Le Piante Bioindicatrici: Decifrare la Fertilità del Terreno Attraverso i Fiori e le Erbe Spontanee

Comprendere la salute e la fertilità del suolo è il primo, fondamentale passo per coltivare piante sane, produttive e resistenti, evitando l'uso superfluo di sostanze chimiche. Spesso, si immagina che questo richieda strumenti sofisticati o analisi di laboratorio costose. Tuttavia, la realtà ci offre un metodo diverso, accessibile e gratuito: l'attenta osservazione di ciò che cresce spontaneamente nel nostro terreno. Le erbe spontanee, spesso etichettate erroneamente come semplici "erbacce", sono in realtà preziose alleate, veri e propri libri aperti che ci rivelano la storia e le necessità del nostro suolo.

Questo approccio, basato sull'interpretazione del "linguaggio del paesaggio", permette di fare un'analisi del terreno molto accurata senza spendere un centesimo. Ogni erba cresce per un motivo ben preciso; ogni tipo di erba, infatti, può svilupparsi solo in particolari condizioni, richiedendo la giusta umidità, un terreno compatto oppure molto arieggiato, la presenza o meno di sassi, e specifiche condizioni chimico-fisiche. Queste condizioni non sono mai uniformi, potendo variare anche a pochi metri di distanza, il che spiega perché in campi confinanti possiamo osservare piante spontanee diverse. Imparare a leggere il suolo significa comprendere la sua struttura, la fertilità intrinseca e la capacità di trattenere acqua e nutrienti, elementi cruciali per il successo di qualsiasi coltivazione.

Le Piante Bioindicatrici del Suolo: Un Approccio Naturale all'Analisi

Le piante spontanee, lungi dall'essere mere "erbacce", sono indicatori biologici (o bioindicatrici) che riflettono lo stato del suolo in cui crescono. Non sono sempre le stesse ovunque in un campo, ma variano a seconda delle condizioni pedologiche. Come mai allora cresce una determinata erba piuttosto che un'altra, anche se nessuno l'ha seminata? Come mai, dopo aver fresato un terreno, vedremo spuntare un'erba specifica che prima non c'era e ora cresce ovunque? La risposta risiede nella capacità di queste piante di colonizzare nicchie ecologiche specifiche, adattandosi a precise caratteristiche del suolo.

Per comprendere appieno questo fenomeno, è utile fare un passo indietro nella lunghissima e appassionante storia dell'evoluzione della flora terrestre. Circa 400 milioni di anni fa, la prima pianta terrestre emerse dall'acqua. Queste piante primordiali, come le felci giganti, dovettero adattarsi e sopravvivere, sviluppando meccanismi riproduttivi innovativi. Mentre le alghe si riproducono spargendo spore direttamente nell'acqua, le piante terrestri hanno dovuto "inventare" il seme. Questa capsula permette al germe di rimanere in dormienza finché non arriva il momento giusto per germinare, superando le sfide di un ambiente terrestre meno ospitale per la fase iniziale della vita vegetale.

Nel corso di milioni di anni, le piante terrestri hanno elaborato i meccanismi necessari alla creazione di un seme, e le piante morte si sono decomposte, creando suolo e migliorando man mano la fertilità. Le variazioni genetiche spontanee hanno permesso lo sviluppo dell'immensa diversità di piante che conosciamo oggi. Di conseguenza, ogni tipo di pianta è nata per crescere in condizioni particolari del suolo, indicando che ad ogni nicchia ecologica corrispondono le sue piante, e ad ogni angoletto di terra nuda corrisponde una particolare specie. Questo ci permette di fare l'analisi del terreno dalle erbe spontanee.

Campo inerbito con piante bioindicatrici

L'Osservazione Estiva e le Radici Come Primi Indizi

Anche durante il periodo estivo è fondamentale osservare le erbe spontanee che crescono sul nostro terreno. La tipologia del suolo, infatti, influenza direttamente le erbe che cresceranno anche in autunno. Ad esempio, un suolo che si fessura, che si spacca per via della siccità, favorirà la crescita di piante con radice a fittone, come la carota selvatica, tutte le cicorie o l'acetosa (Rumex acetosa). Inoltre, in un periodo di siccità, possiamo trarre indicazioni importanti osservando le foglie delle nostre piante coltivate: l'intensità del colore delle foglie ci rivela le risorse idriche disponibili nel primo metro di profondità. Se le foglie presentano un verde intenso, questo indica una maggiore presenza di acqua nel primo metro di suolo.

