L’autostima nei bambini e nelle bambine è una delle tematiche più gettonate durante gli incontri con i genitori che svolgiamo nei servizi educativi 06. “Come possiamo sostenere i nostri figli e figlie nel processo di costruzione di un buon livello di autostima?” è la domanda più frequente che pongono mamme e papà. Sono due i timori principali connessi all’autostima nei bambini e nelle bambine: lo sviluppo di un livello di autostima troppo alto che sfocia in arroganza e supponenza, la carenza di autostima che genera insicurezza. Costruire l’autostima del bambino, della bambina, significa trovare equilibrio tra l’alto e il basso. Possiamo lavorare a questo aspetto già nei primi mesi di vita perché l’autostima è un aspetto della nostra personalità in continua evoluzione, in continua possibilità di cambiamento.
Non preoccupiamoci se presumiamo o temiamo di non aver supportato abbastanza i nostri figli e figlie in passato, perché abbiamo l’opportunità di rimediare. La flessibilità dell’autostima è un aspetto che ci rassicura, non disperiamoci. In qualsiasi momento della vita possiamo rivedere e correggere l’autostima, per evolvere e cambiare, sia nella fascia 06, sia quando siamo adulti.

Definizione di autostima: un’opinione in costante divenire
L’autostima nel bambino, nella bambina (e nell’adulto) è l’idea, l’opinione che ciascuno ha di sé stessa, sé stesso, sia rispetto ai propri pregi, talenti, risorse, sia rispetto ai propri limiti, difetti, fatiche. Tutte le persone hanno il senso dell’autostima perché ognuna e ognuno di noi forma e costruisce un’immagine, un’opinione rispetto al proprio sé in modo graduale nel tempo. Non nasciamo con un’idea già preformata della nostra persona. Dal momento in cui veniamo al mondo in avanti la relazione tra noi e gli adulti di riferimento, le restituzioni e i rimandi che ci danno ci aiutano a costruire questo aspetto della nostra personalità.
Strutturiamo l’autostima in buona parte basandoci su come ciascuno di noi ha letto, interpretato e interpreta tutt’oggi i rimandi che ha ottenuto e ottiene dall’ambiente di riferimento. C’è un concetto importante da mettere in luce: l’autostima è co-costruita. Da un lato gli adulti di riferimento dei bambini e delle bambine agiscono, dicono, fanno una serie di cose nei loro confronti, dall’altro il bambino o bambina riceve parole, gesti, sguardi, azioni che interpreta rispetto ai suoi bisogni, alle predisposizioni, al suo modo peculiare, unico al mondo di guardare le cose della vita. Da questo punto di vista tutti possediamo autostima: se consideriamo il suffisso -stima della parola stessa nel suo significato di valutazione, possiamo dire che tutti ci autovalutiamo e abbiamo - di conseguenza - autostima.
Dinamiche di valore: tra percezione e feedback
Ora, la tematica di cui parlare riguarda il livello di autostima: è buono oppure scarso? Proviamo a fare una valutazione sulla qualità della nostra autostima: ci consideriamo persone di valore oppure no? Il livello qualitativo dipende quasi del tutto dal feedback verbale e non verbale trasmesso al bambino dai genitori, da altre importanti figure adulte di riferimento o dai fratelli (in quest’ordine di importanza). Nei bambini e nelle bambine possiamo osservare la capacità di autovalutazione strutturata intorno ai sei anni, ma viene coltivata da subito: dal momento in cui il bambino viene al mondo è come se avesse un contenitore con l’etichetta autostima e mettesse le esperienze, le sensazioni e ciò che vive dentro a questo barattolo.
Bambini e bambine sviluppano la capacità di autovalutazione cosciente e consapevole intorno ai 6 anni, anche se già dai 4-5 anni possiamo osservare che bambini e bambine si autovalutano nel confronto con gli altri. Anche se noi adulti non mettiamo in relazione i pari, bambini e bambine iniziano a pensare: “Ma Giovanni è più bravo di me a disegnare. Ma Lucia è più brava di me a giocare con la palla”. Dai quattro anni in poi bambini e bambine iniziano a strutturare un’idea più solida di sé, idea che evolve nell’arco della vita. Il bello dell’autostima nei bambini è che non è incisa sulla pietra, ma è un aspetto modificabile durante tutto l’arco della vita.
