La Suzione Orale nei Neonati e Bambini: Comprendere Gesti, Bisogni e Abitudini dal Pugnetto al Ciuccio

L'arrivo di una nuova vita porta con sé gioia e, spesso, molte preoccupazioni, soprattutto perché i neonati non possono esprimere a parole ciò che sentono e provano. Diventa perciò fondamentale capire cosa vogliono comunicarci tramite i loro gesti. Tra i comportamenti più comuni e significativi si annovera quello di portare le mani o altri oggetti alla bocca, un gesto che racchiude un universo di significati, dalla fame all'esplorazione, dalla consolazione allo sviluppo.

I Primi Gesti: Il Neonato e i Pugnetti in Bocca

Capire il linguaggio del neonato, soprattutto quando si mangia i pugnetti, è un aspetto cruciale per i neo-genitori. Mamme, tirate un respiro di sollievo perché se il neonato si mangia i pugnetti non c'è nulla di cui preoccuparsi. In questo caso specifico, vi basti sapere che i bambini nascono con le manine a pugnetto, posizione che mantengono per circa un paio di mesi a seguito del parto. Questo è un riflesso naturale che piano piano perderà. Per le prime settimane il piccolo tiene i pugni chiusi come abitudine.

Newborn with clenched fists

Questo gesto, apparentemente semplice, può veicolare diversi messaggi. Uno dei messaggi, e forse anche il più frequente, che ci vuole mandare il neonato quando si mangia i pugnetti è che ha fame. Se ci pensate bene, ogni volta che il bambino succhia un biberon o un capezzolo a lui arriva del cibo nello stomaco.

Alle volte, invece, i neonati si succhiano i pugnetti per rilassarsi. La suzione per loro ha un effetto calmante, come nel caso del ciuccio o del dito in bocca. Questo comportamento rientra nelle forme di auto-appagamento che, almeno in parte, sostituiscono il piacere di succhiare il seno, il biberon o il ciuccio.

Un'altra cosa che potrebbe volerci comunicare il neonato quando si mette i pugnetti in bocca è che prova un po' di fastidio perché è iniziata la fase di dentizione, ossia la crescita dei denti. Durante questo periodo il bambino sbava molto, sembra insofferente e irritabile, si sveglia più frequentemente e, soprattutto, mette sempre le mani in bocca. Mettere le mani in bocca può alleviare il dolore gengivale, anche se il neonato non ha ancora denti visibili.

Potreste scovare il neonato con i pugnetti in bocca semplicemente perché sta esplorando. Ciò vuol dire che il piccolo è entrato nella fase orale che è caratterizzata da una spiccata curiosità e inclinazione a mettere in bocca oggetti e mani.

Infine, l'ultima cosa che vuole dirci il bambino quando compie questo dolce gesto è che si sta annoiando. Dopo pappa, sonnellino e cambio pannolino, le ore da sveglio potrebbero cominciare a essere monotone.

L'unica cosa da controllare è che le mani non siano sporche e, allo stesso tempo, cercare di capire quali dei messaggi che vi abbiamo scritto sopra stia cercando di comunicarci il piccolo. Ciò vuol dire che non esiste alcun motivo di impedirglielo, perché per il neonato è un piacere ed anche un modo per calmarsi.

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La Scoperta delle Mani: Uno Sviluppo Cognitivo e Motorio

Dopo un certo periodo, infatti, il bambino inizierà ad aprire le mani e a esplorare il mondo, a guardarsi le dita, piegarle, stirarle. Ma quando si rendono conto esattamente di averle? Ma è a tre mesi che il neonato scopre per davvero di avere le mani, comincia infatti ad osservarle, aprire e chiudere le dita e a spostare le mani alla bocca. Rochat, P. (1993) ha studiato la coordinazione mano-bocca nel neonato, evidenziandone la morfologia, i determinanti e lo sviluppo precoce di questo atto basilare. Mettere le mani in bocca aiuta i neonati a sviluppare la coordinazione occhio-mano e le abilità motorie fini. È una parte importante del loro sviluppo fisico. Questo è un segno positivo dello sviluppo sensoriale e motorio del bambino. Spesso, i genitori noteranno che il neonato sembra affascinato dalle sue mani e passa molto tempo a osservare e succhiare. Per un neonato di 2 mesi, mettere le mani in bocca è un comportamento comune. A questa età, i neonati stanno iniziando a scoprire le proprie mani e a esplorarle.