Le caratteristiche fisiche delle piante spontanee possono offrire subito indicazioni generali sullo stato del terreno. Ad esempio, la struttura delle radici è un chiaro segnale:

  • Radice a fittone: Indica un suolo molto compatto. Le piante sviluppano questa radice robusta per penetrare strati duri e cercare acqua e nutrienti in profondità.
  • Ciuffo di radici fini: Al contrario, una ramificazione di radici sottili, quasi come dei capelli, suggerisce un suolo molto arieggiato e sciolto, dove non è necessario uno sforzo eccessivo per l'ancoraggio o la ricerca di risorse.
  • Piante nanificate: Se le piante spontanee appaiono piccole e stentate, molto probabilmente il campo è stato sottoposto a un eccessivo pascolo, che ha impoverito il suolo o stressato la vegetazione.

Metodi di Analisi del Terreno: Oltre il Laboratorio

Il modo più comune per analizzare il suolo consiste nel prelevare una certa quantità di terra in più punti del terreno, mischiare insieme i campioni e spedire il tutto a un laboratorio di analisi chimica. Questo è molto utile per chi è in grado di interpretare un'analisi chimica, ma non sempre è una cosa facile da capire per tutti. Dobbiamo notare come, avendo mischiato più parti del terreno insieme, il laboratorio analizza un suolo che, in realtà, non esiste in natura con quella specifica composizione media. Le piante, infatti, non crescono in un terreno mischiato in questo modo. Una carenza o un eccesso di elementi nutritivi in un punto specifico del terreno potrebbe non essere notata da un'analisi di questo tipo.

Nel suolo, vari elementi influenzano la forma chimica dei nutrienti. Le piante possono nutrirsi solo quando questi elementi si presentano nella forma chimica giusta. Quindi, quando si fa un'analisi del suolo presso un laboratorio, si dovrebbero richiedere gli elementi nutritivi assimilabili e anche quelli non assimilabili. Spesso solo i primi (quelli assimilabili) appaiono nelle analisi, e molti allora acquistano fertilizzanti pensando sia la soluzione. Invece, lavorando il suolo con tecniche appropriate, possiamo "sbloccare" la fertilità che non era assimilabile, rendendola così disponibile per le piante. Fertilizzare, a volte, può quindi risultare inutile. Questo accade spesso, specialmente quando il laboratorio che effettua le analisi vende anche fertilizzanti.

Le analisi del terreno fatte in laboratorio sono molto precise ma anche costose, e spesso per chi ha un orto non vale la pena spendere così tanto. Nel caso in cui si noti una carenza nutritiva sulle foglie delle piante e non si riesca a risolvere diversamente, si possono prelevare foglie e rami della pianta in sofferenza e mandarli in laboratorio per analisi specifiche, così da sapere con precisione cosa manca a quella determinata pianta. Tuttavia, possiamo fare anche a meno del laboratorio, senza spendere nulla e senza essere super esperti, osservando semplicemente il comportamento delle erbe selvatiche, le quali ci indicano le condizioni del suolo. Le erbe sono un libro aperto davanti ai nostri occhi e non ci serve niente altro. Vediamo come capire la lingua del paesaggio e delle erbe spontanee che troviamo.

Esistono solo tre libri che descrivono precisamente l'integralità della flora europea e cosa ogni pianta indica sulla fertilità del suolo. L'autore di questa enciclopedia, Gerard Ducerf, è un dottore botanico. Anche se i suoi testi non sono tradotti in italiano, le numerose e dettagliate foto a colori permettono di identificare facilmente le piante, e si possono usare traduttori automatici per le 3-4 frasi di interesse. È davvero facile.

Anche senza questa enciclopedia, si possono capire molte cose osservando la fisionomia delle piante spontanee, come già accennato per le radici. Oltre a queste osservazioni, alcuni semplici test pratici possono fornire ulteriori informazioni sulla composizione e le caratteristiche del terreno. Il colore del terreno, per esempio, è uno degli indicatori più immediati della sua qualità. Un suolo di colore scuro, tendente al marrone intenso o al nero, indica generalmente una ricca presenza di sostanza organica, fondamentale per la nutrizione delle piante. Al contrario, un terreno chiaro o tendente al grigio può essere povero di nutrienti o avere problemi di drenaggio. Anche la struttura superficiale è importante: un terreno che si presenta compatto e con crepe evidenti è spesso argilloso, mentre uno sciolto e granuloso indica una maggiore presenza di sabbia.