Lo Sviluppo Emotivo nei bambini
L’autostima è plastica, flessibile, un processo sul quale possiamo sempre lavorare: è nostro compito, in qualità di adulti, coltivare nei bambini un’autostima favorevole sin da subito, per evitare che sviluppino fatiche intorno a questo tema. Quando abbiamo una buona considerazione di noi, il livello di autostima è buono. Le persone che hanno una buona autostima sono in grado di valutare i propri pregi, le risorse, i talenti, le capacità, ma anche i difetti, i limiti, le fatiche. Avere una buona autostima significa sapersi osservare con uno sguardo equilibrato, parziale, armonioso.
Il rischio della scarsa autostima: segnali e origini
Quando abbiamo una scarsa considerazione di noi, il livello di autostima è scarso, a prescindere dall’età. Ci sono due forme di scarsa autostima: una forma esplicita tipica delle persone che si concentrano solo sugli aspetti negativi, sui limiti, i difetti, le incapacità; una forma di bassa autostima inconsapevole che si trasforma in arroganza e saccenza - quella del cosiddetto pallone gonfiato - di chi pensa di sapere tutto. La persona che spesso etichettiamo come soggetto dalla troppa autostima, in realtà ha una bassa stima di sé. Quando lavoriamo con bambini e bambine è importante avere in mente questa distinzione per non avere il timore di costruire troppa autostima: la troppa autostima non esiste. L’autostima o è buona o è scarsa, non ci sono altre variabili, altre versioni.
Da adulti, da genitori, da professioniste/i possiamo costruire nei bambini una buona autostima, una stima di sé positiva, costruttiva, favorevole, che li supporti nel percorso di crescita nell’essere bendisposti ad affrontare le sfide della vita. Questo non significa avere sempre successo - è impossibile -, ma vuol dire saper attraversare inciampi, contrarietà, fallimenti in modo costruttivo. Avere una sana stima di sé è utile per far fronte in modo costruttivo alle sfide della vita. Le persone che nutrono fiducia nelle proprie capacità e nel proprio valore sviluppano un atteggiamento positivo. Il motto “posso farcela” è una convinzione che le mette in grado di superare i problemi e le frustrazioni incontrate lungo il cammino.
La resilienza come traguardo educativo
Ciò non significa che la persona - adulto o bambino - con una sana autostima non incorra in problemi, contrarietà o momenti di fatica e sconforto: ciascuno di noi può vivere momenti difficili. La differenza tra l’individuo con una buona autostima e quello con scarsa autostima risiede nell’approccio utilizzato per fronteggiare le difficoltà. La persona che ha un buon livello di autostima accoglie questi momenti in modo costruttivo, senza vittimismi, si rimbocca le maniche e cerca in modo attivo la soluzione ai suoi problemi, anche ricorrendo all’aiuto degli altri. La persona con scarsa autostima tende con facilità alla rinuncia, alla rassegnazione e di rado chiede il supporto e l’aiuto degli altri, dato che vive questa possibilità come la conferma della sua inadeguatezza.

Un sano senso di autostima si può definire un’immagine di sé accurata, molteplice e affermativa - il segreto per godere di buona salute psichica e di un forte sistema immunitario a livello psicosociale. Sviluppare una buona autostima fin dall’infanzia costituisce un fattore di protezione nella vita. In qualità di genitori, educatori, insegnanti, è importante lavorare su tale aspetto in modo consapevole per supportare i bambini e le bambine a sviluppare un’idea positiva di sé che li aiuti a diventare individui equilibrati, sensibili, comprensivi e responsabili. La domanda da porci non è tanto ‘come aumentare l’autostima nei bambini’, ma come costruirla con consapevolezza, coltivarla sin dai primi mesi di vita e permettere ai piccoli di imparare ad autovalutarsi con parzialità.
