Il Ciuccio tra Palato, Apnea e Sviluppo: Un'Analisi Approfondita dei Suoi Effetti

Quante volte abbiamo sentito parlare del ciuccio? Il ciuccio è uno degli oggetti più amati dai bambini appena nati, e intorno al suo utilizzo si formano proprio le prime domande: il ciuccio fa male ai denti? È un valido alleato o un potenziale ostacolo per la crescita? Sono tutti dubbi assolutamente leciti, visto che la questione genera opinioni contrastanti anche tra specialisti e spesso ci si affida a pareri non validati da studi o da esperti in materia.

Il ciuccio è uno strumento che nella forma ricorda il capezzolo materno e risponde all’istinto naturale del bambino di succhiare. La suzione è infatti un meccanismo che il neonato acquisisce già durante la gravidanza ed è la sua principale attività nei primi mesi di vita, perché gli permette di nutrirsi e di sentirsi accudito. I lattanti hanno un naturale istinto di suzione, che viene considerato come il primo riflesso di alimentazione. Se questo istinto non è completamente soddisfatto dal seno materno o dal biberon, il bambino avrà un senso di frustrazione. Ciò non accade se invece il piccolo si impegna in un’abitudine di suzione non nutritiva. Il bambino, inoltre, istintivamente continua a muovere la bocca anche quando non sta mangiando, per familiarizzare con il mondo che lo circonda. Il succhietto dunque prolunga l’attività di contatto con la realtà e la possibilità di ripetere un’azione che il neonato avverte come rassicurante, lo tranquillizza. L’effetto calmante del ciuccio trova riscontro anche dal punto di vista linguistico; non a caso il termine inglese che viene utilizzato per indicare il succhietto è pacifier, ovvero pacificatore, proprio a sottolineare come tale dispositivo possa avere la capacità di tranquillizzare il bambino. Si è stimato che circa il 75-85% dei bambini nei paesi occidentali utilizzi il succhietto.

Benefici Indiscussi del Ciuccio: Dalla Calma alla Protezione

Nonostante vi siano alcuni possibili rischi correlati all’utilizzo del succhietto, minimizzabili con un suo uso corretto, numerosi studi ne hanno dimostrato i benefici. La suzione è un riflesso innato che appare già in età prenatale e rappresenta una delle prime capacità di coordinazione muscolare del feto. Il succhietto è uno strumento che permette di stimolare tale riflesso: il suo uso viene infatti descritto come un “comportamento di suzione non nutritivo”, uguale alla suzione delle dita. Questo comportamento è una risposta fisiologica del neonato, un riflesso innato che è anche predittore dello sviluppo del sistema neurale.

Un sottogruppo della American Academy of Pediatrics (AAP) definisce il succhietto come uno dei metodi chiave per ridurre la percezione del dolore nei neonati e lattanti con meno di sei mesi di vita, sottoposti a procedure minori in Pronto Soccorso. Qualche goccia di soluzione contenente saccarosio può essere somministrata entro due minuti dalla procedura, da sola o in combinazione con il succhietto; la combinazione succhietto-soluzione dolce si è rivelata più efficace.

Da una review di Cochrane è emerso che la suzione non nutritiva nei prematuri è associata a una più breve ospedalizzazione, una più breve transizione alla nutrizione orale dalla nutrizione enterale e migliora la nutrizione tramite biberon. La suzione non nutritiva facilita infatti lo sviluppo dell’abitudine alla suzione nutritiva e migliora la digestione a livello intestinale. Nei bambini prematuri è determinante l’uso del succhietto per sviluppare il corretto allattamento al seno ed il corretto sviluppo dell’occlusione. Il succhietto riduce inoltre l’abitudine dei bambini di succhiarsi il dito. Uno studio ha evidenziato che i bambini prematuri che succhiano il dito o il ciuccio hanno mediamente tempi di ospedalizzazione più brevi. Si è notato infatti che il succhiamento non nutritivo, riducendo il tempo e l’energia impiegati nel pianto disperato, ottimizza il battito cardiaco e il ritmo respiratorio.

