Durante la gravidanza, il corpo femminile subisce trasformazioni straordinarie, tra cui quelle che coinvolgono l'utero e, in particolare, il suo collo, o cervice. La lunghezza della cervice uterina è un parametro fondamentale per la buona riuscita della gestazione, poiché svolge un ruolo cruciale nel sostenere il feto e proteggerlo fino al momento del parto. Comprendere i valori normali di questa misura, i metodi per rilevarla e i rischi associati a eventuali alterazioni è essenziale per la salute della madre e del nascituro.
La Cervice Uterina in Gravidanza: Ruolo e Modificazioni Fisiologiche
Nel corso della gravidanza, sia l'utero, che nello specifico la cervice uterina, vanno incontro a delle modificazioni importanti per consentire il corretto sviluppo del feto e per garantirne la protezione dall'esterno. Fin dalla fecondazione infatti, il collo dell'utero assume il ruolo di impedire un’uscita prematura del feto durante la gravidanza e di proteggere il feto da potenziali infezioni mediante il cosiddetto muco cervicale o tappo mucoso che sigilla la cavità uterina. Questo tappo agisce come una barriera fisica e biochimica, impedendo l'accesso di agenti patogeni all'ambiente sterile dell'utero.
Prima della gravidanza, la cervice è normalmente chiusa, rigida e lunga almeno 3 centimetri. Con il progredire della gestazione, essa tende ad ammorbidirsi e ad assumere un colore più azzurrognolo, a causa di un incremento della vascolarizzazione, delle dimensioni e del gonfiore delle ghiandole cervicali. Essa tende inoltre leggermente a salire verso l’utero durante la gestazione, adattandosi alla crescita dell'organo. L'orifizio esterno, l'apertura che conduce alla vagina, rimane chiuso durante la gravidanza, in quanto il ruolo della cervice uterina è quello di fornire un supporto di tipo meccanico volto ad impedire una prematura uscita del feto. Verso la fine della gravidanza, invece, la cervice va incontro a una progressiva dilatazione per permettere il passaggio del feto e favorirne la fuoriuscita, preparandosi al travaglio e al parto. Mentre il corpo si prepara per il travaglio, la cervice diminuisce di lunghezza, diventa più sottile e alla fine si apre.
Valori Normali della Lunghezza Cervicale durante la Gravidanza
Durante la gravidanza il collo dell'utero di norma ha una lunghezza compresa tra 33 e 40 millimetri. Questi valori indicano una cervice sana e competente, in grado di sostenere la gravidanza fino al termine. Una cervice breve in gravidanza si manifesta quando il collo dell’utero presenta una lunghezza inferiore ai 2/2.5 centimetri prima del terzo trimestre. In una gravidanza senza particolari problemi, la lunghezza della cervice uterina è generalmente uguale o superiore a 3 centimetri, per poi accorciarsi e dilatarsi progressivamente durante il travaglio.
Tuttavia, è importante notare che la lunghezza della cervice è dinamica. La cervice è costituita da tessuto elastico e si può accorciare e rilasciare in presenza di contrazioni oppure spinte, come in caso di evacuazione. Anche l’operatore potrebbe contribuire a misurarla con qualche piccola variazione. Questa dinamicità e la potenziale variabilità delle misurazioni possono talvolta generare ansia nelle pazienti. Per esempio, una paziente a 27 settimane, inizialmente misurata a 34 mm, poi a 39 mm, e successivamente a 43 mm dal suo ginecologo, e infine a 38 mm e 3,3 cm (equivalente a 33 mm) in controlli successivi, ha riscontrato tutte misurazioni considerate normali. È fondamentale sapere che tutte queste misure rientrano nell'intervallo di normalità.

Insufficienza Cervicale: Cause e Consequenze del Raccorciamento Precoce
In alcuni casi, il collo dell’utero può risultare non in grado di rimanere chiuso durante l’intera durata della gravidanza e supportarla fino al termine. Si parla in tal caso di insufficienza (o incontinenza o incompetenza) cervicale, la quale costituisce quindi una causa di parto pretermine, a sua volta principale causa di mortalità e morbidità neonatale. Se la cervice inizia ad aprirsi prima di 37 settimane, vi è il rischio di parto prematuro.
