Introduzione: L'Approccio "Fare Meglio Con Meno" nella Pediatria Moderna
Una massima cui i pediatri di UPPA si attengono nella loro attività professionale è “fare meglio con meno”. Siamo convinti che, allo stato attuale delle cose, in materia di salute, esistano una gran quantità di pratiche mediche che non solo non portano alcun vantaggio reale, ma addirittura in qualche caso potrebbero essere dannose. Questo non vuol dire porsi contro la medicina cosiddetta “ufficiale” per tornare alla semplicità e purezza della natura, ma piuttosto verificare, per ogni raccomandazione medica, che si tratti del frutto di studi approfonditi di scienziati seri e disinteressati. Succede così abbastanza spesso di accorgersi che qualcosa che noi pediatri abitualmente raccomandiamo, non abbia altro fondamento che antiche e semplici opinioni di qualche autorevole professore, alle quali se ne sono aggiunte altre, e così via fino a diventare un comportamento consolidato, che nessuno sa da dove e perché sia nato.
Proprio questo è capitato quando, stupito dalle difficoltà incontrate dalle mamme nell’affrontare un evento naturale e inevitabile come lo svezzamento, il dottor Piermarini si è messo a studiare un po’ più a fondo la materia. Nel corso degli anni è così riuscito a raccogliere, da libri e riviste scientifiche, materiale sufficiente ad indurlo a cambiare modo di affrontare questa fase di sviluppo del bambino. Questa prospettiva evidenzia come la prassi pediatrica debba essere costantemente aggiornata e validata da evidenze scientifiche concrete, un principio fondamentale che guida l'approccio dell'Associazione Culturale Pediatri (ACP) e di professionisti come il dottor Piermarini. L'ACP è una libera associazione che raccoglie 1.400 pediatri in 33 gruppi locali, finalizzata allo sviluppo della cultura pediatrica ed alla promozione della salute del bambino.

Lo Svezzamento Tradizionale: Una Storia di "Va e Vieni tra Latte e Pappe"
La storia dello svezzamento, come molte altre pratiche mediche, ha attraversato diverse fasi e convinzioni, spesso prive di un solido fondamento scientifico. Questa storia è iniziata circa mezzo secolo fa con il progressivo abbandono dell’allattamento al seno, nella convinzione, senza alcuna prova, che il latte materno, a partire dai 2-3 mesi di vita, non fosse più adeguato alle esigenze di crescita del bambino, ed andasse quindi integrato con altri alimenti. Questo passaggio ha segnato l'inizio di pratiche di svezzamento precoce che hanno avuto conseguenze significative sulla salute dei neonati.
L'Abbandono Ingiustificato del Latte Materno e le Prime Strategie
Così da uno svezzamento tardivo, affidato all’esperienza familiare e con alimenti domestici, si passò a svezzare i bambini piccolissimi. Perciò, consapevoli di trovarsi di fronte ad un apparato digerente e un sistema immunitario ancora immaturi, si dovette ricorrere ad alimenti speciali ad alta digeribilità, confezionati in maniera sterile. Per la stessa ragione si raccomandava un’introduzione graduale dei vari alimenti per poter individuare tempestivamente il responsabile di eventuali problemi. Anche queste scelte alimentari furono fatte senza sapere se avrebbero potuto avere qualche conseguenza negativa, visto che non esistevano precedenti su cui basarsi. Il latte, sia materno che, in caso di mancato allattamento, quello artificiale, deve rimanere l’alimento da cui il piccolo trae la maggior parte del nutrimento almeno per il primo anno di vita.
Le Conseguenze di una Fretta Immotivata e il Ritorno alle Origini
Con gli anni si prese lentamente coscienza dei danni prodotti da questa fretta immotivata di sostituire il latte con le pappe. Tra questi danni si annoverano infezioni intestinali, allergie e obesità. Sotto la spinta di organizzazioni sanitarie nazionali e internazionali, come l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’UNICEF, iniziò il cammino inverso, fino alle attuali raccomandazioni di proseguire l’allattamento al seno esclusivo fino a sei mesi.
