L'evoluzione storica e la struttura del Codice Deontologico dell’Assistente Sociale

Il Codice Deontologico dell’Assistente Sociale non è statico, così come non lo è la professione. Quello che si vuole far emergere con questo lavoro è proprio l’aspetto evolutivo dello strumento, che ha come scopo intrinseco quello di calare nella realtà i principi che guidano l’azione di ciascun professionista iscritto all’Albo. Questo documento, nella sua versione n.02/2023 del 21/12/2023, è destinato principalmente ad assistenti sociali, a studenti di servizio sociale, a docenti, ricercatori e appassionati di Servizio Sociale più in generale. La professione delle Assistenti Sociali e degli Assistenti Sociali si configura, infatti, nella sua propria funzione di essere “prossima” alla persona, alla famiglia, ai gruppi, alla comunità, e pertanto già negli stessi principi, nei metodi e nelle tecniche del Servizio Sociale Professionale sono insiti principi deontologici ed etici che determinano le sue modalità di relazione professionale.

Evoluzione storica dei documenti del Servizio Sociale in Italia

Genesi storica e riconoscimento giuridico della professione

La professione di Assistente Sociale è la prima professione “sociale” nata in Italia nell’immediato dopoguerra e, per oltre due decenni, è stata l’unica. Dagli anni Cinquanta la professione è entrata nelle istituzioni con il proprio portato innovativo derivato da una tradizione anglosassone di oltre cinquant’anni e permeata da un diffuso e condiviso senso democratico, ha dovuto battersi e nei casi migliori si è battuta con successo per non essere metabolizzata e, al limite, annientata. In relazione alle Assistenti Sociali ed agli Assistenti Sociali, dopo cinquanta anni di limbo, in virtù della determinazione, della passione, della tenacia di Paola Rossi - prima Presidente dell’OAS ed attualmente Presidente emerita - con la legge n. 84/93 è stato istituito l'Ordine Professionale. Tale legge si configura quale sintesi del rapporto fra diritto e morale: quest’ultima fa riferimento ad una forza interiore, maturata nel corso del tempo, e basata su valori fondamentali che vengono introiettati in relazione alla trasmissione degli stessi avuto riguardo al loro complesso e verificato formarsi nel corso dell’esistenza.

Sulla base del principio della competenza e della responsabilità, nella costruzione della consapevolezza dei diritti, la professione ha trovato un pilastro nella Legge 3 aprile 2001, n. 119. A tale riguardo è d’obbligo rimarcare l’ulteriore impegno in proposito affrontato da Paola Rossi, che si fece promotrice della legge, a salvaguardia e a tutela della professione. Tale legge rafforza quanto peraltro già è posto a garanzia del rapporto con la persona, la famiglia, i gruppi, che rientra sia nei programmi di formazione professionale propri dell’assistente sociale che nel codice deontologico; nel riconoscere giuridicamente agli assistenti sociali il segreto professionale, la suddetta norma ha voluto quindi garantire alla categoria la tutela di poter eccepire il segreto e la riservatezza professionali innanzi al giudice sia penale che civile.

Il quadro normativo di riferimento e i diritti fondamentali

La costruzione del Codice Deontologico si poggia su un solido basamento di norme nazionali e internazionali. L'articolo 38 della Costituzione Italiana recita: “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale”. Questo si ricollega direttamente alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il cui Articolo 25 stabilisce che ogni individuo ha diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari.

Un ulteriore riferimento cruciale è la Legge 3 marzo 2009, n. 18, che ratifica la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. In particolare, si evidenzia che:

  • Ogni persona ha diritto di usufruire di tutte le misure che le consentano di godere del miglior stato di salute ottenibile.
  • Ogni persona sprovvista di risorse sufficienti ha diritto all’assistenza sociale e medica.
  • Ogni persona ha diritto di beneficiare di servizi sociali qualificati.
  • Ogni persona portatrice di handicap ha diritto all’autonomia, all’integrazione sociale ed alla partecipazione alla vita della comunità.
  • La famiglia, in quanto cellula fondamentale della società, ha diritto ad un’adeguata tutela sociale, giuridica ed economica.