Il ruolo dell’esempio: diventare un modello positivo
Il primo passo per costruire l’autostima nei bambini e nelle bambine è essere un buon modello per loro. Molto parte da noi: quando parliamo di noi o quando dialoghiamo con altre persone davanti ai nostri figli possiamo descriverci e rappresentarci in modo costruttivo, sostenendo la nostra personalità, oppure svalutandoci, abbassando il nostro valore. Noi adulti abbiamo il compito di offrire un buon esempio a bambini e bambine, anche per quanto riguarda l’autostima. Lavoriamo prima su noi stesse, noi stessi, e guardiamoci con uno sguardo benevolo che metta in luce le nostre risorse, capacità, talenti, competenze.
Se ci rendiamo conto di aver parlato male di noi, in modo svalorizzante, di fronte a bambini e bambine, possiamo dire loro in un secondo momento: “Guarda Giovanni, Lucia, mi sono resa conto che oggi pomeriggio mentre ascoltavi me e il papà/la mamma parlare di questa cosa potresti aver pensato che io non fossi contenta/contento di me. Sai ci ho ripensato. A volte capita che noi non pensiamo delle cose buone su di noi, però possiamo correggerle, possiamo ritornarci su, possiamo fare nuovi pensieri su quegli aspetti”. Ovvio, modelliamo l’approccio in base all’età del bambino.
L’amore incondizionato come base sicura
Il primo mattoncino su cui si fonda la fiducia e la stima in sé stessi deriva dal sentirsi preziosi, amati e amabili: è come se il bambino pensasse “Se sono amato vuol dire che sono amabile e, se sono amabile, io valgo!”. La sana autostima deriva dalla sicurezza che il bambino sviluppa nel sentirsi accettato e amato per quello che è. I piccoli hanno bisogno di vivere un amore incondizionato, che vada al di là della propria prestazione. Il messaggio che possiamo passare è simile a “Ti voglio bene perché esisti e sei il mio bambino, la mia bambina, a prescindere da cosa fai o non fai”.
Impariamo a rassicurare bambini e bambine sul nostro immutato affetto anche quando si comportano in un modo per noi inadeguato, soprattutto con i più piccoli che vivono l’arrabbiatura del genitore come una rottura della relazione. Mostriamo ai bambini e alle bambine rispetto, attenzione, accettazione, sia per le loro qualità che per i loro limiti, offriamo calore e amore, affinché possano acquisire quella sicurezza di base che consente di crescere e sperimentare le novità senza preoccuparsi troppo degli errori e dei possibili fallimenti. Per trasmettere amore incondizionato comunichiamo a bambini e bambine il piacere che proviamo quando trascorriamo tempo con loro con frasi come: “Mi piace giocare con te”, “Che bello rivederti!/stare insieme”, “Mi sei mancato/mancata”.
Oltre la prestazione: dare valore all’esistenza
Viviamo in una società che misura il valore delle persone sulla prestazione. Soprattutto da quando bambini e bambine iniziano a frequentare la scuola dell’obbligo, la prestazione e la valutazione diventano l’unità di misura per stimare un soggetto. Questa è, purtroppo, una distorsione della nostra cultura che andrebbe smontata pezzo per pezzo. Le persone valgono per il fatto stesso che esistono. La vita umana ha un valore in sé, intrinseco e svincolato da tutto. Come adulti, educatori, genitori, dovremmo coltivare questa dimensione del valore della persona a prescindere dalla prestazione, dimensione che si traduce in amore incondizionato tra genitore e figlio, e in un investimento affettivo differente tra educatrice e bambino.
Diamo valore alle persone a prescindere da qualsiasi cosa. Ovvio, dobbiamo correggere i comportamenti di bambini e bambine se non sono adeguati. Però rivedere il comportamento di un bambino che sta agendo - nel caso di bambini molto piccoli involontariamente - in modo inadeguato, non implica togliere valore alla persona. Abbiamo l’opportunità di correggere tutti i comportamenti dei bambini e delle bambine senza togliere un granello di valore al loro essere e alla loro persona. Se vogliamo coltivare una buona autostima nei nostri bambini quando si comportano male, la cosa importante è evitare di attaccare la persona e lavorare sul singolo comportamento con una critica costruttiva.
