L'Elaborazione del Lutto dopo un Aborto Spontaneo: Un Percorso Necessario e Profondo

L'aborto spontaneo, la naturale interruzione di una gravidanza prima delle 20 settimane, è un evento più comune di quanto si pensi, interessando circa il 25% delle gravidanze, spesso nelle prime 12 settimane. Le cause possono essere varie, includendo problemi genetici, anomalie nello sviluppo embrionale, problemi ormonali o di salute materna, infezioni e fattori ambientali. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, la causa esatta non viene mai identificata. Questo evento, che talvolta si verifica così precocemente che molte coppie non hanno avuto il tempo di annunciare la gravidanza, rende il lutto ancora più silenzioso e privo di un riconoscimento pubblico della perdita.

Coppia in lutto dopo un aborto spontaneo

Il Dolore Invisibile: L'Impatto Psicologico dell'Aborto Spontaneo

L'impatto psicologico di un aborto spontaneo può essere devastante, sia per la donna che per il partner. Il lutto per la perdita di un figlio durante la gravidanza è un’esperienza unica, che si distingue dagli altri tipi di lutto per la sua invisibilità. Non c’è un corpo da piangere, non ci sono ricordi tangibili da condividere, ma il dolore è reale e profondo. Per molte donne, l’aborto spontaneo mette in discussione la propria identità e capacità di procreare, portando all'emergere di sentimenti di colpa, inadeguatezza e fallimento. Frasi spesso benintenzionate come “Ne farete un altro” o “Meglio che sia successo ora” non solo non confortano, ma tendono a minimizzare il dolore vissuto, creando una sensazione di incomprensione e isolamento.

Anche per il partner, l’aborto spontaneo può rappresentare una ferita emotiva profonda. Spesso, l’uomo si trova in una posizione complessa, dovendo bilanciare il proprio dolore con il ruolo di supporto per la propria partner. Questo può portare a sentimenti di impotenza e frustrazione, che possono mettere a dura prova la relazione di coppia. La perdita di un bambino in gravidanza è sempre un evento traumatico che richiede molto impegno, grande pazienza e un po’ di strategia per essere affrontato. Molte persone vivono “a tutto volume” le emozioni, i pensieri e le sensazioni disturbanti dopo la cattiva notizia, desiderando soltanto abbassare il volume del dolore, della paura, della rabbia o della confusione. A volte le reazioni alla perdita sono talmente intense da far sperare in un “intervento d’urgenza” per smettere di stare male.

Aborto spontaneo e interruzione volontaria di gravidanza: il dolore emotivo

Un Lutto "Proibito": Difficoltà di Riconoscimento e Accettazione

L'aborto spontaneo è un lutto in cui la perdita riguarda una persona che ha potuto avere un posto soltanto nella mente e nelle fantasie dei futuri genitori. L'aborto precoce è un lutto difficile da elaborare in quanto si vive la perdita di una persona unica, scomparsa prima di essere conosciuta ma già presente nelle fantasie dei futuri genitori. La diagnosi precoce della gravidanza fa sì che il bambino entri a far parte subito dell’immaginario della coppia. Di fronte a un aborto precoce, la tendenza più diffusa è quella di minimizzare, incoraggiando la coppia a “riprovare subito”. L’assenza o la scarsità di ricordi condivisi con il bambino morto rendono il lutto nell’aborto precoce un lutto poco condivisibile all’esterno e poco riconosciuto. Ma come elaborare il lutto di un bambino che non è mai venuto al mondo e quindi, per la legge, non esiste? In questo tipo di lutto si tende a soffrire in maniera proporzionale al desiderio di gravidanza, senza aggrapparsi a ricordi oggettivi, in quanto la perdita è molto precoce e si hanno solo ricordi costruiti durante il breve periodo di gestazione. Per la madre il bimbo è parte di sé, quindi la sua perdita è come se comportasse la perdita di una parte di se stessa ed è pertanto accompagnata da un forte senso di vuoto. Le ripercussioni psicologiche di questa perdita sono da mettere in rapporto con il livello di attaccamento e con il tipo di perdita. È un lutto profondo e pervasivo che può durare dai 6 mesi fino a due anni successivi all’evento. L’elaborazione del lutto può avvenire anche dopo due anni di tempo. È importante tener presente che ogni gravidanza, indipendentemente dalla sua durata e dal suo esito, è parte integrante nella storia di vita della madre e della coppia genitoriale, ha un suo ruolo ed una sua intrinseca importanza.

