Giorgia Meloni: Il Romanzo della Sua Vita tra Famiglia, Politica e Narrazioni Personali

L'ascesa di Giorgia Meloni alla guida del governo italiano ha acceso i riflettori non solo sulla sua intensa carriera politica, ma anche sulla sua complessa storia personale e familiare. Il racconto della sua vita, in particolare quello delineato nella sua autobiografia, si confronta con le rivelazioni di inchieste giornalistiche, offrendo un quadro sfaccettato e ricco di particolari inediti. Questo articolo esplora le diverse dimensioni della biografia di Giorgia Meloni, dalle intricate radici familiari ai successi politici, passando per la sua vita privata e le narrazioni che ne hanno plasmato l'immagine pubblica.

Capitolo 1: Le Radici di una Leader: La Famiglia di Origine e i Suoi Intrecci

Un Mosaico Familiare Inatteso

Le vicende della famiglia d'origine della premier sembrano uscite dalla penna di Age (e Scarpelli), zio della leader di Fratelli d’Italia, un mondo di intrecci che quasi prefigurano una trama cinematografica. Non manca nulla, tranne la politica, in questi avvenimenti che sembrano tratti da un film a scelta tra i cento della coppia di sceneggiatori, da I soliti ignoti a In nome del popolo italiano, passando per C’eravamo tanto amati, I mostri, Il bigamo e L’armata Brancaleone. Padri che scappano in Spagna, madri che si fidanzano col loro socio in affari, sorellastre che se lo sposano, plusvalenze, quote di società, notai, percentuali, case bruciate, condanne per droga e per bancarotta fraudolenta, ristoranti alle Canarie, compravendite di conventi di suore, nuovi ipermercati, ipotesi di imprese gelataie, panorami da furbetti del quartierino: questo il quadro dipinto dalle recenti inchieste giornalistiche di Carlo Bonini e Giuliano Foschini, Andrea Ossino per “Repubblica” e Giovanni Tizian e Nello Trocchia per “Domani”. Visti gli avvenimenti intrecciati della sua (allargata) famiglia di provenienza, di certo in una cosa Giorgia Meloni è partita sfavorita: nella sua passione per la politica. A nessuno dei familiari, mezzi familiari, socie e amici stretti è venuto in mente di muovere un passo nel mondo dei partiti.

Le origini paterne della premier, infatti, affondano nel fantastico mondo del cinema d’autore. Lo sceneggiatore Agenore Incrocci, scrittore di copioni per lo stesso Scola e per Mario Monicelli, era il fratello di Zoe, ossia la mamma di Francesco Meloni, padre di Giorgia. Zoe Incrocci, attrice di successo, ha recitato con Ettore Scola e ha vinto un David di Donatello nel 1991 per l’interpretazione del film Verso sera di Francesca Archibugi. Zoe aveva sposato Nino Meloni, altro gigante del mondo dello spettacolo romano. Dall’amore tra i due è nato Francesco, chiamato “Franco”, il papà di Giorgia e Arianna, avute con Anna Paratore alla fine degli anni Settanta. Ancora prima, Franco aveva messo al mondo Barbara e Simona con un’altra donna, Maria Grazia Marchello, perciò sorelle consanguinee di Giorgia e Arianna, o “sorellastre”, come la presidente ha scritto in una lettera di risposta a Domani, rivelatrice di molti aspetti intimi mai raccontati. Di questa famiglia allargata, svelata dalla premier nella lettera, non c’è traccia nel libro elogiativo Io sono Giorgia. Questo “capitolo Incrocci” è il primo e più affascinante del romanzo neorealista della vita della presidente del Consiglio, ma è stato omesso del tutto dalla sua autobiografia di successo Io sono Giorgia. Forse Incrocci è il cognome che ha fatto soffrire di più la premier nella sua infanzia e adolescenza. Freudianamente, andava rimosso.