Evitiamo frasi come “Sei un disastro, sei sempre il solito, sei un pasticcione, sei un monello” e optiamo per un approccio diverso. “Guarda Giovanni, guarda Lucia, questa cosa qui che hai fatto non mi piace, non mi va, non voglio che picchi il fratellino, ho capito che state litigando, usiamo le parole e vedrai che un po’ per volta imparerai”. Non diciamo mai a un bambino: “Sei cattivo, sei monello, sei dispettoso, disturbatore”. Meglio usare espressioni simili a “non mi piace, non voglio” e fornire un esempio, un’alternativa. Come sempre moduliamo l’intervento in base all’età del bambino.

Strategie pratiche per sostenere la crescita
Dare ai bambini la possibilità di fare cose da soli, adeguate alla loro età, è fondamentale per aumentare l’autostima. Ogni traguardo, per quanto piccolo, merita di essere celebrato. Lodare i successi, focalizzandosi sull’impegno, incoraggia a perseguire gli obiettivi. Evitate paragoni con altri bambini, che possono minare l’autostima. Un ambiente familiare e scolastico positivo, dove il bambino si sente amato e valorizzato, è essenziale per la sua crescita emotiva. Aiutare i bambini a riconoscere le proprie qualità e abilità sviluppa la fiducia nelle proprie capacità e la valorizzazione delle proprie caratteristiche positive.
- Attenzione totale: Trovate il tempo per dare al vostro bambino attenzione totale: è una pratica che fa meraviglie con l'autostima, perché il messaggio che passa è che pensate che il vostro piccolo sia importante e unico. Non serve moltissimo tempo: basta smettere un attimo di guardare il telefonino quando si risponde alla sua domanda, invece di farlo soprappensiero; oppure è sufficiente abbassare per qualche secondo il volume della TV per dirgli due parole.
- Regole chiare: Stabilite regole ragionevoli per il vostro bambino, e fate in modo che non cambiano. Ad esempio, se gli dite che la merenda si mangia in cucina, il giorno dopo non potete chiedergli di andare a mangiarla in sala. Sapere che alcune regole sono scolpite nella pietra lo farà sentire sicuro, anche se, soprattutto all'inizio, ci sarà bisogno di ripetergli costantemente quali sono le regole.
- Esplorazione e rischio: Incoraggiate il bambino a esplorare, a provare nuovi cibi, a trovare nuovi amici, a correre sul triciclo. Anche se c'è la possibilità di un insuccesso, senza correre rischi non ci sarà mai un'opportunità di successo: quindi, lasciate che il vostro bambino sperimenti, e resistete alla tentazione di intervenire per metterlo in guardia o per aiutarlo se è in difficoltà. Men che meno facendo voi il "lavoro": aumentereste la sua dipendenza e diminuireste la sua autostima.
- L'errore come risorsa: Sbagliando s'impara: è una lezione importante per i bambini. Se appoggia il bicchiere troppo vicino al bordo del tavolo, non sgridatelo: invitatelo, invece, a riflettere su come potrebbe fare meglio la prossima volta. In questo modo il bambino impara che sbagliare, a volte, capita: l'importante è essere capaci di recuperare e di imparare dai propri errori.
- Lodi informative: Chiunque, quando è incoraggiato, reagisce in modo positivo; quindi fate lo sforzo di riconoscere le cose buone che il bambino fa quotidianamente, e diteglielo. Non semplicemente con un "bravo", ma spiegando anche perché è stato bravo, in modo che sappia esattamente che cosa ha fatto bene.
- Validazione delle emozioni: Aiutatelo a riconoscere le emozioni, chiamandole per nome: "So che sei triste perché devi salutare i tuoi compagni di giochi". E accettate le sue emozioni senza giudizi, ad esempio senza prenderlo in giro perché ha paura del buio dicendogli che "tu sei un bambino grande, è ridicolo avere ancora paura".
- Evitare i paragoni: Frasi come "perché non stai buono? Guarda Luigi com'è bravo" non fanno altro che ridurre l'autostima del bambino. Però persino elogi troppo positivi possono danneggiarlo: dirgli "sei tu il più bravo di tutti" rischia di metterlo in imbarazzo, perché non è facile vivere con il peso di essere "il migliore".
