La storia di Fertilia è un complesso intreccio di progettualità fascista, bonifica agraria e, soprattutto, accoglienza. Nata negli anni Trenta come "città di fondazione" nel nord Sardegna, questa borgata si trasformò radicalmente nel secondo dopoguerra, diventando un rifugio per migliaia di italiani costretti a fuggire dalle loro terre d'origine a causa delle vicende storiche legate alle foibe e all'esodo giuliano-dalmata. Oggi, Fertilia rappresenta un microcosmo unico, un luogo dove la memoria delle origini si fonde con la vivacità di una comunità stratificata, testimoniando una straordinaria capacità di ricostruire una vita partendo da zero.
Le Origini Fasciste: La Bonifica della Nurra e la Colonia Ferrarese
La genesi di Fertilia affonda le sue radici nelle ambizioni di regime del ventennio fascista, che vedeva nella bonifica delle terre incolte e paludose uno strumento fondamentale per l'espansione demografica ed economica del paese. La zona della Nurra, un'ampia piana affacciata sul mare a pochi chilometri da Alghero, era un territorio acquitrinoso, infestato dalla malaria e quasi disabitato. L'intervento per il suo risanamento e ripopolamento fu avviato con piani ambiziosi.
I processi di pianificazione territoriale in questa zona desolata iniziarono ben prima del fascismo, a fine Ottocento, con la bonifica dello stagno di Calich. La nascita, nel 1927, di un insediamento operaio (villaggio Calich) servì da avamposto per i lavoratori e i dirigenti impiegati nella bonifica in corso. Era l'inizio del processo di edificazione del comprensorio in cui sarebbe sorta l'attuale Fertilia: la storia locale improvvisamente si lega a quella nazionale, la periferia di regime si congiunge al centro. Il 26 maggio 1927, con il Discorso dell’Ascensione, Mussolini poggiò le basi del riassetto amministrativo e fisico del territorio che prevedeva la fondazione di centri rurali. Con la “legge Mussolini” (1928), poi, venne avviata la colonizzazione e il risanamento di alcune aree del Paese. In tutta Italia iniziava la bonifica integrale: la penisola divenne un “cantiere fumante” in cui nuovi enti statali, parastatali e privati furono protagonisti di una metamorfosi del paesaggio senza precedenti.
In Sardegna, negli stessi anni in cui l’ONC (Opera Nazionale Combattenti) aveva iniziato l’intervento nell’Agro Pontino, nacquero tre distinti piani di colonizzazione avviati da soggetti diversi, che portarono alla fondazione di Mussolinia (ora Arborea), Fertilia nella Nurra e Carbonia nel Sulcis. È il decennio delle grandi migrazioni interne e del rimescolamento della popolazione italiana. L'Ente Ferrarese di Colonizzazione, istituito il 7 ottobre 1933, divenne l'artefice di uno degli episodi più interessanti nel panorama delle città di fondazione. Il territorio estense, infatti, era un coacervo di diseredati e di misérables, l’inopia caratterizzava larghi strati della popolazione rurale. Le contingenze storiche - la politica deflazionistica avviata nel 1927, il tentativo di portare il cambio sterlina-lira a «quota 90» e la crisi globale nata col crollo della borsa newyorkese dell’ottobre 1929 - accentuarono gli squilibri sociali.
La Sardegna si collega idealmente a Ferrara, ne diventa una propaggine insulare, una meta esotica distante nel tempo e nello spazio, lontana dall’immaginario dei contadini, per taluni un sogno di evasione o semplicemente un approdo per iniziare una nuova vita. La Nurra all’inizio degli anni Trenta era una landa acquitrinosa, infestata dalla malaria, isolata e spopolata. I progetti di risanamento e ripopolamento vennero affidati all’Ente di colonizzazione voluto da Mario Ascione, in sinergia col Commissariato per le migrazioni e la colonizzazione interna e l’INPS, che fornì i capitali necessari per l’acquisto dei terreni. «È un curioso paesaggio, nuovo e morto allo stesso tempo, quello che si distende ai nostri occhi in questa zona velocemente trasformata, dove s’indovina la natura refrattaria all’arrivo troppo rapido degli uomini».