Albero genealogico della famiglia Meloni-Incrocci

La Fuga del Padre e le Conseguenze Narrative

Quando Giorgia Meloni era molto piccola, ha dovuto affrontare l’assenza del padre che lasciò la famiglia per trasferirsi alle Canarie. Questa assenza, di cui Giorgia ha naturalmente sofferto, è stata raccontata in un’intervista a Francesca Fagnani andata in onda sul canale Nove: “Mio padre ha fatto di tutto per non farsi stimare e volere bene da me. Se una bambina di undici anni decide che non vuole più vedere il padre, allora vuol dire che qualcosa di sbagliato l'hai fatto… Mio padre è morto e io non provo niente per lui. Questo mi fa arrabbiare perché vorrei almeno poterlo odiare”. Nel suo racconto familiare, Meloni mette moltissimo in luce la fuga del padre, e nello stesso tempo fa sparire non soltanto l’intera famiglia paterna - il nonno regista, la nonna attrice, zii e cugini cinematografari, tutti quanti nemmeno nominati - ma pure le altre due figlie di Franco Meloni: passavano le estati insieme da ragazzine ma non sono mai state citate, fino a due giorni fa era come non fossero mai esistite.

Omettendo, anche in questo caso, un fatto: papà Franco era stato condannato nel 1996 per narcotraffico in Spagna. Scontata la pena, una seconda opportunità gli è stata offerta da Raffaele Matano, che non era solo socio della mamma della premier, ma con lei aveva avuto una relazione sentimentale dopo la fine della storia con Franco. In questa filiera familiare, va detto dell’ulteriore groviglio umano, sentimentale, politico, un vero colpo di scena: Matano a un certo punto della storia è diventato il compagno di Barbara Meloni, la figlia di Franco, dunque “sorellastra” della presidente del Consiglio. Sia Matano sia Barbara risultano tra i collaboratori dello studio dell’avvocato Romolo Reboa, candidato alle ultime regionali nella lista per Francesco Rocca presidente, eletto con Fratelli d’Italia presidente della regione Lazio. E ancora: il geometra Matano e Barbara li ritroviamo azionisti della società spagnola con il papà Meloni amministratore unico. Azionista in questa ditta di Madrid era pure Simona Meloni, l’altra sorellastra rimasta a vivere in Spagna.

Non è chiaro perché Giorgia abbia interrotto i rapporti con Barbara e Simona. Di certo ha continuato a frequentarle anche dopo la rottura con papà Franco. La presidente del Consiglio ha spiegato così a Domani la fine dei rapporti con le sorelle da parte di padre: «Quando la relazione di mia mamma con il sig. Matano era già terminata, i nostri rapporti con le nostre sorellastre si sono interrotti e non ho con loro alcun contatto da allora. Con loro ho sempre avuto pochissimi rapporti, con eccezione del periodo che vi ho indicato, e quei rapporti sono interrotti completamente da circa vent’anni, per ragioni personali che non ritengo di dover condividere».

Anna Paratore: La Madre e le Sue Capacità

Molto legata ai nonni e alla mamma, la deputata ha dichiarato che proprio da lei ha ereditato la passione per i suoi ideali politici. Meloni allude moltissimo alle difficoltà della madre Anna Paratore di crescere due bambine da sole. La madre, Anna Paratore, è descritta come una forza della natura capace di crescere due figlie da sola, senza mezzi e con poche risorse economiche. La prima caduta da cui le figlie e la madre hanno tratto la forza per rialzarsi è quest’abbandono, sommato all’incendio che, secondo il racconto ufficiale della premier, avrebbe distrutto l’intera casa nell’elegante quartiere della Camilluccia a Roma.