La Legge n. 328/2000 ha successivamente portato alla piena definizione della collocazione professionale ed operativa dell’assistente sociale, introducendo sul piano giuridico il riconoscimento del Servizio Sociale Professionale e del segretariato sociale quale esclusiva competenza propria dell’assistente sociale.

Cronologia delle versioni del Codice Deontologico

Il Codice Deontologico riflette la professione in un preciso momento storico: esso muta in base ai cambiamenti sociali e normativi e allo sviluppo di conoscenze specifiche nella professione. L’esistenza di un Codice va obbligatoriamente rispettata sia da coloro che esercitano la professione come dipendenti sia dai liberi professionisti, pena l’esercizio della potestà disciplinare da parte dell’ordine professionale.

E’ stato presentato per la prima volta ufficialmente a Roma il 4 giugno 1998 il primo Codice Deontologico degli Assistenti sociali, durante il convegno “Assistenti sociali, un riferimento fondamentale nella società e nei servizi”. La struttura iniziale contava 50 articoli (successivamente indicati come 55 in alcune analisi di confronto) ai quali ispirarsi per svolgere con deontologia professionale e con efficacia un ruolo così complesso. L'evoluzione numerica degli articoli testimonia la crescente complessità della professione:

  • 1998: 55 articoli.
  • 2002: 68 articoli (per adeguarsi al D.P.R. 328/2001 e alla distinzione tra sezione A e B).
  • 2009: 69 articoli.
  • 2016: 69 articoli (modifiche agli articoli 56 e 64).
  • 2020: 86 articoli.
  • 2023: Aggiornamento con l'introduzione dell'articolo 65bis e modifiche agli articoli 71, 82 e 86.

Anche se quantitativamente l’incremento maggiore è avvenuto con la versione più recente (17 articoli in più nel 2020), una mera valutazione su questo aspetto risulta riduttiva dell’evoluzione che si può apprezzare nella analisi. Il gruppo di lavoro ASit (Servizio Sociale su Internet) ha operato per facilitarne la lettura, evidenziando le differenze tra le varie versioni attraverso il corsivo per le parti eliminate e il grassetto per quelle introdotte. In questi anni sono state oltre 20.000 le visualizzazioni della pagina dedicata alla comparazione cronologica.

Tabella comparativa delle versioni del Codice Deontologico

Principi cardine e autonomia professionale

I principi e i valori contenuti nel Codice deontologico erano già propri della professione prima dell’emanazione dello stesso. Il titolo II del Codice è dedicato ai principi: la centralità della persona, il principio della non discriminazione, il principio del non giudizio e dell’accettazione, l’unicità, la dignità e il valore di ogni persona. L’esercizio della professione si basa sull’autonomia tecnico-professionale, sull’indipendenza di giudizio, sulle conoscenze proprie della professione e sulla coscienza personale dell’assistente sociale.

L’articolo 26 (nella numerazione storica) tratta della discrezionalità tecnica dell’Assistente Sociale che si differenzia dalla discrezionalità amministrativa o responsabilità decisionale relativa all’allocazione delle risorse e agli aspetti organizzativi, che appartiene invece all’Ente. Chi possiede discrezionalità amministrativa è orientato all’efficienza e all’efficacia, l’Assistente Sociale mira invece alla tutela dei diritti. In alcune situazioni le due discrezionalità si trovano nella stessa persona: è il caso dell’Assistente Sociale dirigente. Questo equilibrio è essenziale per garantire che la professione rimanga al servizio delle persone, delle famiglie e delle diverse aggregazioni sociali per contribuire al loro sviluppo.

La responsabilità verso la privacy e il procedimento amministrativo

L'operato dell'assistente sociale è strettamente connesso alla Legge n. 241/90 sulle nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti, dove particolare rilievo è dato alla figura del “responsabile del procedimento”. A questo si affianca la disciplina sulla tutela della privacy (Legge 675/96 e successivi D.Lgs. 196/2003 e GDPR). La legge prescrive la necessità dell’adozione di particolari cautele nel trattamento di dati personali, in particolare dei dati sensibili relativi alle origini razziali, convinzioni religiose, opinioni politiche, stato di salute e vita sessuale.