A 3 mesi, il comportamento di mettere le mani in bocca diventa ancora più frequente. Questo è un periodo in cui i neonati iniziano a produrre più saliva, il che può portare a vedere spesso "bava" intorno alla bocca del neonato. È un segno normale di sviluppo. La presenza di mani in bocca e saliva non è motivo di preoccupazione, a meno che non vi siano segni di disagio o problemi di alimentazione. Le prime esperienze di vita del bambino, che osserva e tocca buona parte di quello che lo circonda, passano quasi sempre per la bocca, che è uno strumento attraverso cui percepire più intensamente e imparare a conoscere e comprendere il mondo.

La Fase Orale: Un Mondo da Esplorare con la Bocca

La fase in cui i neonati mettono le mani in bocca è conosciuta come fase orale, un periodo cruciale dello sviluppo infantile. Per quale motivo i neonati adottano questo comportamento e quali implicazioni ha per il loro sviluppo? La fase orale è un concetto introdotto da Sigmund Freud, il famoso psicoanalista, nel contesto del suo modello di sviluppo psicosessuale. Secondo Freud, la fase orale si verifica nei primi 18 mesi di vita e rappresenta il primo stadio dello sviluppo infantile. Durante questa fase, i bambini esplorano il mondo prevalentemente attraverso la bocca. Mettersi le mani in bocca è una delle prime modalità con cui i neonati iniziano a interagire con l'ambiente circostante.

Diagram of Freud's oral phase

Ci sono diverse ragioni per cui i neonati mettono le mani in bocca a partire dai 2 e 3 mesi di vita, ed è importante capire che questo comportamento è del tutto normale e sano. I neonati utilizzano la bocca come principale strumento per esplorare e comprendere il mondo che li circonda. Le mani sono facilmente accessibili e rappresentano uno dei primi oggetti con cui possono sperimentare.

La fase orale offre numerosi benefici per lo sviluppo del neonato. La bocca è una delle aree più sensibili del corpo del neonato. Mettere le mani in bocca stimola il senso del tatto e aiuta a sviluppare la consapevolezza sensoriale. La stimolazione della bocca e delle gengive prepara i neonati per la produzione dei suoni e, successivamente, per il parlare. L'esplorazione orale è anche collegata allo sviluppo del linguaggio. Mettere le mani in bocca aiuta a sviluppare la coordinazione e le abilità motorie fini, fondamentali per future attività come mangiare da soli e manipolare oggetti. Anche la suzione al seno fa parte della fase orale, poiché richiede un movimento attivo da parte del bambino che rafforza la muscolatura della mandibola. Inoltre, è stato dimostrato che l'allattamento al seno contribuisce a un migliore sviluppo del linguaggio nel neonato.

Il bisogno di suzione, nei primi anni di vita, è estremamente intenso. La fase orale è una parte fondamentale dello sviluppo infantile. Mettere le mani in bocca è un comportamento normale e benefico che aiuta i neonati a esplorare il mondo, a sviluppare abilità motorie e sensoriali, e a trovare conforto. Il periodo definito “fase orale”, in cui i bambini fanno esperienza del mondo con il tramite della bocca, prosegue dai 3-4 mesi fino ai 18-24 mesi.

Il Dito in Bocca: Un Gesto Naturale di Auto-Consolazione

Il dito in bocca è un comportamento molto frequente nei bimbi: li rilassa e li tranquillizza. Nei più piccoli è un gesto naturale. La suzione del dito è un gesto naturale per il bambino, presente in alcuni casi già nella vita prenatale, e spontaneo tanto quanto la ricerca del seno materno. “Il feto che a 5 mesi, nell’utero, succhia il pollice e, insieme, deglutisce si ‘allena’ così per il momento in cui, dopo la nascita, dovrà poppare il latte dal seno della mamma”, spiega Rosalinda Cassibba, professore ordinario di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione presso l’Università di Bari. Durante la vita intrauterina, il feto “si esercita” nella suzione del pollice e nella deglutizione del liquido amniotico. Questi movimenti sono visibili anche prima del secondo trimestre di gestazione, e si perfezionano coordinandosi tra loro e con la respirazione all’inizio del terzo trimestre.

Baby sucking thumb in utero ultrasound

Il bisogno di suzione va anche oltre, iniziando a diminuire progressivamente intorno ai 3-4 anni, età in cui la maggioranza dei bambini è pronta ad abbandonare spontaneamente l’allattamento, il ciuccio e la suzione del pollice.