Una cornice concettuale derivante dalla letteratura sul dolore e il lutto è il punto d’inizio più appropriato per comprendere le reazioni psicologiche alla perdita di gravidanza. Intorno alle 16-20 settimane di gestazione vi è un aumento sostanziale dell’attaccamento emotivo prenatale; questo coincide con la prima esperienza di movimento fetale e anche con l’esame a ultrasuoni di routine che viene eseguito in molti setting ostetrici. Il costrutto dell’attaccamento è complesso. Una distinzione clinicamente utile è tra “quantità” e “qualità” dell’attaccamento prenatale. Quest’ultima si riferisce alla natura dei sentimenti nei confronti del bambino non nato, che può passare da un intenso affetto e vicinanza attraverso un’ambivalenza fino ad un’intensa avversione (alcune donne riportano un’assenza di qualunque sentimento). La “quantità” si riferisce al grado di preoccupazione per il bambino e alla frequenza con cui i sentimenti nei suoi confronti vengono esperiti. Il quadro del lutto facilita la comprensione delle complesse reazioni emotive che possono accompagnare la perdita di gravidanza, tipicamente tristezza, rabbia e senso di colpa. Inoltre, facilita il riconoscimento del sottogruppo di donne che possono essere a rischio di avere reazioni di dolore patologiche.

Il termine "morte alla nascita" viene utilizzato in riferimento al parto di un bambino morto che era vivo all'inizio del travaglio. La morte intrauterina implica la morte prima dell'inizio del travaglio e di solito si riferisce a una gestazione più lunga di 20 settimane. Il lutto perinatale si riferisce alla morte successiva di un bambino nato vivo dopo un periodo che differisce secondo le autorità tra 7 e 28 giorni. Alcuni autori usano “lutto perinatale” per comprendere tutti i tre tipi di perdita tardiva di gravidanza. C’è consenso generale sul fatto che la perdita tardiva di gravidanza comporti un dolore e una sofferenza emotivi molto marcati per la maggior parte dei genitori che la sperimentano. Mettere le donne al centro delle loro cure è vitale per un’esperienza di gravidanza positiva: gli aspetti biomedici e fisiologici dell’assistenza devono essere uniti al supporto sociale, culturale, emotivo e psicologico. Eppure, molte donne, anche nei paesi sviluppati con accesso alla migliore assistenza sanitaria, ricevono cure inadeguate dopo aver perso un bambino. Come per altri problemi di salute come la salute mentale, attorno alla quale esiste ancora un enorme tabù, molte donne riferiscono che indipendentemente dalla loro cultura, istruzione o educazione, i loro amici e la famiglia non vogliono parlare della loro perdita.

Rappresentazione del lutto

Gli Stadi del Lutto: Un Percorso Complesso e Personale

Secondo il modello di elaborazione del lutto di Kubler-Ross (1969), la perdita di un figlio in gravidanza può essere vissuta attraverso diverse fasi:

  • Rifiuto: “Non può essere vero, magari il dottore si sbaglia”. È una fase in cui si fatica ad accettare la realtà dei fatti e si cercano spiegazioni o errori medici.
  • Rabbia: “Perché è successo proprio a noi?” È il momento in cui emerge la rabbia verso sé stessi, gli altri o il destino. In questa fase di protesta, l’emozione principale è la rabbia, accompagnata da sentimenti di ingiustizia, rammarico, rancore (“Perché proprio a me?”), ricerca delle colpe e contrattazione (accordi, voti col soprannaturale: “Se il bimbo sopravvivrà io farò…”). La rabbia può intensificarsi per la sensazione di perdita di controllo, per il fatto di non aver avuto possibilità di scelta o per non aver capito cosa stesse accadendo e può indirizzarsi verso una persona o un operatore.
  • Contrattazione: “Forse se avessi fatto qualcosa di diverso…”. In questa fase si cerca di trovare delle cause razionali, spesso auto-colpevolizzandosi.
  • Disperazione: “Non saremo mai genitori”. La disperazione si accompagna a pensieri negativi sul futuro e sulla possibilità di riprovarci. La disorganizzazione e disperazione è la fase più lunga e delicata del processo di elaborazione del lutto prenatale. La ricerca della persona cara pone in luce la sua definitiva assenza, vissuta con una generalizzata tristezza ed un persistente umore depresso. Lo stato di vigilanza della precedente fase lascia il posto ad un minore arousal e un apparente disattenzione e disinteresse verso tutto ciò che accade, rafforzata in questo tipo di lutto dall’evitamento del mondo esterno il quale viene visto come fonte di doppio disagio; in primis perché la donna può sentirsi dire sempre le stesse cose e quindi non sentirsi accudita ma solo responsabile della sua perdita, pertanto ciò andrà a rafforzare la sua credenza di non capacità di generare, poi per l’invidia nel vedere gli altri bambini.
  • Accettazione: “Questa gravidanza è andata male, ma possiamo andare avanti”. La riorganizzazione rappresenta la fase della ristrutturazione. In questa fase si realizza il distacco dalla persona scomparsa ed un progressivo riadattamento alla realtà, con il graduale recupero di interessi e relazioni sociali. Questa “ridefinizione” comporta un atto cognitivo, non solo emotivo, di costruzione di nuovi schemi rappresentativi interni di sé e della persona persa, con la definitiva consapevolezza dell’irreversibilità della morte. La solitudine e il rammarico lasciano il posto al disgelo emotivo, alla ricerca di supporto e alla sofferenza senza angoscia. Il tempo di elaborazione è molto più lungo in quanto un aborto precoce è un lutto non riconosciuto dal mondo esterno e pertanto ci vuole più tempo per elaborarlo.

Diagramma delle fasi del lutto

John Bowlby (1980), con la sua teoria etologica dell’attaccamento, ha descritto le varie reazioni che compaiono dopo la perdita di una figura significativa; l’assenza di tale figura attiva il sistema motivazionale dell’attaccamento, un sistema motivazionale innato (Liotti, 2001), che spinge l’individuo alla ricerca della persona assente e a fare qualunque cosa sia possibile per riottenere la sua vicinanza e le sue cure. La prima fase prevede shock e negazione. La fase di shock nell’aborto precoce è direttamente proporzionale all’imprevedibilità dell’evento e al desiderio di gravidanza. Inoltre, non avendo ricordi oggettivi della perdita è più difficile creare una costruzione mentale in quanto c’è incredulità, nell’aborto precoce bisogna attenersi ai pensieri costruiti in quel periodo. Tutto ciò è seguito da un desiderio persistente e invadente di ciò che si è perso ed è molto forte perché, unito alla collera rivolta verso se stessa, determina un senso di colpevolizzazione che la madre rivolge verso di sé in quanto sente di avere contribuito direttamente alla perdita del proprio bambino. Ciò che deve essere affrontato con più attenzione in questo periodo sono i pensieri e le aspettative che la coppia genitoriale ha avuto durante il periodo della gravidanza.

Il processo di elaborazione di un lutto necessita di tempi abbastanza lunghi che variano da un minimo di sei mesi fino a due anni. Non si può sapere all’inizio quanto tempo ci vorrà. Quello che è importante sapere è che il percorso di elaborazione del lutto, fisiologicamente, prende abitualmente questo tempo. Il lutto è un processo fisiologico di risposta alla perdita di un “oggetto d’amore”; spesso tuttavia, l’intensità delle emozioni e i saliscendi emotivi dei primi mesi ci spaventano, o spaventano i nostri cari, che scambiano il lutto normale per sofferenza problematica. È importante capire se il decorso del tuo lutto è fisiologico o se ci sono complicanze in vista.