Riconoscere i segnali di bassa autostima
Non è sempre facile capire se un bambino o un ragazzo soffrono di scarsa autostima. Non basta che dicano che non ce la fanno e che non potranno mai farcela. È normale infatti che siano spaventati di fronte a un compito in classe oppure a una gara di nuoto. I bambini con bassa autostima hanno una percezione ingigantita dei propri limiti e dei propri punti di debolezza, ad esempio attribuiscono agli altri capacità e successi, idealizzando i propri pari.
Per aiutare bambini timidi e insicuri, è importante dare il messaggio che il fallimento fa parte della vita e che è fondamentale diventare resilienti, cioè capaci di trarre il meglio anche dagli eventi negativi. L’autostima a mio avviso può essere paragonata ad una pianta che necessita di cure amorevoli, a volte di un sostegno, di essere innaffiata continuamente, a piccole dosi ma con costanza nel tempo, solo così vedremo il frutto. Come genitore, dovresti sempre trovare il tempo per migliorare la relazione con tuo figlio o tua figlia. Modera le critiche. I bambini devono comprendere che sbagliando s'impara. È normale sbagliare, è normale cadere. Evitiamo perciò di correggere o intervenire preventivamente sulle sue azioni.
L'impatto dei messaggi verbali
Un genitore può sbagliare per rabbia, stanchezza, distrazione. A volte pronunciamo frasi apparentemente innocue che possono ferire profondamente nostro figlio. "Ti aiuto, non sei capace": con questo messaggio stai dicendo a tuo figlio che è un inetto. Il messaggio positivo invece è quello di insegnare l'autonomia. "Tuo fratello, tua sorella, gli altri bambini si comportano bene. Perché tu no?": una frase che ripetiamo spesso ma è profondamente ingiusta. Ogni bambino ha una propria personalità, un proprio percorso. A nessuno piace essere paragonato agli altri, soprattutto quando il paragone implica una critica.
Molto spesso la scarsa autostima negli adulti nasce quando si sono sentiti ripetere in età infantile gli aggettivi "brutto", "capriccioso", "cattivo", "monello" e così via. I bambini e le bambine si porteranno addosso per tutta la vita le etichette date dai genitori e dagli adulti di riferimento. "Ormai sei grande": ecco un messaggio che pensi sia positivo per tuo figlio e che invece contribuisce alla sua bassa autostima. Un bambino che sente questa frase si sente caricato della responsabilità di essere "troppo grande". Aiutare un ragazzo con scarsa autostima è difficile, specialmente se un genitore gli ripete: "Con tutti i sacrifici che abbiamo fatto per te".
Approcci specifici per bambini con bisogni particolari
I bambini altamente sensibili (Highly Sensitive Children, HSC) sono caratterizzati da un sistema nervoso particolarmente reattivo e da una profonda elaborazione degli stimoli. Ascolta profondamente: quando il tuo bambino ti parla, fermati e ascolta con attenzione. Dai fiducia: lascia che faccia le cose da solo, anche se ci mette più tempo. Sii strategico con i complimenti: prova a sostituire il “sei bravissimo”, con “hai fatto un bel lavoro perché ti sei impegnato”. Correggere è essenziale per consentire il processo di crescita, ma la fermezza dovrebbe incontrare la delicatezza. Evitiamo frasi contenenti giudizi come “sei pigro” o “sei sempre il solito”.
I bambini con problemi di attenzione e di apprendimento di solito sono quasi abituati a sentire il feedback negativo riguardante la loro prestazione nell'ambito scolastico. Questo può essere per il bambino una grande fonte di stress e di frustrazione. È possibile aumentare l'autostima del bambino facendogli complimenti sinceri, spiegandone quindi anche i motivi. I complimenti devono essere fondati nella realtà: è l'unico modo per aiutarli a sviluppare la consapevolezza dei suoi punti forti e deboli. Solo grazie a questa autoconoscenza il bambino potrà capire cosa gli piace fare e sentire dove si trova meglio, nella vita sociale, scolastica e in futuro lavorativa, prevedendo le possibilità di riuscita nel conseguire i propri obiettivi o meno, in modo realistico.