In rapporto a quanto disposto dalla legge, l’assistente sociale deve gestire con estrema cura il rapporto con l’amministratore comunale. L’amministratore può entrare in possesso di alcuni dati esclusivamente per funzioni istituzionali: direzione politica e controllo dell’azione amministrativa. Per ottenere i dati deve fare richiesta scritta evidenziando che questi sono necessari per la sua pubblica funzione. L’Assistente Sociale è tenuto in questi casi a fornire i dati richiesti, tutelando però la riservatezza dei dati definiti sensibili, secondo il codice della privacy. La violazione di tali obblighi comporta specifiche fattispecie di responsabilità civile, penale e amministrativa.

Novità introdotte nel 2023: Equo compenso e domiciliazione digitale

A settembre 2023 il CNOAS apporta alcune modifiche al Codice Deontologico per adeguarsi alle novità legislative, in particolare attraverso la delibera n. 164 del 08/09/2023. Nel titolo VII relativo alle responsabilità nell’esercizio della professione si introduce l’articolo 65bis, specificamente dedicato all’equo compenso. Questo articolo rappresenta il recepimento formale della Legge 21 aprile 2023, n. 49. Il professionista ha l’obbligo di convenire o preventivare un compenso giusto, equo e proporzionato alla prestazione, informando sempre il cliente sui criteri di legge. I parametri di riferimento sono quelli stabiliti dal D.M. 140/2012 e dal Decreto 2 agosto 2013, n. 106.

Altre modifiche significative riguardano:

  • Articolo 71: viene rimosso dall'elenco degli obblighi il punto relativo alla posta elettronica certificata.
  • Articolo 82: il tema della comunicazione del domicilio digitale viene spostato qui. La mancata comunicazione all’Ordine del proprio domicilio digitale, così come il mancato pagamento della quota associativa per due anni, diviene elemento per la sospensione in via amministrativa dall’esercizio della professione.
  • Articolo 86: aggiornato con i riferimenti alle ultime delibere.
  • Aspetti grafici e istituzionali: è stato corretto l’URL del sito del CNOAS in www.cnoas.org ed è stato adottato il nuovo logo approvato a giugno 2023.

Infografica sulle sanzioni e la sospensione amministrativa

Etica digitale e Linee Guida Social Media

Le Linee Guida Social Media CNOAS, approvate nel 2023 (delibera n. 166), rappresentano il primo tentativo sistematico di regolamentazione dell’uso professionale delle piattaforme digitali nel servizio sociale italiano. Sviluppate con la consulenza di Parole O_Stili e la partecipazione di quasi 9.000 iscritti attraverso questionari specifici, queste linee guida costituiscono parte integrante del quadro deontologico. Esse stabiliscono una distinzione netta tra uso personale e professionale dei social media, richiedendo agli assistenti sociali di mantenere profili separati quando la loro attività online possa essere ricondotta alla professione.

L'assistente sociale "rappresenta la professione" online quando:

  1. Il profilo o i contenuti rendono riconoscibile l’appartenenza alla categoria.
  2. Partecipa a forum professionali.
  3. Produce contenuti relativi al servizio sociale.
  4. Comunica con colleghi su questioni lavorative.

Le Linee Guida riconoscono che i social media comportano rischi specifici come fraintendimenti comunicativi dovuti all’assenza di elementi paralinguistici (mimico-facciali, gestuali e prossemici) e la permanenza incontrollata dei contenuti. Rimane imperativo il rispetto del segreto professionale e della riservatezza anche online, evitando violazioni involontarie della privacy degli utenti.

Sostenibilità ambientale e ruolo politico della professione

Il Codice 2023 rafforza il ruolo politico-ambientale degli assistenti sociali attraverso gli articoli 7 e 13. L’articolo 7 sancisce esplicitamente che “l’assistente sociale riconosce il ruolo politico e sociale della professione e lo esercita”. Questo non implica militanza partitica, ma si riferisce alla responsabilità civica di contribuire attivamente alla costruzione di una società più giusta ed equa.

