Il significato profondo della "ciucciata per gioco" e la transizione verso l'autonomia

La comunicazione con il neonato inizia nei primi momenti di conoscenza con la madre dopo la nascita. Nelle prime settimane e nei primi mesi di vita, la comunicazione cambia e si evolve, ma si esprime attraverso alcuni ambiti precisi, che sono l’alimentazione, il contatto e il gioco. Un importantissimo mezzo di comunicazione della mamma col neonato, ma anche col bambino più grande, è il momento della nutrizione. In entrambi i casi, è importante che il neonato venga tenuto in braccio dalla mamma, e alimentato in modo che il bambino si senta contenuto e guardato. La comunicazione funziona molto bene anche direttamente tra seno e bambino. Capita spesso, ad esempio, che il piccolo piangi e che la mamma inizi a perdere latte dal capezzolo. Gli ormoni della mamma che allatta, prolattina e ossitocina, la aiutano a diventare una mamma paziente e sintonizzata sui bisogni del proprio neonato.

Un momento di contatto intimo tra madre e neonato durante l'allattamento

Il bisogno di contatto e l'illusione della fusione

Uno dei bisogni del neonato è il bisogno di contatto. Contrariamente a ciò che si sente spesso dire, non è possibile “viziare” un bambino così piccolo: nelle prime settimane di vita il neonato cerca e vuole il contatto con la sua mamma perché è l’unica cosa che conosce e che cerca, e che lo fa sentire al sicuro. Il bambino gradualmente passerà dall’illusione di essere una cosa sola con la mamma, alla necessaria separazione. Piccole frustrazioni che inevitabilmente incontra il bambino, come aspettare un certo tempo quando la mamma non può correre immediatamente da lui, portano lentamente il bambino a “sentire” la separazione, ma a piccoli passi in modo che sia per lui gestibile e non fonte di ansia.

Anche coi bambini non più neonati, il contatto e la tenerezza non sono mai “sbagliati”, ma rispondono ad un bisogno del bambino. Un bambino che cresce coccolato non sarà un bambino viziato, ma un bambino sicuro, perché un bisogno soddisfatto evita che se ne senta la necessità per tutta la vita. I bambini che non sono stati abbastanza accolti e contenuti da neonati, invece, continuano a sentirne a lungo il bisogno, anche in età adulta. E non ci sono una quantità o una modalità “giuste” per ritenere soddisfatto questo bisogno, visto che ogni bambino è diverso.

La bocca come strumento di scoperta e relazione

La dott.ssa Emmanuella Ameruoso ci parla del bisogno del ciuccio in psicologia. La bocca come primo ‘strumento’ di contatto col mondo esterno diviene il trait d’union tra il bambino e l’ambiente. È proprio l’esperienza legata alla nutrizione a stabilire il suo rapporto con il cibo e con i comportamenti legati alla sua oralità. Tale situazione diviene la prima forma di comunicazione del piccolo con la mamma e a questa è connesso anche il vissuto in merito alle esperienze di contatto corporeo, con le carezze, gli odori, gli sguardi e i messaggi da lei trasmessi e che verranno quindi da lui interiorizzati.

La nutrizione risponde, quindi, a esigenze specifiche di essere riconosciuto, rassicurato e desiderato. Una madre ‘sufficientemente buona’ (Winnicott, 1971), ossia in grado di rispondere istintivamente e in maniera spontanea ai bisogni del bambino adattandosi senza risentimento e frustrazione ai richiami del suo piccolo, permetterà a questi di crescere in maniera lineare e senza difficoltà. Il passaggio graduale dalla mammella alla pappa o al biberon avviene spesso attraverso un oggetto transizionale.

Diagramma che illustra lo sviluppo del legame di attaccamento nel primo anno di vita

Cosa significa "ciucciata per gioco" e l'oggetto transizionale

Spesso ci si chiede cosa significhi la "ciucciata per gioco" o il bisogno persistente di suzione. Questo comportamento non è solo finalizzato alla nutrizione, ma è un atto di "nutrimento emotivo". Quando parliamo di oggetto transizionale, come la copertina di Linus o il ciuccio, ci riferiamo a qualcosa che ha un valore particolarmente significativo, poiché permette al bambino di staccarsi progressivamente dalla mamma e acquisire una propria autonomia. Il ciuccio ha cioè la funzione di ‘coccolare’, di ‘nutrire’ emotivamente poiché il contatto col seno materno non è solo corporeo ma tattile, affettivo e personale, e rinunciarvi non è così semplice.