La trappola del pensiero positivo
Da qualche decennio a questa parte siamo infatti propensi a considerare l'autostima come qualcosa da migliorare a ogni costo. Ma siamo proprio sicuri che questa modalità educativa incentrata su come accrescere l'autostima nei bambini sia davvero motivante per i nostri piccoli? Cosa accadrà quando si troveranno di fronte a una reale difficoltà, in assenza dell'adulto? Nel suo best seller La trappola della felicità lo psicoterapeuta Russ Harris definisce l'autostima come, sostanzialmente, un’opinione su sé stessi, un insieme di idee e giudizi sulla propria persona.
Provate a chiedere ai bambini di completare la frase «Sbagliando…»: loro risponderanno senza esitazione «…si impara», secondo una litania appresa già in tenera età. Perché succede? Per capirne i motivi proviamo a osservare la reazione degli adulti di fronte ai “fallimenti” dei piccoli. Essi tendono a rispondere in modo incoerente, perché verbalmente comunicano che l’errore fa crescere, ma con i fatti dimostrano l’opposto. Proviamo a immaginare una situazione molto comune, ovvero un bambino che dice qualcosa di negativo su sé stesso durante lo svolgimento di un’attività: «Papà, non sono capace, non ce la farò mai!». Il pensiero positivo del padre, anche se nel breve termine può sembrare rassicurante per il bambino, in realtà non aiuterà il figlio a credere di essere capace, ma attiverà nella mente del piccolo una lotta tra pensieri positivi e negativi.
Quali saranno gli effetti a lungo termine di questa lotta? Spesso, dietro l’evitamento o la procrastinazione di un’attività, si annida l’ansia di essere scoperti come bluff. Intrappolati nel dover costantemente dimostrare di avere valore, le persone che soffrono di “sindrome dell’impostore” credono e pretendono di non dover mai fallire. L’eminente psicologa statunitense Carol Dweck sostiene che, oltre a necessitare del pieno rispetto e dell’amore degli adulti, i bambini devono sapere che l’autostima non è qualcosa che semplicemente diamo loro. È qualcosa che dipende da loro e noi possiamo soltanto insegnare ai nostri ragazzi come vivere la propria vita in modo da mettersi alla prova positivamente.
In questa visione l’autostima non è qualcosa che si possiede o meno. Secondo le ricerche di Carol Dweck l’autostima non sarebbe assimilabile a un valore da attribuire alla propria persona, ma a un agire, a un impegno verso ciò che è utile e importante per la propria vita. Cosa possono fare, allora, insegnanti e familiari per non intrappolare i bambini, fin da tenera età, in questa estenuante e inutile lotta? Possono trasmettere con i fatti che l’esito delle prestazioni non definisce in nessun modo il nostro valore come persona, e che fallire non è mai davvero terribile perché fa parte del processo di crescita di ciascuno.
Possono far capire che migliorare le proprie abilità è possibile, che si può fare del proprio meglio, ma che non lo si può sempre pretendere. Possono aiutare i bambini a riconoscere i propri limiti, e a mostrarsi benevoli verso di essi. Ad esempio, invece di sminuire un sentimento negativo, possiamo dire: «Ti stai fissando sul pensiero che non sei capace e che non ce la farai mai!» (facendogli notare che è solo un pensiero). Oppure: «Noto che sei davvero dispiaciuto, significa che tieni molto a ciò che fai» (validando le sue emozioni). Infine: «Altre volte ho notato che ti sei impegnato e mi volevo complimentare con te» (lodando l’impegno in maniera informativa). «Sei disposto a fare qualcosa di nuovo, adesso, per cambiare le cose?»
Costruire un ambiente di supporto continuo
Esporre in casa disegni e lavoretti è un metodo concreto per rinforzare la fiducia. Dedichiamo uno spazio alle creazioni dei bambini, che sia sul frigo o su uno scaffale, in modo da averle sempre davanti agli occhi e mostrarle a chi viene in casa. Sapere che accanto agli insuccessi esistono anche gli obiettivi raggiunti contribuisce a combattere la bassa autostima nei ragazzi, che durante l’adolescenza potrebbero cominciare a pensare di non valere nulla. Dialogo, supporto, attenzione: questa è la ricetta per aumentare l'autostima nei bambini e contribuire a crescere adulti sereni e capaci di stare al mondo con fiducia e amore.