L’incontinenza cervico-segmentaria, chiamata anche insufficienza cervicale, è una condizione in cui la parte inferiore del corpo uterino e il collo dell’utero non riescono a reggere il peso della gravidanza fino al termine, e ciò può provocare un aborto o un parto prematuro. L’assenza di cause precise può rendere complicata la diagnosi e la prevenzione di questa patologia. Infatti, l’insufficienza cervicale può rimanere silente fino all’aborto, che generalmente avviene nel secondo trimestre di gravidanza. All’origine dell’insufficienza cervicale sono associati traumi ostetrici o interventi ginecologici, oppure cause di tipo congenito come le malformazioni mulleriane. L’incontinenza cervicale può essere dovuta ad un difetto strutturale o funzionale, di cui si riconoscono sia cause congenite (più rare) che fattori acquisiti, quali precedenti interventi ginecologici o traumi di tipo ostetrico.
Il raccorciamento cervicale è motivo di allarme quando la lunghezza scende dai 25 millimetri in giù. Questo valore rappresenta una soglia al di sotto della quale il rischio di parto pretermine aumenta significativamente, rendendo necessarie specifiche attenzioni e precauzioni.
La Cervicometria: Strumento Diagnostico Cruciale per la Valutazione del Rischio di Parto Pretermine
La valutazione ecografica per via transvaginale della cervice uterina in gravidanza rappresenta, allo stato, la tecnica più attendibile nella predizione del Rischio di Parto Pretermine (RPP). La cervicometria è un esame ecografico della cervice uterina eseguito per via transvaginale, il quale viene effettuato per misurare la lunghezza del collo dell’utero.
Questo esame è raccomandato per la maggior parte delle donne in gravidanza, in particolare quelle con fattori di rischio noti, e permette di riconoscere una significativa quota di casi che hanno la potenzialità di evolvere in parti pretermine, permettendo così di identificare precocemente quelle gravidanze che necessitano di specifiche attenzioni e precauzioni sia diagnostiche che terapeutiche.
In particolare, la cervice uterina normalmente misura dai 25 ai 30 mm fino alle 28-30 settimane. Perciò una lunghezza del collo uterino inferiore a 25 mm prima del terzo trimestre è un’anormalità che è direttamente associata con un incrementato rischio di parto prematuro. Più significativo e precoce è l’accorciamento della cervice, maggiore è il rischio di parto pretermine. Tale rischio corrisponde al 55% per le pazienti in cui la misurazione della cervice è al di sotto dei valori di normalità, significativamente più alto dello 0.6% di rischio della popolazione generale per il parto pretermine a bassa epoca gestazionale (sotto la 32° settimana). Per le pazienti in cui la misurazione supera tali valori il rischio è 0,6%, cioè pari alla popolazione generale.
La cervicometria è indicata e considerata un utile strumento diagnostico dopo la 30° settimana in pazienti sintomatiche, ovvero pazienti che presentano attività contrattile a livello dell’utero. In questi casi, una lunghezza inferiore a 15mm suggerisce l’attivazione del protocollo profilattico e terapeutico. Prima della 30° settimana invece, la soglia di lunghezza utilizzata come indicatore diagnostico di parto pretermine imminente viene modificata a seconda della eventuale presenza di altri fattori di rischio: inferiore a 20 mm in loro assenza e inferiore a 25 mm in loro presenza. Dovranno comunque essere considerate ad alto rischio le donne con precedente parto pretermine.
Tecnica di Esecuzione della Cervicometria: Precisione e Accorgimenti
La misurazione corretta della lunghezza della cervice viene effettuata tramite ecografia transvaginale. La tecnica di misurazione, apparentemente semplice (misurazione della lunghezza della cervice uterina (CL) dall'ostio uterino esterno all'ostio uterino interno lungo il canale cervicale) deve soddisfare alcune regole precise per garantire accuratezza:
- Vescica vuota: è essenziale che la paziente abbia la vescica vuota prima dell'esame.
- Posizionamento sonda con poca pressione: è particolarmente importante che durante l’inserimento della sonda nel fornice anteriore, non venga esercitata alcuna pressione per non correre il rischio di allungare in modo artificiale il collo uterino.
- Ingrandimento 2/3 dello schermo: l'immagine ecografica della cervice deve occupare circa i due terzi dello schermo per una visualizzazione ottimale.
- Ottimale visualizzazione del canale cervicale (linea ipodensa) e degli orifizi (OUI-OUE): è fondamentale identificare chiaramente l'orifizio uterino interno (OUI) e l'orifizio uterino esterno (OUE) e l'intero canale cervicale.