Nonostante le nuove raccomandazioni basate sull'evidenza scientifica, le abitudini sono dure a morire. Accade così che non solo si continui a svezzare i bambini a 4-5 mesi, ma anche ad utilizzare alimenti e strategie indispensabili in passato per evitare danni a bambini ancora immaturi e in difficoltà per essere stati privati del loro alimento specifico: il latte materno. Spesso si dimentica che un bambino di 6-7 mesi ha ormai un apparato digerente sufficientemente maturo per poter digerire i normali alimenti preparati in casa, così come si faceva una volta, ovviamente tenuto conto della assenza dei denti. Non è più pensabile, al giorno d'oggi, che i bambini vengano svezzati togliendo poppate, quindi sottraendo da un giorno all’altro il principale alimento del bambino, il latte, per sostituirlo con pappe. Così facendo è come se si “costringesse” il bambino ad alimentarsi con altro cibo, e questo può essere molto controproducente, e far sviluppare un’avversione nei confronti del cibo.
IO MI SVEZZO DA SOLO!Conferenza del dottor Lucio Piermarini sul tema dell'autosvezzamento-PARTE 3
La Maturità del Bambino a Sei Mesi: Il Punto di Partenza dell'Alimentazione Complementare
Molti dei dubbi e delle difficoltà legate allo svezzamento tradizionale potrebbero essere superati riconoscendo la piena maturità che il bambino raggiunge intorno ai sei mesi di vita. A questa età, infatti, il piccolo non è più un neonato indifeso, ma un individuo con capacità fisiche e cognitive notevolmente sviluppate.
Capacità Fisiologiche e Interesse Cognitivo
Un bambino di 6 mesi ha maturato non solo il suo intestino, ma anche il suo sistema immunitario, la sua intelligenza, le sue abilità motorie e la capacità di masticare. Questa maturazione globale ha una età di comparsa variabile: ogni bambino ha ritmi diversi. Ad esempio, se alcuni bambini sono pronti a sei-sette mesi esatti, altri lo sono due settimane prima e altri ancora lo saranno un mese dopo. Grazie a questa maturazione, scompare quindi l’angoscia di sterilizzare tutto. Il bambino se ne sta seduto da solo, impara sempre più anche a mangiare da solo, accetta il cibo in bocca con il cucchiaino senza alcuna difficoltà, lo deglutisce senza rischi di soffocamento.
Quando il bambino è presente al pasto dei genitori, mostra un acceso interesse per il cibo che vede nei loro piatti. Questo interesse non è casuale; è una manifestazione della sua curiosità e della sua capacità di imitazione, che sono fondamentali nel processo di apprendimento dell'alimentazione. Spesso, sentiamo dire che il bambino non vuole più mangiare “le sue cose” e gradisce di più quelle dei genitori. Questo comportamento viene interpretato di solito come un apprezzamento del miglior gusto dei cibi dei grandi, anche se poi si vede che anche il bambino che è stato nutrito esclusivamente al seno, e quindi non conosce gli altri alimenti, è attratto dal cibo dei genitori. Proprio lui, che ha sempre calmato la sua fame al seno, e non sa neanche che si tratta di cose da mangiare, eppure si pencola, sgrana gli occhi, tende le mani, vuole assolutamente fare la stessa cosa. Solo se i genitori lo accontentano, e chi potrà resistere, riuscirà a scoprire che si tratta di qualcosa di gustoso e di saziante, cioè che anche quello è cibo. Questa osservazione quotidiana dei bambini è ciò che ci suggerisce di aver fiducia nella loro competenza.
