Il cocco in gravidanza: benefici, proprietà nutrizionali e consigli per il consumo

Si può mangiare il cocco in gravidanza? Scopriamo insieme se questo frutto tropicale è adatto alle future mamme o sarebbe meglio evitare. Grazie al suo gusto fresco e dissetante, il cocco è un frutto perfetto per l’estate: i nutrienti in esso contenuti ci permettono di fare il pieno di energie, senza appesantirci. Questo alimento può essere consumato anche da chi è in dolce attesa? Come sappiamo, durante la gestazione ci sono cibi che andrebbero categoricamente eliminati dalla dieta, e altri che invece si rivelano dei preziosi alleati per la salute di mamma e bebè. Scopriamo in quale categoria rientra il cocco, per capire se è adatto o meno alle donne in gravidanza. Il cocco rappresenta non solo un frutto che può essere tranquillamente mangiato dalle future mamme, ma il cui consumo è anche caldamente raccomandato, per la serie di effetti benefici che esercita sulle donne in gravidanza.

Una noce di cocco aperta su una spiaggia tropicale

Caratteristiche generali e origine del frutto tropicale

Nel nostro immaginario il cocco è un frutto esotico associato all’estate, al “cocco bello” in spiaggia, oppure a un immaginario tropicale in cui comode amache vengono legate a due tronchi di palma. Il cocco, in effetti, è proprio il frutto di un tipo di palma (Cocos nucifera) ad alto fusto, che ha origine nelle isole tropicali del Sud-est asiatico, dalle Filippine all’India, all’Indonesia, che ne è il maggior produttore al mondo. È una pianta che ha bisogno di suoli umidi, sabbiosi e ben drenati e si adatta bene alle zone costiere. Il nome “cocco” deriva dalla parola portoghese coco, che significa testa, e fu dato a questo frutto dai marinai al seguito del celebre esploratore Vasco da Gama.

Ne esistono circa 80 varietà conosciute, tutte accomunate dalla presenza dei caratteristici frutti che si presentano come grosse drupe di circa 1 kg di peso. Il guscio legnoso e duro presenta di solito 3 “occhi”, ovvero pori di spessore minore rispetto al resto del guscio: la loro forma quasi antropomorfa ha ispirato ad esempio alcuni celebri dipinti della pittrice messicana Frida Kahlo. Dalle fibre della pianta, fusto, fronde ma anche il guscio del frutto, si ricavano anche materiali per la tessitura e per l’intreccio, oltre che legname per la produzione di mobili.

Profilo nutrizionale e benefici durante la gestazione

La parte edibile del cocco è un’ottima fonte naturale di energia avendo un moderato introito calorico: 100 g apportano circa 364 calorie, suddivise tra lipidi (86%), carboidrati (10%) e proteine (4%). Non a caso, questo alimento è ricco di preziosi micronutrienti, come vitamine e sali minerali, la cui corretta assunzione risulta particolarmente importante durante il periodo della gestazione. Tra le sostanze nutritive contenute nel cocco ci sono:

  • Ferro: il cui fabbisogno giornaliero per le donne in dolce attesa raddoppia, poiché anche il bebè necessita di ferro per nutrirsi e crescere.
  • Zinco: importante per portare a termine la gravidanza riducendo il rischio di parto prematuro.
  • Magnesio e potassio: che prevengono la contrazione precoce dell’utero e assicurano la corretta crescita fetale.
  • Vitamine del gruppo B: essenziali per lo sviluppo del sistema nervoso.

Degli studi scientifici hanno certificato che il supplemento di magnesio è stato associato all’incremento del peso del bambino e alla diminuzione di rischio di preeclampsia. Inoltre, il cocco contiene composti bioattivi che possono offrire supporto a diversi processi metabolici e digestivi.

Diagramma nutrizionale della polpa di cocco

Combattere i disturbi della gravidanza con il cocco

Assumere il cocco può aiutarci a ridurre la fastidiosa sensazione di nausea causata dalla tempesta ormonale della gravidanza. Tutto merito dell’elevato contenuto di vitamina B1, B2 e B3, che attenua mal di stomaco e bruciore, donando una sensazione di sollievo. Per questo, il miglior consiglio è di bere un bicchiere di acqua di cocco al mattino, subito dopo essersi svegliate, in modo da contrastare i disagi che comunemente si manifestano in questo momento della giornata. Quando la nausea mattutina ti abbatte, l’acqua di cocco aiuta a reintegrare gli elettroliti e i fluidi persi e di conseguenza aiuta il tuo organismo a ritrovare il suo equilibrio.

Il cocco è un frutto ricco di acqua, essenziale per contribuire a mantenere l’organismo idratato. Il consumo di questo alimento può aiutarci a prevenire le infezioni del tratto urinario, purificando le vie urinarie, oltre che a ridurre i problemi di circolazione. Durante la gestazione, infatti, disturbi come gambe e piedi gonfi risultano particolarmente comuni, in special modo durante l’estate. Mangiare il cocco ci permetterà di far fronte a questi piccoli fastidi, con gusto e senza compiere alcuno sforzo. Infine, mangiare il cocco contribuisce a risolvere un disturbo piuttosto comune nelle donne in gravidanza: la stipsi. Questo alimento, infatti, è ricco di fibre, che agevolano il processo digestivo favorendo il transito intestinale e lo svuotamento gastrico.