- Cervice dinamica: è opportuno che vengano effettuate diverse misurazioni e che la cervicometria duri almeno tre minuti, in quanto la cervice risulta essere particolarmente dinamica e può modificarsi significativamente nel corso dell’esame. Per valutare appieno la dinamicità, si può chiedere alla paziente di tossire o si può premere sul fondo uterino per 15 secondi, riportando la misurazione più corta ottenuta. La misurazione viene effettuata quando l’intero canale è stato identificato e tali criteri sono stati soddisfatti, misurando la lunghezza della cervice uterina sul fermo immagine.
Le condizioni che possono inficiare una corretta misurazione includono un'eccessiva pressione della sonda, il non attendere il necessario tempo di assestamento in caso di cervice dinamica, la presenza di contrazioni uterine, lo sviluppo dell'OUI prima delle 14 settimane, la placenta previa o una pregressa chirurgia cervicale.
In caso il canale cervicale non sia diritto ma curvo, la misurazione della CL viene effettuata in due fasi: si fa la somma di due linee rette che seguono la curvatura. In questo caso la scelta di effettuare una unica misurazione tra i due orifizi uterini o di ricorrere alla doppia misurazione dipende dal grado di curvatura. La tecnica è la seguente: si traccia una retta che congiunge i due orifizi uterini e si misura l'altezza tra questa retta e l'apice della curvatura. Se la distanza è maggiore di 5 mm, si ricorre alla tecnica della doppia misurazione; se la distanza è inferiore a 5 mm, si misura direttamente la distanza tra i due orifizi uterini. Bisogna comunque considerare che quando la lunghezza del canale cervicale è ridotta il canale è sempre dritto e non curvo.
Cervicometria: a cosa serve, quando e perché si fa? | Prevenzione del parto pretermine
Il Funneling: Un Indicatore Complementare nel Rischio di Parto Pretermine
Oltre la cervicometria, l'altro parametro ecografico da valutare è la morfologia e la dilatazione dell'Orifizio Uterino Interno, conosciuta come "funneling". Se l'OUI è aperto possono essere misurate la lunghezza e la larghezza della svasatura, anche se la larghezza ha meno importanza rispetto alla lunghezza.
Da vari studi emerge che il funneling rappresenta una caratteristica di ingravescenza, insieme al collo raccorciato, nella progressione verso il parto pretermine. Nel 70% dei casi di collo raccorciato è presente anche il funneling. Se il collo non è raccorciato, la presenza di funneling da sola non incrementa il rischio di parto pretermine.
Il funneling deve essere valutato in termini percentuali (PF - Percentuale di Funneling): si calcola dividendo la lunghezza del funneling per la CL Totale. La CL Totale è la somma della lunghezza del funneling e della CL Funzionale. La CL funzionale è la lunghezza della porzione chiusa del canale cervicale, cioè la porzione di canale cervicale che normalmente viene misurata in ecografia e per questo denominata anche CL Ecografica.
Per quanto riguarda le percentuali di funneling predittive di RPP: in caso di PF minima (inferiore al 25%), tra la 14a e la 22a settimana di gestazione, non vi è aumento del rischio di parto pretermine. È opportuno precisare che una PF inferiore al 25% è una condizione di riscontro comune che non deve allarmare medico e paziente. Una PF moderata (25% - 50%) o grave (maggiore del 50%) si associa ad un rischio di parto pretermine del 50% o più.
Il rilievo di una CL inferiore a 25 mm, alla stessa stregua di una PF superiore al 25%, è predittiva di RPP e quasi sempre una PF superiore al 25% è associata a CL inferiore a 25 mm. Le due condizioni associate, PF maggiore del 25% e CL inferiore a 25 mm, indicano un aumento di rischio di parto pretermine con una sensibilità del 74%, mentre la presenza di funneling con CL normale non sembra aumentare il rischio di parto pretermine. Inoltre, il funneling ha una maggiore variabilità tra i vari operatori con una riproducibilità minore rispetto alla CL. Considerata anche la migliore riproducibilità, la misurazione della lunghezza cervicale (CL) da sola è sufficiente a garantire una elevata accuratezza predittiva di Rischio di Parto Pretermine.
Altri Test per la Valutazione del Rischio di Parto Pretermine: Fibronectina Fetale
Un complemento alla cervicometria nel calcolo del rischio di parto pretermine è rappresentato dal Test biologico alla fibronectina. La fibronectina è una glicoproteina che normalmente si riscontra nella secrezione cervicovaginale fino alla 22a settimana e non è più rilevabile tra la 22a e la 35a settimana di gestazione, ricomparendo poi all'inizio del travaglio.