Bambino con ciuccio e genitore

Il Ciuccio e la Prevenzione della SIDS

Le Linee Guida dell’American Academy of Pediatrics annoverano il succhietto tra i fattori protettivi per la Sudden Unexpected Death Syndrome (SIDS), ovvero la morte in culla. Viene raccomandato il suo utilizzo nel primo anno di vita, quando l’incidenza di SIDS è maggiore, ma non prima che l’allattamento al seno si sia stabilizzato durante il primo mese di vita. L’American Academy of Pediatrics nel 2016 ha inserito l’offrire il ciuccio per dormire tra le misure per prevenire la SIDS. Tali linee guida sono state poi adottate anche dal sistema sanitario italiano.

Il meccanismo attraverso il quale l’utilizzo del succhietto riduca il rischio di SIDS non è completamente chiarito, ma evidenze scientifiche riportano che aumenta l’arousability, influisce sul controllo autonomico e cardiovascolare e mantiene la pervietà delle vie aeree durante il sonno, sia nei bambini a termine che nati pretermine. Alcune ipotesi su come il succhietto svolga questa funzione sono, per esempio, il fatto di evitare il rebreathing, evitando il contatto diretto del viso con le lenzuola, l’abbassamento della soglia di risvegliabilità e una maggior produzione di arousal in caso di ipossia. Inoltre, il succhietto mantiene la lingua in posizione anteriore, modificando gli spazi aerei e mantenendo le vie aeree pervie. I dispositivi di riposizionamento mandibolare, come ad esempio il succhietto, possono dunque aiutare a migliorare la pervietà delle vie aeree superiori durante il sonno allargandole e/o diminuendone la collassabilità, migliorando così il tono muscolare delle vie aeree superiori.

Successivamente, nel 2007, è stato pubblicato uno studio di Tonkin che ipotizzava che l’associazione tra uso del succhietto e riduzione del rischio di SIDS potesse essere mediata dal movimento in avanti della mandibola e di conseguenza della lingua, che aiuta a mantenere la pervietà delle vie aeree superiori. Sulla base di ciò, sono state effettuate misurazioni della distanza tra l’attaccatura dell’orecchio e il punto più prominente del mento in bambini nati pretermine, prima e dopo che avessero usato il succhietto per circa 15 minuti. È stato rilevato un piccolo ma significativo avanzamento della mandibola, che veniva mantenuto anche una volta tolto il succhietto, confermandone l’effetto positivo sulle vie aeree superiori.

Dati provenienti da radiografie del collo laterali temporizzate suggeriscono che ci sia un’associazione tra Apparent Life Threatening Event (ALTE) e un restringimento delle vie aeree superiori. In uno studio pubblicato nel 2019, Levrini e Nosetti hanno dimostrato che l’uso del ciuccio è correlato a una riduzione statisticamente significativa del numero di apnee e ipopnee per notte (AHI) e a un miglioramento della SpO2 media e del valore della SpO2 minima rilevata durante il tempo di sonno nei bambini con storia di ALTE. In uno studio ancora più recente, Levrini e Nosetti confrontano la variazione della SpO2 in relazione all’utilizzo o meno del succhietto rilevata in stato di veglia e in diverse posizioni (decubito supino e supino su piano inclinato di 30°) in un campione di 54 bambini di età compresa tra 0 e 3 anni, ricoverati presso il reparto di Pediatria dell’Ospedale Filippo del Ponte di Varese, senza patologie cardio-respiratorie note. Utilizzare il ciuccio è dunque benefico sia perché ha un effetto calmante sia perché aiuta nella corretta respirazione.

Effetti sull'Apparato Stomatognatico: Palato, Denti e Malocclusioni

Nonostante i benefici, vi sono alcuni possibili rischi correlati all’utilizzo del succhietto, come il fatto che possa causare disallineamenti dentali e malocclusioni se l’uso viene prolungato oltre i due anni. L’utilizzo scorretto del ciuccio o del dito nella suzione non nutritiva può comportare alcuni danni rilevanti alla conformazione del palato e danni funzionali alla deglutizione (“deglutizione atipica”), alla respirazione (“respirazione orale”) e alla fonazione.

Nei primi mesi di vita del bambino, si ritiene che il ciuccio non implichi danni per lo sviluppo dei denti. Tuttavia, la presenza del ciuccio tra lingua e palato compromette l’espansione del palato. Una prima conseguenza è che il palato può diventare più stretto rispetto all’arcata inferiore. Infatti, nei primi mesi di vita del bambino, la sua lingua ha il compito di ampliare l’arcata superiore e adattarla a quella inferiore. Il ciuccio, essendo un oggetto che si pone tra lingua e palato, impedisce il corretto espletarsi di questa funzione. Un’altra conseguenza è il mancato allineamento tra le due arcate.