Il 10 giugno 1935, Benito Mussolini, nel suo viaggio in Sardegna, visitò la Nurra, mostrando i risultati ottenuti tra il 1933 e il 1935: erano stati risanati 6.000 ettari di terreno grazie all’impiego dei ferraresi trasferiti nella regione. «Nel marzo 1936 fu inaugurato il primo lotto di lavori comprendente la realizzazione di cento poderi, l’esecuzione di strade principali e poderale, di opere di carattere irriguo, fondiario e infrastrutturale. La superficie occupata nel 1938 era già di 12.000 ettari sui quali erano stati sistemati 115 poderi e 100 case coloniche, mentre le aziende agricole con poderi sperimentali erano 15». Il processo di antropizzazione della zona procedette lentamente. Il territorio era stato dissodato, in parte rimboschito e messo a coltura con olivi, mandorli, viti e cereali; i coloni potevano contare sulla presenza di un migliaio di capi tra bovini, equini, caprini e suini. La popolazione della zona ammontava allora a 513 persone.
Il rito di fondazione di Fertilia, con la posa della prima pietra della Casa del Fascio, avvenne nel marzo del 1936. Al momento dell’inaugurazione, l’unico edificio costruito era la scuola elementare, intitolata a Rosa Maltoni Mussolini. Il piano urbanistico del 1935 dell’ingegnere Arturo Miraglia non fu realizzato appieno; fu rielaborato da un gruppo di architetti graditi al regime, il gruppo 2PTS (Paolini, Petrucci, Tufaroli, Silenzi), che progettarono gli edifici principali tra cui il Palazzo Comunale con la Torre Littoria, la Casa del Fascio, l’albergo, l’edificio postale, la chiesa parrocchiale, la caserma dei carabinieri e della milizia, e la sede degli uffici di bonifica. I lavori proseguirono nonostante grandi difficoltà ma, una volta scoppiata la guerra, si interruppero bruscamente. Fertilia rimase incompiuta e semidisabitata, diventando l'immagine dei fallimenti del regime.

L'Esodo Giuliano-Dalmata e la Trasformazione di Fertilia
Il contesto storico cambiò radicalmente dopo la Seconda Guerra Mondiale. Con il Trattato di Parigi del 1947, l'Istria, Fiume e Zara vennero assegnate alla Jugoslavia. Questo evento segnò l'inizio di un esodo di massa di centinaia di migliaia di italiani, costretti ad abbandonare le proprie case e la propria terra per sfuggire alle persecuzioni e all'oppressione delle truppe partigiane di Tito. Questo drammatico evento è noto come l'esodo giuliano-dalmata, e la tragedia delle foibe ne rappresenta uno degli aspetti più oscuri e dolorosi.
In questo scenario di profonda crisi umanitaria, molte regioni italiane si mobilitarono per accogliere i profughi. La Sardegna, in particolare, aprì le sue porte. Fertilia, con la sua struttura urbana razionalista già esistente ma incompiuta, divenne un luogo ideale per ospitare un numero considerevole di queste famiglie. Attraverso la stele su cui poggia un leone alato, una testimonianza della storia degli esuli istriani che si intreccia con Fertilia, si legge la scritta: "Qui nel 1947 la Sardegna accolse fraternamente gli esuli dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia".
Così i profughi dell’Istria hanno popolato una borgata sul mare nel Nord Sardegna. Dal 1947 Fertilia, ad Alghero, accolse 600 scampati all’orrore delle foibe. In quella borgata dai tratti razionalisti, tipici dell’edilizia fascista, ancora oggi vivono molti di quegli esuli e i loro discendenti. Una storia di accoglienza che ha creato una piccola comunità veneta perfettamente integrata con quella sarda dove tutto parla della loro storia. Fertilia è dedicata a San Marco e la chiesa al centro dell’abitato, così come il leone alato sul belvedere, sono là a ricordarlo, ma anche la mappa cittadina richiama avvenimenti storici e luoghi della Venezia Giulia e del Veneto.

Testimonianze di Vita Nuova: Libertà e Integrazione
L'arrivo a Fertilia segnò per molti profughi l'inizio di una nuova vita, spesso dopo aver attraversato periodi di internamento in campi profughi. Marisa Brugna, esule istriana arrivata in Sardegna nel 1959 a 16 anni, racconta la sua esperienza: "Il mio primo ricordo di Fertilia è la sensazione di libertà". Questa sensazione di liberazione era accompagnata dalla ritrovata dignità e dalla possibilità di costruire un futuro. "Arrivai a 16 anni dopo un internamento in un campo profughi. Quando il Trattato di Parigi assegnò Istria, Fiume e Zara alla Jugoslavia, iniziò l’esodo di tanti italiani in fuga dalle truppe partigiane di Tito, come i seicento istriani che trovarono casa in Sardegna."