L'Appetito del Bambino: Una Competenza Innata
Dobbiamo aver fiducia in ciò che la scienza e la quotidiana osservazione dei bambini ci suggeriscono. I bambini possiedono la capacità di regolare il proprio appetito in funzione dei reali bisogni del proprio organismo. Solo quando i bambini raggiungono una maturità sufficiente è per loro possibile assumere alimenti diversi dal latte, materno o artificiale, in tutta sicurezza, gioiosamente, senza astruse combinazioni di più o meno esotici prodotti industriali, con minima spesa e grande soddisfazione dei genitori.

Questo dimostra che i bambini, per quanto piccoli, sono molto competenti. Come racconta Piermarini nel suo libro, sono stati fatti studi che dimostrano che il bambino, se ha libertà di scelta riguardo al cosa mangiare, naturalmente se si presentano solo alimenti sani e non industriali, sceglierà sempre un menu bilanciato, in modo da non avere problemi di intestino. Continuerà così a crescere secondo la propria curva di crescita, senza ingrassare o dimagrire. La quantità è la parte più semplice da gestire per il bambino. È difficile che un bambino mangi più del necessario, se non è stato alterato il suo meccanismo di autoregolazione. Semmai la preoccupazione potrebbe essere il cosa mangia. Certo va fatta attenzione che non mangi solo le cose più golose. Ma nel contesto di una famiglia che segua una dieta corretta, il bambino sa regolarsi benissimo sia per qualità che per quantità.
Alimentazione Complementare a Richiesta (ACR): Il Nuovo/Antico Modo di Introdurre i Solidi
Quello che alcuni chiamano autosvezzamento, tecnicamente è Alimentazione Complementare a Richiesta. In parole povere, stiamo parlando di dare da mangiare ai nostri figli, dai 6 mesi in poi, quello per cui mostrano interesse a partire dalla tavola della famiglia, mentre continuiamo ad allattarli. Le più importanti organizzazioni sanitarie ci suggeriscono i sei mesi di vita come limite minimo da superare prima di iniziare lo svezzamento. Questa metodologia rappresenta un ritorno a pratiche più naturali e intuitive, distanti dalle rigide tabelle e dai prodotti specifici dello svezzamento tradizionale.
Cos'è l'ACR e Perché Si Preferisce al Termine "Autosvezzamento"
Potremmo chiamare questo nuovo/antico modo di svezzare i bambini “autosvezzamento”. Il termine “autosvezzamento” è stato coniato rapidamente dal dottor Piermarini nel 2001, quando fu chiesto a lui e ad altri pediatri presenti al Congresso Nazionale "Confronti in pediatria di Trieste", di raccontare quali cambiamenti professionali avevano modificato la loro vita. Piermarini presentò questa nuova modalità di introduzione dei cibi solidi, che avevano cominciato a sperimentarla nel consultorio "Città Giardino" di Terni già da una decina d'anni, ottenendo ottimi risultati rispetto allo svezzamento tradizionale. Fu così che nacque il termine "autosvezzamento", che ebbe successo, ma che in realtà non spiega bene in cosa consiste tutto il processo. Infatti, qualche anno dopo si cambiò il termine "autosvezzamento" in "alimentazione complementare a richiesta", che definisce meglio il concetto. Dunque, autosvezzamento e alimentazione complementare a richiesta indicano la stessa identica cosa, solo che la parola "autosvezzamento" è più semplice e ha preso più piede ed è spesso impropriamente e abusivamente usata.
Con l'ACR noi genitori andiamo ad introdurre cibi solidi nell'alimentazione di un bambino che è abituato a assumere solo latte. Questa azione è definita non più svezzamento, ma alimentazione complementare a richiesta. Quest'ultima definizione chiarisce meglio il fatto che non si va a togliere il latte al bambino, ma si va invece a "complementare" il latte con altri alimenti. Ciò vuol dire che, con l'ACR, per un bambino che sta crescendo si ha un aggiustamento dell'apporto nutrizionale che rende l'alimentazione del bimbo completa, considerando sempre le sue caratteristiche individuali. In altre parole, nei primi mesi, ovviamente, l'alimentazione è complementare perché associata all’allattamento inteso come allattamento a richiesta.
