La questione dell’uso del ciuccio è uno dei temi più dibattuti tra i neogenitori. "Ciuccio sì o no? Gli creerà problemi?" si chiede la mamma di Marco, un neonato molto irritabile, che vorrebbe ricorrere al ciuccio per calmare il piccolo. Di ben altra opinione è la mamma di Susanna, che preferisce consolare la sua bambina proponendole il seno, dal momento che ha paura che il ciuccio possa ostacolare l’inizio dell’allattamento. Ma dunque quali sono gli svantaggi e i vantaggi del ciuccio? Meglio proporre il seno, fargli succhiare il dito o poi creano dipendenza? Per sviluppare una comprensione dei bisogni del bebè e poter prendere una decisione informata riguardo all’uso del ciuccio, le informazioni specialistiche aggiornate sono preziose e importanti.

Le radici fisiologiche del bisogno di succhiare
Il desiderio di succhiare non è un capriccio, ma una necessità innata. Già a partire dalla fine del primo trimestre di gestazione (11-12 settimane) il feto mostra movimenti di suzione e deglutizione. A 13-14 settimane inserisce le dita e il pollice in bocca. A 15 settimane i movimenti di suzione e deglutizione del liquido amniotico sono visibili in quasi tutti i feti. Tra le 18 e le 21 settimane si specializzano i movimenti antero-posteriori e di avvolgimento della lingua. I bebè hanno un innato bisogno di succhiare che va oltre la necessità di alimentarsi. L’atto del succhiare e il movimento della suzione aiutano il bebè a regolare i propri bisogni, a rilassarsi e ad addormentarsi. Succhiando si produce saliva, che aiuta il processo di digestione. La suzione contribuisce inoltre a formare e rafforzare le strutture del viso influendo pertanto sulla respirazione, sulla masticazione, sull’articolazione delle parole e sul futuro aspetto.
Benefici del ciuccio: protezione e conforto
Nonostante vi siano alcuni possibili rischi correlati all’utilizzo del succhietto, numerosi studi ne hanno dimostrato i benefici. La suzione è un riflesso innato che rappresenta una delle prime capacità di coordinazione muscolare del feto. Il succhietto è uno strumento che permette di stimolare tale riflesso: il suo uso viene infatti descritto come un “comportamento di suzione non nutritivo”. Se questo istinto non è completamente soddisfatto dal seno materno o dal biberon, il bambino avrà un senso di frustrazione. Ciò non accade se invece il piccolo si impegna in un’abitudine di suzione non nutritiva. Non a caso il termine inglese che viene utilizzato per indicare il succhietto è pacifier, ovvero pacificatore, proprio a sottolineare come tale dispositivo possa avere la capacità di tranquillizzare il bambino.
Un sottogruppo della American Academy of Pediatrics (AAP) definisce il succhietto come uno dei metodi chiave per ridurre la percezione del dolore nei neonati e lattanti con meno di sei mesi di vita, sottoposti a procedure minori in Pronto Soccorso. Inoltre, le Linee Guida dell’American Academy of Pediatrics annoverano il succhietto tra i fattori protettivi per la Sudden Unexpected Death Syndrome (SIDS). Viene raccomandato il suo utilizzo nel primo anno di vita, quando l’incidenza di SIDS è maggiore. Alcune ipotesi su come il succhietto svolga questa funzione suggeriscono che eviti il rebreathing, evitando il contatto diretto del viso con le lenzuola, abbassando la soglia di risvegliabilità e mantenendo la lingua in posizione anteriore, modificando gli spazi aerei e mantenendo le vie aeree pervie. In uno studio del 2019, Levrini e Nosetti hanno dimostrato che l’uso del ciuccio è correlato a una riduzione statisticamente significativa del numero di apnee e a un miglioramento della SpO2 nei bambini con storia di ALTE (Apparent Life Threatening Event).
