
Nel dibattito contemporaneo sull'educazione, la Svezia emerge come un pioniere nell'introduzione e nello sviluppo dell'educazione sessuale e affettiva, un percorso iniziato decenni fa che ha contribuito a plasmare una società più consapevole e inclusiva. Mentre in molti Paesi, inclusa l'Italia, l'argomento è ancora oggetto di accesi dibattiti e resistenze, il modello svedese offre un esempio concreto di come un approccio sistematico e strutturato possa generare benefici significativi a livello individuale e sociale. L'esperienza svedese, analizzata in dettaglio da esperti come Flavia Restivo, politologa e attivista, founder del progetto Italy Needs Sex Education e autrice del saggio "Gli svedesi lo fanno meglio", edito da Rizzoli, mostra come l'educazione sessuoaffettiva non sia solo una questione di biologia, ma un potente strumento di trasformazione sociale e di promozione della parità di genere.
Radici Storiche e Fondamenti dell'Educazione Sessuoaffettiva Svedese
La Svezia ha introdotto l'insegnamento dell'educazione sessuale nelle scuole fin dal 1955, rendendola obbligatoria e ponendo le basi per un approccio che si distingue per il suo progressismo ed efficienza. Questo ha fatto della Svezia una delle prime nazioni al mondo per parità di genere e sviluppo sociale ed economico. L'educazione sessuoaffettiva, in questo contesto, è intesa come un'evoluzione dell'educazione sessuale tradizionale, integrando le tematiche biologiche con quelle sociali. Non si tratta solo di trasmettere informazioni sul corpo e sulla riproduzione, ma di affrontare temi fondamentali come il consenso, la prevenzione delle violenze, il contrasto al bullismo e agli stereotipi di genere.
Un punto cruciale di questa educazione è il suo carattere universale, praticata in tutte le classi scolastiche, dalla scuola dell’infanzia fino alla scuola secondaria superiore, con argomenti e programmi declinati in base all'età degli studenti. Concetti come sessualità, relazioni, uguaglianza, norme e identità sono inclusi e ricorrono nei programmi di studio. Vengono anche affrontati eventi dell’attualità e del quotidiano che hanno rilevanza per la vita degli alunni, per esempio su questioni relative a conflitti, integrità corporea, relazioni e uguaglianza. Abusi, consenso, rispetto della privacy, malattie trasmissibili sessualmente, prevenzione, conoscenza del proprio corpo, dando il nome corretto alle parti che lo compongono, sono solo alcuni dei temi trattati in classe.
Quando la scuola lo ritiene opportuno, ha la facoltà di proporre trattazioni aggiuntive su argomenti come i diritti umani, l’uguaglianza, la sessualità o il consenso, in particolare durante eventi come la Giornata mondiale dell’AIDS, la Giornata internazionale della donna o #MeToo. L'approccio svedese mira a far crescere i bambini in una visione positiva e aperta delle differenze, ponendo l'essere umano al centro, con i suoi ritmi, le sue inclinazioni e i suoi interessi.

L'Educazione Sessuoaffettiva nella Scuola dell'Infanzia: Costruire le Basi del Rispetto
L'educazione sessuoaffettiva in Svezia inizia fin dalla tenera età, con un focus particolare sulla scuola dell'infanzia. Sin da piccolissimi, i bambini e le bambine vengono educati a riconoscere e rispettare i confini del proprio corpo e di quello altrui. Apprendono nozioni fondamentali, come il concetto di “spazi personali” e l’importanza del consenso anche in interazioni semplici come toccarsi o abbracciarsi. Un messaggio didattico centrale è che ogni bambina e bambino ha il diritto di dire “no” quando non vuole essere toccato, anche in situazioni non strettamente sessuali. Questo aiuta i piccoli a sviluppare un senso di autonomia e sicurezza nei confronti del proprio corpo.
La consapevolezza della propria sessualità passa anche e soprattutto attraverso la conoscenza del corpo umano: ecco che ai bambini s’insegnano tempestivamente i nomi corretti di tutte le parti dell’organismo umano, incluse quelle genitali. Inoltre, attraverso giochi e attività appropriate all’età, i bambini imparano che ci sono differenze tra i corpi di maschi e femmine, senza entrare in dettagli espliciti. Questo approccio riduce la stigmatizzazione e i tabù legati a questo campo, e al tempo stesso promuove una maggiore comprensione reciproca.

