Il Treno dei Ricordi: Un Viaggio tra Sogno e Realtà

Il fischio acuto del treno risuonò sul binario numero 7 della stazione di Venezia Santa Lucia, annunciando la partenza. Le porte si chiusero con un sibilo, mentre il convoglio, carico di storie e destini, iniziava la sua lenta avanzata. Tra i passeggeri, una donna anziana, dal viso segnato dal tempo ma illuminato da una serenità profonda, si trovava seduta a un tavolino. Era circondata da oggetti che riflettevano la sua predilezione per la bellezza: una tazza da tè inglese in porcellana fine, decorata con fiori color cremisi, abbinata a una teiera dallo stesso motivo, e un quaderno nero con una penna, pronti ad accogliere pensieri e ricordi. L'abat-jour sul tavolo proiettava una luce calda, creando un'aura di intimità attorno a lei.

Donna anziana che guarda fuori dal finestrino di un treno

Questa immagine di calma e dignità non era nuova per chi l'aveva conosciuta. Anche dopo aver superato i novant'anni, la sua presenza emanava un'aura di eleganza e autorevolezza che catturava l'attenzione di chiunque entrasse in una stanza. Uomini e donne erano attratti da lei, i primi affascinati dal suo portamento e dalla sua saggezza, le seconde desiderose di carpire il segreto della sua inalterabile grazia.

Mentre il treno si scuoteva, la donna sorrise e salutò con la mano dal finestrino. Un gesto intimo, un addio che, in quel momento, non poteva essere pienamente compreso. Per la narratrice, la figlia che la osservava scendere dal treno, quel saluto era carico di un affetto profondo, ma anche di una malinconia latente. Era consapevole che un giorno quel momento sarebbe arrivato, ma aveva sempre cercato di relegare quel pensiero ai margini della sua mente, affievolendone l'impatto emotivo.

La figlia si incamminò, le mani nelle tasche e il mento leggermente abbassato, un'abitudine che la accompagnava fin dall'adolescenza. Il Canal Grande, placido e stranamente silenzioso, si stendeva alla sua sinistra. Venezia, alle otto di sera, viveva un momento di transizione, sospesa tra la frenesia del giorno e l'eleganza della notte che si preparava a farsi festa. Un taxi l'attendeva, un ponte tra la laguna e il mondo.

Canal Grande a Venezia al tramonto

Una telefonata alla sorella Ginevra per comunicarle la partenza della madre e l'arrivo a Londra il giorno seguente. Poi, un messaggio al marito per annunciare il rientro. La narratrice si lasciò cullare dalla barca, le nocche poggiate sulla pelle fresca dei sedili, la testa adagiata sul cuscino. L'odore del mare si mescolava alle note del profumo di sua madre, un ricordo olfattivo che la riportava indietro nel tempo, a quando aveva quindici anni.

La madre sarebbe morta la primavera seguente, nella sua casa in campagna, in Francia, dove si era ritirata dopo essere rimasta vedova. Aveva scelto una vita appartata, dedicata alla tranquillità, interrotta solo da brevi trasferte in Inghilterra per far visita alla figlia e alla sua famiglia. La sua dipartita fu un altro atto di grazia, un'uscita di scena discreta e serena, senza aver gravato su nessuno. Fu sepolta ai piedi di un ulivo, nel giardino di casa, come desiderava, con una semplice croce di marmo opaco.

Ogni visita estiva alla tomba della madre era accompagnata da un rituale: preparare una tazza del suo tè preferito e versarne una parte sul terreno erboso, accarezzato dal vento. Un gesto di comunione, un dialogo silenzioso tra madre e figlia, tra vita e memoria.

La Poesia dell'Anima: Echi di Amore e Odio

Il testo fornito, oltre a narrare l'episodio del treno e la figura della madre, si addentra in un territorio lirico, disseminato di frammenti poetici che sembrano emergere da un flusso di coscienza. Questi versi, a tratti enigmatici e intensi, esplorano le complessità dell'animo umano, le dualità dell'amore e dell'odio, il desiderio e la perdita.

"La tua voce! Un sorriso! bramo il calore del tuo abbraccio." Questi aneliti esprimono una profonda nostalgia, un desiderio di connessione e intimità. La voce, il sorriso, l'abbraccio diventano simboli di un legame perduto o agognato, elementi essenziali per la serenità dell'anima.

Stella Lucente" di John Keats – La Poesia dell’Amore Eterno e della Fragilità della Vita

La malattia che affligge l'anima viene invocata, un'inquietudine interiore che non trova pace. "RIVELAMI… Questa malattia che mi affligge l'anima. Ecco! ma non basta mai. mentre di osservo e ti odio. che so di non poter vincere." Qui emerge la lotta interiore, il conflitto tra l'amore e l'odio, una dicotomia che sembra insormontabile. L'atto di osservare l'altro, pur provando odio, suggerisce una relazione complessa, un legame indissolubile che genera sofferenza.

I pensieri diventano rifugio, ma anche illusione: "nei pensieri mai immaginati. che non saprai mai quanto amo. i tuoi occhi e il tuo sorriso. e ad alta voce ti auguro una buona notte. per non lasciarti andare più via. che sono tutte illusioni. paradisi terreni innestati nel grigio dell'asfalto per la mia gioia." La poesia dipinge un quadro di desideri inespressi, di un amore profondo che rimane celato, ma che si manifesta in gesti quotidiani, in un augurio di buona notte, nel tentativo di trattenere l'altro. Tuttavia, questi "paradisi terreni" sono effimeri, illusioni che si dissolvono nel grigiore della realtà.