Tuttavia, il racconto trascura circostanze come l’appartamento a via della Camilluccia comprato dalla madre alla fine del 1979, quando Meloni aveva quasi tre anni - e forse finanziato dal padre, secondo una ricostruzione fornita da Repubblica che ha sentito fra l’altro la sorellastra Barbara - che dopo cinque anni avrebbe quadruplicato il suo valore. In Io sono Giorgia, infatti, compare la casa dei suoi nonni. Molto più cinematografica. Una descrizione minuziosa, quella: «I miei nonni abitavano in un palazzo in cui c’erano gli alloggi riservati ai dipendenti dei ministeri. Ricordo quanto mio nonno fosse fiero il giorno in cui terminò di pagare il mutuo, sentiva finalmente suo quel minuscolo appartamento. Un bilocale di quarantacinque metri quadri, lo stesso in cui era cresciuta mia madre. La cucina, che era anche la sala da pranzo, era il luogo in cui si volgeva tutta la vita domestica. Nessuno, in quelle quattro mura, ha mai visto un divano. C’era un tavolo: là si mangiava, si facevano i compiuti, si giocava, si guardava la tv. Mia madre ha sempre lavorato, quindi i pomeriggi dopo la scuola li passavamo in quel soggiorno polifunzionale. E poi c’era un corridoio piuttosto angusto, con un mobile-letto che aprivamo per dormire quando mia madre decideva di uscire la sera, per cercare di vivere un po’ la sua vita. Come diceva mia nonna, dormivamo «una da capo e una da piedi”. Da bambina, insomma, ho passato tanti notti in corridoio coi piedi di mia sorella spalmati sulla faccia. Quando poi siamo cresciute ho avuto in premio una brandina in cucina tutta per me. È stata una bella conquista».

Ecco, Meloni racconta l’appartamento dei nonni, 45 metri quadri senza un divano, non quello più normale in cui l’ha fatta crescere sua madre, dove immaginiamo non dormisse coi piedi della sorella in faccia. Dice del resto «di soldi non ce ne erano mai abbastanza». Non dice che non c’erano: lo lascia solo intuire. Dando così forza al racconto della underdog che si è fatta da sola partendo da una posizione svantaggiata anche laddove questo svantaggio alla fine era per lo meno molto relativo.

Le inchieste di Domani rivelano una Anna Paratore capace di gestire affari e operazioni immobiliari, non proprio faccende di chi è sul lastrico. Ci sono gli intrecci azionari di Paratore, le aziende, i rapporti con gli immobiliaristi. Questi sono i cocci sparsi di un romanzo familiare che, messi in fila, contraddicono la versione della premier e della madre sui rapporti con il padre “rinnegato”. Un frammento che si nota: uno dei soci storici di Paratore si chiama Raffaele Matano, geometra attivo fin troppo nel settore immobiliare. Negli stessi anni in cui condivideva con Paratore progetti societari, Matano deteneva a sua volta quote di una piccola impresa spagnola amministrata nel 2004 da Francesco Meloni, il papà Franco con il quale la figlia Giorgia ha sempre detto di aver tagliato ogni rapporto nel lontano 1988.

Capitolo 2: I Miti Fondativi: L'Incendio e l'Underdog

La Casa Bruciata: Tra Memoria e Revisione

Un altro elemento centrale della narrazione autobiografica è l'incendio che, secondo il racconto ufficiale della premier, avrebbe distrutto l'intera casa nell'elegante quartiere della Camilluccia a Roma. Il fuoco che divora ogni cosa, peluche e ricordi, la fuga verso un quartiere popolare e comunista (Garbatella), diventano metafora del successo futuro quando a 35 anni Meloni ha deciso di fondare una «nuova casa politica», Fratelli d’Italia. Peccato solo che in questa epica rinascita, in questo «costruir su macerie» (per dirla con i versi di Francesco Guccini), è assente una parte consistente della realtà.