I Segnali del Bambino e il Ruolo dei Genitori
L'aspetto fondamentale dell'Alimentazione Complementare a Richiesta è proprio la "richiesta": è il bambino che chiede, in contrapposizione all’idea che sia il genitore a dover offrire. Non è semplicemente, come spesso viene interpretato in modo frettoloso o errato, il semplice dare ai bambini tutto quello che mangiano i genitori. Il bambino mangerà quello che lui chiede. Si attende la richiesta del bambino. Oggi i neonati non vengono più nutriti come si faceva in passato, erroneamente, con l'allattamento ad orario e con quantità fisse. La modalità di introduzione degli alimenti con l'ACR è sovrapponibile all'allattamento, solo che la richiesta del cibo solido avviene in un contesto di pasto familiare e consiste inizialmente in una spontanea imitazione della gestualità dei genitori.
Quando un bambino si trova davanti ai genitori che mangiano ed è in una fase del suo sviluppo adeguata per mettere in moto questo meccanismo di imitazione, in genere mostra interesse per quello che vede fare a tavola. In tal caso i genitori, tranquillamente, possono offrirgli quello che loro stanno mangiando, e permettergli di provare. Il bambino così fa l'esperienza di un qualcosa che ancora non sa che è cibo e che però rapidamente riconosce, perché già durante l'allattamento materno ha avuto l'opportunità di sentire i sapori della dieta della famiglia tramite la presenza dei sapori e odori presenti nel latte materno e nel liquido amniotico. A ciò si aggiunge l'apprezzamento dei genitori, che mostrano al bambino la loro soddisfazione per i suoi nuovi assaggi. Il piccolo, inoltre, inizia a capire che il cibo toglie la fame come il latte.
Al primo segnale di interesse da parte del bambino nei confronti del pasto dei grandi, gli si offrirà un piccolo assaggio di ciò che si sta mangiando, e così per tutte le portate. Si smetterà quando il bambino non farà più richieste. Lo stesso si farà ai successivi pasti. Le poppate intanto continueranno con la cadenza abituale, ma inevitabilmente quelle vicino al pranzo e alla cena diventeranno sempre meno consistenti fino a scomparire. Allora noi pediatri possiamo aggiungere alle altre raccomandazioni quella, apparentemente più sconvolgente, di lasciare che il bambino si svezzi da solo durante i pasti dei genitori, chiedendo e ottenendo piccoli assaggi di tutte le portate. In questo modo, senza forzature, si adeguerà insensibilmente alla dieta e agli orari della famiglia. In realtà non facciamo altro che anticipare, senza alcun pericolo, quello che inevitabilmente avverrebbe comunque dopo.

L'Importanza dell'Esempio Alimentare Familiare
Il bambino mangerà, prima o poi, nel bene e nel male, quello che si mangia in famiglia, e con quelle abitudini alimentari passerà attraverso l’adolescenza e la vita adulta. Per questo è importante che i genitori diano, da sempre, il buon esempio con una corretta alimentazione. Infatti, fare “due cucine” per salvaguardare il bambino, mantenendo cattive abitudini per i grandi, non servirà ad evitargli, una volta cresciuto, di fare gli errori e correre i rischi dei suoi genitori. La conseguenza naturale di questo, è l’aggiustamento, più o meno drastico, dell’alimentazione dei genitori in modo che possa includere facilmente la dieta del bambino. Questo approccio pretende dalla famiglia il seguire una dieta corretta. È assolutamente inutile una regolamentazione ferrea dell’alimentazione del bambino, prescritta da chicchessia, se si lascia poi che i genitori continuino a mangiare in maniera scorretta. Il presupposto è partire da un’alimentazione sana in famiglia, per poter allargare la tavola al bambino. Alla prova dei fatti, non si riesce a cambiare il proprio stile alimentare successivamente, e, di fronte a un bambino più grande, viene da prestare meno attenzione. Ma soprattutto, più avanti, potrebbero essersi instaurati, come spesso avveniva, quei meccanismi del tipo “Purché mangi, si fa mangiare qualsiasi cosa”.