La dualità tra amore e odio è un tema ricorrente: "Amore e odio poi odio poi solo amore." Questa oscillazione emotiva riflette la complessità delle relazioni umane, dove i sentimenti possono intrecciarsi e trasformarsi in modo imprevedibile. La pelle abbronzata di vita, la serenità, le lacrime, l'altare mistificato, il rogo: immagini potenti che evocano passione, sofferenza, devozione e sacrificio.

La domanda "Arriverai? Quando, cantastorie? questa favola non è per me. E forse non ce ne sarà mai una." introduce un senso di attesa vana, di speranze deluse. La vita viene percepita come una favola che non si realizza, un copione recitato a memoria ma privo di un lieto fine. La paura del cielo, del bene altrui, il confronto con la distanza dei gesti altrui, il desiderio di un luogo dove non esiste la paura, tutto contribuisce a creare un'atmosfera di vulnerabilità e ricerca di sicurezza.

Un sentiero tortuoso che si perde nella nebbia

La musica del tango emerge come un elemento dirompente: "TANGO……………………………………….. che fa esplodere i colori. ma tu non avrai mai…." Il tango, simbolo di passione e sensualità, evoca un'esplosione di colori, un'intensità di emozioni che, tuttavia, sembra negata all'interlocutore.

L'introduzione di Marika e delle sue poesie, "Marika ci invia la sua prima poesia: benvenuta! Ribellione! Cos'è che troviamo in te? caro Vittorio, è questo che volevo dire. non troviamo e tu, solido come sei, di sicuro dai. libero, colorato, vibrante. Ma sono essere umano, e fallisco… e fallisco…" suggerisce un dialogo tra poeti, un confronto sulle proprie creazioni e sulla propria identità artistica. La ribellione come tema, la solidità contrapposta alla fragilità umana, il fallimento come esperienza universale.

Le poesie di Enygma, introdotte da un punto interrogativo e un accenno di tristezza, rimangono un mistero, un'eco di sentimenti inespressi. "È tristezza. Perché? Invece." Lasciano spazio all'interpretazione, invitando il lettore a esplorare le proprie emozioni.

La Memoria come Trama: Un Filo che Unisce Passato e Presente

Il romanzo "la governante" sembra intrecciare la narrazione di un viaggio emotivo con la riflessione sulla natura della memoria e dell'amore. La scena iniziale sul treno, con la madre che parte, funge da cornice, un punto di arrivo e di partenza. La narrazione si sposta poi indietro nel tempo, a trent'anni prima, per esplorare le radici di questo legame, le esperienze che hanno plasmato le vite delle due donne.

L'uso di frammenti poetici all'interno della prosa suggerisce una profonda connessione tra la vita e l'arte, tra la narrazione e l'espressione lirica dei sentimenti. La poesia diventa uno strumento per esplorare le sfumature più intime dell'esperienza umana, per dare voce a ciò che spesso rimane inespresso nel linguaggio quotidiano.

L'immagine della madre, elegante e serena anche in età avanzata, evoca un ideale di bellezza e saggezza. La sua dipartita, descritta con la stessa grazia con cui aveva vissuto, sottolinea un'etica dell'esistenza basata sulla dignità e sulla discrezione. Il rituale del tè versato sulla terra, un atto di amore postumo, rafforza il legame indissolubile tra la vita e la morte, tra il ricordo e la continuità.

La poesia, in questo contesto, non è un elemento estraneo alla narrazione, ma ne diventa parte integrante. I versi dispersi nel testo non sono semplici decorazioni, ma echi dell'anima, frammenti di un dialogo interiore che rispecchia le complessità del romanzo. Le tematiche affrontate - amore, odio, desiderio, perdita, memoria, illusione - sono universali e toccano corde profonde nell'esperienza di ogni lettore.

La struttura narrativa, che parte dalla fine per poi tornare all'inizio, crea un effetto circolare, quasi a suggerire che la storia non abbia una vera e propria conclusione, ma che continui a riverberare nel tempo, come un sogno che non si dissolve mai del tutto. Il treno, simbolo di viaggio e trasformazione, diventa metafora del percorso della vita, un viaggio costellato di partenze e arrivi, di incontri e addii, di ricordi che ci accompagnano come un bagaglio invisibile.

La menzione del "TANGO" e dell'esplosione di colori suggerisce che, nonostante le sofferenze e le illusioni, ci sia spazio per la passione, per la vitalità, per momenti di intensa bellezza che, pur effimeri, lasciano un segno indelebile. La poesia, nel suo complesso, si configura come un invito a lasciarsi cullare dai sogni, a esplorare le profondità dell'animo umano, a confrontarsi con le proprie emozioni più autentiche, anche quelle più dolorose. È un invito a vivere la vita con la stessa grazia e serenità della madre, pur nella consapevolezza delle proprie fragilità e dei propri fallimenti. La narrazione si nutre di questi contrasti, di queste sfumature, creando un affresco complesso e commovente dell'esistenza.

tags: #che #bello #lasciarsi #cullare #dai #sogni