Il dibattito sull'interruzione volontaria di gravidanza in Argentina ha visto emergere figure di spicco, tra cui la dottoressa Chinda Brandolino, medico legale e attivista strenua contro la legalizzazione dell'aborto. Le sue affermazioni, spesso circolate ampiamente sui social media e in vari contesti mediatici, hanno alimentato il confronto, ma hanno anche sollevato interrogativi sulla loro fondatezza scientifica e accuratezza fattuale. Questo articolo esplora le posizioni di Brandolino e le confutazioni basate su dati e pareri di esperti, nel contesto di una discussione legislativa complessa e di un'informazione pubblica che necessita di chiarezza.

Il quadro normativo argentino, in particolare una legge del 1920, consentiva l'aborto solo in casi specifici, ovvero stupro o pericolo per la vita della donna. Tuttavia, il Paese è stato teatro di un rinnovato e intenso dibattito sulla legalizzazione dell'aborto. Nel 2018, e nuovamente nel 2020 con il progetto di legge presentato dal presidente Alberto Fernández per l'Interruzione Volontaria della Gravidanza, il Congresso ha esaminato la questione. Era la nona volta che un progetto di interruzione legale di gravidanza veniva presentato in Parlamento, riflettendo una persistente tensione sociale e politica sul tema. In questo contesto di accesa discussione, le voci come quella della dottoressa Brandolino hanno acquisito particolare risonanza.
Le Affermazioni Controverse di Chinda Brandolino e la Loro Risonanza Mediatica
Chinda Brandolino, nota non solo come medico legale ma anche come negazionista del COVID-19 e figura di spicco nel gruppo "Médicos por la Verdad Argentina", ha sfruttato diverse piattaforme per diffondere le sue idee sull'aborto. Una delle sue apparizioni più discusse risale al 23 marzo 2018, quando fu invitata, insieme al dottor Roberto Castellano, a "La Lupa" (Canal 26) dal giornalista Faustino Rodríguez. L'obiettivo dichiarato era "spiegare i veri motivi della campagna abortista e le bugie con cui si sta alimentando". Durante la trasmissione, era presente un modello silente di un embrione di 11 settimane, tre settimane al di sotto del limite che sarebbe stato successivamente approvato dalla Camera dei Deputati come legale per l'eliminazione di un essere umano in alcuni contesti. Un frammento di 2:10 minuti di questa intervista è diventato virale, riemergendo nel dibattito pubblico quando il Congresso argentino stava nuovamente discutendo un progetto per la legalizzazione dell'aborto.
Le sue posizioni hanno trovato eco anche fuori dall'Argentina. Ad esempio, a Querétaro, in Messico, la dottoressa ha tenuto la conferenza "Verdades Médicas ante las Mentiras del Aborto" (Verità Mediche di fronte alle Menzogne dell'Aborto) il 3 dicembre. In quell'occasione, la deputata federale del PAN, Ana Paola López Birlain, ha espresso l'intenzione di acquisire un criterio più ampio per costruire una legislazione che rispondesse alle esigenze della società, pur avvertendo della scarsità di informazioni accurate in Messico sul tema, motivando così l'invito a Brandolino. Questo dimostra l'influenza che le sue argomentazioni, per quanto controverse, hanno avuto su un pubblico più vasto, inclusi esponenti politici.
Dra. Chinda Brandolino - La bioética y su contracara CEPA
Miti Sui Componenti dei Vaccini e i Resti Fetali: Chiarimenti Necessari
Una delle affermazioni più diffuse e allarmanti avanzate da Brandolino riguarda l'asserita presenza di cellule di feti abortiti in diversi vaccini. Secondo questa versione, vaccini contro l'epatite A, la rosolia, la varicella, l'herpes zoster e la rabbia conterrebbero tali cellule. Tale ipotesi, diffusa anche tramite presunte risposte a richieste di accesso a informazioni pubbliche indirizzate all'ANMAT (Amministrazione Nazionale di Medicinali, Alimenti e Tecnologia Medica), è stata categoricamente smentita.
Come ha spiegato l'organizzazione di fact-checking Chequeado, pur ammettendo che alcune linee cellulari usate nella produzione di vaccini possano avere un'origine storica legata a tessuti fetali, ciò "non significa che tutti i vaccini prodotti con quella linea cellulare contengano cellule di feti abortiti". Le linee cellulari sono colture cellulari stabilizzate in laboratorio, capaci di riprodursi indefinitamente e utilizzate come "fabbriche" per la produzione di virus o proteine necessarie ai vaccini, ma i prodotti finali sono purificati e non contengono cellule fetali intatte.