Uno dei metodi più efficaci e immediati è il cosiddetto test del tatto. Si prende una manciata di terra leggermente umida e la si lavora tra le dita. Se il terreno è appiccicoso e si compatta facilmente, formando una pallina resistente, significa che è ricco di argilla. Se invece si sgretola subito e non mantiene la forma, è sabbioso. Il terreno ideale, detto terreno franco, presenta un equilibrio tra sabbia, limo e argilla: si compatta leggermente ma si rompe con facilità.

Il drenaggio del terreno è fondamentale per evitare ristagni o carenze idriche. Per verificarlo, basta scavare una buca di circa 20-30 centimetri, riempirla d'acqua e osservare quanto tempo impiega ad assorbirla. Dopo una prima saturazione, si ripete l'operazione e si misura il tempo. Se l'acqua viene assorbita rapidamente, il terreno è ben drenato ma potrebbe avere una bassa capacità di trattenere l'umidità. Se invece l'acqua ristagna a lungo, il suolo è probabilmente troppo compatto o argilloso.

Un terreno fertile è un terreno vivo. La presenza di lombrichi, insetti e microrganismi è un segnale molto positivo. I lombrichi, in particolare, sono considerati veri e propri alleati del giardiniere: migliorano la struttura del suolo, favoriscono l'aerazione e contribuiscono alla decomposizione della materia organica. Il pH del terreno influisce sulla disponibilità dei nutrienti per le piante. Per una valutazione rapida, si può prelevare del terriccio nuovo, aggiungerlo a un bicchiere di acqua distillata e poi aggiungere del bicarbonato: se non c'è alcuna reazione, si ha un'idea iniziale.

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Decifrare il Linguaggio del Paesaggio: Piante Specifiche e le Loro Indicazioni

Le essenze spontanee che troviamo nei campi ci offrono tantissime indicazioni sul tipo di terreno in cui crescono. Possiamo quindi ricavare empiricamente indizi sulla natura dei terreni grazie all'osservazione delle piante prevalenti. Vediamo qui di seguito alcuni esempi concreti di come alcune erbe specifiche possono "parlare" del nostro suolo:

Calendula nell'oliveto: Allarme perdita di humus

La Calendula arvensis è un bellissimo fiore giallo o arancione che ama vivere nei campi ricchi di elementi nutritivi e di materia organica. Tuttavia, attenzione: al sud, e là dove cresce quasi come una monocultura, indica un suolo che troppo spesso viene lasciato nudo, scoperto, senza inerbimento. In questi casi, la sua abbondante presenza segnala una rapida perdita di humus, un componente vitale per la fertilità del terreno.

Fiori di Calendula arvensis

Cicoria selvatica nell'orto: Compattazione e eccesso di azoto

La cicoria selvatica, madre di tutte le cicorie coltivate, è una bellissima pianta con un patrimonio genetico molto importante. Ama i terreni limosi e sabbiosi, i bordi dei fiumi e i terreni ricchi di azoto. La sua presenza indica che il terreno è compatto e presenta un eccesso di azoto. Questa condizione spesso comporta che il fosforo e il potassio siano poco assimilabili dalle piante, creando uno squilibrio nutritivo.

Grespino comune: Eccesso di azoto e potassio, suolo compatto

Il Sonchus oletaceus, o grespino comune, è una pianta mellifera che si trova spesso nei nostri orti, frutteti e vigneti. In Puglia, abbellisce gli oliveti con il suo fiore giallo. Non va confuso con il Sonchus arvensis, anche se entrambi prediligono terreni umidi e anaerobici. Il grespino comune (Sonchus oletaceus) cresce quando c'è un eccesso di azoto e potassio. In ogni caso, ogni volta che cresce un tipo di grespino, il terreno risulta compatto, suggerendo la necessità di migliorare la sua struttura.