Il test della fibronectina (con un cut-off superiore a 50 ng/ml) fornisce importanti dati relativamente al rischio reale di parto pretermine. Il suo valore predittivo positivo (VPP) è del 20%, il che significa che il 20% delle donne con un risultato positivo partorirà entro 1-2 settimane. Al contrario, il suo valore predittivo negativo (VPN) è del 99%, indicando che solo l'1% delle donne con un risultato negativo partorirà entro 1-2 settimane. Questo test guida la decisione del clinico in merito al ricovero ospedaliero ed alla somministrazione di terapia con tocolitici, consentendo di ridurre i costi sanitari e di evitare alla paziente l’immobilizzazione forzata, una pratica non validata dalla medicina dell’evidenza.
Parto Pretermine: Definizione, Rischio e Gestione
Il parto pretermine (o prematuro), secondo la classificazione dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), è quel parto che avviene prima della 36° settimana di gravidanza. Nello screening del parto prematuro è da tenere presente che tutte le nascite prima delle 37 settimane sono definite pretermine; in Europa il loro tasso è del 7-8%. In realtà, i casi che hanno una maggiore importanza clinica sono quelli in cui il parto avviene prima della 32°settimana.
La prematurità rappresenta una causa molto importante di patologia neonatale, con possibilità di danno neurologico, soprattutto nei sopravvissuti nati a bassissime epoche gestazionali (prima della 28° settimana). Il limite di vitalità, cioè che distingue il parto pretermine dall’aborto, è molto sfumato. Infatti, nei centri con terapia intensiva neonatale sono stati riportati rari casi di sopravvivenza anche di feti nati a 23 settimane di gestazione. Nei paesi sviluppati il parto pretermine è responsabile di circa il 50% di morti neonatali, seguono le infezioni e l'asfissia.
In rapporto all'epoca gestazionale in cui si verifica il parto pretermine possiamo distinguere 4 gruppi di rischio per gli eventi negativi (rischio di morte neonatale ed handicap neurologico):
- Alta gravità: se inferiore a 28 settimane (0,25% dei casi).
- Grave: se 28-30 settimane (0,25% dei casi).
- Moderato: se 31-33 settimane (0,6% dei casi).
- Lieve: se 34-36 settimane (6% dei casi).
I primi tre gruppi sono quelli a maggior rischio. È importante non sottovalutare la presenza di attività contrattile in gravidanza se persistente, anche in assenza di dolore, e rivolgersi al medico per chiedere consiglio. L'0,6% delle donne in gravidanza partorisce prima della 32° settimana di gestazione.
Sintomi come pancia gonfia, soprattutto quando si è in piedi, e dolore sotto, con la sensazione di durezza stando in piedi, possono essere motivo di preoccupazione. Tuttavia, questi sintomi possono anche essere dovuti a cause non direttamente correlate all'imminenza del parto. Ad esempio, dolori e senso di gonfiore potrebbero far pensare a qualche impaccio a livello intestinale, forse un po’ di stipsi, che potrebbe essere corretto con dieta ricca di fibre, abbondante idratazione ed eventualmente del carbone vegetale (a giudizio della ginecologa curante). Nel caso di un pancione che si indurisce molto alla 27a settimana di gravidanza, anche in assenza di dolore, è opportuno indagare sulle possibili cause effettuando un'urinocoltura e un tampone vaginale per escludere infezioni che possono scatenare le contrazioni.
La lunghezza fetale è una stima molto approssimativa, quello di cui i medici tengono conto è la lunghezza delle ossa lunghe che, se è nella norma, non desta preoccupazione.
Il Cerchiaggio Cervicale: Un Intervento Preventivo
Il cerchiaggio è una sutura chirurgica volta a chiudere e rafforzare la cervice. Questo intervento consiste nell’applicare una sutura, o benderella, a livello del collo dell’utero per rafforzarlo e migliorarne la continenza, così da prevenire un parto prematuro consentendo la normale evoluzione della gravidanza. Non bisogna confondere la cervicometria con il cerchiaggio cervicale, quest'ultimo è un intervento terapeutico.