La casa bruciata, venduta dopo la “distruzione” per quattro volte il valore di acquisto, non era così devastata, come hanno raccontato a Domani i nuovi proprietari che hanno versato nel 1983 a mamma Meloni la bellezza di 160 milioni di lire, nonostante un’ipoteca da 27 milioni estinta solo dopo il rogito. L’abitazione ha subito pochi danni, hanno detto i testimoni contattati. La paura, questa sì, è stata tanta. Da adulti i ricordi dell’infanzia sono sfocati, a volte ingigantiti, è normalissimo, umano. I ricordi di quell’età (era il 1982, Giorgia aveva 5 anni, Arianna 7) si depositano nella memoria sulla base anche dei racconti dei genitori, in questo caso della madre Anna. C’è però un aspetto che è utile raccontare e che ci riporta a quel mondo del cinema di successo cancellato senza possibilità di appello dall’autobiografia della premier.

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La casa nel 1983, poco dopo l’incendio, è stata venduta a Nadia Vitali, famosa costumista che aveva lavorato nell’ambiente degli Incrocci, in particolare con Agenore, zio del papà di Giorgia Meloni. Vitali è sposata con Pier Ludovico Pavoni, altro mostro sacro del settore, direttore della fotografia di successo. Loro comprano l’appartamento di 120 metri quadri a 160 milioni di lire. «Non era distrutto», hanno detto a Domani, «c’era una finestra rovinata, le fiamme erano circoscritte alla stanza». In più, comprano con l’ipoteca che gravava su Paratore. Di certo si fidavano ciecamente, chi comprerebbe un immobile con una condizione così sfavorevole, seppure Paratore estinguerà quel debito dopo aver incassato il denaro della vendita. Né Vitali né Pavoni però ammettono di conoscere gli Incrocci. Almeno questo dicono al telefono mentre si stavano preparando per partire da Miami direzione Italia.

Chi ricorda bene l’incendio è il portiere dello stabile. Fu lui a portare fuori da quelle mura le due piccole sorelle Meloni. C’era molto fumo, sostiene. Le ha salvate. Di una cosa è certo questo signore sull’ottantina: sebbene il fumo si fosse diffuso in tutta l’abitazione, le fiamme non avvolsero l’intero appartamento, si svilupparono solo nella stanza delle piccole Meloni. Una giornalista dell’epoca avrebbe voluto scrivere un articolo su di lui, «l’eroe della Camilluccia». L’uomo non acconsentì. Certo, confida oggi, si sarebbe aspettato maggiore riconoscenza per quel gesto. Dopo, Paratore ha venduto e portato via le bimbe, nessuno di loro è più andato a trovarlo. Un altro personaggio da Cent’anni di solitudine cancellato dalla biografia di Io sono Giorgia.

La Costruzione del Mito dell'Underdog

Il mito dell’underdog, della donna senza possibilità in un mondo chiuso ed elitario, ha bisogno di un baratro narrativo. Meloni, autoproclamatasi “svantaggiata”, è premier, guida un partito che nei sondaggi sfiora il 30 per cento, ed è essenzialmente questo il motivo che spinge a verificare la sua versione, l’interesse a raccontare cosa ci sia di vero in quel che ha detto e dice. In questo senso, la divaricazione cresce. Basta qualche piccolo esempio di una narrazione che ha funzionato.

Nulla di ciò che ha raccontato in questi anni, nelle interviste e soprattutto nella sua autobiografia, è platealmente falso. Nulla di penalmente rilevante, notano adesso la premier e i giornali della destra: come se l’elemento giudiziario fosse il punto. E invece, fuori dai tribunali, il punto è cosa ci racconta tutta questa vicenda di una premier che ama moltissimo raccontarsi - è la leader che forse si è più auto raccontata della storia - e mettere in luce alcuni punti della sua biografia, ma che non ama ci si incuriosisca della sua storia, senza prenderla per oro colato.