Stimolazione del latte materno e difese immunitarie

Un altro ottimo motivo per gustare il cocco in gravidanza? Questo frutto stimola la secrezione di latte materno, aumentando i livelli di acido caprico e acido laurico. Si tratta di nutrienti molto importanti: infatti, sono responsabili dell’innalzamento delle difese immunitarie del neonato. L’acido laurico è lo stesso composto presente anche nel latte materno, ed avrebbe proprio lo scopo di aiutare a proteggere la delicata salute del lattante da agenti patogeni nocivi. L’elevata quantità di potassio promuove inoltre l’abbassamento della pressione sanguigna.

Controindicazioni e precauzioni nel consumo

Mangiare il cocco in gravidanza ha delle controindicazioni? Tendenzialmente no: come abbiamo visto, si tratta di un alimento estremamente benefico per la futura mamma e il bebè. Il consumo di questo frutto, però, deve essere vincolato a una serie di precauzioni, volte a ridurre possibili rischi. In primo luogo, occorre scegliere adeguatamente l’alimento da consumare, evitando noci di cocco che presentano striature e crepe. Al contrario, dovremmo preferire frutti pesanti, poiché il loro peso segnala l’abbondante quantità di acqua e il giusto punto di maturazione. Infine, è meglio consumare il cocco subito dopo averne aperto l’involucro: in estate gli alimenti tendono a deperire molto velocemente e la perdita di nutrienti potrebbe compromettere le proprietà benefiche di questo straordinario frutto.

Sebbene il consumo di cocco sia generalmente sicuro, potrebbe interferire con farmaci destinati a ridurre la pressione arteriosa o i livelli di colesterolo nel sangue. Inoltre, è importante sottolineare che le versioni di acqua di cocco con zuccheri aggiunti sono nutrizionalmente svantaggiose. È infine importante chiarire la distinzione tra l’acqua di cocco e il latte di cocco. Il latte di cocco, noto per il suo impiego in preparazioni culinarie come il curry, rappresenta una forma più concentrata dei componenti lipidici del cocco rispetto al frutto intero.

NOCE DI COCCO - il trucco per aprirlo senza romperlo. open a coconut, abrir un coco. auvrir coco

Utilizzi pratici del cocco in cucina e nella vita quotidiana

La principale caratteristica del cocco in cucina è la sua versatilità. Essendo naturalmente dolce, aiuta a limitare l’uso dello zucchero nei dolci; in farina dona consistenza e volume a preparazioni senza glutine; il suo latte è perfetto per preparare piatti salati e speziati; l’olio si presta alla pasticceria vegan e a numerose preparazioni salutari. Quando la polpa di cocco viene ridotta in polvere finissima si ottiene la farina di cocco: da provare nelle torte, insieme alla farina di grano o al posto di questa per chi segue un’alimentazione senza glutine. È leggera e conferisce un delizioso aroma di cocco a tutte le preparazioni.

Il latte di cocco ha una consistenza oleosa e grassa che ricorda molto da vicino quella della panna vaccina. Si può usare per cuocere pollo, tofu o ceci insieme a spezie come curry e garam masala: aggiungete verdure come zucca, cavolfiore, patate o zucchine e lasciate rapprendere, diventerà un piatto delizioso, da accompagnare con riso basmati. Oppure insieme a lemongrass e salse piccanti diventa la base per ottime zuppe in stile thai. Il cocco rapé non è altro che polpa di cocco essiccata e poi tritata o grattugiata, in scaglie di diversa grandezza. Si usa per dolcetti come i tartufini al cocco, praline ricoperte e decorazioni per tortine, ma anche come panatura per pollo e gamberi.

L’olio di cocco è noto e apprezzato per i suoi benefici sui capelli. Inoltre, l’olio di cocco aiuta a rafforzare i capelli, riducendo la rottura e la perdita. Il burro di cocco è un alimento ottenuto dalla polpa del cocco. Ricco di acidi grassi benefici, è un’ottima fonte di energia e supporta il metabolismo. In cucina, invece, può essere utilizzato come alternativa vegana al burro tradizionale, perfetto da spalmare sul pane tostato, preparare dolci o aggiungere cremosità a frullati e zuppe. L’olio di cocco viene utilizzato inoltre nei prodotti per la rasatura e nelle creme abbronzanti. Può essere utilizzato come struccante per rimuovere delicatamente il make-up, come detergente per il viso, e anche come balsamo o maschera per capelli.

