Ciao Filomena: Tra Impegno Civile, Memoria e la Dolcezza del Quotidianità

Il nome Filomena evoca due mondi apparentemente distanti ma uniti da una medesima fibra morale: una tensione etica che attraversa la sfera pubblica, istituzionale e quella, più intima e accogliente, della vita privata e della resilienza. Raccontare di "Filomena" significa immergersi in una narrazione che fonde l'impegno pedagogico con la lotta contro la violenza di genere, passando per la capacità salvifica di un gesto semplice, come il cucinare per gli altri, inteso come atto d'amore.

Figura simbolica che rappresenta l'unione tra impegno istituzionale, giustizia sociale e cura domestica

Una vita dedicata all'inclusione e alla cultura

Era una donna indomita e volitiva, di profonda cultura classica e grande passione politica. Insegnante impegnata nel rinnovamento sindacale, preside e collaboratrice del Ministero della pubblica istruzione con due governi di centrosinistra, dapprima con la viceministra Angela Bastico e da ultimo con il sottosegretario Marco Rossi Doria, si è dedicata soprattutto ai temi dell’inclusione scolastica e della lotta contro ogni tipo di discriminazione, a cominciare da quella sessuale, collaborando anche con il Dipartimento delle pari opportunità e il Ministero della coesione sociale di Fabrizio Barca.

Era naturaliter una donna di sinistra, ma non solo con la ragione. Si trattasse di insegnare i suoi amati classici a generazioni di ragazzi e ragazze dei licei romani, o di occuparsi delle scuole sgarrupate del sud, dell’integrazione dei bimbi rom o dei diritti dei gay, dietro ogni storia per lei c’era un volto, una vita, una persona della quale occuparsi, da curare, aiutare, nutrire. Una grande madre accogliente, magari talvolta anche troppo. Il suo lascito intellettuale risiede nella capacità di non aver mai separato l’istruzione dalla dimensione umana: educare significava, per lei, prendersi cura dell'altro, riconoscendo in ogni studente un individuo unico con i suoi diritti e le sue fragilità.

Il blog come specchio dell'identità: "Cucinare è un atto d'amore"

Benvenuti nel mio blog! Mi chiamo Filomena ed adoro stare con le mani in pasta. Il mio motto è “Cucinare è un atto d’amore”. Mi piace preparare del buon cibo per gli altri e condividere con voi le mie ricette facili e veloci ed i miei esperimenti in cucina. Se provate qualche mia ricetta e mi fate sapere cosa ne pensate o mi inviate la foto della vostra versione ne sarò felicissima. Ma anche se avete qualche dubbio sulla preparazione o volete chiedermi qualcosa contattatemi pure, vi aiuterò volentieri.

Questo spazio digitale non è solo una raccolta di pietanze, ma una dichiarazione di intenti. La cucina diventa metafora di una vita che non si arrende all'amarezza, capace di rigenerarsi attraverso la condivisione. In un mondo che corre veloce e spesso si dimentica dei dettagli, l'invito a "stare con le mani in pasta" è un monito a ritrovare il contatto con la realtà tangibile, trasformando l'impegno in una forma di nutrimento reciproco.

Una cucina accogliente con ingredienti freschi pronti per essere preparati con amore

Dalle radici pugliesi alla consapevolezza di sé

Ma cominciamo dal principio… Sono nata in Puglia e vissuta per 19 anni a Stornarella, un piccolo paese in provincia di Foggia; finito il liceo mi sono trasferita a Roma per studiare psicologia (mi sono laureata nel 2003); nel 2005 ho vinto un concorso per l’Arma dei Carabinieri e lo stesso anno ho iniziato il corso per diventare maresciallo. Quando ho deciso di lasciarlo, dopo aver capito che non era la persona giusta per me, ho scoperto (fu lui a dirmele) cose incredibili sul suo conto.

La transizione da una carriera in divisa a un percorso volto alla psicologia e alla testimonianza civica segna una cesura fondamentale. Il momento della rottura - quando l'illusione di conoscere l'altro si scontra con la realtà di una doppia personalità, fatta di tradimenti e bugie - rappresenta il punto di non ritorno per molte donne. La scelta di autodeterminarsi, sfidando le convenzioni di una società ancora legata a logiche patriarcali, è il primo atto di una rivoluzione personale che diventerà poi collettiva.

Il coraggio della rottura: superare il controllo e la minaccia

Erano le feste del Natale del 2005, quando, finalmente determinata, ho deciso di lasciare il mio fidanzato. Ma per lui non c’era ragione che tenesse: lasciarlo dopo dieci anni era impensabile, impossibile, improponibile. Cosa avrebbe detto il paese, che figura avrebbe fatto l’UOMO se fosse stato lasciato dalla donna che TUTTI consideravano sua moglie. Una simile decisione era per lui pura follia.