Convolvolo a fiore bianco: Materia organica non decomposta e nitrati

Quando incontriamo il convolvolo a fiore bianco (Calystegia sepium) nei nostri orti, indica un eccesso di materia organica che non si decompone correttamente, ma anche di nitrato di ammonio e di acqua in eccesso. Purtroppo, queste condizioni inducono spesso la trasformazione dell'alluminio e del ferro in una forma inquinante, con potenziali effetti negativi sulla salute del suolo e delle piante. È importante non confonderlo con il convolvolo a fiore rosa (Convolvulus arvensis), che può indicare condizioni leggermente diverse.

Fiore di convolvolo bianco, Calystegia sepium, su terreno

Veronica comune nel frutteto: Ricchezza nutritiva e suolo compatto

La Veronica persica cresce quando il suolo è allo stesso tempo ricco di elementi nutritivi di base come Potassio, Magnesio e Calcio, ma anche di azoto e materia organica. La nostra amica Veronica ama i terreni compatti e leggermente anaerobici (privi di ossigeno). Se la si vede nei campi, probabilmente non serve più aggiungere fertilizzanti, ma piuttosto lavorare il suolo con attrezzi che ossigenano senza distruggere la sua struttura naturale. Questo suggerisce l'uso di strumenti come un ripper o una grelinette, a seconda del contesto, evitando l'aratro tradizionale.

Malva: Ricchezza nutritiva, pH elevato e profilo anaerobico

La Malva Sylvestris cresce nei terreni ricchi di elementi nutritivi. Tuttavia, alcuni di questi non saranno assimilabili dalle piante coltivate perché la malva indica anche un pH elevato e un suolo compatto. Il suolo è quindi ricco, c'è molta materia organica, ma anche un profilo anaerobico, ovvero una carenza di ossigeno, che limita l'attività microbiologica e la disponibilità di nutrienti.

Fiori di Malva Sylvestris

Mercorella Comune: Segnale di erosione grave

Ben conosciuta dagli ortolani, la Mercurialis annua, o Mercorella Comune, cresce là dove c'è erosione e mancanza di vegetazione. L'azoto e il potassio spariscono via con la pioggia. Questa pianta è un segnale molto forte dalla natura, una delle ultime difese del suolo. Se non si cambiano le pratiche agricole, il terreno è a rischio di forme di erosione molto gravi. Purtroppo, è molto comune vederla negli orti, indicando una gestione del suolo che necessita di miglioramenti urgenti.

Acetosella: Perdita di fertilità e rischio di erosione

Quando la Oxalis corniculata, l'acetosella, cresce abbondantemente nei campi coltivati, indica una perdita della fertilità e un rischio di erosione grave. Il suolo è troppo spesso nudo, bruciato dal sole, e l'humus non è più presente. Questo suggerisce la necessità di pratiche che proteggano il suolo, come la copertura vegetale.

Euforbia: Suolo bruciato o intossicato

L'euforbia calenzuola (Euphorbia helioscopia) si osserva nei vigneti e frutteti dove il suolo è bruciato dal sole o, peggio, intossicato con prodotti velenosi. Per farla sparire è facile: basta smettere di acquistare veleni e fertilizzanti chimici, e seminare un prato fiorito per proteggere il suolo, ripristinando così l'equilibrio ecologico.

Carota selvatica: Terreno compatto ma ricco di nutrienti

La Daucus carota, o carota selvatica, cresce nei terreni compatti, ma naturalmente ricchi di elementi nutritivi. Se cresce spontaneamente nel tuo orto, allora devi considerare di cambiare la tua attrezzatura o le tue tecniche di lavorazione, poiché potresti produrre di più con un suolo più aerato. Prova ad arieggiare il suolo con una grelinette o una forca vanga, strumenti che lavorano in profondità senza rivoltare gli strati.