Una seconda conseguenza del ciuccio è che il suo utilizzo esteso nel tempo può determinare una sporgenza dell’arcata superiore. Un altro effetto è il cosiddetto “morso aperto”: ovvero i denti anteriori, a bocca chiusa, non hanno alcun punto di contatto. Questo è l'effetto più comune e si verifica quando i denti anteriori non si chiudono, lasciando uno spazio verticale anche a bocca serrata. Il morso aperto può essere dentale o scheletrico. Se è dentale, ovvero causata dall’uso protratto del ciuccio, tende a risolversi spontaneamente con l’interruzione dell’abitudine viziata. La gravità dei disturbi indicati varia in base a numerosi fattori: durata dell’utilizzo del ciuccio, intensità e caratteristiche del bambino.

L’American Academy of Pediatric Dentistry ha affermato che l’uso del succhietto nei bambini per un lungo periodo e dopo l’anno di vita è associato al rischio di sviluppare problemi dentali a lungo termine. Lo sviluppo di una malocclusione è prevedibile solo ed esclusivamente a seguito di un uso prolungato e non corretto del succhietto. È comunque riportato in letteratura che il potenziale sviluppo della malocclusione è legato non alla durata dell’abitudine viziata, ma alla frequenza.

Illustrazione di un morso aperto causato dal ciuccio

Influenza su Deglutizione, Respirazione e Fonazione

Il palato è la parete superiore della cavità orale (il cosiddetto tetto della bocca) e, al contempo, il pavimento delle cavità nasali. È suddivisibile in due regioni: una anteriore, chiamata palato duro, e una posteriore, denominata palato molle. Il palato duro presenta una componente ossea, che nel palato molle è del tutto assente e sostituita, in un certo senso, da una componente di natura muscolare. La lingua è un complesso muscolare importante, costituita da muscoli estrinseci ed intrinseci e svolge un ruolo fondamentale nell’accrescimento trasversale corretto del palato. Per ottemperare a questo compito, la superficie palatina della lingua (porzione anteriore orizzontale della superficie dorsale della lingua) dovrebbe posizionarsi, a riposo, in un punto specifico del palato, chiamato spot palatino, posto dietro gli incisivi superiori, dove iniziano le rughe palatine. Risulta quindi evidente come la presenza continuativa del ciuccio o del dito, che si interpone tra lingua e palato, costituisca un ostacolo per il corretto movimento della lingua all’interno del cavo orale, impedendone il posizionamento sul palato e mantenendola invece in posizione bassa, anche a riposo.

La protratta suzione non nutritiva del dito o del ciuccio oltre i 2/3 anni determina la persistenza dei meccanismi di deglutizione infantile, detta “deglutizione atipica”, ovvero un’anomalia del distretto neuromuscolare relativo. Affinché avvenga il passaggio dalla deglutizione infantile a quella adulta, la lingua deve posizionarsi sullo spot palatino (dietro gli incisivi superiori). Il ciuccio, invece, costringe la lingua a rimanere bassa e protrusa in avanti.

Un palato che diventa alto e stretto a causa del ciuccio riduce il volume delle fosse nasali. Di conseguenza, il bambino fatica a respirare col naso e tende a respirare con la bocca, sviluppando la cosiddetta “respirazione orale”. Normalmente, l’aria che inspiriamo dal naso, viene umidificata, riscaldata e purificata da polveri e batteri. Così trasformata passa successivamente attraverso la faringe e la laringe nella trachea, poi nei bronchi e infine nei polmoni. Quando invece permane la respirazione orale, l’aria non viene processata ed il bambino sarà più vulnerabile agli attacchi batterici, con i problemi infettivi che ne conseguono. I bambini respiratori orali sono più frequentemente soggetti a raffreddori, adenoiditi, otiti, tonsilliti, asma, allergie, stitichezza, mal d’auto, roncopatia (russamento) e enuresi notturna (può fare la pipì nel letto mentre dorme). A volte la respirazione orale si presenta in modo subdolo e si manifesta solo di notte.