In ambito emotivo, i bambini vengono costantemente incoraggiati a riconoscere e a esprimere le proprie emozioni, comprese quelle legate all’affetto, alla rabbia o alla frustrazione. E gli altri vanno rispettati, indipendentemente dal genere o dall’identità: fin dalla tenera età, i programmi didattici promuovono una cultura dell’inclusione, andando oltre il binarismo di genere e trattando temi come l’esaltazione della diversità, al fine di far crescere i bambini in una visione positiva e aperta delle differenze.
Superare gli Stereotipi di Genere attraverso il Linguaggio e l'Inclusione
Per sconfiggere gli stereotipi, in molte scuole dell’infanzia svedesi viene adottato un approccio neutrale dal punto di vista del genere. Gli educatori evitano l’uso di un linguaggio o di attività che potrebbero rafforzare stereotipi, come il riferirsi ai bambini solo come “maschi” o “femmine”. Al contrario, si preferiscono termini come “bambini” o “amici”, per consentire ai piccoli di esplorare liberamente le loro identità. È inoltre ormai ampiamente usato il pronome neutro “hen” in luogo di “lui” (han) o “lei” (hon).
Questo impegno si estende anche all'ambiente scolastico e ludico. Ne è un esempio il Nicolaigarden, un asilo pubblico di Stoccolma che dal 2012 ha introdotto il pronome neutro hen e propone ai bambini racconti i cui protagonisti sono genitori single, figli adottivi o coppie dello stesso sesso, invitando le bambine a non interessarsi solo alle cucine giocattolo e i bambini a non entusiasmarsi solo per i mattoncini Lego. Quando un maschio si fa male, gli insegnanti si premurano di confortarlo esattamente come fanno con le bambine. E tutti possono giocare con le bambole, alcune delle quali sono di colore.
Questa attenzione alla neutralità di genere si riflette anche nel mercato dei giocattoli. Nel 2008 la multinazionale svedese Toytop è stata rimproverata dal garante per la pubblicità per aver diffuso un catalogo natalizio di giocattoli giudicato sessista perché raffigurante bambine vestite da principesse e maschietti travestiti da super eroi. L’esempio ha avuto effetti sul mercato, con aziende come Marks & Spencer che hanno modificato le etichette dei propri giocattoli in perfetto stile “gender neutral”.
L'importanza del dialogo e dell'esempio nell'educazione dei figli - Umberto Galimberti
Impatti e Risultati Sociali dell'Educazione Sessuoaffettiva
L'efficacia dell'educazione sessuoaffettiva svedese è supportata da dati concreti. La Svezia è tra i Paesi con il più basso tasso europeo di gravidanze adolescenziali, un dato da attribuire con certezza all’educazione sessuale precoce e all’accesso facilitato ai servizi di contraccezione: oltre l’80% dei ragazzi, infatti, utilizza metodi contraccettivi durante i rapporti sessuali (al primo posto il preservativo, seguito dalla pillola anticoncezionale). Infine, anche i tassi di malattie sessualmente trasmissibili tra i giovani in Svezia sono relativamente bassi, tra i più contenuti in Europa, soprattutto per quanto riguarda infezioni come l’HIV.
Un’indagine condotta nel 2017 dall’Agenzia svedese per la parità di genere - la Jämställdhetsmyndigheten - ha rilevato che circa l’85% delle alunne e degli alunni negli istituti svedesi si sente trattato in modo egualitario a scuola, indicando una percezione diffusa di parità di genere. Sebbene le ragazze svedesi tendano a sottovalutare le proprie capacità in materie come matematica e scienze (le cosiddette STEM), seguendo una tendenza internazionale, iniziative come il Tekla Festival, fondato nel 2015 dalla cantante Robyn in collaborazione con il KTH (Istituto reale di tecnologia) di Stoccolma, hanno portato a un incremento significativo della fiducia nelle loro capacità in tali materie.