La vita nella nuova terra portò con sé anche momenti di riconquista della privacy e del benessere quotidiano. Marisa Brugna rammenta: "Pochi mesi dopo il mio arrivo a Fertilia, trovammo casa nella vicinissima Maristella: ricordo la sensazione di avere un bagno e poter girare la chiave per proteggere la mia privacy". Questa intimità ritrovata era un simbolo tangibile della stabilità e della sicurezza conquistate.
La commistione culturale tra sardi e istriani ha plasmato la vita di Fertilia in molteplici ambiti. Oltre 70 anni dopo, questa fusione si manifesta anche nella cucina, dove le ricette istriane vengono preparate in chiave sarda. Si conserva ancora il dialetto veneto, non è difficile sentirlo passeggiando sotto i caratteristici portici che attraversano la borgata. Marisa Brugna, che ha raccontato la sua esperienza in un libro, ‘Memoria negata - Crescere in un centro raccolta profughi per esuli giuliani’, ha sposato un algherese: "I miei figli portano un cognome sardo. Sono orgogliosa delle mie radici istriane, ma il cordone ombelicale tagliato con l’Istria si è riallacciato con Fertilia e la Sardegna".
La toponomastica del luogo fornisce gli strumenti per intraprendere un primo percorso di decodifica delle vicende della comunità: la colonna in travertino, sul lungomare, col leone di San Marco all’estremità e la scritta «Qui nel 1947 la Sardegna accolse fraterna gli esuli dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia», così come la presenza di vie intitolate a Fiume, Pola, Cherso, Orsera, Rovigno, Trieste, Dignano, Zara, Parenzo, sono una chiara manifestazione delle politiche culturali concretizzatesi nel secondo dopoguerra dopo l’arrivo, soprattutto tra 1948 e 1952, di oltre 500 “nuovi abitanti”. Questa saturazione di spazi pubblici del ricordo non deve far passare in secondo piano, però, le tante difficoltà di integrazione e accettazione della comunità istriana nel contesto sociale di destinazione.
Fertilia Oggi: Un Mosaico di Culture e un Progetto per il Futuro
Fertilia oggi conta circa duemila abitanti. La comunità è il risultato di un'integrazione profonda e duratura tra gli originari coloni ferraresi, gli esuli giuliano-dalmati e la popolazione sarda e algherese. Questa fusione ha creato una società coesa, dove le diverse identità si sovrappongono e si arricchiscono a vicenda.
Una storia che spicca per integrazione, non fu per tutti e ovunque così: tanti esuli soffrirono a lungo per la diffidenza nei loro confronti, ma a Fertilia l’accoglienza è stata la chiave che ha costruito un microcosmo perfettamente integrato che ha messo radici. "Noi testimoni abbiamo il dovere di raccontare siamo depositari di atrocità, ma anche di una cultura che è patrimonio dell’umanità".
La memoria di questo percorso è viva e viene celebrata attraverso iniziative che mirano a "Riunire i Fili della nostra Storia". Un esempio significativo è il progetto "Una Luce sulla Memoria", che ha visto la realizzazione di un viaggio simbolico rievocando la rotta seguita da pescherecci partiti da Chioggia nel 1948 con a bordo famiglie di esuli. L'imbarcazione "Klizia", partita da Alghero, ha ripercorso a ritroso quel viaggio, toccando porti italiani e luoghi d'origine delle comunità, per poi proseguire verso l'Istria, la Slovenia e la Croazia. Questo evento rappresenta un modo di "Riunire i Fili della nostra Storia", ed un’importante occasione di far conoscere una storia ricca di Valori e di una straordinaria capacità di ricostruire una vita partendo da zero, che gli esuli di tutto il mondo hanno dimostrato ovunque nel mondo. Il progetto, che ha l'obiettivo di far conoscere, soprattutto alle nuove generazioni, una storia dolorosa e poco nota ma esemplare dal punto di vista dei valori, si è potuto concretizzare grazie alla disponibilità della Regione Sardegna, dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e del Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Istriana, Fiumana e Dalmata, oltre a tanti altri Enti ed Istituzioni Pubbliche e Private.
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Il Professor Vanni Macciocco, responsabile di progetti di ricerca promossi dall’Università di Sassari, sottolinea il potenziale di Fertilia: «Fertilia non può essere considerata solo un quartiere di Alghero, è un territorio di grande qualità ambientale, con una propria autonomia e centralità. Uno degli aspetti antropologici da considerare è la comunità che dev’essere coinvolta nel progetto, non una semplice valutazione di ciò che si fa, ma un coinvolgimento realizzativo che richiede la formazione di noi tutti». Con il gruppo di ricerca sono stati elaborati alcuni scenari per il futuro di Fertilia, una città ambientale che ha come centro la laguna del Calich e il cordone dunale di Maria Pia. Fertilia è un territorio infrastrutturato, il territorio della bonifica necessita di un importante investimento umano ed economico. La colonizzazione degli anni Trenta del secolo scorso è stata una grande opera che oggi ci permette di ipotizzare grandi scenari figli di una ricerca storica atta a sviluppare una nuova narrativa. Fertilia ha una storia umana e sociale che, nonostante sia una storia recente, si basa su un’organizzazione strutturale che merita di essere approfondita e sviluppata.