La differenza fondamentale rispetto all’uso di un ciuccio è legata all’accessibilità: il bambino si succhia il dito autonomamente ogni volta che ne avverte il bisogno, avendolo sempre a disposizione e non dovendo in questo dipendere dall’intervento di un adulto responsivo (ovvero in grado di riconoscerne e comprenderne i segnali e disponibile a rispondervi prontamente e in maniera adeguata).

In passato, c’era l’abitudine di dissuadere il bimbo da questo comportamento, bollato come un ‘brutto vizio’, ungendogli le dita con sostanze amare. Ma la suzione del dito è una pratica che infonde serenità e rilassamento: non bisogna mai costringerlo ad abbandonarla. Reprimerle è controproducente, perché si rischia di creare nel bambino una condizione di nervosismo che la sera, ad esempio, renderà più difficile l’addormentamento”, dice l’esperta.

Quando il Dito in Bocca Richiede Attenzione

Per alcuni bambini, questo gesto può trasformarsi in una modalità stabile di autoregolazione emotiva e persistere oltre i 5-6 anni di vita. Una volta diventato un comportamento abitudinario, anche la noia o l’inattività possono essere cause della suzione del pollice, aumentando la frequenza con cui il bambino si succhia il dito nei momenti di tranquillità e di attesa. Quando, però, succhiarsi il pollice diventa una pratica costante e continua, che si protrae oltre l’inizio della scuola materna, è bene intervenire. Il vostro bambino si mette continuamente il dito in bocca? Ricevete pareri contrastanti e non sapete se lasciarlo fare, disincentivare del tutto questo comportamento, o proporre in alternativa il ciuccio?

Se nei primi anni di vita il bambino si succhia il dito occasionalmente per affrontare i momenti di maggiore frustrazione o stanchezza fisica ed emotiva, come atto consolatorio o per favorire il rilassamento e lasciarsi andare al sonno, non c’è motivo di preoccuparsi o di intervenire.

I problemi della suzione del pollice nelle prime fasi di vita possono essere essenzialmente inerenti alla comunicazione. Per fare un esempio, se i genitori non colgono, in questo gesto, un segnale di richiamo del neonato, potrebbero lasciar passare troppo tempo tra una poppata e l’altra, alterando inconsapevolmente il meccanismo di domanda-offerta su cui si fonda la produzione di latte e da cui dipendono la stimolazione e il drenaggio corretto del seno.

Strategie di Supporto e Intervento

Non si può pensare di distogliere il bambino dalla suzione del pollice, senza sostituire in alcun modo questa consuetudine consolatoria. “Il segreto può essere ricorrere a palliativi, oggetti ‘transizionali’ come il lembo del lenzuolino”, consiglia Rosalinda Cassibba. Oppure, sempre alla sera, prima di coricarsi creare un rituale condiviso, come il racconto di una fiaba, che lo coinvolga e lo rilassi. Il bambino che ha il ‘vizio’ di succhiarsi il dito, spesso, è semplicemente alla ricerca di tenerezze. “In questi casi, proviamo a rivolgerci a lui in questi termini: ‘Non serve mettere il dito in bocca: c’è qui la mamma per le coccole’. La consuetudine di succhiarsi il dito, inoltre, riflette la tendenza a concentrarsi molto su se stesso laddove, invece, il bambino ha bisogno di spostare sempre di più i suoi interessi verso l’esterno. “Sarà importante offrirgli nuovi stimoli, coinvolgendolo in attività manuali e creative, utili non solo a distrarlo ma a sviluppare gradualmente la sua interazione con l’ambiente”. Se il bambino riceve da mamma e papà un sostegno positivo alla sua voglia di crescere, sarà più facile per lui abbandonare le vecchie abitudini. “È il caso, ad esempio, del bimbo che aiuta la mamma a riordinare la cameretta. Altrettanto sconsigliati sono tutti gli altri metodi che mirano a disincentivare il comportamento senza considerare il bisogno sottostante. Concentrandosi unicamente su come evitare che i bambini si succhino il pollice, rischieremmo di ottenere che smettano di portarsi il dito in bocca ma continuino a manifestare il proprio disagio attraverso altre vie di espressione, non sempre più funzionali. Per prevenire la suzione del pollice non serve togliere il dito, ma agire sulle motivazioni che la rendono necessaria.