Aborto e Legami Familiari: L'Impatto sulla Coppia e sui Figli

La necessità di riconoscere ed elaborare il lutto di un aborto non riguarda soltanto le donne che lo subiscono direttamente, ma, in modi diversi, tutto il nucleo familiare. Tante coppie raccontano che l’aborto aveva creato una distanza tra di loro, anche perché i tempi di elaborazione del lutto sono molto diversi per ognuno, e possono non coincidere, creando delle incomprensioni semplicemente perché l’altro sta attraversando una fase diversa, o non è ancora pronto a vedere, a riconoscere il proprio dolore, e ci si accusa, reciprocamente, di non essere stati capaci di fermarsi. Anche gli uomini, al pari delle donne, vivono un lutto dopo l’aborto, anche loro hanno bisogno di uno spazio e di un tempo per elaborare, accogliere questo lutto. Ci sono uomini che spingono all’aborto, per paura, per inesperienza, altri che lasciano scegliere le donne, pensando di lasciarle libere e fare il loro bene, e altri ancora che non vorrebbero che la compagna abortisca e sperimentano tutta l’impotenza di non poter fare niente per la vita del loro figlio. In ogni caso anche gli uomini si possono trovare a sperimentare tutti i sintomi del lutto post abortivo, magari con dei tempi diversi da quelli della loro donna, anche a seconda del ruolo che hanno avuto nell’aborto. Quando la coppia si ritrova insieme ad elaborare questo lutto, attraversando tutte le emozioni correlate, e potendosi ritrovare e perdonandosi reciprocamente, è un momento particolarmente forte e ricco della vita della coppia, che ritrova una possibile unità, spesso perduta dopo l’aborto e la possibilità di andare avanti e ritrovare una speranza. L'ideale sarebbe dunque che i congiunti provassero a sincronizzare le loro reazioni al lutto il più possibile, cercando di indovinare i sentimenti dell’altro.

Molti studi in tale ambito evidenziano come l’uomo avverta fatica nel gestire la propria sofferenza in una situazione di doppia natura, tra il sentirsi nel ruolo maschile di essere forte e dare supporto alla partner, e l’avvertire - ma dovere negare - i propri sentimenti di dolore. Le reazioni dei padri sono poco conosciute poiché nella nostra cultura il manifestarsi dei sentimenti nell’uomo viene criticato. Molti uomini non sono abituati a esprimere il dolore, a piangere liberamente, nella maggioranza dei casi le loro reazioni si traducono quindi in nervosismo e in una fuga nel lavoro. Proprio per questo motivo il loro dolore tende ad essere poco riconosciuto e supportato e spesso vengono visti solo come mezzo attraverso cui chiedere notizie della madre, ignorando che anch’essi possono essere profondamente prostrati dalla perdita del figlio. La nostra associazione offre supporto anche ai partner.

L’aborto colpisce anche le relazioni tra madre e figlio e ha un effetto anche sui fratelli dei bambini abortiti. Quando un lutto di questo tipo colpisce una famiglia, inevitabilmente vengono coinvolte tutte la figure che gravitano attorno alla coppia genitoriale, come amici e parenti, che spesso non sanno come affrontare la situazione e come essere da supporto. Il lutto non deve dare a processi di sostituzione, il dolore si deve attraversare.