Rischi potenziali e considerazioni sull’allattamento
La deformità del cavo orale, la cui entità è correlata all’intensità, frequenza e durata della suzione del dito o del ciuccio, e alle caratteristiche costituzionali del bambino, è la conseguenza più frequente ed evidente. Per succhiare il ciuccio il cavo orale deve adattarsi al corpo estraneo rigido, non plasmabile e preformato. Le diverse impressioni e sensazioni in bocca possono modificare la sequenza dei movimenti di labbra, lingua, mascella e muscolatura e può accadere che il bebè non riesca pertanto a svuotare efficacemente il seno materno, assumendo troppo poco latte. Di conseguenza per la madre l’allattamento può essere doloroso e portare a capezzoli dolenti.
L’uso del ciuccio per i bambini allattati al seno è fonte di opinioni controverse. Non è ancora stato chiarito in modo definitivo se dare il ciuccio disturbi di principio l’allattamento. Tuttavia, nei neonati nati a termine, è consigliabile iniziare ad usare il ciuccio a partire dalle 4-6 settimane di vita, quando termina la fase della calibrazione e l’allattamento si è ormai ben avviato. Un altro rischio da considerare è l'aumento dell’incidenza di otiti medie: dai 6 mesi si suppone un suo ruolo nell’aumentare il rischio di otiti medie, poiché quando il bebè ha in bocca il ciuccio, le labbra non riescono a chiudere completamente la bocca, rendendo più difficile inghiottire la saliva e modificando la posizione di riposo della lingua.
Dott. Daniele Cusimano: Suzione non nutritiva nei bambini
Gestire il ciuccio: buone pratiche e tempistiche
La decisione di dare il ciuccio a un bambino spetta unicamente ai genitori. Il ciuccio di per sé non fa male al bambino. È necessario, però, limitare il più possibile l’uso del ciuccio al momento del sonno o nei momenti di particolare stanchezza. La stimolazione della suzione non nutritiva, fisiologicamente non più necessaria a una certa età per la regolazione del comportamento, è diventata un’abitudine fino a sviluppare gli aspetti psicologici di una dipendenza.
Per scegliere il ciuccio migliore, ci si può affidare alle indicazioni degli specialisti. È importante scegliere la misura corretta per ogni bambino: i pediatri, logopedisti e dentisti concordano che il ciuccio migliore da mantenere è quello della dimensione più piccola: 0m+ (zero mesi e più). Per i primi sei mesi sarebbe meglio orientarsi verso un articolo interamente in gomma e composto da un unico elemento. Gli specialisti consigliano il ciuccio anatomico, ovvero quello a forma di goccia, ricurva verso l’alto e schiacciata. È fondamentale ricordare che non esiste alcun ciuccio perfettamente sicuro. Tutti i ciucci sono un corpo estraneo in bocca al bambino e dovrebbero essere il più possibile piatti, morbidi, flessibili e leggeri.
Il percorso verso la sospensione
Mentre tempo fa veniva sostenuto che quest’attività fosse possibile fino all’eruzione della dentizione permanente, oggi le raccomandazioni internazionali tendono in prevalenza a indicare i 3 anni come l’età oltre la quale non è consigliato continuare questo tipo di suzione. La linea di confine tra esigenza e abitudine è sottile. Un bebè dovrebbe avere sempre la possibilità di stare con la bocca libera. Il cavo orale e il volto possono rilassarsi, il bebè può articolare dei suoni, comunicare verbalmente e scoprire e percepire le sue mani.
Per togliere il ciuccio senza traumi è importante intervenire con gradualità. I metodi bruschi non sono mai delle buone alternative, e rischiano di trasmettere una sensazione al bambino di imprevedibilità e insicurezza. Si dovrebbe cercare di ridurre l’utilizzo del ciuccio entro i 18 mesi di vita, in modo graduale fino ad eliminarlo quanto prima e comunque entro i 3 anni. Esistono strumenti utili per facilitare questo passaggio, come libri illustrati pensati per coinvolgere attivamente il bambino nel percorso di abbandono, trasformando un momento potenzialmente stressante in una conquista evolutiva consapevole. Abbiate quindi fiducia in lui, non esprimetegli emozioni o commenti negativi quando usa il dito o il ciuccio e non chiedetegli direttamente di smettere, ma accompagnatelo con empatia verso nuove forme di autonomia.