Questa disinformazione si inserisce in un contesto più ampio di scetticismo verso i vaccini, spesso associato a teorie infondate. Ad esempio, in seguito alle dichiarazioni di Andrew Wakefield, che collegava il vaccino MMR (morbillo, parotite, rosolia) all'autismo, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) commissionò nel 2002 un'indagine approfondita. Tale studio concluse in modo definitivo che "non esiste alcuna associazione causale tra il vaccino e l'autismo o i disturbi dello spettro autistico", smantellando così una delle teorie più dannose sulla sicurezza dei vaccini. È fondamentale distinguere tra l'origine di una linea cellulare e il contenuto del prodotto finale somministrato, per evitare confusione e false paure basate su interpretazioni errate della biotecnologia.
La Falsa Connessione tra Resti Fetali e Industria Cosmetica
Un'altra affermazione sensazionalistica promossa da Chinda Brandolino è che "i resti di organi dei bambini vengono venduti all'industria cosmetica". Questa dichiarazione ha lo scopo di creare indignazione e ripulsa, ma è priva di qualsiasi fondamento scientifico e legale.
Chequeado ha approfondito anche questa asserzione, rivelando la totale mancanza di prove a sostegno. In Argentina, la legislazione vigente è molto chiara in merito. L'ANMAT, l'ente regolatore dei prodotti farmaceutici e cosmetici, "dettaglia le 421 materie prime che non possono 'in nessun caso essere utilizzate nella formulazione di Prodotti di Igiene Personale, Cosmetici e Profumi'". Questa normativa è progettata proprio per garantire la sicurezza e l'etica nella produzione di tali articoli, escludendo esplicitamente l'uso di materiali di origine umana in modi non regolamentati o eticamente discutibili.
Per ulteriore chiarezza, Chequeado si è rivolta a Silvia Pérez Damonte, dottoressa in Farmacia specializzata in Produzione di Cosmetici e docente presso la Facoltà di Farmacia e Biochimica dell'Università di Buenos Aires (UBA). La dottoressa Pérez Damonte ha categoricamente affermato: "Gli ingredienti che si usano in cosmetica non provengono in alcun modo da resti di organi umani". Questa dichiarazione da parte di un'esperta del settore smonta completamente la narrazione di Brandolino, confermando che l'industria cosmetica segue standard rigorosi e non ricorre a tali pratiche. È altresì importante sottolineare, come indicato dalle indagini, che "in Argentina non esiste il traffico di organi", contrastando qualsiasi implicazione di un mercato illegale di parti del corpo, fetali o meno.

La Percezione del Dolore Fetale e le Metodologie di Aborto: Affermazioni Controverse a Confronto con la Scienza
Una delle descrizioni più forti e grafiche di Brandolino riguarda il momento in cui, a suo dire, "entra il bisturi per smembrare" o "il forcipe per schiacciare la testa" di un feto durante un aborto, sostenendo che il feto "agisce" in risposta. Questa narrazione mira a evocare una reazione emotiva intensa, suggerendo una piena consapevolezza e sofferenza da parte dell'embrione o feto nelle prime settimane di gestazione.
Tuttavia, queste affermazioni sono state ampiamente contestate dagli esperti medici. Mario Sebastiani, dottore in Medicina, ostetrico presso l'Ospedale Italiano di Buenos Aires e presidente del Comitato di Bioetica Assistenziale di tale istituzione, ha fornito una prospettiva basata sulla fisiologia fetale. Sebastiani ha spiegato che "un embrione di 11 settimane si muove", ma ha aggiunto che "le interpretazioni di ciò che fa in ciascuno di questi movimenti dipendono dalla fantasia e dalla credenza di ogni ecografista". Ha sottolineato che, sebbene sia vero che "batte e si muove", "un feto di 11 settimane non ha uno sviluppo neurologico tale da permettere tutte quelle destrezze [menzionate nel video]" da Brandolino. I movimenti osservati in questa fase dello sviluppo sono, in realtà, "atti riflessi", non indicativi di consapevolezza del dolore o di una reazione intenzionale come quella descritta.
Brandolino ha anche presentato una visione delle metodologie abortive che gli esperti definiscono "obsoleta" e fuorviante. Ha descritto l'aborto chirurgico come un processo in cui il medico "apre il collo uterino e il raschietto entra nella cavità uterina senza che il medico lo veda". Ha implicato che il raschiamento uterino (o "legrado") sia la pratica comune e pericolosa.Gli specialisti hanno offerto un quadro molto diverso delle procedure moderne:
- Mario Sebastiani ha chiarito che l'aborto chirurgico a cui Brandolino probabilmente si riferisce è il "legrado evacuador", che comporta l'estrazione dei "resti ovulari che possono essere aderiti alle pareti uterine" utilizzando una "legra" (uno strumento chirurgico tagliente a forma di cucchiaio). Tuttavia, anche questa descrizione non cattura l'intera gamma delle pratiche attuali.