Non dovremmo quindi porci come obiettivo quello di prevenire la suzione del pollice, neanche quando questo bisogno persiste oltre l’età scolare. In questo caso, comprendere le motivazioni alla base di questo gesto ci può aiutare piuttosto nell’offerta di alternative per soddisfare il bisogno sottostante. Possiamo ad esempio provare a concordare delle strategie per tenere occupate la bocca o le mani (es. attività di manipolazione come modellare il didò, o ricreative / artistiche come la pittura), mentre offriamo conforto e rassicurazione in modo differente. È importante che sia il bambino a decidere consapevolmente di far convergere le sue energie ed emozioni su un’attività manuale, anziché cercare consolazione nella suzione. Un aiuto non indifferente è dato dall’ascolto e dalla comprensione dei vissuti e delle emozioni del bambino, che sposta il focus dall’azione manifesta al suo possibile messaggio. Se il bambino continua a succhiarsi il dito oltre i 5-6 anni, può essere opportuno rivolgersi a uno specialista.

Il Ciuccio: Un Aiuto o una Sfida?

Il ciuccio, o succhietto, può essere uno strumento molto utile per soddisfare il naturale istinto di succhiare del bambino. La suzione, inoltre, è l’attività principale del neonato nei primi mesi di vita, (il neonato dedica la maggior parte delle sue ore di veglia a succhiare), e anche successivamente, nella cosiddetta fase orale continua a usare la bocca per conoscere il mondo attorno a sé.

Baby with pacifier

Tuttavia, con la crescita i vantaggi della suzione diminuiscono e le mani in bocca si trasformano in una cattiva abitudine, fino ad avere un effetto negativo sullo sviluppo delle arcate dentarie. Al contrario, è da evitare il ricorso al ciuccio come a un palliativo per calmare il bambino quando piange o fa i capricci: è importante chiedersi il motivo per cui il bambino piange, e cercare di venire incontro alle sue esigenze fisiche e soprattutto emotive.

Tante mamme si chiedono se sia meglio il dito in bocca o il ciuccio. “Non bisogna incoraggiare il bambino, abituato all’uso del ciuccio, a sostituire questa pratica con la suzione del dito”, spiega Rosalinda Cassibba. “Ogni volta che il bimbo riuscirà a sottrarsi al controllo dei genitori, potrà ricorrervi con più facilità rispetto al ciuccio, con il rischio di protrarre quest’abitudine più a lungo nel tempo. Ecco perché, anche a questo fine, è importante promuovere l’interesse del bimbo verso giochi e attività che lo stimolino all’autonomia e a spostare l’attenzione da sé al mondo esterno. Il succhiotto, non essendo parte integrante del corpo del neonato, consente all’adulto di esercitare un maggiore controllo su questa pratica ed è quindi preferibile rispetto alla pratica di ciucciare il dito, sia sotto l’aspetto del contenimento dei possibili danni ortodontici, sia per quanto riguarda l’aiutare il bambino a farne a meno.

Possiamo quindi affermare che il succhiare oltre a costituire un piacere puro, ha anche un valore calmante e rassicurante; il piccolo, infatti, mentre ciuccia sperimenta un’attività mentale che ha il potere di tranquillizzarlo e confortarlo circa le naturali paure infantili.

Quando Offrire il Ciuccio e Quando Evitarlo

Perché non dare il ciuccio il primo mese? Il ciuccio non deve essere dato al neonato che viene allattato al seno durante le prime 3 o 4 settimane di vita. Questo è importante per non interferire con l'instaurarsi di un allattamento al seno efficace. Nei casi in cui l’allattamento è stato vissuto in maniera soddisfacente, è più facile che il bambino non senta il bisogno di ricorrere ad altre forme di ‘compensazione’ orale. Comunque, a prescindere da questo aspetto, l’abitudine del dito in bocca resta una pratica assolutamente normale, oltre che frequente. Dopo il primo mese di vita accade spesso che il piccolo al termine della poppata, nonostante sia sazio, non si stacchi dal seno materno per godere del calore che solo l’abbraccio della madre può dare. Si tratta di una modalità particolare di succhiare, ovvero di un atto a cui il bambino associa sia la sensazione di sazietà, sia l’insieme di gratificazioni legate alle cure materne. Presto al seno materno si sostituisce il dito in bocca che svolge una funzione rassicurante; l’ambiente esterno per il neonato risulta essere ingovernabile e ignoto ed il ricorso al dito in bocca è una modalità per trattare questa estraneità.