Quando poi più avanti l’influenza del mondo esterno aumenta, a scuola, con gli amici, di fronte alla pubblicità in TV, avere alle spalle una famiglia senza problemi relativi all’invenzione dell’inappetenza del bambino è fondamentale. Questo si ottiene con l’Alimentazione Complementare a Richiesta, che poi diventerà semplicemente, con il crescere del bambino, alimentazione a richiesta.
IO MI SVEZZO DA SOLO!Conferenza del dottor Lucio Piermarini sul tema dell'autosvezzamento-PARTE 3
Le Evidenze Scientifiche e la Sicurezza nell'ACR
L'adozione dell'Alimentazione Complementare a Richiesta non si basa su mere intuizioni, ma è sostenuta da un crescente corpo di evidenze scientifiche che ne attestano l'efficacia e la sicurezza. Questa metodologia ha superato il vaglio dell'Evidence Based Medicine, un approccio rigoroso che valuta le pratiche mediche in base a prove concrete.
Il Rischio di Soffocamento: Sfatare un Falso Mito
Uno dei rischi più temuti dai genitori riguardo all'introduzione dei solidi è il soffocamento. C'è una letteratura internazionale che si è sviluppata quando in Inghilterra è stato pubblicato il libro "Baby-led Weaning", un libro di contenuto simile all'autosvezzamento promosso dal dottor Piermarini, sebbene con risultati a suo parere di qualità inferiore e pubblicato anni dopo, e nessuno dei due autori era al corrente dell'altro. Questo ha permesso, contrariamente a quanto è successo in Italia dove purtroppo c'è stata ostilità da subito, ai ricercatori inglesi di cominciare a fare studi scientifici su questa modalità di introduzione dei cibi solidi e si è dimostrato che in realtà era fattibile e che non c'erano rischi. Anche il rischio di soffocamento non era assolutamente superiore a quello che si sarebbe potuto avere con un bambino svezzato in modo tradizionale.
Anzi, si può aggiungere anche che, mentre prima si costringevano di più i bambini restii ad accettare cibi sconosciuti, con l'autosvezzamento si mettono i bambini in condizione di decidere, di essere contenti di farlo, gli si dà il tempo di masticare e deglutire, e presumibilmente il rischio può anche essere inferiore. Si seguono insomma le precauzioni abituali. Il dottor Piermarini chiarisce, e presenta le prove scientifiche, che ACR non vuol dire "il bambino fa quello che vuole", né suggerisce trucchi o strategie per far mangiare un bambino. In realtà si tratta di un libro che ribadisce la necessità di un'impostazione mentale diversa che vede il bambino come un soggetto competente da rispettare nella sua volontà in quegli ambiti, come quello dell'appetito, in cui è certo che lui ne sa più di noi.
La Critica allo Svezzamento Tradizionale: Mancanza di Basi Scientifiche
Il suo libro si apre con una critica molto accurata proprio alla totale assenza di basi scientifiche a supporto delle pratiche di svezzamento tradizionale. Lo svezzamento tradizionale, così come tante prassi e abitudini mediche, è dovuto passare al vaglio dell’Evidence Based Medicine, la medicina basata su prove di efficacia concrete, e questo è un approccio molto severo e corretto di valutazione, diventato molto più serrato negli ultimi decenni. Questo ha confermato molte cose corrette ma portato cambiamenti molto diffusi in molti campi della medicina, e sotto questa tagliola della verifica scientifica è incappata anche la modalità con cui introducevamo alimenti solidi. Questo è avvenuto perché non funzionava. I bambini svezzati nel modo tradizionale non mangiavano correttamente, diventavano, a giudizio delle famiglie, tutti inappetenti, capricciosi, spesso mangiavano troppo o troppo poco, quasi sempre mangiavano male. Qualcosa di vitale importanza come l’alimentazione del bambino, così come è importante per il bambino più piccolo avere il latte della mamma e non un suo sostituto come spesso succedeva, andava a finire quasi sistematicamente male. Molto in letteratura medica indicava chiaramente che non era quello il modo, mentre sullo svezzamento tradizionale non c’era una pubblicazione scientifica che ne dimostrasse l’efficacia.