Per quanto riguarda la fonazione, l'impatto sulla produzione dei suoni è un aspetto di grande competenza logopedica. La lingua svolge un compito importante sia nella risonanza sia nell’articolazione del linguaggio. Le esplosive /t/ e /d/ si formano in corrispondenza dell’apice della lingua. Le fricative /f/ e /v/ si formano in corrispondenza delle labbra e dei denti e il dorso della lingua viene separato per un breve tratto dal palato in tutta la sua lunghezza mentre lo sfintere velo-faringeo è chiuso. Le fricative /s/ e /z/ invece si formano in corrispondenza dell’apice della lingua e dei denti. Nel pronunciare la vocale /i/ la massa della lingua viene sollevata ed appiattita in avanti, per portare il suo dorso vicino e parallelo ai contorni del palato, con l’apice della lingua posto sotto e dietro il diastema interincisivo. La porzione posteriore e verticale della lingua si muove verso l’avanti, allontanata dalla parete posteriore della faringe. Per la vocale /a/ la massa della lingua viene abbassata e fa sporgenza indietro e l’apice viene abbassato e spostato per scoprire la porzione anteriore ed inferiore del pavimento orale. Se la lingua mantiene una postura bassa o interdentale (in mezzo ai denti), si verificheranno molto frequentemente distorsioni fonetiche, alterando così l'articolazione del linguaggio.

La Scelta del Ciuccio: Materiali, Forme e Igiene

I succhietti più comuni in commercio sono di silicone o caucciù. Quelli in silicone sono indicati per i primi mesi, quando il neonato non ha ancora i denti, perché sono trasparenti, non assorbono odori o sapori e non si rovinano in seguito alle sterilizzazioni. Il caucciù, invece, è una gomma naturale, elastica e resistente alla pressione dei denti. Assimila aromi e si può rovinare se subisce troppe sterilizzazioni. È molto importante la scelta del succhietto e della tettarella. C’è molta attenzione da parte delle aziende del settore nella ricerca per sviluppare un succhietto che sia il più possibile idoneo al corretto sviluppo dell’occlusione. I ciucci di nuova generazione sono studiati secondo criteri utili per non danneggiare la crescita dei denti o lo sviluppo del palato. In particolare, vengono realizzati per seguire la crescita del volto e del palato. Questo perché il movimento di suzione della lingua favorisce la crescita delle ossa della mascella.

La scelta del ciuccio deve essere fatta in base all’età del bambino. A forma di ciliegina per i neonati perché è più simile al capezzolo materno. Per i mesi successivi, è indicato il ciuccio anatomico, che si adatta al cavo orale.

È fondamentale curare l'igiene del ciuccio. Non mettere il miele sul ciuccio! In generale, va fatta una considerazione non solo sul miele ma sugli zuccheri, anche quelli nascosti. Infatti, il contatto con lo zucchero può favorire la comparsa di carie, anche sui denti appena spuntati. Il sistema immunitario dei bambini appena nati non è ancora completo. Compiere il gesto di mettere in bocca il ciuccio può esporre il bambino a possibili infezioni, carie ai denti o herpes. In particolare, la carie è di origine infettiva dovuta all’azione dei batteri che intaccano il cavo orale. Per questa ragione è molto importante che i genitori curino la propria igiene dentale perché potrebbe compromettere la salute del proprio bimbo. Quando spuntano i denti devo togliere il ciuccio? Anzi, potrebbe addirittura alleviare il fastidio che il piccolo avverte nel momento in cui spuntano i primi dentini. I ciucci di nuova generazione sono studiati per resistere ai morsi e a non rompersi. È bene per cautela cambiarlo spesso, verificando se presentano segni di usura. Se si notano imperfezioni va immediatamente sostituito.

Quando e Come Abbandonare il Ciuccio: Tempistiche e Strategie

In questo approfondimento, dopo aver visto da dove nasce l’esigenza del ciuccio da parte del neonato, è essenziale capire come gestire il suo utilizzo. Il ciuccio, alla luce di quanto analizzato, si può dunque utilizzare, tenendo sempre presente le ragioni del suo utilizzo, ossia quello di un effetto rasserenante e non di un palliativo in caso di pianto, e di sostituire il modello in base alla crescita. La maggior parte dei pediatri concorda nel procedere con gradualità all’eliminazione del ciuccio indicativamente tra i 12 e i 18 mesi, valutando sempre caso per caso. Le linee guida dell’American Academy of Pediatric Dentistry sulla prevenzione della SIDS, in merito alle conseguenze dell’utilizzo del ciuccio, dichiarano che se il bambino lo elimina tra i 12-18 mesi, le probabilità che il morso si normalizzi con la crescita sono molto alte.

