che nascono dall'esigenza basilare di proteggere il movimento pedonale - sia nella dimensione più estetica, simbolica e culturale di opere come i ponti, che connettono non solo luoghi fisici, ma anche storie, paesaggi e l'immaginario collettivo. La cura nella progettazione di ogni "superficie di calpestio" e di ogni struttura di connessione è un atto civilizzatore che definisce il nostro rapporto con l'ambiente urbano e l'esperienza umana in esso.

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