Partecipare ad attività extracurriculari come sport, arti o volontariato può aiutare i bambini a scoprire nuove passioni e talenti, migliorando la loro autostima. Le attività sportive migliorano la salute, le abilità sociali ed individuali e contribuiscono ad aumentare l’autostima dei bambini. Il successo durante i giochi aiuterà il bambino a sviluppare alta autostima, socializzare, perseverare in quello che vuole ottenere, imparare la disciplina e continuità nelle attività. Il mancato conseguimento dell’obiettivo invece può insegnare al bambino a lavorarci sempre di più e a non arrendersi mai.
È importante sfruttare il potenziale valore educativo dello sport: bisogna aiutare il bambino a vivere questa esperienza come gioco e cooperazione con i suoi compagni e mai come una competizione che deve vincere ad ogni costo, altrimenti il valore educativo viene perso e può avere effetti negativi sulla sua autostima. In più, in futuro, non avendo imparato a creare le positive relazioni sociali e il senso etico, è a maggior rischio di sviluppare disturbi.
La gestione quotidiana delle sfide
I bambini, soprattutto quelli che non riescono a passare da un compito all’altro, hanno bisogno di più tempo e di attività strutturate per capire che ogni compito ha il proprio inizio, durata e fine. Lo stesso consiglio vale per bambini a cui non piace iniziare nuovi compiti, soprattutto quando sono complessi. È bene aiutare il bambino a compiere le attività fino alla fine, per poi passare ad un altro compito. Nei bambini con le problematiche legate all'attenzione o allo studio, il raggiungimento di uno scopo ha un effetto positivo sulla loro autostima e gli dà il coraggio di affrontare altre sfide. Educare il bambino a stabilire scopi realistici, lo aiuta a sviluppare la consapevolezza dei suoi punti di forza e debolezza, e capire come arrivare al successo.
Trovate almeno un giorno alla settimana in cui dedicare un po’ di tempo da trascorrere insieme. Se si hanno tanti impegni, è bene ricordare che la qualità del tempo libero vale più della quantità. Dedicate questi momenti soltanto al vostro divertimento, evitando argomenti spiacevoli o le tematiche in cui il bambino rivela i suoi punti deboli, come problemi a scuola o compiti. Il bambino tende a commentare ad alta voce quello che pensa e fa? L’ascolto di questi dialoghi interni può essere un’arma potentissima, soprattutto per il lavoro sulla motivazione del bambino. I pensieri negativi espressi durante un compito che sta affrontando sono un fattore decisivo nel decidere se continuare o meno, mentre quelli positivi gli fanno superare ogni dubbio sulle proprie abilità.
Quando il bambino viene allenato a riconoscere quali pensieri sono produttivi e a rifletterci, il suo dialogo interno cambierà in ogni futura sfida. Per aumentare l’autostima dei bambini, come genitori, possiamo insegnare al bambino a vedere le esperienze negative come un arricchimento da cui possono apprendere una lezione: imparerà così a gestire meglio la frustrazione, acquisendo la visione della crisi come un qualcosa di temporaneo. Sarà anche più propenso ad aprirsi per chiedere consigli in futuro. Quando i bambini imparano a risolvere problemi, acquisiscono la confidenza nel prendere decisioni che, di conseguenza, può far aumentare la loro autostima. Praticare il problem solving aiuta a sviluppare le abilità di risolvere diversi conflitti nell’ambito scolastico e sociale.

I bambini con un forte senso di controllo si sentono più sicuri. Se credono di avere l’influenza sul risultato, positivo o negativo, saranno più propensi a gioire di successi e ad imparare dagli errori. Sentire di avere il controllo è una caratteristica che condividono le persone di successo. È fondamentale ricordare loro i successi e le strategie che hanno usato per arrivare a questi risultati. Questo li renderà più sicuri e meno ansiosi nell’affrontare nuove sfide in futuro. Coltivare l’autostima nei bambini ha bisogno di tempo, di cure, di attenzioni costanti. Alcuni giorni sarà difficile. Ma ricordiamoci che l’importante è offrire la nostra presenza autentica.