Tuttavia, esiste un confine temporale oltre il quale questo strumento di consolazione rischia di trasformarsi in un ostacolo per la crescita. Quando l’uso si prolunga eccessivamente, infatti, possono insorgere problematiche complesse che investono lo sviluppo anatomico e funzionale del bambino. Per prevenire queste complicanze, è fondamentale rispettare delle tempistiche precise. Oltre i 2 anni, la plasticità delle strutture ossee inizia a ridursi e i danni, che prima potevano essere reversibili spontaneamente, rischiano di strutturarsi e richiedere interventi ortodontici o logopedici futuri. Utilizzare a lungo il ciuccio può però pregiudicare lo sviluppo del cavo orale con conseguenze anche importanti. Dal punto di vista odontoiatrico potrebbe essere necessario intervenire, in una successiva fase di crescita, con l’ortodonzia e l’inserimento di un apparecchio ortodontico per correggere i difetti del palato.

Il logopedista ha un ruolo importante nell'abbandono del ciuccio. Togliere il ciuccio non è semplice: per il bambino rappresenta una fonte di sicurezza emotiva. Il logopedista accompagna il bambino e la sua famiglia in questo percorso di distacco, offrendo strategie personalizzate per ridurre gradualmente l’uso del dispositivo. Ricordiamo sempre che il ciuccio è solo un mezzo di consolazione transitorio.

Come togliere il #ciuccio ai bambino: parere di una #logopedista

Il Ciuccio Oltre la Fisiologia: Abitudini Viziate, Attaccamento e Sviluppo Neuro-Emozionale

Il ciuccio non è solo un dispositivo fisico, ma si inserisce in una complessa rete di dinamiche psicologiche e neuro-emozionali che modellano lo sviluppo del bambino. Uno dei temi trattati è quello delle "abitudini viziate" e della loro relazione con le dipendenze. Alla parola assuefazione il vocabolario si esprime così: abitudine contratta in modo definitivo; in particolare, lo stato raggiunto dall’organismo quando la somministrazione continua di un farmaco ne diminuisce, o addirittura ne annulla, l’efficacia. È significativo il fatto che, dovendo dare un esempio di assuefazione, il vocabolario nomini la droga a scopo esemplificativo. Un’abitudine viziata si configura come dipendenza quando l’impossibilità di farvi ricorso determina una crisi di astinenza. Un’abitudine viziata ha inizio quando questa apporta un guadagno nell’economia generale dell’individuo. In genere i guadagni sono nell’ambito del senso di sicurezza e di adeguatezza; questo ovviamente ha implicazioni e riflessi da tutti i punti di vista considerabili (psicologico, neurologico, ormonale, immunologico, ecc.).

Sotto una prospettiva più ampia, ulteriori studi di confronto tra bambini succhiatori e non succhiatori hanno permesso di stabilire, come tendenza generale, che i succhiatori diventano emozionalmente indipendenti con maggiore rapidità. I succhiatori sembrano avere maggiore sicurezza e più facilmente accettano di giocare da soli. Questo suggerisce che il ciuccio, o il succhiamento non nutritivo in generale, possa fungere da surrogato affettivo in caso di attaccamento percepito come deficitario con la madre, o comunque come strumento per gestire il senso di vuoto che segue alle inevitabili ferite dell’infanzia. I bambini di 4 o 5 anni non hanno necessariamente bisogno di succhiare per recuperare uno stato emozionale positivo, perché dovrebbero aver imparato diverse strategie per poter placare stati di ansia, rabbia, paura, tristezza. Possono spostarsi in un’altra stanza, possono cambiare gioco, correre ad abbracciare mamma o papà, possono addentare una mela, il tutto autonomamente. Il problema si manifesta quando, piuttosto che dedicarsi a una o più di queste attività, persistono in abitudini di suzione. Il succhiamento del labbro inferiore è attualmente la prima scelta tra i bambini italiani contemporanei come “strumento” da usare per il succhiamento non nutritivo, superando di gran lunga il ciuccio, che entro una certa età viene abbandonato, o il dito, che addirittura viene demonizzato in molte famiglie in quanto è noto che “il succhiamento del pollice stringe il palato e storce i denti”. Così i bambini hanno imparato a succhiare il labbro. Perché una dipendenza acquisita è il modo più rapido per ottenere una ricompensa, anche se effimera. È la strada in discesa, la via di minore resistenza, la coperta di Linus. Gli effetti collaterali si vedono così a distanza che nemmeno viene spontaneo metterli in relazione con essa.

