Generazioni a confronto: definizioni, confini temporali e la realtà dei Millennials

La suddivisione della popolazione secondo categorie generazionali, che vengono sempre più utilizzate anche in statistica, è tutt’altro che banale. Decidere quali anni di nascita facciano iniziare o chiudano una generazione implica complesse valutazioni sociologiche. Per esempio, secondo alcuni la generazione dei Millennials inizia con i nati nel 1985 e si chiude con i nati nel 1995, mentre per altri inizia con i nati nel 1980 e si chiude con i nati nel 1997. Una domanda da porsi è se, invecchiando, i Gen Z (i nati circa dal 1997 al 2010) o i Millennial muteranno le loro opinioni sulle varie questioni - politica, cambiamento climatico, abitudini - oppure no.

linea del tempo generazionale

Il concetto di generazione nelle scienze sociali

Se è vero che da un punto di vista demografico il concetto sta a indicare tutti coloro che entrano a far parte di una popolazione in un determinato periodo di tempo, è anche vero che, in termini più strettamente sociologici, i tratti che definiscono una generazione (orientamenti, atteggiamenti, comportamenti, stili di vita) si plasmano negli anni cruciali della formazione. Essi vengono vissuti in un determinato clima culturale, caratterizzato da particolari eventi storici, e si mantengono poi relativamente stabili con il progredire dell’età. Una generazione dunque acquista una propria identità collettiva negli anni ricettivi della formazione e la manifesta in tutto il suo potenziale innovativo quando i suoi componenti cominciano a entrare nell’età adulta e a compiere in autonomia le proprie scelte di vita nella sfera pubblica e privata.

Secondo il sociologo Karl Mannheim, tra i 16 e i 25 anni di età, quando gli individui si affacciano alla vita pubblica e iniziano a fare esperienza di ciò che sta fuori dalla famiglia, entrano in contatto con eventi storici e politici che formano una sorta di memoria collettiva generazionale, fatta di credenze, convinzioni, simboli, miti, attribuzioni di senso, che è destinata a durare relativamente a lungo. Non si può stabilire in anticipo quali caratteristiche debbano avere gli eventi per produrre effetti generazionali; sicuramente devono essere una rottura, una svolta nel flusso degli eventi quotidiani.

Millennial: origine e evoluzione di un termine

Il significato dell’aggettivo è originariamente quello di ‘millenario’ inteso dapprima nel senso religioso di ‘relativo a dottrine, speranze, credenze millenariste’ e poi nel senso più generale di ‘che dura mille anni o migliaia di anni’. Con l’avvicinarsi dell’anno 2000, "millennial" acquista anche il significato di ‘relativo o caratteristico degli ultimi anni del XX secolo e dei primi del XXI’. Nel 1991, infine, viene coniata l’espressione "millennial generation" e, contemporaneamente, l’aggettivo viene usato anche in forma sostantivata per designare chi appartiene a questa generazione.

Le prime attestazioni della locuzione "millennial generation" e del sostantivo "millennial" sono da ricondurre ai sociologi e storici americani William Strauss e Neil Howe, che usarono per la prima volta queste denominazioni nel libro Generations. The History of America's Future, 1584 to 2069, pubblicato nel 1991. Molte sono state, dopo il 1991, le designazioni concorrenti originatesi negli Stati Uniti e diffusesi anche fuori (Generation Next, Net Generation, Echo Boomers, MTV Generation, ecc.); fra queste sicuramente la più fortunata è quella di "Generation Y". Lanciata negli Stati Uniti dalla rivista di marketing Ad Age nel 1993, la denominazione "Generation Y" si è affiancata e sovrapposta a quella di Millennials.

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L'analisi dei dati e il modello età-periodo-coorte

Un interessante lavoro di Pew Research ha cercato di sintetizzare come si misurano questi aspetti, costruendo un modello che permette di sfatare alcuni miti che oramai ci portiamo dietro come bias. Ad esempio, l’idea che i giovani si spostino di più e si sposino sempre meno, attribuendo un carattere di maggior instabilità alla generazione dei giovani adulti rispetto ai loro genitori. Pew Research ha tentato un’analisi usando 60 anni di dati dell’US Census Bureau sui tassi di matrimonio e sulla probabilità di aver cambiato residenza nell’ultimo anno.