Rappresentazione delle dinamiche familiari dopo un lutto perinatale

I Passi dell'Elaborazione del Lutto: Riconoscimento, Espressione e Guarigione

Ricondurre il proprio malessere all’aborto, cioè far cadere i meccanismi psichici che proteggevano dal ricordo doloroso, è un momento molto critico e molto doloroso, ma la «crisi» è sempre anche opportunità di cambiamento e guarigione, e sicuramente è il punto di partenza per l’elaborazione del lutto. Dopo aver riconosciuto la propria ferita e averla ricondotta all’aborto, è necessario riattraversare l’esperienza traumatica e poter esprimere tutte le emozioni correlate con questa. Poter esprimere ad esempio la rabbia, il risentimento. È importante poter riconoscere ed esprimere questa rabbia, perché la rabbia è come pietra che riempie le mani e i cuori e non permette di ricevere altri doni, e perché la rabbia nasconde sempre una ferita, e riconoscendo e risolvendo la rabbia, si può vedere anche la ferita sottostante e iniziare a guarirla. Inoltre riconoscere il risentimento costituisce un passo fondamentale nella direzione del perdono degli altri, cioè del liberarci da questo peso della rabbia, rinunciando a nutrire sentimenti di vendetta, che appesantiscono, e non permettono di andare avanti nella vita.

Perdonare significa uscire dal ruolo di vittima trovando in sé le risorse, anche a fronte di un altro che non riconosce il proprio sbaglio. Nella prospettiva cristiana perdonare significa affidare a Dio, giudice giusto, l’altro, la situazione, il proprio risentimento, perché Lui lo trasformi, e la persona possa essere liberata dal peso di queste emozioni irrisolte. Inoltre perdonando gli altri si arriva anche a capire il perdono per se stessi, che, come vedremo, è parte decisiva dell’elaborazione del lutto di un aborto.

Un altro aspetto fondamentale è quello della riconciliazione con il proprio bambino perso con l’aborto, il riconoscimento dell’unicità di quella gravidanza e del bambino concepito, potendogli così dare un nome, e instaurare una relazione materna o paterna spirituale con lui o lei, potergli parlare, potergli scrivere, poterlo piangere, poterlo pregare. La perdita di una gravidanza non rende una donna immune da gravi disturbi come depressione maggiore, psicosi o disturbo post-traumatico da stress che possono necessitare di trattamenti biologici o di altro tipo. In generale, durante il percorso psicoterapeutico, l’esperienza della gravidanza (inclusa la sua “desiderabilità”) dovrebbe essere esplorata nel dettaglio, così come ogni precedente perdita di gravidanza e il suo significato per la paziente. Anche le reazioni degli altri significativi a questi problemi necessitano di un attento approfondimento. Spesso il focus centrale della psicoterapia è rappresentato dalla perdita: i genitori hanno bisogno di essere aiutati a sviluppare una rappresentazione internalizzata del bambino non nato. Come in tutti i tipi di lutto, quello che segue la perdita di gravidanza può rimanere bloccato in varie fasi: un’assenza di dolore può successivamente presentarsi come depressione o altri sintomi psicologici. In alternativa, le donne sembrano aver affrontato il dolore, ma invece appaiono incapaci di giungere alla risoluzione. Se il dolore è stato espresso in misura minima, e l’esordio degli altri sintomi è strettamente legato alla perdita, il compito del terapeuta è quello di assistere la donna a iniziare ad affrontare il lutto. A volte è necessario solo il “permesso di soffrire”, avendo la donna identificato l’espressione del dolore con “debolezza” o “stupidità”. Il lutto prolungato è più difficile da trattare. Chiaramente, la donna è molto in contatto con la sua tristezza. La rabbia è molto di frequente una componente della reazione alla perdita di gravidanza. Colpa e vergogna sono quasi onnipresenti in queste donne. La vergogna sembra scaturire dalla credenza fondamentale che “le brave madri non lasciano morire i loro bambini”.