L'innovazione nel campo dell'educazione sessuale in Svezia è andata di pari passo con altre importanti conquiste, come la bassa incidenza di gravidanze adolescenziali, l’elevato utilizzo della contraccezione e la maggior inclusione della diversità. La Svezia vanta inoltre un tasso di occupazione femminile attorno all’80% e uno dei congedi genitoriali più evoluti al mondo, con 480 giorni usufruibili dalla madre e dal padre con “i mesi dei papà” non trasferibili alla madre. La riduzione degli stereotipi e la creazione di una cultura più aperta, inclusiva e votata alla salute psicofisica delle persone, hanno contribuito a creare una popolazione più aperta e libera.
Il "Paradosso Nordico" e la Cultura del Consenso
Nonostante gli evidenti successi, la Svezia è anche protagonista del cosiddetto “paradosso nordico”, che caratterizza quei Paesi (come l’Islanda, la Finlandia, la Norvegia e la Svezia) molto avanzati in termini di gender equality, ma che, al contempo, registrano un alto numero di violenze domestiche contro le donne. Tuttavia, secondo Flavia Restivo, questo numero dimostra la presenza di una cultura del consenso - e quindi della denuncia - molto radicata. Anche all’interno di una relazione, le donne nordiche sono portate a denunciare un bacio o un atto sessuale non voluto, mentre in Italia spesso questi casi sono taciuti. Questo suggerisce che un maggior numero di denunce potrebbe non indicare necessariamente un maggior numero di violenze, ma una maggiore consapevolezza e propensione a denunciare.
Una ricerca condotta nel 2024 proprio in Svezia mostra che una maggiore autonomia economica e sociale della donna aumenta per lei il rischio di incorrere nella violenza da parte del partner, che percepisce di avere meno potere nei suoi confronti. Un altro fattore è la capacità delle vittime di riconoscere la violenza perpetrata nei loro confronti e di chiedere aiuto. I risultati dello stesso studio evidenziano che le donne più consapevoli e più autonome sono più propense a denunciare. Combattere la normalizzazione della violenza di genere è proprio uno degli obiettivi dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole.
Confronto con il Contesto Italiano ed Europeo
Mentre in Svezia l'educazione sessuoaffettiva è una realtà consolidata da decenni, in Italia la situazione è ben diversa. L'educazione sessuale e affettiva non è obbligatoria a scuola e non esiste, al momento, un vero e proprio piano nazionale sull’argomento. L'Italia si colloca tra i Paesi europei, insieme a Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania, Ungheria, dove questa materia non è una componente curriculare obbligatoria. Questo contrasta con la situazione della maggior parte dei Paesi europei, dove l'educazione sessuale è parte integrante dei programmi scolastici da molto tempo. In Germania, ad esempio, l’educazione sessuale è introdotta già dalla scuola primaria e si concentra su temi come il corpo umano, le emozioni e le relazioni, mentre nella scuola secondaria tratta la contraccezione, le malattie sessualmente trasmissibili e il consenso.
Secondo il World Happiness Report 2023, l’Italia si colloca al trentatreesimo posto su 137 Paesi per livello di felicità, in calo rispetto agli anni precedenti. Tra i vari indicatori misurati, l’educazione sessuale viene considerata un elemento fondamentale per lo sviluppo di una società informata, rispettosa e capace di affrontare tematiche complesse come la salute riproduttiva, la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e le relazioni affettive. La mancanza di questa educazione ha ripercussioni sull’autostima generale, sul modo in cui ogni persona affronta le relazioni interpersonali e sul livello di soddisfazione e benessere.

Le linee guida dell'ONU e dell'UNESCO raccomandano una programmazione dettagliata della Comprehensive Sexuality Education (CSE), che dovrebbe iniziare fin dalle scuole elementari, modulata in base all’età degli studenti. L'obiettivo della CSE è offrire un’educazione che tocchi dimensioni cognitive, emotive, fisiche e sociali della sessualità, integrandosi con le discipline già presenti nei curricula scolastici, non come un insegnamento isolato, ma come un percorso che si intreccia con l’educazione civica, la biologia, la filosofia e persino la letteratura. Nei Paesi dove viene adottata la CSE, le ricerche mostrano che i giovani vivono con minore ansia la pressione sociale legata, ad esempio, all’esperienza della “prima volta”.