Il cerchiaggio può essere già praticato dalle 13 alle 14 settimane di gravidanza e rimosso a circa 37 settimane di gravidanza. Può essere eseguito come cerchiaggio d’elezione, cioè in donne ad alto rischio a 12-14 settimane, o come cerchiaggio terapeutico, al momento in cui si trova una cervicometria inferiore a 15mm. La sua efficacia nel prevenire il parto pretermine è molto discussa, ma in casi selezionati può essere utile, soprattutto quando si sospetti un’incontinenza cervicale.

Secondo le linee guida del Royal College (del maggio 2011), il cerchiaggio di elezione andrebbe applicato alle donne con storia di almeno 3 precedenti parti pretermine. Invece, il cerchiaggio non è indicato in donne senza precedenti parti prematuri, in caso di riscontro di cervicometria inferiore ai 25mm. Per le donne con uno o più precedenti parti pretermine, l’intervento andrebbe effettuato per riscontro di cervicometria inferiore ai 25mm prima delle 24 settimane. In caso di precedente parto pretermine, può essere offerta la possibilità di effettuare monitoraggio ecografico della lunghezza cervicale. Non costituiscono una indicazione al cerchiaggio elettivo: precedente conizzazione, malformazioni uterine, precedenti raschiamenti.
Nel 95% dei casi, il cerchiaggio cervicale viene effettuato per via transvaginale e solo raramente per via transaddominale, di solito in caso di fallimento del cerchiaggio transvaginale nel prevenire il parto pretermine durante una precedente gravidanza. Con un intervento di cerchiaggio cervicale transvaginale (CTV), alla paziente viene applicato un piccolo nastro di tessuto sintetico sul collo dell’utero, così da rafforzare la cervice e ridurre al minimo le probabilità di aborto e parto prematuro. Inoltre, è sempre consigliato il riposo e l’astensione da attività fisiche impegnative.
Terapia Medica del Parto Pretermine
La terapia medica del parto pretermine comprende diversi tipi di farmaci. Tra i più usati ci sono gli antagonisti del recettore dell’ossitocina (atosiban), i beta-agonisti (ritodrina) e i calcio-antagonisti (nifedipina). In realtà per nessuno di questi farmaci è stata dimostrata una reale efficacia né nel bloccare un vero travaglio di parto pretermine, né nel migliorare la prognosi neonatale.
Lo scopo di questi farmaci è soprattutto quello di prolungare la gravidanza per almeno 48 ore. Questo tempo è necessario a trasferire la gestante in un centro attrezzato per la terapia intensiva neonatale e somministrare il farmaco che induce la maturazione polmonare, il Betametasone. Se il morale è a terra e l'accumulo di stress insostenibile può essere opportuno firmare per essere dimesse dall'ospedale anche se i medici sono di parere contrario, a patto ovviamente di ritornarvi al primo segnale di allarme.
Anomalie Uterine Correlate: Malformazioni Mulleriane e Miomi
A volte si pensa che nessuno possa conoscere la propria sfera intima meglio di sé stesse. Eppure, affidarsi a un esperto e sottoporsi a controlli più dettagliati può rivelarsi fondamentale, soprattutto se si è in cerca di una gravidanza. Alcune condizioni anatomiche dell'utero possono influire sulla lunghezza cervicale e sul rischio di parto pretermine.
Malformazioni Mulleriane
Due formazioni tubulari, chiamate dotti di Muller, formano l’utero durante lo sviluppo dell’embrione. A volte capita che questi canali non si formino da uno o entrambi i lati, oppure che non si formi una cavità al loro interno, o ancora che non si uniscano al centro della pelvi o che lo facciano in modo irregolare. Queste anomalie non causano necessariamente sintomi evidenti e spesso non sono facili da identificare, per questo possono rimanere a lungo non diagnosticate. Le malformazioni mulleriane possono essere una causa di insufficienza cervicale, contribuendo all'incapacità del collo dell'utero di mantenere la gravidanza fino al termine.
Miomi Uterini (Fibromi)
I miomi, conosciuti anche come fibromi uterini, sono neoformazioni benigne dell’utero che insorgono sempre più frequentemente con il progredire del periodo fertile. Dopo i 45 anni di età quasi la metà delle donne è portatrice di miomi uterini.

I fibromi possono alterare la cavità uterina e causare emorragie e anemia; infatti, il flusso mestruale che aumenta o un notevole senso di peso alla zona pelvica possono essere dei segnali che qualcosa non va. Inoltre, l’aumento della dimensione dei miomi può provocare un senso di ingombro e di peso pelvico. Infine, i miomi possono interferire con il concepimento oppure aumentare il rischio di aborto.