La suzione non nutritiva serve a tanti scopi, come coccola e momento consolatorio del bimbo. Durante questa azione, infatti, viene prodotta la serotonina, l’ormone della felicità. Questo meccanismo di ricompensa è legato a ormoni e neurotrasmettitori come la dopamina e l'ossitocina. La dopamina è un ormone/neurotrasmettitore legato al senso di ricompensa, motivazione, gratificazione, che emerge in seguito ad una determinata azione (sesso, cibo buono, acqua, sostanze stupefacenti, ascolto della musica, ecc.). Il termine dopamina significa “amina del doping”, dove “to dope” in inglese significa, letteralmente, drogarsi. La dopamina è prodotta in due piccole aree del cervello: la substantia nigra e l’area tegmentale ventrale. Lo sviluppo dei due sistemi dopaminergici è influenzato dalle esperienze precoci che coinvolgono, soprattutto, l’attaccamento madre-bambino. Il modello delle risposte cerebrali materne ai segnali del bambino, in termini di produzione ormonale, è cruciale. Il bambino è in grado di sentire la qualità dell’attaccamento da parte dei genitori. Sa rendersi conto se l’accudimento che riceve è di “alta qualità”, ossia contestuale a un generoso rilascio degli ormoni dell’amore e della ricompensa.

Quindi si può dire che il tipo di precoci esperienze di contatto, di accudimento, di attaccamento in primo luogo con la mamma e, secondariamente, con le altre figure familiari, modella sia il sistema dell’ossitocina che della dopamina. Se l’attaccamento e l’accudimento empatico non sono ottimali (=attaccamento “insicuro”), si avrà anche un maggiore rischio di cadere in uno stato di dipendenza da sostanze. Viceversa, se l’attaccamento e l’accudimento empatico sono andati bene (=attaccamento “sicuro”), il sistema dopaminergico si modellerà in modo favorevole e il futuro adulto, diventato genitore, assocerà la secrezione di dopamina al senso di completezza, all’affetto e all’amore che provengono dal contatto epidermico col proprio bambino, dai suoi sorrisi, dal piacere di fargli il bagnetto o le coccole. Le precoci esperienze di attaccamento programmano i sistemi ossitocinergico e dopaminergico già nell’infanzia; sulla base di questa programmazione si determinerà il comportamento più o meno empatico del futuro adulto, ormai a sua volta genitore. Il carattere individuale deriva dall’“assemblaggio” del tutto personale che ogni individuo compone a partire dalla reazione alle azioni vissute e subite nella prima infanzia. La gestazione, il parto, l’allattamento aumentano epigeneticamente il numero di recettori per l’ossitocina e per la dopamina nelle aree cerebrali collegate con le funzioni dell’attaccamento (ipotalamo e tutto il sistema mesocorticolimbico). Contemporaneamente aumenta il livello di produzione di ossitocina e dopamina. Si ipotizza che l’utilizzo delle due possibili vie dopaminergiche, la mesocorticolimbica e la nigrostriata, venga utilizzato preferenzialmente a seconda del tipo di attaccamento che ha avuto la madre nell’infanzia. Tutto questo tende ad essere trasmesso dai genitori ai figli. Il fatto che i padri vengano nominati relativamente meno nel nostro discorso non deve ingannare, perché anche loro, come madre e bambino, sono coinvolti nelle dinamiche di ossitocina, dopamina e reazione plastica del sistema nervoso prima, durante e dopo la nascita.