In Italia, il dibattito è tornato al centro dell'attenzione dopo l’approvazione di un emendamento della Lega al ddl Valditara che la vieta alla scuola media e in quella primaria. Il nuovo ddl Valditara, attualmente al vaglio del Parlamento, prevede l’introduzione del consenso informato della famiglia per la partecipazione degli studenti delle superiori alle attività scolastiche sui temi di sessualità e affettività, e il divieto fino alla scuola secondaria di primo grado di “attività didattiche e progettuali nonché ogni altra eventuale attività aventi ad oggetto temi attinenti all’ambito della sessualità”.
Strumenti e Risorse per l'Educazione Sessuoaffettiva
La Svezia ha sviluppato una varietà di strumenti e risorse per supportare l'educazione sessuoaffettiva. Nel 2011 nelle scuole svedesi è arrivato "Sex på kartan" (La mappa del sesso), un cartoon che risponde alle domande più frequenti che i giovani hanno sul sesso, prodotto dalla Associazione svedese per l’educazione alla sessualità e dalla società pubblica Swedish Educational Broadcasting Company. Diversi cartoni animati finalizzati all’educazione sessuale sono trasmessi anche dalle televisioni svedesi. Il 17 gennaio Sveriges Television, la Tv pubblica, ha mandato in onda "Snoppen och snippan" (Pene e vagina), un breve cartone animato di un solo minuto che mostra gli organi sessuali in versione cartoon che cantano e ballano.
In Danimarca, dove l’educazione sessuale è materia di studio obbligatoria dal 1970, i temi di genere sono affrontati in modo trasversale nell’ambito di tutte le materie; in qualsiasi momento gli studenti possono fare domande sull’argomento e tutti i docenti possono farne oggetto di lezione quando vogliono o quando si inciampa in uno stereotipo di genere nello svolgimento del programma. Le scuole sono incentivate a invitare sia esperti, come sessuologi e psicologi, sia adulti portatori di esperienza.
In Olanda, i primi programmi di educazione sessuale nascono negli anni Sessanta. Oggi ve ne sono due in vigore. Per i ragazzi tra i 4 e i 12 anni nel 1990 è stato creato "Relationship and Sexuality", adottato oggi da circa 350 scuole, il 10% del totale. Prevede 50 ore di lezione sui temi più disparati: conoscenza del corpo umano, nudità, differenze tra uomo e donna. Per i ragazzi delle superiori vi è "Long Live Love", il cui teaching pack è messo a punto tra gli altri dal Rutgers Wpf, osservatorio sulla sessualità olandese, e dall’Università di Maastricht.
Il Ruolo degli Insegnanti e la Formazione
Un aspetto fondamentale per il successo dell'educazione sessuoaffettiva è la formazione degli insegnanti. In Svezia, l'educazione è affidata a esperti qualificati in materia che modulano il linguaggio in base ai propri uditori. Questo garantisce che i temi complessi vengano affrontati in modo appropriato all'età e allo sviluppo cognitivo degli studenti.
In Francia, nel 1996 il ministero dell’Istruzione ha introdotto la prevenzione dell’HIV nei programmi scolastici, imponendo agli insegnanti di seguire un corso di aggiornamento di due ore l’anno sulle nuove politiche relative ai diritti e alla salute sessuale. Questo sottolinea l'importanza di un aggiornamento continuo per gli educatori, affinché siano in grado di affrontare le tematiche in evoluzione legate alla sessualità e alle relazioni.
In Italia, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha evidenziato che “le nuove Linee guida sulla educazione civica prevedono come obiettivi di apprendimento, dunque obbligatori, l’educazione alle relazioni e l’educazione al rispetto, verso chiunque e in particolare verso la donna”. Ha aggiunto: “Il 90% delle scuole ha attivato corsi di educazione alle relazioni e al rispetto, nella stragrande maggioranza curricolari. Abbiamo anche incaricato Indire di avviare una formazione ad hoc per i docenti stanziando oltre 3 milioni di euro”. Questo dimostra un crescente riconoscimento dell'importanza di queste tematiche, sebbene l'approccio rimanga ancora frammentato e non sistematico come in altri Paesi.