Protesta Marco Gervasoni sul Giornale: «Meloni avrebbe omesso molti particolari nella sua autobiografia? Sai che illuminazione: da quando esiste, l’autobiografia è un racconto in cui l’autore seleziona e, in un certo senso, inventa la propria vita». Questo dibattito sottolinea la tensione tra il racconto personale, inevitabilmente selettivo, e la richiesta di una trasparenza più ampia da parte della figura pubblica. Se alla prevedibile trama di Io sono Giorgia avesse aggiunto il capitolo sull’album completo di famiglia, certo poco tradizionale, avrebbe innalzato l’autobiografia a opera di realismo magico, dal sapore di Cent’anni di solitudine, il capolavoro del premio Nobel Gabriel García Márquez.

Capitolo 3: La Scintilla e l'Ascesa Politica

L'Inizio di un Percorso Indipendente

Nata e cresciuta nel popolare quartiere della Garbatella a Roma, Giorgia Meloni inizia il suo impegno politico a 15 anni, spinta dalla voglia di contribuire a riscattare l’Italia e a costruire un futuro diverso per la sua nazione, all’indomani della strage di via D’Amelio in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino. Questa passione civile, emersa nei primi anni Novanta, può essere spiegata dal desiderio di trovare una dimensione solo sua, lontano dal clan familiare in effetti piuttosto ingombrante. La compagnia dell’anello, invece della compagnia del gelato. Si è interessata alla politica sin dall’adolescenza e nel 1996 ha iniziato la militanza in Alleanza Nazionale come responsabile del movimento studentesco. A 21 anni è eletta consigliere della Provincia di Roma.

Giovani Giorgia Meloni in attività politica studentesca

Tappe Fondamentali di una Carriera Precoce

Dal febbraio 2001 al 2004, fa parte del comitato di reggenza nazionale di Azione Giovani, il movimento giovanile di Alleanza Nazionale. Nei primi anni Duemila è stata nominata dirigente nazionale e poi presidente di Azione Giovani (organizzazione giovanile di AN confluita in Giovane Italia, Pdl). A 27 anni è eletta alla guida di Azione Giovani.

La sua ascesa è stata rapida e segnata da traguardi significativi. Nel 2006, a 29 anni, viene eletta alla Camera dei Deputati nella lista di Alleanza Nazionale nel collegio Lazio 1 e dal 2006 al 2008 ricopre la carica di Vicepresidente della Camera dei Deputati. Dopo l’elezione a deputata e la nomina a vicepresidente dell’aula di Montecitorio (2006), nel 2008 viene eletta alla Camera dei Deputati nella lista del Popolo della Libertà, nella Circoscrizione XVI, Lazio 2. Dal maggio 2008 al novembre 2011 ricopre l’incarico di Ministro della Gioventù: con i suoi 31 anni è il Ministro più giovane della storia della Repubblica Italiana. Ha fatto parte della Commissione Finanze e della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati. Detiene il record di Ministro più giovane nella storia della Repubblica.

Il 21 dicembre 2012 fonda Fratelli d’Italia, insieme a Ignazio La Russa e Guido Crosetto, di cui è Presidente nazionale. Nella XVII Legislatura è presidente del gruppo parlamentare alla Camera. Il 3 aprile 2013 è eletta capogruppo di FdI a Montecitorio. Alle elezioni politiche del 2013 è stata rieletta alla Camera dei Deputati, e del quale è stata eletta presidente l'anno successivo, rieletta nel 2017. Il 21 aprile 2016, il giorno del Natale di Roma, apre la campagna elettorale per la candidatura a sindaco di Roma: è la prima volta che una donna incinta concorre per l’incarico di sindaco nella Capitale d’Italia. Alle elezioni amministrative ha ottenuto il 20,64% dei voti, ma non è riuscita a passare il primo turno.