Carota selvatica appena raccolta

Altre Importanti Bioindicatrici e le Loro Specificità

Oltre agli esempi dettagliati, diverse altre erbe spontanee forniscono indicazioni preziose:

  • Sorghetta (Sorghum halepense): Specie molto invasiva e tenace, si riempie in molti terreni incolti, spesso indicando disturbo del suolo.
  • Cardo mariano: Dall'aspetto gradevole, anche se punge, si trova spesso sui terreni incolti o ai margini delle strade, ma anche su suoli gestiti con la minima lavorazione.
  • Tarassaco: Nota erba commestibile, è indicatore di terreni ricchi di azoto ma lo si trova raramente nei terreni ben lavorati, poiché è tipico di prati e incolti.
  • Farinaccio e Amaranto: Sono due tra le specie più presenti negli orti, soprattutto se il terreno viene lavorato costantemente e arricchito di sostanza organica sotto forma di compost e letame, e quindi anche di azoto. La presenza del farinaccio e dell'amaranto ci indica una buona struttura e fertilità del suolo. Anche se è impegnativo controllare queste due specie, che disseminano in abbondanza e hanno un tasso di crescita molto rapido, quantomeno esse indicano che il terreno è buono.
  • Una crucifera spontanea (il testo non specifica quale, ma il riferimento è a specie comuni in tali condizioni) predilige i suoli a pH leggermente alcalino, ed è indicatrice di presenza di calcare, argilla, limo e humus, elementi fondamentali per la fertilità.
  • Stellaria media, o centocchio: Ama l'umidità, motivo per cui la si trova più facilmente in inverno e in punti ombreggiati.
  • Papavero e Nigella: Il papavero è noto a chiunque, mentre la nigella è considerata un'infestante ma anche una delle essenze floreali annuali da poter seminare nell'orto per ragioni estetiche ed ecologiche.
  • Ortica: Presente spesso ai margini dei campi e lungo i fossi, ama i terreni fertili ed è indicatrice di una buona presenza di azoto.
  • Equisetum arvense: Una pianta che chi coltiva in modo biologico sente menzionare spesso, poiché viene utilizzata per la preparazione di macerati e decotti ad azione preventiva nei confronti delle malattie delle piante coltivate. Un terreno ricco di equiseto è tendenzialmente umido, ma di tessitura limosa o sabbiosa.
  • Galinsoga e Lamium: La loro presenza indica che il terreno è ben dotato di fosforo, un nutriente essenziale per lo sviluppo radicale e la fioritura.
  • Il "cencio molle" (Abutilon theophrasti): Una tipica infestante del mais e di altre colture primaverili-estive. La si trova soprattutto sui terreni calcarei e compatti, fertili, limosi, particolarmente nei prati.
  • Lo stoppione (Cirsium arvense): Facilmente distinguibile grazie alle sue foglie pungenti e alla radice fittonante. Queste specie emettono tanti minuscoli fiori celesti e bianchi e sono molto comuni nei prati, anche se risentono della presenza di altre specie da cui possono venire soffocate.
  • Artemisia: Cresce facilmente sui cigli stradali, ai margini dei campi e sui terreni aridi, dove resiste alla siccità, indicando spesso condizioni di scarsa umidità.

Con questi esempi, si ha la possibilità di capire il fabbisogno del proprio suolo per aiutarlo a rigenerarsi naturalmente. È possibile coltivare cibo sano in abbondanza senza alcun bisogno di prodotti chimici. La natura ci dà tutto quello che serve; basta a noi di rispettare l'ecosistema che ci ospita. È un processo facile e interessante, si lavora con il corpo ma anche con la mente, rendendo molto divertente stare nell'orto ad occuparsi del nostro suolo.

Macro e Microelementi: I Mattoni della Fertilità

La fertilità del suolo non è data solo dalla sua struttura fisica, ma anche dalla disponibilità e dall'equilibrio degli elementi nutritivi essenziali per le piante. Questi si dividono in macroelementi, richiesti in quantità maggiori, e microelementi, necessari in tracce ma altrettanto vitali.

  • Azoto: È, forse insieme al potassio, l'elemento più noto. La sua funzione principale è quella di stimolare lo sviluppo vegetativo, favorendo la formazione di radici, fusti, rami e foglie. È quindi indispensabile per le piante da frutto, soprattutto durante la fase giovanile o la ripresa vegetativa, ma anche per tutte le altre specie. Dalla fioritura in poi, il sostentamento del fogliame sottrae nutrimenti al resto della pianta, ritardando la produzione di frutti, per cui un buon apporto di azoto è cruciale per la crescita della massa verde.

  • Potassio: Favorisce l'accumulo di sostanze di riserva, come zuccheri e amidi, migliorando la colorazione, il sapore e la pezzatura dei frutti. È dunque indispensabile per tutte le piante da frutto o ortaggi, come pomodoro, zucchine, patate, cipolle e carote, dove la qualità del raccolto è direttamente collegata al suo apporto.