Ci possono essere stati comportamenti durante la gravidanza (o prima della morte) che poi esacerbano la colpa, e portano la donna a credere di aver “ucciso” il bambino. Nella nostra società, secondo le prime storie e favole dei bambini, le brave persone “vivono per sempre felici e contente” e le persone cattive sono destinate a morire o soffrire. Quindi, difficilmente sorprende che, quando la tragedia si verifica, la nozione che “le cose cattive capitano alle persone cattive” entri rapidamente nella consapevolezza cosciente. Ciò può portare a sperimentare la morte del bambino come una punizione per passate trasgressioni vere o immaginate. La colpa è una delle emozioni più difficili con cui lavorare in psicoterapia. È interessante osservare che fin dai nostri primi anni di vita esprimiamo la tristezza piangendo, e la rabbia urlando, colpendo, mordendo, ecc. Con l’acquisizione del linguaggio, ci viene insegnato come gestire la colpa dicendo “mi dispiace”. Le donne in lutto perinatale, piene di sensi di colpa, in terapia, possono raggiungere un punto in cui loro stesse sperimentano il bisogno di “scusarsi” con il loro bambino morto.

Aborto spontaneo e interruzione volontaria di gravidanza: il dolore emotivo

Il Ruolo del Supporto Psicologico e delle Terapie Specifiche

Poter ricevere un sostegno psicologico ed un accompagnamento è fondamentale, soprattutto nel caso in cui si voglia ricercare una nuova gravidanza. Il sostegno psicologico ed il supporto empatico ai genitori dovrebbero iniziare contestualmente all’evento di perdita e divenire parte integrante dell’assistenza ginecologica ed ostetrica, che occupandosi esclusivamente degli aspetti organici e medici minimizza o evita completamente la cura del dolore “psichico” intrinseco alla morte prenatale. Sempre chi affianca i genitori in questo periodo difficile dovrebbe evitare, come invece spessissimo accade, di incentivare subito una nuova gravidanza. L’esperienza del lutto, se non elaborata e metabolizzata nel modo corretto, può avere ripercussioni significative, può esserci infatti il rischio che la madre, in caso di una successiva gravidanza, sviluppi un legame inadeguato con il nuovo figlio, dove il bambino morto può venire idealizzato o “sostituito” a quello della gravidanza attuale. Questa idealizzazione porterebbe ad una proiezione di una perfezione che non esiste e il bambino nato non sarebbe mai all’altezza del precedente, crescendo così svalutato e svalorizzato agli occhi del genitore.

Dato che le madri non vivono solo l’esperienza del lutto ma anche una profonda ferita esistenziale, che può far generare pensieri di incapacità a generare una nuova vita e di incuria nel non essere state in grado di proteggere il proprio bambino. Tale rimuginio depressivo e di colpa è maggiore nelle madri che hanno investito una carica cognitiva ed emotiva maggiore. “Perché è accaduto proprio a me? Soprattutto nei primi mesi dopo la perdita il senso di colpa entra a fare parte quasi quotidianamente dei pensieri della persona in lutto, che potrebbe avere bisogno di ripetute rassicurazioni al riguardo. Molte donne hanno sensi di colpa, rimproverano se stesse e si chiedono se la perdita del loro bambino sia imputabile a qualcosa di preciso che avrebbero dovuto o non dovuto fare. Le modalità con le quali un aborto precoce viene percepito e comunicato al genitore possono rappresentare un trauma ulteriore, così come le modalità di intervento successive alla diagnosi e il supporto ricevuto durante il parto e le dimissioni.

Solitamente il predittore più importante che espone le persone verso un lutto traumatico è, secondo i teorici dell’attaccamento, aver sviluppato uno stile di attaccamento problematico disorganizzato, avendo così una probabilità maggiore nell’incorrere in un Disturbo Post-Traumatico. In questo caso i sintomi che possono comparire sono i flashback, e anche la reazione fisiologica riveste un ruolo importante, in cui si ha l’attivazione del sistema ortosimpatico, normalmente quando il pericolo passa il simpatico si disattiva grazie all’attivazione del parasimpatico, ma durante un tale trauma vi è uno squilibrio, si ha la tipica reazione di trasalimento in cui la persona traumatizzata si spaventa per qualsiasi cosa anche e soprattutto per qualcosa che ricorda il trauma stesso. Inoltre si ha una forte tendenza ad evitare tutto ciò che rimanda all’episodio traumatico. Vi è un tentativo di evitare ricordi spiacevoli, pensieri o sentimenti relativi o strettamente associati al lutto. Si possono voler evitare persone, perché si informano sul loro stato emotivo ricordando il trauma, oppure evitare i luoghi, come in questo caso l’ospedale o lo studio medico dove si è ricevuta la notizia, oppure sensazioni corporee che ricordano l’evento traumatico, come in questo caso dolore addominale, la vista del sangue o odori particolari.