Il 4 marzo 2018 quintuplica il numero dei parlamentari di Fratelli d’Italia: alle elezioni politiche sono stati eletti infatti 18 senatori e 32 deputati. Alle elezioni dello stesso anno è stata rieletta alla Camera. Alle elezioni europee del 2019 FdI ha registrato un aumento di consensi attestandosi intorno al 6,5%. Il 28 settembre 2020 è stata eletta all’unanimità Presidente del Partito dei Conservatori e Riformisti europei (ECR Party), la famiglia politica che raggruppa più di 40 partiti europei e occidentali. Nel 2020 è stata eletta presidente del Partito dei conservatori e riformisti europei, confermata nel 2023. Alle elezioni politiche del 2022 FdI ha avuto uno straordinario successo, affermandosi come primo nel Paese con circa il 26% dei consensi, e ottenendo con la coalizione di centro-destra, con Forza Italia, Lega, Noi moderati, circa il 44% dei voti, la maggioranza assoluta in Parlamento, e Meloni è stata rieletta alla Camera.

Il 21 ottobre dello stesso anno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella le ha affidato l'incarico di formare un nuovo governo e Meloni ha accettato l’incarico. Il 22 ottobre 2022 al Palazzo del Quirinale ha prestato giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella come Presidente del Consiglio dei Ministri. Ha assunto la carica di primo ministro il giorno successivo, prima donna nella storia repubblicana. Un ulteriore incremento delle preferenze è stato raggiunto da FdI alle elezioni europee del 2024, attestandosi il partito quasi al 29%.

Capitolo 4: Vita Privata e Affetti: Andrea e Ginevra

Andrea Giambruno: Il "First Gentleman" e un Incontro Inatteso

Nella vita privata, Giorgia Meloni è legata sentimentalmente dal 2013 ad Andrea Giambruno, giornalista anche lui. Andrea Giambruno, nato a Milano nel 1981, conduttore di Studio Aperto da settembre 2020, il compagno del premier, si presenta così su Instagram (e il suo account è privato e molto poco utilizzato). È autore televisivo, ha lavorato a Matrix e a Quinta Colonna, alle spalle ha una laurea in filosofia e una lunga gavetta, cura la rassegna stampa del Tgcom24. Il compagno di Giorgia Meloni è giornalista e conduttore televisivo. Nato a Milano nel 1981, dopo il diploma scientifico si è laureato in Filosofia. Volto noto di TGcom24, è stato autore di importanti programmi televisivi, tra i quali Quinta Colonna.

La coppia sta insieme da 7 anni, nel 2016 hanno avuto la figlia, Ginevra, e non sono sposati. Più volte Meloni ha ironizzato sul fatto di avere una sorta di «nemico in casa» per le idee politiche di sinistra dell'uomo. Mentre Giambruno, diventato ora il primo "First Gentleman" della Repubblica, non ha paura di essere definito il Signor Meloni, anzi, gli fa piacere. Lui non ama apparire e confessa che segue sempre la sua compagna ma gli piace mettersi in ultima fila, senza che lei lo veda.

Ritratto di famiglia: Giorgia Meloni, Andrea Giambruno e Ginevra

I due si sarebbero conosciuti al programma Quinta Colonna, dove lui lavorava, in modo un po' bizzarro. Un incontro buffo. Meloni, prima di entrare sul set, aveva chiesto di mangiare qualcosa e le venne data una banana. Non riuscendola a finire la lasciò a Giambruno, scambiandolo per un assistente. Il giornalista racconta che quello fu per lui un colpo di fulmine e che da allora iniziò a corteggiare Meloni fino a conquistarla. Così lo ha raccontato qualche tempo fa in un’intervista a Pietro Senaldi per Libero: “È stato un colpo di fulmine. Una sera è arrivata da Del Debbio, a Quinta Colonna, dopo una giornata di comizi e aveva fame. La sua portavoce ha tirato fuori dalla borsa una banana ma dopo due morsi Giorgia è stata chiamata in scena, così me l’ha mollata in mano, scambiandomi per un’assistente”. Il giorno dopo, poi, lo scambio dei numeri e il più ormai era fatto.