Questo modello necessita di due elementi: dati raccolti nel corso di molti anni e uno strumento statistico chiamato analisi età-periodo-coorte (APC) che permette di confrontare gli atteggiamenti di diverse generazioni mentre attraversavano le stesse fasi della vita. Il modello restituisce le probabilità previste di matrimonio per qualsiasi combinazione di variabili che gli vengono trasmesse, comprese combinazioni che non esistevano in precedenza nei dati. Ciò è utile non per ciò che rappresenta in sé e per sé, ma per ciò che può spiegare sull’influenza della generazione sul matrimonio. I ricercatori hanno elaborato una funzione su cinque input: il modello, i dati originali, una categoria di generazione, un intervallo di anni e un intervallo di età.

Confini cronologici e ambiguità dell'etichetta

Sociologi e demografi sono concordi nel definire la generazione millennial come quella di chi è nato dopo il 1980 ed è entrato nella vita adulta nei primi quindici anni (circa) del nuovo millennio. Sul limite cronologico che definisce il confine iniziale della generazione gli esperti sono oggi ragionevolmente concordi, per cui i primi millennial sono i nati nel 1981-82. Meno univoca è la determinazione dell’anno di nascita degli ultimi millennial. Risultano di conseguenza impropri gli usi in cui gli anni a ridosso del 2000 vengono considerati come anni di nascita dei primi millennial.

Inoltre, il Pew Research Center ha riclassificato il limite che divide i Millennial dai post-Millennial: i Millennial sono i nati tra il 1981 e il 1996. Chi è nato dopo fa parte di un'altra generazione, la Generazione Z. Tuttavia, alcuni studiosi hanno identificato una sottocategoria intermedia, spesso definita "Zillennials" (o Zennials), che comprende indicativamente i nati tra il 1993 e il 1998. Il sociologo Philip N. Cohen ha criticato l'uso diffuso di etichette generazionali come "Millennial", "Generazione Z" o "Boomer". Nel 2023, lo stesso Pew Research Center ha riconosciuto che denominazioni come "Boomers", "Millennials" e "Generazione Z" non possiedono confini temporali scientificamente definiti né un consenso condiviso.

grafico di distribuzione delle generazioni

Il dibattito linguistico: il plurale di "millennial"

Dubbi possono sorgere anche riguardo al plurale della parola "millennial" in italiano. Essendo un anglismo entrato come prestito integrale, la regola per la formazione del plurale vorrebbe che la forma-base si mantenesse invariata anche al plurale (i millennial). Di fatto, però, gli usi prevalenti vanno in direzione contraria: la stringa "i millennials" ottiene risultati numericamente superiori. Fra i dizionari che registrano la parola, lo Zingarelli sceglie di mantenersi aderente alla norma, mentre il Devoto-Oli indica come regolare la forma invariabile aggiungendo "(anche pl. ingl. millennials)". La prevalenza nell’uso della forma plurale millennials in italiano si spiega tenendo conto del fatto che la parola funziona come una sorta di nome collettivo.

Generazioni in vita: una panoramica

Oltre ai Millennials, la classificazione sociologica include:

  • Generazione perduta (1883-1900): Partecipò attivamente alla Prima Guerra Mondiale.
  • Greatest Generation (1901-1927): Visse la Grande Depressione e combatté nella Seconda Guerra Mondiale.
  • Generazione silenziosa (1928-1945): Protagonista della ricostruzione del secondo dopoguerra.
  • Baby boomers (1946-1964): Periodo di grande sviluppo economico e demografico.
  • Generazione X (1965-1980): Individui con una coscienza ecologica sviluppata.
  • Generazione Z (1997-2012): La prima generazione completamente nativa digitale.
  • Generazione Alpha (2013-2024): Figli dei millennial, caratterizzati da un utilizzo massiccio della tecnologia.
  • Generazione Beta (2025-2039): I nuovi nati che inizieranno a popolare il mondo post-2025.

È importante ricordare che, come tutte le generalizzazioni, attribuire caratteristiche differenti alle varie generazioni può portare a sviluppare dei cliché o degli stereotipi. Ad esempio, il "Time" ha descritto i Millennials come la Me Me Me Generation, provocatoriamente definendoli narcisisti, individualisti, pigri e poco autonomi. Al contrario, altri studi si soffermano sulla loro capacità di adattamento e sulla loro propensione all'ottimismo verso il futuro e all'ambizione.

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