L'Educazione Sessuoaffettiva come Strumento di Trasformazione Sociale
L'analisi di Flavia Restivo nel libro “Gli svedesi lo fanno meglio” mette in evidenza come l’educazione sessuoaffettiva non sia solo una materia scolastica, ma anche un potente strumento di trasformazione sociale. Insegnare il consenso, la conoscenza del corpo e il rispetto per l’altro incide, infatti, profondamente sulla parità di genere e sull’inclusione sociale. Gli esempi citati, insieme a tutto il lavoro che si fa sulla prevenzione degli abusi, sul consenso e sulla gestione di relazioni sane con gli adolescenti, dà i suoi frutti.
L'educazione sessuale e affettiva contribuisce a creare una popolazione più aperta e libera. La Svezia ci offre un percorso di dimostrata efficacia verso una catena di grandi miglioramenti relazionali e sociali. Il cambiamento passa dall’aprire le menti fin da bambini a una più piena consapevolezza della propria e altrui identità sessuale, dei diritti e doveri che ne conseguono, e al rispetto delle altre persone.
Tuttavia, l'educazione sessuale nelle scuole non è l’unica strada possibile per contrastare la violenza di genere, che è un fenomeno radicato e strutturale, ma potrebbe aiutare moltissimo i giovani e le giovani a riconoscere le "red flag" e i comportamenti violenti dei propri partner. Progetti come "My Safe Space" dell'Associazione italiana donne per lo sviluppo (AIDOS) mirano a stimolare la discussione tra ragazzi e ragazze sulla differenza tra relazioni sane e relazioni tossiche, tra manifestazioni di amore e prevaricazione, fornendo strumenti concreti per ascoltare, confrontarsi e riconoscere i segnali di pericolo.

Sfide e Prospettive Future
Nonostante i successi, l'implementazione dell'educazione sessuoaffettiva non è priva di sfide. In Svezia stessa, alcuni video e materiali didattici, come "Snoppen och snippan", hanno diviso la società e generato commenti negativi da parte di genitori. Questo evidenzia la necessità di un dialogo continuo e di un adattamento dei materiali alle sensibilità culturali, pur mantenendo saldi i principi di inclusione e rispetto.
La politicologa e attivista Flavia Restivo sostiene la strenua necessità di “educazione sessuale e all’affettività” scolastica in Italia. A lasciare l’Italia un passo indietro (non solo rispetto alla Svezia, ma anche ad altri Paesi europei, più avanzati in materia) è l’influenza ancora preponderante della religione cattolica. È evidente che la scuola da sola non può tutto. Serve un ambiente «favorevole e multilivello», ovvero un contesto che rafforzi gli insegnamenti sociali, un impegno che deve riguardare le famiglie, in primis, per poi estendersi a qualsiasi altro attore sociale.
L'esempio svedese dimostra che è considerato normale che un ragazzo o una ragazza di tredici/quattordici anni abbiano degli strumenti per costruirsi da soli una opinione in merito a sessualità, malattie sessualmente trasmissibili, gravidanza e aborto, parità, identità sessuali, e così via. Questa è la differenza con l’Italia, non che i corsi di educazione sessuale, o alle relazioni, o ai sentimenti, esistano o meno. Questa differenza non sta nei sistemi scolastici o politici, è una differenza culturale, di opinione pubblica. Una opinione pubblica che evidentemente non vede ancora in quella possibilità di informarsi qualcosa di positivo, una libertà importante per ragazzi e ragazze, ma qualcosa di sbagliato, di strano, di pauroso, di esagerato.
L'educazione sessuoaffettiva è un percorso complesso e multifattoriale, che richiede un impegno costante e una visione a lungo termine. L'esperienza svedese, con i suoi successi e le sue sfide, offre un modello prezioso per tutti quei Paesi che aspirano a costruire società più eque, rispettose e consapevoli.
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