La Meloni ha ringraziato pubblicamente il compagno dopo la vittoria di Settembre 2022. Di lui il premier dice: «È un padre fantastico, presentissimo. Passa a Milano una settimana al mese, ma quando è qui lavora quasi sempre di sera e durante il giorno sta molto con Ginevra. Ci alterniamo, ci aiutiamo, ci completiamo». E ancora: «Lo coinvolgo, sì, ma non troppo. Quando siamo assieme cerco di lasciare fuori la politica, di staccare. Non è facile: lui segue tutti i talk, io passo davanti: “Ancora co’ la politica? Ti prego, cambia, non ne posso più!”». Sulla leadership politica di Giorgia Meloni e come ha influito sulla relazione, Giambruno ha dichiarato: “Ha i suoi vantaggi. Sa ascoltare, prova ad aiutarmi, mi è di sostegno nella mia crescita professionale”.

Ginevra: La Gioia della Maternità e l'Equilibrio Difficile

Giorgia Meloni e Andrea Giambruno hanno suggellato il loro amore con la nascita della figlia Ginevra, nata a Roma il 16 settembre 2016. La coppia ha avuto una figlia nata nel 2016. Giorgia Meloni aveva scoperto di essere incinta nel giorno del suo compleanno. «La maternità mi ha cambiata, perché i figli per una madre entrano in ogni aspetto della vita e ti fanno capire il valore delle cose», ha raccontato la leader di Fratelli d’Italia al Corriere. «Per una donna poi, sicuramente per me che organizzo, imposto, mi prendo cura di ogni aspetto della vita di mia figlia, le arrabbiature, le tensioni, le insoddisfazioni, le delusioni, si sono tutte ridimensionate. I terrori quotidiani li ho superati, tranne per gli scarafaggi che sono una fobia vera! Sono sempre stata coraggiosa, ma ora sono coraggiosissima».

Da quando c’è Ginevra, «Non voglio perdere tempo, non posso sprecare energie: quando torno a casa la sera e guardo mia figlia, e sta bene, ed è felice, penso: ecco, questo conta. Contano le cose importanti, nella vita di tutti noi. E la fermezza nei comportamenti, la concretezza, il senso dei valori di una madre sì, possono essere un di più in politica». Meloni, sempre divisa tra i tanti impegni istituzionali e il ruolo di mamma, nell’ultimo anno di pandemia ha avuto modo di arricchire il tempo passato con la figlia come ha raccontato in un'intervista a Maurizio Costanzo: “È una bambina felice, sempre di buon umore. Io non ero così alla sua età. Forse avrà preso dal papà… La pandemia? Ho passato molto tempo con Ginevra, se uno dovesse vedere il bicchiere mezzo pieno è stato un grande regalo…”. Capelli biondi e occhi azzurri, la piccola Ginevra ha preso i lineamenti dalla mamma, che però in lei vede molto del papà: “Hanno la stessa tonalità di occhi, per me i più belli in assoluto”. Ginevra (così chiamata per via di Lancillotto) è figlia della leader di Fratelli d’Italia e del giornalista e conduttore di Studio Aperto Andrea Giambruno.

E, naturalmente, Ginevra è una delle persone che, questa notte, Giorgia Meloni ha ringraziato, alla fine del suo intervento al comitato di partito. «Voglio ringraziare la mia famiglia, Andrea, mia figlia, mia sorella, mia madre». In una foto pubblicata su Instagram nel giorno delle elezioni politiche, Meloni appare in un prato verde, gli occhi socchiusi e, stretta tra le braccia, una bimba bionda: la sua Ginevra. Un'immagine per ringraziare la sua piccola e fare anche un po’ di ammenda. «Grazie per la pazienza che hai avuto in questi anni amore mio. Grazie per come, nonostante i tuoi sei anni, hai capito, e sopportato le mie troppe assenze. Grazie per come mi corri incontro quando torno a casa, e per quando mi dici "mamma in bocca al lupo!". È tutto per te. Ti amo». Ma un fratellino per Ginevra è nei programmi della coppia? Sempre nell’intervista a Maurizio Costanzo, Giorgia Meloni ha confessato: “Mi piacerebbe molto, ma i bambini li manda Gesù, bisogna sperare, io ho cominciato anche un po' tardi…”.