«Alghero e Fertilia sono due centri un po’ anomali: la città catalana è un isola linguistica con una sua identità, mentre Fertilia si candida ad essere centralità distaccata da Alghero - prosegue il professor Macciocco - Centralità che le appartiene anche come territorio, basti pensare alla laguna, al Calich, a Maria Pia che la collega ad Alghero, all’inserimento nel contesto naturale del Parco di Porto Conte». Fertilia che si riconosce come città dell’accoglienza, potrebbe continuare ad accogliere diverse culture e ad arricchirsi di nuove esperienze.
«Attivare un progetto di questo tipo - spiega il professor Antonello Marotta, che fa parte del gruppo di ricerca - significa riattivare la memoria che ha il dovere di interrogarsi e di mettersi al centro per ripensare una spazialità generatrice. Abbiamo la possibilità di lavorare in un territorio straordinario, memore di testimonianze urbane antiche che arrivano addirittura dal neolitico».
«Questa grande pianura, che ha nella città di Fertilia un nodo focale, - spiega poi l’Assessore all’urbanistica di Alghero Roberto Corbia - è dotata di un sistema policentrico di borgate che devono trovare una nuova funzionalità. È un grande spazio che può dare quel respiro alla città di Alghero che in alcuni periodi dell’anno soffre una pressione insostenibile. Fertilia e Alghero hanno una storia troppo importante per poterle disconnettere, ma sono realtà diverse che possono coesistere. Fertilia è la porta d’accesso al Parco di Porto Conte, è un luogo importantissimo sotto il profilo agricolo, ha una funzione di conurbazione straordinaria tra l’urbe e la zona di pregio naturalistica».

La serata si è conclusa con autorevoli interventi che hanno restituito, con la loro esperienza, il profondo legame identitario tra Sardegna, Istria e Triveneto. Per chiudere la giornata canti ed esibizioni folcloristiche sul palco di Piazza San Marco, alle spalle dell’obelisco che ricorda l’accoglienza degli esuli istriani, fiumani e dalmati a Fertilia e sovrastato dal leone marciano che si trova più a ovest in tutto il bacino del Mediterraneo. "Nel 1948, 53 famiglie di esuli di Istria, Fiume e Dalmazia, a bordo di 13 pescherecci, abbandonarono le loro case e si diressero verso Fertilia, città della Sardegna fondata nel 1936 per dare una risposta alla popolazione in eccesso del Ferrarese. In pochi anni i rappresentanti della numerosa comunità veneta e ferrarese trasformarono Fertilia e la paludosa laguna del Calich in un luogo fertile e produttivo. Ereditando la tradizione veneta dei nuovi arrivati, Fertilia è stata dedicata a San Marco e lì campeggia il suo simbolo, il leone alato. Oggi c’è chi ha voluto ripercorrere a ritroso quel viaggio, ricongiungendo la comunità della città giuliana della Sardegna con le terre da cui giunsero quelle famiglie ma soprattutto dando vita ad un esempio di integrazione e inclusione che a partire dalla storia del nostro passato, attraverso un’impresa dal valore simbolico, ha molto da insegnare sul presente”.
Questa trasformazione, da avamposto fascista a centro di accoglienza e integrazione, rende Fertilia un caso di studio eccezionale. La sua storia è un monito sulla capacità umana di superare le tragedie, di ricostruire comunità e di creare un futuro basato sulla solidarietà e sul rispetto delle diverse identità. Fertilia è la dimostrazione che, anche partendo da un passato complesso e da contesti difficili, è possibile costruire un presente di convivenza armoniosa e un futuro pieno di speranza: "Fertilia fu un meraviglioso esempio di integrazione ed inclusione, un luogo in cui piante le cui radici furono strappate alla terra natia hanno saputo far germogliare il seme di una nuova vita. Ecco perché questo progetto non è solo un viaggio ma anche un omaggio al nostro passato, che si propone di riunire i fili della storia con quelli del nostro presente, con lo scopo di gettare le basi per costruire insieme un futuro migliore per le nuove generazioni".