Il diritto al nome, inteso come l’insieme di prenome e cognome, rappresenta il pilastro fondamentale della nostra identità personale e sociale. Per decenni, l’ordinamento giuridico italiano ha mantenuto un assetto rigoroso e basato su una concezione patriarcale della famiglia, dove il cognome paterno veniva trasmesso automaticamente, riflettendo una gerarchia familiare oggi superata. Tuttavia, la recente giurisprudenza ha segnato una svolta epocale, permettendo ai genitori di esercitare una scelta consapevole e paritaria.

La Svolta della Corte Costituzionale: Sentenza n. 131 del 2022
La Sentenza della Corte Costituzionale 27/04/2022, n. 131 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del Regio Decreto 16/03/1942, n. 262, art. 262, Codice civile nella parte in cui prevede che il figlio assuma automaticamente il cognome del padre. La Corte ha stabilito che il cognome del figlio deve comporsi con i cognomi di entrambi genitori nell'ordine da loro deciso, a meno che, di comune accordo, attribuiscano soltanto il cognome di uno dei due.
Di conseguenza, l’accordo tra i genitori è divenuto imprescindibile per poter attribuire al figlio il cognome di uno soltanto dei due o di entrambi. Solo il cognome del padre, solo il cognome della madre, entrambi i cognomi e nell’ordine desiderato: sono queste le opzioni fra cui possono scegliere i neogenitori quando vanno a registrare la nascita del figlio. Questa storica decisione è giunta a seguito di una lunga serie di richieste, agendo come un atto che ha aperto le menti di un Paese addormentato, che ogni tanto ha bisogno di “svegliarsi” anche attraverso la giurisprudenza. La sentenza costituzionale sancisce che la presenza di entrambi i cognomi collega la persona alla formazione sociale e pertanto deve rispecchiare l’uguaglianza e la pari dignità dei genitori.
Il Quadro Normativo: Da un’Impostazione Patriarcale alla Libertà di Scelta
Il diritto al nome trova riconoscimento a livello costituzionale nell'art. 22 della Costituzione, secondo cui «nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza e del nome», da leggersi in combinazione con l'art. 2 della Costituzione, che riconosce e garantisce in via generale i diritti inviolabili dell'uomo, tra i quali è pacificamente annoverato il diritto all'identità personale.
Per molti anni, la prassi è stata influenzata dall'art. 143-bis del codice civile, introdotto dalla riforma del diritto di famiglia del 1975, che sebbene attenuato, continuava a riflettere una disparità di genere. La Corte di cassazione, con sentenza 17 luglio 2004, n. 13298, aveva già osservato criticamente come l'opzione del legislatore verso il cognome del marito fosse identificativa della nuova famiglia costituita, rimarcando una posizione di evidente disparità tra i coniugi. Oggi, tali visioni sono considerate retaggio di una concezione patriarcale, non più coerente con i principi costituzionali di eguaglianza tra uomo e donna.
Doppio cognome ai figli e cambio cognome: domande e risposte
Procedure Pratiche: Come Cambiare o Scegliere il Cognome
Le procedure variano significativamente a seconda che si tratti di un neonato o di un soggetto che ha già registrato il proprio nome.
- Per i neonati: Al momento della dichiarazione di nascita, i genitori possono decidere l'ordine dei cognomi. È vitale agire in questa fase, poiché se non lo si farà in questo preciso momento, l’atto di nascita verrà “chiuso” con l’attribuzione del solo cognome paterno.
- Per chi è già stato registrato: La procedura richiede una richiesta formale alla Prefettura della provincia di residenza o di nascita. Si tratta di un iter burocratico che prevede l'affissione all'albo pretorio del comune di nascita e di quello di residenza per trenta giorni. Se entro tale termine non vi sono opposizioni, il Prefetto emette il decreto conclusivo che autorizza la modifica.
È fondamentale sottolineare che, per i minori, il cambio deve essere richiesto dai genitori con il consenso di entrambi. In assenza di accordo, la giurisprudenza, supportata dal Consiglio di Stato, ha chiarito che il cambio può essere autorizzato solo in presenza di situazioni di particolare sofferenza, incuria o assenza di una figura genitoriale, nell'ottica di tutelare l'identità del figlio.
L’Identità Personale come Diritto Fondamentale
Il cognome è molto più di un dato anagrafico; è un segno distintivo ed identificativo della persona nella sua vita di relazione. Come affermato dalla Corte costituzionale (sent. n. 13/1994), esso affianca la funzione tradizionale di segno identificativo della discendenza familiare.
La recente giurisprudenza, inclusa la sentenza del Consiglio di Stato n. 8422/2023, ha dimostrato come la richiesta di adottare il cognome materno, in sostituzione o in aggiunta a quello paterno, sia spesso legata a una profonda esigenza di ricostruire la propria storia personale, specialmente quando il cognome paterno è associato a vissuti di assenza o distacco. In tali casi, la legge non agisce come un blocco burocratico, ma come uno strumento volto alla costruzione della migliore identità del figlio, purché la domanda sia presentata con le dovute motivazioni documentate.

Considerazioni sulla Riforma del Diritto di Famiglia
Il percorso verso la piena parità ha visto l'impegno di diverse legislature. Nel corso della XVII legislatura, il Parlamento ha esaminato svariate proposte. Anche nella XVIII legislatura, la Commissione giustizia del Senato ha avviato l'esame di numerosi disegni di legge (come l'AS 170, AS 286, AS 2102, AS 2276, AS 2293, AS 2547), a testimonianza di una sensibilità crescente verso le tematiche di genere.
Tuttavia, nonostante la legge 219/2012 abbia affermato il principio dell'unicità dello stato giuridico dei figli, il vuoto legislativo ha spesso costretto la giurisprudenza a intervenire in via suppletiva. È importante ricordare che, per i figli maggiorenni, il cambiamento del cognome può essere richiesto in qualsiasi momento, dimostrando che l'attuale cognome risulti pregiudizievole o che la modifica sia necessaria per una coerenza profonda con la propria identità.
La procedura di cambio, pur essendo tecnicamente accessibile, richiede molta attenzione documentale: dalla presentazione dell'istanza in bollo alla successiva trascrizione presso l'Ufficio dell'Anagrafe competente, fino al necessario aggiornamento dei documenti d'identità come la carta d'identità, il passaporto e il codice fiscale. Ogni passaggio garantisce che la nuova identità anagrafica sia pienamente tutelata in ogni ambito, dai rapporti con la pubblica amministrazione a quelli con i privati.
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