Giorgia Meloni è presente su tutti i maggiori social. La sua comunicazione social è soprattutto incentrata sull’attività politica, mentre sono rari i momenti in cui Giorgia decide di mostrarsi in momenti di vita privata e insieme alla piccola Ginevra. Lo stile “Meloni social” è infatti molto attrattivo e invoglia a interagire con quei contenuti che, seppur maggiormente a sfondo politico, non disdegnano saltuarie incursioni nella vita privata di Giorgia. In occasione dell’ultimo San Valentino, per esempio, Giorgia si è “concessa” al suo pubblico social in una rara istantanea insieme al compagno (che, al contrario, non è presente in alcun social) e alla figlioletta. Donna dal carattere forte e determinato, Giorgia è sempre super impegnata nel far conciliare al meglio il suo ruolo politico istituzionale con quello di mamma.

Capitolo 5: Giornalismo, Scrittura e Altre Esperienze

Dalla Maturità Linguistica alla Penna di Giornalista

Sapevi che uno dei volti emergenti della destra italiana è una giornalista? Stiamo ovviamente parlando di Giorgia Meloni, diplomata col massimo dei voti con indirizzo linguistico all’Istituto Amerigo Vespucci di Roma e giornalista professionista dal 2006. Meloni, dopo aver iniziato appena 15enne la sua attività politica nella Capitale, ha conseguito la maturità linguistica presso l’Istituto Amerigo Vespucci di Roma. Mai iscritta all’Università, si è appassionata di scrittura collaborando con diverse testate a sfondo politico diventando, nel 2006, giornalista professionista. Giorgia Meloni è giornalista professionista.

Nella sua vita, però, Giorgia ha svolto tanti lavori: dalla cameriera alla babysitter (anche per la figlia di Rosario Fiorello, ndr), come ha anche ricordato sempre nella famosa intervista al Maurizio Costanzo Show: “Ho fatto tutti lavori che una ragazza, che comunque aiutava la madre e si manteneva da sola fin da quando andava a scuola, si poteva trovare a fare. Giorgia Meloni è nata a Roma il 15 gennaio del 1977.

Autrice di Libri: "Noi crediamo" e "Io sono Giorgia"

Al suo attivo anche un libro, Noi crediamo, pubblicato nel 2011 da Sperling e Kupfer. Nel 2021 pubblica il suo secondo libro dal titolo “Io sono Giorgia. Le mie radici, le mie idee”. Meloni è autrice dei testi autobiografici Io sono Giorgia. Le mie radici, le mie idee (2021) e La versione di Giorgia (con A. [omissis]). Il successo della sua autobiografia è stato notevole, contribuendo a diffondere la sua narrazione personale e politica. Tuttavia, è proprio attorno a questi racconti che si è sviluppato un interessante confronto tra la versione della leader e le indagini giornalistiche.

Come già accennato, “Nulla di ciò che ha raccontato in questi anni, nelle interviste e soprattutto nella sua autobiografia, è platealmente falso.” Eppure, la narrazione che ha funzionato, quella di una Giorgia Meloni autoproclamatasi “svantaggiata” e diventata premier, ha spinto molti a verificare la sua versione, per raccontare cosa ci sia di vero in quel che ha detto e dice. Questo ha portato a un interessante dibattito sulla natura stessa dell’autobiografia, un genere letterario in cui l’autore seleziona e, in un certo senso, inventa la propria vita, come ha suggerito Marco Gervasoni. La questione non è giudiziaria, non c’è nulla di penalmente rilevante, ma piuttosto riguarda cosa ci rivela tutta questa vicenda di una premier che ama moltissimo raccontarsi, e mettere in luce alcuni punti della sua biografia, ma che non ama che ci si incuriosisca della sua storia senza prenderla per oro colato.

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