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Spesso l’interesse per il dito in bocca o per il succhiotto nasce con lo svezzamento, che implica un cambiamento importante sia per la madre che per il bambino. Il bimbo, infatti, sentendo la mancanza delle poppate e del contatto con la madre, vive momenti di nostalgia che necessitano della rassicurazione genitoriale. Una modalità con cui il genitore manifesta la sua presenza e conferma la relazione di amore è l’offerta al piccolo del succhiotto. Se il bambino è tranquillo e lo rifiuta non forzatelo a prenderlo, significa che non ne ha bisogno. Quando invece il vostro bambino accetta e cerca il ciuccio, proponeteglielo solo se serve: nei momenti di stress o quando va a nanna, o ancora quando è lontano dalla mamma.

Scegliere e Togliere il Ciuccio Correttamente

Per scegliere il ciuccio migliore per il proprio bambino, ci si può affidare alle indicazioni degli specialisti. È importante scegliere la misura corretta per ogni bambino, e cambiarla durante la crescita, perché il ciuccio si adatti bene alla bocca del piccolo. Gli specialisti consigliano il ciuccio anatomico, ovvero quello a forma di goccia, ricurva verso l’alto e schiacciata. Il silicone è un prodotto di origine sintetica, trasparente e igienico, che non assorbe i sapori e gli odori, e non subisce deformazioni. Il mercato oggi propone ciucci di ogni forma, foggia e colore; per scegliere quello adatto a vostro figlio è bene avere qualche informazione utile perché elementi come materiale, forma e dimensione possono influire sulla deformazione del palato mentre lo spessore dell’istmo può agire sul morso aperto dentale.

Quando il ciuccio è uno svantaggio? Sarà più difficile eliminare il ciuccio quando il bambino ne è dipendente perché lo tiene continuamente in bocca o quando è l’oggetto che ha scelto per consolarsi nel diventare più autonomo dalla mamma. Secondo le linee guida del Ministero della Salute, è consigliabile disabituare i bambini al ciuccio entro i 3 anni, e a partire dai 2. Come togliere il ciuccio senza traumi? Per togliere il ciuccio senza traumi è importante intervenire con gradualità. I metodi bruschi non sono mai delle buone alternative, e rischiano di trasmettere una sensazione al bambino di imprevedibilità e insicurezza. Sicuramente un atteggiamento più adatto è quello di osservare i comportamenti del piccolo, e contrattare con lui, in caso di sue resistenze, momenti in cui può fare a meno del ciuccio.

Implicazioni a Lungo Termine e Come Intervenire

La suzione al seno, che si modella nella bocca del bambino, non presenta controindicazioni, al contrario contribuisce al modellamento corretto delle arcate dentali. Non si può dire altrettanto della suzione del pollice, del biberon o del ciuccio, duri e stretti, intorno ai quali è la bocca a modellarsi. I muscoli facciali attivati dalla suzione del pollice o delle tettarelle sono completamente diversi dal movimento fisiologico delle mascelle che comprimono il seno, ed esercitano una pressione intensa su gengive, denti e palato. Il palato, a sua volta, può subire alterazioni nella forma e mutazioni strutturali, diventando più stretto e cavo. Intorno ai 5-6 anni inizia, infatti, il suo processo di ossificazione (la sutura palatina, cioè l’unione delle due ossa del palato lungo la linea centrale, nei primi anni è costituita da cartilagine), che si completerà dopo i 12 anni. Questo è il motivo per cui è importante monitorare la continuità e l'intensità della suzione non nutritiva oltre certe età.

Diagram showing palate deformation

“Meglio allora introdurre da subito il ciuccio, dato che un oggetto esterno può essere tolto più facilmente prima dei 2-3 anni per evitare rischi?” Si tratta di un pensiero comune, ma non supportato dalla ricerca. Non esistono tettarelle o ciucci “fisiologici” in grado di ovviare ai problemi già citati anche per la suzione del pollice, e l’utilizzo del ciuccio è associato a poppate meno frequenti e più brevi nelle 24 ore, minore durata dell’allattamento esclusivo e minore durata complessiva dell’allattamento.

Quando il bisogno di suzione viene soddisfatto nei primi anni di vita generalmente si esaurisce da sé prima di causare problemi. Il protrarsi di questo bisogno può far pensare all’espressione di un disagio, che richiede accoglienza e supporto. Innanzitutto, è opportuno precisare che il dito in bocca non è un vizio, neanche in età scolare. Questa fase, che segna un profondo cambiamento, alimentare e psicologico, porta con sé una comprensibile dose di ansia. Il bimbo è incuriosito dai nuovi alimenti ma, a volte, vorrebbe essere ancora allattato e ritrovare l’intimità del contatto pelle a pelle con la mamma, favorito dalle poppate.

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