  • Fosforo: Permette alla pianta un maggiore vigore e quindi una maggiore resistenza alle malattie. Deve essere presente, ma non in quantità eccessive, altrimenti tende a rendere legnosi i tessuti, compromettendo la succulenza e la tenerezza di frutti e ortaggi.

  • Magnesio: Ha un ruolo principale nella fotosintesi, essendo il componente centrale della molecola di clorofilla. È quindi direttamente collegato alla pigmentazione della pianta e regola varie funzioni vitali. Una sua carenza porta a un repentino ingiallimento delle foglie e alla caduta anticipata, un segnale evidente di sofferenza.

  • Zolfo: È importantissimo per aumentare la resistenza alle malattie fungine, agendo come un fungicida naturale all'interno della pianta. Inoltre, migliora l'assorbimento di azoto e fosforo, creando una sinergia positiva tra i nutrienti.

  • Microelementi: Questa è una vastissima categoria di elementi, tra i quali ricordiamo ferro, rame, zinco, boro e manganese. Sebbene richiesti in piccole quantità, sono essenziali per il corretto svolgimento di processi enzimatici e metabolici. La loro carenza, anche minima, può causare gravi problemi di crescita e sviluppo. L'assorbimento dei macroelementi è influenzato non solo dagli antagonisti (altri elementi che ne inibiscono l'assorbimento), ma anche da altri fattori cruciali, come ad esempio il pH del terreno, che determina la forma chimica in cui i nutrienti sono disponibili per le radici.

L'Impatto delle Tecniche Colturali e la Dinamica del Suolo

Le tecniche colturali adottate influenzano profondamente le condizioni del suolo e, di conseguenza, la prevalenza di alcune specie di piante spontanee su altre. Ad esempio, dove si praticano le minime lavorazioni, il suolo assume una struttura diversa rispetto alle condizioni di lavorazioni profonde, e questo favorisce la crescita di alcune piante invece che di altre. I motivi sono legati soprattutto all'intervento dell'uomo in termini di lavorazioni: un terreno non lavorato tende a mantenere la propria stratigrafia, i propri equilibri microbiologici e, in certi casi, può compattarsi molto, soprattutto se ha una tessitura argillosa. Noteremo quindi che, una volta avviato un orto, le specie spontanee tenderanno a cambiare nel tempo rispetto a quando lo stesso appezzamento si trovava allo stato naturale.

È fondamentale considerare l'adattabilità delle "infestanti". Non ci si deve limitare a osservare zone particolari, ma avere una visione d'insieme. Le variazioni nelle tecniche di lavorazione, come l'abbandono dell'aratro a favore di strumenti come la grelinette o la forca vanga che arieggiano senza rivoltare gli strati, possono modificare radicalmente la vita del suolo e le specie che vi prosperano. Questo è un richiamo all'importanza di lavorare il suolo con rispetto di tutte le forme di vita, adottando un'attrezzatura giusta.

Il Suolo Come Ecosistema Vivo: Un Approccio Olistico

Capire il terreno del proprio giardino è il primo passo per ottenere piante sane, produttive e resistenti. Imparare a leggere il suolo significa comprendere la sua struttura, la fertilità, la capacità di trattenere acqua e nutrienti. La natura ci fornisce tutti gli strumenti per questa comprensione, attraverso le indicazioni delle piante spontanee che ci circondano. Non si tratta solo di tecniche agricole, ma di un approccio olistico che riconosce il suolo come un ecosistema vivo e complesso.

Questo approccio si allinea con filosofie come la permacultura e la rigenerazione del suolo, che mirano a creare sistemi agricoli sostenibili e resilienti. Esempi come il progetto "Fruiting the Desert" di Emile Jacquet, che si impegna a rigenerare il suolo in Africa, dimostrano come la comprensione profonda e il rispetto degli ecosistemi naturali possano portare a risultati straordinari, trasformando anche gli ambienti più aridi in terre produttive. Coltivare con successo e senza veleni, partendo dall'osservazione delle erbe, è un metodo antico ma sempre attuale per connettersi con la terra e favorire una produzione alimentare abbondante e sana, nel pieno rispetto dell'ambiente che ci ospita.

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