Il linguaggio utilizzato all'interno delle istituzioni pubbliche rappresenta non solo uno strumento di comunicazione, ma una cartina al tornasole della cultura civile di una comunità. Quando il discorso politico scivola verso l'offesa sessista o la discriminazione, si innesca una frattura tra le cariche elettive e la cittadinanza. Il caso che ha coinvolto Manlio Paganella, ex assessore alla Cultura del Comune di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, offre uno spaccato significativo su come le parole possano trasformarsi in un peso insopportabile per la tenuta istituzionale di un ente locale.

L'episodio del 7 marzo: genesi di una bufera mediatica
Il contesto in cui si sono verificate le dichiarazioni di Manlio Paganella è quello di un Consiglio Comunale acceso, svoltosi il 7 marzo, alla vigilia della Festa della Donna. L'assessore, ex professore di 71 anni con un passato legato agli studi su San Luigi Gonzaga, è intervenuto in risposta a una polemica che lo vedeva protagonista da settimane. Le sue parole, riprese in un video divenuto rapidamente virale sui social network, hanno segnato un momento di profonda rottura: «Come diceva Manzoni, "Il coraggio uno non se lo può dare”. Si nasce uomini o si nasce eunuchi. Si nasce donne fertili o si nasce donne inutili».
Questa uscita, pronunciata durante il dibattito, ha provocato l'immediata reazione delle consigliere del Partito Democratico, Graziella Gennai, Cecilia Carattoni ed Elena Cantoni, le quali hanno abbandonato l'aula in segno di protesta. La gravità delle affermazioni non risiede solo nel contenuto sessista, ma nel fatto che siano state proferite da chi deteneva la delega alla Pubblica Istruzione e alla Cultura, ruoli che dovrebbero essere vocati alla promozione del rispetto e della pluralità.
Le origini della disputa politica
La tensione che ha portato allo sfogo di Paganella non è nata improvvisamente il 7 marzo. La disputa viene da lontano. L'assessore rispondeva in Consiglio Comunale a un’interpellanza fatta nei suoi confronti perché il 26 gennaio, alla vigilia della Giornata della Memoria, aveva partecipato alla presentazione del libro Compagno mitra di Gianfranco Stella, che ha come sottotitolo Saggio storico sulle atrocità partigiane.
Per alcuni partecipanti a questa presentazione, organizzata dal gruppo di destra Progetto Nazionale, l'assessore aveva sostenuto teorie revisioniste. In quell’occasione, come sottolineato da Graziella Gennai, «Paganella intervenne in quanto assessore del Comune e portò persino i saluti del Sindaco». Questo precedente aveva creato un clima di forte ostilità tra le opposizioni e l'esecutivo locale, culminato nella richiesta di chiarimenti durante la seduta incriminata.
La reazione delle istituzioni e il nodo della fiducia
La gestione del caso da parte dell'amministrazione comunale di Castiglione delle Stiviere evidenzia la complessità di mantenere l'equilibrio in giunte caratterizzate da coalizioni eterogenee. Dopo la diffusione delle frasi, la maggioranza e le liste civiche a sostegno del sindaco Enrico Volpi si sono pubblicamente dissociate dalle parole di Paganella.
Tuttavia, la reazione non è stata immediata nella revoca delle deleghe. I leghisti hanno scritto: «Pur riconoscendo il clima poco sereno, fatto di attacchi personali anche pesanti, che nelle settimane precedenti alcune forze politiche hanno creato attorno al professor Paganella, non possiamo giustificare le parole da lui pronunciate nei confronti del mondo femminile». La lista civica Insieme per Castiglione si è spinta oltre, affermando che l'assessore «si è inoltre lasciato andare ad alcune espressioni poco eleganti rivolte al mondo femminile; parole dalle quali il gruppo dei Civici Castiglionesi, si dissocia e nel contempo, esprime le proprie scuse per ciò che è avvenuto».