Perché le Vecchie Pratiche Permangono? Ignoranza, Inerzia e Conflitti di Interesse
Resta il fatto che la maggioranza di noi va dal pediatra e riceve le stesse informazioni che il dottor Piermarini ha puntualmente abbattuto. Ci si domanda se sia più ignoranza o malafede. Prevalentemente ignoranza, ignoranza delle pubblicazioni. È un’ignoranza da pigrizia, da non abitudine a aggiornarsi, da una presunzione di saper già tutto, poi confortata dai messaggi promozionali dell’industria, così come avveniva con i sostituti del latte materno. E poi dai non-messaggi di confutazione che sarebbero dovuti venire dalle società scientifiche mediatiche le quali dovevano, per dovere istituzionale, essere al corrente di quanto la ricerca aveva prodotto e del fatto che certe modalità di conduzione alimentare andavano modificate.
La Sfida dell'Aggiornamento Professionale
Probabilmente questo accade anche perché, anche nelle società scientifiche, c’è un certo grado di conflitto di interesse dal momento che hanno, del tutto legittimamente, qualche finanziamento da chi quei prodotti li produce. Si pensa sia stata un po’ un’inerzia dovuta a tutto questo; non sempre malafede, ma in qualche caso sì. Tant’è che ci sono spesso denunce di comportamenti scorretti da parte di personale medico che per solo interesse, non per altro, si comportano in maniera scorretta rispetto a quello che la ricerca suggerirebbe. Quindi sono diversi fattori che si sono andati a sommare e sostenere vicendevolmente. Il dottor Piermarini ripensa alla sua esperienza personale: dopo la laurea si iniziava a frequentare altri colleghi e reparti ospedalieri e un atteggiamento che si incontrava spesso era che quello che si era studiato non contasse molto, la vera medicina veniva dalla pratica quotidiana. Si entrava in una routine da cui difficilmente si usciva, non c’erano stimoli a ripensare quello che si faceva quotidianamente. Era quella che si chiamava medicina paternalistica, "io come papà che tu devi accettare perché non sei in grado di contestare".
Il Ruolo delle Società Scientifiche e dell'Industria
In realtà questo era già contestato quando si è laureato il dottor Piermarini: ricorda un libro in particolare, il primo capitolo era “La relazione con il paziente”, che però veniva regolarmente saltato. Insomma, questa problematica c’era già, bastava che ce la facessero notare e approfondire, e invece veniva ignorata. Oggi fortunatamente le cose sono un po’ cambiate; l’aggiornamento è obbligatorio e deve essere continuo. Non è fatto benissimo perché non ci sono reali verifiche, né sull’aggiornamento né sulla qualità del lavoro. È facile credere di stare procedendo in maniera corretta e invece fare qualcosa che non va. Forse è necessario un mettersi in gioco anche personale.
Lo svezzamento è l’ennesimo punto della lunga serie di temi che le mamme hanno la possibilità, ma anche la sfida, di riscoprire, ma devono dare picconate belle forti a strati e strati di usanze antiquate e scientificamente infondate. Lo svezzamento tradizionale sembra avere molto in comune con l’assistenza al parto tradizionale: meccanicistica, industriale, per nulla improntata alla relazione con il singolo e soprattutto cieca all’esperienza emotiva di tutti i coinvolti, in particolare il bambino. Si è dovuto sviluppare l’uso del termine “parto attivo”, come se davvero esistesse un parto passivo e ora ci concediamo di riscoprire l’Alimentazione Complementare a Richiesta (l’allargare la tavola di famiglia ai nostri bambini!) sotto gli strati dello svezzamento tradizionale. Ma secondo il dottor Piermarini come hanno fatto i suoi colleghi in soli 70 anni a sotterrare l’acqua calda così in fondo?