Bottiglia di olio di cocco e una ciotola di farina di cocco

Istruzioni su come aprire una noce di cocco

La noce di cocco è legnosa e coriacea e in quanto tale molto difficile da rompere: la pianta si è evoluta così in modo da resistere alle intemperie e alle cadute e preservare così la possibilità di riprodursi. Questo però si traduce in un ostacolo al suo uso alimentare da parte nostra, ostacolo che abbiamo imparato ad aggirare in vari modi. Comunemente la noce di cocco si apre usando un martello e un cacciavite pulito: per evitare disastri in cucina, servono pazienza e qualche accorgimento.

Innanzitutto, bisogna individuare i tre “occhi”, le tre rientranze più morbide. Appoggiando in corrispondenza di questi il cacciavite, bisogna colpire il fondo di quest’ultimo con il martello. Ripetere per ogni rientranza. A questo punto si potrà far uscire la preziosa acqua di cocco contenuta nella noce, raccogliendola in una tazza. Quindi, adagiando il frutto sul lato più lungo si potrà individuare una linea che divide in due la noce: puntando il cacciavite in corrispondenza di questa, e colpendolo con il martello, la noce di cocco dovrebbe aprirsi in due. In questo modo, oltre a poter ricavare la massima quantità di polpa e di acqua di cocco, si potrà anche salvare il guscio e utilizzarlo come decorazione o - dopo averlo ripulito e fatto asciugare rivolto verso il basso per una settimana - come ciotola. Per ottenere la polpa, basterà posizionare un cucchiaio tra la polpa e il guscio e staccarla con pazienza. Se questa operazione dovesse risultare difficoltosa, è possibile anche usare il forno: lasciando il frutto a 170° per circa un’ora la polpa si ritirerà più facilmente.

Approfondimento sul metabolismo dei grassi e colesterolo

In particolare, i lipidi contenuti nel cocco sono prevalentemente grassi saturi e in particolare acido laurico, un acido grasso a catena media che ha la capacità di aumentare i livelli di colesterolo “buono” (HDL) nel sangue. L’acido laurico, infatti, va ad aumentare il colesterolo totale nel sangue in maniera più marcata rispetto ad altri acidi grassi, ma trattandosi soprattutto lipoproteine ad alta densità (HDL), diversi studi hanno concluso che questa sostanza ha un effetto più favorevole sul colesterolo HDL totale rispetto a qualsiasi altro acido grasso. Questo, a sua volta, è correlato alla diminuzione del rischio di aterosclerosi.

È importante sottolineare che le evidenze scientifiche attuali identificano il colesterolo LDL come un fattore di rischio cardiovascolare indipendente. Ciò implica che, a parità di altre condizioni, livelli più elevati di colesterolo LDL sono associati a un maggiore rischio cardiovascolare a prescindere dall’eventuale aumento del colesterolo HDL. Sulla base di queste considerazioni, l’impiego dell’olio di cocco nella dieta quotidiana appare sconsigliabile, salvo in contesti molto specifici. Il cocco consumato nella sua interezza presenta un profilo nutrizionale sostanzialmente diverso dall’olio di cocco isolato. A differenza dell’olio di cocco, che è costituito quasi esclusivamente da lipidi, il frutto intero contiene circa il 50% di acqua in peso. La combinazione di grassi, fibre e acqua contribuisce a un senso di sazietà, rendendo difficile il sovraconsumo.

Illustrazione schematica dei grassi saturi a catena media

Considerazioni finali sul consumo consapevole

L’affermazione secondo cui il cocco o l’olio di cocco possiedano la capacità intrinseca di indurre la perdita di peso è priva di fondamento scientifico. Per verificare scientificamente un effetto dimagrante, sarebbe necessario osservare una perdita di peso in condizioni di parità di apporto calorico complessivo. Trattandosi di un alimento molto calorico ed energetico è adatto a chi svolge un’attività fisica molto intensa. Invece, andrebbe usato con moderazione da chi svolge una vita sedentaria. Al contrario, specialmente a colazione, fornisce un adeguato apporto energetico per affrontare con slancio la giornata.

Quasi un terzo della popolazione mondiale dipende in una certa misura dal cocco per il proprio cibo e la propria economia. Più che una semplice coltura alimentare sostenibile, ogni parte dell’albero di cocco è utile all’umanità comprese radici, tronco, foglie e frutti con buccia e polpa. La noce di cocco è rivestita da un epicarpo molto sottile che varia dal verdognolo al brunastro a seconda della maturazione. Al di sotto presenta un mesocarpo molto spesso, duro e fibroso. Il seme contenuto all’interno della drupa, quasi perfettamente sferico, è quello che tutti conoscono come “noce di cocco”. È composto da un guscio ligneo marrone che avvolge l’endosperma commestibile, ricco di sostanze nutritive. La parte liquida è destinata principalmente alla preparazione di bevande. Grazie alla sua stabilità e alla possibilità di conservarlo a lungo, il cocco è un frutto disponibile tutto l’anno nei mercati europei, anche se non è di coltivazione locale. In ogni caso, è sempre opportuno variare la dieta e non eccedere nel consumo di un singolo alimento, mantenendo un equilibrio nutrizionale complessivo.

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