Il termine fu coniato dal pediatra e psicoanalista inglese Donald Winnicott nel 1951 per indicare un oggetto materiale capace di soddisfare, nel lattante, la rappresentazione dell’unione con la madre e del suo possesso. Il bambino, solitamente tra i 6 e gli 8 mesi di vita, inizia ad aprirsi al mondo esterno e a provare inquietudine quando la figura materna si allontana. L’oggetto transizionale, spesso impregnato di odori della mamma e del bimbo stesso, viene sfiorato, stretto, accarezzato, succhiato, compensando in qualche modo l’assenza, consolando e rassicurando il piccolo.

La teoria di Piaget

L'evoluzione del linguaggio corporeo e sociale

Dopo i 3 mesi, spesso, i bambini allattati al seno osservano molto la mamma negli occhi mentre sono attaccati e poppano. Si staccano, le sorridono, e si riattaccano. Lo fanno molto spesso. Capiscono che il latte arriva quando loro tirano, imparano la separazione, sentono che il latte non è dentro di loro ma lo fanno arrivare loro con la suzione. Smorfie buffe, linguacce e sorrisi del bebè sono destinati a suscitare la simpatia degli adulti e sono la prima forma di comunicazione tra il bambino e i suoi genitori. Insomma, il linguaggio del corpo del neonato risulta già decisamente efficace.

Verso il terzo mese, il bimbo inizia a compiere una serie di azioni che favoriscono la relazione e la sintonizzazione affettiva con chi si occupa di lui. Si tratta di comportamenti evolutivi, in quanto finalizzati alla salvaguardia della specie. Il cucciolo d’uomo, tra i mammiferi, è quello più vulnerabile e incapace di provvedere a se stesso. Il suo bisogno di essere protetto e accudito è totale. La mamma riconosce il suo linguaggio del corpo, i suoi gesti e risponde in modo adeguato. Ad esempio, di fronte al sorriso del suo piccolo, reagisce sorridendo a propria volta e arricchisce la comunicazione portandola sul piano verbale. Il bimbo non comprende il significato delle parole ma ne coglie il tono emotivo.

Il ruolo del papà e la stabilità familiare

Il bambino conosce già il proprio papà, ma ha bisogno di sentirlo vicino tutte le volte che non è con la mamma. Se il papà è presente nei primi mesi del bambino in modo continuativo, e adatta il suo intervento ai bisogni del bambino, la loro relazione ne gioverà e sarà più forte. A parte questo, e ad eccezione dell’allattare, il papà può fare esattamente tutto quello che fa la mamma, quando è in casa. I papà presenti, che trascorrono del buon tempo con i propri figli, e che sostengono le compagne nel ruolo di madri, si assicurano di avere una famiglia più felice e più unita.

Il compito del papà è fondamentale per la stabilità di tutta la famiglia, è colui su cui ci si può e ci si deve appoggiare nel momento del bisogno. Ma anche il papà può e deve potersi appoggiare alla propria famiglia. In questo equilibrio, la gestione della "suzione ludica" o dei rituali di conforto (come il gatto che succhia le labbra o il bimbo che cerca il ciuccio) trova spazio in una dinamica dove il confine tra "vissuto di sicurezza" e "autonomia" si sposta lentamente nel tempo.

Un padre che partecipa attivamente alla cura e al gioco col proprio bambino

Svezzamento e autonomia: la fine di un'epoca

Capire se il piccolo è pronto a lasciar andare qualcosa che fino a quel momento gli è servito per favorire i suoi dolci sogni, tranquillizzarlo e coccolarlo quando si sentiva nervoso, non è cosa semplice. Spesso si scelgono momenti particolari per modificare le sue abitudini, magari in corrispondenza dell’accesso all’asilo o in concomitanza con la nascita di un fratellino, cosa che andrebbe valutata poiché cambiare troppe abitudini nello stesso arco temporale potrebbe produrgli stress. Tutto ha un tempo. Alcuni bambini sono molto affezionati al loro ciuccio. Per questo bisognerebbe aiutarli a rinunciarvi ‘in cambio di qualcosa’ che possa appagarli allo stesso modo.

Lasciare il ciuccio significa crescere, affrontare nuove situazioni, cambiare abitudini, giochi, contesti. Il bambino abbandona il suo ‘essere neonato’ per diventare più autonomo e consapevole delle sue capacità o difficoltà. Quando un bambino sperimenta precocemente la separazione dalla mamma, la sua mente non è ancora in grado di comprendere che lei ritornerà, e nemmeno di valutare il tempo che lo separa dal suo ritorno. Per vincere l’angoscia allora ricrea la mamma attraverso la suzione di qualcos'altro. Una volta cresciuto, il bambino sa immaginare la mamma quando non c’è, ed è in grado di sopportare meglio la separazione; quindi alla fine non avrà più bisogno dell’orsetto, del dito o del ciuccio. Questo avviene semplicemente perché la sua capacità cognitiva si è sviluppata abbastanza da poter immaginare la mamma assente e il suo ritorno.

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