Il Ruolo dei Genitori Informati: Chiedere Ragione e Promuovere il Cambiamento
Il cambiamento nel modo di fare del dottor Piermarini, dopo i primi anni post laurea in cui era precipitato nella routine, è stato un incontro casuale con la scuola pediatrica dell’ospedale Burlo Garofalo di Trieste, che aveva un approccio assolutamente coerente con la ricerca scientifica. Era diretto dal Professor Panizon, un pediatra che frequentava poco le ribalte, ma un grandissimo pediatra e un grandissimo uomo, fondatore delle due riviste più lette dai pediatri e dai genitori (“Medico e Bambino” e “UPPA”). Lui, e chi lavorava con lui diffondendo questa modalità attuale e coerente con la ricerca, ha insegnato a comportarsi secondo l’evidenza scientifica. Significa mettersi a lavorare ogni giorno sui problemi, senza cercare le soluzioni solo nella routine o solo nell’intuito, anche se quello indubbiamente serve, ma anche nei dati scientifici a disposizione, che oggi è anche più semplice che in passato.
Alle mamme il dottor Piermarini direbbe: fate la stessa cosa! Se volete diventare partecipi e attive della vostra salute e di quella dei vostri bambini, informatevi da fonti accreditate. Mettete da parte la cartomante o il medico con pendolino e fialette d’acqua e informatevi da fonti certe. Spesso non sono informazioni che gratificano nell’immediato o danno soluzioni pronte, ma danno l’informazione corretta. Permettono non di fare da soli, ma imparare a chiedere: chiedere ragione di quello che viene consigliato. Cosa che poi aiuta il medico a cambiare lui stesso il proprio atteggiamento. Avere di fronte una famiglia informata rasserena molto l’operato del medico.
Ci ha molto colpito leggere le sue “tardive e spero non inutili scuse” alle donne con cui ha lavorato in quelli che lui nel suo libro, senza andare tanto per il sottile, ha chiamato nidi-lager ospedalieri. È la prima volta che, in una pubblicazione divulgativa, si trova un medico fare un atto tanto coraggioso e umile. Ne abbiamo approfittato per ringraziarlo, a nome di tante donne che in quegli ospedali hanno partorito o, come noi, ci sono nate.
IO MI SVEZZO DA SOLO!Conferenza del dottor Lucio Piermarini sul tema dell'autosvezzamento-PARTE 3
Il Contributo del Dottor Lucio Piermarini e l'ACP
Il dottor Lucio Piermarini ha giocato un ruolo cruciale nella diffusione e nella comprensione dell'Alimentazione Complementare a Richiesta. La sua esperienza professionale e il suo impegno nella ricerca scientifica hanno portato alla riscoperta di un approccio più naturale e rispettoso dei tempi e delle capacità del bambino.
L'Esperienza e la Visione di un Pediatra Illuminato
Il dottor Piermarini fa un’analisi molto semplice ma allo stesso tempo dettagliata dei dubbi dei genitori, rispondendo ad essi con argomentazioni e informazioni su come affrontare questo momento temuto da molti genitori: lo svezzamento. Quando bisogna iniziare? Cosa offrire al proprio bambino? Come comportarsi con lui? Vengono trattati molti argomenti come le allergie, l’introduzione del glutine, dei vari alimenti più “preoccupanti”, e si parla delle origini antiche dello “svezzamento a richiesta”. In più c'è l'esperienza di rapporto con le tante mamme, con le quali ha intavolato una corrispondenza per correggere eventuali problemi e errori di gestione; casi reali che potranno fornire utili suggerimenti per decidere un cambiamento in caso di problemi. Ma attenzione, non aspettatevi soluzioni facili e improvvisate.