Il trattamento EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è un metodo psicologico efficace nella risoluzione adattiva di un lutto prenatale sia fisiologico che complicato. In particolare, con il metodo EMDR i genitori e lo psicoterapeuta lavorano insieme sugli aspetti più traumatici della perdita del figlio o della figlia avvenuta durante la gravidanza, al parto o dopo la nascita (la comunicazione della diagnosi e della morte, immagini dell’ospedalizzazione, ricovero, intervento chirurgico, parto, degenza, rientro a casa). La Terapia Sensomotoria è una terapia basata sul colloquio, orientata al corpo, sviluppata negli anni ‘80 da Pat Ogden, con il contributo di Ron Kurtz (1990) e del metodo Rolf di Integrazione Strutturale (Rolf 1987), arricchita da contributi dei campi dell’attaccamento, delle neuroscienze e della dissociazione. Unisce approcci cognitivi ed emotivi, dialogo e interventi fisici che affrontano direttamente i ricordi impliciti e gli effetti neurobiologici del trauma.

Terapie psicologiche per il lutto

Il Supporto delle Comunità e delle Associazioni

Partecipare a gruppi di sostegno e condividere il proprio dolore con altre persone può offrire un grande aiuto. Trovarsi in un ambiente sicuro e solidale è fondamentale per trovare consolazione. Leggere le esperienze di lutto di altre persone è senza dubbio uno strumento molto utile per favorire l’elaborazione del lutto e ridurre il malessere. I gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto (AMA) sono la risorsa che in base alla ricerca scientifica internazionale si è dimostrata più efficace nella gestione del lutto perinatale. CiaoLapo è nata da Claudia Ravaldi ed Alfredo Vannacci, medici, ricercatori e soprattutto genitori di Lapo, nato morto a termine di gravidanza. CiaoLapo è un luogo / non-luogo in cui i genitori, i parenti e gli “amici” dei bambini meteora si incontrano, virtualmente e se lo desiderano anche di persona, per condividere le proprie esperienze di lutto prenatale e perinatale. Leggendo le storie altrui, condividendo il dolore e tutte le sfumature del lutto perinatale, il cammino di elaborazione è più lieve e maggiori sono i punti di forza per riacquistare un discreto livello di serenità e di fiducia nel futuro.

CiaoLapo in breve tempo è diventata una “comunità” frequentata da centinaia di genitori e di operatori, che si incontrano virtualmente e nella realtà per condividere le loro esperienze. L’accesso al gruppo avviene a partire dal terzo mese dopo la perdita, quando le energie psichiche sono più alte, poichè per funzionare al meglio richiede impegno e costanza. Con la pandemia i gruppi di CiaoLapo si sono trasferiti su piattaforma online, e possono essere raggiunti e frequentati da ogni parte d’Italia e oltre.

Comprendere e affrontare il dolore di una perdita non è mai semplice, soprattutto quando si è immersi in una comunità o in un contesto che richiede una gestione collettiva del lutto. Le nostre consulenze in contesti specifici consistono in interventi personalizzati che hanno l’obiettivo di fornire il corretto sostegno a gruppi di persone che hanno affrontato lo stesso evento luttuoso e che sentono la necessità di essere aiutate. Per questo offriamo consulenze personalizzate per insegnanti e operatori sociali, aiutando a gestire il lutto in questi contesti. Se a seguito di una consulenza emergesse anche la necessità di attivare un intervento diretto in contesti nei quali il lutto è avvenuto (in classe, nella comunità di vita, nell’associazione), gli psicologi progetteranno con gli interessati l’intervento da realizzare insieme. Sappiamo quanto sia importante avere un punto di riferimento in momenti di grande dolore, e il nostro impegno è esserci, con consulenze personalizzate e un supporto costante.