L’articolo 13 introduce una prospettiva innovativa collegando esplicitamente sostenibilità ambientale e giustizia sociale: “l’assistente sociale concorre alla produzione di modelli di sviluppo rispettosi dell’ambiente, della sostenibilità ecologica e della sopravvivenza sociale”. Questa connessione si basa su evidenze scientifiche che dimostrano come i cambiamenti climatici e il degrado ambientale colpiscano in modo sproporzionato le popolazioni più vulnerabili. L'integrazione di questi temi posiziona il servizio sociale italiano all'avanguardia nell'integrazione tra tradizione professionale e sfide globali contemporanee.

Diagramma della connessione tra giustizia sociale e sostenibilità ecologica

Gestione dei dilemmi etici e metodologia operativa

Il Codice Deontologico affronta sistematicamente il tema dei dilemmi etici attraverso l’articolo 14, che stabilisce una metodologia strutturata per il loro riconoscimento e risoluzione. La metodologia proposta si articola in quattro tappe sequenziali:

  1. Riconoscimento del dilemma.
  2. Analisi dei valori in conflitto.
  3. Valutazione delle opzioni e delle conseguenze.
  4. Documentazione e trasparenza del percorso valutativo.

La quarta tappa introduce un obbligo di accountability che trasforma la riflessione etica da processo interno a pratica documentabile e verificabile. L’obbligo di documentazione riflette l’evoluzione del servizio sociale verso maggiore professionalizzazione e scientificità, allineandosi agli standard che richiedono tracciabilità delle decisioni cliniche e operative. In questo contesto, l’assistente sociale deve fare costante riferimento al Codice non solo come norma, ma come bussola per la risoluzione dei conflitti di valore che emergono quotidianamente.

Formazione continua e competenze digitali

La digitalizzazione dei servizi sociali richiede lo sviluppo di competenze tecnologiche specifiche: padronanza di piattaforme per la comunicazione sicura, gestione di database per la documentazione professionale e utilizzo di strumenti per la valutazione degli interventi. Il Regolamento per la Formazione Continua stabilisce che ogni iscritto deve conseguire nel triennio minimo 60 crediti formativi, di cui almeno 15 deontologici.

La struttura del sistema formativo prevede:

  • Eventi formativi accreditati ex ante.
  • Attività accreditabili ex post (docenza, pubblicazioni, ricerca, tirocinio).
  • Corsi FAD (Formazione a Distanza) gratuiti erogati direttamente dal CNOAS.

L’implementazione delle novità del Codice 2023 richiede una trasformazione sistemica delle organizzazioni, andando oltre l’adeguamento formale per abbracciare un cambiamento culturale profondo. L'integrazione delle novità deontologiche nei curricula formativi universitari rappresenta una sfida cruciale per garantire che i futuri assistenti sociali acquisiscano le competenze necessarie per operare nel contesto trasformato.

Il Codice nelle prove d'Esame di Stato

Il Codice Deontologico rappresenta una delle materie fondamentali nelle prove d’esame di Stato per Assistente Sociale, sia per la Sezione A (Assistente Sociale Specialista) sia per la Sezione B (Assistente Sociale). Le prove vertono spesso su:

  • Domande teoriche dirette sugli articoli chiave (ruolo politico, sostenibilità ambientale, segreto professionale).
  • Casi pratici che richiedono l'applicazione dell'equo compenso (art. 65bis).
  • Analisi dei rapporti contrattuali con soggetti economicamente forti (Pubblica Amministrazione, imprese bancarie e assicurative, grandi aziende con oltre 50 dipendenti).
  • Deontologia legata all'uso dei social media e alla comunicazione digitale.

L'ultimo articolo del Codice, il numero 86, chiude il cerchio normativo richiamando tutte le delibere che ne hanno permesso l'aggiornamento, garantendo che lo strumento rimanga una "sintesi del rapporto fra diritto e morale" capace di orientare l'esercizio della professione verso il benessere e lo sviluppo degli individui e dei gruppi nella comunità.

Mappa concettuale dei doveri dell'assistente sociale verso la società e la professione

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