È un venerdì di una fredda ma soleggiata giornata d’inverno. Senza preavviso e dopo avergli già più volte intimato di non raggiungermi a Roma per nessun motivo (dopo che per tutta la notte tra il 5 ed il 6 gennaio è rimasto per strada davanti casa mia citofonando e telefonandomi ininterrottamente dopo essere piombato a Roma dopo le 23 di sera - fortuna che in quell’occasione non gli ho aperto la porta…-), voleva prelevarmi all’uscita dalla scuola per un chiarimento, ancora… FORTUNATAMENTE, appunto, era già in viaggio per Roma e così ha insistito per raggiungermi a casa mia, in via Camilla, dove vivevo con mio padre, che, però, quel giorno era a lavoro.

Ma non ero preoccupata. Purtroppo. Presumevo di conoscere Marcello troppo bene: mai un tono di voce alto, mai un gesto di ira o di violenza, sempre pronto ad assecondarmi, sempre disponibile ed affabile. Nel contempo, il tenente chiede il mio indirizzo, via e civico, perché intenzionato a portarmi ausilio se lo ritenevo opportuno, ma cerco di dissuaderlo. Attonita per un gesto mai visto compiere da quell’uomo, rimango incredula, basita, scioccata. Il tenente, che comunque aveva deciso di raggiungere le coordinate che gli avevo lasciato, era lì, lo riconosco.

L'impegno sociale: la violenza di genere come questione collettiva

Io sto dedicando la mia vita a testimoniare nei progetti di educazione, legalità e contrasto alla violenza di genere. La violenza sulle donne ed il femminicidio riguardano tutti noi: un domani potrebbe accadere a nostra figlia, a nostra sorella, a una nostra amica, a noi stesse, se donne. Nessuno può ritenersi estraneo al fenomeno.

La rete di contrasto alla violenza di genere

Il passaggio dall'esperienza personale all'impegno civile richiede un salto di paradigma: non è più una questione privata, ma un'urgenza politica. Il racconto della propria storia diventa uno strumento per educare al rispetto e al riconoscimento dei segnali premonitori della violenza. La pedagogia della legalità, che Filomena ha promosso, si fonda sulla consapevolezza che il cambiamento culturale deve essere capillare, investendo le scuole, le istituzioni e il tessuto sociale delle nostre città.

Verso un nuovo modello di interazione: tecnologia e vicinanza

Fate molte attività per aiutare noi cittadini ma l'interazione immediata sui social farebbe la differenza. Per esempio perché non mettete la possibilità di effettuare consulenza con la chat. Io sono d'accordo a fare il tesseramento, lo trovo giusto. Anzi, contribuirei pure di più. Però, anche se con un giorno preciso, mi piacerebbe fare la consulenza da casa perché non mi posso sempre muovere per un problema di salute e allora come faccio?

Mi fa piacere se pubblicate il messaggio sul sito vostro, così magari qualcuno mi legge e le idee vengono fuori così. Comunque bravi per l'impegno e l'entusiasmo che ci mettete. La richiesta di innovazione digitale e di accessibilità ai servizi di supporto evidenzia come la lotta alla violenza e la cura della persona debbano necessariamente evolvere con i tempi. Il dialogo tra cittadini e istituzioni deve essere fluido, immediato e capace di superare le barriere fisiche, garantendo sostegno a chiunque, ovunque si trovi.

Rappresentazione di un centro di ascolto digitale moderno che connette le persone attraverso la tecnologia

Riflessioni sul cambiamento e l'eredità etica

La storia di Filomena, tra la memoria di una donna che ha servito le istituzioni con passione e il percorso di chi ha trasformato il dolore in riscatto, ci insegna che l'identità non è mai statica. Essa si costruisce attraverso la scelta costante di essere autentici, anche quando il mondo intorno a noi cerca di imporci ruoli prestabiliti. L'educazione, la cucina, la legge e la psicologia diventano le tessere di un unico mosaico che celebra la dignità umana in ogni sua forma.

Affrontare la complessità del presente richiede lo stesso coraggio di chi, in una fredda giornata d'inverno, ha saputo dire "basta" a un destino già scritto, aprendo le porte a una nuova consapevolezza. Il cammino verso l'inclusione, la giustizia e il riconoscimento dei diritti passa sempre attraverso l'ascolto delle storie di vita. La dedizione di Filomena verso gli ultimi, i fragili e coloro che vivono ai margini della società rimane un faro per chiunque creda ancora nel valore intrinseco dell'impegno sociale, inteso come un atto di amore universale verso l'umanità.

tags: #ciao #filomena #te #lo #ciuccio #tutto