Un accudimento non ottimale è vissuto dal bambino come una forma di stress, fino alla ferita da rifiuto o abbandono. Al contrario l’uso di mezzi o strumenti che dia come risultato l’aumento della dopamina e/o degli oppioidi, come una abitudine viziata che finisce per dare dipendenza, allontana dalla ricerca comunitaria (familiare o amicale) della gratificazione. Per questo i bambini che succhiano dita e ciuccio diventano indipendenti più rapidamente. Il potenziale di “allontanamento dalle esperienze empatiche” è maggiore per le droghe commerciali (sia sostanze propriamente dette come alcolici, stupefacenti, tabacco, sia strumenti ad effetto assuefacente simile a quello della droga, come ad esempio gli smartphone e la pornografia). Il nostro sistema politico-economico, pur da sempre nascosto dietro parvenze democratiche e liberali, promuove sia direttamente sia indirettamente l’uso di droghe commerciali.

In questo contesto, si evince una riflessione sull’importanza della corteccia prefrontale. È essenziale che la corteccia prefrontale di ogni individuo, che mitiga le nostre paure e le nostre passioni contribuendo a contenerne le reazioni, possa strutturarsi fisiologicamente nel corso dell’infanzia. Perché questo succeda, i genitori devono essere presenti alle temporanee crisi che seguono alle inevitabili ferite dell’infanzia; contemporaneamente, non devono essere a portata di mano dei bambini strumenti di contenimento artificiale del senso di vuoto che segue alle ferite (ciucci, biberon, ma anche cibi spazzatura, smartphone, televisori, ecc.). Diversamente, la società si riempie, come è già avvenuto, di individui sempre più sociopatici, egoisti, tossicodipendenti, incapaci di controllare le proprie passioni (paura, tristezza, rabbia, vergogna, senso di colpa), di interpretare correttamente le intenzioni e le emozioni degli altri, con ridotte capacità empatiche, che nell’altro vedranno il nemico. In una comunità di psicosociopatici che lottano tutti contro tutti, gli unici che ci guadagnano saranno gli oligarchi a capo della società pseudodemocratica descritta in romanzi come 1984 di George Orwell. L’interesse di tale oligarchia è implementare i vizi dei sottoposti, per poterne gestire le vite in maniera ingegnerizzata.

C’è chi evidenzia che qualsiasi cosa danneggi potenzialmente il lobo frontale, sia essa la respirazione orale, le apnee notturne, l’ADHD, il succhiamento non nutritivo, le droghe, il cibo spazzatura, gli smartphone, la pornografia o tutte queste cose insieme, contribuisce ad avvantaggiare l’oligarchia dell’usura nei confronti della gente che vive e lavora per davvero, perché più il lobo frontale è danneggiato, più il suddito è ideale. Come leggiamo in wikipedia, “la lobotomia prefrontale era un intervento di psicochirurgia… Consisteva nel recidere le connessioni della corteccia prefrontale dell’encefalo… Il risultato più riscontrato era il cambiamento radicale della personalità. La lobotomia era usata in passato per trattare una vasta gamma di malattie psichiatriche come la schizofrenia, la depressione, la psicosi maniaco-depressiva o disturbi derivati dall’ansia… La lobotomia è stata a lungo criticata da esponenti del settore medico. Con l’avvento negli anni Cinquanta della clorpromazina, tale pratica cominciò ad essere considerata barbarica e cadde rapidamente in disuso.” Ancora, sugli effetti della lobotomia chirurgica: “A evidenziare, per la prima volta, come la manipolazione chirurgica del cervello calmasse in qualche modo i pazienti da manicomio, fu un medico svizzero di nome Gottlieb Burkhardt. Era il lontano 1880. Per definire la leucotomia prefrontale e i suoi risultati, l’americano Walter Jackson Freeman II, uno dei principali praticanti la lobotomia tra gli anni ’40 e gli anni ’50, coniò il termine di “infanzia indotta chirurgicamente”. Freeman optò per questa terminologia, perché era convinto che, dopo l’intervento, i pazienti tornassero ad acquisire una “personalità infantile”. Sempre secondo le idee di Freeman, la regressione della personalità era il punto di partenza per la guarigione: è più facile, infatti, influenzare e correggere i comportamenti di un bambino che non quelli di un adulto.