- Leonel Briozzo, un medico citato nel contesto del dibattito, ha sottolineato che in Uruguay, dove l'aborto è legale dal 2012, la procedura "si fa con farmaci, la fa la donna a casa sua". Ha aggiunto che se questo metodo fallisce o se si preferisce un'alternativa, "si fa per aspirazione", una tecnica che può essere manuale (AMEU) o elettrica e serve a rimuovere il contenuto dall'utero. Questa è una pratica molto meno invasiva e dolorosa rispetto al raschiamento descritto da Brandolino.
- Il protocollo per l'assistenza alle persone con diritto all'interruzione legale di gravidanza del Ministero della Salute argentino raccomanda chiaramente "l'uso di trattamenti farmacologici rispetto a quelli strumentali". Il raschiamento o "legrado uterino" (la metodologia menzionata da Brandolino) viene citato nel protocollo solo come "ultima opzione, quando nessuno degli altri metodi è disponibile", proprio perché considerato "meno sicuro e più doloroso".
- Silvina Capresi, un'altra specialista, ha definito il raschiamento "una tecnica obsoleta", in cui si utilizza una curetta (o legra).
- In merito all'affermazione di Brandolino che l'operatore "non vede" cosa sta facendo, una ginecologa consultata ha spiegato che "qualsiasi procedura che non coinvolga l'ingresso di una telecamera nella cavità uterina (…) si esegue sempre 'a cieco'" e ha sostenuto che è abituale per i professionisti eseguire procedure senza telecamere, basandosi sull'esperienza e sul tatto. Questo non implica negligenza o mancanza di sicurezza, ma descrive una pratica comune in molti interventi medici.
Sebastiani ha qualificato le affermazioni di Brandolino come "commento tendenzioso", sottolineando la natura fuorviante delle sue descrizioni, che ignorano le attuali pratiche mediche e le evidenze scientifiche.
Sicurezza delle Procedure di Aborto: Miti e Realtà a Confronto
Le affermazioni di Chinda Brandolino sulle procedure di aborto non si limitano a descrivere pratiche obsolete, ma si spingono anche a suggerire pericoli estremi, come la perforazione dell'arteria uterina. Queste asserzioni creano una narrazione di rischiosità intrinseca all'aborto, contrastando con la realtà delle procedure mediche sicure.
Mario Sebastiani, con oltre 40 anni di esperienza in ostetricia, ha confutato direttamente queste paure, affermando di non aver "mai sentito parlare di perforazione dell'arteria uterina in queste procedure". Ha aggiunto, in modo quasi incredulo, "Non me lo immagino nemmeno", e ha offerto un contesto storico per la sicurezza, ricordando che "quando si facevano i raschiamenti uterini negli Stati Uniti c'erano più morti per un'iniezione di penicillina somministrata male che per i raschiamenti". Questa comparazione evidenzia come, anche in passato e con tecniche meno raffinate, i rischi di queste procedure fossero spesso esagerati o mal compresi.
Il contrasto tra le affermazioni di Brandolino e le informazioni ufficiali non potrebbe essere più netto. Secondo il protocollo vigente in Argentina, "l'interruzione di gravidanza è una procedura sicura se praticata con gli strumenti e nelle condizioni adeguate". Questo punto è cruciale: la sicurezza dell'aborto è strettamente legata alla sua legalità e alla possibilità di eseguirlo in ambienti medici controllati, con personale qualificato e attrezzature adeguate.

Al contrario, la letalità e le complicanze aumentano considerevolmente quando gli aborti vengono eseguiti nella clandestinità. La guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) evidenzia questa drammatica realtà: "30 donne su 100.000 che si sottopongono a un aborto non sicuro in America Latina e nei Caraibi muoiono a causa di esso". Questa cifra contrasta nettamente con i tassi di mortalità nelle regioni dove l'assistenza materna è migliore, dove si registrano "9 madri ogni 100.000 nati vivi". Le complicanze di un aborto non sicuro sono molteplici e gravi, e includono "emorragia, setticemia, peritonite e traumi al collo dell'utero e agli organi addominali". Questi dati e le esperienze cliniche dimostrano chiaramente che la criminalizzazione e la conseguente clandestinità dell'aborto non eliminano la pratica, ma la rendono pericolosa e spesso fatale per le donne. Le affermazioni di Brandolino, nel minimizzare la sicurezza delle procedure legali e nel presentare un quadro distorto delle tecniche, contribuiscono a disinformare il pubblico e a distogliere l'attenzione dai veri rischi associati alla mancanza di accesso a cure mediche sicure e legali.
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