Il rischio che questi miomi si trasformino in tumori maligni aumenta con l’avanzare dell’età. Se a 30 anni la probabilità che un fibroma nasconda cellule neoplastiche maligne è marginale, con l’avanzare dell’età questa possibilità aumenta progressivamente, pur rimanendo assai limitata. Infatti, il rischio prima della menopausa è generalmente basso e indicato tra 1 su 500 e 1 su 1.000 casi. Dopo la menopausa il rischio aumenta in particolare in presenza di sanguinamenti anomali, dolori pelvici, aumento delle dimensioni del fibroma e cambiamento delle sue caratteristiche ecografiche.
L’intervento di asportazione dei fibromi, la miomectomia, in buona parte dei casi non è necessario. In alcune circostanze selezionate possono essere utilizzati dei trattamenti alternativi all’intervento chirurgico. È molto importante valutare caso per caso, così da poter scegliere la terapia più adatta.
In genere, se il flusso mestruale abbondante è causato da fibromi sottomucosi, cioè all’interno della cavità uterina, si procede con l’isteroscopia, un intervento in cui il mioma viene frammentato attraverso uno strumento endoscopico. Così viene ridotto al minimo l’impatto dell’operazione sulla paziente. Se invece i fibromi interessano l’intera parete uterina si può procedere alla loro asportazione per via laparoscopica, cioè tramite una sonda ottica dotata di videocamera che, inserita attraverso l’ombelico, permette la visualizzazione ottimale degli organi addominali e pelvici. Tre ulteriori piccoli strumenti vengono poi utilizzati tramite incisioni addominali di pochi millimetri. La miomectomia effettuata per via laparoscopica necessita generalmente di soli tre giorni di ricovero.
In altri casi si può optare per trattamenti diversi, come l’assunzione per alcuni mesi dei farmaci GnRH-agonisti che permette di ripristinare i normali valori ematologici interrompendo la funzionalità delle ovaie e inducendo una condizione ormonale temporanea simile alla menopausa. Anche gli strumenti a radiofrequenza vengono utilizzati per la cura dei miomi, così come quelli basati sugli ultrasuoni. Infine, quando non vi sia più il desiderio di avere figli, può essere considerata l’asportazione dell’utero (isterectomia) con la conservazione delle ovaie. Nonostante molti pregiudizi, quando correttamente indicata l’isterectomia è l’intervento associato al maggior grado di soddisfazione a medio-lungo termine delle pazienti. La preservazione delle ovaie permette infatti di evitare i problemi associati e una menopausa precoce. Inoltre, l’asportazione dell’utero generalmente non influenza negativamente la funzionalità sessuale e non aumenta il rischio di disfunzioni vescicali e intestinali o di prolasso genitale.
Trasparenza Nucale: Un Altro Importante Screening Ecografico
Accanto alla cervicometria, un altro test ecografico effettuato precocemente durante la gravidanza è il test per la translucenza nucale (Nuchal Translucency o NT). Si tratta di un test di screening normalmente eseguito tra la 11° e la 14° settimana di gravidanza per valutare il rischio di anomalie cromosomiche o di malformazioni fetali.
In particolare, la translucenza nucale misura lo spessore di una fessura translucida osservabile a livello della cute della nuca del feto, detta anche plica nucale: superata una soglia indicativa di spessore pari a 2,5-3 mm, si identifica una correlazione con un incrementato rischio che il feto sia affetto da patologie cromosomiche, quali trisomia 21, 18 o 13, oppure malformazioni cardiache o a carico di altri organi (es. spina bifida o ernia diaframmatica).
L’esame consiste in un’ecografia, che può essere effettuata per via transaddominale o transvaginale, durante la quale l’utero viene sottoposto ad una serie di ultrasuoni, ossia onde sonore non percepibili dall’orecchio umano che vengono riflesse in modo differente dai vari tessuti a seconda della loro densità. Questa regione translucente non riflette gli ultrasuoni. L’esame viene effettuato tra la 11° e la 14° settimana in quanto questa raccolta di fluido si forma verso la 10° settimana e scompare dopo la 14°, aumentando di spessore durante questo periodo. È importante non confondere la cervicometria sopradescritta con il cerchiaggio cervicale o la translucenza nucale, in quanto sono esami e procedure con finalità diagnostiche e terapeutiche distinte.