In molti si sono accorti della maggiore labilità mentale e comportamentale in particolare delle generazioni successive all’ultima guerra mondiale. È estremamente probabile che la massiccia fornitura al consumo di sostanze, strumenti e attività atte a creare stati di dipendenza cronici, così come è avvenuto dall’avvento del capitalismo o società dell’usura protetta dallo stato, possa indurre un danno funzionale subclinico al lobo frontale (corteccia frontale e prefrontale) capace di trasmettersi da una generazione all’altra su base epigenetica. Ciò si traduce, tre o quattro generazioni dopo, nell’ottenimento tecnologicamente indolore e politicamente corretto di una popolazione di idioti ben lieti di essere tali. “Idiocracy”, film del 2006 diretto da Mike Judge (lo stesso autore della serie televisiva Beavis and Butthead), è una commedia dall’ambientazione distopica in un futuro in cui la popolazione mondiale è diventata abnormemente stupida a causa della fiducia incondizionata nella tecnologia e nell’oligarchia innominata che la gestisce. Il livello di intelligenza medio raggiunge livelli talmente bassi da mettere a rischio la sopravvivenza del genere umano. Non è per caso che, nell’ultimo secolo, i genitori siano stati plagiati dagli “esperti” ad ignorare il richiamo all’accudimento empatico dei propri figli. Il succhiamento non nutritivo, dunque, è la prima occasione di sviluppare dipendenza nella storia personale dell’individuo moderno, e incide il solco pilota che porta alle successive, quelle dell’adulto, passando per gli smartphone dei bambini cresciuti e per la pornografia online degli adolescenti.

Oltre ad impedire la piena competenza emotiva (ricordiamo che uno strumento o un’attività che da dipendenza serve ad affrontare e superare “in solitaria” un difficile momento di ansia o depressione), il succhiamento non nutritivo costringe i muscoli mimici ad una innaturale restrizione dei movimenti. La faccia è la controparte muscolare dell’emozione, per cui ciò che blocca l’estrinsecarsi del movimento interferisce con l’espressione emotiva, e viceversa. È stato verificato che la piena capacità nei movimenti della faccia è necessaria non solo per essere presenti alla propria vita emozionale, ma anche per interagire e sentire quella degli altri. All’aumentare della mobilità facciale aumenta anche la presenza empatica. Qualsiasi cosa riduca la libera motilità facciale, come anche le iniezioni di tossina botulinica a scopo estetico, riduce potenzialmente la capacità di sentire le emozioni nostre e quelle degli altri; senza contare che rende più difficile l’intelligibilità dei propri stati d’animo da parte di chi ci osserva. Il ciuccio o biberon spesso viene “applicato” in bocca al bambino proprio nel momento in cui sta per impiegare la mimica e/o le vocalizzazioni per esprimersi. Con un meccanismo pavloviano il bambino viene incanalato in un imbuto di associazioni nefaste per la sua esistenza psichica ed emotiva, del tipo: “la mia voce o la mia esistenza non interessano i miei genitori”, oppure “non merito di essere ascoltato”.

Consigli per i Genitori e la Prevenzione delle Complicanze

Ogni genitore si è posto la fatidica domanda: quando togliere il ciuccio al bambino? Per un genitore alle prime armi diventa difficile capire come deve essere utilizzato il ciuccio. Spesso, queste insicurezze portano mamme e papà inesperti a cercare soluzioni ascoltando parenti, amici o su internet, quando invece è sempre consigliato rivolgersi al proprio pediatra. Possono essere tante le ragioni per cui un neonato piange: il cambio del pannolino, sonno, fame e così via. Non avendo ancora il dono della parola, il pianto è l’unico modo che il neonato ha per comunicare con il resto del mondo. Cercare di capire perché sta piangendo serve a trovare la soluzione adatta.

In questo sviluppo della bocca, il ciuccio ha pro e contro. È essenziale monitorare la situazione e affidarsi al pediatra per valutare il caso specifico. Se avete richieste sulla salute orale dei vostri bambini, un consulto professionale può esservi d’aiuto. L’Associazione Dentisti Italiani (ADI) consiglia l’uso del succhietto per un tempo che permetta al piccolo paziente di sviluppare correttamente l’apparato stomatognatico. Il piccolo paziente deve comunque essere seguito dal pediatra e dall’odontoiatra pediatrico. Nel complesso, il ciuccio può essere un valido alleato nei primi mesi di vita, ma la sua gestione deve essere consapevole e guidata da professionisti per massimizzare i benefici e minimizzare i rischi.

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