La Gravidanza Successiva: Speranza e Paura

La gravidanza successiva a un aborto precoce è spesso condizionata dall’esperienza precedente. Si gioisce ma si ha paura, si spera e si inizia a costruire il legame di attaccamento ma allo stesso tempo ci si sente distaccati, insomma si vive quella che è una vera e propria alternanza di emozioni contrastanti. Soprattutto i primi mesi possono essere vissuti con forti sentimenti di incertezza, con ansia e stress. Se è vero che ogni bambino perduto merita di essere ricordato, è anche vero che ogni bambino in arrivo merita di essere accolto al meglio per la sua unicità e dovrebbe poter godere di una madre e un padre liberi di lasciarsi andare all’amore, e non impietriti dal dolore e dalla paura. Fondamentale è il supporto che viene dato alla coppia dal personale sanitario, che riconoscendo in maniera adeguata la sofferenza, può contribuire già dalle primissime fasi al processo di elaborazione del lutto.

Rappresentazione di una nuova gravidanza dopo un lutto

Aspetti Legali e Rituali: La Dignità dei Bambini Non Nati

In assenza di specifica richiesta la legge, piuttosto fumosa, prevede due distinte possibilità a partire dalla ventesima settimana di gestazione. La sepoltura al di sotto della ventesima settimana di gestazione è ancora un tema poco conosciuto anche dagli addetti ai lavori e spesso occorre fare più di una telefonata in comune / azienda ospedaliera e chiedere più di un preventivo alle varie agenzie funebri presenti sul territorio.

È molto prezioso, in questo senso, il seppellimento dei bambini non nati, che non solo restituisce la dovuta dignità a questi bambini, ma offre una ritualizzazione, uno spazio di espressione al dolore di una madre, di un padre, che la maggior parte della volte, invece, non può essere espresso e non viene accolto, e le donne è come se non si sentissero in diritto di sentire questo dolore, di cui non si può parlare. Ammettere che possa esserci una forte sofferenza psicologica e spirituale dopo un aborto volontario, sarebbe come andare a minare le fondamenta di tutte le argomentazioni che propongono l’aborto come un diritto e la soluzione a un problema. Argomentazioni che hanno ragioni politiche ed economiche e che sono diventate parte integrante della cultura dominante, al punto che l’aborto è proposto sempre più spesso alla prima difficoltà, anche superabile, durante la gravidanza.

Emblematici di questo sono i casi di aborto del secondo trimestre, cosiddetti aborti “terapeutici”, dove anche questo stesso nome è indice di una menzogna culturale, cosa c’è infatti di terapeutico, cioè di curativo, in un aborto? In tali casi comunque è sempre più frequente che senza neanche troppi accertamenti sulla trattabilità della patologia fetale, venga proposto l’aborto, come quasi unico sbocco dopo che esami sempre più invasivi hanno riscontrato qualcosa di anomalo. E questi sono tra i casi più delicati dal punto di vista psicologico. Non richiede troppo sforzo d’immaginazione, penso, riuscire ad immedesimarsi con lo stato d’animo di angoscia e di confusione di una mamma o di un genitore, quando di fronte a una gravidanza spesso cercata, desiderata, si sente dire della malformazione del bambino e proposto l’aborto come prospettiva. È una notizia che viene a scuotere tutte le certezze, tutti i progetti, e la coppia che forse più avrebbe bisogno in quel momento di trovare qualcuno che sappia ascoltare, comprendere, rassicurare, si trova invece davanti a medici, e spesso anche a familiari che, nella migliore delle ipotesi, con un democratico “decidete voi”, li lascia soli. Theresa Burke parla in questi casi di un doppio lutto, del figlio sano immaginato, desiderato e del figlio reale, malato. Per cui la sofferenza dopo questo tipo di aborto è particolarmente acuta.

Aborto spontaneo e interruzione volontaria di gravidanza: il dolore emotivo

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