Nonostante le prese di distanze, è emersa una costante: il riferimento alla "strumentalizzazione politica" del fatto. Questo approccio ha inizialmente sollevato dubbi, da parte delle opposizioni, sulla volontà reale del sindaco di affrontare la questione con fermezza.
Parità È Opportunità: il linguaggio inclusivo come strumento di comunicazione
Verso la revoca delle deleghe: la rottura definitiva
Il sindaco Enrico Volpi, inizialmente cauto nel definire le parole come «né opportune né, tantomeno, condivisibili», ha dovuto fare i conti con il riverbero nazionale della vicenda e la necessità di preservare l'integrità dell'istituzione. La decisione finale è arrivata il 13 marzo: Manlio Paganella non è più assessore alla Cultura del Comune di Castiglione delle Stiviere.
Le motivazioni espresse dal primo cittadino a La Stampa sono emblematiche del peso politico della vicenda: «Vista la gravità delle parole dette e dell’atteggiamento dell’assessore, visto il riverbero che ha avuto a livello nazionale e che ha messo l’amministrazione in grave difficoltà, e vista anche la necessità di avere la sicurezza che questo genere di cose non si possano ripetere, ho ritenuto che il rapporto di fiducia con Paganella sia venuto meno».
Analisi del comportamento e giustificazioni
Paganella ha tentato di difendersi, attribuendo le proprie parole a una specifica congiuntura dialettica. Secondo quanto riportato da La voce di Mantova, l'ex assessore ha dichiarato: «Era una frase pronunciata nella dialettica del momento, dopo essere stato zitto per due mesi nonostante i duri attacchi che ho subito. Mi scuso se ho offeso qualcuno. Per me le donne sono importantissime e la prima donna che si ama, nella propria vita, è la propria madre. Senza la quale non ci sarebbe vita».
Nonostante il tentativo di ricondurre il tutto a una reazione emotiva post-stress, l'impatto delle sue affermazioni non è svanito. Il caso ha evidenziato come l'esercizio del potere pubblico richieda una responsabilità comunicativa costante. Le consigliere di opposizione, soddisfatte per la revoca, hanno ribadito la posizione espressa in una nota dopo il consiglio comunale: «Paganella e le sue parole si qualificano da sé in quanto a vergogna, mistificazione e sessismo».
L'impatto sul dibattito pubblico e la responsabilità democratica
Il caso di Castiglione delle Stiviere non è solo una cronaca locale, ma rappresenta un monito sulla natura del linguaggio pubblico. Quando le figure istituzionali ricorrono a categorie arcaiche o discriminatorie per "rispondere" a un avversario, il danno prodotto non colpisce solo l'avversario politico, ma indebolisce la percezione di uguaglianza e dignità che le istituzioni sono chiamate a tutelare.

Le consigliere Gennai, Carattoni e Cantoni hanno sottolineato come, inizialmente, la mancanza di una presa di posizione netta e pubblica avesse lasciato trasparire timori o esitazioni all'interno della maggioranza. Elena Cantoni, intervistata da La Stampa, ha riassunto il sentimento comune delle opposizioni: «Siamo soddisfatte che il sindaco abbia preso questa decisione perché una persona come Paganella non deve stare nelle istituzioni».
In ultima analisi, il caso Paganella insegna che la politica locale è soggetta a un controllo sociale crescente, mediato dalla velocità dei social network e dalla sensibilità dell'opinione pubblica verso il sessismo e la discriminazione. Il superamento di queste barriere comunicative è necessario per garantire che le istituzioni rimangano spazi di confronto civile, indipendentemente dalla diversità delle opinioni. L'episodio chiude una pagina controversa per la comunità di Castiglione delle Stiviere, lasciando aperta la riflessione su quanto la selezione e la supervisione dei rappresentanti politici sia fondamentale per evitare che la dialettica degeneri in offesa.