La sua opera, in particolare i libri "Io mi svezzo da solo!" e "Sereni a tavola", ha reso accessibili concetti complessi, guidando i genitori a fidarsi dell'autocontrollo del bambino. Il libro “Io mi svezzo da solo! Dialoghi sullo svezzamento”, scritto da un famoso pediatra che scrive anche sulla rivista per genitori UPPA, è un libro molto interessante e divertente, perché tra un capitolo e l’altro viene raccontata la storia di due genitori, Candida e Tranquillo, e non sono nomi a caso, che sono alle prese con la crescita del proprio Baby, con l’idea di svezzamento che si avvicina e con il rapporto con il pediatra del proprio bambino. Le battute che si scambiano i due genitori, e in cui molti di noi si ritroveranno, sono davvero rappresentative della difficoltà che troviamo oggigiorno nelle cose che dovrebbero essere le più semplici. Come crescere il proprio bambino dal punto di vista alimentare è una di queste. Le cose spesso sono davvero complicate, soprattutto perché abbiamo perso di vista proprio lui, il nostro bambino.
L'Associazione Culturale Pediatri (ACP): Un Faro per la Salute Infantile
La composizione dell'ACP ricalca quella dei pediatri italiani con una prevalenza dei pediatri di famiglia, circa il 65%, ed il resto di pediatri ospedalieri, universitari e di comunità. I gruppi locali svolgono inoltre sia autonomamente che in collaborazione con l'ACP nazionale, attività di formazione, ricerca, informazione dell’educazione sanitaria, definizione di protocolli diagnostico-terapeutici e valutazione della qualità delle cure e supporto a programmi di cooperazione internazionale. L’ACP ha un codice etico di comportamento che investe sia i singoli pediatri che l’Associazione stessa. Svolge attività editoriale, di formazione e di ricerca, rigorosamente no profit. La libera partecipazione dei pediatri, soci e non soci, alle sue iniziative è subordinata alle sole coperture delle spese; non vengono elargiti compensi né benefit per le attività interne. L'associazione promuove attivamente la medicina basata sulle evidenze e la formazione continua, fondamentali per superare le pratiche obsolete e diffondere conoscenze aggiornate come quelle relative all'ACR.
Risorse Utili: I Libri del Dottor Piermarini e Altri Strumenti
L'alimentazione complementare a richiesta, o autosvezzamento, è una via alternativa, molto diffusa e sempre più apprezzata, allo svezzamento tradizionale. Abbiamo chiesto al medico pediatra Lucio Piermarini, autore di "Io mi svezzo da solo!" (Bonomi) e di "Sereni a tavola" (Sperling&Kupfer), di spiegarci cos'è esattamente l'ACR, quando e come iniziare e quali cibi evitare. Una volta c'erano le rigide tabelle dello svezzamento tradizionale, che prevedevano regole ben precise e una tempistica fissa.
Il dottore Piermarini è autore anche del libro "Sereni a tavola", edito da Sperling & Kupfer, in vendita dal primo settembre 2020. Si tratta di un libro dedicato all'alimentazione del bambino, che offre una guida seria ed equilibrata su come svezzare il neonato e scegliere un’alimentazione sana ed equilibrata. L'obiettivo è quello di guidare i genitori di bimbi "che non mangiano" con buon senso, aiutandoli a fidarsi dell’autocontrollo del bambino. Questi testi, insieme all'impegno di professionisti come il dottor Piermarini, offrono strumenti preziosi per affrontare lo svezzamento in modo sereno e informato.
Vi ricordiamo che sul sito di Bonomi Editore, che NON paga pubblicità sul nostro blog, le nostre lettrici hanno lo sconto del 20%! Basta usare il codice PARTOPOSITIVO. Ricordatevi anche l’app BabyBrains sviluppata dalla nostra neuroscienziata personale, Silvia! È totalmente gratuita e, guarda caso, intorno al sesto mese compare qualche attività col cibo!